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Decisione

80.2017.35

Imposta sull’utile delle persone giuridiche: distribuzione dissimulata di utile, pretesa messa a disposizione di personale a favore di società sorella in perdita, mancata prova del prestito di persona

23 marzo 2018Italiano23 min

Source ti.ch

Fatti

A. RI 1 di __________ è

una società il cui scopo è l’esercizio di ogni attività di carattere

finanziario, commerciale e fiduciario, in particolare assistenza, consulenza,

gestione e amministrazione di patrimoni; investimenti, intermediazione, commercio

e amministrazione di titoli e di quote di comproprietà; intermediazione d’investimenti

in divise e altri valori mobiliari; operazioni di cambio, anche sul mercato

delle divise internazionali; intermediazione e raccolta fondi per investimenti.

Inoltre può acquisire partecipazioni in altre società.

Iscritto a registro di

commercio quale amministratore unico è __________, domiciliato a __________.

B. Per il periodo

fiscale 2014, RI 1 dichiarava un risultato d’esercizio di fr. 8’815.–.

Con decisione 11 novembre

2016, l’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche (di seguito UTPG)

definiva, per l’IC, l’utile in fr. 92’165.– ed il capitale in fr. 1'342’784.–.

Per l’IFD l’utile veniva anch’esso stabilito in fr. 92’165.–. In particolare,

dalla motivazione della decisione, si poteva comprendere che l’UTPG aveva

aggiunto all’utile netto della società di fr. 8’815.–, spese non documentate o

eccessive e prestazioni valutabili in denaro ad azionisti o persone vicine per

l’importo di fr. 83’350.–.

Per la maggior parte

(precisamente per fr. 82’000.–) le riprese concernevano la fattispecie di

risanamento fra società sorelle ravvisata dall’UTPG, dopo la verifica esperita

dall’ispettorato fiscale presso la sede di RI 1. A mente dell’UTPG, la contribuente

avrebbe pagato fatture sproporzionate alla società sorella __________ –

entrambe le società riconducibili al signor __________ – la quale si trovava in

difficoltà finanziaria già dall’anno 2012.

Sempre in sede di verifica

era stato ravvisato che __________, moglie di __________, lavorava alle

dipendenze di RI 1 ma non in qualità di quadro, motivo per cui la quota

sostenuta dalla società per i premi della parte extraobbligatoria LPP (fr.

1’350.–) non poteva essere ammessa fiscalmente e veniva ripresa quali

prestazione valutabile in denaro.

C. Con reclamo 7

dicembre 2016 RI 1 contestava la decisione IC/IFD 2014, segnatamente la ripresa

di fr. 82’000.–.

Secondo la società non vi

sarebbe stato alcun risanamento fra società sorelle, bensì uno “smantellamento

progressivo dell’ufficio __________ di __________, culminato con l’abbandono

definitivo dello stesso nell’aprile 2014”, causato dalla crisi del settore

bancario e fiduciario. L’aumento di fatturazione di __________ a RI 1, relativo

al periodo fiscale 2014, sarebbe da ricondurre al fatto che la parte rimanente

dei dipendenti di __________ sarebbe stata trasferita a __________, dove avrebbe

lavorato prevalentemente per i clienti di RI 1. In sostanza, i lavoratori

invece che essere trasferiti direttamente alle dipendenze di RI 1, avrebbero

lavorato (anche) per i clienti di quest’ultima, ma quali impiegati di __________,

da cui poi la fatturazione fra le due società.

D. Con decisione 19

gennaio 2017, l’UTPG respingeva il reclamo presentato da RI 1. Nonostante

ripetute richieste, la contribuente non avrebbe mai presentato i dettagli delle

asserite fatturazioni, in particolare – come d’uso nel settore – il carico

giornaliero sui clienti delle ore lavorative prestate dai dipendenti, motivando

che la fatturazione avverrebbe a forfait. L’UTPG ricordava che, trattandosi di

un costo, l’onere della prova è a carico della società. Sottolineava inoltre che

i costi fatturati da __________ a RI 1 ammontavano a 132’000.– e dunque la ripresa

di fr. 82’000.– era “estremamente prudenziale”, ammettendo una quota di fr.

50'000.– a titolo di lavori svolti e fatturati alla contribuente.

E. In data 10 febbraio

2017, la rappresentante RA 1 RA 1, inoltra tempestivo ricorso alla Camera di

diritto tributario, sia per RI 1, sia per __________, in quanto “l’operazione

contestata dell’anno 2014 ha impatto su entrambi i contribuenti e deve essere

pertanto esaminata congiuntamente”.

Secondo le insorgenti,

dalla scheda contabile allegata “Consulenze-prestazioni terzi”, emerge che le

prestazioni di __________ a RI 1 sono fatturate periodicamente e “si può dunque

affermare che corrispondono con verosimiglianza a prestazioni effettivamente

eseguite”. Le società sottolineano inoltre che l’utilizzo della fatturazione timesheet

nel caso concreto sarebbe esagerato, in quanto usato solitamente solo

presso le grandi fiduciarie. Effettuare una ripresa per apprezzamento e senza

ulteriori approfondimenti sarebbe pertanto “del tutto esagerato se non anche

arbitrario”. Rilevano infine che avrebbero messo a disposizione una lista degli

impiegati di __________ che ha gestito i mandati di RI 1, quale giustificazione

del lavoro svolto e della conseguente fatturazione, ma che non sarebbe “stata

chiesta” dall’autorità fiscale.

F. Con osservazioni

congiunte del 20 marzo 2017 relative ai ricorsi interposti sia da RI 1, sia da __________,

l’UTPG ribadisce che incombe al contribuente l’onere della prova in relazione

agli elementi che riducono l’onere fiscale e che spetta dunque a giustificare e

comprovare la bontà dei costi da lei portati in deduzione, ciò che non sarebbe

mai stato fatto, né durante l’ispezione fiscale, né durante le successive

decisioni dell’UTPG. A mente dell’ufficio di tassazione – che si rifà alla

giurisprudenza del Tribunale federale – tale aspetto giocherebbe un ruolo particolarmente

importante nelle relazioni fra società vicine, poiché l’azionista avrebbe

altrimenti la possibilità di spostare in modo arbitrario e incontrollato parte

dei ricavi da una all’altra società.

L’UTPG evidenzia inoltre,

da un lato, la situazione finanziaria critica di __________, che presentando

una sostanza netta negativa necessitava di risanamento secondo le norme del CO,

e, dall’altro, i rapporti di fatturazione fra le società sorelle per gli anni

2012-2014. Le fatture emesse da __________ a RI 1 sarebbero aumentate durante

gli anni (2012: 73’486.–, 2013: 100’166.–, 2014: 132’050.–), mentre al

contrario sarebbero diminuite quelle emesse da RI 1 a __________ (2012:

50’672.–, 2013: 42'300.–, 2014: 0.–), così che, secondo l’UTPG, il flusso di

denaro sarebbe passato da fr. 22’814.– nel 2012 a 132’050.– nel 2014. Essendoci

stato tale importante aumento e vista la situazione finanziaria della beneficiaria,

secondo l’UTPG vi sarebbero tutti i presupposti per ammettere un risanamento

fra società sorelle e dunque una ripresa in capo alla contribuente a titolo di

distribuzione dissimulata di utile, quantificata prudenzialmente in fr.

82’000.–.

G. Il 18.12.2017 si è

tenuta un’udienza presso la Camera di diritto tributario, svoltasi nel contesto

dei ricorsi presentati da RI 1 e da __________. I rappresentanti delle

ricorrenti hanno dapprima ripercorso le vicissitudini che avevano portato alla

chiusura dell’Ufficio di __________ di RI 1: il personale di quest’ultima era

stato trasferito a __________. Lo scambio di servizi tra le due società sarebbe

sempre esistito, ma a seguito della chiusura degli uffici di __________ vi

sarebbe stata una netta prevalenza dei servizi prestati da RI 1 ad __________.

In merito alla prova dei costi fatturati, veniva utilizzato un sistema basato

sul forfait e non quello del timesheet.

Per sua parte l’UTPG ha

indicato che l’onere della prova dei costi è carico della contribuente e che,

ad ogni modo, le spese non sono state comprovate. Dai conti risulterebbe

inoltre un aumento della fatturazione netta per rapporto ai periodi precedenti.

Diritto

1. 1.1.

Secondo l’art. 57 LIFD (di

egual tenore l’art. 66 LT) l’imposta sull’utile ha per oggetto l’utile netto.

1.2.

Gli articoli 58 cpv. 1

LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all'imposta sull'utile delle

persone giuridiche, che

1

Costituiscono utile netto imponibile:

a.

il saldo del conto profitti e

perdite, epurato dal riporto dell'anno precedente;

b.

tutti i prelevamenti fatti prima

del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla

copertura di spese riconosciute dall'uso commerciale, in particolare:

- ...[omissis]...

- le

distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non

giustificate dall'uso commerciale.

1.3.

Il diritto fiscale si basa

sul bilancio commerciale. Se stabilito nel rispetto delle norme legali applicabili,

esso è infatti determinante anche per la definizione dell’utile imponibile (Massgeblichkeitsprinzip),

fatta eccezione unicamente per le disposizioni correttive proprie al diritto

tributario (sentenza TF 2C_520/2015 del 28.12.2015, consid. 3.1; DTF 132 I 175

consid. 2.2, con riferimento a: Behnisch, Zur Massgeblichkeit der Handelsbilanz für die Steuerbilanz,

in: Aktienrecht 1992-1997: Versuch einer Bilanz, p. 21 ss.).

In

altri termini, il carattere vincolante dei conti annuali (secondo l’art. 957a

CO) viene a cadere soltanto nella misura in cui gli stessi risultano in

contrasto con regole imperative del diritto commerciale o vanno osservate norme

fiscali che ne correggono le valutazioni (decisione TF n.2A.549/2005 del 16

giugno 2006, in: StPS 24 p. 100, consid. 2.1; Bernardoni/

Bortolotto, La fiscalità dell’azienda, 2ª ediz., Mendrisio 2010, p. 73

ss.; Locher,

Kommentar zum DGB, vol. II, Therwil/Basilea 2004, n. 2

ad art. 58 LIFD, p. 242; Richner/Frei/Kaufmann/

Meuter, Handkommentar zum DBG, 2ª ediz., Zurigo 2009, n. 1 ad art. 58

LIFD, p. 713).

1.4.

La ricorrente ha censurato

la ripresa di fr. 82'000.- quale risanamento di __________. L’insorgente spiega

che la crisi bancaria verificatasi nel 2013, con conseguente ripercussione nel

settore fiduciario, avrebbe portato al progressivo smantellamento dell’ufficio

di __________ a __________. Parte dei mandati attribuiti a tale società sarebbero

stati rescissi. I 4 dipendenti di __________ (prima questa società ne contava

10) sono stati trasferiti a __________. Presso gli uffici di __________ i

dipendenti di __________ avrebbero lavorato prevalentemente per i clienti di RI

1. Per tale ragione, RI 1 avrebbe incrementato la propria fatturazione nel

2014. Secondo RI 1, se i dipendenti fossero stati trasferiti direttamente alle

sue dipendenze i relativi costi sarebbero stati accettati come costi deducibili.

L’UTPG ritiene che la

somma di fr. 82'000.- debba essere reintegrata nell’utile di RI 1. L’autorità

fiscale specifica di aver richiesto più volte la produzione del dettaglio della

fatturazione, ed in particolare del carico giornaliero sui clienti delle ore di

lavoro prestate dai dipendenti. La documentazione in questione non sarebbe

stata fornita: la contribuente ha spiegato di utilizzare un modello di

fatturazione dei costi ai clienti a forfait. Nelle osservazioni al

gravame l’UTPG precisa come le società contribuenti non siano mai state in

grado di presentare un qualsiasi documento o dettaglio a comprova del lavoro

effettivamente svolto. L’autorità fiscale è dell’avviso che, in particolare

nelle relazioni fra persone vicine, quest’aspetto è fondamentale, soprattutto

perché l’azionista di società sorelle avrebbe altrimenti la possibilità di

spostare in modo arbitrario e pertanto incontrollato parte dei ricavi dall’una

all’altra delle società da lui detenute, situazione delicata specie quando una

delle due società versa in condizioni finanziarie meno favorevoli, rispettivamente

è in perdita.

Considerandi

2.

2.1.

Si tratta pertanto

di comprendere se i costi ripresi dall’autorità fiscale e legati a prestazioni

svolte da __________ a favore di RI 1 siano o meno giustificati commercialmente

e quindi di conseguenza verificare se ci sia o meno una distribuzione

dissimulata di utile.

2.2

La dottrina ha così

riassunto la nozione di "distribuzione dissimulata di utili" che si

può ricavare dalla giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. Cagianut/Höhn, Unternehmungssteuerrecht,

Berna 1986, p. 398 s.; Höhn/Waldburger,

Steuerrecht, 8a ediz., vol. I, Berna 1997, n. 82 al § 18, p. 456 s.;

Oberson, Droit fiscal suisse,

Basilea/Francoforte 1998, n. 28 al § 10, p. 172; inoltre CDT n. 80.2000.00031

del 2 maggio 2000, in RDAT II-2000 n. 8t; Danon,

in: Noël/Aubry Girardin [a cura di], Commentaire romand LIFD, 2a

ed., Basilea 2017, n. 172 ad art. 57-58):

·

una prestazione da parte della società, senza una corrispondente

controprestazione;

·

il fatto che la prestazione si traduca in un vantaggio per l'azionista o una persona a lui vicina, cioè che essa non sarebbe stata concessa ad un

terzo alle stesse condizioni;

·

il fatto che il menzionato carattere della prestazione (di avvantaggiare, cioè, un azionista rispetto ai terzi) sia riconoscibile da parte degli

organi societari.

2.3

Secondo la

cosiddetta teoria del triangolo, proposta dalla dottrina e fatta propria anche

dal Tribunale federale, nell’ambito dell’imposta sul reddito, una prestazione

valutabile in denaro può pervenire ad una “persona vicina” solo attraverso lo

stesso azionista. Ne consegue che una simile prestazione a favore di una persona

vicina deve essere imposta presso l’azionista (cfr. p. es. ASA 66 p. 458 consid.

4a; ASA 63 p. 145 consid. 4a; Locher, Kommentar zum DBG, vol. II, Therwil/Basilea 2004, n.

129.

ad art. 58 LIFD).

In linea di principio, la

teoria del triangolo si applica anche nel caso di distribuzioni mascherate di

utile fra società sorelle. Il vantaggio passa in tal caso direttamente da una

società all’altra, mentre gli azionisti vengono coinvolti solo indirettamente.

Le prestazioni alle società sorelle costituiscono tuttavia distribuzioni

dissimulate di utile agli azionisti e apporti mascherati di capitale degli

azionisti alla società beneficiaria (cfr. le sentenze del Tribunale

federale n.2A.73/2005 del 2 agosto 2005, consid. 2.2.2;

n.2P.152/1998 del 28 giugno 2000, consid. 5d; Locher, op. cit., n. 128 ad art. 58

LIFD; Bernardoni/Bortolotto, La

fiscalità dell’azienda nel nuovo diritto federale e cantonale ticinese, Mendrisio

2010, pp. 448-449).

2.4

2.4.1

Contestata è l’ampiezza

dei costi fatti valere da RI 1 in relazione alle prestazioni svolte ad opera

del personale di __________.

La risposta in merito

all’esistenza o meno di una sproporzione tra la prestazione fornita da parte

della società e la contro-prestazione che ne deriva si determina facendo un

paragone tra quello che sarebbe stato pattuito tra persone indipendenti ("Drittvergleich").

Si tratta di esaminare se la prestazione sarebbe stata accordata, nella stessa

misura, anche ad un terzo estraneo alla società: ossia si deve verificare se il

principio della piena concorrenza ("Dealing at arm's length")

è stato rispettato (sentenza TF inc.2C_1082/2013 del 14.1.2015, consid. 5.1.;

DTF 140 II 88 consid. 4.1. p. 92 s.; DTF 138 II 545 consid. 3.2. p. 549; DTF

138.

II 57 consid. 2.3 p. 60; sentenza TF inc.2C_985/2012 del 4.4.2014 consid.

2.

, in Archives 82, p. 749).

Questo processo permette

d’identificare il valore venale del bene trasferito oppure del servizio reso con

il quale la contro-prestazione richiesta deve essere comparata (sentenza TF

inc.2C_272/2011 del 5.12.2011 consid. 3.2.2. in RF 67/2012, p. 127;

2C_265/2009 del 1°.9.2009 consid. 2.3, in StE 2010 B 72.13.22 Nr. 52; Danon, Commentaire romand LIFD [a cura

di Noël/Aubry Girardin], op. cit. n. 176 e segg. ad 57-58 LIFD; Locher, Kommentar zum DBG, 2004, II.

Teil, n. 103 ad art. 58 DBG).

2.4.2

Il carattere commerciale

di una spesa è un elemento che concorre ad escludere o ridurre il debito verso

l’erario. Secondo la regola generale, l’onere della prova al riguardo spetta

quindi al contribuente (DTF 133 II 153 consid. 4.3; 121 II 257 consid. 4c/aa).

Spetta invece al fisco

dimostrare l’esistenza di una prestazione valutabile in denaro a favore degli

azionisti. Non compete d’altra parte all’autorità fiscale valutare l’opportunità

di una spesa dal punto di vista della politica societaria, sostituendo il

proprio apprezzamento a quello della direzione aziendale. La società contribuente

deve comunque dimostrare che le prestazioni da essa effettuate sono

giustificate dal profilo commerciale. Il fisco può in tal modo accertare che

tali prestazioni non sono dettate da stretti legami personali o economici tra

la società ed il beneficiario (DTF 119 Ib 431 consid. 2c; DTF 2A.204/1997 del

26.

maggio 1999, in: ASA 68 p. 746, consid. 2b; v. anche decisioni TF inc.

2C_1082/2013 del 14.1.2015 consid. 5.4.; inc. TF 2C_927/2013 del 21.5.2014

consid. 5.4; inc. TF 2C_554/2013 del 30.1.2014 consid. 2.2; inc. TF 2C_797/2012

del 31.7.2013 consid. 2.2 et 2.2.1, in StE 2013 B 72.14.2 Nr. 41).).

2.4.3

La

Camera si è già occupata di un caso che presenta delle similitudini con la

presente fattispecie. Nella sentenza del 29.7.2013 (inc. CDT n. 80.2012.74/75) il

Tribunale si è chinato sulla situazione di un veterinario che svolgeva

un’attività indipendente ed al contempo era direttore ed azionista unico di una

società anonima, il cui scopo era il commercio di alimenti e medicinali per

animali. Al ricorrente era stato in particolar modo chiesto di voler presentare

la documentazione contabile del conto «salari» con l’annotazione delle funzioni

e del grado di occupazione di ciascun dipendente dello studio veterinario,

poiché era intervenuta una situazione di «prestito di personale» tra la società

anonima e lo studio veterinario e in costanza del fatto che la persona giuridica

era in difficoltà finanziarie. Ora, il caso di cui alla sentenza inc. 80.2012.74/75

è stato trattato sulla base degli art. 18 e 27 LIFD, rispettivamente 17 e 26 LT

siccome il ricorrente aveva un’attività indipendente ; tuttavia i principi

enunciati dalla sentenza possono applicarsi anche al caso che qui ci concerne.

In

particolare, l’autorità di tassazione, aveva ritenuto che il costo della

manodopera, fatturato dalla società anonima allo studio veterinario, configurasse

uno «spostamento di utile dalla ditta individuale alla persona giuridica». Tale

tesi era poi stata confermata anche dalla Camera di diritto tributario. Nella

sentenza, dopo aver ricordato che l’onere della prova dei fatti che concorrono

ad escludere oppure a ridurre il debito verso l’erario è carico del

contribuente, era stato indicato come – nel caso concreto – spettasse a

quest’ultimo dimostrare in modo ineccepibile il carattere di spesa deducibile

del costo del personale, allibrato in contabilità sotto la voce «manodopera in

prestito».

Dalla

documentazione richiesta, in merito al personale occupato presso lo Studio

veterinario ed in particolare in merito alle funzioni svolte dallo stesso, la

Camera di diritto tributario è giunta alla conclusione che la descrizione delle

attività di cui si sarebbe occupato il personale prestato allo studio

veterinario, era estremamente generica ed in ogni caso insufficiente a

consentire di valutare il carattere di spesa deducibile delle fatture. La

Camera aveva anche precisato come non fosse sufficiente, per adempiere l’onere

della prova, il riferimento a non meglio precisate mansioni amministrative e di

facchinaggio: lo studio veterinario poteva infatti già contare sulla

collaborazione della moglie del ricorrente. Inoltre neppure era giustificabile

il prestito di personale con un aumento dell’attività dello studio, posto come,

negli anni successivi a quelli esaminati, non era stato assunto alcun personale

in sostituzione di quello licenziato (si rilevava come in uno dei periodi

fiscali successivi i costi per salari fossero addirittura diminuiti). Nella

sentenza si concludeva indicando come: «L’esistenza di rapporti di prossimità

tra lo studio veterinario e la neo costituita società anonima rappresenta un

chiaro indizio che permette di accreditare la tesi di un travaso di utili, in

base a valutazioni di convenienza fiscale. Come sottolineato dall’autorità di

tassazione, le perdite d’esercizio registrate dalla neo costituita Q. SA hanno

infatti permesso al ricorrente di «gonfiare» le spese dello studio veterinario

nell’intento di diminuirne l’utile, senza d’altra parte condizionare la

tassazione della società anonima, che continuava a presentare risultati

d’esercizio praticamente nulli». La Camera aveva pertanto concluso ritenendo

come il costo del personale prestato allo studio veterinario non costituisse

una spesa commercialmente giustificata.

3.

3.1.

Nel caso sub

judice, va precisato che sia __________ che RI 1 sono state oggetto di

verifica da parte dell’Ispettorato fiscale.

Dai rapporti agli incarti

emerge come queste due persone giuridiche siano detenute dallo stesso azionariato:

per metà da __________ e per la rimanente metà da parte della madre di

quest’ultimo __________, residente a __________

Per quanto attiene al

Rapporto di verifica di RI 1, gli ispettori hanno approfondito – dal conto

economico – la voce legata alle consulenze per prestazioni fornite da parte di

terzi.

In particolare, è stato

rilevato come nel 2014 le prestazioni fornite da __________ (in precedenza __________)

a favore RI 1 fossero state quantificate in fr. 132'050.- (nel 2013 la somma

era pari a fr. 100'166.-, mentre che nel 2012 di fr. 73'486.-).

Già l’ispettorato fiscale rimarcava

che, nonostante molteplici richieste, non erano mai stati presentati dalla

società ricorrente i dettagli del lavoro prestato da parte dei dipendenti di __________.

Inoltre l’Ispettorato aveva

rilevato che dall’analisi dei conti di __________ emergeva che quest’ultima doveva

essere risanata già dal 2012 (Rapporto di verifica dell’Ispettorato fiscale concernente

RI 1, p. 16).

__________

2012.

2013.

2014.

CA liberato

100'000.-

100'000.-

100'000.-

Riserva legale da utili

9'100.-

9'100.-

9'100.-

Risultati riportati

(-) 6'111.-

(-) 128'249.-

(-) 156'570.-

Risultato d'esercizio

(-) 122'138.-

(-) 28'312.-

(-) 10'932.-

Capitale

(-) 19'149.-

(-) 47'470.-

(-) 58'402.-

3.2

L’autorità fiscale lamenta

che la ricorrente non abbia mai prodotto alcun documento al comprova del lavoro

effettivamente svolto dai dipendenti di __________ SA, che sarebbero stati

messi a disposizione di RI 1. In tal modo, sarebbe venuto meno agli obblighi

dipendenti dalla ripartizione dell’onere della prova.

L’insorgente, da parte

sua, sostiene che a tal fine sarebbe sufficiente “la lista del personale __________

SA che ha gestito i mandati di RI 1 e da quest’ultima fatturati alla propria

clientela”, mentre non si potrebbe pretendere la produzione del “time sheet a

sostegno della fatturazione… poiché in uso solitamente presso le grandi

fiduciarie dedite prevalentemente a fatturazione oraria”.

A tale riguardo, va

ricordato che l’art. 333 cpv. 4 CO esclude che il datore di lavoro possa

trasferire a un terzo i diritti derivanti dal rapporto di lavoro, in quanto il

contrario non risulti da un accordo o dalle circostanze. Con questa

disposizione, il codice delle obbligazioni vieta al datore di lavoro di cedere

a terzi i diritti derivanti dal rapporto di lavoro e in particolare il diritto

alla prestazione di lavoro. Un prestito di personale senza il consenso dei dipendenti

interessati è vietato, nell’interesse della tutela della personalità del

lavoratore (cfr. p. es. Staehelin,

Der Arbeitsvertrag, Zürcher Kommentar, vol. V/2c, 4a ediz., Zurigo

2014, n. 16 ad art. 333 CO, p. 57, con riferimento a DTF 114 II 352). Il prestito

di personale è ormai disciplinato da un’apposita legge, la Legge federale del 6

ottobre 1989 sul collocamento e il personale a prestito (LC; RS 823.11). La

fornitura di personale a prestito comprende il lavoro temporaneo, il lavoro a

prestito e la cessione occasionale di lavoratori ad imprese acquisitrici (art.

27.

cpv. 1 dell’Ordinanza del 16 gennaio 1991 sul collocamento e il personale a

prestito [OC; RS 823.111]). Tutte e tre le forme hanno in comune il fatto che

le prerogative del datore di lavoro sono suddivise fra prestatore e impresa

acquisitrice e, in particolare, il prestatore cede all’impresa acquisitrice il

potere di impartire istruzioni al lavoratore (art. 26 cpv. 1 OC). In tutti e

tre i casi, inoltre, il prestatore conclude con il lavoratore un contratto di

lavoro scritto e con l’impresa acquisitrice un contratto di fornitura di personale

a prestito scritto; il lavoratore non ha pertanto alcun rapporto contrattuale

diretto con l’impresa acquisitrice (Staehelin,

op. cit., n. 17 ad art. 333 CO, p. 58).

Ora, per giustificare il

prestito dei suoi dipendenti alla ricorrente, la __________ SA avrebbe dovuto

produrre i contratti scritti richiesti dalla citata legge federale e

soprattutto i contratti di lavoro contenenti il consenso dei lavoratori,

consenso che è necessario anche se l’impresa acquisitrice appartiene allo

stesso gruppo del prestatore (Chenaux/Martin,

Commentaire du contrat de travail, Berna 2013, n. 30 ad art. 333 CO, p. 549).

Anche senza pretendere che

la ricorrente producesse i timesheet relativi all’impegno giornaliero

dei dipendenti che sarebbero stati prestati, l’autorità fiscale poteva comunque

attendersi che la contribuente producesse, a comprova della messa a disposizione

dei collaboratori della società sorella, i contratti su cui il prestito del

personale si era basato.

3.3

D’altra parte, anche

volendo ignorare le implicazioni delle regole relative all’onere della prova,

si deve ammettere che la documentazione agli atti non supporta la tesi della

ricorrente.

Se si esaminano i costi

legati al personale, che risultano dal conto economico di RI 1 si possono ricavare

i seguenti dati:

·

2012: fr. 1'234'946.98;

·

2013: fr. 759'191.35;

·

2014: fr. 550'921.65.

Sempre per quanto riguarda

i dipendenti, emerge dall’allegata dichiarazione dei salari e degli assegni

familiari per l’anno 2014, che in questo periodo fiscale presso RI 1 erano

impiegate 10 persone. Per il 2013 agli atti si ha unicamente il conteggio relativo

agli assegni familiari, ma tuttavia da questo si può rilevare che sono state

impiegate 14 persone (invero 10 dipendenti hanno lavorato dal 1°.1 al 31.12.

dell’anno, mentre le rimanenti 4 hanno svolto periodi più brevi di un anno).

Nel 2012 si potevano contare – sempre dal conteggio relativo agli assegni

famigliari – 18 dipendenti di RI 1 (invero 12 dipendenti hanno lavorato dal 1°.1

al 31.12. dell’anno, mentre i rimanenti 6 hanno svolto periodi più brevi di un

anno).

Per questi tre periodi

fiscali, l’utile dichiarato da parte di __________ è stato il seguente:

·

2012: fr. 28'084.35;

·

2013: fr. 17'406.39;

·

2014: fr. 8'815.28.

Sempre dal conto economico

si possono dedurre i seguenti elementi per quanto concerne il fatturato di RI 1:

·

2012: fr. 1'615'147.68;

·

2013: fr. 1'188'083.73;

·

2014: fr. 1'116'433.87.

Come si può notare si

evidenzia un calo del fatturato, che si è contratto dal 2012 al 2014 di quasi

mezzo milione di franchi.

3.4

In simili circostanze, mal

si comprende come la ricorrente possa affermare nel gravame che nel 2014 fosse

“sottodotata” di personale: dai dati citati non si può che rilevare che vi è

stata negli anni una contrazione della cifra d’affari accompagnata da una

diminuzione del personale dipendente.

Non s’intravvedono pertanto

ragioni commerciali che possano aver indotto la ricorrente a far capo a

dipendenti di un’altra società (seppur sorella) per seguire mandati conferiti

dai clienti a RI 1, quando sia la cifra d’affari di quest’ultima era in drastica

diminuzione sia il suo personale si era ridotto.

Ora – analogamente alla

sentenza relativa allo studio veterinario – si ritiene come l’UTPG abbia correttamente

ravvisato che l’asserito scambio di prestazioni tra le società sorelle non fosse

giustificato commercialmente, ma come rilevato dall’UPTG fosse piuttosto un

travaso di utili operato nel contesto di una situazione di “società sorelle”.

Nella situazione esposta,

si deve ritenere che l’autorità fiscale abbia manifestato una certa generosità

nei confronti della società contribuente, riconoscendo una parte dell’importo

fatto valere (fr. 50'000.-), sebbene essa non abbia comprovato in alcuna

maniera l’esistenza e la congruità dei costi sopportati a titolo di prestazioni

fornite da terzi.

3.5

Stando così le cose l’UTPG

ha giustamente ripreso negli utili della società l’importo di fr. 82'000.-. È

infatti incontestabile che la società ricorrente abbia effettuato una

prestazione valutabile in denaro alla società sorella __________ SA, i cui

conti presentavano perdite cospicue.

4.

Visto quanto precede

il ricorso è respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico

della ricorrente, soccombente.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Le spese processuali

consistenti:

a. nella tassa di

giustizia di fr. 2’000.–

b. nelle spese di

cancelleria di complessivi fr. 500.–

per un totale di fr. 2’500.–

sono a carico della

ricorrente.

3. Contro il presente giudizio

è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,

entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).

4. Intimazione a:

-

(per sé e per RI 1);

-

;

-

;

-

.

Copia per conoscenza:

-

municipio di __________.

per la Camera di diritto tributario del Tribunale

d’appello

Il

presidente: La segretaria: