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Decisione

80.2017.152

Procedura: reclamo contro tassazione d’ufficio, inosservanza dei requisiti, reclamo generico, irricevibile

25 luglio 2018Italiano18 min

Source ti.ch

Fatti

A. RI 1, è una società con

sede a Roveredo dal 21.2.21017 (precedentemente a Giubiasco).

Non avendo inoltrato la

dichiarazione fiscale per i periodi 2014 e 2015, nonostante il richiamo prima e

la diffida poi (del 7.4.2016, rispettivamente del 6.12.2016), con decisioni del

12 maggio 2016 e del 17 gennaio 2017, l’RS 1 (qui di seguito UTPG) infliggeva

alla contribuente una multa disciplinare di fr. 100.– (per il 2014) e fr. 200.–

(per il 2015) e le attribuiva un termine di trenta giorni per adempiere ai suoi

obblighi, avvertendola che in caso contrario, decorso infruttoso il termine,

avrebbe proceduto a una tassazione d’ufficio, secondo gli articoli 204 LT e 130

LIFD.

B. A causa della mancata

collaborazione da parte della contribuente, il 6 aprile 2017, l’UTPG notificava

alla società le tassazioni d’ufficio per i periodi fiscali 2014 e 2015, in cui

l’utile imponibile era stato quantificato in fr. 80'000.– nel 2014, in fr. 100'000.–

nel 2015 e il capitale in fr. 100'000.– per il 2014 e il 2015.

L’autorità fiscale

precisava nelle sue motivazioni che aveva proceduto con la tassazione d’ufficio,

in applicazione degli articoli 204 cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD, “per mancata

presentazione della dichiarazione” e rendeva al contempo attenta la contribuente

che avrebbe potuto impugnare la tassazione d’ufficio nel rispetto dei requisiti

di legge, altrimenti il reclamo sarebbe stato dichiarato irricevibile, rinviando

agli articoli 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3 LIFD.

C. RI 1, per il tramite

del signor __________, inoltrava in data 8 maggio 2017, un generico reclamo

contro la tassazione d’ufficio, motivando come segue:

allegheremo

entro 8 giorni dalla presente tutta la documentazione necessaria a comprovare

la nostra contestazione precisando che detta documentazione è in preparazione

in quanto l’amministratore della RI 1 è stato assente per malattia per giorni

10 […].

Successivamente, con

raccomandata del 15 maggio 2017, l’amministratore unico, il signor __________,

inviava all’UTPG la “documentazione per reclamare contro la decisione”.

D. Con decisioni del 18

maggio 2017, l’UTPG respingeva il reclamo di RI 1, per i periodi fiscali 2014 e

2015, dichiarandolo irricevibile in quanto difettavano i requisiti di legge. In

dispregio dell’art. 199 cpv. 2 LT, rispettivamente dell’art. 125 cpv. 2 LIFD, la

contribuente si era infatti limitata, come detto sopra, a comunicare nel reclamo

che avrebbe allegato “entro 8 giorni […] tutta la documentazione necessaria a

comprovare la […] contestazione”, poiché “l’amministratore della __________ è

stato assente per malattia per giorni 10”.

E. In data 19 maggio

2017, RI 1, per il tramite del signor __________, trasmetteva all’UTPG una

raccomandata, anticipata via fax, nella quale faceva riferimento “alla nostra

lettera dell’8 maggio 2017, in cui vi abbiamo preannunciato l’invio della documentazione

per reclamare contro la decisione, e al nostro reclamo del 15 maggio 2017”,

chiedendo pure copia di “eventuali diffide nei confronti della scrivente

società […] per la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali relative

agli esercizi 2014 e 2015”.

A seguito della decisione

su reclamo del 18 maggio 2017, l’amministratore unico di RI 1, inviava inoltre,

in data 24 maggio 2017, una raccomandata anticipata via fax all’UTPG con cui comunicava

che non contestatava l’irricevibilità del reclamo, ma teneva a precisare che

era stato impossibilitato a trasmettere per tempo la documentazione, confermava

il reclamo (chiedendo di dichiararlo ricevibile) e sottolineava quanto segue:

Come

da voi validamente argomentato la malattia di un membro della società non può

costituire una prova dell’impossibilità della società di adempiere alle proprie

incombenze, cosa verissima se la società avesse un consiglio di amministrazione

e uno staff organico che possa sopperire alla malattia di uno dei suoi membri.

Ma nel mio caso dove io sono per la RI 1, amministratore, e titolare del 100%

delle quote, la mia malattia diventa un ostacolo insormontabile per adempiere

ai doveri che la legge m’impone”.

In seguito, con raccomandata

dell’8 giugno 2017, l’amministra-tore unico informava l’UTPG di non aver ricevuto

risposta al suo precedente scritto del 19 maggio 2017 e chiedeva pertanto di rispondergli

con copia all’avv. RA 1.

F. Il 16 giugno 2017,

per il tramite dell’avv. RA 1, la contribuente interpone ricorso alla Camera di

diritto tributario, rimproverando all’UTPG di aver proceduto alla tassazione

d’ufficio senza aver “preso posizione”, ovvero senza essersi “opposto al fatto

che la reclamante avrebbe inoltrato nei giorni successivi tutta la documentazione

contabile, oltre alla dichiarazione fiscale, a sostegno del reclamo”. Con il

ricorso, l’avv. RA 1, rinviando agli articoli 227 cpv. 2 LT e 140 cpv. 2 LIFD,

ritiene che la decisione “estimativa” dell’UTPG “non sembra essere il risultato

di una stima coscienziosa, ma di un’intenzione sanzionatoria per l’omessa presentazione

delle dichiarazioni” e rinvia a una decisione della Camera (inc. 80.2014.222

del 3.12.2015) per quanto concerne la non assegnazione di un termine di grazia

nel caso di un reclamo inoltrato contro una tassazione d’ufficio, ritenendo che

nel caso concreto “il silenzio dell’Ufficio tassazione di fronte a un esplicito

impegno di produrre entro un termine breve tutta la documentazione è da

equiparare senz’altro, secondo il principio di buona fede processuale, alla

concessione di un termine per fornire all’UT gli elementi probatori per

rivalutare la tassazione d’ufficio”.

G. Con osservazioni

del 31 agosto 2017, la PI 1 propone la reiezione del ricorso del 16 giugno

2017, rinviando agli articoli 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3 LIFD e alla giurisprudenza

del Tribunale federale, dichiarando che “le decisioni su reclamo impugnate del

6 aprile 2017 non prestano il fianco a nessuna critica”, poiché la contribuente

non ha adempiuto i requisiti di legge.

La PI 1 motiva pure che

“poco importa se le dichiarazioni fiscali 2014 e 2015, con allegati i

rendiconti annuali, sono state infine trasmesse all’UTPG […]” e che nel reclamo

generico dell’8 maggio 2017 la ricorrente “già anticipava l’invio della documentazione,

giustificando il ritardo con l’assenza per malattia dell’amministratore della

società […]”, poiché “non esiste un motivo di restituzione in intero del

termine per reclamare conformemente agli art. 195 cpv. 5 LT e 133 cpv. 3 LIFD”.

Per quanto attiene alla

valutazione compiuta dall’UTPG in sede di tassazione d’ufficio, la PI 1,

menzionando la procedura parallela pendente davanti alla Camera di diritto

tributario (inc. 80.2017.120-121) e rinviando pure alle osservazioni del 23 maggio

2017 di quella procedura, precisa comunque che la stessa non “può infine essere

considerata palesemente eccessiva”, bensì trattasi di una valutazione ponderata

dal momento che “tiene in debita considerazione l’incompletezza e

l’inattendibilità della contabilità prodotta negli anni precedenti”, nonché “la

scarsa trasparenza della società ricorrente e, più in generale, delle società

riconducibili a __________ […]”.

H. Nella replica del

10/11 ottobre 2017RA 1sottolinea sostanzialmente di aver adempiuto gli obblighi

di cui all’art. 132 cpv. 4 LIFD e ritiene che “nel caso di specie,

contrariamente alla fattispecie esaminata nella sentenza 123 II 552, al reclamante

non fu assegnato dopo la presentazione del reclamo alcun termine perentorio per

produrre la documentazione o rendere più esplicite le proprie conclusioni e

tanto meno fu avvertito che, in caso di inosservanza di tali incombenze, il

reclamo sarebbe stato dichiarato irricevibile”, ritenendo di conseguenza “il

comportamento dell’Ufficio di tassazione dal profilo della buona fede […] censurabile”.

La ricorrente precisa

inoltre, rivendicando nel caso concreto un’”applicazione analogetica dell’art. 227

cpv. 2 LT e 140 cpv. 2 LIFD”, che “poco importa che la giurisprudenza del

Tribunale federale non preveda la possibilità di concedere un cosiddetto

“termine di grazia”, dal momento che il reclamo indicava conformemente all’art.

132 cpv. 3 LIFD quale mezzo di prova la documentazione contabile che

s’impegnava a produrre in un breve termine” e aggiunge che “la norma citata non

indica l’obbligo di indicare il mezzo di prova e non sancisce esplicitamente

l’irricevibilità del reclamo qualora l’indicazione non sia accompagnata dalla

sua produzione contestuale”; motivo per cui la PI 1 avrebbe interpretato in

modo restrittivo il testo di legge. La ricorrente conclude infine contestando

la valutazione degli esercizi contabili 2014 e 2015 effettuata dall’UTPG,

sostenendo che la PI 1 non abbia “fornito alcun pertinente e comprovato

argomento” in merito. Per quanto necessario, si dirà meglio nei considerandi.

Diritto

1. 1.1.

La Camera di diritto

tributario, autorità di ricorso in materia fiscale contro le decisioni degli uffici

di tassazione, è competente a pronunciarsi nel merito dei ricorsi a condizione

che il gravame sia ricevibile in ordine. Essa deve pertanto esaminare preliminarmente

se il ricorso è ricevibile, ovvero tempestivo, sufficientemente motivato,

spedito nei termini di legge e presentato da una persona legittimata, ma anche

se una eventuale decisione dell’Ufficio di tassazione, che abbia dichiarato

irricevibile il reclamo del contribuente, sia fondata. Infatti, se

l’irricevibilità del reclamo è stata pronunciata a torto, gli atti verranno

retrocessi all’autorità di tassazione per la decisione di merito, mentre, in

caso contrario, la Camera confermerà la decisione di irricevibilità.

1.2.

Nel caso in esame, la

decisione impugnata ha dichiarato irricevibile il reclamo, difettandone i

requisiti di legge. Di conseguenza, questa Camera si limiterà a verificare se

sia legittima la decisione dell’autorità fiscale d’irricevibilità del reclamo

interposto dalla contribuente contro la tassazione d’ufficio e non procederà ad

alcun esame del merito.

1.3.

Gli

articoli 204 cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD consentono all’autorità di tassazione

di procedere a una tassazione d’ufficio in base a una valutazione coscienziosa,

se, nonostante diffida, il contribuente non soddisfa i suoi obblighi

procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere accertati

esattamente per mancanza di documenti attendibili. In tale sede può tener conto

di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita

del contribuente.

1.4.

Contro

la decisione di tassazione il contribuente può reclamare per scritto

all’autorità di tassazione, entro trenta giorni dalla notificazione (art. 206

cpv. 1 LT; art. 132 cpv. 1 LIFD). Tuttavia, il contribuente può impugnare la tassazione

operata d’ufficio soltanto con il motivo che essa è “manifestamente inesatta”.

Il reclamo dev’essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (art. 206

cpv. 3 LT; art. 132 cpv. 3 LIFD).

Le

norme appena citate esigono che il contribuente apporti la prova della “manifesta

inesattezza” della tassazione d’ufficio e richiede espressamente che il reclamo

sia motivato e indichi eventuali mezzi di prova. Tali requisiti del reclamo

rappresentano non meri presupposti sostanziali per la rimozione della tassazione

per apprezzamento, bensì prescrizioni di validità del gravame, in mancanza dei

quali l’autorità non deve neppure entrare nel merito (sentenza del Tribunale federale

del 21 novembre 1997, in DTF 123 II 552).

Secondo

il Tribunale federale, il requisito della motivazione del reclamo, contenuto nella

disposizione in esame, dev’essere considerato quale requisito di validità,

sebbene la legge non lo designi esplicitamente come tale (DTF 81 I 98 consid.

3, 121 I 117 consid. 3a, 122

I 70 consid. 1c).

Considerandi

2.

2.1.

Nella fattispecie

in esame, la contribuente non ha presentato alcuna dichiarazione d’imposta ed è

stata pertanto sottoposta a tassazione d’ufficio. Nelle due decisioni

notificatele il 6 aprile 2017, l’UTPG ha esplicitamente avvertito la contribuente

delle condizioni restrittive cui sottostava un eventuale reclamo contro le

tassazioni d’ufficio. Dopo aver richiamato il testo degli articoli 206 cpv. 3

LT e 132 cpv. 3 LIFD, ha precisato che al reclamo avrebbero dovuto essere

“allegati almeno il bilancio e il conto economico” e ha sottolineato che “un

eventuale reclamo con modalità e contenuti che non soddisfano i requisiti di

legge verrà dichiarato irricevibile”.

Come visto, la società

contribuente, l’8 maggio 2017, ha semplicemente dichiarato di presentare

reclamo, indicando che “allegheremo entro 8 giorni dalla presente tutta la

documentazione necessaria a comprovare la nostra contestazione precisando che

detta documentazione è in preparazione in quanto l’amministratore della __________

SA è stato assente per malattia per giorni 10”.

2.2

Lo scopo dell’invio dello

scritto dell’8 maggio 2017 era verosimilmente quello di salvaguardare il

termine di reclamo. Sebbene l’autorità fiscale non abbia comprovato la data

esatta in cui è avvenuta la notificazione delle decisioni, è plausibile che l’8

maggio 2017 fosse l’ultimo giorno utile per impugnare decisioni inviate il 6

aprile 2017.

A mente della ricorrente, la

motivazione contenuta nel reclamo dell’8 maggio 2017 sarebbe sufficiente per

adempiere i requisiti di ammissibilità del reclamo.

Si è detto tuttavia che la

legge esige che il reclamante apporti la prova della “manifesta inesattezza”

della tassazione d’ufficio e che il reclamo sia motivato e indichi eventuali

mezzi di prova. Il reclamo della contribuente era chiaramente generico, in quanto

non si confrontava con la manifesta inesattezza della decisione di tassazione

d’ufficio e, in particolare, non allegava né la dichiarazione fiscale né tanto

meno i necessari documenti giustificativi, malgrado le diffide.

Ne consegue che la

reclamante non ha adempiuto i requisiti di ricevibilità di un reclamo contro

una tassazione d’ufficio, stabiliti dagli articoli 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3

LIFD.

2.3

Nella replica del 10

ottobre 2017, la ricorrente sostiene che l’art. 132 cpv. 3 LIFD “indica

l’obbligo di indicare il mezzo di prova e non sancisce esplicitamente

l’irricevibilità del reclamo qualora l’indicazione non sia accompagnata dalla

sua produzione contestuale”; e ancora che “poco importa che la giurisprudenza

del Tribunale Federale non preveda la possibilità di concedere un cosiddetto ‘termine

di grazia’ dal momento che il reclamo indicava conformemente all’art. 132 cpv.

3.

LIFD quale mezzo di prova la documentazione contabile che s’impegnava a

produrre in un breve termine”, rivendicando in questo modo pure un’applicazione

per analogia dell’art. 227 cpv. 2 LT e 140 cpv. 2 LIFD.

L’insorgente sembra

ignorare che i requisiti di motivazione indicati dalla legge sono prescrizioni

di validità del gravame, in mancanza dei quali l’autorità non deve neppure

entrare nel merito (DTF 123 II 552, successivamente confermata, p. es. dalla sentenza

2C_914/2016 e 2C_915/2016 del 20 marzo 2017 consid. 3.2.3). Se il contribuente

presenta un reclamo che non adempie le prescrizioni di validità dello stesso,

non può attendersi altro che una decisione con cui lo stesso viene dichiarato

irricevibile.

Non è certo sufficiente, a

tal fine, che il reclamante si impegni a produrre “in un breve termine” la “documentazione

contabile”. Per comprovare la manifesta inesattezza della tassazione d’ufficio,

infatti, il contribuente deve presentare una dichiarazione d’imposta completa e

non semplicemente prometterne il successivo invio, sia pure “in un breve

termine”. D’altra parte, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, se

il contribuente interpone un reclamo che non adempie i requisiti previsti dalla

legge per impugnare una tassazione per apprezzamento, l’autorità fiscale lo

dichiara irricevibile senza attribuire al reclamante un termine di grazia per

rimediarvi (Fenners/Looser,

Besonderheiten bei der Anfechtung der Ermessensveranlagung, in AJP 2013 p. 33,

in particolare p. 42 e giurisprudenza citata; v. anche Filippini/Balestra Gamboni, La tassazione d’ufficio, in RtiD

I-2018, p. 638).

2.4

La ricorrente ritiene

anche che dovrebbe esserle concessa una restituzione dei termini di reclamo, a

causa della pretesa malattia del suo amministratore unico.

Per gli articoli 192 cpv.

5.

LT e 133 cpv. 3 LIFD una restituzione in intero del termine di reclamo

presuppone che l’inosservanza dello stesso sia da attribuire a servizio

militare o a servizio civile, a malattia, ad assenza dal cantone o ad altri

gravi motivi riguardanti il contribuente o il suo rappresentante. Secondo

costante giurisprudenza, per giustificare una restituzione del termine per

motivi di salute, la malattia deve essere tanto grave da rendere impossibile

sia che il contribuente intraprenda l’atto richiesto sia che egli autorizzi un

rappresentante contrattuale ad intraprenderlo (Känzig/Behnisch,

Direkte Bundessteuer, 2a ediz., vol. III, Basilea 1992, n. 11 ad

art. 85 DIFD, p. 74 e giurisprudenza citata). Analogamente, nella procedura

civile la malattia si considera grave impedimento a condizione che il quadro

clinico sia tale da inverare gli estremi dell’incoscienza o della immobilizzazione

continuate, così da impedire di agire o di dare disposizioni per agire (Gozzi, in: Spüler/Tenchio/Infanger [a

cura di], Basler Kommentar – Schweizerischen Zivilprozessordnung, 2a

ediz., Basilea 2013, n. 20 ad art. 148 CPC, p. 807 s.).

Nella fattispecie, il

certificato medico preannunciato nel reclamo dell’8 maggio 2017 non risulta

essere mai pervenuto all’Ufficio di tassazione. Non è quindi nota la natura

della malattia in questione. In ogni caso, come sottolineato dalla Divisione

delle contribuzioni nelle sue osservazioni, l’impedimento sarebbe durato solo

dieci giorni, mentre il termine di reclamo ammontava a trenta giorni. Nel caso

della malattia, del resto, perché sia ammessa la restituzione dei termini, si

richiede non solo che abbia impedito al contribuente di agire entro il termine

ma anche di conferire mandato ad un terzo (p. es. la sentenza del TF 2A.248/2003

dell’8.8.2003 consid. 3). Nella fattispecie, l’amministratore aveva già dato

mandato ad un fiduciario (__________), fin dal 27 ottobre 2016.

2.5

Di conseguenza, a giusto

titolo l’UTPG non è entrato nel merito del reclamo, dichiarandolo irricevibile.

3.

3.1.

RI 1, in sede

ricorsuale, indipendentemente dalla decisione d’irricevibilità dell’UTPG, ha

contestato pure nel merito la tassazione operata d’ufficio dall’UTPG,

ritenendola eccessiva. In merito, la PI 1 ha presentato la propria posizione,

nelle osservazioni del 31 agosto 2017.

Si tratta quindi, a titolo abbondanziale, ancora

solo di verificare se la valutazione compiuta dall’autorità fiscale in sede di

tassazione d’ufficio non sia stata palesemente eccessiva.

3.2

Al proposito, il Tribunale

federale ha stabilito che possono essere censurati solo gravi errori di

valutazione. Una tassazione per apprezzamento è manifestamente inesatta se ha

trascurato o valutato in modo erroneo un aspetto essenziale (cfr.

RF 67/2012 p. 59 = RDAF 2012 II p.

283, consid. 3.1) o se l’autorità fiscale è

incorsa in errori palesi (DTF 2C_6/2011, consid. 3.3.1; Fenners/Looser, op. cit., p. 38 ; Filippini/Balestra Gamboni, op. cit., p. 641).

Inoltre, l’autorità

fiscale, quando procede alla stima coscienziosa, non è obbligata, nelle

valutazioni imposte dalla condotta del contribuente, a scegliere, in caso di

dubbio, la soluzione più favorevole a quest’ultimo: si deve infatti impedire

che il contribuente che si è preoccupato di presentare gli elementi della

tassazione in modo tale che possano essere sottoposti a verifica debba pagare

più imposte di quello che rende impossibile una simile verifica per motivi che

sono a lui imputabili (RDAF 2003 II 581 consid. 4.1; ASA 58 p. 670 consid. 3b).

3.3

Nel caso concreto, le

valutazioni operate dall’UTPG su cui si fondano le decisioni impugnate,

contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, non presentano errori

manifesti, tali da farle apparire manifestamente inesatte. Tutt’altro.

La ricorrente si è

limitata, da un lato, a produrre sostanzialmente (e tardivamente) solo il bilancio,

il conto economico e la dichiarazione dei salari (nulla di più), nonostante le

importanti differenze tra i ricavi e i costi rispetto al precedente periodo

fiscale (2013) e, dall’altro, a contestare genericamente l’utile stabilito

dall’UTPG per apprezzamento. Per quanto qui rilevante, le dichiarazioni

d’imposta e le motivazioni presentate dalla ricorrente in seguito all’inoltro

del reclamo, risultano chiaramente inattendibili e incomplete, come del resto

lo erano già per i precedenti esercizi contabili (CDT inc. 80.2017.120/121). A

titolo d’esempio, basti osservare l’evoluzione del “finanziamento correntisti”

dal 2013 (fr. 143'824.85) al 2014 (fr. 220'395.76), la massiccia riduzione

dello stipendio del signor __________, il permanere della voce a bilancio per i

prestiti della società, il non rispetto del principio della veridicità per

quanto concerne lo scopo iscritto a Registro di commercio e l’attività

effettivamente svolta dalla società e, in generale, l’assenza di ogni qualsivoglia

documento giustificativo atto a dimostrare la manifesta inesattezza della

tassazione operata dall’autorità fiscale.

4.

La decisione

impugnata, con cui l’UTPG ha dichiarato irricevibile il reclamo, è dunque

legittima e merita conferma.

Nonostante

già nella motivazione delle decisioni del 12 maggio 2016 e del 17 gennaio 2017,

con cui le infliggeva una multa disciplinare di fr. 100.– (per il 2014) e fr.

200.

– (per il 2015), l’UTPG avvertiva al contempo la contribuente che nel caso

in cui non avesse adempiuto ai suoi obbighi entro il termine assegnatole di

trenta giorni, avrebbe proceduto ad una tassazione d’ufficio, secondo gli

articoli 204 LT e 130 LIFD, la ricorrente non reagiva in alcun modo. Inoltre,

nemmeno in sede di reclamo, in seguito alla notifica di tassazione del 6 aprile

2017, RI 1 ha adempiuto ai suoi obblighi, malgrado l’UTPG avesse indicato con

chiarezza e in modo esplicito a quali condizioni formali era subordinata la ricevibilità

di un eventuale reclamo contro le tasssazioni operate per apprezzamento.

5.

Alla luce delle

considerazioni precedenti, il ricorso, nella misura in cui è ricevibile, è

respinto. Tassa di giustizia e spese processuali sono a carico della ricorrente,

soccombente.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Le spese processuali

consistenti:

a. nella tassa di

giustizia di fr. 1’000.–

b. nelle spese di

cancelleria di complessivi fr. 100.–

per un totale di fr. 1’100.–

sono a carico della

ricorrente.

3. Contro il presen Copia

per conoscenza:

-

municipio di .

per la Camera di diritto tributario del Tribunale

d’appello

Il

presidente: La segretaria: