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Decisione

9.2013.15

Costi di gestione (mercede, tasse e spese) di una misura a protezione del minore (in casu collocamento presso un istituto). Procedura stralciata per transazione. Soccombenza dei genitori e conseguente

17 gennaio 2013Italiano15 min

Source ti.ch

Fatti

A. RI 2 (1959), cittadino italiano e RI 1 (1962) si sono sposati a C__________

il 25 maggio 1994. Dal matrimonio è nato RI 3, il __________ 1999. Il 30 aprile

2009 l'Ispettorato __________ delle scuole comunali, B__________,

ha segnalato alla Commissione tutoria regionale __________ taluni comportamenti

giudicati “particolarmente aggressivi violenti” di RI 3. Gli stessi si reiteravano

sin dall'anno scolastico 2003/2004. L'Ispettorato ha auspicato “un'indagine

approfondita” nel bene di RI 3 stesso e degli altri allievi. La Commissione

tutoria regionale, nella sua seduta del 15 maggio 2009 – alla quale i genitori

di RI 3 non hanno partecipato né consta che siano stati invitati –, ha deciso

di fare “esperire una perizia specialistica” vista “la gravità della situazione,

che caratterizza questo bambino”. Così, con decisione del 24 giugno 2009 l'autorità tutoria ha incaricato la dott. __________ C__________, psichiatra e psicoterapeuta,

di “effettuare una valutazione” su RI 3.

B. Il

19 novembre 2009 la specialista ha consegnato un rapporto in cui ha ravvisato

che RI 3 soffre di una “patologia psichica”, rilevando che l'ambiente

scolastico “non è la causa del disagio” del bimbo, ma “il luogo dove questo

viene manifestato”. La dott. C__________ ha poi concluso che RI 3 “necessita di

una presa a carico psichiatrica e psicoterapeutica intensiva”, suggerendo il “C__________

del Servizio medico psicologico”. Questa struttura permette infatti un'“osservazione

clinica più approfondita” con la possibilità, per RI 3, di “mantenere la

frequenza scolastica”. Presa conoscenza del referto, la Commissione tutoria regionale,

con decisione “supercautelare” del 22 dicembre 2009 ha collocato RI 3 “in esternato” presso il C__________ dall'11 gennaio 2010. La decisione è

stata dichiarata “immediatamente esecutiva”.

C. I

genitori, con istanza del 23 dicembre 2009, hanno postulato la revoca della

misura. Esprimendosi al riguardo il 5 gennaio 2010, l'autorità tutoria ha respinto l'istanza confermando, in via cautelare, quanto deciso in

precedenza, convocando i genitori a un'udienza dell'8 gennaio successivo, in

occasione della quale, RI 2 e RI 1 hanno ribadito di “non condividere” le

misure adottate. Con decisione del 14 gennaio successivo, la Commissione tutoria

regionale ha di nuovo confermato il collocamento di RI 3 presso il C__________

per un periodo di osservazione e valutazione di sei mesi. Adita dai genitori

con ricorso del 15 gennaio 2010, l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha

convocato i genitori, l'ispettrice scolastica, i responsabili del C__________ e

il responsabile del servizio di sostegno pedagogico a

un'udienza il 9 marzo 2010. Al termine di quella discussione, le parti hanno

trovato un accordo che ha permesso di stralciare la procedura, nel senso che RI

3 avrebbe frequentato il C__________ a metà tempo, il resto del tempo essendo

reinserito nella Scuola elementare di B__________. Il 30 giugno 2010 il C__________

ha reso le proprie osservazioni alla Commissione tutoria regionale.

D. Nel

frattempo, il 29 marzo 2010 la dott. __________ C__________ ha inviato la

propria nota d'onorario di fr. 13 800.– (lettura ed elaborazione incarti,

colloqui peritali con i genitori e con RI 3, colloqui con i medici curanti,

colloqui con le insegnanti, la direttrice della scuola e l'ispettorato, test

psicodiagnostici, incontro in CTR, telefonate ed e-mail e stesura perizia).

L'autorità tutoria ha inviato la nota ai genitori convocandoli per il 21 maggio

2010 successivo. In seguito, il 15 giugno 2010, i genitori hanno sollecitato la

Commissione tutoria a emanare una “decisione formale” riguardo alle spese,

rilevando di non essere soccombenti. Rispondendo il 17 giugno 2010, l'autorità tutoria ha indicato che l'“art. 19 cpv. 1 della legge sull'organizzazione e la procedura

in materia di tutele e curatele” è “chiaro”, non ravvisando dunque motivi per

rendere una “decisione formale”. Essa ha infine proposto ai genitori un termine

al 30 giugno successivo per sottoporle un “piano di pagamento”. Il 28 giugno

2010 constatando “che le trattative con il vostro legale non sono andate a buon

fine” la Commissione tutoria regionale ha trasmesso a RI 2 e RI 1 una fattura

del 25 giugno 2010 per fr. 13 800.–. Il 5 luglio 2010 i genitori hanno

adito l'Autorità di vigilanza sulle tutele con un ricorso contro il citato

scritto del 17 giugno 2010. Statuendo il 26 aprile 2011, l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha respinto il ricorso senza prelevare oneri processuali e

senza assegnare ripetibili.

E. Contro

la decisione menzionata, RI 2 e RI 1 si sono aggravati alla prima Camera civile

del Tribunale d'appello per ottenere che – concesso l'effetto sospensivo – il

loro ricorso sia accolto e di conseguenza siano annullate le decisioni del 26

aprile 2011 dell'Autorità di vigilanza sulle tutele, del 17 giugno 2010 della

Commissione tutoria regionale __________ e la fattura del 25 giugno 2010 della medesima

autorità, sicché essi non debbano pagare l'onorario della dott. __________ C__________.

Il ricorso non ha fatto oggetto di intimazione.

F. In

data 1° gennaio 2013, il ricorso, recte, ora, reclamo in oggetto è stato

trasmesso per competenza a questo giudice.

Considerato

Considerandi

1.

Con l'entrata in vigore della modifica del 19 dicembre 2008 del

Codice civile (in materia di protezione degli adulti, diritto delle persone e

diritto di filiazione), i procedimenti pendenti sono continuati dalla nuova

autorità competente; si applica il nuovo diritto di procedura (art. 14a

cpv. 1 e 2 Titolo finale del Codice civile).

L'autorità

giudiziaria di reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale di

appello (art. 2 cpv. 2 LPMA), che giudica, nella composizione di un giudice

unico, i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione,

già Commissioni tutorie regionali (art. 48 lett. f n. 7 LOG), concernenti

maggiorenni e minorenni (art. 450 CC in relazione con gli 314 cpv. 1 e 440 cpv.

3.

CC) e, per analogia – in assenza di una norma transitoria specifica (BSK

Erw.Schutz- Reusser, art. 14a Titolo finale CC, n. 12) – contro le decisioni

emanate dall'Autorità di vigilanza sulle tutele nella veste di autorità

amministrativa di ricorso a norma del precedente diritto procedurale.

Quanto

alla procedura applicabile, nella misura in cui non sia già regolata dagli art.

450.

segg. CC, si applicano sussidiariamente le norme sulla procedura di ricorso

davanti al Tribunale cantonale amministrativo (art. 74b LPAmm).

2.

Nella decisione impugnata l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha

ricordato che i costi peritali non sono spese della misura tutoria, ma spese di

procedura. E queste, qualora il procedimento si concluda con l'emanazione di

misure a protezione del figlio, vanno a carico – per principio – del figlio

stesso. Nella fattispecie, l'Autorità di vigilanza ha ribadito che la

Commissione tutoria regionale ha sì preso misure a protezione di RI 3, ma la

procedura si è conclusa nondimeno con un accordo transattivo che comunque sia

“si inseriva in un piano terapeutico e di protezione”. In ogni caso – ha poi

proseguito l'autorità – a prescindere dalla misura adottata, una valutazione di

RI 3 era “senz'altro […] indispensabile”. Infine, per l'autorità, nulla ha

impedito ai genitori di presentare “a tempo debito” una richiesta di assistenza

giudiziaria, per lo meno “limitata alla dispensa dal pagamento della tassa di

giustizia e delle spese”. Così, in definitiva, il ricorso era da respingere.

3.

Litigiosa

è solo la questione della soccombenza di RI 2 e RI 1 nella procedura –

stralciata per transazione – in merito al collocamento del figlio RI 3 presso

il C__________ e il conseguente pagamento della nota d'onorario della dott. __________

C__________ (fr. 13 800.–). Al riguardo giova ricordare che le spese occasionate da una procedura a protezione del figlio non

rientrano negli oneri di mantenimento a carico dei genitori (art. 276 cpv. 1

CC), ma seguono l'esito della procedura medesima e vanno addebitati al figlio,

sempre che il procedimento si concluda con l'emanazione di misure protettrici.

In tal caso i genitori devono sì farsi carico dei costi, ma non in forza dei

loro doveri di mantenimento, bensì in virtù dei loro doveri generali di assistenza

nei confronti del figlio (RtiD I-2008 pag. 1010 n. 15c). Se la procedura a

protezione del figlio si conclude senza che l'autorità tutoria adotti misure

concrete, per contro, le spese di procedura non possono essere addebitate al

figlio né ai genitori, salvo che questi o il figlio le abbiano provocate con un

comportamento reprensibile (RtiD I-2008 pag. 1010 n. 15c, consid. 6 non pubblicato).

4.

In

concreto, quando la Commissione tutoria ha incaricato la dott. __________ C__________

di eseguire una valutazione su RI 3 avrebbe dovuto richiedere un preventivo di

spesa. Tanto più sapendo che i costi sarebbero potuti

finire – indirettamente – a carico ai genitori (obbligo di assistenza fra

parenti: sopra, consid. 3) e che, non fossero stati in grado di

finanziare l'esborso, costoro avrebbero dovuto postulare subito l'assistenza

giudiziaria (DTF 130 I 182 consid. 3), una richiesta di assistenza giudiziaria

non potendo avere effetto retroattivo (Rep. 1994 pag. 385;

RDAT I-1996 pag. 306). Nel caso in rassegna i ricorrenti non pretendono di

essere privi di mezzi per coprire i costi loro addebitati dall'Autorità di

vigilanza. Non avendo subìto alcun pregiudizio, non possono quindi dolersi al

riguardo. Né – debitamente patrocinati – mai hanno richiesto un preventivo di

spesa né hanno instato per il beneficio dell'assistenza giudiziaria.

5.

In

ogni caso, in concreto i genitori vanno comunque sia considerati soccombenti nella

procedura nella quale la nota d'onorario della dott. C__________ è stata

emessa. Il reclamo pertanto vede la sua sorte segnata per i motivi in appresso.

a) Durante

un incontro a scuola tra, fra le altre, RI 1 e le docenti di RI 3 è emerso che

“già in prima elementare erano state notate forme di aggressività”. Le docenti

hanno poi rilevato che a volte lo studente lancia “delle sedie in classe” oppure

accade che “butti in terra le cose che ha sul banco, che spacchi degli oggetti,

che prenda un compagno per il collo, che dica di voler infilzare i compagni con

una spilla di sicurezza, che rincorra gli altri con dei sassi, che insulti

altri bambini, insomma che perda il controllo delle sue azioni” (Note

dell'incontro del 30.3.2009 in: cartelletta “corrispondenza” nella busta verde

annessa all'incarto richiamato, pag. 1). Al medesimo incontro, la dott. Ca__________

ha indicato di ritenere “importante avviare un lavoro che permetta ad

RI 3 di trovare strategie alternative a quelle utilizzate attualmente per sfogare

la sua rabbia” (incontro citato, pag. 2).

b) A__________

H__________, animatrice del doposcuola, ritiene RI 3 una “persona intelligente

e molto sensibile”, ma “spesso confrontato con forti emozioni che si

manifestano in maniera improvvisa e inaspettata” e in quei frangenti RI 3 “non

è in grado di tener conto della regola del rispetto verso lo spazio e i suoi compagni”:

La stessa rivela poi che comunque sia “ad oggi” il bimbo “frequenta il

Doposcuola con piacere […] con un atteggiamento che si è modificato più positivamente

sia verso lo spazio che i suoi compagni di gioco” (nota del maggio 2009 in:

cartelletta “corrispondenza” nella busta verde annessa all'incarto richiamato).

c) L__________,

direttrice dell'istituto scolastico di M__________, ha indicato che RI 3 ha

“atteggiamenti aggressivi e spropositati nei confronti dei compagni”. Ciò

posto, la scuola aveva “suggerita una terapia per il bambino e anche per i

genitori, ma questi non hanno mai ritenuto di dover dar seguito ai

suggerimenti, anzi da quel momento hanno interrotto qualsiasi tipo di contatto

con il sostegno” (osservazioni di L__________ quale “situazione famigliare C__________

e D__________” in: cartelletta “corrispondenza” nella busta verde annessa all'incarto

richiamato). La stessa direttrice ha anche ricordato che in caso di discussioni,

RI 3 “prendeva in mano una ciotola e faceva per tirarla” o ancora “minacciava

un compagno con una spilla di sicurezza aperta, oppure li prendeva per il

collo”. Spiegata la situazione alla madre, quest'ultima ha invece “sempre dato

la responsabilità ad altri” (interrogatorio di L__________ del 14 maggio 2009

in: cartelletta “verbali” nell'incarto citato, pag. 3 seg.). Infine, l'interrogata

ritiene che “la segnalazione alla CTR […] sia stata necessaria per aiutare il

bambino” (interrogatorio citato, pag. 4).

d) Nel loro reclamo all'Autorità di vigilanza sulle tutele, RI 2 e RI 1

hanno più volte ribadito di volere vedere RI 3 reinserito “nel suo ambiente”

(ricorso, pag. 10), e meglio “nella sua classe” (ricorso, pag. 11) di “M__________”

(ricorso, pag. 13). Certo, con l'accordo transattivo concluso all'udienza del 9

marzo 2010 (sopra, consid. C), RI 3 è rientrato a tempo parziale in una scuola

comunale e per il resto del tempo è rimasto presso il C__________ –

sconfessando così solo parzialmente la decisione della Commissione tutoria

regionale –; tuttavia, la struttura nella quale è rientrato non è stata la “sua

classe” di M__________, ma una classe nella scuola elementare di B__________,

il ritorno a M__________, a detta del C__________, non era “opportuno”

(rapporto citato, pag. 3). Pur riconoscendo come “positiva” l'esperienza, il C__________

rileva che RI 3 fatica ancora a interagire con i compagni, sicché il bimbo e i

genitori “poss[o]no ancora beneficiare di un lavoro con noi”, a tal punto che

una presa a carico di RI 3 è stata evocata anche per la ripresa dell'anno

scolastico 2010/2011 durante il quale egli sarebbe andato alle Scuole Medie

(rapporto citato, pag. 3). Tutto ciò posto i genitori vanno in ogni caso

considerati soccombenti, benché l'autorità tutoria non sia esente da rimproveri

per come ha gestito il tema dei costi.

e) Dagli atti emerge dunque che una valutazione di RI 3 era necessaria.

E ciò per capire l'origine dei suoi comportamenti nei confronti dei compagni.

Certo, l'episodio subìto da RI 3 – poi sfociato in un'azione penale – può avere

aggravato la situazione, ma non può essere considerato la causa dei suoi atteggiamenti

in classe, siccome gli stessi si manifestavano già prima. Si consideri poi che

come traspare dal rapporto del 30 giugno 2010 del C__________, l'inserimento di

RI 3 in quel contesto terapeutico era necessario, ciò perché, in alcune situazioni

specifiche, i genitori di RI 3 pareva che andassero “talvolta in difficoltà nel

sostenere RI 3 a prendere distanza ed elaborare le diverse situazioni

conflittuali che loro figlio si trova a vivere” (pag. 2 in: cartelletta

“corrispondenza” nell'incarto citato). E ciò, senza nascondere che per la dott.

F__________, che segue da anni RI 3, egli è “un bambino intelligente che sa

ragionare bene” (“Note dell'incontro del 30.3.2009 in: cartelletta

“corrispondenza” nella busta verde annessa all'incarto richiamato, pag. 2 in alto).

6.

Gli

oneri processuali seguono la soccombenza (art. 28 LPamm). Non si pone problema

di ripetibili, il reclamo non essendo stato notificato per osservazioni.

7.

Per

quel che è dei rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro la

presente sentenza (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), dandosi protezione del figlio

il ricorso in materia civile è ammissibile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 6 LTF).

Ciò non vale però per quanto attiene all'addebito dei

costi procedurali (fr. 13 800.–), il cui valore non raggiunge la soglia di

fr. 30 000.–

ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

Dispositivo

per questi motivi,

dichiara e pronuncia:

1. Il reclamo

è respinto e la decisione impugnata confermata.

2. Gli oneri

del reclamo, consistenti in:

a)

tassa di giustizia (ridotta) fr. 250.–

b)

spese fr. 50.–

fr.

300.–

sono

posti a carico dei reclamanti. Non si assegnano ripetibili.

3. Notificazione:

-;

Comunicazione:

-

Il presidente La

vicecancelliera

giudice Franco Lardelli Alessia

Leoni Romelli

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere

pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,

è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100

cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il

ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile

se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale

(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.

Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo

stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale

federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione

a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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