9.2014.161
Obbligo per l'autorità di pronunciarsi sulle richieste delle parti, annullamento della decisione per carenza di motivazione
12 giugno 2015Italiano12 min
Source ti.ch
Incarto n.
9.2014.161
Lugano
12 giugno 2015
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il giudice supplente della Camera di protezione del
Tribunale d’appello
Alessia
Paglia
giudice
unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 9 LOG
assistito
dalla
segretaria
Scheurich
sedente
per statuire nella causa che oppone
RE
1
patr.
da: PR 1
all’
Autorità
regionale di protezione __________
e
a
CO
2
per
quanto riguarda le relazioni personali fra PI 1 e il padre
giudicando
sul reclamo del 24 settembre 2014 presentato da RE 1 contro la decisione emessa
il 19 settembre 2014 dall'Autorità regionale di protezione __________;
letti ed esaminati gli atti,
ritenuto
Fatti
A. RE 1 è la madre di PI
1, nata il 2012. In favore della minore, l’Autorità regionale di protezione __________
(in seguito Autorità di protezione) ha istituito, con decisione 15/2013 (ris.
22/33 del 28.2.2103), una curatela di rappresentanza ai sensi degli art. 308
cpv. 2 e 309 cpv. 1 CC. A curatore è stato designato l’avv. CURA 1 al quale è
stato affidato il compito di provvedere all’accertamento della filiazione
paterna e alla stipulazione della convenzione per il mantenimento. Il 29 novembre
2013 il padre di PI 1, CO 2, ha poi proceduto con il riconoscimento della figlia.
B. I genitori non sono
riusciti a trovare un accordo in merito alle relazioni personali fra padre e
figlia. In particolare, la madre ha esternato la sua opposizione a concedere al
signor CO 2, così come da lui postulato, un diritto di visita con PI 1.
Mediante decisione
77/2014 (ris. 114/214 del 18 settembre 2014) l’Autorità di protezione ha quindi
deciso di accogliere, in via provvisionale, la richiesta del padre di
intrattenere con la figlia delle relazioni personali da esercitare, tuttavia,
in forma protetta e sorvegliata presso il Punto di incontro di __________, per
due ore ogni due domeniche; dopo 8 incontri le parti saranno nuovamente
convocate e, in forza anche del rapporto che sarà rilasciato dal Punto di incontro,
il provvedimento verrà riesaminato. La decisione è stata dichiarata
immediatamente esecutiva.
C. La predetta decisione
è stata impugnata, con reclamo del 24 settembre 2014, dalla signora RE 1. La
reclamante ha chiesto, in via cautelare e superprovvisionale, la concessione
dell’effetto sospensivo al reclamo e, nel merito, l’annullamento della
decisione impugnata e la negazione delle relazioni personali di CO 2 con PI 1.
Ella contesta all’Autorità di protezione di non essersi chinata sulle richieste
da lei inoltrate con istanza di misure a protezione del 3 luglio 2014; di aver
violato il diritto di essere sentita per carenza di motivazione della decisione
che è silente in merito alle obiezioni da lei sollevate e per non aver
proceduto alla sua personale audizione; di aver accertato, in modo incompleto e
inesatto i fatti.
D. Con decisione del 26
settembre 2014 il Presidente di questa Camera ha respinto la richiesta di
ordinare, già in via supercautelare, la restituzione dell’effetto sospensivo.
Preso atto delle osservazioni 2 ottobre 2014 dell’Autorità di protezione
che ha chiesto la conferma della revoca dell’effetto sospensivo nonché quelle
del curatore avv. CURA 1 che ne ha invece chiesto la sua concessione, con decisione
del 30 ottobre 2014 questo Tribunale ha infine accolto la richiesta di restituzione
dell’effetto sospensivo.
E. Nelle citate
osservazioni e per ciò che riguarda il merito del reclamo, l’Autorità di
protezione ha chiesto la sua reiezione e la conferma della decisione impugnata.
Ritiene di aver dato ampio spazio alle parti che hanno potuto pronunciarsi sia
verbalmente sia per iscritto. Per quel che è delle richieste della madre le
stesse sono state tenute in debita considerazione, tant’è che il diritto di
visita concesso è estremamente limitato e comunque sorvegliato. Pur
considerando comprensibili le preoccupazioni della madre va tenuto conto dei
bisogni fondamentali della bambina di avere relazioni con il padre.
In favore
dell’accoglimento del gravame si è invece pronunciato il curatore avv. CURA 1
che ritiene prematuro concedere al signor CO 2 di intrattenere relazioni
personali con la piccola PI 1 e ciò fintanto non siano stati effettuati gli
opportuni accertamenti circa la stabilità psichica del padre.
F. Con replica 12
novembre 2014 la madre si è riconfermata nelle proprie richieste di giudizio.
Non sono state presentate dupliche. Il padre signor CO 2 ha invece rinunciato a
prendere qualsivoglia posizione in merito al reclamo.
Con istanza del 13 febbraio
2015 la madre ha poi chiesto di ammettere agli atti il decreto di accusa 6
febbraio 2015 del PP __________ nei confronti di CO 2. Nessuno ha presentato
osservazioni a tale richiesta.
Considerato
Considerandi
1.
L’autorità
giudiziaria di reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale
d’appello (art. 2 cpv. 2 Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di
protezione del minore e dell’adulto [LPAM]), che giudica, nella composizione a
giudice unico, i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di
protezione in materia di provvedimenti cautelari (art. 48 lett. f n. 9 LOG).
Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450
segg. CC occorre riferirsi in via sussidiaria alle norme sulla procedura di
ricorso davanti al Tribunale cantonale amministrativo (cfr. Messaggio del
Consiglio di Stato n. 6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della
LTut, pag. 8). Per le procedure di reclamo presentate contro le decisioni
emanate dalle Autorità di Protezione dopo il 1° marzo 2014 trovano applicazione
le disposizioni della nuova Legge sulla procedura amministrativa (art. 113 cpv.
2.
LPAmm), in particolare l’art. 99 LPAmm.
2.
La
reclamante lamenta la violazione del diritto di essere sentito siccome non è stata
sentita personalmente malgrado ne avesse fatto espressa richiesta. Secondo l'Autorità di protezione è invece stato
dato ampio spazio alle parti di pronunciarsi, sia verbalmente sia per iscritto.
Ora, l’art. 447 cpv. 1
CC prevede che l’interessato è sentito personalmente; si tratta di una
componente del diritto di essere sentito garantito dall’art. 29 cpv. 2 della
Costituzione federale svizzera.
Questa garanzia non è tuttavia adempiuta né da
osservazioni scritte della parte interessata, né dalla rappresentanza nel
procedimento da parte di un avvocato o di un curatore (CommFam Protection de
l'adulte, Steck, art. 447 CC n. 7; Messaggio del CF del 28.06.2008 sulla
Protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto di filiazione, pag.
6466).
In altri termini, il fatto di essersi fatta rappresentare
da un patrocinatore all'udienza del 26 giugno 2014 non ha necessariamente garantito
il corretto espletamento del diritto di essere sentito della reclamante. A
mente dell’Autorità di protezione (consid. 6 della decisione impugnata) la
signora RE 1, regolarmente convocata, ha comunicato lei stessa che non sarebbe
stata presente poiché non desiderava incontrare il signor CO 2, il suo diritto
di essere sentita sarebbe quindi stato garantito. Non ci si può tuttavia
esimere dall’osservare che la signora, preso atto il giorno stesso (ndr.
26.6
) del verbale di udienza, con e-mail di medesima data ha chiesto un
incontro urgente giacché erano state dette cose non corrispondenti alla realtà.
Richiesta alla quale ha subito risposto l’Autorità di protezione che ha
sollecitato l’inoltro di una domanda scritta con firma autografa, prontamente
fatta dalla signora RE 1 (cfr. lettera del 26 giugno 2014 della signora RE 1
all’Autorità di protezione). Di più, il 1° luglio 2014 l’avv. __________
informava l’Autorità di protezione di non patrocinare più la signora; il
successivo 3 luglio 2014 il nuovo legale della reclamante ha poi presentato le
osservazioni contestando il contenuto del verbale d’incontro e ha inoltrato una
formale istanza chiedente di intimare al signor CO 2 il divieto di avvicinarsi
a PI 1 e a RE 1 e di negare le relazioni personali di CO 2 con la figlia. In
queste circostanze, ammettere che il suo diritto di essere sentita personalmente
è stato garantito dalla presenza in udienza dell’ex patrocinatore appare azzardato.
Ad ogni modo, anche lasciando aperta la questione, il
diritto di essere sentita della reclamante è comunque stato violato e per i
motivi che si diranno.
3.
La decisione impugnata si pronuncia
sull’istanza -quale?- del padre di intrattenere delle relazioni personali con
la figlia, è invece silente in merito all’istanza 3 luglio 2014 formulata dalla
reclamante che, per inciso, ha persino chiesto l’adozione di misure cautelari e
supercautelari, mai formalmente evase. Emanare una decisione che considera una
richiesta e non l’altra appare proceduralmente contestabile siccome entrambe
riguardano lo stesso oggetto: l’una chiede di regolamentare le relazioni
personali fra padre e figlia, l’altra di negarle. Accogliere la prima
significa, indirettamente, respingere l’altra ciò che in tutta evidenza non più
avvenire per mera conseguenza. Il suo rigetto deve debitamente essere motivato
e, soprattutto, devono essere spiegate le ragioni per cui la richiesta e le prove
addotte e prodotte dall’istante non possono essere accolte e non sono atte a
negare il diritto alle relazioni personali. In particolare, con la citata
istanza, la reclamante ha prodotto un decreto di accusa 14 novembre 2011 della
procuratrice pubblica __________ per vie di fatto a carico di CO 2 e, soprattutto,
la perizia psichiatrica 17.02.2012 allestita dal dr. __________ su richiesta
della procuratrice pubblica __________ nell’ambito di 4 differenti procedimenti
penali (cfr. domanda di assistenza giudiziaria della procuratrice del 30
gennaio 2013) a carico di CO 2. Se è ben vero che le procedure penali in quanto
tali non precludono necessariamente il diritto di avere delle relazioni
personali fra genitori e figli, quanto emerge nei confronti e sulla personalità
di CO 2 qualche dubbio e preoccupazione ben la desta: un cenno esplicito alla
non pertinenza di detti atti l’Autorità di protezione era tenuta a farlo, non
può semplicemente dare per acquisito e scontato di avere tenuto conto delle
preoccupazioni della madre prevedendo un diritto di vista sorvegliato.
4.
Ora, il diritto di essere sentito è un diritto di
natura formale, la cui violazione implica l’annullamento della decisione
impugnata.
Dal diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2
della Costituzione federale della Confederazione Svizzera, del 18 aprile 1999,
la giurisprudenza ha dedotto, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere
una decisione motivata; questo diritto è ora garantito dall'art. 46 LPAmm (cfr.
in analogia, Borghi/Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano
1997, art. 26 vLPamm n. 1).
L’obbligo di motivazione implica che il destinatario
della decisione possa capire perché l'autorità giudicante abbia deciso in un
senso piuttosto che in un altro e che l'autorità di ricorso sia in grado di verificare
se la decisione sia conforme al diritto (DTF 136 I 236 consid. 5.2). L'autorità
deve dunque enunciare le circostanze significative atte a influire in qualche
modo sull'esito del giudizio: la motivazione può essere ritenuta sufficiente
quando vengono menzionati, almeno brevemente, i motivi – sia fattuali che giuridici
– che l'hanno indotta a decidere in un senso piuttosto che in un altro, ponendo
l'interessato nella condizione di rendersi conto della portata del giudizio e
delle eventuali possibilità d'impugnazione (cfr. sentenza CDP del 17 aprile
2014, inc. 9.2014.2; del 17 luglio 2014, inc. 9.2013.238).
Come
detto, nel caso che ci occupa, tale principio è stato violato e sono state riscontrate
omissioni procedurali tali da giustificare l’annullamento della decisione e il
rinvio dell’incarto all’Autorità di protezione affinché si pronunci nuovamente
e in modo compiuto su tutte le istanze, tenuto conto di tutti gli elementi,
anche del decreto di accusa del 6
febbraio 2015 del procuratore pubblico __________ prodotto in corso di
procedura per fatti avvenuti nei confronti della famiglia __________ poco prima
dell’udienza presso l’Autorità di protezione. Elemento questo che fa apparire
ancor più frettolosa l’affermazione che il signor CO 2 ha fatto una buona impressione
senza esperire su di lui ulteriori accertamenti,
come dovuto in base al principio inquisitorio (art. 446 CC).
5.
Alla
luce di quanto esposto, il reclamo dev'essere accolto con conseguente annullamento
della decisione impugnata e retrocessione dell'incarto all'Autorità di prima
sede perché proceda come sopra indicato. Tasse e spese seguono la soccombenza e
sono a carico dell’Autorità di protezione la quale verserà alla reclamante
adeguate ripetibili.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia:
1. Il
reclamo è accolto e la decisione impugnata annullata.
2. Gli
oneri del reclamo consistenti in:
a) tassa di
giustizia fr. 100.–
b) spese fr.
50.–
fr.
150.–
sono posti a carico dell’Autorità
regionale di protezione __________
che rifonderà alla reclamante fr. 600.- a titolo di ripetibili.
3. Notificazione:
-
-
-
Comunicazione:
-
Il
giudice supplente La
segretaria
Rimedi giuridici
Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg.
LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.