80.2018.170
Reddito dell’attività lucrativa dipendente: rimborso spese forfetario, regolamento delle spese non approvato dall’autorità fiscale
20 dicembre 2018Italiano20 min
Source ti.ch
Incarti n.
80.2018.170
80.2018.171
Lugano
20 dicembre 2018/dp
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di diritto tributario del Tribunale
d'appello
composta dai giudici
Andrea
Pedroli, presidente,
Mauro Mini, Raffaele
Guffi
segretaria
Mara
Regazzoni
parti
RI
1
contro
RS
1
oggetto
ricorso
del 9 agosto 2018 contro la decisione del 25 giugno / 10 luglio 2018 in
materia di IC e IFD 2012 e 2013.
Fatti
A. RI 1 ha lavorato come
rappresentante alle dipendenze della __________ dal 2005 a metà 2013 ed è
attualmente amministratore della __________, società avente come scopo sociale
l’acquisto, la vendita e la gestione di esercizi pubblici, la compravendita,
l’import e l’export di bibite e derrate alimentari.
Alla dichiarazione
d’imposta relativa all’anno fiscale 2012, il contribuente ha allegato un
certificato di salario, rilasciatogli dal suo datore di lavoro, dal quale risultava
che aveva percepito uno stipendio netto di fr. 84'087.–, cui si aggiungevano
delle indennità per spese forfettarie, nella misura di fr. 42'000.– per spese
di rappresentanza e di fr. 6'400.– per spese di automobile.
Per l’anno fiscale 2013
invece, avendo lavorato presso la __________ fino al mese di luglio, il
certificato di salario attestava uno stipendio netto di fr. 49'107.–, oltre ad
una rifusione forfettaria di fr. 11'375.– per spese di rappresentanza e di fr.
2'600.-- per spese di automobile.
Dalla dichiarazione
d’imposta 2013 emergeva inoltre che il contribuente, il 20 ottobre 2013,
avrebbe contratto un debito di CHF 50'000.-- con il sig. __________ di __________,
a titolo gratuito e da rimborsarsi entro il mese di luglio 2014.
Con scritti del 4 e del 12
luglio 2017, l’RS 1 si rivolgeva al contribuente, inviandogli un calcolo delle
entrate e delle uscite del 2013 ed invitandolo a documentare ogni rettifica
dello stesso, e chiedendogli anche di produrre i giustificativi bancari a
comprova del prestito ricevuto da __________. Nella seconda lettera, avvertiva
il destinatario che, in caso di mancata risposta, avrebbe proceduto ad una
tassazione d’ufficio.
RI 1 rispondeva, con due
lettere, rispettivamente del 10 e del 17 luglio 2017, producendo copia di un
contratto di prestito e precisando di non avere “nessun giustificativo bancario
in quanto la banca (__________), a suo tempo non aveva accettato il versamento
in contanti”.
B. a.
Con decisione del
19 luglio 2017 l’Ufficio circondariale di tassazione RS 1 notificava al
contribuente la tassazione IC/IFD 2012, commisurando il reddito imponibile in
fr. 82’200.– per l’IC e in fr. 83'100.– per l’IFD e la sostanza imponibile in
fr. 320'000.–.
Rispetto alla
dichiarazione d’imposta, l’autorità aveva aggiunto al reddito del lavoro la
differenza tra l’importo forfettario di rifusione delle spese di rappresentanza
percepito nel 2012 (ossia fr. 42'000.–) e “l’importo massimo ammesso fiscalmente”
di fr. 8'000.–.
L’Ufficio di tassazione
non aveva inoltre ammesso la deduzione di fr. 2'500.—per “altre spese
professionali”, adducendo come motivazione che, in caso di versamento da parte
del datore di lavoro di un’indennità forfettaria atta a coprire le spese
sopportate dal dipendente, essa si presume già idonea a coprire tutte le spese
sostenute come dipendente.
La decisione aveva inoltre
corretto il valore imponibile delle azioni della __________ (pari a fr. 65'743.–)
e il valore di riscatto delle polizze di assicurazione secondo gli attestati
allegati alla dichiarazione d’imposte.
b.
Con decisione del 16
agosto 2017, l’Ufficio di tassazione notificava al contribuente la tassazione
IC/IFD 2013, nella quale commisurava il reddito imponibile in fr. 86'000.– per
l’IC ed in fr. 88'500.– per l’IFD e la sostanza imponibile in fr. 367'000.–.
Anche in questo caso,
aveva aggiunto al reddito del lavoro la differenza tra l’importo forfettario di
rifusione delle spese di rappresentanza percepito nel 2013 (fr. 11'375.–) e “l’importo
massimo ammesso fiscalmente” di fr. 4’700.– (pro rata 7 mesi di fr. 8'000.–).
Aveva inoltre aggiunto ai
proventi dichiarati “altri redditi” per fr. 45'000.–, a titolo di “prestazioni
valutabili in denaro o reddito d’altra fonte stabiliti per insufficienza di
disponibilità finanziaria”.
A tale riguardo, l’autorità
sottolineava di aver richiesto “l’inoltro di osservazioni e di documentazione relativa
a eventuali modifiche del calcolo finanziario allestito dall’autorità fiscale”,
ma che non era “stata presentata documentazione sufficientemente esaustiva”,
ragione per cui si procedeva “ad una tassazione d’ufficio parziale,
limitatamente al reddito esposto alla cifra 6.3”.
L’Ufficio di tassazione
aveva inoltre negato la deduzione del debito professato nei confronti di __________,
in quanto non comprovato.
C. Con due reclami,
rispettivamente del 17 luglio e del 31 agosto 2017, il contribuente ha
contestato le decisioni di tassazione per i periodi fiscali 2012 e 2013.
Il reclamante è stato
convocato in audizione presso l’Ufficio di tassazione di RS 1 il 25 giugno
2018. Le parti hanno sottoscritto un verbale del seguente tenore:
A fronte della contestazione
inoltrata per i periodi fiscali 2012 e 2013, il contribuente è presente negli
uffici dell'autorità fiscale per sostenere la propria tesi.
Per il periodo fiscale 2012 si
è proceduto a richiedere al contribuente i giustificativi relativi alle spese
professionali sostenute ed eccedenti la rifusione forfettaria elargita dal
datore di lavoro. Lo stesso dichiara che le spese sostenute sono effettivamente
superiori a CHF 42'000.- annui, ma che purtroppo ha già gettato tutti i
giustificativi relativi al periodo fiscale in questione.
Conferma di avere in suo possesso giustificativi dall'anno 2000 al 2018 tranne
che per i periodi 2009-2010-2011-2012-2013.
Per l'anno 2013 si ripresenta
una fattispecie analoga, ma in misura minore poiché l'attività lucrativa in
seno alla Zanini Sulmoni SA è limitata dal 01.01 — al 31.07.2013.
Inoltre nel 2013 il contribuente ha contratto un presunto debito con il signor __________
domiciliato ad __________ (__________) giustificato unicamente da un contratto
firmato da entrambe le parti, ma senza portare documentazione bancaria a
comprova della transazione (il contribuente sostiene che la banca __________
non aveva a suo tempo accettato il versamento di contanti da parte del signor __________,
e quindi la transazione è avvenuta gioco forza in contanti).
A fronte di quanto sopra,
l'autorità fiscale non può discostarsi dalla decisione di prima istanza, poiché
non è in possesso di comprove sufficienti a giustificare da un lato lo stralcio
del reddito imposto quale integrazione salariale nel 2012 e in minor parte nel
2013, nonché lo stralcio del reddito d'altra fonte stabilito per insufficienza
di disponibilità finanziaria.
Il contribuente firma il
verbale per presa visione, ma non è d'accordo con quanto sopra; valuterà un
ricorso alla Camera di diritto tributario.
Con due decisioni del 10
luglio 2018, l’Ufficio di tassazione ha respinto i reclami del contribuente,
rimandando per le motivazioni al verbale di udienza del 25 giugno 2018.
D. Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario del 9 agosto 2018, RI 1 contesta in
ordine che il provvedimento formale impugnabile sia il verbale di audizione del
25 giugno 2018, ma afferma tuttavia di ricorrere “a titolo prudenziale” contro
quest’ultimo.
Nel merito, postula
l’esenzione dall’imposta dei rimborsi spese versati dal suo datore di lavoro e
sostiene che l’Ufficio di tassazione avrebbe voluto punirlo per il fatto che “accidentalmente”
questi non fosse più in possesso delle distinte comprovanti le spese di
rappresentanza sostenute nel 2012 e parzialmente nel 2013, “contrariamente alle
chiare risultanze e i precedenti 18 anni”.
Il ricorrente afferma
inoltre che escludere tutte le spese di rappresentanza chieste in deduzione
sarebbe contrario al principio di buona fede e arbitrario, affermando inoltre
che, negli ultimi 18 anni, “ha sempre lavorato presso la __________i, con
modalità di stipendio e copertura spese rimaste invariate”.
L’insorgente lamenta poi
il mancato riconoscimento del contratto di prestito concluso __________ e
ribadisce che avrebbe ricevuto l’importo di fr. 50'000.– in contanti, con la
conseguenza che il relativo importo non potrebbe essere tassato come reddito accessorio
o da altra fonte.
Il ricorrente sostiene di
aver invitato più volte, senza alcun esito, l’Autorità a incrociare i dati e a
sentire sia il mutuante sia i titolari della __________.
E. Nelle sue
osservazioni del 18 settembre 2018, l’Ufficio di tassazione ha rilevato che il
regolamento spese della __________ non è stato preventivamente approvato dalla PI
1.
Diritto
1. Il contribuente può
impugnare con ricorso scritto la decisione su reclamo dell’autorità di
tassazione, entro trenta giorni dalla notifica, davanti alla Camera di diritto
tributario (art. 227 cpv. 1 prima frase LT; per l’imposta federale diretta,
cfr. l’art. 140 cpv. 1 prima frase LIFD).
Ne consegue che, come
peraltro riconosciuto dallo stesso ricorrente, il verbale di audizione,
sottoscritto dalle parti il 25 giugno 2018, non costituisce una decisione
impugnabile.
Il ricorso è per contro
ricevibile, nella misura in cui è stato interposto entro il termine di trenta
giorni dalla notifica della decisione su reclamo del 10 luglio 2018.
I. Imposizione indennità
per spese forfetarie
2. 2.1.
Il ricorso verte in primo
luogo sull’imposizione di parte dei rimborsi spese forfetari, riconosciuti al
contribuente dal suo ex datore di lavoro.
2.2.
Per gli articoli 16 cpv. 1
LT e 17 cpv. 1 LIFD, sono imponibili tutti i proventi di un'attività
dipendente, retta dal diritto privato o pubblico, compresi i proventi accessori,
quali indennità per prestazioni straordinarie, provvigioni, assegni, premi per
anzianità di servizio, gratificazioni, mance, tantièmes, vantaggi valutabili in
denaro risultanti da partecipazioni di collaboratore e altri vantaggi
valutabili in denaro.
Sotto tale nozione
di reddito possono anche venir assunti i pagamenti effettuati dal datore di
lavoro per il rimborso di spese sostenute dal dipendente nell’esercizio dei
propri compiti. Le rifusioni di spese e gli altri rimborsi per il
personale dirigente e del servizio esterno come pure le spese forfettarie
devono infatti essere indicati sul certificato di salario, affinché se ne possa
verificare la giustificazione commerciale, per il fatto che se superano i costi
effettivi del dipendente costituiscono per l’appunto integrazione di salario (Locher, Kommentar zum DBG, Vol. I, Basilea/Therwil
2001, n. 25 ad art. 17 LIFD, p. 321).
2.3.
Il datore di lavoro deve
rimborsare al lavoratore tutte le spese rese necessarie dall'esecuzione del
lavoro e, se è occupato fuori del luogo di lavoro, anche le spese di
sussistenza (art. 327a cpv. 1 CO). Mediante accordo scritto, contratto
normale o contratto collettivo può essere convenuto o stabilito un rimborso in
forma d'indennità fissa, come diarie o indennità complessive settimanali o mensili,
a condizione che copra tutte le spese necessarie (art. 327a cpv. 2 CO).
Nell’ambito della
compilazione del certificato di salario, alle cifre 13.1 e 13.2, il datore di
lavoro deve indicare gli importi che considera quali rimborsi delle spese che
non fanno parte del salario lordo secondo la cifra 8 del citato certificato
(cfr. Istruzioni per la compilazione del certificato di salario risp.
dell’attestazione delle rendite (Modulo 11) del 20 gennaio 2010, rilasciate
dalla CFS e dall’AFC, p. 11; Bosshard/Mösli, Der neue Lohnausweis, Das Handbuch für die Praxis, Berna 2007, p. 88,
90, 98). Sono considerate “rimborsi delle spese” tutte le indennità accordate
dal datore di lavoro per le spese che ne derivano al dipendente nell’ambito
della sua attività professionale come, ad esempio, in occasione di viaggi di
lavoro. Non rientrano nel rimborso delle spese le indennità del datore di
lavoro a copertura delle spese sostenute al di fuori dell’orario di lavoro
effettivo. Queste indennità per spese professionali sono, ad esempio, le spese
di trasporto (tragitto verso il luogo di lavoro), come pure le spese per
l’utilizzazione di locali privati per l’attività professionale o quale
deposito. Simili indennità sono sempre da aggiungere al salario lordo (cfr.
cifre da 1 a 7 del certificato di salario).
I datori di lavoro che
dispongono di una regolamentazione delle spese hanno la facoltà di presentare
all’autorità fiscale del Cantone della propria sede un’istanza per ottenere
l’approvazione del regolamento delle spese, che riguarda sia il rimborso delle
spese effettive, sia il rimborso delle spese forfetarie.
Il regolamento spese,
approvato dalla Divisione contribuzioni del Cantone, è di principio
riconosciuto da tutti i cantoni. I datori di lavoro che hanno un proprio regolamento
delle spese approvato devono indicare, alla cifra 15, quanto segue:
“Regolamento delle spese approvato dal Cantone […], il [inserire data]“ (cfr.
Istruzioni per la compilazione del certificato di salario risp.
dell’attestazione delle rendite [Modulo 11] del 20 gennaio 2010, rilasciate
dalla CFS e dall’AFC, p. 11 e 12).
2.4.
Rimborsi
spese forfetari, che non sono fondati su un regolamento delle spese approvato,
non possono essere dedotte dal reddito imponibile, se il contribuente non ha
provato che siano giustificate commercialmente. L’onere della prova è a carico
del contribuente (cfr. p. es. la sentenza del TF 2C_112/2014 del 15.9.2014
consid. 6.1 e giurisprudenza citata).
3. 3.1.
Nella fattispecie, il
datore di lavoro del contribuente ha versato a quest’ultimo le seguenti
indennità per spese forfetarie: nel 2012 fr. 42'000.– per spese di rappresentanza
e fr. 6'400.– per spese di automobile; nel 2013 (fino al 31.7), fr. 11'375.–
per spese di rappresentanza e fr. 2'600.– per spese di automobile.
Con la decisione impugnata,
l’RS 1Lugano Campagna ha ammesso il carattere di rimborso spese dell’indennità
relativa all’uso dell’automobile, mentre ha ripreso, quale reddito
dell’attività lucrativa dipendente, la parte dell’indennità forfetaria per
spese di rappresentanza che eccede l’importo di fr. 8'000.– all’anno, cioè fr.
34'000.– nel 2012 e fr. 6'675.– nel 2013.
Il ricorrente contesta che
gli importi litigiosi costituiscano integrazione di salario, limitandosi
peraltro ad affermare di “non essere d’accordo” con le stime effettuate
dall’Ufficio di tassazione e adducendo di aver beneficiato delle indennità
forfetarie anche negli anni precedenti.
3.2.
Come già ricordato, le
autorità di tassazione riconoscono senz’altro il carattere di rimborso spese degli
importi versati dal datore di lavoro, quando si fondano su un regolamento delle
spese approvato. In tal caso, nell’ambito della tassazione del dipendente si
esamina unicamente la corrispondenza dell’ammontare del rimborso spese
riconosciuto con quello del relativo forfait approvato.
Nei certificati di salario
rilasciati al ricorrente dall’allora datore di lavoro non viene indicato che le
indennità in discussione siano state erogate in base ad un regolamento delle
spese approvato dall’autorità fiscale.
Spettava di conseguenza al
contribuente stesso di provare di aver sostenuto spese che dovevano essere
rimborsate dal datore di lavoro. A tale riguardo, nel verbale dell’audizione
del 25 giugno 2018, si legge quanto segue:
Per il periodo fiscale 2012 si
è proceduto a richiedere al contribuente i giustificativi relativi alle spese
professionali sostenute ed eccedenti la rifusione forfettaria elargita dal
datore di lavoro. Lo stesso dichiara che le spese sostenute sono effettivamente
superiori a CHF 42'000.-- annui, ma che purtroppo ha già gettato tutti i
giustificativi relativi al periodo fiscale in questione.
Conferma di avere in suo
possesso giustificativi dall’anno 2000 al 2018 tranne che per i periodi
2009-2010-2011-2012-2013.
[…]
Per l’anno 2013 si ripresenta una fattispecie analoga,
ma in misura minore poiché l’attività lucrativa in seno alla __________ è
limitata dal 01.01 - al 31.07.2013.
Il
contribuente ha pertanto sostenuto di non essere in grado di comprovare le
spese sostenute, non disponendo dei giustificativi. In queste circostanze, si
rivela persino generosa la decisione dell’autorità fiscale, che, in mancanza di
ogni giustificativo, ha ammesso che costituissero indennità per spese, e non
reddito del lavoro, l’intera rifusione forfetaria delle spese per l’automobile
e l’importo di fr. 8'000.– all’anno per spese di rappresentanza.
4. 4.1.
L’insorgente
invoca tuttavia la propria buona fede, argomentando di aver sempre lavorato,
durante gli ultimi 18 anni, presso la ditta __________ SA “con modalità di
stipendio e copertura spese rimaste invariate”.
4.2.
Ad un
contribuente, che rimproverava alle autorità cantonali di avergli negato il
riconoscimento di spese forfetarie, dopo che nei periodi precedenti le aveva ammesse,
inducendolo in tal modo a non conservare i giustificativi, il Tribunale federale
ha replicato che l’autorità fiscale non gli aveva mai assicurato che avrebbe riconosciuto
le spese in questione per determinati periodi fiscali. Il semplice fatto che,
in precedenti periodi fiscali, il fisco avesse deciso in modo diverso non
bastava a far sorgere l’affidamento del contribuente (sentenza 2C_112/2014 del
15.9.2014 consid. 6.2).
Va al
proposito ricordato che la costante giurisprudenza del Tribunale federale ha
escluso che un ricorrente possa pretendere di ottenere un trattamento più favorevole
appellandosi al principio della buona fede (art. 9 Cost.). In effetti, il
diritto tributario è marcato dal principio della legalità, di modo che le
regole della buona fede hanno solo una portata limitata, soprattutto se si trovano
in conflitto proprio con l’esigenza di legalità (DTF 131 II 627 consid. 6.1;
118 Ib 312 consid. 3b). In virtù di tale esigenza, l’autorità di tassazione è
tenuta ad apprezzare gli elementi imponibili di ogni periodo fiscale
conformemente alla legge e senza essere vincolata da sue eventuali decisioni
adottate precedentemente su questioni analoghe. Le decisioni di tassazione non
implicano pertanto di principio alcuna assicurazione per notifiche ulteriori
(cfr. sentenza 2C_260/2008 del 6 agosto 2008, in RtiD I-2009 n. 20t, consid.
4.2; sentenza 2P.250/2004 del 13 giugno 2005, in RtiD II-2005 n. 10t, consid.
6.3; sentenza 2P.173/2002 del 7 febbraio 2003, in RDAT II-2003 n. 15t, consid.
5.3; sentenza 2A.62/1997 del 3 maggio 1999, in: ASA 69 p. 793, consid. 2).
4.3.
Ne consegue
che la semplice circostanza, addotta dall’insorgente, che per 18 anni sia stato
retribuito anche con cospicue indennità forfetarie per spese non giustifica
l’esenzione integrale degli importi versati dal datore di lavoro nei periodi fiscali
in questione.
Considerandi
II. Deduzione
del preteso debito nei confronti di __________
5.
5.1.
L’insorgente
contesta pure la mancata deduzione del debito professato nei confronti di __________.
L’Ufficio di
tassazione ha tuttavia negato la deduzione del prestito in questione, ritenendo
che non ne sia stata provata l’esistenza.
Sempre con
riferimento all’anno fiscale 2013, l’Ufficio di tassazione ha rilevato entrate
insufficienti per far fronte al fabbisogno del contribuente, alla luce di
totali fr. 298'697.– di entrate – non considerando il prestito __________ – e fr.
303'851.– di uscite, con una differenza passiva di fr. 5'154.–. Fra le uscite
del periodo fiscale, si segnalano in particolar modo due prestiti fatti dal
contribuente per 100'000 franchi ciascuno, l’uno ad __________ e l’altro alla __________
SA di __________.
A causa
delle incongruenze appena esposte, l’Ufficio ha inviato a due riprese al
contribuente il calcolo del dispendio. Il ricorrente si è limitato a
trasmettere all’Ufficio di tassazione un contratto di mutuo, firmato dalle
parti. L’Ufficio di tassazione ha allora aggiunto ai proventi dichiarati un
reddito d’altra fonte di fr. 45'000.–, stabilito in base all’ammanco di
disponibilità risultante dalla situazione dello stesso contribuente e della sua
convivente ____________________.
In questa
sede, l’insorgente non mette in discussione il calcolo delle entrate e delle
uscite, ma ritiene di aver provato l’esistenza del debito.
5.2
I debiti
costituiscono dal profilo fiscale un elemento che concorre ad escludere o ridurre
il debito verso l’erario. Di conseguenza l’onere della prova incombe al
contribuente (DTF 133 II 153 consid. 4.3; 121 II 257 consid. 4c/aa). Di regola
quando il creditore è domiciliato in Svizzera è sufficiente indicare il suo
nome ed il suo indirizzo perché sulla base di questi dati l’autorità può agevolmente
effettuare delle verifiche. In presenza di contribuenti che pretendono di
dedurre dal loro reddito interessi passivi versati a persone fisiche o giuridiche
con domicilio o sede all’estero occorrono per contro informazioni più precise e
più complete ed un maggiore rigore d'indagine, al fine di garantire la
generalità dell'imposta e la parità di trattamento tra gli amministrati. Ciò vale
in particolare quando i creditori sono entità giuridiche con sede in Stati che
consentono domiciliazioni fittizie (sentenza del TF 2C_340/2007 del 22.1.2008
consid. 3.3 con riferimenti).
5.3
Nel verbale di audizione
del 25 giugno 2018, che funge da motivazione della decisione impugnata, l’Ufficio
di tassazione ha rilevato che “nel 2013 il contribuente ha contratto un
presunto debito con il sig__________ […] giustificato unicamente da un contratto
firmato da entrambe le parti, ma senza portare documentazione bancaria a comprova
della transazione (il contribuente sostiene che la __________ non avrebbe a suo
tempo accettato il versamento di contanti da parte del __________) e quindi la
transazione è avvenuta gioco forza in contanti”.
Era
senz’altro giustificata la richiesta di documentazione, inoltrata dall’Ufficio
di tassazione al contribuente, che si era limitato a far valere il debito nei
confronti di __________, senza allegare alcun giustificativo ed in particolar
modo l’attestazione scritta del creditore, richiesta dagli articoli 127 cpv. 1
lett. b LIFD e 201 cpv. 1 lett. b LT.
La sola
circostanza che il contribuente non abbia prodotto copia della documentazione
bancaria richiestagli (avviso di accredito nei conti del debitore e avviso di
addebito nei conti del creditore) non è tuttavia sufficiente perché sia negata
la deduzione del debito litigioso, essendo il preteso creditore domiciliato nel
Canton Ticino.
Non è noto
l’esito di eventuali verifiche intraprese dall’Ufficio di tassazione in merito
alla dichiarazione d’imposta dello stesso __________. Se l’autorità fiscale
avesse verificato che quest’ultimo non ha dichiarato il credito nei confronti
dell’insorgente, avrebbe dovuto indirizzargli una richiesta di informazioni ed
eventualmente esigere l’invio dell’attestazione, se il contribuente, nonostante
diffida, non l’avesse prodotta (articoli 127 cpv. 2 LIFD e 201 cpv. 2 LT). Se
invece avesse constatato che il preteso mutuante aveva dichiarato il credito,
avrebbe dovuto spiegare per quali ragioni aveva nondimeno ritenuto inesistente
il debito professato dal contribuente.
L’Ufficio di
tassazione non ha del resto avanzato il minimo dubbio in merito all’esistenza
dei prestiti che lo stesso contribuente avrebbe fatto, nel medesimo periodo
fiscale, ad __________ e alla __________ SA, per un importo complessivo di fr.
100'000.–. Solo il secondo risulta essere stato eseguito mediante accredito su
un conto bancario e con versamento di interessi. I due crediti in questione
rappresentano peraltro la quasi totalità del patrimonio del ricorrente.
In
considerazione del fatto che sia il debito del contribuente nei confronti di __________
sia quello di __________ nei suoi confronti dovrebbero nel frattempo essere
stati rimborsati, avendo una durata contrattuale molto breve, sarà altresì
interessante verificare con quali modalità saranno stati estinti i debiti in questione
e quali effetti avrà avuto il loro rimborso sulla liquidità dei contraenti.
La
situazione economica che emerge dai contratti di prestito stipulati dal contribuente
nel corso del 2013 merita pertanto di essere approfondita, anche alla luce
della circostanza che nessuno di essi è stato assoggettato all’imposta di bollo
prevista dall’art. 2 cpv. 1 lett. b della Legge sull’imposta di bollo e
sugli spettacoli cinematografici del 20 ottobre 1986 (RL 653.100).
5.4
In queste
circostanze, si giustifica l’annullamento della decisione impugnata, nella
misura in cui concerne il riconoscimento del debito nei confronti di __________,
perché sia adottata una nuova decisione motivata, dopo ulteriori accertamenti
in merito ai debiti e ai crediti dichiarati dall’insorgente. L’esito di questi
accertamenti è suscettibile di riflettersi anche sul reddito d’altra fonte.
6.
Visto
l’esito del ricorso, la tassa di giustizia e le spese processuali sono a carico
del ricorrente in proporzione alla sua soccombenza.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT
dichiara e pronuncia
1. 1.1. Il
ricorso in materia di IC e IFD 2012 è respinto.
1.2. Nella
misura in cui concerne l’indennità per spese forfetarie, il ricorso in materia
di IC e IFD 2013 è respinto.
1.2. Nella
misura in cui concerne il debito nei confronti di __________, la decisione su
reclamo del 10 luglio 2018 in materia di IC e IFD 2013 è annullata e gli atti
sono rinviati all’Ufficio di tassazione per una nuova decisione, dopo ulteriori
accertamenti. Copia per conoscenza:
-
municipio di .
per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello
Il
presidente: La segretaria: