80.2021.227
Reddito della sostanza mobiliare: prestazioni percepite da una società offshore, risultanze di un’inchiesta penale, irrilevanza del fatto che il procedimento penale non si è ancora concluso
8 febbraio 2022Italiano28 min
contribuzioni ed il contribuente. Il colloquio era stato richiesto dal signor RI
Source ti.ch
Incarti n.
80.2021.227
80.2021.228
Lugano
8 febbraio 2022
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di diritto tributario del Tribunale
d'appello
composta dai giudici
Andrea
Pedroli, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
segretaria
Sabina
Ghidossi, vicecancelliera
parti
RI
1
rappr.
da: RA 1
contro
RS
1
oggetto
ricorso
del 27 settembre 2021 contro le decisioni del 26 agosto 2021 in materia di IC-IFD
2010-2011-2012.
Fatti
Fatti
A.
a. Dichiarazione
fiscale 2010
Il 5 marzo 2012, il signor
RI 1 presentava la propria dichiarazione di imposta per il periodo fiscale
2010, dichiarando unicamente un reddito da attività dipendente di fr. 485'130.-
ed uno da sostanza immobiliare di fr. 9'000.-. In riferimento alla
determinazione della sostanza imponibile, il contribuente dichiarava fr.
11'027.- quali “assicurazioni private sulla vita e di rendita vitalizia”, fr.
200'000.- quale sostanza immobiliare e faceva valere un debito privato di fr.
420'000.-.
b.
Dichiarazione fiscale 2011
Il
28 settembre 2012, il contribuente presentava la propria dichiarazione di
imposta per il periodo fiscale 2011, indicando un reddito imponibile
complessivo di fr. 586'627.- derivante – dopo deduzione delle spese – dalla sua
attività principale (fr. 663'016.-).
Il contribuente dichiarava
poi una sostanza imponibile complessiva pari a fr. 678'773.-, composta da fr.
955'926.- quali “titoli e capitali”, fr. 12'847.- quali “assicurazioni private
sulla vita e di rendita vitalizia” e fr. 200'000.- derivanti da sostanza
immobiliare. Il contribuente faceva poi valere un debito privato di fr.
400'000.-.
c. Dichiarazione
fiscale 2012
Il 17 febbraio 2014, il
contribuente presentava la propria dichiarazione di imposta per il periodo
fiscale 2012, indicando un reddito imponibile complessivo di fr. 48'825.-
derivante – dopo deduzione delle spese – dalla sua attività principale (fr.
100'107.-).
Il contribuente dichiarava
in seguito una sostanza imponibile complessiva di fr. 28'418.-, composta da fr.
295'449.- quali “titoli e capitali”, fr. 17'969.- quali “assicurazioni private
sulla vita e di rendita vitalizia” e fr. 200'000.- derivanti da sostanza
immobiliare. Il contribuente faceva poi valere un debito privato di fr.
395'000.-.
B. Il 14 giugno 2013 si
teneva un incontro tra l’Ufficio delle procedure speciali della Divisione delle
contribuzioni ed il contribuente. Il colloquio era stato richiesto dal signor RI
1 alfine di aggiornare l’autorità fiscale sullo stato dei procedimenti a suo
carico. In particolare, il signor RI 1 affermava quanto segue:
“[…]
·
Su richiesta della FINMA ho
venduto il 12.5% della __________, Lugano, costituita nel 2008 e pertanto non
possiedo più alcuna partecipazione;
·
A titolo personale detengo il 50%
della __________, Lugano;
·
[…]
·
A titolo personale detengo a
partire dal 2011 il 10% della __________, […];
·
A titolo personale non detengo
quote della __________, […];
·
A titolo personale detengo il 50%
della __________, Lugano […];
·
[…]
·
A titolo personale confermo, […],
che ero il beneficiario economico della __________ […];
·
A titolo personale confermo che il
beneficiario economico della __________, Panama è mia moglie, […]”.
Il contribuente è infatti
imputato nel procedimento penale di cui all’__________ per appropriazione
indebita, art. 138 cifra. 2 CP, amministrazione infedele aggravata, art. 158
cifra 1 cpv. 3 CP, bancarotta fraudolenta e frode nel pignoramento, art. 163
cifra 1 CP, falsità in documenti, art. 251 cifra 1 CP, riciclaggio di denaro,
art. 305bis cifra 1 CP, riciclaggio di denaro aggravato, art. 305bis
cifra 2 CP, carente diligenza in operazioni finanziarie, art. 305ter
CP.
C. Il 2 dicembre 2014,
l’RS 1 (di seguito: UT) – alfine di evadere le tassazioni dei periodi fiscali
2008-2012 – formulava all’attenzione del contribuente una richiesta di
documentazione. Il signor RI 1 rispondeva a tale scritto il 29 dicembre 2014,
producendo solo in parte quanto richiesto dall’autorità fiscale, in quanto affermava
di non essere in possesso di molti dei documenti richiesti.
D. Con e-mail del 13
luglio 2017, l’autorità fiscale intimava al rappresentante del contribuente –
avv. RA 1 – e a seguito di un ulteriore incontro avvenuto il 27 aprile 2017, il
conteggio delle riprese sul reddito e sulla sostanza.
Con scritto del 20 ottobre
2017, l’avv. RA 1 contestava queste riprese. In particolare, poiché gli
accertamenti effettuati si sarebbero fondati sulle risultanze dell’incarto
penale pendente presso il Ministero pubblico, tuttavia non ancora definitive.
Per tale ragione, l’avv. RA 1 chiedeva di “voler soprassedere alla
formulazione delle decisioni di tassazione nell’attesa della definizione delle
contestazioni in sede penale”.
E.
a. Decisioni di tassazione
2010
Con decisioni di
tassazione IC/IFD 2010 del 13 dicembre 2017, l’UT accertava un reddito
imponibile, per l’IC, di fr. 1'475'500.- e per l’IFD di fr. 1'500'400.-. La
sostanza imponibile complessiva, ai soli fini di IC, veniva stabilita in fr.
5'183'000.-.
In particolare, l’UT
accertava un reddito da titoli e capitali di fr. 300'520.- ed altri redditi
della sostanza mobiliare per complessivi fr. 752'492.-. Inoltre, l’autorità
fiscale stabiliva, ai fini della determinazione della sostanza imponibile, fr.
5'649'064.- quali “titoli e capitali”. A sostegno dei propri accertamenti, l’UT
esponeva la motivazione seguente:
4.1 I
redditi lordi da partecipazioni qualificate (che raggiungono almeno il 10% del
capitale azionario di una società di capitale o sociale di una cooperativa)
appartenenti alla sostanza privata sono imponibili in ragione del 60%.
Imposizione
dividendo erogato dalla __________, al netto della suddetta attenuazione (fr.
300'000.--). Detto reddito non è stato dichiarato all’autorità fiscale, la
quale di conseguenza non procede ad alcun rimborso dell’imposta preventiva.
4.1 Valori
rettificati in base agli importi effettivi.
4.2 I
redditi da partecipazioni qualificate (che raggiungono almeno il 10% del
capitale azionario di una società di capitale o sociale di una cooperativa)
appartenenti alla sostanza privata sono imponibili in ragione del 60%.
Imposizione
delle distribuzioni dissimulate di utile, al netto della suddetta attenuazione,
come da dettaglio che segue:
Vantaggi auto
__________, fr. 20'229.--;
Prestazioni __________,
fr. 732'263.--.
[…]
26.1 Situazione
al 31.12.2010 o a fine imponibilità:
__________, fr. 1'275'000.--;
__________, fr. 127'500.--;
__________,
Panama, fr. 300'000.--;
__________
Seychelles, fr. 1'250'000.--;
__________,
USA, fr. 100'000.--;
__________.,
fr. 1'220'439.--;
__________, Londra, fr. 437'806.--,
__________,
fr. 175'000.--.
Averi
Banca __________, fr. 505'955.--;
Averi
__________, fr. 257'364.--.
b. Decisioni di
tassazione 2011
Con decisioni di
tassazione IC/IFD 2011 del 13 dicembre 2017, l’UT accertava un reddito
imponibile, per l’IC, di fr. 1'508’800.- e per l’IFD di fr. 1'536’000.-. La
sostanza imponibile complessiva, ai soli fini di IC, veniva stabilita in fr.
8'354’000.-.
In particolare, l’UT
accertava altri redditi della sostanza mobiliare per complessivi fr. 917’409.-.
Inoltre, l’autorità fiscale stabiliva, ai fini della determinazione della
sostanza imponibile, fr. 8'656'355.- quali “titoli e capitali”. A sostegno dei
propri accertamenti, l’UT esponeva la motivazione seguente:
4.2 I
redditi da partecipazioni qualificate (che raggiungono almeno il 10% del
capitale azionario di una società di capitale o sociale di una cooperativa)
appartenenti alla sostanza privata sono imponibili in ragione del 60%.
Imposizione
delle distribuzioni dissimulate di utile derivante dalle prestazioni della __________,
al netto della suddetta attenuazione, pari a fr. 917'409.--.
[…]
26.1 Situazione
al 31.12.2011 o a fine imponibilità:
__________, fr. 1'050’000.--;
__________, fr. 2'265’000.--;
__________,
fr. 300'000.--;
__________
Seychelles, fr. 1'250'000.--;
__________,
USA, fr. 100'000.--;
__________.,
fr. 2'749’454.--;
__________, Londra, fr. 435’975.--“.
c. Decisioni di
tassazione 2012
Con decisioni di
tassazione IC/IFD 2012 del 13 dicembre 2017, l’UT accertava un reddito
imponibile, per l’IC, di fr. 50’400.- e per l’IFD di fr. 77’400.-. La sostanza
imponibile complessiva, ai soli fini di IC, veniva stabilita in fr. 7'781’000.-.
In particolare, l’UT
accertava, ai fini della determinazione della sostanza imponibile, fr. 8'073'759.-
quali “titoli e capitali”. A sostegno dei propri accertamenti, l’UT esponeva la
motivazione seguente:
“[…]
27.1 Situazione
al 31.12.2012 o a fine imponibilità:
__________: 1'050'000.- fr.;
__________: 1'987’500.- fr.;
__________,
Panama: 300'000.- fr.;
__________
Seychelles: 1'250'000.- fr.;
__________,
USA: 100'000.- fr.;
__________.:
2'749’454.- fr.;
__________, Londra: 446’356.- fr.”.
F. Con unico reclamo del
12/24 gennaio 2018, l’avv. RA 1, per conto del contribuente, impugnava le
decisioni di tassazione IC/IFD 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012. Nel memoriale
venivano contestate integralmente le decisioni summenzionate ed il
rappresentante indicava che “i dettagli e le motivazioni complete a supporto
del presente reclamo verranno trasmessi successivamente, in attesa degli
sviluppi del procedimento penale in corso presso il Ministero Pubblico ticinese”.
G. Il 15 giugno 2021
l’UT prospettava al ricorrente una reformatio in peius delle decisioni
contestate dal reclamante e meglio, nel seguente modo:
- “Reddito d’altra fonte 2010 rettificato da Fr. 752'492
a Fr. 1'526'596 secondo quanto emerso dalle analisi esperite dal Ministero
Pubblico e Polizia Giudiziaria
-
Reddito d’altra fonte 2011
rettificato da Fr. 917'409 a Fr. 1'529'015 secondo quanto emerso dalle analisi
esperite dal Ministero Pubblico e Polizia Giudiziaria”.
Di conseguenza, l’autorità
fiscale assegnava al reclamante un termine scadente il 5 luglio 2021 per esprimersi
sulla prospettata modifica, avvertendolo che in caso di mancata risposta
avrebbe deciso in base alla documentazione già agli atti.
H.
a.
Decisioni di tassazione dopo reclamo 2010
A
seguito del reclamo interposto dal contribuente, l’autorità fiscale accertava
un reddito imponibile, per l’IC, pari a fr. 1'339'000.- e per l’IFD, pari a fr.
1'363'900.-, con la seguente motivazione:
“Contro la decisione di
tassazione è stato presentato un reclamo senza particolari contestazioni
Il
reclamo è quindi stato analizzato in base alla documentazione emersa nelle
verifiche espletate dal Ministero pubblico.
In
data 4 giugno è stata inviata una richiesta raccomandata, recapitata,
considerato che il termine è scaduto senza esito positivo, il reclamo viene
quindi evaso in base alla documentazione a disposizione dell’Autorità fiscale.
Relativamente
all’anno 2010 i valori sono così rettificati:
-
Vantaggi auto Fr. 33'715 (Cfr.
Verbale __________)
-
Distribuzione dissimulata di utile
__________ Fr. 272'442 (Cfr. AI 333 pag 11-14 e RE 609 Pag 24-25)
-
Prestazioni __________ Fr.
1'220'439 (Cfr. AI 333 pg 25)
-
Totale di Fr. 1'526'596 imposto al
60% in Fr. 915’957”.
b. Decisioni di
tassazione dopo reclamo 2011 e 2012
Con decisioni di
tassazione dopo reclamo IC/IFD 2011 e 2012 del 28 luglio 2021, l’UT
riconfermava gli importi accertati nelle decisioni di tassazione del 13
dicembre 2017.
I. Il 26 agosto 2021,
l’autorità fiscale notificava nuovamente al contribuente, per quanto qui di
interesse, le decisioni di tassazione dopo reclamo relative ai periodi fiscali
dal 2010 al 2012 essendo le comunicazioni precedenti “tornat[e] al mittente”.
Di conseguenza, l’UT rendeva attento il contribuente che il termine per
presentare ricorso sarebbe iniziato a decorrere con questa nuova notifica.
L. Con tempestivo
ricorso del 27/28 settembre 2021 alla Camera di diritto tributario, RI 1 insorge
contro le decisioni di tassazione su reclamo 2010-2012.
a. Periodo fiscale 2010
Il ricorrente contesta
dapprima l’accertamento dell’autorità fiscale relativo al reddito da sostanza
mobiliare ed in particolare, la definizione delle prestazioni della società __________.
Secondo lo stesso, l’UT avrebbe tratto, dall’analisi dell’incarto penale
pendente presso il Ministero pubblico, delle conclusioni non confacenti alla
realtà dei fatti. Il ricorrente sostiene infatti che dalla documentazione
emergerebbe solamente “che l’autorità inquirente è giunta alla conclusione
che sul conto bancario intestato a __________ […] vi sono state delle entrate
pari a € 4'439'200.77, e delle uscite par complessivi €
4'446'882.-“, di conseguenza non sarebbe dato sapere come l’UT abbia quantificato
le prestazioni della __________ (di fr. 1'220'439.-). L’insorgente evidenzia
poi che “nella denegata ipotesi in cui l’entità dell’asserito utile di CHF
1'220'439.- sia corretto”, unicamente il 30% di tale somma sarebbe da
imputargli quale dividendo e ciò in virtù dell’art. 671 CO e del fatto che “l’azionariato
di __________ all’epoca era composto nella misura del 30% del ricorrente” e
il restante da altri azionisti.
Infine, sempre in merito
alla __________, il signor RI 1 sottolinea che questa società avrebbe a sua
volta pagato “delle commissioni di introduzione a vari sub-Advisory”,
motivo per il quale l’entità del reddito “a maggior ragione” viene
contestata.
In merito alla
distribuzione dissimulata di utili accertata dall’autorità fiscale, il
contribuente ritiene l’addebito fiscale non motivato, in quanto non sarebbe
possibile comprendere “l’operazione concreta che si sospetta rappresenti un
utile dissimulato”. Inoltre, lo stesso sarebbe oggetto di un procedimento penale,
non ancora terminato. In aggiunta, il ricorrente ritiene anche non date le
condizioni per ammettere una distribuzione dissimulata di utili.
Infine, il ricorrente
contesta la quantificazione della sostanza imponibile, che divergerebbe da quella
da lui indicata nella dichiarazione di imposta.
b. Periodo fiscale 2011
Anche nel contesto del
periodo fiscale 2011, il ricorrente censura l’agire dell’UT in merito
all’accertamento delle prestazioni della __________ ed alla determinazione
della sostanza imponibile. Lo stesso adduce gli stessi motivi che ha illustrato
relativamente al periodo fiscale 2010.
c. Periodo fiscale 2012
In merito al periodo
fiscale 2012, l’insorgente contesta l’accertamento della sostanza imponibile da
parte dell’UT, che sarebbe “in evidente contrasto con quanto risulta in
particolare dal Modulo 2 riferito all’elenco dei titoli e dei collocamenti in
capitali, oltre agli allegati prodotti dal signor RI 1”.
M. L’autorità
fiscale presenta le proprie osservazioni al ricorso del signor RI 1 l’8
novembre 2021.
Preliminarmente, l’UT si
riconferma nelle proprie decisioni ed afferma che gli elementi contestati sono
stati accertati sulla base degli atti del Ministero pubblico e, in particolare,
solo sui dati certi e riconducibili al contribuente. Inoltre, segnala di aver
comunicato al rappresentante del contribuente, prima dell’emissione delle
decisioni di tassazione, gli elementi imponibili ed evidenzia la scarsa
collaborazione del contribuente, che non avrebbe mai fornito le informazioni
necessarie alfine di emettere delle decisioni corrette e complete. L’autorità
di tassazione evidenzia poi, qualora la procedura penale dovesse rilevare dei
dati diversi da quelli accertati dall’autorità fiscale, che il ricorrente
avrebbe la possibilità di ricorrere all’istituto della revisione.
Nel merito delle singole
contestazioni, l’autorità di tassazione illustra la genesi della determinazione
degli importi stabiliti nelle decisioni su reclamo.
Diritto
I.
Altri redditi da sostanza mobiliare
1. 1.1.
L’autorità di tassazione
ha, per i periodi fiscali 2010 e 2011, diversamente dai dati dichiarati dal
contribuente, aggiunto altri redditi provenienti da sostanza mobiliare. In
particolare, l’UT ha imposto una distribuzione dissimulata di utile derivante
da delle prestazioni della __________ in misura del 60% (artt. 19 cpv. 1bis
vLT e 20 cpv. 1bis vLIFD). Secondo l’UT, il ricorrente avrebbe
percepito – per il tramite della società __________, a lui riconducibile – fr.
1'220'439.- (€ 976'000.-) nel 2010 e fr. 1'529'015.- (€ 1'267’000.-) nel 2011.
1.2.
1.2.1.
Gli articoli 58 cpv. 1
LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all’imposta sull’utile delle
persone giuridiche, che:
1 Costituiscono
utile netto imponibile:
a.
...[omissis]...
b.
tutti i prelevamenti fatti prima
del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla
copertura di spese riconosciute dall’uso commerciale, in particolare:
- ...[omissis]...
- le distribuzioni palesi o dissimulate di
utili e le prestazioni a terzi non giustificate dall’uso commerciale.
1.2.2.
La dottrina ha così
riassunto la nozione di “distribuzione dissimulata di utili” che si può
ricavare dalla giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. Danon, in: Noël/Aubry Girardin [a cura di],
Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral direct, 2a ediz., Basilea
2017, n. 172 ad art. 57, 58 LIFD con riferimenti
giurisprudenziali):
-
una prestazione da parte della società, senza una corrispondente
controprestazione;
-
il fatto che la prestazione si traduca in un vantaggio
per l’azionista o una persona a lui vicina, cioè che essa non sarebbe stata
concessa ad un terzo alle stesse condizioni;
-
il fatto che il menzionato carattere della prestazione
(di avvantaggiare, cioè, un azionista rispetto ai terzi) sia riconoscibile da
parte degli organi societari.
1.2.3.
Nell’ambito
delle distribuzioni dissimulate di utile, l’onere della prova viene suddiviso
nella maniera seguente: le autorità fiscali devono apportare la prova che la
società ha fornito una prestazione e che non ha ottenuto una controprestazione,
rispettivamente che ha ottenuto unicamente una controprestazione insufficiente.
Se le prove raccolte da parte dell’autorità fiscale forniscono sufficienti
indizi che rivelano l’esistenza di una tale sproporzione, spetta allora al
contribuente stabilire l’esattezza delle sue allegazioni contrarie (cfr.
sentenze del TF n. 2C_1157/2016 del 2 novembre 2017 consid. 4.2.3. e
2C_674/2015 del 26 ottobre 2017 consid. 7.4. e riferimenti).
Il contribuente non deve
sopportare le conseguenze di una mancanza di prove, a meno che non possa
essergli rimproverata la violazione dei suoi doveri di
collaborazione (cfr. sentenze del TF n. 2C_605/2014 del 25 febbraio 2015
consid. 6 e riferimenti e n. 2C_11/2018 del 10 dicembre 2018 consid. 6.2.).
1.3.
Nel caso in esame, dagli
atti si evince che nei periodi fiscali 2010 e 2011 la __________ ha registrato
delle uscite per complessivi € 2'243'000.- (€ 976'000.- nel 2010 e €
1'267'000.- nel 2011) in favore della __________, Monaco (cfr. Rapporto di
trasmissione – __________ – Inc. MP __________ [di seguito: Rapporto], p. 25 e
Movimento generale per conto e contropartita, p. 2).
Secondo le valutazioni
esperite dalla Polizia giudiziaria, reparto SREF (cfr. Rapporto, p. 26) – che
sono poi anche state confermate dal rapporto dell’11 gennaio 2018 redatto
dall’Ispettorato fiscale sulla base base di un’ispezione avvenuta nei giorni
24, 25 e 26 novembre 2015 – la __________ è riconducibile a RI 1.
Alla luce di ciò che
precede, vi sarebbe quindi stata una prestazione della __________, società di
cui il signor RI 1 deteneva il 30% delle azioni, a favore della __________,
riconducibile sempre al signor RI 1, senza una corrispondente
controprestazione.
L’autorità fiscale ha
quindi dimostrato che la __________ ha fornito una prestazione senza ottenere
alcuna controprestazione a favore di un suo azionista. Per contro, il
contribuente non ha minimamente comprovato il contrario. Si deve così
concludere che è a giusto titolo che l’autorità fiscale ha considerato i
versamenti alla __________. quale “distribuzione dissimulata di utile”.
1.4.
1.4.1.
In caso di “distribuzione
dissimulata di utile”, occorre poi quantificare la ripresa da effettuare ai
fini del calcolo del reddito imponibile. Per giunta, il ricorrente contesta
tuttavia non tanto l’aggiunta in sé della “prestazione dissimulata di utile”,
bensì il suo importo.
1.4.2.
RI 1, l’insorgente contesta
il valore accertato dall’autorità fiscale, ritenendo che analizzando l’incarto
penale emergerebbe solamente che l’autorità inquirente è giunta alla
conclusione che sul conto bancario intestato a __________ vi sarebbero state
delle uscite per € 4'446'882 e delle entrate per € 4'439'200.77. Pertanto, non
sarebbe comprensibile su quale base l’UT abbia quantificato le prestazioni
elargite dalla __________.
L’UT, basandosi sul
Rapporto e sul Movimento generale per conto e contropartita, ha accertato che
la __________ ha registrato delle uscite per complessivi € 2'243'000.- (€
976'000.- nel 2010 e € 1'267'000.- nel 2011) in favore della __________,
Monaco. Pertanto, a torto il ricorrente sostiene che l’importo accertato
dall’autorità fiscale non sia corretto o sia incomprensibile.
1.4.3.
L’insorgente
ritiene poi che “ammesso e non concesso che gli asseriti CHF 1'220'439.-
[rispettivamente CHF 1'529'015.-] possano essere qualificati quale utile della
società, che potrebbe legittimare il versamento di un dividendo […] solo il 30%
di tale somma sarebbe da imputare al ricorrente” ai sensi dell’art. 661 CO,
secondo cui, salvo diversa disposizione dello statuto, le quote d’utili netti e
d’avanzo della liquidazione devono essere calcolate in proporzione dei versamenti
eseguiti sul capitale azionario.
Ora, come già
sottolineato, la ripresa si riferisce a delle prestazioni versate dalla __________,
che il ricorrente ha percepito per il tramite di __________ nel corso dei
periodi fiscali 2010 e 2011, e non al versamento di un dividendo.
La tesi del ricorrente non
merita alcuna condivisione. Nuovamente si deve ritenere che l’agire dell’UT,
anche in mancanza di elementi contrari, non presta alcun fianco a critiche.
1.4.4.
Infine, il contribuente evidenzia
che “__________ pagava a sua volta delle commissioni di introduzione a vari
sub-Advisory di __________. Di conseguenza, a maggior ragione viene contestata
l’entità del reddito della sostanza mobiliare imponibile”. Tale
circostanza, alla luce dei considerandi che precedono non è di alcuna
rilevanza. Come detto, la ripresa effettuata dall’UT si riferisce alle
prestazioni della __________ alla __________., Monaco.
1.5.
Tenuto conto di tutte le
considerazioni esposte, le censure dell’insorgente si rivelano destituite di
fondamento. Il ricorso è dunque, su tale punto, infondato.
2. 2.1.
Per il periodo fiscale
2010, l’autorità di tassazione ha poi aggiunto, rispetto ai dati dichiarati dal
contribuente, altri redditi provenienti da sostanza mobiliare nella misura di fr.
163'465.-, con riferimento a una distribuzione dissimulata di utile “percepita
da __________ riferita all’operazione intermediata da __________. Nelle decisioni
di tassazione dopo reclamo, l’UT faceva espressamente riferimento agli atti “__________,
pag 11-14 e __________ Pag 24-25”.
2.2.
Preliminarmente,
il ricorrente sostiene che “nella decisione suddetta riferita all’anno
fiscale 2010, risulterebbe un utile dissimulato di __________ nella misura di
CHF 1'220’439”.
Tale affermazione non
corrisponde tuttavia alla realtà dei fatti. Come detto, nelle proprie decisioni
di tassazione dopo reclamo, l’UT ha indicato:
“Distribuzione dissimulata di
utile __________ Fr. 272'442 (Cfr. AI 333 pag. 11-14 e RE 609 Pag 24-25)
Prestazioni __________
Fr. 1'220'439 (Cfr. AI 333 pg 25)”.
Risulta evidente che il
ricorrente ha erroneamente confuso l’importo attribuito alle prestazioni della __________
con quelle riferite alla distribuzione dissimulata di utile __________.
2.3.
Il contribuente ritiene
poi che, non facendo le decisioni in oggetto riferimento a “quale sia
l’operazione concreta che si sospetta rappresenti un utile dissimulato”,
l’addebito fiscale indicato non sarebbe fondato.
Ora, come detto,
l’autorità fiscale ha espressamente indicato il riferimento su cui si è fondata
per definire la prestazione dissimulata di utile e meglio, “l’__________
pag. 11-14 e __________ Pag. 24-25”. A pagina 11 dell’__________ (ovvero
del Rapporto), si evince chiaramente che l’autorità inquirente è giunta alla
conclusione, che “RI 1 abbia beneficiato personalmente da questa operazione
negoziata da __________ di EUR 180'000 (sul conto __________)”.
L’operazione citata viene ben illustrata nelle pagine precedenti. Si tratta, in
particolare, dell’operazione intermediata dalla società __________ nel corso
del 2009.
A pagina 24 del Rapporto
di esecuzione __________ e meglio, dalla tabella allegata, si può facilmente notare
che “l’utile da operazione intermediata da __________” è stato
incassato, per un importo di € 180'000.- (rispettivamente circa fr. 272'442.-) __________,
il cui beneficiario economico risultava essere RI 1.
In aggiunta e per
completezza, si evidenzia che il ricorrente non sostiene di non aver potuto
avere accesso agli atti indicati dall’autorità fiscale nelle decisioni di
tassazione dopo reclamo.
Infine, si sottolinea che
è lo stesso ricorrente nel § 8, ad affermare che “l’asserito utile dissimulato
è oggetto del procedimento penale di cui all’inc. __________”. Pertanto,
sostenere che non sarebbe dato sapere “quale sia l’operazione concreta” costituisce
un “venire contra factum proprium”. Atteggiamento che non merita alcuna
tutela.
Di conseguenza, la censura
sollevata dall’insorgente è priva di qualsiasi fondamento e non merita alcuna
condivisione.
2.4.
2.4.1.
Il
ricorrente ritiene che “l’asserito utile dissimulato non è stato accertato
nel contesto di una decisione cresciuta in giudicato”, essendo il
procedimento penale ancora pendente presso l’autorità penale.
2.4.2.
Nella procedura fiscale
vigono la massima ufficiale ed il principio inquisitorio.
L’autorità di tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti
fiscalmente rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte
le indagini necessarie (artt. 204 cpv. 1 LT e 130 cpv. 1 LIFD), senza essere in
particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai
contribuenti (cfr. sentenza del TF n. 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; Berger, Voraussetzungen und Anfechtung
der Ermessensveranlagung, in: ASA 75 p. 185, p. 190). La procedura fiscale è
inoltre retta dal principio di collaborazione. Sia secondo l’art. 196 LT
sia secondo l’art. 123 cpv. 1 LIFD, le autorità di tassazione accertano con il
contribuente le condizioni di fatto o di diritto determinanti per
un’imposizione completa ed esatta. Al contribuente è imposto l’obbligo di fare
tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta (artt. 200
LT e 126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in particolare esporre la situazione in
maniera esaustiva e trasparente (cfr. sentenze del TF n. 2C_51/2010 del 23
agosto 2010 consid. 3.1 e n. 2A.502/2005 del 2 febbraio 2006 consid. 2, in: StR
61 p. 442).
2.4.3.
Le autorità della
Confederazione, dei Cantoni, dei distretti, dei circoli e dei Comuni
comunicano, su richiesta alle autorità incaricate dell’esecuzione delle leggi
che disciplinano le imposte dirette, ogni informazione necessaria per la loro
applicazione (art. 112 cpv. 1 prima frase LIFD; art. 39 cpv. 3 LAID; art. 185
cpv. 1 prima frase LT). Le informazioni fornite dalle altre autorità,
nell’esercizio delle loro attività ufficiali, costituiscono mezzi di prova
nell’ambito della procedura di tassazione (Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker,
Schweizerisches Steuerverfahrensrecht, Direkte Steuer, 2a ediz.,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2018, § 14, n. 35, p. 168).
2.4.4.
L’autorità
di tassazione ha raccolto la documentazione, relativa al procedimento penale
che coinvolge il ricorrente, mediante assistenza amministrativa secondo gli
articoli 112 cpv. 1 LIFD e 185 cpv. 1 LT. La forza probatoria dei documenti in
questione è pertanto fuori discussione, essendo le autorità tenute a rilasciare
informazioni veritiere (Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker,
loc. cit.).
Il fatto che il
procedimento penale non si sia concluso con una sentenza passata in giudicato
non è determinante. Ai fini fiscali non rileva infatti la qualifica giuridica
penale degli atti compiuti dal ricorrente né il giudizio in merito all’elemento
soggettivo. Gli elementi che l’autorità di tassazione ha estratto dagli atti
del procedimento fiscale sono quelli che servono a determinare gli elementi
imponibili.
D’altronde, se si volesse
attendere la conclusione del procedimento penale per riprendere gli elementi
contestati nella tassazione dell’insorgente, la conseguenza sarebbe che si
dovrebbe lasciar passare in giudicato le tassazioni senza considerare i fattori
emersi dall’inchiesta penale. Una volta passata in giudicato la sentenza
penale, dovrebbero essere aperti i procedimenti di ricupero d’imposta e di
contravvenzione per sottrazione d’imposta. Tuttavia, il ricupero d’imposta presuppone
che fatti o mezzi di prova sconosciuti in precedenza permettano di stabilire
che la tassazione è stata indebitamente omessa o che la tassazione cresciuta in
giudicato è incompleta, oppure che una tassazione omessa o incompleta è dovuta
a un crimine o a un delitto contro l'autorità fiscale (art. 151 cpv. 1 LIFD;
art. 236 cpv. 1 LT). Per stabilire se i fatti o i mezzi di prova nuovi erano in
realtà già esistenti al momento della tassazione, è determinante lo stato degli
atti a quel momento (sentenza TF n. 2C_395/2011 del 6 dicembre 2011 consid.
4.1). Non si vede come si potrebbe giustificare l’apertura di un procedimento
di ricupero d’imposta, quando al momento della tassazione erano già agli atti i
documenti provenienti dall’inchiesta penale.
Avendo l’autorità fiscale
proceduto all’acquisizione e all’esame dei rapporti allestiti dalla Polizia
cantonale, nell’ambito del procedimento penale, non si può non ritenere
pertanto la sussistenza della distribuzione dissimulata dell’utile della __________.
Di conseguenza, non vi sono le condizioni perché si debbano attendere le
risultanze del procedimento penale, che per giunta perdura da diversi anni
ormai.
2.4.5.
Ora,
se è pur vero che in virtù dell’onere della prova descritto, compete
all’autorità comprovare quei fatti che fondano od aumentano l’onere fiscale,
nel caso in esame, il contribuente ha tralasciato, in maniera colpevole ed in
violazione dei propri obblighi la collaborazione, possibile ed esigibile, nel
chiarimento dei fatti. Lo stesso si è infatti limitato a contestare la ripresa
di fr. 272'442.-, senza tuttavia comprovare quanto da lui asserito. La mera
circostanza che il procedimento penale nei suoi confronti non si sia ancora
concluso non lo dispensa dall’adempimento dei suoi obblighi di collaborazione.
Come rilevato dall’autorità
fiscale, qualora lo svolgimento della procedura penale dovesse far emergere
dati diversi da quelli accertati, il ricorrente avrebbe la possibilità di avvalersi
dell’istituto della revisione, ove ne fossero adempiute le condizioni.
2.5.
Nel caso in esame, in base
agli atti a disposizione di questa Camera, si evince che la __________ ha beneficiato,
il 25 marzo 2010, di una prestazione di € 180'000.- (equivalenti a fr.
272'442.30) versati dalla società __________ e derivanti, come detto, da un’operazione
intermediata dalla società __________.
Alla luce di ciò che
precede, vi è quindi stata una prestazione della __________ – che secondo
quanto affermato dal ricorrente durante il colloquio del 14 giugno 2013 con
l’autorità fiscale era da lui detenuta in ragione del 50% – a favore della __________.
– che come detto è una società riconducibile al signor RI 1 – senza una
corrispondente controprestazione.
L’autorità fiscale ha
quindi dimostrato che la __________ ha fornito una prestazione senza ottenere
alcuna controprestazione a favore di un suo azionista. Per contro, il
contribuente non ha neanche minimamente comprovato il contrario. Si deve così
concludere che è a giusto titolo che l’autorità fiscale ha considerato i
versamenti alla __________. quale “distribuzione dissimulata di utile” della __________.
Considerandi
II.
Quantificazione della sostanza imponibile
3.
3.1.
Il ricorrente, in merito a
tutti i periodi fiscali oggetto del gravame, ritiene che le quantificazioni
della sostanza imponibile da parte dell’autorità fiscale sarebbero “in
evidente contrasto con quanto risulta in particolare dal Modulo 2 riferito
all’elenco dei titoli e dei collocamenti in capitale, oltre agli allegati
prodotti dal signor RI 1”.
3.2
L’imposta sulla sostanza
ha per oggetto la sostanza netta totale (art. 40 cpv. 1 LT; art. 13 cpv. 1
LAID). Essa si compone della totalità degli attivi mobiliari e immobiliari del
contribuente, fatta eccezione per quei beni esplicitamente esentati
dall’imposta in virtù di una disposizione speciale, quali le suppellettili
domestiche e gli oggetti di uso corrente (art. 44 cpv. 2 LT; art. 13 cpv. 4
LAID).
All’imposta sulla sostanza
sono soggetti tutti gli attivi, cioè tutti i diritti valutabili in denaro su
cose, crediti o partecipazioni, a prescindere dal fatto che si tratti di
sostanza privata o commerciale, immobiliare o mobiliare (cfr. Dzamko-Locher/Teuscher, in:
Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, StHG, 3a
ediz., Basilea 2017, n. 4 ad art. 13 LAID, p. 441). Vi rientra pertanto
l’insieme dei diritti valutabili in denaro, che spettano ad una persona secondo
il diritto privato e che possono essere di natura sia reale sia obbligatoria
(cfr. Blumenstein/Locher, System
des Steuerrechts, 7ª ediz., Zurigo 2016, p. 199).
3.3
In un verbale sottoscritto
il 14 giugno 2013 davanti all’Ufficio procedure speciali, il contribuente ha
preso posizione in merito ai suoi rapporti con numerose società, i cui nomi
erano emersi nell’ambito del procedimento penale. Ha in particolar modo
riconosciuto di detenere quote delle società __________ SA, __________), __________,
__________ e che la moglie deteneva le azioni della __________. Ha pure
confermato di essere beneficiario economico della __________.
Il 2 dicembre 2014, l’Ufficio
di tassazione ha chiesto al contribuente di voler fornire gli “atti di
costituzione integrale con le relative schede di sottoscrizione di azioni
rispettivamente contrattualistica (integrale) attinente a tutte le transazioni
azionarie avvenute negli anni oggetto d’esame” delle società __________, ____________________
(rispettivamente __________, __________, __________ e della __________.
Il contribuente tuttavia
non ha prodotto quanto richiesto, affermando di non esserne più in possesso.
In aggiunta, l’autorità
fiscale chiedeva anche – richiamandosi all’incontro avvenuto il 14 giugno 2013
– di voler “completare le dichiarazioni d’imposta oggetto d’esame con tutti
gli elementi non dichiarati, allegando nel contempo tutta la documentazione
utile all’accertamento”. Anche in merito a tale richiesta l’insorgente
rispondeva di non essere in possesso di ulteriore documentazione, che sarebbe
stata “nelle mani degli incaricati di inchiesta o della procura di Lugano”.
In un’email del 13 luglio
2017.
l’Ispettorato fiscale ha informato il rappresentante del contribuente in
merito alle riprese effettuate nel calcolo dell’imposta sulla sostanza.
Prendendo posizione con
scritto del 20 ottobre 2017, l’avv. RA 1 ha fra l’altro affermato che “la
ripresa sulla sostanza mobiliare dovrebbe considerare, in particolare per __________,
le quote di partecipazione corrette, inoltre ritengo che si dovrebbe effettuare
una nuova valutazione delle varie riprese, in particolare per __________“ e
a chiedere di voler sospendere la procedura fiscale fino alla definizione delle
contestazioni in sede penale.
3.4
In particolare alla luce
di questa risposta, l’affermazione del ricorrente, secondo cui non sarebbero
chiare le basi di calcolo dell’autorità fiscale rappresenta chiaramente un “venire
contra factum proprium”, in alcun modo meritevole di tutela.
In ogni caso, neppure in
sede di reclamo il contribuente ha adempiuto al proprio onere di collaborazione,
presentando la documentazione richiestagli dall’autorità di tassazione in
merito alle società cui è legato. Infatti, lo stesso si è limitato a contestare
le decisioni di tassazione senza tuttavia apportare alcuna prova degli
elementi/importi diversi rispetto a quelli accertati dall’autorità fiscale. Il
ricorrente ha infatti unicamente dichiarato che “i dettagli e le motivazioni
complete a supporto del presente reclamo verranno trasmessi successivamente, in
attesa degli sviluppi del procedimento penale”.
Orbene,
in mancanza di una qualsiasi documentazione atta a comprovare la consistenza
della sostanza imponibile e meglio, dei “titoli e capitali”, l’UT non poteva
fare altro che procedere alla tassazione in base alle informazioni ed agli atti
in suo possesso, peraltro in gran parte confermati dallo stesso contribuente
nel verbale del 14 giugno 2013.
3.5
Il contribuente ritiene
poi che alcuni accertamenti dell’autorità fiscale siano oggetto del
procedimento penale di cui si è detto e la cui istruttoria non sarebbe ancora
terminata. Motivo per il quale, alcuni elementi non sarebbero ancora stati
accertati nel contesto di una decisione cresciuta in giudicato.
Tuttavia, come già
evidenziato, non vi è ragione di ignorare le informazioni, raccolte
dall’autorità fiscale mediante l’assistenza amministrativa prestata
dall’autorità penale, per il solo fatto che il relativo procedimento è tuttora
in corso.
3.6
Pertanto, per le ragioni
che precedono, il ricorso è respinto anche in merito alla ripresa dei “titoli e
capitali”, ai fini dell’imposta sulla sostanza.
4.
Il ricorso è
respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico del ricorrente,
soccombente.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti per le spese gli artt. 144 LIFD e 231 LT
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Le spese processuali
consistenti:
a. nella tassa di
giustizia di fr. 5’600.–
b. nelle spese di
cancelleria di complessivi fr. 400.–
per un totale di fr. 6’000.–
sono a carico del ricorrente,
che le ha già anticipate.
3. Contro il presen Copia
per conoscenza:
-
municipio di __________.
per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello
Il
presidente: La segretaria: