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Decisione

80.2023.175

Procedura: tassazione d’ufficio, reclamo, assicuratore che non presenta contabilità, dubbi circa la completezza della dichiarazione

5 aprile 2024Italiano29 min

un reddito imponibile complessivo di CHF 55'215.-, oltre ad un reddito immobiliare

Source ti.ch

Incarti n.

80.2023.175

80.2023.176

Lugano

5 aprile 2024

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

La Camera di diritto tributario del Tribunale

d'appello

composta dai giudici

Andrea

Pedroli, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

cancelliere

Stefano

Stillitano

parti

RI 1

RI 2

contro

RS

1

oggetto

ricorso

del 4 agosto 2023 contro la decisione del 5 luglio 2023 in materia di IC e IFD

2018.

Fatti

Fatti

A. RI 1, di professione

assicuratore indipendente, nella dichiarazione d’imposta del 2018 ha indicato

un reddito imponibile complessivo di CHF 55'215.-, oltre ad un reddito immobiliare

netto di CHF 13'712.- ed una “indennità di presenza” di CHF 540.-.

B. L’RS 1 (in seguito

UT), ricevuta la dichiarazione, ha chiesto al contribuente con e-mail del 26

maggio 2020 di voler presentare “al più presto i rendiconti contabili della

sua attività lucrativa indipendente (Bilancio e Conto economico) con allegate

le schede contabili dettagliate”.

In data 2 luglio 2020,

non avendo ricevuto alcuna documentazione, l’autorità fiscale ha diffidato RI 1

alla trasmissione di quanto richiesto entro il 20 luglio 2020, con l’avvertenza

che, in caso di mancata presentazione della documentazione nel termine

indicato, si sarebbe proceduto all’applicazione della penalità giusta l’art.

257 LT e 174 LIFD, nonché alla tassazione d’ufficio. Il contribuente non ha

dato seguito neppure a questa diffida.

C. Con decisione del 5

agosto 2020, l’UT ha notificato a RI 1 e alla moglie RI 2 la tassazione IC/IFD

2018, parzialmente d’ufficio, con la quale il reddito imponibile è stato

determinato in CHF 98'800.- per l’IC ed in CHF 103'200.- per l’IFD. In

particolare, l’ammontare del reddito dell’attività lucrativa indipendente del

marito era stato stabilito per apprezzamento in CHF 104'000.- con la seguente

motivazione:

Valori rettificati sulla base degli elementi noti all’autorità fiscale,

delle indicazioni fornite dal contribuente e dei coefficienti d’utile medio

validi per aziende locali del ramo nonché per insufficiente disponibilità

finanziaria.

Valori stabiliti per

apprezzamento in mancanza di documentazione precisa e completa.

Reddito

aziendale rettificato tenuto conto delle spese di natura privata incluse nei

costi aziendali (spese di rappresentanza, auto, vitto ecc.) e di altre

prestazioni fatte a proprio favore.

L’autorità di tassazione

spiegava poi di aver proceduto alla tassazione d’ufficio, per il fatto che il

contribuente non aveva dato seguito alla richiesta di documentazione in merito

alla sua attività lucrativa indipendente. Di conseguenza, lo avvertiva che,

secondo gli articoli 204 cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD, avrebbe potuto impugnare

la tassazione d’ufficio solo con il motivo che la stessa era manifestamente

inesatta e che il reclamo avrebbe dovuto essere motivato e indicare eventuali

mezzi di prova. Avrebbe cioè dovuto allegare tutta la documentazione già

richiesta, altrimenti il reclamo sarebbe stato dichiarato irricevibile.

D. Avverso la decisione

di tassazione sopra indicata, con scritto del 4/7 settembre 2020, RI 1 ha

presentato reclamo, argomentando anzitutto che, solo dopo aver chiesto copia

della documentazione in possesso dell’UT, si sarebbe accorto della mancanza dei

bilanci che riteneva di avere allegato alla dichiarazione d’imposta. “Bilanci”

che ha dunque prodotto in allegato al reclamo, nei quali, tra i costi, figurano

tra gli altri CHF 31'200.- per l’affitto dell’ufficio di __________, spese di

auto, viaggio e posteggio di CHF 13'185.35 e spese di telefono per CHF 1'468.-.

Il costo totale delle spese ammonterebbe a CHF 65'915.15, mentre i ricavi a CHF

121'300.-, con la conseguenza che l’utile imponibile sarebbe di CHF 55'214.85.

Il contribuente ha

anche indicato, quanto alla sua situazione economica nel 2018, che l’affitto

dell’appartamento di __________ ove viveva, in Via __________, era di CHF

1'300.- al mese, mentre il leasing del veicolo Porsche Boxer, ad uso privato,

ammontava a CHF 3'226.80 annui e che le spese per l’auto poste in deduzione dal

reddito imponibile “sono unicamente riferite al veicolo Smart Fortwo, con

targa singola, ed autoadesivi pubblicitari, utilizzata per lavoro”. Così

come le fatture telefoniche della Salt si riferivano ad un uso professionale,

mentre le “prestazioni di terzi sono riferite a provvigioni di vendita,

versate ad intermediari per il loro lavoro”, che sono pari a CHF 5'400.-.

E. Con scritto del 25

agosto 2021, l’ufficio fiscale, dopo aver rilevato che la “contabilità”

allegata al reclamo “risulta poco attendibile”, mentre la documentazione

contabile non è nemmeno stata presentata, ha chiesto al contribuente, al fine

di pronunciarsi sul reclamo, la seguente documentazione:

-

bilanci d’apertura e di chiusura e

conti d’esercizio dettagliati relativi agli anni 2018, conformi alla vigente

legislatura;

-

documentazione dettagliata

relativa ai costi inseriti in contabilità (schede contabili o perlomeno tabelle

riassuntive), oltre a copie dei seguenti documenti:

·

giustificativi a comprova della

cifra d’affari dichiarata;

·

contratto d’affitto relativo al

costo “affitto ufficio” pari a CHF 31'200.-;

·

giustificativo a comprova delle

prestazioni di terzi (con le generalità delle persone che hanno ricevuto il

compenso);

·

giustificativi a comprova della

voce di costo “Materiali d’ufficio”;

·

copia delle fatture di marzo,

giugno e settembre per il costo “Telefono”;

-

copia del contratto di leasing

stipulato per il veicolo Porsche Boxer, con copia degli addebiti mensili della

rata leasing;

-

copia del contratto stipulato per

l’abbonamento di telefonia provato (non inserito in contabilità), con copia

delle fatture di marzo, giugno e settembre;

-

copia del contratto d’affitto

stipulato per l’abitazione di via __________ a __________.

Dagli accertamenti

effettuati era poi risultato che RI 1 deteneva talune partecipazioni in diverse

società, quali la __________ Sagl e la __________ Sagl, con riferimento alle

quali gli è stato chiesto:

-

informazioni in merito alle quote

di partecipazione della spettabile “__________ Sagl” di cui risulta

proprietario secondo l’estratto del registro di commercio; se le quote sono

tenute a titolo fiduciario, inviare copia del contratto fiduciario/fiduciante e

le generalità del terzo proprietario occulto;

- informazioni in merito alle quote di partecipazione

della spettabile “__________ Sagl” di cui risulta proprietario secondo

l’estratto del registro di commercio; se le quote sono tenute a titolo

fiduciario, inviare copia del contratto fiduciario/fiduciante e le generalità

del terzo proprietario occulto.

Ancora, l’UT ha chiesto al

reclamante:

-

giustificativi a comprova

dell’indennità di presenza dichiarata al punto 6.3 “Altri redditi”, con le

generalità dalla persona (fisica o giuridica) che l’ha corrisposta;

-

una dichiarazione bancaria che

certifichi i debiti esistenti alla fine del 2018 e gli interessi passivi

maturati nello stesso anno;

-

documentazione a comprova dei

premi pagati all’assicurazione malattia durante il 2018 per l’intero nucleo

familiare;

-

informazioni in merito alla cifra

pagata durante il 2018 (non solo relativa al 2018 ma effettivamente pagata

nell’anno solare) a titolo d’imposta comunale a __________ e __________

con i relativi giustificativi.

Il termine per

l’inoltro della richiesta documentazione era stato fissato al 14 settembre

2021.

F. In data 8 novembre

2021, dopo aver ottenuto una proroga del termine, il contribuente ha inoltrato

all’UT la documentazione a sua disposizione, e meglio, il contratto d’affitto

relativo all’ufficio di __________ di __________, alcuni bollettini di

pagamento del leasing della Porsche, le fatture inerenti i contratti di

telefonia ed una dichiarazione dell’amministrazione dell’immobile di Via ____________________

a __________ ove risiede.

Quanto alle società a lui

riconducibili, RI 1 ha indicato di essere l’unico proprietario e gerente della __________

Sagl, mentre, quanto alla __________ Sagl, ha riferito che l’avente diritto

economico delle quote era __________

, come da dichiarazione firmata da quest’ultimo, pure prodotta agli

atti.

Circa la cifra d’affari

dichiarata relativa alla propria attività indipendente, ha indicato di non

disporre dei relativi giustificativi e che la contabilità sarebbe stata fatta

tenendo conto degli accrediti sul conto corrente, il cui estratto conto era

stato richiesto a PostFinance.

Con successiva email del 21

febbraio 2022 il contribuente ha poi dichiarato che le quote della __________

Sagl, in apparenza riconducibili a __________, erano in realtà a lui attribuibili,

ritenuto che “a partire dal gennaio 2013, l’avente economico e l’effettivo

proprietario delle quote” è sempre stato lui, cosa che non aveva indicato

nelle precedenti dichiarazioni d’imposta “per dimenticanza”. Ha anche

prodotto gli estratti PostFinance, lasciando visibili per questione di privacy

solamente gli accrediti ricevuti.

G. Con decisione del 5

luglio 2023 l’ufficio fiscale ha dichiarato irricevibile il reclamo, nella

misura in cui concerneva il reddito dell’attività lucrativa indipendente, oggetto

di tassazione d’ufficio, con la seguente motivazione:

Il reclamo inoltrato dal contribuente era carente dal

punto di vista formale, in quanto contestava l’operato dell’autorità fiscale

per quanto afferente all’attività lucrativa indipendente, ma inviava conti

aziendali poco attendibili, limitandosi ad indicare la propria disponibilità a

trasmettere ulteriore documentazione.

Per

l’UT, la documentazione trasmessa “non sana la contabilità presentata in

sede di reclamo con la posizione «cassa» in

negativo e non produce la distinta delle entrate, indicando che tutto quanto

viene incassato a mezzo conto postale di cui allega l’estratto annuale.

Inoltre, dall’accertamento esperito emergono dei dubbi in merito ad alcuni

giustificativi relativi ai costi allibrati per quanto concerne la locazione

dell’ufficio”.

Considerato quanto sopra l’autorità

fiscale ha indicato di non essere in grado di “procedere ad una tassazione

quanto più corretta possibile; pertanto, limitatamente al reddito d’attività

lucrativa indipendente, il reclamo è irricevibile e viene confermata la

decisione di prima istanza”.

L’UT ha quindi confermato

la quantificazione del reddito imponibile da attività lucrativa indipendente in

CHF 104'000.- (rispetto ai CHF 55'215.- dichiarati), con l’aggiunta “all’elenco

titoli delle quote sociali della __________ Sagl, non dichiarate al fisco al

momento della costituzione, e aggiungendo agli attivi aziendali le quote

sociali della spettabile __________ Sagl”, tenuto conto del fatto che la quasi

totalità della cifra d’affari della ditta individuale proviene da questa

società, rettificando gli altri punti della tassazione in base alla

documentazione prodotta”.

H.

Con tempestivo

ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 lamenta il fatto che “numerose

spese professionali chiarite e discusse, non sono state prese in considerazione

per il calcolo del reddito da attività indipendente principale del contribuente”.

Per quanto concerne l’ufficio di __________, il cui costo è stato ripreso dall’autorità

fiscale, lo stesso sarebbe stato locato “a fini prettamente professionali come

parte di un ampio accordo con importanti clienti”, che potevano essere

quindi acquisiti e gestiti dal contribuente, ciò che gli avrebbe permesso di

aumentare sensibilmente il fatturato. Questa voce di spesa, pari a CHF

31'200.-, sarebbe pertanto da considerarsi interamente quale spesa

professionale. Inoltre, in considerazione della sussistenza di un ufficio “esterno

all’abitazione”, non sarebbe stata posta in deduzione una quota

dell’affitto privato per uso professionale. Allega al ricorso il contratto di

locazione stipulato in data 4 dicembre 2017.

Quanto alle spese dei

veicoli, il ricorrente rileva che le uniche spese poste in deduzione sono

quelle riferite alla vettura Smart ForTwo, “con targa singola ed autoadesivi

pubblicitari utilizzata esclusivamente per il lavoro”. Per i propri scopi

privati, difatti, RI 1 utilizzerebbe gli altri veicoli da lui detenuti, senza

contare che nel periodo d’imposta 2018 possedeva una seconda Smart ForTwo che

utilizzava privatamente. Per il contribuente, “nello svolgimento della

professione di consulente finanziario ed assicurativo, l’utilizzo del veicolo è

stato già ampiamente dimostrato come professionale dal punto di vista fiscale”.

Infine, quanto alle spese

telefoniche, il ricorrente ha ribadito di avere dimostrato la sussistenza di

due differenti contratti di telefonia mobile, di cui uno utilizzato per scopi

professionali e, l’altro, per uso privato, come si evincerebbe dagli estratti

conto completi (sia professionali che privati).

I. Con osservazioni di

data 16 agosto 2023 l’UT propone la conferma delle decisioni impugnate e ribadisce

che “la mancata risposta alla richiesta di documenti del 2 luglio 2020”

ha reso necessario procedere ad una tassazione d’ufficio parziale

relativamente al reddito da attività indipendente. Inoltre, “il reclamo e la

relativa documentazione presentata non sono […] sufficienti a comprovare la

manifesta inesattezza della decisione operata d’ufficio”, di cui chiede la

conferma.

L.

Nel

corso dell’udienza tenutasi il 12 marzo 2024 dinanzi alla Camera di diritto

tributario, il ricorrente ha nuovamente contestato la tassazione d’ufficio,

ritenuto che il suo reddito derivante dall’attività lucrativa indipendente

corrisponderebbe a quello indicato in sede di dichiarazione d’imposta. Ha in

particolare contestato la ripresa dei costi per la locazione dell’appartamento

di __________, che sarebbe stato esclusivamente utilizzato a fini

professionali.

L’UT, invece, ha

ribadito di aver dovuto procedere con la tassazione d’ufficio considerate le

evidenti lacune nella documentazione presentata dal contribuente anche nel

corso della procedura di reclamo. L’UT ha in particolare sottolineato l’ammanco

risultante dal calcolo del dispendio e la poca chiarezza in merito ai rapporti

fra l’attività professionale del ricorrente e l’attività della __________ Sagl.

Quanto alla ripresa dei costi derivanti dall’abitazione di __________, ha

affermato di avere proceduto ad una valutazione prudenziale, riconoscendo come

spesa interamente professionale quella derivante dall’appartamento di __________,

dove il ricorrente è domiciliato.

Diritto

1. 1.1.

La Camera di diritto

tributario, autorità di ricorso in materia fiscale contro le decisioni degli

Uffici di tassazione, è competente a pronunciarsi nel merito dei ricorsi a

condizione che il gravame sia ricevibile in ordine. Essa deve pertanto

esaminare preliminarmente se il ricorso è ricevibile, ovvero tempestivo,

sufficientemente motivato, spedito nei termini di legge e presentato da una

persona legittimata, ma anche se una eventuale decisione dell’Ufficio di

tassazione, che abbia dichiarato irricevibile il reclamo del contribuente, sia

fondata. Se l’irricevibilità del reclamo è stata pronunciata a torto, gli atti

verranno retrocessi all’autorità di tassazione per la decisione di merito,

mentre, in caso contrario, la Camera confermerà la decisione di irricevibilità.

1.2.

Con la decisione

impugnata, l’autorità di tassazione ha dichiarato irricevibile il reclamo

interposto dal contribuente contro la decisione con cui la stessa autorità

aveva determinato il reddito della sua attività lucrativa indipendente per

apprezzamento. Di conseguenza, questa Camera si limiterà a verificare se sia

legittima la decisione con cui l’autorità fiscale ha dichiarato irricevibile il

reclamo interposto dal contribuente contro la tassazione d’ufficio, mentre le è

precluso l’esame del merito della tassazione.

Considerandi

2.

2.1.

Secondo gli articoli 123

cpv. 1 LIFD e 196 LT, le autorità di tassazione determinano, con il

contribuente, le condizioni di fatto e di diritto per una imposizione completa

ed esatta. La procedura di tassazione è in tal modo caratterizzata dalla

collaborazione reciproca dell’autorità di tassazione e del contribuente

(procedura di tassazione mista). Il contribuente deve fare tutto il necessario

per consentire una tassazione completa ed esatta (articoli 126 cpv. 1 LIFD e

200.

cpv. 1 LT). Deve in particolare compilare la dichiarazione d’imposta in

modo completo e veritiero (articoli 124 cpv. 2 LIFD e 198 cpv. 2 LT) e allegare

i documenti necessari (articoli 125 LIFD e 199 LT). Su domanda dell’autorità di

tassazione, deve fornire informazioni orali e scritte, soprattutto quando, alla

luce della dichiarazione d’imposta, sorgono delle domande, per esempio a

proposito dei redditi, delle spese per il loro conseguimento o dell’evoluzione

patrimoniale (cfr. articoli 126 cpv. 2 LIFD e 200 cpv. 2 LT). Il contribuente è

in tal modo reso responsabile per l’esattezza della propria dichiarazione.

Secondo gli articoli 130

cpv. 2 prima frase LIFD e 204 cpv. 2 prima frase LT, l’autorità di tassazione esegue

la tassazione d’ufficio, in base a una valutazione coscienziosa, se il

contribuente, nonostante diffida, non soddisfa i suoi obblighi procedurali

oppure se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per

mancanza di documenti attendibili. Oltre alla condizione della diffida, la

legge fa dipendere la procedura di tassazione d’ufficio dall’adempimento di due

condizioni: 1) che il contribuente non abbia soddisfatto i suoi obblighi

procedurali oppure 2) che gli elementi imponibili non possano essere accertati

esattamente per mancanza di documenti attendibili. Un’interpretazione letterale

di questa disposizione (congiunzione “oppure”) lascia intendere che le due

condizioni siano alternative. In virtù di una simile interpretazione,

basterebbe la violazione degli obblighi di procedura perché l’autorità di

tassazione possa procedere alla tassazione d’ufficio (dopo diffida). Secondo la

giurisprudenza costante, tuttavia, il diritto di procedere ad una tassazione

d’ufficio presuppone fondamentalmente che, dopo l’esame intrapreso

dall’autorità di tassazione, sussista un’incertezza nei fatti, che impedisce a

quest’ultima di procedere alla tassazione in modo completo e esatto (sentenza

del TF 2C_3/2019 del 4 luglio 2019 consid. 6.2 e giurisprudenza citata).

2.2

Al contribuente spetta

dimostrare l’esattezza degli elementi dichiarati, mentre spetta all’autorità

fiscale portare la prova degli elementi imponibili che non sono stati

dichiarati, ma comunque accertati. Quando un fatto non può essere provato, è

colui al quale incombe l’onere della prova che deve sopportarne le conseguenze.

Se le prove raccolte dall’autorità fiscale rilevano l’esistenza di elementi

imponibili non dichiarati, allora appartiene nuovamente al contribuente

stabilire l’esattezza delle sue allegazioni. Il ribaltamento dell’onere della

prova è giustificato dagli elementi sufficientemente comprovanti raccolti

dall’autorità di tassazione. Se l’autorità fiscale giunge alla conclusione che

si realizza un’incertezza fattuale, allora potrà e dovrà procedere ad una

valutazione dei fattori imponibili, segnatamente con l’ausilio di coefficienti

sperimentali, dell’evoluzione del patrimonio o di un’analisi del tenore di vita

del contribuente. (cfr. articoli 130 cpv. 2 LIFD e 204 cpv. 2 LT; sentenza TF

2C_1101/2014 del 23 novembre 2015 consid. 3).

3.

3.1.

Contestata nel caso di

specie è la determinazione del reddito derivante dall’attività indipendente

dell’insorgente, che l’autorità fiscale ha stabilito per apprezzamento in CHF

104'000.-, operando una tassazione d’ufficio parziale, rispetto ai CHF 55’215.-

dichiarati dal contribuente. Il fisco ha infatti ritenuto che la contabilità

presentata fosse “inattendibile” e ha altresì constatato una “insufficiente

disponibilità finanziaria” del contribuente, il quale non avrebbe del resto

comprovato la “manifesta inesattezza” della decisione impugnata.

Di diverso avviso è il

ricorrente, per il quale, invece, l’importo dichiarato al fisco sarebbe

corretto. Contesta in particolare la ripresa effettuata dall’autorità fiscale

dei costi di locazione dell’appartamento di __________, che sarebbero da

considerarsi interamente professionali. Il ricorrente chiede anche la deduzione

degli altri costi così come presentati, ovvero delle spese per l’auto e delle

spese telefoniche.

3.2

Giusta l’art. 199 cpv. 2

LT, le persone fisiche con reddito da attività lucrativa indipendente devono

allegare alla dichiarazione d’imposta, in particolare: i conti annuali firmati

(conto economico, bilancio e, per le società anonime, l’allegato), per il

periodo fiscale in questione; in mancanza di una contabilità conforme all’uso

commerciale, le distinte degli attivi e dei passivi, delle entrate e delle

uscite, come anche degli apporti e dei prelevamenti privati (lett. a) e

gli elenchi completi dei titoli, crediti e debiti (lett. b).

Per l’imposta federale

diretta, secondo l’art. 125 cpv. 2 LIFD nella versione in vigore dal 1° gennaio

2016, le persone fisiche con reddito da attività lucrativa indipendente e le

persone giuridiche devono allegare alla dichiarazione: i conti annuali firmati

(bilanci e conti profitti e perdite) del periodo fiscale (lett. a); o,

in caso di tenuta di una contabilità semplificata secondo l’articolo 957

capoverso 2 CO, le distinte relative alle entrate e alle uscite, alla

situazione patrimoniale e ai prelevamenti e apporti privati del periodo fiscale

(lett. b).

3.3

L’art.

125.

cpv. 2 LIFD non precisa però ciò che cosa bisogna intendere per “distinte

relative alle entrate e alle uscite, alla situazione patrimoniale e ai

prelevamenti e apporti privati del periodo fiscale”.

Le

esigenze a cui devono rispondere queste distinte dipendono dal caso di specie,

in particolare dal tipo di attività e dall’ampiezza di quest’ultima. In ogni

caso, esse devono essere allestite in maniera tale da far risultare in modo

completo ed affidabile il reddito e la sostanza legati all’attività lucrativa

indipendente e poter essere controllate in condizioni ragionevoli da parte

delle autorità fiscali. Ad ogni modo, non spetta alle autorità di tassazione

ristabilire la contabilità manchevole allestita dal contribuente (cfr. ad

esempio sentenza del TF n. 2C_618/2015 del 29 febbraio 2016, consid. 4.1.).

3.4

Nel caso sub iudice,

ricevuta la dichiarazione d’imposta, alla quale non è stata allegata alcuna

documentazione riferita all’attività lucrativa indipendente, l’autorità fiscale

ha chiesto al contribuente di voler presentare la relativa documentazione. A

seguito della mancata presentazione della contabilità, con scritto del 2 luglio

2020.

lo ha diffidato alla presentazione della relativa documentazione e lo ha

avvertito che altrimenti avrebbe proceduto ad una tassazione d’ufficio. Così è

stato, ritenuto che nessun documento è stato prodotto.

La tassazione d’ufficio si

è basata, da un lato, sulle dichiarazioni dei periodi fiscali precedenti e,

dall’altro, sul calcolo del dispendio. In particolare, l’UT ha constatato che il

contribuente aveva preso in locazione due appartamenti, uno a __________ e uno

a __________, ed aveva registrato quale costo aziendale la pigione più elevata

(CHF 31'200.-), cioè quella per __________. In considerazione del fatto che la

moglie aveva trasferito il domicilio da __________ a __________ a metà del 2019

e anche della circostanza che quest’ultimo Comune non aveva mai richiesto il

riparto intercomunale del reddito dell’attività indipendente, l’autorità ha

ripreso la pigione relativa a questo appartamento, inserendo fra i costi quella

dell’appartamento di __________. Tenuto conto dell’ammanco risultante dal

calcolo del dispendio, l’UT ha stabilito per apprezzamento il reddito

dell’attività lucrativa indipendente in CHF 104'000.-.

3.5

Nella situazione

descritta, l’autorità fiscale non poteva che procedere ad una tassazione

d’ufficio, ritenuto che il contribuente, nonostante diffida, non aveva

presentato alcuna documentazione contabile a supporto di quanto indicato nella

dichiarazione d’imposta e considerato che dal calcolo del fabbisogno era emersa

una insufficiente disponibilità finanziaria. La decisione è stata correttamente

munita delle indicazioni in merito ai requisiti di validità di un eventuale

reclamo.

4.

4.1.

Il contribuente può

impugnare la tassazione operata d’ufficio soltanto con il motivo che essa è “manifestamente

inesatta”. Il reclamo dev’essere motivato e indicare eventuali mezzi di

prova (art. 206 cpv. 3 LT e art. 132 cpv. 3 LIFD).

Vi è quindi un’inversione

dell’onere della prova: non tocca all’autorità dimostrare la correttezza della

propria valutazione, bensì all’interessato provare che la stessa è

manifestamente inesatta (sentenza TF n. 2C_419/2010 del 13 ottobre 2010

con-sid. 2.1).

4.2

Le norme appena citate

esigono che il contribuente apporti la prova della “manifesta inesattezza”

della tassazione d’ufficio e richiede espressamente che il reclamo sia motivato

e indichi eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT; art. 132 cpv. 3 LIFD).

Tali requisiti del reclamo rappresentano non meri presupposti sostanziali per

la rimozione della tassazione per apprezzamento, bensì prescrizioni di validità

del gravame, in mancanza dei quali l’autorità non deve neppure entrare nel

merito (DTF 123 II 552).

Secondo il Tribunale

federale, il requisito della motivazione del reclamo, contenuto nella

disposizione in esame, deve essere considerato quale requisito di validità,

sebbene la legge non lo designi esplicitamente come tale (cfr. DTF 81 I 98

consid. 3; 121 I 117 consid. 3a; 122 I 70 consid. 1c).

4.3

Secondo la giurisprudenza

della Suprema Corte, la prova della manifesta inesattezza può essere portata in

due modi:

·

in primo luogo, il contribuente può produrre i mezzi di prova

necessari a sovvertire l’incertezza in merito alla situazione effettiva,

consentendo in tal modo il corretto accertamento degli elementi imponibili. In

questo caso, la tassazione d’ufficio

contestata viene rimpiazzata da una

tassazione ordinaria. A tal fine, si richiede tuttavia l’adempimento corretto

degli obblighi procedurali precedentemente trascurati ed una completa

esposizione dei fatti con il reclamo. Se ciò non si verifica, non si può

rimediarvi nel seguito della procedura né mediante un’audizione personale del

contribuente. D’altronde, la prova dell’inesattezza deve essere completa e non

può limitarsi a singole posizioni della tassazione d’ufficio;

·

in secondo luogo, il contribuente può

anche provare che la tassazione impugnata è palesemente eccessiva (cfr.

sentenza TF n. 2C_6/2011 del 16 maggio 2011 consid. 3.1 e giurisprudenza

citata).

5.

5.1.

Con il reclamo del 4

settembre 2020 il contribuente ha presentato della documentazione, per il vero

assai lacunosa, indicante sommariamente i costi e i ricavi derivanti dallo

svolgimento della propria attività. Tra la documentazione prodotta non vi sono né

le fatture emesse attestanti il reddito percepito, né i pagamenti effettuati

comprovanti le spese indicate.

Dagli accertamenti

effettuati dall’UT sono poi emerse delle società, la __________ Sagl e la __________

Sagl, almeno in apparenza riconducibili al contribuente, le cui partecipazioni

non sono state indicate nella dichiarazione d’imposta; d’altra parte, è stata

invece dichiarata la partecipazione ad una società, la __________ Sagl, che risultava

riconducibile, almeno formalmente, a __________.

5.2

Come visto, la prova della

manifesta inesattezza può essere apportata – in sede di reclamo – adempiendo in

maniera corretta gli obblighi procedurali precedentemente trascurati e con una

completa esposizione dei fatti.

Secondo la giurisprudenza

del Tribunale federale, se il contribuente interpone un reclamo che non adempie

i requisiti previsti dalla legge per impugnare una tassazione per

apprezzamento, l’autorità fiscale lo dichiara irricevibile senza attribuire al

reclamante un termine di grazia per rimediarvi (Fenners/Looser,

Besonderheiten bei der Anfechtung der Ermessensveranlagung, in AJP 2013 p. 33,

in particolare p. 42 e giurisprudenza citata; Filippini/Balestra

Gamboni, La tassazione d’ufficio, in RtiD I-2018 p. 638; cfr. anche le

sentenze CDT n. 80.2019.71/72 del 4 novembre 20219; CDT n. 80.2013.230 del 30

ottobre 2013 consid. 2.4 e CDT n. 80.2016.123/124 del 17 ottobre 2016 consid.

1.6).

In una simile situazione

l’autorità fiscale, avrebbe anche potuto dichiarare immediatamente irricevibile

il reclamo senza procedere con un’ulteriore richiesta di documentazione. Infatti,

al reclamo erano allegati solo un succinto bilancio e due schede, l’unica

indicante genericamente “ricavi da prestazioni di servizio” per CHF 121'130.- e

l’altra con costi per complessivi CHF 65'915.15.-.

L’autorità di tassazione

ha tuttavia inviato ancora una dettagliata richiesta di collaborazione,

soprattutto, ma non solo, in relazione al reddito dell’attività lucrativa

indipendente.

5.3

È stato lo stesso

contribuente, con l’email del 8 novembre 2021 a riconoscere di non disporre di

tutti i giustificativi comprovanti la cifra d’affari dichiarata, che sarebbe

tuttavia stata desumibile dagli estratti del conto corrente postale sul quale sarebbero

accreditati tutti i pagamenti ricevuti. Il reclamante ha anche indicato nel

medesimo scritto di non riuscire a recuperare tutta la documentazione

comprovante i costi sostenuti.

Quanto agli estratti del

conto PostFinance, che sono stati prodotti il 24 novembre 2021, dai

medesimi si evince unicamente che la maggior parte degli accrediti, che

costituirebbero secondo il contribuente il suo fatturato, sono rappresentati da

versamenti periodici e del medesimo importo di CHF 6'000.-, ordinati dalla __________

Sagl per complessivi CHF 71'000.-, senza che ne siano specificate la natura né

la causale. Dai medesimi estratti di conto corrente risultano, tra gli altri,

anche versamenti di denaro contante per complessivi CHF 9'630.-, un accredito

derivante dal conto personale del contribuente per CHF 7'462.- ed una serie di

accrediti dei quali non è indicato il mittente.

In queste circostanze, non

si può ritenere provato l’ammontare del reddito dell’attività lucrativa

indipendente del ricorrente. Non si spiegano fra l’altro i versamenti

provenienti dalla __________ Sagl, società la cui socia e gerente risulta

tuttora essere __________, cittadina italiana domiciliata a __________, sebbene

nel corso della procedura di reclamo l’insorgente abbia dichiarato di esserne “l’avente

diritto economico e l’effettivo proprietario” fin dal 2013, ma di essersi

dimenticato di dichiarare le quote al fisco. La regolarità dei versamenti

provenienti da tale società potrebbe anche far pensare all’esercizio di

un’attività lucrativa dipendente. In ogni caso, la situazione risulta

tutt’altro che chiara.

5.4

In relazione all’appartamento

di __________, della cui pigione il contribuente ha contestato la ripresa

effettuata dall’UT, va evidenziato che l’Ufficio controllo abitanti del Comune

di __________ ha indicato che, nel periodo qui d’interesse, e meglio dal 1°

febbraio 2017 al 1° giugno 2018, vi è stata domiciliata RI 2, moglie del

ricorrente. Inoltre, la copia del contratto di locazione del 4 dicembre 2017, prodotta

alle autorità fiscali dal Comune di __________, indica che l’ente locato è

adibito ad “uso personale”, mentre la copia dello stesso contratto del 4

dicembre 2017, prodotta dal contribuente, indica che l’ente locato è adibito ad

“uso personale: ufficio”.

Tale divergenza,

all’evidenza anomala, non è stata chiarita nemmeno nel corso dell’udienza del

12.

marzo 2024, in occasione della quale il contribuente non ha presentato

ulteriore documentazione a supporto delle proprie richieste.

È vero che agli atti

figura anche una dichiarazione, rilasciata dall’amministratore dello stabile il

13.

gennaio 2017, con la quale RI 1 e RI 2 vengono autorizzati “a domiciliare

la società __________ Sagl presso l’abitazione in Via __________ a __________”.

Ancora una volta, mancano spiegazioni in merito ai rapporti fra la società

citata e il contribuente. In ogni caso, l’eventuale presenza di collaboratori

della __________ Sagl nell’abitazione del ricorrente non implicherebbe che

quest’ultima si debba considerare sede o succursale della sua attività

lucrativa indipendente. D’altronde, il Comune di __________ non ha mai

rivendicato una quota dell’imposta comunale in base all’art. 281 cpv. 1 LT.

5.5

Quanto emerso dagli

accertamenti effettuati dall’Ufficio di tassazione nel corso della procedura di

reclamo non è certo servito a comprovare la manifesta inesattezza della

tassazione d’ufficio. Anzi, nel corso della procedura sono emersi elementi

tutt’altro che chiari circa le diverse partecipazioni del contribuente nelle

società, soltanto alcune delle quali a lui formalmente riconducibili. D’altra

parte, l’assenza della documentazione contabile, pure riconosciuta dal

ricorrente, non permette una ricostruzione chiara e attendibile del reddito

derivante dall’attività indipendente. E non compete certo all’UT ricostruire la

contabilità sulla base di estratti di conti correnti bancari o postali che

peraltro attestano degli accrediti derivanti da una società di pertinenza dello

stesso contribuente e senza spiegazione alcuna quanto alla prestazione a cui si

riferisce l’accredito. Nemmeno la questione relativa alla ripresa delle spese

derivanti dall’abitazione di __________ è stata chiarita, avendoci abitato nel

corso del periodo d’imposta considerato la moglie del ricorrente e tenuto conto

della diversa formulazione delle due copie dei contratti di locazione

sottoscritti. In ogni caso, l’autorità di tassazione ha adottato una soluzione

prudenziale, in quanto non si è limitata a riprendere i costi per la locazione

di tale appartamento, ma ha nel contempo considerato costi commerciali quelli

per la locazione dell’appartamento di __________, dove pure il ricorrente aveva

il proprio domicilio.

5.6

Ne consegue che la

decisione impugnata, con cui l’UT non è entrato nel merito del reclamo contro

la tassazione d’ufficio, si rivela legittima. Il semplice fatto che l’autorità

di tassazione, confrontata con un reclamo interposto contro una tassazione

d’ufficio, intraprenda degli atti istruttori, non implica comunque in ogni caso

che la tassazione d’ufficio debba essere sostituita con una tassazione

ordinaria. Se infatti l’autorità di tassazione ritiene che il contribuente

abbia presentato un reclamo conforme ai requisiti di validità previsti dalla

legge, allora riprenderà le sue indagini e assumerà le prove offerte dal

reclamante. Nel caso in cui queste indagini permettano di raccogliere prove che

consentono all’autorità di stabilire gli elementi imponibili in modo

ineccepibile, allora la tassazione d’ufficio sarà sostituita con una tassazione

ordinaria. Se invece, anche al termine dell’istruttoria, la fattispecie rimane

del tutto o in parte incerta, la tassazione d’ufficio è mantenuta e può esserne

verificata unicamente la misura (cfr. Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker,

Schweizerisches Steuerverfahrensrecht – Direkte Steuern, 2a ediz.,

Zurigo 2018, § 20, n. 28, p. 312; Zweifel/Hunziker,

in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum DBG, 4a ediz., Basilea

2022, n. 50 ad art. 132 LIFD, p. 2230).

6.

6.1.

Stabilito che l’autorità

fiscale non poteva sostituire la tassazione d’ufficio con una ordinaria, a

causa dell’inosservanza degli obblighi procedurali da parte del contribuente,

resta ancora da verificare se la tassazione contestata non sia palesemente eccessiva.

6.2

A questo proposito, il

Tribunale federale ha stabilito che possono essere censurati solo gravi errori

di valutazione. Una tassazione per apprezzamento è manifestamente inesatta se

ha trascurato o valutato in modo erroneo un aspetto essenziale o se l’autorità

fiscale è incorsa in errori palesi (cfr. sentenza del TF n. 2C_96/2019 del 19

settembre 2019, consid. 5.2.2. e giurisprudenza citata;

inoltre Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker,

op. cit., § 20, n. 29; Fenners/Looser,

Besonderheiten bei der Anfechtung der Ermessensveranlagung, AJP 2013 p. 33 ss.,

p. 38). Una tassazione d’ufficio non è manifestamente inesatta solo

quando la valutazione su cui si fonda è oggettivamente insostenibile o si basa

su elementi, metodi o strumenti di stima inadeguati, ma anche se si scosta a

tal punto dalla effettiva capacità contributiva e dalle altre circostanze da

essere manifestamente motivata da considerazioni penali o fiscali (cfr.

sentenza del TF n. 9C_329/2019 del 17 ottobre 2019, consid. 4.1 con riferimenti

alla sentenza del TF n. 2C_679/2016 dell’11 luglio 2017).

6.3

Anche quando intraprende

una tassazione d’ufficio, l’autorità fiscale deve tener conto di tutti i fatti

conosciuti al momento della tassazione e, come nell’ambito di una tassazione

ordinaria, deve prendere in considerazione d’ufficio tutti i documenti di cui

dispone (cfr. sentenza del TF n. 2C_679/2016 dell’11 luglio 2017 consid. 4.2.2

e giurisprudenza citata). Nella misura del possibile, l’autorità fiscale deve

tener conto degli elementi conosciuti di ogni singolo contribuente, in

particolare quelli forniti da terzi secondo gli obblighi di collaborazione

previsti dagli articoli 127 ss LIFD e articoli 201 ss LT. L’autorità può, se

del caso, procedere ad atti istruttori addizionali per poter stabilire gli

elementi necessari alla tassazione, che non sono contenuti nell’incarto

fiscale, come ad esempio richiedere un certificato di salario giusta l’art. 127

cpv. 2 LIFD. Non si può tuttavia esigere che l’autorità fiscale proceda ad

inchieste troppo dettagliate, in particolar modo quando non dispone di elementi

probatori (RDAF 2000 II 41). Il ricorso al calcolo del dispendio o

all’evoluzione della situazione patrimoniale, come pure al tenore di vita sono

ammissibili (Althaus-Houriet, in:

Noël/Aubry Girardin [a cura di], Commentaire romand LIFD, 2a ediz.,

Basilea 2017, n. 23 ad

art. 130 LIFD).

6.4

Non da ultimo, l’autorità

fiscale deve procedere ad una stima coscienziosa, senza peraltro essere

obbligata, nelle valutazioni imposte dalla condotta del contribuente, a

scegliere, in caso di dubbio, la soluzione più favorevole a quest’ultimo: si

deve impedire che il contribuente che si è preoccupato di presentare gli

elementi della tassazione in modo tale che possano essere sottoposti a verifica

debba pagare più imposte di quello che rende impossibile una simile verifica

per motivi che sono a lui imputabili. Non si deve poter trarre vantaggio dalla

violazione degli obblighi procedurali (cfr. ad esempio sentenza del TF n.

2C_679/2016 dell’11 luglio 2017, consid. 4.2.3. con riferimenti

giurisprudenziali).

6.5

Ritornando al caso che qui

ci occupa, il reddito dell’attività indipendente del contribuente è stato

stabilito per apprezzamento in CHF 104'000.-, tenuto conto fra l’altro del suo

tenore di vita. Considerato l’insieme della situazione che risulta dagli atti,

compresi i rapporti poco limpidi con alcune società, la stima intrapresa

dall’autorità di tassazione non può certo essere considerata arbitraria. Così

stando le cose, la valutazione operata dall’UT non si palesa manifestamente

eccessiva.

7.

Il ricorso è pertanto

respinto.

La tassa di giustizia

e le spese sono poste a carico del ricorrente, soccombente.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Le spese processuali

consistenti:

a. nella tassa di giustizia

di fr. 1’000.–

b. nelle spese di

cancelleria di complessivi fr. 100.–

per un totale di fr. 1’100.–

sono a carico del

ricorrente.

3. Contro il presen Copia

per conoscenza:

-

municipio di .

per la Camera di diritto tributario del Tribunale

d’appello

Il

presidente: Il

cancelliere: