80.2017.35
Imposta sull’utile delle persone giuridiche: distribuzione dissimulata di utile, pretesa messa a disposizione di personale a favore di società sorella in perdita, mancata prova del prestito di persona
23 marzo 2018Italiano23 min
Source ti.ch
Incarti n.
80.2017.35
80.2017.36
Lugano
23 marzo 2018
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di diritto tributario del Tribunale
d'appello
composta dai giudici
Andrea
Pedroli, presidente,
Mauro Mini, Raffaele Guffi
segretaria
Sabrina
Piemontesi, vicecancelliera
parti
RI
1
rappr.
da: RA 1
contro
RS
1
oggetto
ricorso
del 10 febbraio 2017 contro la decisione del 19 gennaio 2017 in materia di
IC/IFD 2014.
Fatti
A. RI 1 di __________ è
una società il cui scopo è l’esercizio di ogni attività di carattere
finanziario, commerciale e fiduciario, in particolare assistenza, consulenza,
gestione e amministrazione di patrimoni; investimenti, intermediazione, commercio
e amministrazione di titoli e di quote di comproprietà; intermediazione d’investimenti
in divise e altri valori mobiliari; operazioni di cambio, anche sul mercato
delle divise internazionali; intermediazione e raccolta fondi per investimenti.
Inoltre può acquisire partecipazioni in altre società.
Iscritto a registro di
commercio quale amministratore unico è __________, domiciliato a __________.
B. Per il periodo
fiscale 2014, RI 1 dichiarava un risultato d’esercizio di fr. 8’815.–.
Con decisione 11 novembre
2016, l’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche (di seguito UTPG)
definiva, per l’IC, l’utile in fr. 92’165.– ed il capitale in fr. 1'342’784.–.
Per l’IFD l’utile veniva anch’esso stabilito in fr. 92’165.–. In particolare,
dalla motivazione della decisione, si poteva comprendere che l’UTPG aveva
aggiunto all’utile netto della società di fr. 8’815.–, spese non documentate o
eccessive e prestazioni valutabili in denaro ad azionisti o persone vicine per
l’importo di fr. 83’350.–.
Per la maggior parte
(precisamente per fr. 82’000.–) le riprese concernevano la fattispecie di
risanamento fra società sorelle ravvisata dall’UTPG, dopo la verifica esperita
dall’ispettorato fiscale presso la sede di RI 1. A mente dell’UTPG, la contribuente
avrebbe pagato fatture sproporzionate alla società sorella __________ –
entrambe le società riconducibili al signor __________ – la quale si trovava in
difficoltà finanziaria già dall’anno 2012.
Sempre in sede di verifica
era stato ravvisato che __________, moglie di __________, lavorava alle
dipendenze di RI 1 ma non in qualità di quadro, motivo per cui la quota
sostenuta dalla società per i premi della parte extraobbligatoria LPP (fr.
1’350.–) non poteva essere ammessa fiscalmente e veniva ripresa quali
prestazione valutabile in denaro.
C. Con reclamo 7
dicembre 2016 RI 1 contestava la decisione IC/IFD 2014, segnatamente la ripresa
di fr. 82’000.–.
Secondo la società non vi
sarebbe stato alcun risanamento fra società sorelle, bensì uno “smantellamento
progressivo dell’ufficio __________ di __________, culminato con l’abbandono
definitivo dello stesso nell’aprile 2014”, causato dalla crisi del settore
bancario e fiduciario. L’aumento di fatturazione di __________ a RI 1, relativo
al periodo fiscale 2014, sarebbe da ricondurre al fatto che la parte rimanente
dei dipendenti di __________ sarebbe stata trasferita a __________, dove avrebbe
lavorato prevalentemente per i clienti di RI 1. In sostanza, i lavoratori
invece che essere trasferiti direttamente alle dipendenze di RI 1, avrebbero
lavorato (anche) per i clienti di quest’ultima, ma quali impiegati di __________,
da cui poi la fatturazione fra le due società.
D. Con decisione 19
gennaio 2017, l’UTPG respingeva il reclamo presentato da RI 1. Nonostante
ripetute richieste, la contribuente non avrebbe mai presentato i dettagli delle
asserite fatturazioni, in particolare – come d’uso nel settore – il carico
giornaliero sui clienti delle ore lavorative prestate dai dipendenti, motivando
che la fatturazione avverrebbe a forfait. L’UTPG ricordava che, trattandosi di
un costo, l’onere della prova è a carico della società. Sottolineava inoltre che
i costi fatturati da __________ a RI 1 ammontavano a 132’000.– e dunque la ripresa
di fr. 82’000.– era “estremamente prudenziale”, ammettendo una quota di fr.
50'000.– a titolo di lavori svolti e fatturati alla contribuente.
E. In data 10 febbraio
2017, la rappresentante RA 1 RA 1, inoltra tempestivo ricorso alla Camera di
diritto tributario, sia per RI 1, sia per __________, in quanto “l’operazione
contestata dell’anno 2014 ha impatto su entrambi i contribuenti e deve essere
pertanto esaminata congiuntamente”.
Secondo le insorgenti,
dalla scheda contabile allegata “Consulenze-prestazioni terzi”, emerge che le
prestazioni di __________ a RI 1 sono fatturate periodicamente e “si può dunque
affermare che corrispondono con verosimiglianza a prestazioni effettivamente
eseguite”. Le società sottolineano inoltre che l’utilizzo della fatturazione timesheet
nel caso concreto sarebbe esagerato, in quanto usato solitamente solo
presso le grandi fiduciarie. Effettuare una ripresa per apprezzamento e senza
ulteriori approfondimenti sarebbe pertanto “del tutto esagerato se non anche
arbitrario”. Rilevano infine che avrebbero messo a disposizione una lista degli
impiegati di __________ che ha gestito i mandati di RI 1, quale giustificazione
del lavoro svolto e della conseguente fatturazione, ma che non sarebbe “stata
chiesta” dall’autorità fiscale.
F. Con osservazioni
congiunte del 20 marzo 2017 relative ai ricorsi interposti sia da RI 1, sia da __________,
l’UTPG ribadisce che incombe al contribuente l’onere della prova in relazione
agli elementi che riducono l’onere fiscale e che spetta dunque a giustificare e
comprovare la bontà dei costi da lei portati in deduzione, ciò che non sarebbe
mai stato fatto, né durante l’ispezione fiscale, né durante le successive
decisioni dell’UTPG. A mente dell’ufficio di tassazione – che si rifà alla
giurisprudenza del Tribunale federale – tale aspetto giocherebbe un ruolo particolarmente
importante nelle relazioni fra società vicine, poiché l’azionista avrebbe
altrimenti la possibilità di spostare in modo arbitrario e incontrollato parte
dei ricavi da una all’altra società.
L’UTPG evidenzia inoltre,
da un lato, la situazione finanziaria critica di __________, che presentando
una sostanza netta negativa necessitava di risanamento secondo le norme del CO,
e, dall’altro, i rapporti di fatturazione fra le società sorelle per gli anni
2012-2014. Le fatture emesse da __________ a RI 1 sarebbero aumentate durante
gli anni (2012: 73’486.–, 2013: 100’166.–, 2014: 132’050.–), mentre al
contrario sarebbero diminuite quelle emesse da RI 1 a __________ (2012:
50’672.–, 2013: 42'300.–, 2014: 0.–), così che, secondo l’UTPG, il flusso di
denaro sarebbe passato da fr. 22’814.– nel 2012 a 132’050.– nel 2014. Essendoci
stato tale importante aumento e vista la situazione finanziaria della beneficiaria,
secondo l’UTPG vi sarebbero tutti i presupposti per ammettere un risanamento
fra società sorelle e dunque una ripresa in capo alla contribuente a titolo di
distribuzione dissimulata di utile, quantificata prudenzialmente in fr.
82’000.–.
G. Il 18.12.2017 si è
tenuta un’udienza presso la Camera di diritto tributario, svoltasi nel contesto
dei ricorsi presentati da RI 1 e da __________. I rappresentanti delle
ricorrenti hanno dapprima ripercorso le vicissitudini che avevano portato alla
chiusura dell’Ufficio di __________ di RI 1: il personale di quest’ultima era
stato trasferito a __________. Lo scambio di servizi tra le due società sarebbe
sempre esistito, ma a seguito della chiusura degli uffici di __________ vi
sarebbe stata una netta prevalenza dei servizi prestati da RI 1 ad __________.
In merito alla prova dei costi fatturati, veniva utilizzato un sistema basato
sul forfait e non quello del timesheet.
Per sua parte l’UTPG ha
indicato che l’onere della prova dei costi è carico della contribuente e che,
ad ogni modo, le spese non sono state comprovate. Dai conti risulterebbe
inoltre un aumento della fatturazione netta per rapporto ai periodi precedenti.
Diritto
1. 1.1.
Secondo l’art. 57 LIFD (di
egual tenore l’art. 66 LT) l’imposta sull’utile ha per oggetto l’utile netto.
1.2.
Gli articoli 58 cpv. 1
LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all'imposta sull'utile delle
persone giuridiche, che
1
Costituiscono utile netto imponibile:
a.
il saldo del conto profitti e
perdite, epurato dal riporto dell'anno precedente;
b.
tutti i prelevamenti fatti prima
del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla
copertura di spese riconosciute dall'uso commerciale, in particolare:
- ...[omissis]...
- le
distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non
giustificate dall'uso commerciale.
1.3.
Il diritto fiscale si basa
sul bilancio commerciale. Se stabilito nel rispetto delle norme legali applicabili,
esso è infatti determinante anche per la definizione dell’utile imponibile (Massgeblichkeitsprinzip),
fatta eccezione unicamente per le disposizioni correttive proprie al diritto
tributario (sentenza TF 2C_520/2015 del 28.12.2015, consid. 3.1; DTF 132 I 175
consid. 2.2, con riferimento a: Behnisch, Zur Massgeblichkeit der Handelsbilanz für die Steuerbilanz,
in: Aktienrecht 1992-1997: Versuch einer Bilanz, p. 21 ss.).
In
altri termini, il carattere vincolante dei conti annuali (secondo l’art. 957a
CO) viene a cadere soltanto nella misura in cui gli stessi risultano in
contrasto con regole imperative del diritto commerciale o vanno osservate norme
fiscali che ne correggono le valutazioni (decisione TF n.2A.549/2005 del 16
giugno 2006, in: StPS 24 p. 100, consid. 2.1; Bernardoni/
Bortolotto, La fiscalità dell’azienda, 2ª ediz., Mendrisio 2010, p. 73
ss.; Locher,
Kommentar zum DGB, vol. II, Therwil/Basilea 2004, n. 2
ad art. 58 LIFD, p. 242; Richner/Frei/Kaufmann/
Meuter, Handkommentar zum DBG, 2ª ediz., Zurigo 2009, n. 1 ad art. 58
LIFD, p. 713).
1.4.
La ricorrente ha censurato
la ripresa di fr. 82'000.- quale risanamento di __________. L’insorgente spiega
che la crisi bancaria verificatasi nel 2013, con conseguente ripercussione nel
settore fiduciario, avrebbe portato al progressivo smantellamento dell’ufficio
di __________ a __________. Parte dei mandati attribuiti a tale società sarebbero
stati rescissi. I 4 dipendenti di __________ (prima questa società ne contava
10) sono stati trasferiti a __________. Presso gli uffici di __________ i
dipendenti di __________ avrebbero lavorato prevalentemente per i clienti di RI
1. Per tale ragione, RI 1 avrebbe incrementato la propria fatturazione nel
2014. Secondo RI 1, se i dipendenti fossero stati trasferiti direttamente alle
sue dipendenze i relativi costi sarebbero stati accettati come costi deducibili.
L’UTPG ritiene che la
somma di fr. 82'000.- debba essere reintegrata nell’utile di RI 1. L’autorità
fiscale specifica di aver richiesto più volte la produzione del dettaglio della
fatturazione, ed in particolare del carico giornaliero sui clienti delle ore di
lavoro prestate dai dipendenti. La documentazione in questione non sarebbe
stata fornita: la contribuente ha spiegato di utilizzare un modello di
fatturazione dei costi ai clienti a forfait. Nelle osservazioni al
gravame l’UTPG precisa come le società contribuenti non siano mai state in
grado di presentare un qualsiasi documento o dettaglio a comprova del lavoro
effettivamente svolto. L’autorità fiscale è dell’avviso che, in particolare
nelle relazioni fra persone vicine, quest’aspetto è fondamentale, soprattutto
perché l’azionista di società sorelle avrebbe altrimenti la possibilità di
spostare in modo arbitrario e pertanto incontrollato parte dei ricavi dall’una
all’altra delle società da lui detenute, situazione delicata specie quando una
delle due società versa in condizioni finanziarie meno favorevoli, rispettivamente
è in perdita.
Considerandi
2.
2.1.
Si tratta pertanto
di comprendere se i costi ripresi dall’autorità fiscale e legati a prestazioni
svolte da __________ a favore di RI 1 siano o meno giustificati commercialmente
e quindi di conseguenza verificare se ci sia o meno una distribuzione
dissimulata di utile.
2.2
La dottrina ha così
riassunto la nozione di "distribuzione dissimulata di utili" che si
può ricavare dalla giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. Cagianut/Höhn, Unternehmungssteuerrecht,
Berna 1986, p. 398 s.; Höhn/Waldburger,
Steuerrecht, 8a ediz., vol. I, Berna 1997, n. 82 al § 18, p. 456 s.;
Oberson, Droit fiscal suisse,
Basilea/Francoforte 1998, n. 28 al § 10, p. 172; inoltre CDT n. 80.2000.00031
del 2 maggio 2000, in RDAT II-2000 n. 8t; Danon,
in: Noël/Aubry Girardin [a cura di], Commentaire romand LIFD, 2a
ed., Basilea 2017, n. 172 ad art. 57-58):
·
una prestazione da parte della società, senza una corrispondente
controprestazione;
·
il fatto che la prestazione si traduca in un vantaggio per l'azionista o una persona a lui vicina, cioè che essa non sarebbe stata concessa ad un
terzo alle stesse condizioni;
·
il fatto che il menzionato carattere della prestazione (di avvantaggiare, cioè, un azionista rispetto ai terzi) sia riconoscibile da parte degli
organi societari.
2.3
Secondo la
cosiddetta teoria del triangolo, proposta dalla dottrina e fatta propria anche
dal Tribunale federale, nell’ambito dell’imposta sul reddito, una prestazione
valutabile in denaro può pervenire ad una “persona vicina” solo attraverso lo
stesso azionista. Ne consegue che una simile prestazione a favore di una persona
vicina deve essere imposta presso l’azionista (cfr. p. es. ASA 66 p. 458 consid.
4a; ASA 63 p. 145 consid. 4a; Locher, Kommentar zum DBG, vol. II, Therwil/Basilea 2004, n.
129.
ad art. 58 LIFD).
In linea di principio, la
teoria del triangolo si applica anche nel caso di distribuzioni mascherate di
utile fra società sorelle. Il vantaggio passa in tal caso direttamente da una
società all’altra, mentre gli azionisti vengono coinvolti solo indirettamente.
Le prestazioni alle società sorelle costituiscono tuttavia distribuzioni
dissimulate di utile agli azionisti e apporti mascherati di capitale degli
azionisti alla società beneficiaria (cfr. le sentenze del Tribunale
federale n.2A.73/2005 del 2 agosto 2005, consid. 2.2.2;
n.2P.152/1998 del 28 giugno 2000, consid. 5d; Locher, op. cit., n. 128 ad art. 58
LIFD; Bernardoni/Bortolotto, La
fiscalità dell’azienda nel nuovo diritto federale e cantonale ticinese, Mendrisio
2010, pp. 448-449).
2.4
2.4.1
Contestata è l’ampiezza
dei costi fatti valere da RI 1 in relazione alle prestazioni svolte ad opera
del personale di __________.
La risposta in merito
all’esistenza o meno di una sproporzione tra la prestazione fornita da parte
della società e la contro-prestazione che ne deriva si determina facendo un
paragone tra quello che sarebbe stato pattuito tra persone indipendenti ("Drittvergleich").
Si tratta di esaminare se la prestazione sarebbe stata accordata, nella stessa
misura, anche ad un terzo estraneo alla società: ossia si deve verificare se il
principio della piena concorrenza ("Dealing at arm's length")
è stato rispettato (sentenza TF inc.2C_1082/2013 del 14.1.2015, consid. 5.1.;
DTF 140 II 88 consid. 4.1. p. 92 s.; DTF 138 II 545 consid. 3.2. p. 549; DTF
138.
II 57 consid. 2.3 p. 60; sentenza TF inc.2C_985/2012 del 4.4.2014 consid.
2.
, in Archives 82, p. 749).
Questo processo permette
d’identificare il valore venale del bene trasferito oppure del servizio reso con
il quale la contro-prestazione richiesta deve essere comparata (sentenza TF
inc.2C_272/2011 del 5.12.2011 consid. 3.2.2. in RF 67/2012, p. 127;
2C_265/2009 del 1°.9.2009 consid. 2.3, in StE 2010 B 72.13.22 Nr. 52; Danon, Commentaire romand LIFD [a cura
di Noël/Aubry Girardin], op. cit. n. 176 e segg. ad 57-58 LIFD; Locher, Kommentar zum DBG, 2004, II.
Teil, n. 103 ad art. 58 DBG).
2.4.2
Il carattere commerciale
di una spesa è un elemento che concorre ad escludere o ridurre il debito verso
l’erario. Secondo la regola generale, l’onere della prova al riguardo spetta
quindi al contribuente (DTF 133 II 153 consid. 4.3; 121 II 257 consid. 4c/aa).
Spetta invece al fisco
dimostrare l’esistenza di una prestazione valutabile in denaro a favore degli
azionisti. Non compete d’altra parte all’autorità fiscale valutare l’opportunità
di una spesa dal punto di vista della politica societaria, sostituendo il
proprio apprezzamento a quello della direzione aziendale. La società contribuente
deve comunque dimostrare che le prestazioni da essa effettuate sono
giustificate dal profilo commerciale. Il fisco può in tal modo accertare che
tali prestazioni non sono dettate da stretti legami personali o economici tra
la società ed il beneficiario (DTF 119 Ib 431 consid. 2c; DTF 2A.204/1997 del
26.
maggio 1999, in: ASA 68 p. 746, consid. 2b; v. anche decisioni TF inc.
2C_1082/2013 del 14.1.2015 consid. 5.4.; inc. TF 2C_927/2013 del 21.5.2014
consid. 5.4; inc. TF 2C_554/2013 del 30.1.2014 consid. 2.2; inc. TF 2C_797/2012
del 31.7.2013 consid. 2.2 et 2.2.1, in StE 2013 B 72.14.2 Nr. 41).).
2.4.3
La
Camera si è già occupata di un caso che presenta delle similitudini con la
presente fattispecie. Nella sentenza del 29.7.2013 (inc. CDT n. 80.2012.74/75) il
Tribunale si è chinato sulla situazione di un veterinario che svolgeva
un’attività indipendente ed al contempo era direttore ed azionista unico di una
società anonima, il cui scopo era il commercio di alimenti e medicinali per
animali. Al ricorrente era stato in particolar modo chiesto di voler presentare
la documentazione contabile del conto «salari» con l’annotazione delle funzioni
e del grado di occupazione di ciascun dipendente dello studio veterinario,
poiché era intervenuta una situazione di «prestito di personale» tra la società
anonima e lo studio veterinario e in costanza del fatto che la persona giuridica
era in difficoltà finanziarie. Ora, il caso di cui alla sentenza inc. 80.2012.74/75
è stato trattato sulla base degli art. 18 e 27 LIFD, rispettivamente 17 e 26 LT
siccome il ricorrente aveva un’attività indipendente ; tuttavia i principi
enunciati dalla sentenza possono applicarsi anche al caso che qui ci concerne.
In
particolare, l’autorità di tassazione, aveva ritenuto che il costo della
manodopera, fatturato dalla società anonima allo studio veterinario, configurasse
uno «spostamento di utile dalla ditta individuale alla persona giuridica». Tale
tesi era poi stata confermata anche dalla Camera di diritto tributario. Nella
sentenza, dopo aver ricordato che l’onere della prova dei fatti che concorrono
ad escludere oppure a ridurre il debito verso l’erario è carico del
contribuente, era stato indicato come – nel caso concreto – spettasse a
quest’ultimo dimostrare in modo ineccepibile il carattere di spesa deducibile
del costo del personale, allibrato in contabilità sotto la voce «manodopera in
prestito».
Dalla
documentazione richiesta, in merito al personale occupato presso lo Studio
veterinario ed in particolare in merito alle funzioni svolte dallo stesso, la
Camera di diritto tributario è giunta alla conclusione che la descrizione delle
attività di cui si sarebbe occupato il personale prestato allo studio
veterinario, era estremamente generica ed in ogni caso insufficiente a
consentire di valutare il carattere di spesa deducibile delle fatture. La
Camera aveva anche precisato come non fosse sufficiente, per adempiere l’onere
della prova, il riferimento a non meglio precisate mansioni amministrative e di
facchinaggio: lo studio veterinario poteva infatti già contare sulla
collaborazione della moglie del ricorrente. Inoltre neppure era giustificabile
il prestito di personale con un aumento dell’attività dello studio, posto come,
negli anni successivi a quelli esaminati, non era stato assunto alcun personale
in sostituzione di quello licenziato (si rilevava come in uno dei periodi
fiscali successivi i costi per salari fossero addirittura diminuiti). Nella
sentenza si concludeva indicando come: «L’esistenza di rapporti di prossimità
tra lo studio veterinario e la neo costituita società anonima rappresenta un
chiaro indizio che permette di accreditare la tesi di un travaso di utili, in
base a valutazioni di convenienza fiscale. Come sottolineato dall’autorità di
tassazione, le perdite d’esercizio registrate dalla neo costituita Q. SA hanno
infatti permesso al ricorrente di «gonfiare» le spese dello studio veterinario
nell’intento di diminuirne l’utile, senza d’altra parte condizionare la
tassazione della società anonima, che continuava a presentare risultati
d’esercizio praticamente nulli». La Camera aveva pertanto concluso ritenendo
come il costo del personale prestato allo studio veterinario non costituisse
una spesa commercialmente giustificata.
3.
3.1.
Nel caso sub
judice, va precisato che sia __________ che RI 1 sono state oggetto di
verifica da parte dell’Ispettorato fiscale.
Dai rapporti agli incarti
emerge come queste due persone giuridiche siano detenute dallo stesso azionariato:
per metà da __________ e per la rimanente metà da parte della madre di
quest’ultimo __________, residente a __________
Per quanto attiene al
Rapporto di verifica di RI 1, gli ispettori hanno approfondito – dal conto
economico – la voce legata alle consulenze per prestazioni fornite da parte di
terzi.
In particolare, è stato
rilevato come nel 2014 le prestazioni fornite da __________ (in precedenza __________)
a favore RI 1 fossero state quantificate in fr. 132'050.- (nel 2013 la somma
era pari a fr. 100'166.-, mentre che nel 2012 di fr. 73'486.-).
Già l’ispettorato fiscale rimarcava
che, nonostante molteplici richieste, non erano mai stati presentati dalla
società ricorrente i dettagli del lavoro prestato da parte dei dipendenti di __________.
Inoltre l’Ispettorato aveva
rilevato che dall’analisi dei conti di __________ emergeva che quest’ultima doveva
essere risanata già dal 2012 (Rapporto di verifica dell’Ispettorato fiscale concernente
RI 1, p. 16).
__________
2012.
2013.
2014.
CA liberato
100'000.-
100'000.-
100'000.-
Riserva legale da utili
9'100.-
9'100.-
9'100.-
Risultati riportati
(-) 6'111.-
(-) 128'249.-
(-) 156'570.-
Risultato d'esercizio
(-) 122'138.-
(-) 28'312.-
(-) 10'932.-
Capitale
(-) 19'149.-
(-) 47'470.-
(-) 58'402.-
3.2
L’autorità fiscale lamenta
che la ricorrente non abbia mai prodotto alcun documento al comprova del lavoro
effettivamente svolto dai dipendenti di __________ SA, che sarebbero stati
messi a disposizione di RI 1. In tal modo, sarebbe venuto meno agli obblighi
dipendenti dalla ripartizione dell’onere della prova.
L’insorgente, da parte
sua, sostiene che a tal fine sarebbe sufficiente “la lista del personale __________
SA che ha gestito i mandati di RI 1 e da quest’ultima fatturati alla propria
clientela”, mentre non si potrebbe pretendere la produzione del “time sheet a
sostegno della fatturazione… poiché in uso solitamente presso le grandi
fiduciarie dedite prevalentemente a fatturazione oraria”.
A tale riguardo, va
ricordato che l’art. 333 cpv. 4 CO esclude che il datore di lavoro possa
trasferire a un terzo i diritti derivanti dal rapporto di lavoro, in quanto il
contrario non risulti da un accordo o dalle circostanze. Con questa
disposizione, il codice delle obbligazioni vieta al datore di lavoro di cedere
a terzi i diritti derivanti dal rapporto di lavoro e in particolare il diritto
alla prestazione di lavoro. Un prestito di personale senza il consenso dei dipendenti
interessati è vietato, nell’interesse della tutela della personalità del
lavoratore (cfr. p. es. Staehelin,
Der Arbeitsvertrag, Zürcher Kommentar, vol. V/2c, 4a ediz., Zurigo
2014, n. 16 ad art. 333 CO, p. 57, con riferimento a DTF 114 II 352). Il prestito
di personale è ormai disciplinato da un’apposita legge, la Legge federale del 6
ottobre 1989 sul collocamento e il personale a prestito (LC; RS 823.11). La
fornitura di personale a prestito comprende il lavoro temporaneo, il lavoro a
prestito e la cessione occasionale di lavoratori ad imprese acquisitrici (art.
27.
cpv. 1 dell’Ordinanza del 16 gennaio 1991 sul collocamento e il personale a
prestito [OC; RS 823.111]). Tutte e tre le forme hanno in comune il fatto che
le prerogative del datore di lavoro sono suddivise fra prestatore e impresa
acquisitrice e, in particolare, il prestatore cede all’impresa acquisitrice il
potere di impartire istruzioni al lavoratore (art. 26 cpv. 1 OC). In tutti e
tre i casi, inoltre, il prestatore conclude con il lavoratore un contratto di
lavoro scritto e con l’impresa acquisitrice un contratto di fornitura di personale
a prestito scritto; il lavoratore non ha pertanto alcun rapporto contrattuale
diretto con l’impresa acquisitrice (Staehelin,
op. cit., n. 17 ad art. 333 CO, p. 58).
Ora, per giustificare il
prestito dei suoi dipendenti alla ricorrente, la __________ SA avrebbe dovuto
produrre i contratti scritti richiesti dalla citata legge federale e
soprattutto i contratti di lavoro contenenti il consenso dei lavoratori,
consenso che è necessario anche se l’impresa acquisitrice appartiene allo
stesso gruppo del prestatore (Chenaux/Martin,
Commentaire du contrat de travail, Berna 2013, n. 30 ad art. 333 CO, p. 549).
Anche senza pretendere che
la ricorrente producesse i timesheet relativi all’impegno giornaliero
dei dipendenti che sarebbero stati prestati, l’autorità fiscale poteva comunque
attendersi che la contribuente producesse, a comprova della messa a disposizione
dei collaboratori della società sorella, i contratti su cui il prestito del
personale si era basato.
3.3
D’altra parte, anche
volendo ignorare le implicazioni delle regole relative all’onere della prova,
si deve ammettere che la documentazione agli atti non supporta la tesi della
ricorrente.
Se si esaminano i costi
legati al personale, che risultano dal conto economico di RI 1 si possono ricavare
i seguenti dati:
·
2012: fr. 1'234'946.98;
·
2013: fr. 759'191.35;
·
2014: fr. 550'921.65.
Sempre per quanto riguarda
i dipendenti, emerge dall’allegata dichiarazione dei salari e degli assegni
familiari per l’anno 2014, che in questo periodo fiscale presso RI 1 erano
impiegate 10 persone. Per il 2013 agli atti si ha unicamente il conteggio relativo
agli assegni familiari, ma tuttavia da questo si può rilevare che sono state
impiegate 14 persone (invero 10 dipendenti hanno lavorato dal 1°.1 al 31.12.
dell’anno, mentre le rimanenti 4 hanno svolto periodi più brevi di un anno).
Nel 2012 si potevano contare – sempre dal conteggio relativo agli assegni
famigliari – 18 dipendenti di RI 1 (invero 12 dipendenti hanno lavorato dal 1°.1
al 31.12. dell’anno, mentre i rimanenti 6 hanno svolto periodi più brevi di un
anno).
Per questi tre periodi
fiscali, l’utile dichiarato da parte di __________ è stato il seguente:
·
2012: fr. 28'084.35;
·
2013: fr. 17'406.39;
·
2014: fr. 8'815.28.
Sempre dal conto economico
si possono dedurre i seguenti elementi per quanto concerne il fatturato di RI 1:
·
2012: fr. 1'615'147.68;
·
2013: fr. 1'188'083.73;
·
2014: fr. 1'116'433.87.
Come si può notare si
evidenzia un calo del fatturato, che si è contratto dal 2012 al 2014 di quasi
mezzo milione di franchi.
3.4
In simili circostanze, mal
si comprende come la ricorrente possa affermare nel gravame che nel 2014 fosse
“sottodotata” di personale: dai dati citati non si può che rilevare che vi è
stata negli anni una contrazione della cifra d’affari accompagnata da una
diminuzione del personale dipendente.
Non s’intravvedono pertanto
ragioni commerciali che possano aver indotto la ricorrente a far capo a
dipendenti di un’altra società (seppur sorella) per seguire mandati conferiti
dai clienti a RI 1, quando sia la cifra d’affari di quest’ultima era in drastica
diminuzione sia il suo personale si era ridotto.
Ora – analogamente alla
sentenza relativa allo studio veterinario – si ritiene come l’UTPG abbia correttamente
ravvisato che l’asserito scambio di prestazioni tra le società sorelle non fosse
giustificato commercialmente, ma come rilevato dall’UPTG fosse piuttosto un
travaso di utili operato nel contesto di una situazione di “società sorelle”.
Nella situazione esposta,
si deve ritenere che l’autorità fiscale abbia manifestato una certa generosità
nei confronti della società contribuente, riconoscendo una parte dell’importo
fatto valere (fr. 50'000.-), sebbene essa non abbia comprovato in alcuna
maniera l’esistenza e la congruità dei costi sopportati a titolo di prestazioni
fornite da terzi.
3.5
Stando così le cose l’UTPG
ha giustamente ripreso negli utili della società l’importo di fr. 82'000.-. È
infatti incontestabile che la società ricorrente abbia effettuato una
prestazione valutabile in denaro alla società sorella __________ SA, i cui
conti presentavano perdite cospicue.
4.
Visto quanto precede
il ricorso è respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico
della ricorrente, soccombente.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Le spese processuali
consistenti:
a. nella tassa di
giustizia di fr. 2’000.–
b. nelle spese di
cancelleria di complessivi fr. 500.–
per un totale di fr. 2’500.–
sono a carico della
ricorrente.
3. Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).
4. Intimazione a:
-
(per sé e per RI 1);
-
;
-
;
-
.
Copia per conoscenza:
-
municipio di __________.
per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello
Il
presidente: La segretaria: