80.2019.13
Procedura: ricupero d’imposta, prescrizione assoluta, 15 anni dalla fine del periodo fiscale, ricorso ancora pendente dopo 15 anni
6 novembre 2020Italiano66 min
federale delle contribuzioni (qui di seguito AFC), in collaborazione con l’amministrazione
Source ti.ch
Incarti n.
80.2019.13
80.2019.16
80.2020.124
Lugano
06 novembre 2020
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di diritto tributario del Tribunale
d'appello
composta dai giudici
Andrea
Pedroli, presidente,
Mauro Mini, Raffaele Guffi
segretaria
Sabrina
Piemontesi - Gianola, vicecancelliera
parti
RI
1
rappr.
da: RA 1
contro
RS
1
oggetto
ricorso
del 27 dicembre 2018 contro la decisione del 26 novembre 2018 in materia di recupero
dell’ imposta federale, cantonale e comunale 2003-2005.
Fatti
Fatti
A.
a.
Il 20.2.2012 il Capo del
Dipartimento federale delle finanze ha promosso un’inchiesta fiscale secondo
gli articoli 190 e ss. LIFD,
nei confronti di RI 1, e
di __________ e di ogni altra persona che potrebbe aver contribuito ai reati
oggetto dell’inchiesta. Sono state incaricate dell’inchiesta l’Amministrazione
federale delle contribuzioni (qui di seguito AFC), in collaborazione con l’amministrazione
cantonale.
Nei confronti di RI 1 venivano
condotte due inchieste separate: la prima per i reati riguardanti la mancata
dichiarazione di redditi e di parte degli utili delle società che gestivano la
“__________” e il “__________” (due postriboli), la seconda per i reati fiscali
in materia di imposta preventiva.
I rapporti della __________
inerenti alla procedura secondo gli articoli 190 e ss. LIFD nei confronti di RI
1 e di diverse società datano del 1°.2.2016.
b.
Dall’analisi preliminare
condotta dalla __________ sulle società che tra il 2003 e il 2012 hanno gestito
il postribolo “__________” e il “__________” è emerso che le stesse avrebbero
commesso sottrazione consumata (art. 175 LIFD) e tentativo di sottrazione (art.
176 LIFD) d’importanti somme d’imposta, contabilizzando unicamente una parte
della cifra d’affari realizzata e quindi degli utili. Inoltre, questo esame
preliminare della __________ ha permesso di stabilire che RI 1, nei periodi
fiscali dal 2003 al 2010, avrebbero commesso frode fiscale (art. 186 LIFD) e/o
prestato aiuto/partecipato/istigato alle
sottrazioni d’imposta
commesse dalle società che gestivano la “__________” (art. 177 LIFD),
ricorrendo a una contabilità e a dei documenti inesatti, con lo scopo di
occultare una parte della cifra d’affari realizzata. Per quanto attiene in
particolare al signor RI 1, la __________ ha poi concluso che lo stesso, nei
periodi fiscali dal 2003 al 2009 avrebbe commesso sottrazione consumata (art.
175 LIFD), rispettivamente tentativo di sottrazione (art. 176 LIFD), non
dichiarando l’integralità dei redditi effettivamente conseguiti.
B. Con raccomandata del
28.11.2012, l’Ufficio delle procedure speciali notificava a RI 1, per il
tramite dell’allora patrocinatore avv. __________ la notifica d’apertura
relativa al recupero d’imposta cantonale, comunale e federale per i periodi
compresi tra il 2003 ed il 2005 con la seguente motivazione:
“Considerato come dagli accertamenti in corso
presso la DAPI risulterebbero elementi non dichiarati fiscalmente, visto come
l’inchiesta sia ancora in corso, a titolo cautelativo, in attesa che la DAPI
concluda con i propri accertamenti, si ritiene di aprire una procedura di
ricupero d’imposta (…)”.
Al contribuente veniva inoltre
indicato:
“Ai fini della presente procedura valgono gli
stessi diritti e doveri previsti nell’ambito della procedura di tassazione
ordinaria. In particolare il contribuente ha l’obbligo di collaborare per
determinare l’importo dell’imposta dovuta e di fornire tutta la documentazione
richiesta”.
C. Il 15.6.2015 la DAPI
procedeva al processo verbale finale ed il 1°.2.2016 emanava il Rapporto
relativo all’inchiesta speciale avviata sulla base degli art. 190 e segg. LIFD.
D. Il 25.11.2016 l’Ufficio
delle procedure speciali trasmetteva al nuovo patrocinatore, l’avv. __________
(dello Studio legale __________) la decisione inerente il recupero d’imposta
per gli anni dal 2003 al 2005. Nella decisione veniva indicato:
“In
particolare sulla base delle informazioni fornite dalla Divisione affari penali
e inchieste (DAPI), Berna, con la presente decisione si procede al recupero
delle imposte sottratte per gli anni dal 2003 al 2005, sulla base delle
motivazioni e dei dati indicati nel rapporto della DAPI del 1.2.2016 e del
processo verbale finale del 15 giugno 2015, trasmessi a tutte le parti, e che
si danno qui per interamente riprodotti. In particolare ai fini della
determinazione degli elementi sottratti, si richiama il contenuto del rapporto
d’inchiesta ed il riassunto finale a pagina 19, nel quale vengono indicati gli
importi dei redditi sottratti. Gli elementi da riprendere sono pertanto così
definiti:
Anni di tassazione
2003
2004
2005
Redditi come da rapporto DAPI
1'296'640.-
1'294'760.-
1'570'150.-
Sulla base di tali
elementi veniva calcolato, da parte dell’Ufficio delle procedure speciali, il
recupero delle imposte “(…) non incassate in
precedenza e sono inoltre calcolati gli interessi di ritardo come previsto
dalle disposizioni di legge”.
Per quanto atteneva al
recupero d’imposta per l’IC dal 2003 al 2005, la stessa veniva quantificata in
complessivi fr. 633'406.- ai quali si sommava l’importo di fr. 128'631.10 a
titolo di interessi di ritardo, per complessivi fr. 762'037.10.
Per quanto concerneva il
recupero d’imposta per l’ICom dal 2003 al 2005, nei confronti del Comune di __________
il recupero d’imposta veniva quantificato in fr. 4'334.30 e gli interessi di
ritardo in fr. 814.35, per complessivi fr. 5'148.65. Per quanto atteneva al
Comune di __________ il recupero d’imposta veniva stabilito in fr. 554'466.30 e
gli interessi di ritardo in fr. 112'984.20, per complessivi fr. 667'450.50. Per
il Comune di __________, unicamente per l’anno 2005 il ricupero d’imposta
ammontava a fr. 105.90 ai quali si aggiungevano fr. 18.50 di interessi di
ritardo, per complessivi fr. 124.40. Per il Comune di __________, per l’anno
2004 il recupero d’imposta ammontava a fr. 55.15 e gli interessi di ritardo a
fr. 9.60, per complessivi fr. 64.75.
Per l’ICom e l’IC dal 2003
al 2005, l’importo complessivo richiesto a RI 1 era pari a fr. 1'434'825.40.
Per quanto concerneva
invece il recupero d’imposta per l’IFD dal 2003 al 2005 lo stesso veniva
quantificato in complessivi fr. 630'425.05 (importo comprensivo della somma di
fr. 126'490.55 a titolo di interessi di ritardo).
E. Con reclamo
20.12.2016, RI 1, rappresentato allora dall’avv. __________ (dello Studio
legale __________) ha contestato le decisioni concernenti il ricupero d’imposta
ICom, IC e IFD 2003-2005. Il contribuente censurava il procedimento della DAPI
che gli stava “(…) arrecando un danno economico ingente”: al fine di
dimostrare di non essere il beneficiario economico o l’organo di fatto delle
società che avrebbero gestito il __________ e la __________ ha indicato di aver
inoltrato diversi “(…) ricorsi ed opposizioni”.
Inoltre, a seguito della
procedura DAPI, iniziata l’8.3.2012, le società che gestivano gli esercizi
pubblici sopra indicati “(…) avevano da poco tempo cessato la loro attività
negli stabili di proprietà del reclamante. Dopo la rescissione di contratti di
locazione, le società __________ inoltre avevano tra l’altro lasciato oltre CHF
100'000.- di affitti impagati e oltre CHF 20'000.- di fatture di elettricità __________
impagate”.
RI 1 sollevava inoltre la
prescrizione delle decisioni impugnate ed indicava che le imposte richieste non
erano dovute.
F. Con decisione su
reclamo del 26.11.2018, l’Ufficio delle procedure speciali confermava le
decisioni impugnate in ambito di recupero d’imposta ICom, IC e IFD 2003 – 2005.
In merito alla
contestazione circa l’avvenuta prescrizione del diritto di tassare per i
periodi oggetto della procedura, l’Ufficio delle procedure speciali indicava
che la procedura di recupero d’imposta era stata aperta mediante una diffida
del 28.11.2012 ed un complemento del 13.11.2015. Il 26.11.2016 era stata
emanata la decisione. Secondo l’autorità fiscale erano stati pertanto
rispettati i combinati disposti degli art. 237 e 267 LT e 152 e 184 LIFD, i
quali specificano che esiste un termine di prescrizione assoluta di 15 anni. Al
momento dell’intimazione delle decisioni, tale termine non era trascorso.
L’autorità fiscale
precisava inoltre che il reclamo non entrava nel merito dei singoli elementi,
ma si limitava ad una contestazione generale. Motivo per il quale, a sostegno
della propria decisione l’Ufficio delle procedure speciali si rimetteva ai
contenuti del rapporto DAPI e riassumeva i principali elementi a carico del
contribuente. In particolar modo, il fisco elencava gli elementi agli atti tali
per cui concludere che RI 1 era azionista/persona vicina delle società che nel
periodo summenzionato avevano gestito la __________ e il __________.
Nella lunga lista
contemplata alle pagine da 1 a 3, veniva in particolare rammentato come le
varie società potevano svolgere la loro attività grazie ai beni (suppellettili,
letti, e altri oggetti) messi a disposizione da __________, società
riconducibile a RI 1. Per la messa a disposizione di tali beni non venivano
redatti contratti scritti. __________ non rinnovava in genere il proprio
inventario poiché questi costi venivano sopportati dalle società che gestivano
la __________ e il __________. I pagamenti che venivano effettuati a ____________________
erano sproporzionati ed inoltre riceveva pagamenti anche dalle società che
gestivano il __________, nonostante __________ non avesse mai contabilizzato
tra i propri attivi i beni necessari all’attività del bar. Il capitale
azionario di __________ non figurava tra i beni dichiarati da RI 1, di modo che
la società non potesse essere posta in relazione alla sua persona, come anche
alle società che gestivano la __________ e il __________. Inoltre ogni volta
che una delle società che gestivano gli esercizi pubblici citati veniva “chiusa”,
la società competente per il successivo periodo continuava immediatamente la
stessa attività grazie ai locali messi a disposizione da __________ ed alle suppellettili
di__________, società di cui il contribuente era azionista unico, senza alcuna
interruzione. Inoltre le società che gestivano __________ e il __________
venivano amministrate dai locali messi a disposizione da __________ prima e in
seguito da __________, società detenute rispettivamente da __________ e __________.
Inoltre gli uffici locati da queste due società venivano suddivisi tra RI 1 e __________.
Risulta inoltre dal Rapporto DAPI che __________ o società da lui detenute
hanno beneficiato di numerose distribuzioni dissimulate di utile corrisposte
dalle società che gestivano __________ e il __________. Le società che
gestivano gli esercizi pubblici in questione si sono assunte i costi della
ristrutturazione/adattamento degli immobili di RI 1 in cui svolgevano le loro
attività. Secondo inoltre la banca dati delle società costituite da __________,
ritrovata negli atti di quest’ultimo, RI 1 veniva posto in relazione ad alcune
delle società costituite dal consulente indicato: __________, __________ e __________.
Il capitale azionario di __________ è stato consegnato a RI 1. Un importante
contratto tra __________ e __________ riporta delle correzioni manoscritte da RI
1. Al domicilio di quest’ultimo è inoltre stato ritrovato il timbro della
società __________. Il fiduciario __________ ha inoltre dichiarato di essersi
occupato delle questioni contabili e fiscali delle società che gestivano __________
e __________ in base al mandato ricevuto da RI 1 e da RI 1. Inoltre alcune
prestazioni relative al __________ e alla __________ sono state sollecitate,
poiché non pagate a __________ da parte di __________ (__________, __________, __________,
__________). Inoltre, il revisore di alcune delle società che gestivano i
locali pubblici citati ha sostanzialmente indicato di credere che RI 1 fosse
azionista delle società da lui revisionate. RI 1 non ha inoltre stipulato per
iscritto alcuni fra i contratti di locazione per i locali dove le società che
gestivano il __________ e la __________ svolgevano la loro attività. Inoltre
altri contratti sottoscritti da RI 1 sono risultati errati per quanto
riguardava l’ammontare della controprestazione oppure altro. RI 1 sostiene che
numerose società hanno effettuato pagamenti di affitti di gran lunga superiori
alla controprestazione indicata nei contratti stipulati e questo sarebbe
avvenuto a contanti (importi che non sono stati dichiarati). Ciò comporta anche
il fatto che queste società non avrebbero contabilizzato una parte della loro
cifra d’affari per favorire RI 1. Secondo le iniziali dichiarazioni rilasciate
da __________, uno dei primi gestori del __________ e della __________, RI 1
sarebbe stato sostanzialmente azionista delle società. Numerose persone hanno
inoltre indicato che __________ erano i beneficiari degli incassi delle società
che gestivano gli esercizi pubblici in questione (al contribuente venivano
pertanto consegnati gli utili generati dalle società). __________ e __________
avrebbero inoltre a più riprese chiesto a __________, di voler distruggere i
documenti contabili giustificativi relativi alle società che gestivano i
locali. Inoltre in una valigia appartenente a __________ sono state sequestrate
le cifre d’affari degli anni 2003 e 2004 della __________, così come numerosi altri
documenti relativi alle attività delle società che gestivano il __________.
In aggiunta a ciò,
l’evoluzione del patrimonio di , calcolata dalla DAPI, considerando l’insieme
dei suoi redditi, costi, averi, prestiti, dimostra che vi sono approssimativamente
4 milioni di franchi che sono transitati nelle disponibilità del contribuente,
pur essendo stati originati da “fonte ignota”. Secondo l’autorità fiscale appare
quindi probabile che l’origine di questi fondi, sia costituito da prestazioni
valutabili in denaro corrisposte dalle società che gestivano la __________ e il
__________. In aggiunta altri importi molto elevati, d’origine non nota e
difficilmente determinabili, sono stati investiti in immobili del contribuente.
Per quanto concerneva la
quota parte delle azioni delle società che gestivano __________ e __________,
detenuta da RI 1 (che è pari al 78%), l’autorità fiscale, sempre basandosi sul
rapporto DAPI l’ha stabilita, in base alle dichiarazioni del fiduciario __________
secondo cui le azioni venivano suddivise in misura del 78% e 22% e consegnate
rispettivamente a RI 1 e a __________, e quindi poste a garanzia degli affitti
(la parte di __________) e del proprio salario (la parte di __________). La
DAPI ha rinvenuto diversi documenti sulla base dei quali il capitale azionario
di alcune società è stato effettivamente suddiviso in misura del 78% e del 22%
e quindi consegnato ai due azionisti. Presso __________ sono state sequestrate
il 22% delle azioni di diverse società che gestivano __________ e il __________.
Per ulteriori dettagli relativi all’identità degli azionisti delle società che
avevano gestito gli esercizi pubblici in questione, nella decisione si
rimandava al Rapporto DAPI (paragrafo 3.2.11) relativo alle società. Motivo per
il quale, RI 1 è stato ritenuto, da parte dell’autorità fiscale azionista in
misura del 78% del capitale azionario delle società che nel periodo dal
1°.1.2003 al febbraio 2012 hanno gestito il __________ e la __________. Egli è
stato beneficiario delle prestazioni corrisposte dalle società.
Nel merito del calcolo
delle prestazioni in denaro proposte dalla DAPI nel rapporto d’inchiesta, nella
decisione s’indicava come nel reclamo interposto da RI 1 non si entrava nel
merito dei calcoli formulati dalla DAPI, motivo per il quale l’autorità fiscale
non si scostava da quanto stabilito nella precedente decisione.
G. Con ricorso
27/28.12.2018 RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, insorge contro la decisione
su reclamo del 26.11.2018. Il ricorrente spiega di essere un imprenditore
attivo nel settore immobiliare. Nel 1989 è stato titolare della IAC con vendita
esclusiva delle cucine “Combettes” e dal 1995 ha modificato la ragione
sociale della società in “__________”, la quale si occupava di importazione e
arredamento cucine, di commercio di serramenti interni ed esterni in genere,
armadi a muro, opere da piastrellista e gessature ed opere da capomastro in
genere. Nel 2000 quest’attività è stata poi ripresa dalla __________ e dalla __________.
Dal 1999 il ricorrente indica di aver ceduto in locazione due immobili di sua
proprietà a __________, dove “(…) dove attraverso diverse società soggetti
terzi hanno gestito in piena titolarità un postribolo (meglio denominato come __________
e __________). Negli anni successivi (1999 – 2012), una buona parte dei redditi
provenivano dalla riscossione di queste pigioni”. Nel periodo menzionato,
il contribuente ha sempre affidato le proprie dichiarazioni fiscali a __________,
il quale era “(…) attivo come fiduciario e appariva pure come beneficiario
economico dell’attività legata al bar __________”. Nel 2011, dopo aver
scoperto alcune problematiche in merito alla dichiarazione per l’anno 2009, RI
1 indica di aver preso atto che __________ aveva commesso “(…) gravi
negligenze nella tenuta della sua contabilità”. Secondo il ricorrente, le
negligenze imputabili a __________ sarebbero molteplici: alcune pigioni non
erano state dichiarate, alcune deduzioni erano state fatte valere più volte. Le
dichiarazioni non erano inoltre mai state sottoscritte dalla moglie del
ricorrente ed in alcuni casi neppure al ricorrente il quale veniva “(…)
sorprendentemente solo informato dell’invio delle stesse”.
Secondo il ricorrente, le
risultanze contabili alle quali è giunta la DAPI nella propria inchiesta sarebbero
del tutto infondate. In particolar modo la DAPI si sarebbe – ingiustamente –
accanita nei confronti di RI 1, siccome è l’unico degli imputati che disponeva
e dispone di un “(…) patrimonio tale da poter far fronte al pagamento
dell’imposta preventiva non corrisposta”. Secondo il contribuente, nessun
titolo azionario è stato ritrovato in suo possesso, così come nessun testimone
ha dichiarato che lui fosse il beneficiario economico delle società, azionista
o avesse un qualsivoglia ruolo di controllo sulle stesse. Secondo RI 1: “(…)
gli inquirenti hanno gonfiato ad arte alcuni indizi per sopperire ad una
mancanza probatoria”. Il ricorrente precisa come molto verosimilmente la
DAPI ha ricondotto la proprietà delle società che hanno gestito i postriboli
alla sola dichiarazione di __________ rilasciata l’8.3.2012 nella quale ha in
sostanza indicato di aver ricevuto mandato da RI 1 di eseguire la contabilità e
le dichiarazioni fiscali della società. L’affermazione in questione è falsa,
siccome agli atti non è possibile ritrovare un solo elemento documentale dal
quale si possa desumere questa circostanza. Lo stesso __________ avrebbe poi
smentito successivamente quest’affermazione (il 20.3.2013). Sarebbe del tutto
aberrante inoltre, il modo in cui l’AFC è giunta ad accollare il 78% delle
azioni di tutte le società inchiestate al qui ricorrente.
In merito ai presunti ed
infondati indizi di collegamento delle società che gestivano gli esercizi
pubblici a RI 1, quest’ultimo precisa che il capitale di __________ non
figurava nelle dichiarazioni fiscali per un errore del commercialista. __________
non ha mai ricevuto pagamenti sproporzionati dal bar __________ e noleggiava
l’inventario con regolari contratti di noleggio. Falso pure il fatto che le
società che gestivano il postribolo si siano mai assunte i costi di
ristrutturazione dello stabile. Sono stati eseguiti dei piccoli lavori di
manutenzione e/o riparazione dei danni cagionati. Non esisterebbero inoltre
documenti tali per cui asserire che __________ potesse essere relazionato a __________,
__________ e __________. RI 1 non ha mai ricoperto alcun ruolo in seno a __________.
Il timbro della società, così come altre fatture di __________ ed i documenti attestanti
le cifre d’affari delle società sono stati erroneamente recapitati tra le cose
di RI 1 al momento del trasloco dal suo ufficio che era condiviso con __________
che si occupava di gestire le società ed era in possesso di tutta la
documentazione ad essa riferita. __________ ha confermato questa versione.
Veniva inoltre contestato che RI 1 avesse retrodatato contratti e ricevute ed
anche abbia omesso di stipulare alcuni contratti di locazione per i locali del
postribolo.
In particolare, nel verbale
del 20.3.2013, __________, in merito all’azionariato delle società che
gestivano i postriboli, avrebbe dichiarato di non aver idea di chi fossero gli
azionisti della società ed aveva allo stesso tempo asserito con chiarezza che
il capitale azionario veniva versato da __________ e che i fondi appartenevano
allo stesso. __________ avrebbe anche indicato – senza precisare numeri e
proporzioni – che RI 1 avrebbe preso “una parte delle azioni per garantirsi
l’affitto delle società”. Tale frase non sarebbe stata compresa correttamente
dagli inquirenti della DAPI, in realtà __________i avrebbe semplicemente
riferito che il “(…) __________ ha messo in pegno le sue azioni a garanzia
del pagamento degli affitti, in quanto spesso c’erano dei ritardi nei pagamenti
e il __________ temeva il solito tracollo societario”. La DAPI avrebbe
basato la sua inchiesta su una dichiarazione chiaramente mendace di un “(…)
fiduciario pluricondannato e carico di attestati di carenza beni per circa fr.
1'000'000.- (…)”. I testimoni __________ e __________ avrebbero inoltre
asserito di non sapere chi fossero gli azionisti delle società che gestivano i
postriboli mediante delle dichiarazioni sottoscritte dinanzi al notaio avv. __________.
__________ avrebbe inoltre riferito di non aver mai consegnato le buste
contenenti gli incassi a __________ altresì dinanzi alla DAPI in un verbale del
21.2.2013.
In relazione all’ammanco
di liquidità – cifrato dalla DAPI in circa fr. 4'600'000.- imputato a carico
del ricorrente e presumendo che si tratti di utili o partecipazioni societarie
occultate al fisco, RI 1 indica che si tratta di “deduzioni stolte ed
infondate”.
A riprova delle inesattezze
della DAPI, il ricorrente produce la ricostruzione contabile eseguita dalla __________.
Le risultanze della perizia dimostrano “(…) incontestabilmente che l’ammanco
non esiste”. In particolare i contabili della DAPI avrebbero erroneamente
registrato in diminuzione della liquidità gli incassi degli affitti percepiti a
contanti dal ricorrente. Avrebbero mancato di registrare gli incassi a contanti
di ulteriori redditi della sostanza immobiliare che risultavano dalle decisioni
di tassazione e dalle dichiarazioni fiscali presentate dal ricorrente.
Avrebbero inoltre (subdolamente) mancato di riportare il saldo di liquidità
iniziale al 1°.1.2003. L’inchiesta non tiene conto di quanto contabilizzato
prima di tale data (liquidità a contanti di RI 1 ad inizio 2003, prelevata
dallo stesso nel corso dell’anno precedente). Gli inquirenti DAPI avrebbero
inoltre omesso di registrare altre fonti di reddito straordinarie, quali
l’incasso a contanti di anticipi riferiti a diritti di compera regolarmente
registrati. Al ricorrente è inoltre stata imputata la somma di fr. 750'000.-
che RI 1 avrebbe presumibilmente consumato durante delle vacanze in __________.
Gli inquirenti DAPI non hanno preso in considerazione né il costo della vita in
__________, né il fatto che il contribuente e la famiglia alloggiavano in
maniera gratuita presso il suocero. L’ammanco parziale ipotetico non
supererebbe di per sé il milione di franchi. L’uso del condizionale è d’obbligo
visto come l’AFC avrebbe ingiustificatamente omesso di registrare i redditi
della sostanza immobiliare. Risulterebbe addirittura un surplus di fr.
313'633.95. Motivo per il quale la ricostruzione DAPI sarebbe “inesatta e
sicuramente contestabile”. Già solo per l’anno 2003, vi sarebbe un ammanco
infondato di liquidità pari a circa fr. 1'000'000.-, mentre dalla perizia __________
emerge che a fine 2003 vi era una differenza pari a + 1'190'612.95. Anche per
gli anni a seguire il 2003, sarebbero stati riscontrati errori grossolani.
La DAPI, nella propria
ricostruzione non avrebbe inoltre tenuto in considerazione degli affitti
ricevuti a contanti, così come risulta dalle ricevute di incasso sequestrate e
in mano all’autorità fiscale. In particolare, il dato contrattuale (fr.
15'500.- mensili) non teneva in considerazione i parcheggi posti sul retro
dello stabile. Si tratta di 35 parcheggi che venivano utilizzati dal
postribolo. Stesso discorso per i 2 negozi posti sul lato strada cantonale al
piano terreno. Inoltre il contratto riferito al __________ non includeva la
terrazza esterna inclusiva di posteggi. Per cui anche in tal caso l’importo
fissato a contratto risulta più basso. La DAPI non avrebbe inoltre spiegato per
quale ragione non ha ritenuto attendibile la dichiarazione rilasciata da __________
circa l’anticipazione al locatore delle spese di energia (incassi per fr.
576'000.-).
Pure l’ammontare
complessivo che il ricorrente avrebbe investito negli immobili (circa 3.5
milioni di franchi) sarebbe stato desunto sulla base di mere presunzioni. Gli
investimenti reali documentabili, sulla base del rapporto allestito da __________,
ammontano a fr. 150'000.- e non a fr. 3'350'000.-.
A titolo esemplificativo,
a pagina 1 della perizia __________, viene analizzato l’investimento del
ricorrente sul mapp. __________ di sua proprietà in ragione del 50%. Secondo le
proiezioni DAPI RI 1 avrebbe investito fr. 860'000.-. Ciò non corrisponde al
vero: lo stabile venne acquistato dal Recovering __________, per fr. 430'000.-.
Vi furono degli investimenti dei proprietari grazie ad un credito di
costruzione elargito dalla banca __________ __________, poi consolidato in un
mutuo ipotecario di fr. 220'000.-. Per contro nessun investimento di capitale
proprio è stato effettuato da __________ sullo stabile. Altri investimenti sono
stati eseguiti dai conduttori __________. L’errore di valutazione della DAPI
era pertanto pari a fr. 860'000.-. Sbagli della DAPI anche nella valutazione
del mapp. __________ RFD __________: l’errore sarebbe di fr. 480'000.- su una
stima di fr. 500'000.-: come risulta dai documenti agli atti l’investimento
reale è stato di soli fr. 20'000.-. Per quanto riguardava il mapp. __________
RFD __________, nel 2008 vi era stata una revisione del piano regolatore
municipale che aveva ampliato la zona edificabile, motivo per il quale
l’immobile era aumentato di valore. Ne discende come l’investimento
documentabile sarebbe stato di soli fr. 150'000.-. Inoltre, nel rapporto DAPI,
gli stessi inquirenti, in una nota a pié di pagina hanno dichiarato di non essere
stati in grado di procedere ad una stima degli investimenti effettuati negli
immobili. Inoltre, nella denegata ipotesi in cui il contribuente avesse potuto
disporre effettivamente di tali importi mal si comprende per quale ragione gli
stessi avrebbero dovuto derivare dalla gestione del __________. Non emerge
alcun elemento concreto che lasci presumere come gli attivi derivanti dalla
gestione del postribolo siano finiti nella disponibilità di RI 1.
Motivo per il quale il
ricorrente ritiene che non vi sia nessuna prova che abbia percepito o
utilizzato fondi derivanti da attività non dichiarate: la sua evoluzione
patrimoniale sarebbe del resto giustificata alla luce della sua attività
imprenditoriale. I rapporti tra il ricorrente e le società che si occupavano
della gestione dei postriboli erano puramente di natura locatizia. Gli
inquirenti avrebbero per contro tralasciato d’indicare che RI 1 non è mai stato
membro del CdA di nessuna delle società coinvolte; nessuna azione è stata
trovata in possesso del ricorrente; nessun testimone lo ha indicato come
beneficiario economico delle società; nessun testimone lo ha indicato come
persona che si occupava della gestione dell’attività del postribolo. La
giustizia penale avrebbe inoltre già avuto modo di chinarsi sull’accertamento
dell’avente diritto economico delle società ed ha escluso che possa trattarsi
di RI 1.
H. Con osservazioni
29.4.2019 l’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni chiede la
conferma delle decisioni impugnate. Nelle proprie osservazioni l’autorità
fiscale ribadisce come nell’immobile di __________, di proprietà di RI 1 aveva
sede un noto postribolo ticinese. L’edificio ospitava le camere utilizzate
dalle prostitute per intrattenersi con i clienti (____________________ e vi era
anche il__________ che di fatto fungeva da luogo d’incontro tra i clienti e le
prostitute. Nel periodo compreso tra il 2003 ed il 2012 diverse società si sono
succedute nella gestione delle due attività in questione. Lo schema era sempre
il medesimo: dopo un breve lasso di tempo, di regola circa un anno, l’attività
veniva trasferita a due società nuovamente costituite a tale scopo. Gli spazi,
il mobilio e le suppellettili sia del bar che delle camere venivano di volta in
volta date in locazione alle società che si occupavano della gestione del
postribolo da RI 1: il contribuente cedeva in locazione l’immobile, e __________
(società di cui unico azionista era RI 1) noleggiava arredamento ed oggettistica
varia. Inoltre, giornalmente, la persona responsabile delle attività portava
gli incassi e i documenti giustificativi nell’ufficio di __________ e di RI 1,
accanto alla fiduciaria di __________. RI 1 decidevano poi l’impiego del denaro
e davano quanto necessario a __________ per saldare le fatture correnti. Il
fiduciario provvedeva poi a stilare una “contabilità di facciata”. I fatti sono
stati ricostruiti dalla DAPI sulla base delle prove raccolte durante la
perquisizione dei locali e degli interrogatori delle persone coinvolte. Il
contribuente non si è mai dimostrato particolarmente collaborativo: motivo per
il quale parte delle dinamiche e della ricostruzione della cifra d’affari ha
dovuto essere stabilita sulla base dei documenti sequestrati dall’autorità
inquirente. I rapporti della DAPI sia sulle persone di RI 1, che sulle società
coinvolte, elencano dettagliatamente i fatti e motivano le ricostruzioni con
l’indicazione dei rinvii al materiale probatorio.
L’Ufficio giuridico indica
che __________, contrariamente a quanto specificato nel ricorso non teneva la
contabilità per RI 1 quale persona fisica. Si limitava, quale fiduciario ad
allestire le dichiarazioni fiscali e a sottoporgliele per essere controllate e
firmate. __________ verificava inoltre che l’incasso degli affitti e quindi le
dichiarazioni fiscali di RI 1 corrispondessero alle contabilità delle società
che gestivano la __________ e il __________. Tale attività veniva effettuata
congiuntamente a RI 1 a giudicare dalle note manoscritte ritrovate su documenti
del fiduciario __________. Inoltre il fiduciario __________ non appariva mai
quale beneficiario economico dell’attività legata al __________. In merito alla
qualità di azionista di RI 1 l’autorità fiscale rimandava al capitolo 3.3. del
Rapporto DAPI relativo alle società. RI 1 è stato un organo di fatto delle
società che gestivano il postribolo: egli decideva, congiuntamente a __________
in merito a numerosi aspetti relativi alla vita e alla gestione delle società e
ne determinava le sorti. Numerosi elementi confermano la circostanza che i due
azionisti avessero dato mandato a __________ di allestire le contabilità delle
società che gestivano la __________ e il __________: “Vi è addirittura un
documento tramite il quale __________ chiede a RI 1 di versare dei fondi per le
sue prestazioni svolte per conto delle società che gestivano il “__________” e
la “__________” (__________). __________ si indirizzava direttamente ai due
azionisti RI 1, che di fatto gestivano i beni delle società, in luogo di
richiedere il pagamento alle società stesse.
Quattro aspetti dimostrano
inoltre la vicinanza tra RI 1 e le società che gestivano il postribolo: i
canoni di locazione applicati da __________ (società della quale il ricorrente
era azionista); i “piccoli lavori di manutenzione e/o riparazioni” sugli
immobili detenuti da RI 1; la redazione di contratti e ricevute postdatate; la
condivisione degli uffici con RI 1”.
L’analisi della
contabilità di __________ (__________) ha inoltre dimostrato come ____________________
dava in locazione degli oggetti alle società che gestivano il “__________” e la
“__________” senza, sostanzialmente, sopportare alcun costo per
rinnovare/rimodernare tali oggetti. Negli anni __________ ha incassato un
importo corrispondente al triplo del valore pagato per gli oggetti dati in
locazione. A fronte di tali, enormi ricavi, la società contabilizzava
innumerevoli costi ingiustificati relativi all’azionista __________. Ciò ha
permesso al contribuente di beneficiare di distribuzioni dissimulate di utile
per approssimativamente fr. 185'000.- nel periodo 2003-2010 (doc. DAPI __________).
In relazione ai “piccoli
lavori di manutenzione e/o riparazioni” (così definiti da parte del ricorrente)
sono stati eseguiti senza che siano stati ritrovati i pagamenti da parte di RI
1. Sono tuttavia a disposizione alcune domande di costruzione, dalle quali si
possono evincere i lavori effettuati sullo stabile in cui sorgeva il
postribolo: chiusura atrio, rifacimento scala esterna e posa nuova tettoria;
sanatoria per camere supplementari; passerella coperta (lunga una trentina di
metri); posa di quattro gazebi; notifica a posteriori risanamento scarpata
(muro di sostegno lungo decine di metri, doc. __________). Altri lavori ai
medesimi stabili sono stati eseguiti senza domanda di costruzione: per esempio
fori nei muri nella facciata dello stabile in fronte alla strada cantonale e
sul lato direzione __________ per l’istallazione di aria condizionata in alcune
camere, modifica della vecchia porta e delle finestre del bar, aggiungendo una
porta scorrevole, aggiungendo più mq al bar (…), rifacimento del bancone del
bar, il cui costo è stato superiore ai fr. 150'000.-. Ora, l’autorità fiscale
precisa che essendo lavori effettuati senza fattura è sostanzialmente
impossibile ricostruirne il costo.
In relazione al rapporto
con __________, l’Ufficio giuridico della Ddc indica come le dichiarazioni
contenute nel ricorso siano sorprendenti. I due contribuenti hanno condiviso i
propri uffici per decadi e tra l’altro congiuntamente pure detenevano tre
immobili. Il primo a __________ dove vi era un noto postribolo. Il secondo ad __________,
dove essi, pur avendone l’intenzione, non hanno potuto avviare un terzo
postribolo vista l’opposizione del Comune ed un terzo immobile acquistato nel
2011 in zona industriale a __________ avrebbe dovuto anch’esso essere destinato
a divenire un postribolo. Nel maggio del 2012 i lavori erano in atto. Motivo
per il quale: “(…) la condivisione degli uffici era funzionale agli affari
condotti in comune e al “modus operandi” messo in atto per la gestione della
società intestatarie di “__________” e “__________”. Negli uffici occupati
da RI 1 sono stati trovati documenti molto importanti per la ricostruzione dei
fatti.
In merito al valore
probatorio degli interrogatori, secondo l’autorità fiscale quelli effettuati il
giorno dell’intervento – non essendo influenzati dagli imputati che non hanno
avuto modo di concordare la versione – possiedono una forza probatoria
maggiore. RI 1, in merito all’inchiesta effettuata dalla DAPI si sarebbe pure
rivolto al Tribunale penale federale, Camera dei ricorsi penali, in relazione
alla validità di alcuni interrogatori effettuati il giorno dell’intervento, con
l’intento di estrometterli dal dossier. Il TPF ha tuttavia ritenuto che l’agire
della DAPI fosse corretto e tali rilevanti interrogatori sono agli atti.
In particolare, grazie
alla testimonianza di __________, la DAPI ha potuto ricostruire con estrema
precisione le cifre d’affari conseguite da “__________“ e “__________”:
quest’ultimo pur essendo stato licenziato aveva conservato con cura i vari
giustificativi, permettendone il sequestro.
Vane pure le
giustificazioni addotte da RI 1 per quanto attiene al timbro della società __________:
lo stesso è “stato trovato nell’abitazione di __________ di RI 1 (cfr. Rapporto
DAPI delle società al paragrafo 3.3.12.; in merito ai documenti della valigia,
cfr. par. 3.3.13). Le dichiarazioni di __________ in merito alla messa a pegno
delle azioni sono chiare e non prestano il fianco ad interpretazioni utili. Ora
l’avv. __________ afferma che __________ avrebbe messo a pegno, a favore di RI
1, le sue azioni a garanzia del pagamento degli affitti: nessun atto di pegno è
stato sequestrato. In merito al versamento del capitale azionario da parte di __________,
l’autorità fiscale rinviava all’interrogatorio di quest’ultimo avvenuto il
12.3.2008 dinnanzi al Ministero pubblico, il quale ha sostanzialmente
dichiarato di aver costituito delle società per conto terzi, investendo fr.
3'000.- netti per ogni società. Il capitale veniva versato e poi immediatamente
restituito all’azionista di turno (__________). __________ non era azionista
delle società che gestivano i postriboli ma lavorava per conto di terzi.
Per quanto concerneva
l’ammanco di liquidità nel ricorso il contribuente la contestava sulla base della
perizia della __________. L’Ufficio giuridico della DdC la contestava indicando
che è già stata presentata all’autorità fiscale federale ed è stata debitamente
contestata poiché contiene numerose inesattezze. Gli stessi periti della __________,
nel luglio del 2018 hanno espresso delle riserve, ritenuto come non siano stati
in grado di passare in rassegna tutte le registrazioni contabili, non avendo a
disposizione la relativa documentazione (e non avendola neppure richiesta
all’autorità inquirente). La perizia redatta dalla __________ è pertanto
limitata al controllo del conto 1000 “liquidità da controllare” contenuto nel
classificatore della “contabilità di RI 1”, redatta ed allestita dalla DAPI per
gli anni dal 2003 al 2011. Ora del tutto infondata la conclusione della perizia
__________ circa l’eccedenza di fr. 313'633.95. L’Ufficio giuridico contestava
l’esistenza di “ulteriori presunti affitti incassati da RI 1” indicando
come la DAPI avesse considerato nella “contabilità di RI 1” non gli affitti –
sensibilmente più bassi dichiarati da RI 1 – ma, per il periodo 2008-2009
quelli più elevati che risultavano dai conti bancari di RI 1 (a cui sono stati
aggiunti alcuni importi pagati a contanti per cassa); nei conti o nelle
contabilità delle varie società che gestivano __________; affitti che
figuravano nelle liste di controllo del fiduciario __________ L’autorità
fiscale specifica inoltre che inverosimili sono le affermazioni di __________
riportate a sostegno di maggiori affitti incassati: la DAPI non ha sequestrato
alcuna ricevuta relativa all’incasso di affitti a contanti oltre a quelli
riportati nella “contabilità di RI 1”. Il fisco precisa che il ricorrente tenta
di dimostrare che un non meglio precisato conduttore avrebbe versato degli
affitti in nero per i posteggi e per i “negozi”: non si comprende per quale
ragione il conduttore non avrebbe contabilizzato una parte della propria cifra
d’affari per corrispondere affitti non dichiarati a RI 1. In aggiunta a ciò __________
si riferiva “(…) ad un locale dove vi erano tre attrezzi ginnici ed una
sedia da parrucchiera e non ai negozi ritratti oggi nella foto presentata dal
ricorrente”. Anche le maggiori entrate legate all’incasso relativo alle
spese per l’elettricità vengono contestate dall’autorità fiscale, ritenuto
come, ancora una volta gli importi indicati da RI 1 si basino sulle sole
affermazioni di __________. Ad ogni modo, anche se si volesse ipotizzare che RI
1 avesse incassato effettivamente tali importi mensili, sono date due sole
alternative: nel caso in cui avesse utilizzato i fondi per pagare le spese
elettriche, questi importi non possono essere ammessi in aumento della
liquidità; nel caso in cui egli non avesse usato tali importi, si tratta di
distribuzioni dissimulate di utili, ritenuto come nessuna società indipendente
verserebbe importi tanto consistenti ad un terzo senza ottenere una
controprestazione. Nelle osservazioni l’autorità fiscale prende poi posizione
sulla contestazione riguardante 86 operazioni ritrovate nel conto “1000 cassa” da
parte dei periti di parte __________, ribadendo la correttezza delle proprie
conclusioni contabili circa l’ammanco di liquidità. L’Ufficio giuridico, per
semplicità di analisi, ha raggruppato 4 tipologie di registrazioni simili
all’allegato 20 delle proprie osservazioni. Nella prima categoria di operazioni
(figurante in verde nella lista) per un ammontare di fr. 96'506.10, secondo
quanto dichiarato da RI 1, talvolta il conduttore dei locali effettuava il
pagamento della pigione e consegnava il cedolino postale al proprietario
dell’immobile: nei locali di RI 1 sono stati sequestrati numerosi cedolini.
Secondo la DAPI, il contribuente, sempre alla ricerca di fonti di reddito per
finanziare le sue spese, si pagava personalmente gli affitti, facendo poi
figurare che tali pagamenti venissero effettuati da un terzo. Sui conti bancari
di RI 1 figura un afflusso di fr. 12'000.- a nome di __________ quale affitto,
quando nella contabilità di questa società il costo non è stato allibrato. Nessun
conduttore consegnerebbe inoltre il cedolino al proprietario dopo aver
effettuato il pagamento “(…) proprio perché il beneficiario dei fondi riceve
l’accredito in conto e soprattutto il cedolino ha valore probatorio in caso di
litigio per il mancato pagamento di affitti”. I cedolini ritrovati
riguardano esclusivamente persone vicine a RI 1, come ad esempio __________.
Un’altra categoria di operazioni (per un ammontare di fr. 636'577.10,
evidenziata in celeste nell’allegato) riguarda prelievi a contanti effettuati
sui conti bancari di RI 1. L’autorità fiscale ha specificato che quando non è
stato possibile attribuire ad un certo prelievo il relativo utilizzo è stata
effettuata una registrazione contabile per reimmettere tali fondi nel conto
cassa. Una terza categoria di operazioni (evidenziate in marrone nell’allegato,
per un importo di fr. 147'487.-) riguardano le società __________. Queste due
società non tenevano un conto cassa, ma al momento di allestire la contabilità
il fiduciario ricostruiva le operazioni sulla base delle esigenze e faceva
combaciare le varie operazioni tramite il conto cassa. Queste operazioni,
secondo l’autorità fiscale, sono da imputare a RI 1 quale azionista e
correntista. La dichiarazione presentata dal suocero RI 1, residente in __________
e senza essere corredata dalla documentazione bancaria non ha alcun valore.
Inoltre nessuna informazione relativa a questa persona è stata ritrovata né tra
i documenti di RI 1 né tra i documenti di __________, né tra i documenti del
fiduciario. Pertanto i contratti fiduciari sono falsi.
L’ultima e quarta
categoria di operazioni (evidenziata in rosso nell’allegato 20) riguarda le
società __________. Secondo la DAPI e l’autorità fiscale RI 1 ha fatto
costituire le società ____________________ per giustificare l’aumento del
proprio patrimonio tramite afflussi da presunti terzi. Le due società sono
state finanziate da un azionista/finanziatore fantasma per permettere a
quest’ultime di accordare dei prestiti a RI 1 e quindi giustificare tramite transazioni
non imponibili l’aumento del patrimonio del contribuente. Secondo l’autorità
fiscale l’identità del finanziatore delle società coincide con RI 1. __________,
dove ____________________ intratteneva una relazione bancaria, in una nota
interna scrive: “Il signor RI 1 è titolare della __________. La relazione è
stata aperta per permettere lo svolgimento dell’attività del signor RI 1,
amministratore di immobili (…)” (doc. __________). RI 1 sostiene, in base
ad una copia di mandati fiduciari, che le due società siano state finanziate
con fondi del suocero __________, senza tuttavia dimostrare che il suocero
avesse a disposizione tali fondi e senza spiegare per quale ragione il
ricorrente abbia utilizzato le società per i propri bisogni e non abbia
semplicemente stipulato direttamente un contratto di prestito con il suocero.
I. Con replica del
24.6.2019 RI 1 prende posizione in relazione alle osservazioni dell’Ufficio
giuridico della DdC. Secondo il rappresentante del ricorrente specificano non
vi sarebbe comunanza di idee tra l’Ufficio delle procedure speciali e la DAPI
in merito all’ammanco di liquidità: il continuo modificare le cifre dimostra,
secondo l’insorgente, che il “(…) rapporto DAPI non è fonte di verità”.
Gran parte dell’ammanco di liquidità imputato a RI 1 da parte della DAPI si
baserebbe su “mere presunzioni”. Viene ribadito che il “deus ex machina” delle
società che gestivano il postribolo era __________: dai verbali e dalle dichiarazioni
dei testi, come pure dai documenti agli atti, risulta chiaramente che __________
deteneva la maggioranza delle azioni delle società, mentre la rimanente parte
era in mano ai vari __________ ecc. Secondo il ricorrente il classeur “__________”
sarebbe pieno di omissioni: “(…) molteplici documenti invero non sono stati
“rinvenuti” e presi in considerazione, con grave violazione della legge. (…).
Molti documenti che il ricorrente avrebbe potuto utilizzare in suo favore, sono
stati sequestrati ed oggi nessuno sa che fine abbiano fatto. Al ricorrente è
stato negato di visionare il contenuto dei classeur sequestrati dalla DAPI”.
Nessun documento del classeur __________ comproverebbe che RI 1 ha incassato
utili dalle società oggetto di inchiesta. Inoltre, contrariamente a quanto
sostenuto dall’Ufficio giuridico e dalla DAPI, __________ si sarebbe occupato
unicamente della dichiarazione quale persona fisica di RI 1: il fiduciario
avrebbe inoltre falsificato la firma del contribuente. Veniva nuovamente richiesta
in questa sede una perizia calligrafica. Per il resto venivano confermati e
precisati gli elementi già evocati in sede ricorsuale mantenendo immutate le
risultanze di cui alla perizia __________.
Diritto
1. 1.1.
Il ricorrente contesta le decisioni
su reclamo dell’Ufficio delle procedure speciali indicando, in sostanza, come
erroneamente l’Ufficio delle procedure speciali si sarebbe basato
aprioristicamente sulle emergenze istruttorie del rapporto della DAPI per
procedere alla procedura di recupero d’imposta per gli anni 2003-2005. Contesta
di essere stato azionista delle società che si sono succedute nella gestione
dei ritrovi pubblici “__________” e “__________”. Le conclusioni del Rapporto
DAPI, basate anche in parte su quanto dichiarato dal fiduciario __________,
sarebbero errate. Pure errata sarebbe la ricostruzione dell’ammanco di
liquidità operata dalla DAPI e ripresa dall’Ufficio delle procedure speciali,
atta a sostanziare la fonte degli altri redditi percepiti dal contribuente
mediante le attività legata ai postriboli di __________.
1.2.
Si tratta pertanto di
verificare se sono dati gli estremi, nel caso sub judice, per procedere
ad un recupero d’imposta ai sensi degli art. 236 LT e 151 LIFD.
Considerandi
2.
2.1.
Secondo l’art. 151 cpv. 1
LIFD l’autorità fiscale procede al ricupero dell’imposta non incassata,
compresi gli interessi, quando fatti o mezzi di prova sconosciuti in precedenza
permettono di stabilire che la tassazione è stata indebitamente omessa o che la
tassazione cresciuta in giudicato è incompleta, ovvero che una tassazione
omessa o incompleta è dovuta a un crimine o a un delitto contro l’autorità
fiscale.
Il capoverso 2 prevede che
il ricupero di imposta non può essere operato, nemmeno in caso di valutazione
insufficiente, se il contribuente ha presentato una dichiarazione completa e
precisa del reddito, della sostanza e dell’utile netto e ha giustificato in
modo adeguato il capitale proprio, e se l’autorità fiscale ha accettato la
valutazione.
Di
medesimo tenore l’art. 236 LT.
2.2
L’art. 152 LIFD tratta
della perenzione.
Il capoverso 1 prevede che
il diritto di avviare la procedura di ricupero d’imposta decade dopo dieci anni
dalla fine del periodo fiscale per il quale la tassazione è stata indebitamente
omessa o per il quale la tassazione cresciuta in giudicato era incompleta.
Al capoverso 2 si indica
che l’apertura del procedimento penale per sottrazione d’imposta o per delitto
fiscale vale contemporaneamente come avvio della procedura di ricupero d’imposta.
Secondo il capoverso 3 il
diritto di procedere al ricupero d’imposta decade dopo 15 anni dalla fine del
periodo fiscale al quale si riferisce.
Di analogo tenore l’art.
237.
LT.
2.3
Il termine stabilito dagli
art. 152 cpv. 1 LIFD e 237 cpv. 1 LT è di natura perentoria: non può essere
interrotto e il suo rispetto dev’essere analizzato d’ufficio da parte delle
autorità fiscali e giudiziarie, compreso il Tribunale federale.
La LIFD e la LT prevedono
altresì un limite assoluto di 15 anni dalla fine del periodo fiscale al quale
si riferiscono, entro il quale chiudere definitivamente una procedura di
ricupero d’imposta. Bisogna verificare la data di crescita in giudicato della
decisione di ricupero d’imposta e non la data della sua notifica per valutare
se la prescrizione assoluta è data (Casanova/Dubey,
Commentaire romand LIFD, Basilea 2017, 2a ed., n. 2 e 3 ad art. 152 LIFD; Richner/Frei/Kaufmann/Meuter,
Handkommentar zum DBG, Zurigo 2016, n. 3 e 4 ad art. 152 LIFD).
2.4
Appare pertanto qui il
caso di rilevare che, per quanto attiene ai periodi fiscali 2003 e 2004 è
decaduto il diritto di procedere ad un ricupero d’imposta, rispettivamente a
fine del 2018 per il 2003 e a fine del 2019 per il 2004.
Si tratta pertanto
unicamente di valutare se sussistono le condizioni per procedere ad un ricupero
d’imposta per il 2005.
3.
3.1.
Con sentenza inc. CDT __________
del 15.10.2019 questa Camera ha, sulla scorta anche del rapporto esaustivamente
redatto dalla DAPI, ritenuto che RI 1 avesse beneficiato di distribuzioni
dissimulate di utili provenienti dalle società che si erano succedute nella
gestione del postribolo denominato “__________” come pure il luogo d’incontri
per clienti e prostitute denominato “__________”, siti a __________.
3.2
3.2.1
In merito alla qualità di
azionista di RI 1 delle società che gestivano gli esercizi pubblici nel periodo
2005.
la DAPI l’ha determinata sulla base di “(…) constatazioni e operazioni
finanziarie che mai sarebbero avvenute tra terzi indipendenti, poiché esse non
rispettavano il principio della libera concorrenza” (pag. 20 Rapporto DAPI
relativo a RI 1). Al capitolo 3.3. del Rapporto DAPI del 1°.2.2016 inerente le
società vengono illustrati per esteso tutti gli elementi presi in
considerazione dall’autorità inquirente per stablire con certezza che gli
azionisti delle società che si sono succedute nella gestione __________ altri
non erano che RI 1 e __________.
3.2.2
Per il periodo fiscale 2005,
in particolare per quanto attiene alla __________, si sa che era gestita da
parte di __________. Il __________ era invece gestito dalla __________.
Nella sentenza di questa
Camera di cui all’inc. __________ del 15.10.2019 in relazione all’azionariato
di __________ e della __________ viene indicato:
____________________
La
società __________ SA ha gestito la “__________” nel periodo 1°.3.2003 -
30.6.2006
Il contratto di locazione è stato firmato da RI 1, proprietario dei
locali, e __________, per conto della società (doc. __________
650.500.085-088). Le azioni sono state sottoscritte a titolo fiduciario da __________
(1 azione) e __________ di __________ (98 azioni; società riconducibile a __________;
doc. DAPI 122.260.100).
Anche
in questo caso, non appena è stata costituita la società, il capitale azionario
è stato immediatamente prelevato (doc. __________ __________).
Tra
i documenti informatici sequestrati presso __________ sono state ritrovate
numerose informazioni rilevanti per la determinazione degli azionisti della
società. E meglio: nel documento “società data – base” risultano quali
responsabili della società __________ e RI 1 (doc. __________ __________).
Inoltre, sono stati ritrovati in una cassetta di sicurezza a disposizione di __________
presso la Banca Raiffeisen __________ a __________ (doc. __________) i
certificati azionari per fr. 22'000.-, facenti parte del capitale azionario di __________
SA.
Infine,
ancora una volta, __________ aveva ricevuto il mandato di gestione da parte di RI
1.
e __________ (doc. DAPI 302.100.005) e RI 1 poteva disporre liberamente dei
beni della società (doc. __________ __________)”.
__________
__________
ha gestito il __________ nel periodo 1°.1.2004 – 31.1.2006 (contratto di
locazione firmato da RI 1 __________, doc. DAPI 600.500.__________). Nel
rapporto DAPI viene indicato che non appena questa società è stata costituita
il controvalore del capitale azionario è stato consegnato a RI 1 (doc. DAPI
600.500.042, 600.000.014). Le azioni erano state inizialmente sottoscritte a
titolo fiduciario da __________ (1 azione; in merito alla persona di __________
quest’ultimo ha dichiarato in un primo verbale dell’8.3.2012 di aver funto da prestanome
per parecchie società per il tramite di __________, doc. DAPI 310.100.003), __________
(collaboratore di __________, 1 azione) e da __________A di Cama (98 azioni,
società riconducibile ad __________) (v. doc. DAPI 122.260.025).
In
merito all’azionariato della società, la DAPI ha trovato più
documenti/informazioni convergenti alla persona di RI 1: in particolare secondo
la banca dati delle società costituite/gestite da __________ il responsabile è RI
1.
Nella nota professionale per la costituzione della società RI 1, tramite la __________
figura quale riferimento (doc. n. 600.500.017). Inoltre l’8.1.2003 RI 1 avrebbe
dato a __________ il mandato di amministrare ed acquistare la __________ (doc.
n. __________), contratto disdetto alcuni mesi più tardi (doc. n. 600.500.027,
600.500.036). A seguito della costituzione della società i certificati azionari
sono stati consegnati a RI 1 nella sua qualità di “esclusivo azionista della
società” (doc. n. 600.500.037-041). Il controvalore del capitale azionario è
stato rimborsato a Luigi Calderoni e RI 1 (doc. 600.500.041). __________,
durante il suo interrogatorio ha dichiarato di aver ricevuto mandato da RI 1 e
da __________ di gestire contabilmente la __________
3.2.3
Molteplici gli elementi
ritenuti dall’autorità fiscale per stabilire che dal 2003 RI 1 era anch’egli
azionista delle società che gestivano il postribolo sito a __________ (cfr.
Rapporto DAPI del 1°.2.2016, paragrafo 3.3.). In particolare significativo il
ritrovamento nella valigetta “segreta” di RI 1 di “(…) diversi documenti
relativi alle società che gestivano __________ e __________, tra questi il più
significato (ivo) è un documento sul quale sono riassunte le cifre d’affari di
bar e residenza nel 2003 (…)”. A proposito di tale valigia, il
rappresentante del contribuente ha presentato una dichiarazione di __________,
ritenuto uno dei vari prestanome di RI 1, secondo la quale nell’ambito del
trasloco degli uffici avrebbe “(…) portato via praticamente tutto alla
rinfusa mischiando il contenuto degli uffici, in particolare mi ricordo di aver
preso i documenti che si trovavano sulle due scrivanie e di averli inseriti
alla rinfusa in una valigetta portatile nera forse di marca samsonait”.
Ora, nel Rapporto DAPI
viene indicato – in maniera condivisibile pure per questa Camera - come questa
dichiarazione sia stata resa dal __________ (il 15.9.2014) ai soli fini di
causa, ritenuto come, secondo l’autorità inquirente a distanza di 4 anni dal
trasloco appariva improbabile ricordare la marca della valigia. Inoltre la DAPI
specifica come in occasione del trasloco i documenti siano stati portati via
dall’ufficio in cui RI 1 lavorava, che era separato rispetto a quello del
fiduciario __________.
__________, tramite __________
SA (cfr. punto 3.3.21) è stato il rappresentante dell’Ufficio di revisione tra
le altre pure della società __________ (società che aveva gestito la __________
dal 2003 in poi). In merito all’identità degli azionisti che gestivano il
postribolo ha dichiarato che la persona di riferimento delle società era RI 1,
malgrado non sapesse in che misura e se fosse azionista.
Più testimoni concordano
inoltre nel collegare RI 1 alle società che avevano gestito i postriboli negli
anni. In particolare __________, che presso la società fiduciaria riconducibile
a __________ si occupava di contabilità, ad una specifica domanda posta dalla
DAPI in merito all’azionariato delle società che gestivano __________ ha
specificato “(…) sicuramente il Signor __________, che ci consegnava la
documentazione. Vi erano delle persone che venivano in ufficio per incontrare
il signor __________ o il signor __________ (…). Le persone in questione erano
(…) __________ e in precedenza il Signor __________”.
3.2.4
I destinatari dei proventi
di __________ erano, secondo la DAPI, RI 1, ritenuto come la differenza tra i
ricavi realizzati dalle società che gestivano il postribolo ed i costi
sostenuti a contanti, veniva depositata nell’ufficio di RI 1 (cfr. punto
3.2.11.2
del Rapporto DAPI delle società). Ora, oltre alla deposizione di __________
(che lavoravano per __________, cfr. doc. DAPI __________ e __________) pure __________
(collaboratore e prestanome di RI 1 ha indicato che l’incasso del locale veniva
depositato nella cassaforte del bar. Quest’ultimo precisava anche (doc. DAPI __________):
“Non so cosa succedeva con i soldi successivamente, ma so che li prendevano
i signori RI 1”. Tali considerazioni riguardavano non solo la società __________
ma pure __________. Pure __________ – interrogato dalla DAPI – ha indicato che
prelevava i ricavi dalle casse delle società e li consegnava a RI 1. Veniva
inoltre allestito un documento che riportava le cifre del bar e della residenza
in maniera separata.
3.3
3.3.1
Il ricorrente sostiene che
la DAPI e l’autorità fiscale si siano accanite nei suoi confronti, essendo
l’unico contribuente che disponeva di un patrimonio. RI 1 è dell’avviso che
l’inchiesta DAPI, nel ritenerlo azionista delle società che hanno gestito il
postribolo si sia basata prevalentemente sulle dichiarazioni rilasciate dal
fiduciario __________, che, secondo lui, sono fallaci. RI 1 sostiene
addirittura di essere stato, in una certa misura, pure vittima del suo
fiduciario che avrebbe, a sua insaputa, addirittura falsificato la sua firma
nelle sue dichiarazioni fiscali. Ora se così fosse, logica conseguenza sarebbe
stata una denuncia nei confronti del fiduciario al Ministero pubblico, cosa
che, dalle indicazioni del ricorrente, non risulta sia stata fatta.
3.3.2
Come visto, la DAPI ha
basato le proprie conclusioni su molteplici prove (oltre alla versione dei
fatti di __________) che hanno condotto univocamente a ritenere il contribuente
come uno degli azionisti delle società che gestivano __________.
Come rilevato
correttamente anche dall’Ufficio giuridico della DdC, tra gli atti sequestrati
dalla DAPI vi è pure un documento (doc. DAPI __________) tramite il quale __________
ha chiesto a RI 1 di “(…) versare dei fondi per le sue prestazioni svolte
per conto delle società che gestivano il “__________” e la “Residenza Laura”.
Anche in merito ad __________,
ritenuto da RI 1 quale azionista delle società che hanno gestito il postribolo,
quest’ultimo durante un interrogatorio dell’8.3.2012 dinanzi alla DAPI (doc. DAPI
__________) ha dichiarato di aver funto da prestanome per parecchie società per
il tramite di __________. Del resto questa versione il __________ l’aveva anche
resa dinanzi al Ministero pubblico il 12.3.2008, quando dinanzi all’allora PP __________
aveva dichiarato: “Dal 2004 sono amministratore unico in diverse società
anonime. In pratica io faccio girare la voce che sono a disposizione per fare
l’amministratore unico e capita che le lo richiedano. Per questo tipo di
attività io prendo mensilmente tra i CHF 250.- e CHF 300.-. Mi viene chiesto
quali sono queste società. A memoria non so dire i nomi di queste società.
Posso però dire che sono nell’ordine di una ventina. Penso che tante società
siano anche fallite ma ancora iscritte. Voglio precisare che io non ho nessuna
funzione operativa all’interno delle numerose società di cui sono
amministratore unico ma unicamente con funzione rappresentativa. Sono la
cosiddetta “testa di legno”. In pratica io rappresento i titolari delle società
che non vogliono apparire” (doc. DAPI 240.100.164, pag. 2 e 3).
In relazione alle
posizioni di __________ e __________, entrambi, nella prima fase
dell’istruttoria hanno affermato di aver consegnato i ricavi dei locali nelle
mani di RI 1 e __________. __________ sarebbe stato inoltre sollecitato a più
riprese dallo stesso RI 1 e da RI 1 a distruggere i documenti relativi agli
incassi di affittacamere e bar (doc. DAPI 315.100.002).
3.3.3
Altresì in relazione alle
società __________ va rilevato quanto segue. RI 1 è stato ritrovato in possesso
di certificati azionari per 78 azioni al portatore di __________ (doc. DAPI __________,
pag. 69 Rapporto DAPI relativo alle società). Della __________ egli è pure
stato membro del Consiglio di amministrazione.
3.4
Ora, anche in questa sede,
a fronte di tutti gli elementi raccolti da parte della DAPI a sostegno della
qualità di azionista di __________, il ricorrente ritiene le conclusioni
dell’autorità sbagliate, finanche aberranti, senza tuttavia confrontarsi compiutamente
su tutte le prove raccolte dall’autorità fiscale (cfr. Rapporto DAPI relativo
alle società, punto 3.2.) limitandosi a sostenere che la DAPI avrebbe
aprioristicamente condotto le proprie indagini basandosi sulla versione fornita
__________. Il ricorrente non spiega tuttavia per quali ragioni le varie
testimonianze agli atti circa la consegna dei ricavi dei locali nelle sue mani dovrebbero
essere inesatte, rispettivamente per quali ragioni, ad esempio, __________
avrebbe dovuto indicare all’autorità inquirente di distruggere la
documentazione relativa agli incassi dei postriboli.
3.5
Ora, il Tribunale federale
nelle sentenze 1B_8/2014 e 1B_9/2014 del 2.6.2014 si era occupata della
fattispecie, nel contesto del sequestro operato dalla DAPI sui conti bancari e
i beni immobili. In relazione agli indizi di reato ed alla posizione anche del
qui ricorrente si era espressa rilevando come emergessero (anche se l’inchiesta
era ancora in fase iniziale) dei chiari e sufficienti indizi di reato. Ora, con
i due Rapporti DAPI del 1°.2.2016, l’autorità inquirente ha riportato tutti gli
elementi (molteplici e coesi), tali per cui ritenere, RI 1 azionista delle
società.
3.6
RI 1 dominava quindi le
società che hanno gestito nel corso degli anni il “Bar __________” e la
“Residenza __________” anche tramite i diversi contratti di locazione, sia
degli immobili che delle suppellettili.
In particolare, egli
rivendeva o locava alle società il materiale per esercitare la loro attività,
senza però incassare subito la controprestazione (bensì dilazionandone il
pagamento in base agli incassi), non incassava la garanzia per gli affitti e
ricostruiva la contabilità della società a posteriori.
Inoltre, è rilevante il
fatto che ogni qualvolta una nuova società veniva costituita, subito dopo la
costituzione il capitale azionario versato era integralmente prelevato. Di
conseguenza, le società potevano svolgere le proprie attività grazie ai mezzi
che venivano messi a disposizione da RI 1, quando, di principio, una società è
finanziata dal capitale proprio e da eventuali finanziamenti effettuati dagli
azionisti; anche da qui, la qualità di azionista del ricorrente (cfr. sentenza
CDT inc. 80.2016.43 del 15.10.2019).
3.7
Per contrastare le
conclusioni a cui era giunta la DAPI, che ha ritenuto il ricorrente azionista
delle società che si erano succedute nella gestione del postribolo, pure sulla
base dell’evoluzione patrimoniale di quest’ultimo, il ricorrente ha fatto
allestire una perizia di parte __________. La CDT, al considerando 5.7. della
sentenza di cui all’inc. 80.2016.43 del 15.10.2019 ha ritenuto che il documento
in questione non avesse alcuna portata probatoria e ne ha evidenziato i limiti:
“5.7.
5.7.1
Da
parte sua, il ricorrente, confrontato con le dettagliate ricostruzioni della
DAPI, si è limitato a contestare genericamente i dati raccolti, riprendendo nei
fatti le conclusioni del parere redatto dal __________ (consulente del
ricorrente), nel ricorso, e le conclusioni della relazione contabile allestita
dalla __________, nella replica, dove sono stati sostanzialmente sollevati
diversi errori da parte della DAPI.
Si
ricorda, in questo contesto, che la replica e la relazione contabile del
26.7.2018
sono stati inoltrati tardivamente e non possono pertanto essere
considerate (v. supra, consid. 3.3). Le considerazioni che si
riferiscono a questi documenti vengono pertanto proposte solo ad abundantiam.
Il
ricorrente ha negato le proprie responsabilità e ha ribadito la propria
estraneità alla gestione del postribolo di __________, sostenendo in estrema
sintesi che l’incremento del suo patrimonio si spiegherebbe con il reddito
derivante dalla sua attività imprenditoriale (vedi ricorso), con redditi
provenienti dalla sua sostanza immobiliare (afflussi di liquidità per circa fr.
782’100.- e per circa fr. 576'000.-; vedi replica del 16.10.2018) e con redditi
ricevuti dal __________ (padre di sua moglie) a titolo di donazione (vedi
replica del 16.10.2018). Ora, per quanto concerne i redditi provenienti dagli
immobili, la DAPI ha aggiunto, ai dati dichiarati dal contribuente, quanto
avevano registrato contabilmente le società che avevano gestito il __________.
Di fatto, secondo la nuova perizia prodotta dal ricorrente, per il 2008 ed il
2009.
RI 1 ammetterebbe, dicendo di aver percepito a contanti ulteriori redditi,
di aver commesso una sottrazione fiscale. Ora appare quantomeno strano che, RI
1, per giustificare l’ammanco di liquidità imputatogli dall’autorità fiscale,
faccia valere, quale pigioni, importi superiori a quelli addirittura previsti
dai contratti di locazione sequestrati dalla DAPI (cfr. ad esempio i contratti
di locazione di __________). È poco probabile infatti, che RI 1 abbia convinto
i conduttori a firmare un contratto, che prevedeva una determinata pigione per
poi, in corso di locazione pretendere la corresponsione di un importo più
elevato. Sempre secondo la perizia di __________, RI 1 avrebbe ricevuto a
contanti la somma di fr. 576'000.- __________ per i costi di energia elettrica
per il __________ (fr. 5'000.- al mese) e per la __________ (fr. 7'000.- al
mese). Ora, nei conti delle società che si sono succedute nella gestione del
Bar e della Residenza, i costi per l’energia elettrica erano già stati
contabilizzati ed erano di molto inferiori a quelli fatti valere in questa sede
da RI 1 (ad esempio per il 2008, __________, fr. 12'120.10, doc. 620.100.007;
2009.
per 11 mesi __________, fr. 6'165.60, doc. 620.200.007 ed 1 mese __________
fr. 1'000.-, doc. 630.100.006; 2010, __________ per 12 mesi fr. 13'000.-. Per __________
la __________ faceva valere quali costi energetici fr. 21'726.25 per 10 mesi
nel 2008, doc. 660.300.038, __________ per 2 mesi faceva valere un debito di
6'800.-, doc. 670.100.020, nel 2009 __________ faceva valere costi per fr.
10'280.-, doc. 670.200.038, mentre che la ____________________ per i restanti 7
mesi non faceva valere alcuna registrazione; per il 2010 __________ faceva valere
fr. 22'000.- per 12 mesi, doc. 680.200.007). Non si vede per quale motivo
queste società avrebbero dovuto pagare ulteriori importi e per di più così
elevati per i costi di energia elettrica al locatore. Tanto più che normalmente
questi costi vengono pagati direttamente da parte del conduttore alla
società/ente che eroga il servizio. Ora, il fatto __________ consegnasse a mano
dei soldi a RI 1 emerge anche dagli atti della DAPI (cfr. verbale __________
dell’8.3.2012 doc. DAPI 315.100.000), tuttavia rimane un’interpretazione di
parte quella del qui ricorrente secondo cui questi importi dovessero essere
destinati alla copertura dei costi energetici. Anzi, il fatto di averli
consegnati a contanti a RI 1 rafforza tutt’al più la conclusione che locatore e
conduttore si sovrapponessero.
5.7.2
Ad
ogni modo RI 1 non ha fornito delle valide spiegazioni e non ha prodotto alcun
documento giustificativo concernente gli ingenti fondi utilizzati, sia in
ambito societario, che per gli investimenti sugli immobili di proprietà (vedi
anche doc. DAPI 300.100.579-590, 300.100.589); ciò nemmeno con la replica e i
relativi documenti prodotti all’udienza del 16.10.2018.
A
tutto questo, si aggiunga pure il fatto che il ricorrente non ha mai fatto
prima riferimento né ai contratti fiduciari che ha ancora prodotto in sede di
udienza, né ai versamenti che ora sostiene di aver ricevuto dal suocero (per
fr. 1'205'540.-).
Dubbia
(indipendentemente dalla tempestività con cui la stessa è stata menzionata) è
infatti pure la presunta donazione da parte del suocero. In merito vi è agli
atti pure la dichiarazione firmata dalla moglie del ricorrente (doc. DAPI __________),
in cui indicava che aveva ricevuto da suo padre (il __________) un prestito di
fr. 80'000.-. È dunque inusuale che da una parte il __________ abbia proceduto
con una donazione di oltre un milione di franchi a favore del ricorrente e
dall’altra abbia soltanto concesso un prestito a sua figlia. Ma tant’è: __________
oppure le di lui società avessero effettivamente versato fr. 1'205'540.- alla
famiglia RI 1 questo importo avrebbe dovuto essere dichiarato quale debito
della famiglia RI 1 nei confronti __________ oppure quale donazione. Ciò che
non risulta essere il caso.
Per
quanto concerne poi il maggior afflusso di liquidità indicato dal ricorrente in
fr. 3'588'024.13 va rilevato come la ricostruzione della contabilità eseguita
da parte della DAPI sia stata mostrata al contribuente ed ai suoi patrocinatori
dell’epoca già in precedenza ed era stato attribuito del tempo per presentare
delle osservazioni e delle eventuali notifiche d’errore.
Ora
con l’allegato AA alla perizia, il ricorrente evidenzia tutta una serie di
differenze riscontrate nella contabilità relativa al “Classeur __________”.
Ora
dall’analisi delle censure, non si può che rilevare nuovamente che la perizia
non dà modo di inficiare gli scrupolosi accertamenti operati dalla DAPI.
A
titolo di esempio vengono riportate alcune delle differenze evidenziate dai
periti di parte, immediatamente smentite dai documenti agli atti (doc. AA
allegato alla perizia 26.7.2018):
·
Posizione 1: RI 1 specifica che ad
inizio del 2003 egli aveva a disposizione liquidità per ulteriori fr.
276'584.50, conseguente a prelievi a contanti da quest’ultimo effettuati nel
2002.
Tuttavia questo importo non è stato dichiarato da RI 1 nella
dichiarazione fiscale 2003A.
·
Posizione 2: sempre nel 2002, RI 1
avrebbe sottoscritto un contratto di mutuo con __________ per fr. 130'000.-.
Nella dichiarazione fiscale del 2002 di RI 1 risulta un numerario di fr.
5'000.-. Appare quindi chiaro che tale importo non risultava più essere in
possesso di RI 1 a fine 2002.
·
Posizione 3: nel contratto di
mutuo stipulato il 17.12.2002 tra __________ e RI 1 si indica che il mutuatario
conferma di aver ricevuto il prestito di fr. 90'000.-. Questo risulta pure
dalla contabilità 2002 (conto 2103.1, debito nei confronti di __________). Il
12.12.2003
RI 1 ha pagato gli interessi e un ammortamento sul debito per un
totale di fr. 4'835.-. Secondo la contabilità di __________ il 20.1.2003 è
stato effettuato un versamento da parte del correntista per fr. 90'000.-. Ora
il prestito concesso a RI 1 da __________ è stato effettuato nel 2002, mentre
che il prestito azionista dello stesso importo è stato effettuato nel 2003.
Queste operazioni risultano sia dalla contabilità di __________ ma anche dalle
dichiarazioni fiscali di RI 1. Nella dichiarazione fiscale di RI 1 del 2003 si
ha per l’appunto la dichiarazione del prestito nei confronti di __________ di
fr. 90'000.- e la deduzione degli interessi di fr. 4'835.-.
·
Posizione 8: il ricorrente indica
di aver incassato direttamente fr. 35'000.- dovuti alla __________ da parte
della società __________ per dei lavori effettuati a __________. Ora
dall’analisi dei conti della __________ non risulta alcun debitore __________
Non è infatti stata ritrovata alcuna fattura emessa a carico di questo cliente.
Inoltre nell’incarto di __________ 2003 non vi è alcuna informazione in
relazione a prestazioni effettuate nel comune __________ citato.
·
Posizioni 4-5/6-7: RI 1 è stato
più volte interrogato, in particolare sull’attività svolta da __________,
società che aveva locato i locali nei quali sono stati ritrovati i documenti
relativi alle società che gestivano __________ e __________. Nel corso
dell'inchiesta svolta dalla DAPI, è stato più volte domandato a RI 1 di
indicare l’identità dell’azionista delle società, ma egli non ha mai indicato
il nome del suocero. Si ricorda che, in data 20 marzo 2014, a RI 1 era stato
chiesto che attività effettuassero __________ e __________ e questi ha risposto
che le due società non esercitavano attività (300.100.021-022). Alla richiesta
di determinarsi in merito all’identità dell’azionista di tali società, RI 1 ha
dichiarato che avrebbe dato risposta entro 30 giorni, ma ciò non è avvenuto. Se
i fondi fossero effettivamente stati versati dal suocero, i patrocinatori di RI
1.
dell’epoca non avrebbero sicuramente tardato a presentare i relativi
documenti. Buona parte di queste operazioni, corrispondono sia ai rendiconti
delle due società, che alle dichiarazioni fiscali del contribuente. Gli
elementi forniti nella perizia __________ non permettono di discostarsi da
quanto considerato dalla DAPI, proprio perché il contribuente ha dichiarato
tali operazioni nelle proprie dichiarazioni fiscali personali ed esse trovano
riscontro nelle contabilità delle due società, tra l’altro presentate alle
varie autorità fiscali.
Si rileva comunque che, il ricorrente indica di non essere azionista di tali
società e di non averle quindi finanziate. Presenta ad esempio il contratto di
mutuo tra __________ e RI 1, dove la società presta a quest’ultimo fr. 130'000.
Allegati al contratto vi sono due ricevute di pagamento datate 20.2.2003 dalle
quali si evince che __________ e __________ rimborsano parzialmente il prestito
di RI 1 a __________. Ci si chiede dunque per quale motivo queste società, che
il ricorrente non ritiene proprietà di RI 1 rimborsano un prestito personale a
lui elargito. Inoltre, nella contabilità __________ e __________ 2003 questi
importi non risultano.
Alla luce di quanto esposto, in particolare alle dichiarazioni fiscali di RI 1
e alle contabilità delle due società, si ritiene che il conto debitore delle
società, quindi i versamenti d’interesse e prelevamenti registrati nelle
rispettive contabilità, come tutte le altre operazioni, siano riconducibili a RI
1.
D’altronde le azioni delle società in questione sono peraltro state
ritrovate in luoghi in cui poteva accedere nei fatti RI 1 .
5.7.3
Inoltre,
quanto si evince dalla relazione contabile della__________ non permette di
discostarsi da quanto considerato dalla DAPI, già solo per il fatto che le
conclusioni a cui sono giunte le autorità fiscali trovano riscontro nelle
operazioni dichiarate dallo stesso contribuente nelle proprie dichiarazioni
fiscali, così come nelle contabilità delle società in oggetto.
Ad
ogni modo si rileva che, nella perizia __________ del 26.7.2018, proprio nella
premessa veniva specificato che i relatori non avevano potuto consultare tutta
la documentazione per redigerla “(…) vista la frammentaria e lacunosa
documentazione contabile di supporto disponibile (il cliente ci riferisce che
le autorità hanno sequestrato tutta la documentazione che oggi risulta
praticamente impossibile recuperare), è presumibile ipotizzare l’assenza di
giustificativi contabili più o meno rilevanti per una ricostruzione puntuale
dei movimenti di liquidità effettuati da RI 1 negli anni in corso 2003-2011”.
3.8
Per quanto attiene alla
ripartizione delle azioni nella percentuale del 22% per __________ e del 78%
per RI 1 la stessa trova riscontro, come visto sopra, pure nelle dichiarazioni
rese a verbale __________ (doc. __________) e da __________ (vedi per es.: doc.
__________ __________, 302.100.011 e 302.100.012), oltre al fatto che per le
società __________, le azioni per il controvalore di fr. 22'000.- sono
addirittura state ritrovate in possesso di __________. Per contro, i rimanenti
certificati azionari di queste società sono stati consegnati __________ agli
inquirenti __________, dopo che sono stati ricevuti dal fiduciario __________,
che agiva su mandato degli stessi RI 1.
A ciò, si può anche
aggiungere che RI 1 avevano uffici collegati tra loro (vedi quanto dichiarato
pure da una collaboratrice di __________ - verbale d’interrogatorio __________
del 14.3.2013, doc. __________ __________, p. 4: “Avevo accesso nei loro
uffici, ma comunque la documentazione era nei nostri uffici. I loro locali
venivano trattati come spazi privati e noi non entravamo senza permesso. Di
norma l’ufficio non era chiuso a chiave”.
3.9
Agli atti vi sono pertanto
innumerevoli elementi che permettono di ritenere RI 1 come azionista di
maggioranza delle società che hanno gestito __________.
4.
4.1.
La sentenza della Camera
di diritto tributario aveva quale oggetto le decisioni di tassazione ancora
aperte del ricorrente e relative ai periodi fiscali 2006 - 2010. Ritenuto come
il periodo interessato dal Rapporto d’inchiesta della DAPI si riferiva pure a
periodi fiscali anteriori (e meglio gli anni 2003, 2004 e 2005), l’Ufficio
delle procedure speciali ha correttamente aperto delle procedure tese al
ricupero d’imposta.
4.2
Nel ricorso, oltre a
contestare la qualità di azionista di RI 1 e il calcolo dell’ammanco di
liquidità tramite la perizia della __________, non viene per contro operata
alcuna contestazione relativa al calcolo del recupero d’imposta effettuato
dall’UT sulla base del Rapporto della DAPI.
In particolare a pagina 19
del Rapporto del 1°.2.2016 inerente RI 1, viene stimato il totale dei redditi
non dichiarati dal contribuente, che ammonta, per il 2005 a fr. 1'570'152.-,
dato che è stato ripreso da parte dell’autorità fiscale per stabilire il
recupero d’imposta.
4.3
Ora dalla disamina delle
decisioni impugnate, l’Ufficio delle procedure speciali si è limitato ad
aggiungere ai redditi non dichiarati l’ammontare dei redditi non dichiarati
stabiliti nel Rapporto DAPI e a calcolare gli interessi, come da disposto di
legge. Nessuna censura è, come già indicato, stata sollevata dal contribuente.
Sulla base delle concrete
ed esaustive risultanze del Rapporto DAPI, questa Camera non può che condividere
il calcolo operato dall’Ufficio delle procedure speciali, che si è basato sui
pertinenti dati trasmessi.
4.4
Ora all’art.153 cpv. 3
LIFD (di medesimo tenore l’art. 238 cpv. 3 LT), che tratta della procedura di
ricupero d’imposta, si specifica che per il resto sono applicabili per analogia
le disposizioni su i principi procedurali, la procedura di tassazione e quella
di ricorso.
Nella procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel
senso che l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che
fondano o aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la
prova di quei fatti che concorrono a escludere o a ridurre il debito verso
l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8; sentenza
TF 2C_304/2013 del 22.10.2013 consid. 3.4.).
Nel caso che qui ci
occupa, con il proprio ricorso il contribuente non è riuscito a sovvertire
l’esito delle risultanze emerse dall’inchiesta condotta dalla DAPI.
5.
5.1.
Il Tribunale federale, con
sentenza del 21.7.2020 (inc. 2C_983/2019) ha accolto il ricorso presentato da RI
1, annullando la decisione in ambito di assistenza giudiziaria emessa da questa
Camera (di cui all’inc. 80.2019.52) e rinviando gli atti per ulteriori
accertamenti limitatamente al presupposto della situazione finanziaria del
contribuente (art. 29 cpv 3 Cost).
Con scritto 26.10.2020,
questa Camera si è rivolta al patrocinatore del ricorrente chiedendo di voler
trasmettere, entro il 3.11.2020, il certificato per l’ammissione all’assistenza
giudiziaria aggiornato, corredato da tutti i documenti giustificativi e
vidimato dall’autorità comunale.
Il 27.10.2020 è stata
altresì richiesta all’avv. RA 1 la presentazione della nota d’onorario relativa
alla procedura ricorsuale per gli inc. 80.2019.13-18 ed 80.2020.124.
5.2
Con scritto 3.11.2020, il
contribuente, per il tramite del suo patrocinatore ha fatto pervenire il
certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria corredato dall’estratto
dell’Ufficio esecuzioni di __________, risalente al 29.10.2020, dal quale si
attesta che l’importo delle esecuzioni in capo al contribuente è pari a fr.
3'426'204.31. Venivano allegate altresì due fatture relative al premio mensile
della cassa malati pari fr. 455.95, nonché la fattura relativa ai contributi
personali AVS, attestante l’importo base di fr. 124.- per il periodo 1°.7.2020
-30.9.2020.
5.3
5.3.1
La Legge sull’assistenza
giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio (LAG; RL 178.300) disciplina
l’assistenza giudiziaria e il patrocinio d’ufficio nei procedimenti davanti
alle autorità giudiziarie e amministrative (art. 1 cpv. 1). L’assistenza
giudiziaria garantisce a chi non dispone dei mezzi per assumersi gli oneri
della procedura o le spese di patrocinio la possibilità di tutelare i suoi
diritti davanti alle autorità giudiziarie e amministrative (art. 2).
5.3.2
Secondo la giurisprudenza
una persona è indigente quando, in relazione alla propria situazione economica
globale, compreso il suo patrimonio, non è in grado di assumersi le spese
processuali, senza intaccare il minimo necessario al proprio mantenimento e
quello della sua famiglia (DTF 135 I 221 consid. 5.1.; 4A_411/2018 del
7.12.2018
consid. 4; 1B_436/2018 del 12.11.2018 consid. 3.1.). Il richiedente
deve indicare in maniera completa i suoi redditi, il suo patrimonio e i suoi
costi (DTF 135 I 221 consid. 5.1). La parte delle risorse finanziarie che
eccedono ciò che è necessario alla copertura dei bisogni personali deve essere
comparata alle spese previsibili. L’assistenza giudiziaria non viene concessa
quando la parte disponibile delle risorse permette di coprire le spese
giudiziarie e dell’avvocato in un anno al massimo per i processi relativamente
semplici, e in due anni al massimo per gli altri procedimenti (DTF 135 I 221 consid.
5.1.; 4A_411/2018 del 7.12.2018 consid. 4).
5.3.3
Pertocca al richiedente
l’onere di comprovare i fatti che permettono di constatare che adempie le
condizioni della misura sollecitata.
Nel caso in cui non
vengono fornite sufficienti informazioni (con i relativi documenti
giustificativi) per permettere di avere una visione completa della sua
situazione finanziaria sicché se la stessa rimane poco chiara, la richiesta
dev’essere rifiutata (DTF 125 IV 161 consid. 4; 4A_411/2018, consid. 4).
5.4
Dagli atti prodotti dal
ricorrente non è chiaro come quest’ultimo riesca a provvedere al proprio
mantenimento e a quello della sua famiglia, anche visto come la __________ viva
ad un indirizzo diverso dal suo. In particolare RI 1 specifica di non aver
alcun reddito, rispettivamente non chiarisce come riesca a far fronte ai propri
bisogni quotidiani, quali ad esempio il premio mensile della cassa malati, per
il quale, tra l’altro, non emergerebbe dagli atti che sia a beneficio di uno
specifico sussidio.
Ciò posto, si deve
nondimeno rilevare, sulla base anche di quanto stabilito dal Tribunale
amministrativo federale nella decisione del 13.3.2018 (inc. A-6685-6694/2017)
che visti sia gli importanti sequestri/pignoramenti di fondi e beni mobiliari,
documentati dagli estratti dell’Ufficio esecuzione e fallimenti, unitamente al
fatto che, anche secondo l’estratto dei contributi personali AVS, il qui
contribuente corrisponde un contributo trimestrale di appena fr. 124.- [che
teoricamente corrispondente alla quota per persone senza attività lucrativa (e
con una sostanza determinante stabilita in fr. 0.-)] appare verosimile
ipotizzare che il ricorrente non disponga dei mezzi finanziari per poter far
fronte alle spese di patrocinio della presente procedura, rispettivamente per
pagare la tassa di giustizia e le spese processuali.
5.5
5.5.1
L’avv. RA 1 ha presentato
la nota d’onorario in data 3.11.2020, cifrando le prestazioni relative alla
procedura di cui agli inc. 80.2019.13-18 ed 80.2020.124 in complessivi fr.
14'369.25, sulla base di una tariffa oraria di fr. 180.-. Nella fattura, si
richiede, oltre alle prestazioni relative agli incarti sopraccitati pure fr.
3'600.- relativi al ricorso presentato al Tribunale federale per l’assistenza
giudiziaria. Tuttavia tale somma non può essere riconosciuta visto quanto
stabilito alla sentenza del 21.7.2020 al consid. 4. In particolare lo Stato del
Canton Ticino è stato dispensato dal pagamento di spese giudiziarie, ma è stato
obbligato a pagare, in applicazione dell’art. 68 cpv. 2 LTF un’indennità per
ripetibili della sede federale, stabilità in fr. 2'500.-. Motivo per il quale
l’importo di fr. 3'600.- richiesto ancora una volta in questa sede non può
essere riconosciuto, posto come già compreso nelle ripetibili stabilite dal TF
e stimate in fr. 2'500.- (cfr. Regolamento sulle
spese ripetibili accordate alla parte vincente e sull’indennità per il
patrocinio d’ufficio nelle procedure davanti al Tribunale federale, RS
173.110.210.3).
5.5.2
La nota d’onorario
dell’avv. RA 1 presentata per l’insieme degli incarti (inc. CDT 80.2019.13-18
ed 80.2020.124) viene pertanto riconosciuta, fatta eccezione per l’importo di
fr. 3'600.- relativi alle spese di patrocinio della sede federale. L’IVA dovrà
pertanto essere ricalcolata sulla base del nuovo importo. Il ricorrente sarà
tenuto a rifondere allo Stato gli importi da quest’ultimo assunti o versati,
quando il cambiamento della sua situazione economica dovesse permetterlo (art.
6.
cpv. 1 LAG).
6.
Motivo per il quale,
le decisioni su reclamo relative ai periodi fiscali 2003 e 2004 devono essere
annullate essendo subentrata la perenzione. La decisione su reclamo relativa la
periodo fiscale 2005 è invece confermata ed il ricorso dev’essere respinto. Al
ricorrente viene riconosciuta l’assistenza giudiziaria ed è esonerato dal
pagamento della sua quota parte di tassa di giustizia e di spese processuali
sino ad un cambiamento della sua situazione economica.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT
dichiara e pronuncia
1. Il
ricorso è:
1.1. respinto
e la decisione su reclamo inerente il recupero d’imposta per il periodo fiscale
2005 è confermata;
1.2 Il ricorso è accolto
e le decisioni su reclamo inerenti il recupero d’imposta per i periodi fiscali
2003 e 2004 sono annullate.
2. Le spese processuali
consistenti:
a. nella tassa di
giustizia di fr. 3’000.–
b. nelle spese di
cancelleria di complessivi fr. 500 .–
per un totale di fr. 3’500.–
sono a carico del
ricorrente in ragione di 1/3, importo che tuttavia non dovrà corrispondere
siccome a beneficio dell’assistenza giudiziaria.
3. Al ricorrente è concessa
l’assistenza giudiziaria con il beneficio del gratuito patrocinio e l’esonero
dal pagamento delle tasse e delle spese processuali ai sensi dei considerandi.
4. Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss LTF).
5. Intimazione a:
- ;
- ;
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- ;
- ;
- ;
- .
per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello
Il
presidente: La segretaria: