9.2015.206
La privazione del diritto di determinare il luogo di dimora, cambiamento delle circostanze, il collocamento provvisorio in istituto e la sospensione delle relazioni personali padre-figlio
22 aprile 2016Italiano17 min
Source ti.ch
Incarto n.
9.2015.206
Lugano
22 aprile 2016
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente della Camera di protezione del
Tribunale d'appello
Franco
Lardelli
giudice
unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 9 LOG
assistito
dalla
vicecancelliera
Mecca
sedente
per statuire nella causa che oppone
RE
1
all’
Autorità
regionale di protezione __________,
per
quanto riguarda la privazione provvisoria della custodia parentale di PI 2
sul figlio PI 1, il collocamento provvisorio di PI 1 presso Casa __________, e
la sospensione delle relazioni personali padre-figlio;
giudicando
sul reclamo del 30 novembre/9 dicembre 2015 presentato da RE 1 contro la decisione
emessa il 20 novembre 2015 dall'Autorità regionale di protezione __________
(ris. n. 163/20.11.2015);
letti ed esaminati gli atti,
ritenuto
Fatti
A. Dalla relazione
tra PI 2 e PI 4 è nato il figlio PI 1 (2015).
B. La madre PI 2,
domiciliata a __________, è nata il 1998 ed è oggi ancora minorenne.
C. In data 12 febbraio
2004 era stata istituita una curatela educativa a favore di PI 2 e quale
curatrice era stata nominata la signora CURA 2, tutt’oggi in carica.
D. Essendo stata la
madre minorenne al momento della nascita di PI 1 – nato a __________ e
dimorante assieme ai genitori presso la casa della nonna paterna, la signora __________
nel Comune di __________ – con decisione 30 luglio/4 agosto 2015 la Kindes- und
Erwachsenenschutzbehörde __________ (in seguito KESB) ha istituito in favore di
PI 1 una tutela ai sensi dell’art. 327a CC.
Quale tutrice di PI 1
è stata nominata la signora RE 1.
E. In data 5 ottobre
2015 il padre PI 4 ha riconosciuto PI 1 dinnanzi al Zivilstandsamt di __________.
F. In occasione
dell’incontro tenutosi il 4 novembre 2015 presso l’Autorità regionale di
protezione __________ (in seguito Autorità di protezione) sono state sentite la
curatrice educativa di RE 1, signora CURA 2, e la madre di RE 1, signora PI 1.
Quest’ultima ha riferito della situazione abitativa di sua figlia e suo nipote,
dichiarandosi molto preoccupata per il bene dei minori.
Di conseguenza, in data 17
novembre 2015, l’Autorità di protezione ha sentito anche RE 1, la quale ha
insistito nel voler andare ad abitare con il suo compagno PI 4 nell’appartamento
che lui avrebbe trovato a __________.
G. Con decisione
cautelare 20 novembre 2015 (risoluzione n.162/20.11.2015) l’Autorità di
protezione ha provvisoriamente privato la signora PI 1 della custodia parentale
sulla figlia RE 1, collocando quest’ultima presso la Casa __________.
Il reclamo 27 novembre
2015 di PI 2 avverso la predetta decisione è stato respinto da questa Camera
con sentenza 11 aprile 2016 (cfr. inc. CDP n. 9.2015.205).
H. Con ulteriore
decisione cautelare del 20 novembre 2015 (risoluzione n. 163) l’Autorità di
protezione ha provvisoriamente privato PI 2 della custodia parentale su PI 1,
collocando quest’ultimo, assieme alla madre PI 2, presso la Casa __________,
conferendo mandato al Servizio medico-psicologico, __________, per una
valutazione sulle capacità genitoriali della madre e sospendendo provvisoriamente
i diritti di visita padre-figlio.
Le predette misure
sono state adottate con effetto immediato.
I. Contro quest’ultima
decisione è insorta la tutrice di PI 1, RE 1, con reclamo 30 novembre/9 dicembre
2015, chiedendo di annullare la decisione impugnata e di concedere le relazioni
personali tra padre-figlio, rilevando che il bene di PI 1 non sarebbe
minacciato. La reclamante contesta inoltre la competenza dell’Autorità di
protezione __________ ad adottare misure di protezione a favore di PI 1, il quale
sottostarebbe alle competenze della KESB di __________.
L. Su istanza 24
novembre 2015 della tutrice RE 1, con scritto 26 novembre 2015 la KESB di __________
ha chiesto all’Autorità regionale di protezione __________ di assumere il
procedimento inerente la tutela del piccolo PI 1, poiché il legame del minore
con il distretto di __________ sarebbe venuto a mancare: PI 1 non dimora più
presso la nonna paterna __________ e inoltre l’Autorità di protezione di __________
dispone già della misura di protezione a favore della madre PI 2.
M. Nel frattempo, con
decisione cautelare 11 dicembre 2015, l’Autorità di protezione ha concesso e regolamentato
le relazioni personali padre-figlio durante il collocamento di quest’ultimo
presso Casa __________. Sul gravame 18 dicembre 2015 presentato dai genitori
del piccolo PI 2, contro quest’ultima decisione (cfr. inc. CDP n. 9.2015.218),
questa Camera si pronuncerà in sede separata.
N. Con scritto 22
dicembre 2015 PI 2 ha comunicato di non avere osservazioni in relazione al
reclamo di RE 1, aggiungendo che PI 4 avrebbe nel frattempo locato un
appartamento a __________ dove PI 2 sarebbe intenzionata a trasferirsi assieme
al piccolo PI 1.
O. Con osservazioni 18
dicembre 2015 l’Autorità di protezione si è riconfermata nella decisione
impugnata, sottolineando l’urgenza del suo intervento a protezione di PI 1,
poiché la tutrice di PI 1 sarebbe rimasta inattiva.
Considerato
Considerandi
1.
L’autorità giudiziaria di
reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale d’appello [art. 2
cpv. 2 Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del
minore e dell’adulto (LPAM)], che giudica, nella composizione a giudice unico,
i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione in materia
di provvedimenti cautelari (art. 48 lett. f n. 9 LOG).
Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non
già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi, in via sussidiaria,
alla Legge sulla procedura amministrativa, in particolare alle norme
concernenti le azioni connesse con il diritto civile di competenza
dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato
n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via
ancor più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC;
v. art. 450f CC).
2.
La reclamante
contesta la competenza dell’Autorità regionale di protezione __________ e
chiede l’annullamento sia della privazione della custodia parentale di PI 2 su PI
1.
(dispositivo n. 1) sia del collocamento di PI 1 (dispositivo n. 2); postula
inoltre che vengano ripristinate le relazioni personali padre-figlio (dispositivo
n. 11).
2.1
Competenza dell’Autorità
regionale di protezione __________
In concreto si tratta di
provvedimenti cautelari, essendo le misure di protezione (la privazione della
custodia parentale di PI 2 sul figlio PI 1, il collocamento di PI 1 e la
sospensione dei diritti di visita padre-figlio) state decretate provvisoriamente.
Giusta l’art. 445 CC –
applicabile per analogia anche ai minorenni secondo l’art. 314 cpv. 1 CC –
l’Autorità di protezione può prendere d’ufficio tutti i provvedimenti necessari
per la durata del procedimento.
I presupposti per l’emanazione
di una decisione cautelare sono: la prognosi favorevole del procedimento
principale (il cosiddetto fumus boni iuris), l’urgenza della misura e la
sua proporzionalità (cfr. art. 389 cpv. 2 CC: la misura deve essere necessaria
e idonea; BSK Erw.Schutz, Auer/Marti,
ad art. 445 CC n. 6 e segg; sentenza CDP del 21 maggio 2014, inc. 9.2013.218,
consid. 5.2).
L’art. 315 CC definisce la
competenza per quanto attiene alle misure di protezione a favore dei minorenni:
di regola, le misure per la protezione del figlio sono ordinate dall’autorità
di protezione dei minori del domicilio del figlio (cpv. 1 CC), ma se vi è
pericolo nel ritardo, sono pure competenti le autorità del luogo di dimora del
figlio (cpv. 2 CC). L’autorità del luogo di dimora che ordina una misura per la
protezione del figlio ne informa l’autorità del domicilio (cpv. 3).
Il termine “luogo di
dimora” non deve essere interpretato in senso stretto, bensì, in caso di grande
urgenza, già il luogo del semplice soggiorno (per es. il luogo di vacanza)
fonda la competenza dell’autorità di protezione (BSK Zivilgesetzbuch I, 4.
edizione, Breitschmid, ad art. 315
CC n. 20).
Qualora sussista una
competenza cumulativa, è l’autorità di protezione meglio connessa con le
circostanze del caso che gode la precedenza (BSK Zivilgesetzbuch I, 4.
edizione, Breitschmid, ad art. 315
CC n. 20).
In concreto, l’Autorità
regionale di protezione __________ è intervenuta in favore di PI 1 sebbene
fosse già pendente una misura di protezione, ovvero una tutela ai sensi
dell’art. 327a CC, presso la KESB di __________.
Alla luce della precaria
situazione personale in cui si è trovato PI 1 al momento dell’emanazione della
decisione impugnata – essendo egli figlio di PI 2, ossia di una madre minorenne
senza una dimora fissa – è indubbiamente giustificato che l’Autorità di protezione
abbia adottato delle misure cautelari per l’urgente salvaguardia del minore, ancora
in tenera età.
Allorquando l’Autorità di
protezione è venuta a conoscenza della situazione abitativa inadeguata in cui
versava PI 2 assieme al piccolo PI 1, così come al momento dell’emanazione
della decisione impugnata, il luogo di dimora attuale dei minori era presso
l’abitazione della nonna materna di PI 1, signora PI 3, nel Comune di __________
(cfr. verbale di audizione 17 novembre 2015 di PI 2). Tenuto conto della palese
urgenza con la quale l’Autorità di protezione è stata chiamata ad intervenire
per proteggere i minori, soprattutto PI 1, senza dimora fissa, sussisteva una
competenza cumulativa ai sensi dell’art. 315 cpv. 2 CC. L’Autorità regionale di
protezione __________ dunque era senz’altro competente per adottare delle misure
di protezione a favore di PI 1.
Di conseguenza, la censura
della reclamante secondo cui l’Autorità di protezione non sarebbe stata
competente per emettere provvedimenti cautelari a favore di PI 1 è destinata
all’insuccesso e deve essere respinta.
Ad ogni modo spetterà
all’Autorità di protezione confermare i provvedimenti cautelari mediante una
decisione di merito non appena sarà conclusa la relativa istruttoria.
Occorre infine
sottolineare che la reclamante ha comunque richiesto il trasferimento della
misura dalla KESB __________ all’Autorità regionale di protezione __________, con
domanda formalizzata in data 24 novembre 2015 ed appoggiata da parte della KESB
stessa con scritto del 26 novembre 2015. Per questa ragione è di difficile
comprensione il motivo per il quale la signora RE 1 abbia poi eccepito la competenza
dell’Autorità di protezione in sede di reclamo.
2.2
Privazione del diritto
di determinare il luogo di dimora di PI 2 su PI 1
Occorre innanzitutto
precisare che la nozione “custodia parentale” è stata sostituita dal termine,
più preciso, di “diritto di determinare il luogo di dimora del figlio” (droit
de déterminer le lieu de résidence, Aufenthaltsbestimmungsrechts;
cfr. titolo marginale dell’art. 310 CC; Meier/Stettler,
Droit de filiation, n. 1291 pag. 847). Per quanto attiene alla privazione della
“custodia parentale” decretata dall’Autorità di protezione nella decisione impugnata,
di seguito si userà il termine corretto del “diritto di determinare il luogo di
dimora”.
L’art. 296 cpv. 2 CC
stabilisce che i genitori minorenni non hanno autorità parentale (Meier/Stetler, Droit de filation, 5a
ed, n. 452 pag. 301 e n. 540 pag. 366).
Il diritto di determinare
il luogo di dimora è un elemento integrante dell’autorità parentale (art. 301a
cpv. 1 CC) ed è indivisibile da quest’ultima: difatti, è escluso che si
mantenga il diritto di determinare il luogo di dimora quando non sussiste
l’autorità parentale (DTF 128 III 9, consid. 4b; principio confermato nella
revisione legislativa del 2013: cfr. Meier/Stetler,
op. cit., n. 465 pag. 301).
In questo senso, non disponendo
PI 2 dell’autorità parentale su PI 1 in quanto ancora minorenne, essa non
dispone nemmeno del diritto di determinare il luogo di dimora del figlio e pertanto
non può esserne privata, ciò a cui ha invece erroneamente provveduto l’Autorità
di protezione mediante la decisione impugnata.
Ne consegue che la
privazione provvisoria della custodia parentale risolta al dispositivo n. 1
della decisione impugnata è nulla.
2.3
Collocamento di PI 1
presso Casa __________
L'art. 310 cpv. 1 CC
prevede che quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo,
l'autorità tutoria deve toglierlo alla custodia dei genitori, o dei terzi
presso cui si trova, e ricoverarlo convenientemente.
Il diritto
di custodia comprende il diritto di determinare il luogo di dimora e le modalità
relative alla cura del figlio e appartiene ai genitori (eventualmente al tutore
del minore), essendo una componente dell’autorità parentale (DTF 128 III 9 consid.
4a; BSK ZGB I, Breitschmid,
ad art. 310 CC n. 1; CR CC I, Meier,
ad art. 310 CC n. 1). Come già detto, dall’entrata in
vigore della revisione del diritto sull’autorità parentale, il 1° luglio 2014, tale nozione è stata sostituita dal termine,
più preciso, di “diritto di determinare il luogo di dimora del
figlio” (cfr. titolo marginale dell’art. 310 CC e Meier/Stettler, op. cit., n. 1291 pag.
847).
Nell'accezione di “pericolo”
rientra tutto quanto è suscettibile di pregiudicare lo sviluppo fisico,
intellettuale e morale del figlio sotto l'autorità parentale dei genitori (BSK ZGB I, Breitschmid, ad
art. 310 CC n. 3; Hegnauer,
Grundriss des Kindesrechts, n. 27.36 pag. 214; Meier/Stettler, op. cit., n. 1298 pag.
850; STF del 1° luglio 2002, inc.5C.117/2002, consid. 3.1): le
cause della messa in pericolo sono ininfluenti (circostanze oggettive, colpa
del minore, dei genitori o dell’entourage familiare) (BSK ZGB I, Breitschmid, ad art. 310 CC n. 3, Meier/Stettler, op. cit., n. 1296 pag. 850; STF del 21 giugno 2012, inc.
5A_335/2012, consid. 3.1; STF del 1° luglio 2002, inc.5C.117/2002,
consid. 3.1; STF del 12 marzo 2012, inc.5A_701/2011, consid.
4.2
).
La
misura di privazione del diritto di determinare il luogo di dimora consiste dunque
nel togliere ai genitori il diritto di determinare il luogo di residenza e le
modalità di cura del figlio, e nel collocare in modo adeguato il minorenne
presso terzi o in un istituto (Meier/Stettler,
op. cit., n. 1291-1292 pag. 847).
Tale
collocamento deve essere “conveniente”: esso deve dunque
corrispondente all’età, alla personalità e ai bisogni del minore (Hegnauer, Grundriss
des Kindesrechts, n. 27.41 pag. 215; BSK ZGB I, Breitschmid, ad art. 310 CC n. 9; Sentenza
CDP del 30 luglio 2014, inc. 9.2014.76, consid. 5).
Qualora
il collocamento del minore non risulti più confacente alla personalità e ai
bisogni del minore, l’Autorità di protezione dovrà modificare la sua decisione
in applicazione dell’art. 313 CC, secondo cui la modifica delle circostanze
comporta l’adattamento delle misure di protezione alla nuova situazione (BSK
ZGB I, Breitschmid, ad art. 310 CC
n. 9; CR CC I, Meier, ad art. 310
n. 22).
Conformemente al principio
di sussidiarietà sancito nell’art. 21 della Legge per le famiglie, il minorenne
può essere affidato a terzi se privo di un ambiente familiare idoneo a
garantire il suo sviluppo e benessere.
Mancando a PI 2 il diritto di determinare il luogo di dimora di PI 1 (per le ragioni
esposte al punto 2.2. sopra), l’Autorità di protezione – intervenuta
d’urgenza sulla base dell’art. 315 cpv. 2 CC – ha dovuto, come prescritto
dell’art. 310 cpv. 1 CC, provvedere al ricovero conveniente del minore.
Al momento dell’emanazione
della decisione impugnata, PI 1, assieme ai suoi genitori, non aveva alcuna
dimora fissa ed era soggetto a continui spostamenti provvisori: infatti,
dapprima ha vissuto presso la casa della nonna paterna, la signora __________,
nel Comune di __________, poi è stato trasferito in un primo momento su un alpe
nel Canton __________, poi presso degli amici dei genitori a __________, poi
per un periodo in un hotel a __________, poi presso la casa della nonna materna
a __________, per poi essere trasferito assieme ai genitori a __________ dove
quest’ultimi si sarebbero messi alla ricerca di un appartamento.
In occasione
dell’audizione della signora PI 1 in data 4 novembre 2015, quest’ultima si è
detta seriamente preoccupata per il bene di RE 1, e di conseguenza anche di PI
1, in quanto avrebbe osservato nel padre di PI 1, PI 4, un atteggiamento poco
consono in presenza del bambino (comportamento “aggressivo” e “violento”
con l’uso di sostanze stupefacenti).
Durante la sua audizione
presso l’Autorità di protezione in data 17 novembre 2015, RE 1 si è dimostrata
alquanto confusa nelle sue intenzioni abitative, esprimendo, da un lato,
l’intenzione di volersi trasferire nuovamente in __________ – anche per
regolarizzare la sua posizione e percepire gli assegni per PI 2 in quanto
ancora domiciliata a __________ – e, dall’altro lato, di volersi spostare con PI
4.
a __________, dove quest’ultimo starebbe cercando un appartamento. Infine, RE
1.
ha persino dichiarato di non sentirsi in grado di prendere una posizione.
Comunque sia, la sola “ricerca”
di un appartamento a __________ – che ospiterebbe anche PI 2 e il figlio PI 1 –
da parte del compagno PI 4 non è certo un elemento sufficiente a comprovare una
dimora conveniente per il minore. Per altro, non è tutt’ora accertato che una
tale sistemazione corrisponda al bene di Pi 1 ancora in tenera età. Questa
verifica potrà sempre essere fatta nell’ambito dell’istruttoria ancora in
corso.
Viste le circostanze sopra
descritte – indipendentemente dalle capacità genitoriali di PI 2, sulle quali
si deve ancora pronunciare il Servizio medico-psicologico al quale è stato
conferito un relativo mandato – è palese che RE 1si è trovato in una situazione
del tutto inadeguata per la sua età e decisamente pericolosa per il suo bene e
il suo corretto sviluppo. L’Autorità di protezione non poteva pertanto
prescindere dall’intervenire e collocare convenientemente il minore.
Va evidenziato che il
collocamento ordinato dall’Autorità di protezione ha chiaramente dato priorità
assoluta al bene di PI 1, prevedendo il suo collocamento assieme alla madre PI
2.
Difatti, è fondamentale che madre e figlio non vengano separati. Proprio a
questo scopo la struttura della Casa __________, risulta un collocamento, oltre
che “conveniente”, come prescritto dalla legge, anche perfettamente idoneo e
adeguato a garantire la necessaria continuità e stabilità al piccolo PI 1 (e a
sua madre).
Di conseguenza, almeno
fino alla conclusione dell’istruttoria in corso e all’accertamento che una
convivenza indipendente assieme ai genitori fuori Cantone sia effettivamente
nell’interesse di PI 1, è a giusto titolo che l’Autorità di protezione abbia
provveduto alla sua sistemazione abitativa protetta.
Alla luce di
quanto precede le censure della reclamante secondo le quali il bene di PI 1 non
sarebbe mai stato minacciato sono destinate all’insuccesso e devono essere
respinte.
2.4
Sospensione delle
relazioni personali padre-figlio
Le censure relative alla
sospensione delle relazioni personali tra PI 1 e suo padre PI 4 sono nel
frattempo divenute prive d’oggetto, in quanto superate dagli eventi nella
misura in cui, l’Autorità di protezione, con decisione cautelare 11 dicembre
2015, ha concesso un diritto di visita sorvegliato presso il Punto d’Incontro
c/o Casa __________.
Contro quest’ultima
decisione sono insorti i genitori di PI 1 con reclamo 18 dicembre 2015, gravame
sul quale questo giudice si esprimerà in sede separata, poiché la relativa
procedura è ancora pendente davanti alla scrivente Camera (cfr. inc. CDP n.
9.2015
).
3.
Visto quanto sopra, va
accertata la nullità del dispositivo n. 1 della decisione impugnata. Per il
resto, il reclamo nella misura in cui non è diventato privo d’oggetto risulta
infondato e va respinto.
4.
Tasse e spese di giustizia
seguono la soccombenza.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia:
1. È
accertata la nullità del dispositivo n. 1 della decisione del 20 novembre 2015
(ris. n. 163) dell’Autorità regionale di protezione __________.
Per
il resto, il reclamo nella misura in cui non è diventato privo d’oggetto è respinto.
2. Gli
oneri del reclamo consistenti in:
a) tassa di
giustizia fr. 250.–
b) spese fr.
50.–
fr.
300.–
sono posti a carico di RE
1
3. Notificazione:
-
Comunicazione:
-
-
-
-
Il
presidente La
vicecancelliera
Rimedi giuridici
Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.