9.2016.29
Reclamo contro il rigetto dell'istanza di revoca di una curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni
24 giugno 2016Italiano20 min
Source ti.ch
Incarto n.
9.2016.29
Lugano
24 giugno 2016
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente della Camera di protezione del
Tribunale d'appello
Franco
Lardelli
giudice
unico ai sensi dell’art. 48 let. f n. 7 LOG
assistito
dalla
vicecancelliera
Gianella
sedente
per statuire nella causa che oppone
RE
1
patr.
dall’ PR 1
all’
Autorità
regionale di protezione __________,
per
quanto riguarda la decisione di rigetto dell’istanza di revoca della curatela
di rappresentanza con amministrazione dei beni
giudicando
sul reclamo del 1° marzo 2016 presentato da RE 1 contro la decisione emessa
il 2 febbraio 2016 dall'Autorità regionale di protezione __________;
letti ed esaminati gli atti,
ritenuto
Fatti
A. L’Autorità regionale
di protezione __________ (in seguito Autorità di protezione) ha iniziato ad
occuparsi di RE 1 in seguito ad una segnalazione dei medici dell’Ospedale __________,
dopo un ricovero durante l’estate 2013 e a uno scritto da parte del fratello
dell’11 novembre 2013, attestante la preoccupante situazione di salute del
congiunto – dovuta al consumo inadeguato e smisurato di bevande alcoliche e al
manifestarsi di crisi epilettiche nei momenti di astinenza – cosi come il
rischio che esso mettesse di conseguenza in pericolo la sua importante sostanza.
Esperite le debite verifiche, l’Autorità di protezione, con decisione del 16
dicembre 2013, in via cautelare inaudita parte, ha ordinato il blocco immediato
dei conti bancari dell’interessato aperti presso la Banca __________, autorizzato
RE 1 a prelevare i fondi necessari al suo sostentamento e al pagamento di sue
fatture debitamente documentate e chiesto all’istituto bancario in questione di
trasmettere gli estratti conto dei sei mesi precedenti di tutte le relazioni
bancarie intestate all’interessato (risoluzione n. 879). A RE 1 è stato fissato
un termine per presentare osservazioni.
B. Con decisione del 23
dicembre 2013, l’Autorità di protezione ha istituito una curatela di
rappresentanza con amministrazione dei beni ai sensi dell’art. 394 CC in
relazione con 395 CC in favore di RE 1, con gli obbiettivi di “rappresentare
il signor RE 1 nell’ambito di tutte le sue questioni amministrative, in
particolare rappresentare i suoi interessi presso le autorità, i servizi
amministrativi, gli istituti bancari, le borse, postfinance, la cassa malattia,
le assicurazioni personali e sociali, e all’occorrenza, altri enti e servizi e
persone private; rappresentare il signor RE 1 per qualsiasi versamento o
prelevamento relativo alle società da lui amministrate e/o gestite;
rappresentare il signor RE 1 presso dottori, enti, servizi medici o altri
servizi specialistici che si occupano della sua salute; gestire con la massima
diligenza tutte le entrate dell’interessato, i suoi redditi e la sua sostanza
ed effettuare tutti i pagamenti correnti (art. 408 ss CC)” (risoluzione n.
899 del 23 dicembre 2013). Pertanto RE 1 è stato privato dell’esercizio dei
diritti civili per quanto attiene “all’amministrazione e l’uso dei suoi
redditi, della sua sostanza mobiliare e immobiliare, delle sue entrate e delle
sue uscite” e per quanto riguarda “il prelevamento e il versamento di
somme a nome delle società da lui amministrate e/o gestite”. Quale curatore
è stato nominato __________. Il 5 febbraio 2014, a completamento della
decisione menzionata, l’Autorità di protezione ha autorizzato il curatore a
estinguere la firma di RE 1 sui conti intestati alle società da lui amministrate.
C. Durante l’anno 2014
la situazione di salute del curatelato non sembra migliorare. Dopo diverse richieste
da parte dell’Autorità di protezione, si è recato all’Ospedale __________ per compiere
vari controlli. Dal resoconto dell’11 luglio 2014 del nosocomio, risulta che “i
risultati paraclinici depongono per un paziente con le stimmate sì di un
etilismo cronico, che non è ancora evoluto verso una cirrosi epatica. Il
consumo etilico in casi simili è da interrompere definitivamente in modo da
evitare un’evoluzione infausta verso danni d’organo maggiori”. Con decisione
del 2 dicembre 2014 è stato predisposto il ricovero coatto a scopo di cure a
motivo del decadimento delle condizioni generali su abuso etilico di RE 1 presso
l’Ospedale __________ (ris. n. 889 del 2 dicembre 2014), in seguito mutato in
ricovero a scopo di cure presso l’Ospedale __________ (ris. n. 15 del 13
gennaio 2015) da cui è stato dimesso il 23 febbraio 2015 (revoca collocamento,
ris. 109 del 17 febbraio 2015).
D. Tramite
istanza del 3 settembre 2014, nonostante la situazione di salute testé descritta,
RE 1 ha domandato la revoca della curatela istituita a suo favore. Con risoluzione
n. 787 del 20 ottobre 2014, l’Autorità di protezione ha respinto l’istanza.
Inoltre con scritto del 13 ottobre 2014, il curatore __________ ha comunicato
all’Autorità di protezione la sua intenzione di dimissionare della carica di
curatore. Tramite decisione n. 225 del 13 aprile 2015, l’Autorità di protezione
– mantenendo immutata la misura di protezione istituita il 23 dicembre 2013 in
favore di RE 1 – ne ha sostituito il curatore, nominando a questa carica la
signora __________ con entrata in funzione a far tempo dal 1° maggio 2015.
E. Con istanza del 5
novembre 2015 e riferendosi ad un certificato stilato il 12 giugno 2015 dal
medico curante, dr. med. __________, RE 1 ha di nuovo domandato la revoca della
curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni a motivo che il suo
stato di salute sarebbe migliorato e che detta misura di protezione sarebbe
pertanto superflua. Con decisione del 2 febbraio 2016, l’Autorità di protezione,
tenuto conto di diversi rapporti della curatrice che fanno stato di aumento del
consumo di bevande etiliche e di conseguenti alterazioni dello stato
psico-fisico del curatelato, così come di un rapporto del servizio di
assistenza di cure a domicilio del __________, ha considerato l’istanza
superata dagli eventi e l’ha di conseguenza respinta e ha posto la tassa di fr.
200.– della decisione a carico dell’istante.
F. Con reclamo inoltrato
il 1° marzo 2016 a questa Camera, RE 1 ha domandato, a titolo principale, l’annullamento
della decisione menzionata e la conseguente revoca immediata della curatrice, e
a titolo sussidiario, l’accoglimento del reclamo e la retrocessione
dell’incarto all’Autorità di protezione con l’ordine “di esperire una
Perizia medica pluridisciplinare” sul proprio “stato psico/fisico”. Nelle
sue osservazioni del 15 marzo 2016, l’Autorità di protezione ha contestato le argomentazioni
del reclamante, ritenendo, da un lato, che la situazione del curatelato non
sarebbe sostanzialmente cambiata dall’istituzione della misura di protezione, e
dall’altro lato, contestando di avere agito in assenza di una perizia. Con
replica del 4 aprile 2016, RE 1 ha riproposto le sue motivazioni. L’Autorità di
protezione nella propria duplica del 12 aprile 2016, a fronte della grave
malattia che ha colpito RE 1 oltre all’onerosa situazione di salute testé indicata,
si è detta “costretta a riconfermare le proprie argomentazioni”. Emerge,
infatti, dal carteggio dell’Autorità di protezione che, oltre alla grave
situazione di salute poco fa descritta in cui versa, RE 1 sarebbe attualmente
in cura per combattere un tumore.
Considerato
Considerandi
1.
Le
decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni
sono impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di
appello, che decide nella composizione di un giudice unico [art. 450 CC in
relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto (LPMA); art. 48 lett. f n. 7 LOG]. Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre
riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in
particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di
competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del
Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut,
pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto
processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).
2.
Nella
decisione qui avversata l’Autorità di protezione ha respinto la richiesta di revoca
della curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni posta a favore di
RE 1. Dopo avere elencato sommariamente la situazione di salute del curatelato
prima della presentazione dell’istanza il 5 novembre 2015, l’Autorità di protezione
cita e descrive i diversi rapporti a lei pervenuti in sede istruttoria tra
l’istanza e la decisione. Riporta vari scritti della curatrice del mese di
novembre 2015 che fanno stato di incontri con il curatelato in cui esso è comunemente
sotto l’influsso di grave abuso etilico, fatica a riconoscerla e riporta ferite
che potrebbero essere riconducibili a cadute causata da detto abuso. Emerge una
testimonianza simile dal rapporto del 14 dicembre 2015 di __________. Risulta
da due scritti di gennaio 2016 della curatrice un livello di igiene e di cura
propria e della casa molto basso da parte del curatelato. L’Autorità di protezione
ne deduce pertanto che la situazione descritta nel certificato medico del 12
giugno 2015 sia superata dagli eventi esposti e che non si giustifichi fondarsi
su detto certificato per porre fine alla misura.
2.1
Nel
proprio reclamo, RE 1 ritiene di non necessitare più del sostegno di un curatore,
in quanto la misura, istituita due anni fa, sarebbe superata poiché è “innegabile
che passi ampiamente positivi siano stati effettuati” (reclamo pag. 7) e
che l’Autorità di protezione avrebbe fondato la sua decisione su fatti
apprezzati in maniera errata ed arbitraria. A sostegno della propria tesi, il
reclamante adduce un certificato medico redatto dal medico curante dr. med. __________
ove è indicato “le condizioni di salute del signor RE 1 sono da considerare
stabili negli ultimi 3 mesi; lo stato di salute attuale è sufficientemente
buono per espletare le abituali funzioni della vita quotidiana con buon grado
di indipendenza” (certificato del 12 giugno 2015), completato da un
ulteriore certificato medico del 22 ottobre 2015 che precisa “al momento
attuale posso senz’altro ritenere che la necessità di una curatela non sia più
indispensabile”. Il curatelato ritiene che l’Autorità di protezione abbia
dato più importanza a valutazioni esperite dalla curatrice, che non dispone di
conoscenze in ambito medico che a due certificati medici, allestiti in periodi
diversi – tuttavia sempre dallo stesso medico – che sostengono che la misura sarebbe
superata (reclamo n. 3 pag. 8; n. bb pag. 5).
2.2
Il
reclamante contesta inoltre puntualmente i fatti elencati nella decisione impugnata.
Sostiene in particolare che il bisogno di assistenza accresciuta in casa non
giustifichi di per sé il mantenimento della misura di protezione, che lo
scritto di __________ indichi un quadro di salute generale peggiorato a causa
della sindrome influenzale che lo aveva puntualmente colpito nei giorni in cui
lei ha compiuto la visita domiciliare, e che le difficoltà nel riconoscere la
curatrice durante la visita in ospedale fossero riconducibili alla cura
farmacologica in atto durante la degenza presso il nosocomio. Prosegue che al
contrario di quanto indicato dalla curatrice, la fisioterapista lo avrebbe
sempre trovato “sobrio e in ottime condizioni di intendere e di volere”.
Infine, il reclamante contesta l’affermazione dell’Autorità di protezione
secondo la quale avrebbe versato ingenti somme di denaro a terzi, sostenendo
che avrebbe fatto un prestito ad un’amica di fr. 130'000.– e che si stia
muovendo per recuperare l’importo a lui dovuto.
2.3
Tramite
osservazioni, l’Autorità di protezione ripropone la propria posizione, allegando
inoltre un rapporto datato 11 febbraio 2016 relativo ad un intervento effettuato
dal Servizio ambulatorio del __________ all’inizio di gennaio 2016 presso
l’abitazione di RE 1. Emergono da tale rapporto delle condizioni d’igiene personale
e dell’abitazione in uno stato di degrado importante. L’Autorità di protezione
ribadisce inoltre di essere stata confrontata “con certificati medici dello
stesso dottore che solo nel momento in cui la situazione personale del signor RE
1.
è precipitata oltre alla soglia dell’umana dignità ed era evidente che non restavano
altre vie da percorrere per aiutarlo, ha finalmente espresso il parere
favorevole a un ricovero stazionario in struttura opportuna”.
3.
L’autorità
di protezione degli adulti istituisce una curatela se una persona maggiorenne
non è in grado di provvedere ai propri interessi, o lo è solo in parte, a causa
di una disabilità mentale, di una turba psichica o di un analogo stato di
debolezza inerente alla sua persona (art. 390 cpv. 1 n. 1 CC). Cause della curatela,
ai sensi della norma menzionata, possono essere tre alternativi stati di debolezza,
ovvero una disabilità mentale, una turba psichica o un analogo stato di
debolezza; l’elenco è esaustivo (CommFam Protection de l’adulte, Meier, art. 390 CC n. 25). L'ampia
nozione di "analogo stato di debolezza” deve essere interpretata
restrittivamente (CommFam Protection de l’adulte, Meier, art. 390 CC n. 17; Meier/Lukic
Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, Ginevra 2011, n.
386, pag. 184). Secondo gli esempi citati dal Messaggio del Consiglio federale,
tale nozione consente di proteggere, ad esempio, le persone anziane affette da
deficienze analoghe a quelle delle persone afflitte da una disabilità mentale o
da una turba psichica; compresi sono anche i casi estremi di inesperienza o di
cattiva gestione, nonché rari casi di disabilità fisiche, per esempio i casi di
paralisi grave o quelli di persone nel contempo cieche e sorde (Messaggio concernente
la modifica del CC, protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto
della filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6391 e segg.; cfr. in particolare
pag. 6432). Come emerge chiaramente dal testo legale italiano e tedesco, lo
stato di debolezza deve risiedere nella persona interessata (“inerente alla
sua persona"; “in der Person liegenden Schwächezustands”) e non
essere ancorato a circostanze esterne, tra cui rientrano origine sociale, disagio
estremo, difficoltà lavorative, solitudine, ecc. (Schmid, Erwachsenenschutz Kommentar, ad
art. 390 CC n. 8; CommFam Protection de l’adulte, Meier, art. 390 CC n. 16). In effetti,
obiettivo della misura è la protezione di persone in uno stato di debolezza,
non la lotta contro comportamenti socialmente o moralmente inadeguati (COPMA,
Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, Zurigo/San Gallo 2012, n.
5.
, pag. 136; CommFam Protection de l’adulte, Meier,
art. 390 CC n. 17a).
3.1
L’istituzione
di una misura è esclusa nei casi di semplice disagio finanziario, nel caso in
cui spetta all’assistenza sociale intervenire; se tuttavia l'interessato omette
di fare i passi necessari per ottenere prestazioni assistenziali a causa di una
deficienza caratteriale, l’adozione di una misura protettiva può entrare in
considerazione (Meier/Lukic,
Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 404, pag.
192-193). L’esistenza di uno stato di debolezza non è ancora sufficiente per
giustificare l’adozione di una misura: occorre inoltre che l’interessato non
sia in grado di provvedere ai propri affari né di designare rappresentanti che
possano farlo (Messaggio, pag. 6432). Lo stato di debolezza (causa della
curatela) deve dunque avere come conseguenza un bisogno di protezione e di
assistenza dell’interessato (presupposto “sociale” della curatela) (COPMA,
Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.10 pag. 138).
L’incapacità è una nozione relativa, da interpretare in funzione del genere di
affari che l’interessato è chiamato a gestire; la loro importanza non è
determinante in sé per l’istituzione di una curatela, ma avrà un ruolo nella
scelta del tipo di curatela e nel determinare le sfere di compiti affidate al
curatore (CommFam Protection de l’adulte, Meier,
art. 390 CC n. 20). In generale, le condizioni previste all’art. 390 CC devono
essere adempiute per l’istituzione di qualsiasi tipo di curatela.
3.2
In
applicazione del principio della sussidiarietà, le misure ufficiali vanno
ordinate soltanto se l’assistenza alla persona bisognosa d’aiuto non può essere
adeguatamente garantita in altro modo (art. 389 cpv. 1 n. 1 CC). Ogni misura
ufficiale deve inoltre essere necessaria e idonea (art. 389 cpv. 2 CC), in
ossequio del principio della proporzionalità (art. 5 cpv. 2 Cost.; COPMA, Droit
de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138). Detto
principio comprende in particolare tre elementi che devono essere presi in
considerazione in modo cumulativo: (1) il carattere adeguato della misura allo
scopo per cui è stata istituita; (2) la necessità o la complementarietà di una
misura; (3) la proporzionalità dello scopo della misura ovvero il fatto che lo
scopo della misura e la restrizione conseguente sulla persona devono essere insieme
ponderati (CommFam Protection de l’adulte, Häfeli,
art. 389 CC n. 12). Infine, l’autorità deve prendere in considerazione l’onere
che sopportano i congiunti e i terzi, e la loro protezione, anche se tale
aspetto non può giustificare, da solo, l’istituzione di una curatela (390 cpv.
2.
CC; Messaggio, pag. 6432 ; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide
pratique, n. 5.12 pag. 138).
3.3
Ai sensi dell'art. 399
cpv. 2 CC l'Autorità di protezione degli adulti revoca la curatela su domanda
dell'interessato, di una persona a lui vicina o d'ufficio quando non vi sia più
motivo di mantenerla. Ciò può avvenire per ragioni di fatto (per esempio perché
lo stato di salute della persona è migliorato) o di diritto (segnatamente
quando l’autorità di protezione cambia opinione sulla necessità o l’opportunità
della curatela) (cfr. Steinauer/Fontoulakis,
Droit des personnes physiques et de la protection de l'adulte, pag. 555 no.
1258).
3.4
Conformemente al
principio di proporzionalità che governa l’istituzione, la modifica ma anche la
revoca di ogni provvedimento di protezione, tale misura deve essere tolta,
quando non appare più necessaria (Meier/Lukic, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, pag. 239
no. 525; CommFam Protection de l’adulte, Meier, art. 399 CC n. 2 e 15). In
particolar modo, deve essere revocata una misura quando decadono i motivi per i
quali è stata istituita, il curatelato è di nuovo in grado di provvedere ai
propri interessi (art. 390 cpv. 1 n. 1 CC) o lo stato d’incapacità è superato (art.
390.
cpv. 1 n. 2 CC), viene meno il consenso della persona sotto curatela
d’accompagnamento (art. 393 CC), la missione puntuale affidata al curatore ha
preso fine o il curatelato ha ancora bisogno di aiuto e di protezione che
possono essere forniti dai suoi congiunti (art. 389 cpv. 1 n. 1 e 2) (CommFam Protection de l’adulte, Meier,
art. 399 CC n. 16).
3.5
La
richiesta può essere formulata dall'interessato in ogni momento e non vi sono
periodi minimi di attesa tra due richieste di revoca o modifica. Quanto alla
forma della richiesta, una motivazione sommaria è sufficiente.
3.6
Al
contrario, sempre nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità
elencati, una misura deve essere completata o rinforzata quando il bisogno di
aiuto o le mansioni da svolgere aumentano (CommFam Protection de l’adulte, Meier, art. 399 CC n. 20). Spetta
all'autorità – tenuta ad un riesame regolare della misura – verificare se le
condizioni materiali della revoca o modifica sono date.
3.7
L’istituzione, la
modifica e la revoca di una misura di protezione soggiacciono al principio
inquisitorio e all’applicazione d’ufficio del diritto (art. 446 CC, vedi anche Meier, Nouveau droit de la protection de
l’adulte: Introduction générale et système des curatelles, in RNRF 2013 pag. 73
ss, n. 83 pag. 99). L’art. 446 CC che definisce i principi
procedurali applicabili nell’ambito della protezione degli adulti, prevede che l’autorità
di protezione esamina d’ufficio i fatti (cpv. 1). Essa raccoglie le informazioni
occorrenti e assume le prove necessarie; può incaricare degli accertamenti una
persona o un servizio idonei e, se necessario, ordina che uno specialista
effettui una perizia (cpv. 2). L’autorità di protezione non è vincolata dalle
conclusioni delle persone che partecipano al procedimento (cpv. 3) e applica
d’ufficio il diritto (cpv. 4). La norma sancisce il principio inquisitorio
illimitato, in virtù del quale l’autorità è perfettamente libera
nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove: secondo
consolidata giurisprudenza, in base a tale principio l’autorità può assumere e
ricercare delle prove – secondo il suo apprezzamento – anche con modalità
inabituali e procurarsi d’ufficio dei rapporti allestiti da terzi (v. DTF 128
III 413 consid. 3.2.1; v. anche STF del 13 gennaio 2014, inc.5A_843/2013,
consid. 4.1 e 4.2, e Messaggio, pag. 6465-6466).
4.
Nel caso
in esame, non risulta dagli atti che non siano più dati i motivi per la misura
di protezione a favore di RE 1. La richiesta di revoca della curatela si fonda
principalmente su due certificati medici stilati dal dr. med. __________ del
mese di giugno 2015 e di novembre 2015, dai quali risulterebbe che il
provvedimento di protezione non sarebbe più indispensabile. Nella valutazione
dell’istanza di RE 1, l’Autorità di protezione non ha tenuto conto unicamente
dei suddetti certificati ma, come le spetta in applicazione del principio inquisitorio
illimitato menzionato, di altre prove in particolare di resoconti della
curatrice, di __________, del rapporto d’intervento effettuato il 6 gennaio
2016.
dal Servizio Autoambulanze del __________. Così facendo, l’Autorità non ha
– come pretende il reclamante – messo “in discussione dei certificati medici
rilasciati da un medico abilitato alla professione su suolo Svizzero” bensì
compiuto diligentemente l’onere a lei affidato dall’art. 446 CC di raccogliere
le informazioni e d’assumere le prove necessarie agli accertamenti. Il
quadro della situazione di salute che emerge dall’insieme di elementi presi in
considerazione dall’Autorità di protezione non è infatti così univoco come il
curatelato intende lasciare credere. Innanzitutto, il consumo smisurato di
bevande alcoliche sembra immutato. Inoltre, il rapporto dell’Ospedale __________
consecutivo al ricovero del mese di gennaio 2016 descrive, a conferma di
precedenti rapporti del nosocomio, l’esistenza di una sindrome di dipendenza da
alcool, ricorrenti intossicazioni acute con crisi epilettiche ripetute, così
come cadute recidivanti su instabilità verosimilmente in un contesto di
intossicazione etilica acuta. Infine, non può essere tralasciata – non vigendo
alcuno divieto di nova – la grave malattia che ha colpito il curatelato
e che è venuta ad aggiungersi alla situazione critica in cui già versava.
Ora, in un tale
contesto, non si ravvisano gli estremi per scostarsi dalla decisione presa
dall’Autorità di protezione, gli argomenti adotti dal reclamante non permettendo
di suffragare a favore della revoca della curatela. Il quadro generale di salute
preoccupante che emerge dai diversi rapporti versati agli atti rientra indubbiamente
nelle cause che giustificano l’istituzione rispettivamente il mantenimento di
una misura di protezione.
5.
Nel caso concreto,
non risulta dunque che non siano più dati i motivi per mantenere la curatela di
rappresentanza con amministrazione dei beni a favore di RE 1, a maggior
ragione, ove appena si consideri la grave malattia che lo ha recentemente
colpito oltre al quadro psicho/fisico generale indebolito dall’eccessivo
consumo di sostanze etiliche.
6.
Il reclamo va
respinto e la decisione impugnata confermata. Tasse e spese di giustizia
seguono il principio della soccombenza e sono dunque poste a carico del
reclamante.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia:
1. Il
reclamo è respinto.
2. Gli
oneri del reclamo consistenti in:
a) tassa di
giustizia fr. 350.–
b) spese fr.
50.–
fr.
400.–
sono posti a carico di RE
1.
3. Notificazione:
-
Comunicazione:
-
-
Il
presidente La
vicecancelliera
Rimedi giuridici
Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.