Lexipedia

Decisione

9.2019.107

Ripristino delle relazioni personali, rinvio dell’incarto in prima istanza per ulteriori necessari approfondimenti

20 aprile 2020Italiano21 min

novembre 2018 (ris. n. 804/2018) l’Autorità di protezione ha conferito allo psicologo

Source ti.ch

Incarto n.

9.2019.107

Lugano

20 aprile 2020

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il presidente della Camera di protezione del

Tribunale d'appello

Franco

Lardelli

giudice

unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

assistito

dalla

vicecancelliera

Dell'Oro

sedente

per statuire nella causa che oppone

RE

1

patr.

da: PR 1

all’

Autorità

regionale di protezione __________,

e

a

CO

2

patr.

da: PR 2

in

materia di disciplinamento delle relazioni personali tra quest’ultimo e i

figli

PI

1

PI

2

tutti

rappr. da: RA 1

giudicando

sul reclamo del 25 giugno 2019 presentato da RE 1 contro la decisione emanata

il 23 maggio 2019 (ris. n. 532/2019) dall'Autorità regionale di protezione

__________;

letti ed esaminati gli atti,

ritenuto

in fatto

Fatti

A. PI 2 (2007) e PI 1

(2012) sono figli di RE 1 e di CO 2. I genitori non sono coniugati e non

convivono. La madre esercita l’autorità parentale in via esclusiva e detiene la

custodia di entrambi i figli (cfr. convenzioni sull’obbligo di mantenimento di

minori e sul diritto alle relazioni personali del 6 giugno 2007 per PI 2,

rispettivamente del 18 settembre 2013 per PI 1).

B. Per varie ragioni che

non occorre in questa sede rievocare, entrambi i minori hanno da sempre

intrattenuto relazioni personali estremamente irregolari con il padre. L’ultimo

contatto di CO 2 con i figli risale al mese di giugno 2016. In seguito, con

diversi scritti all’Autorità regionale di protezione __________ (di seguito:

Autorità di protezione), questi ha postulato la ripresa delle relazioni

personali con PI 2 e PI 1.

C. Dal 17 marzo 2017 CO

2 si trova in stato di carcerazione. Egli si è opposto alla richiesta

dell’Autorità di protezione di produrre la perizia psichiatrica effettuata nel

corso del procedimento penale. Anche il Procuratore pubblico incaricato

dell’inchiesta, con scritto del 24 settembre 2018, ha rifiutato la trasmissione

di tale atto, in considerazione “della diversa finalità della perizia in

oggetto rispetto a quella in ambito di protezione”. CO 2 non ha mai voluto

rivelare i capi d’imputazione alla base della sua detenzione.

D. Dall’ascolto di PI 2,

effettuato il 18 aprile 2017 dal membro permanente, è emerso che il minore

desidererebbe vedere il padre.

E. Con decisione del 6

novembre 2018 (ris. n. 804/2018) l’Autorità di protezione ha conferito allo psicologo

__________ un “mandato di valutazione (sommaria) della personalità del

signor CO 2 e della sua idoneità genitoriale, rispettivamente dell’opportunità

del riavvicinamento padre-figli e dell’impostazione delle relative relazioni

personali, tenendo conto anche delle “condizioni ambientali” attuali del padre”.

Il perito dovrà preliminarmente approfondire la reale volontà del padre di

voler intrattenere delle relazioni stabili e soprattutto durature e regolari

nel tempo con i propri figli (dispositivo n. 1). Per il suo esame, il perito è

autorizzato a raccogliere informazioni presso terzi (dispositivo n. 2).

In caso di risposta

positiva alle valutazioni di cui al dispositivo n. 1, “sono conseguentemente

ripristinati i diritti di visita tra il signor CO 2 e i figli PI 2 e PI 1 in

forma sorvegliata per la durata di un’ora/un’ora e mezza ogni 15 giorni per il

tramite dello psicologo” nominato quale perito. L’Autorità di protezione, “una

volta a conoscenza delle risultanze peritali, autorizzerà mediante scritto

semplice, l’avvio della ripresa dei contatti tra padre e figli”; il perito

sarà tenuto a presentare rapporto alla scrivente dopo almeno quattro incontri

(dispositivo n. 3).

F. Con reclamo datato 6

dicembre 2018 RE 1 è insorta contro tale decisione. Con sentenza 28 febbraio

2019 (inc. CDP 9.2018.186) questo giudice ha annullato il dispositivo n. 3

della risoluzione impugnata rinviando la causa all’autorità di prima sede,

affinché la decisione formale sull’eventuale ripresa delle relazioni personali

venisse adottata al termine dell’istruttoria, sulla scorta di tutte le

risultanze della medesima e dopo aver dato alle parti la facoltà di esprimersi

a riguardo.

G. Con decisione

immediatamente esecutiva, adottata a verbale in occasione dell’udienza del 23 maggio

2019, l’Autorità di protezione ha ripristinato i diritti di visita tra il padre

ed i figli PI 2 PI 1 in forma sorvegliata per la durata di un’ora/un’ora e

mezza ogni 15 giorni per il tramite dello psicologo __________, che dovrà

presentare un rapporto di valutazione sulle relazioni padre-figli,

rispettivamente su eventuali bisogni dei minori dopo almeno quattro incontri. I

costi sono stati messi a carico dello Stato, vista la richiesta di assistenza

giudiziaria presentata dai genitori.

H. Con reclamo 25 giugno

2019 RE 1 è insorta anche contro tale decisione, postulandone l’annullamento

nonché l’ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito

patrocinio.

I. Con decreto 5

luglio 2019 questo giudice ha designato un curatore di rappresentanza in favore

dei due minori, con il compito di tutelare i loro interessi nella procedura di

reclamo concernente il ripristino delle relazioni personali con il padre. Il

giorno stesso, questi ha postulato la restituzione dell’effetto sospensivo al

gravame interposto dalla madre dei minori contro la decisione 23 maggio 2019,

richiesta cui il legale della madre ha aderito e che è stata per contro

avversata dal patrocinatore di CO 2.

L. Con decisione 19

luglio 2019, questo giudice ha restituito l’effetto sospensivo al reclamo di RE

1.

M. Con osservazioni 11

luglio 2019, rispettivamente 23 luglio 2019, sia CO 2 che l’Autorità di

protezione si sono opposti al reclamo. Con osservazioni 25 luglio 2019 il

curatore di rappresentanza si è invece pronunciato in favore dell’accoglimento

del medesimo, con rinvio degli atti all’autorità di prime cure per ulteriori

approfondimenti.

N. In sede di replica e

di duplica, le parti si sono riconfermate nelle proprie richieste di giudizio.

Dopo la conclusione dello scambio di allegati, avvenuta nell’agosto 2019,

questa Camera ha ricevuto in copia per conoscenza la corrispondenza intercorsa

tra il legale della madre, rispettivamente la madre medesima, e il curatore di

rappresentanza in relazione all’organizzazione di un incontro tra quest’ultimo

e il figlio maggiore PI 2. Sin dal luglio 2019 il rappresentante del minore

aveva chiesto l’organizzazione di un simile incontro, che in ragione delle

molteplici condizioni poste dalla madre del minore ha potuto essere fissato

solo per il 26 marzo 2020. Questo giudice non ha più ricevuto alcun riscontro

in merito a tale incontro, che si presume non abbia avuto luogo a seguito dello

stato di necessità dichiarato dal Consiglio di Stato con risoluzione n. 1262

dell'11 marzo 2020.

Considerato

in diritto

Considerandi

1.

Le decisioni delle

Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni sono

impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di

appello, che decide nella composizione di un giudice unico [art. 450 CC in

relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge

sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e

dell’adulto (LPMA); art. 48 lett. f n. 7 LOG]. Riguardo alla procedura

applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC, occorre

riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in

particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di

competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio

di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8)

e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale

civile (CPC; v. art. 450f CC).

2.

RE 1 contesta la

decisione dell’Autorità di protezione di riavviare le relazioni personali tra i

figli e il padre e chiede l’annullamento della decisione impugnata.

2.1

La decisione impugnata

è stata adottata a verbale, al termine dell’udienza convocata il 23 maggio 2019

dall’Autorità di protezione, alla presenza del patrocinatore di CO 2 e del

perito __________. RE 1 è indicata quale “assente ingiustificata”

(verbale, pag. 1).

Nel verbale viene dapprima

riferito quanto spiegato in udienza dallo psicologo __________, il quale – dopo

aver ripercorso il suo rapporto del dicembre 2018 – giudica “imprescindibile

l’ascolto dei bambini prima di procedere ad organizzare eventuali incontri

padre-figli” (verbale, pag. 1). Il legale di CO 2 ha affermato che il

percorso carcerario di quest’ultimo “è molto buono, mantiene un buon

comportamento e lavora con impegno” e che egli “per forza di cose,

all’interno del carcere, non fa più uso di sostanze” (verbale, pag. 1).

Secondo il patrocinatore del padre, “il

suo cliente non rinuncerà ai

figli”, ragion per cui sarebbe preferibile “anche a tutela di tutti,

principalmente dei minori, che il ripristino delle relazioni personali avvenga

ora, in forma protetta” (verbale, pag. 1).

L’Autorità di protezione

anticipa che chiederà alle scuole frequentate dai minori “un rapporto in relazione

all’andamento e al comportamento dei bambini chiedendo di segnalare eventuali

problemi riscontrati” (verbale, pag. 1).

In conclusione, “preso

atto dei contenuti della perizia, della discussione odierna, rispettivamente il

fatto che la signora non si è presentata, rinunciando di fatto ad esprimersi a

riguardo”, l’Autorità di prime cure ha deciso seduta stante “di

riattivare i contatti padre-figli, con le modalità indicate nella precedente

decisione” (decisione impugnata, pag. 1). Ha inoltre rilevato che, se la

madre dovesse rifiutarsi di collaborare, potrà essere fatto capo alla comminatoria

dell’art. 292 CP.

Di conseguenza, l’Autorità

di protezione ha ripristinato i diritti di visita padre-figli “in forma

sorvegliata per la durata di un’ora/un’ora e mezza ogni 15 giorni per il

tramite dello psicologo __________ di __________. Il perito sarà tenuto a

presentare un rapporto di valutazione sulle relazioni padre-figli,

rispettivamente su eventuali bisogni dei minori, alla scrivente autorità dopo

almeno 4 incontri” (decisione impugnata, pag. 2). La decisione è stata resa

immediatamente esecutiva “visto il lungo tempo trascorso senza contatti tra

padre e figli, rispettivamente la necessità di capire come vivono i minori

l’assenza della figura paterna” (decisione impugnata, pag. 2).

2.2

Nel suo reclamo, RE 1

definisce ingiustificata e arbitraria la decisione impugnata, in quanto fondata

unicamente sul rapporto dello psicologo __________ e sull’audizione del

medesimo, “senza che sia avvenuto alcun contraddittorio” (pag. 3). La

decisione è stata adottata “senza che la signora RE 1 abbia avuto la

possibilità di fornire prove e di poter esprimere dei fatti importanti e

(…) di partecipare all’assunzione delle prove” (reclamo, pag. 4). In

sede di replica, la reclamante afferma di non aver mai ricevuto la convocazione

all’udienza in questione (pag. 2).

2.3

Il diritto di essere

sentito è una garanzia costituzionale di natura formale, la cui violazione

comporta, di principio, l'annullamento della decisione impugnata,

indipendentemente dalle possibilità di successo nel merito (DTF 137 I 195

consid. 2.2; STF del 29 novembre 2013, inc. 5A_699/2013 consid. 2.2). La

giurisprudenza ha dedotto dall'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della

Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101) il diritto

dell'interessato di esprimersi prima che una decisione che lo concerne sia

presa, di fornire prove sui fatti suscettibili di influire sul procedimento, di

consultare gli atti di causa, di partecipare all'assunzione delle prove, di

prenderne conoscenza e di determinarsi in merito (DTF 133 I 270 consid. 3.1;

DTF 132 V 368 consid. 3.1 con rinvii; STF del 3 dicembre 2013, inc. 5A_540/2013

consid. 3.1.1, non pubblicato in DTF 140 III 1) ma non garantisce di per sé

stesso il diritto di esprimersi oralmente (DTF 125 I 209 consid. 9b; STF del 3

dicembre 2013, inc. 5A_540/2013 consid. 3.1.1, non pubblicato in DTF 140 III

1). Tali diritti sono ora ancorati nel titolo II° della LPAmm, entrata in

vigore il 1° marzo 2014 (art. 34 e seg. LPAmm).

2.4

Nella fattispecie, va

respinta la critica secondo cui l’Autorità di protezione non avrebbe permesso a

RE 1 “di determinarsi sul rapporto peritale, allestito in modo superficiale”,

violando così il principio del contraddittorio e il suo diritto di essere

sentita (reclamo, pag. 5). Dagli atti risulta infatti che il rapporto dello

psicologo è stato intimato alla reclamante già il 7 gennaio 2019, con un

termine di 15 giorni per osservazioni, al quale RE 1 non ha reagito. Con l’invio

del referto e l’assegnazione di tale termine, l’Autorità di protezione ha dato

alla reclamante la possibilità di determinarsi sull’esito dell’approfondimento

peritale ordinato, di contestarne le risultanze o di chiedere eventuali

delucidazioni o complementi, ciò che ha rinunciato a fare. Da questo punto di

vista non può dunque essere mosso alcun rimprovero all’Autorità di protezione.

La reclamante ha tuttavia

affermato di non aver neppure ricevuto la convocazione all’udienza di

discussione inviata dall’Autorità di protezione il 3 maggio 2019, dopo

l’annullamento della pronuncia del 6 dicembre 2018 da parte di questo giudice e

il rinvio degli atti per un nuovo giudizio in prima sede. Come visto, al

termine di tale udienza, tenutasi il 23 maggio 2019 e cui RE 1 non ha

presenziato, l’Autorità di protezione ha emanato a verbale la decisione qui

impugnata. L’emanazione di una decisione in sede di udienza non è costitutiva,

in sé, di una violazione del diritto di essere sentito o del diritto al

contraddittorio della parte che non vi partecipa, a condizione che ella abbia

avuto la possibilità di presenziare. Ciò presuppone una regolare citazione

dell’interessata, circostanza il cui onere della prova incombe all’autorità

giudicante. In concreto, l’Autorità di protezione non risulta in grado di

comprovare la ricezione di tale convocazione, non avendola inviata per posta

raccomandata, ma per posta A.

Ci si potrebbe in concreto

interrogare sulla buona fede processuale di RE 1 e su un eventuale

rovesciamento del suddetto onere della prova, in considerazione

dell’atteggiamento processuale della parte reclamante, che ha dimostrato un

reiterato disinteresse al procedimento (cfr. le quattro convocazioni ad un

incontro con il perito, tutte disattese, il già evocato termine per

pronunciarsi sulla perizia, anch’esso trascorso infruttuoso, le difficoltà

sperimentate dal curatore di rappresentanza per ottenere un breve incontro con

il figlio maggiore e anche il fatto che l’invio raccomandato della decisione

stessa non sia stato ritirato dalla madre) e ritenuto che la medesima non ha

lamentato subito la mancata citazione ma unicamente in sede di replica, dopo

che l’Autorità di protezione nelle sue osservazioni ha affermato di aver

inviato per posta semplice la convocazione all’udienza in parola. La questione

può ad ogni modo restare indecisa, nella misura in cui la decisione

dell’Autorità di protezione deve essere annullata anche per altri motivi.

3.

RE 1 critica la

decisione dell’Autorità di protezione anche nel merito.

3.1

La reclamante afferma

che per giudicare del ripristino delle relazioni personali di CO 2 non si può

prescindere dai suoi comportamenti pregressi con i figli né i suoi precedenti

penali: occorre ponderare il bene dei minori e non solo assecondare le richieste

di CO 2, non essendoci agli atti prove della sua astinenza, del fatto che sia

cambiato in meglio e che vorrebbe vedere i figli (reclamo, pag. 3).

Secondo RE 1, è errato

l’accertamento secondo cui le relazioni del padre coi figli sarebbero

proseguite fino alla carcerazione di quest’ultimo nel 2017, in quanto già dal

2013.

i rapporti si erano interrotti siccome il padre non si è mai interessato

dei figli (reclamo, pag. 3). I contatti di PI 2 con il padre sono stati

limitati a due anni, in quanto dal 2008 al 2011 questi era in carcere (reclamo,

pag. 4). Dopo la nascita di PI 1, nel 2012, la madre ha lasciato CO 2, che

aveva ripreso a far uso di cocaina (reclamo, pag. 4). Sia nel 2014 che nel 2015

CO 2 ha avuto dei comportamenti inaccettabili nei confronti della ex compagna e

dei figli, che hanno reso necessario l’intervento della polizia (reclamo, pag.

4). L’Autorità di protezione, nella sua decisione, non ha minimamente

considerato la situazione personale del padre, “come se tutto fosse

sistemato” (reclamo, pag. 5). La reclamante “intende attendere la

scarcerazione del marito, la dimostrazione e la prova di una sua buona condotta

e della sua volontà di stabilire un rapporto con i figli, soprattutto

garantendone una continuità” (reclamo, pag. 5). Postula pertanto

l’annullamento della decisione impugnata (reclamo, pag. 6).

3.2

Giusta l’art. 273 cpv.

1.

CC, i genitori che non sono detentori dell’autorità parentale o della

custodia nonché il figlio minorenne hanno reciprocamente il diritto di

conservare le relazioni personali indicate dalle circostanze. Ai sensi

dell’art. 274 cpv. 2 CC, il diritto alle relazioni personali può essere negato

o revocato se pregiudica il bene del figlio, se i genitori se ne sono avvalsi

in violazione dei loro doveri o non si sono curati seriamente del figlio,

ovvero per altri gravi motivi.

L’art. 446 CC definisce i

principi procedurali applicabili nell’ambito della protezione. Ai sensi del

disposto legale, l’autorità di protezione esamina d’ufficio i fatti (cpv. 1).

Essa raccoglie le informazioni occorrenti e assume le prove necessarie; può

incaricare degli accertamenti una persona o un servizio idonei e, se

necessario, ordina che uno specialista effettui una perizia (cpv. 2).

L’autorità di protezione non è vincolata dalle conclusioni delle persone che

partecipano al procedimento (cpv. 3) e applica d’ufficio il diritto (cpv. 4).

3.3

Appare utile ricordare

che nella decisione emanata dall’Autorità di protezione il 6 novembre 2018 questo

giudice aveva ravvisato una violazione del principio di sicurezza del diritto,

del diritto delle parti di essere sentite sulle risultanze della perizia e del

principio inquisitorio illimitato. Rinviando la causa all’autorità di prima

sede, questo giudice aveva considerato che la decisione quanto all’eventuale

ripresa delle relazioni personali fra CO 2 e i due figli e alle relative

modalità avrebbe dovuto essere emanata “al termine dell’istruttoria, al

seguito di una valutazione dell’approfondimento specialistico agli atti e di

eventuali altre risultanze (si vedano ad esempio, se utili, le informazioni

rese note al pubblico in merito ai reati di cui è stato accusato il padre, cfr.

Aggiornamento stampa del 27 novembre 2018,

https://www3.ti.ch/CAN/comunicati/27-11-2018-comunicato-tpc-351208401992.pdf, consultato

il 28 febbraio 2019)” (sentenza CDP del 28 febbraio 2019, inc. CDP

9.2018.186

consid. 3.5).

Duole anzitutto rimarcare

che la nuova decisione emanata dall’Autorità di protezione appare scarsamente

motivata. Il ripristino dei contatti padre-figlio è infatti giustificato da un

paio di laconiche righe di spiegazione (ovvero: “preso atto dei contenuti

della perizia, della discussione odierna, rispettivamente del fatto che la

signora non si è presentata, rinunciando di fatto ad esprimersi a riguardo”,

decisione impugnata, pag. 1). Considerato che l’incarto era già stato oggetto

di un rinvio da parte dell’autorità di reclamo, lo sforzo redazionale profuso

non appare commisurato alle esigenze del caso.

Occorre inoltre constatare

come, a fronte di un tale rinvio, l’Autorità di protezione non abbia effettuato

il benché minimo approfondimento istruttorio, limitandosi a convocare l’udienza

del 23 maggio 2019 e decidendo seduta stante rinviando alle “modalità

indicate nella precedente decisione” (pag. 1).

L’Autorità di prime cure

non ha ritenuto di assumere agli atti – nonostante le chiare indicazioni di

questo giudice – alcun riscontro quanto al procedimento penale celebrato a

carico di CO 2 nel dicembre 2018, cui la stampa ha dato risalto e che ha portato

alla condanna che il padre dei minori sta attualmente scontando (cfr. doc. C).

Non vi sono inoltre

riscontri quanto al percorso carcerario di quest’ultimo e alla sua astinenza,

ad esempio tramite un rapporto stilato dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa.

A verbale figurano unicamente le affermazioni del patrocinatore di CO 2 stesso,

che ha riferito come il suo assistito “negli ultimi due anni sia cambiato in

meglio” (verbale, pag. 1), dal valore probatorio pressoché nullo data la

sua posizione processuale.

Va inoltre ribadito che,

diversamente da quanto accade nei procedimenti retti dal principio attitatorio

e dalla massima dispositiva, non è ammissibile considerare assodate le prese di

posizione paterne in assenza di qualsivoglia riscontro probatorio, soltanto

perché la madre dei minori si è disinteressata al procedimento e non ha

contestato puntualmente tali asserzioni a tempo debito. Ancora una volta, e

nonostante le indicazioni date da questo giudice in occasione dell’annullamento

della decisione e del rinvio della causa in prima istanza, il principio

inquisitorio è stato disatteso dall’Autorità di protezione. Di transenna si

rileva che l’affermazione del patrocinatore di CO 2, secondo cui “il suo

cliente non rinuncerà ai figli. Sarebbe quindi meglio, anche a tutela di tutti,

principalmente dei minori, che il ripristino delle relazioni personali avvenga

ora, in forma protetta” (verbale, pag. 1) non appare particolarmente

rassicurante quanto all’indole del suo assistito e ad eventuali comportamenti futuri

nei confronti dei figli.

Nelle sue osservazioni,

infine, l’Autorità di protezione precisa che la decisione impugnata “ha

ripristinato gli incontri, al momento, unicamente a scopo valutativo”: “riteniamo

infatti che questo sia il momento più opportuno per organizzare degli incontri

valutativi tra il padre e i figli visto che il signor CO 2 si trova in stato di

detenzione” (pag. 2). L’Autorità di protezione afferma di non avere

intenzione di attendere “la scarcerazione del signor CO 2 prima di avviare

le necessarie valutazioni per capire se per il bene dei bambini sia opportuno

riattivare i contatti con il papà” (osservazioni, pag. 2), dimenticando che

con la decisione qui contestata non ha ordinato dei provvedimenti istruttori

prodromici al riavvio delle relazioni personali ma ha, di fatto, sancito la

ripresa dei diritti di visita del padre con i figli. Ciò, senza aver ancora

valutato – come ammesso esplicitamente in sede di osservazioni – se un tale

riavvio corrisponda o meno al bene dei minori. Riavvio dei diritti di visita

che, peraltro, si scontra con quanto affermato dallo psicologo __________, che

prima della ripresa di tali contatti ritiene “imprescindibile”

effettuare in prima persona “l’ascolto dei bambini” (verbale, pag. 1).

La decisione dell’Autorità

di protezione non può dunque che essere nuovamente annullata, con il rinvio

degli atti in prima sede per le necessarie valutazioni di natura istruttoria.

4.

Nel suo reclamo, RE

1.

ha postulato di essere messo al beneficio dell’assistenza

giudiziaria e del gratuito patrocinio.

Ai sensi dell’art. 117

CPC, applicabile su rinvio dell’art. 13 LAG, ha diritto al gratuito patrocinio

chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari (lett. a), la cui domanda non

appaia priva di probabilità di successo (lett. b).

Nel

caso concreto, alla luce della documentazione annessa al reclamo (plico doc. B)

e del parziale accoglimento del medesimo, la domanda di ammissione al beneficio

dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio può essere accolta.

5.

Anche

il resistente CO 2, nelle sue osservazioni 11 luglio 2019, ha postulato di

essere messo al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.

Egli si limita tuttavia ad affermare di non essere in grado di far fronte alle

spese giudiziarie e di patrocinio e di essere già al beneficio del gratuito

patrocinio in ambito penale e dell’assistenza giudiziaria con gratuito

patrocinio nel procedimento dinnanzi all’Autorità di protezione, senza

presentare alcun tipo di documentazione a suffragio della sua richiesta e a

comprova dell’adempimento dei requisiti di cui all’art. 117 CPC. La sua domanda

di ammissione al beneficio dell’assistenza

giudiziaria e del gratuito patrocinio non può dunque essere accolta in questa

sede. Di conseguenza, non può nemmeno essere dato seguito alla richiesta,

presentata con scritto 24 febbraio 2020 dal legale di CO 2, di procedere alla

tassazione della sua nota d’onorario.

6.

Gli

oneri processuali seguirebbero la soccombenza ma, in considerazione delle

circostanze del caso concreto, si prescinde eccezionalmente dal loro prelievo.

Non si assegnano ripetibili.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia:

1. Il

reclamo è parzialmente

accolto.

§. Di

conseguenza, la decisione 23 maggio 2019 (ris. n. 532/2019) è annullata

e l’incarto è rinviato dell’Autorità regionale di protezione __________ ai

sensi dei considerandi.

2. L’istanza di

ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio

presentata da RE 1 è accolta.

3. L’istanza di

ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio

presentata da CO 2 è respinta.

4. Non

si prelevano né spese né tasse di

giustizia. Non si assegnano ripetibili.

5. Notificazione:

-

-

-

-

Il

presidente

La

vicecancelliera

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in

materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le

decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95

a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72

segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è

ammissibile solo se il valore litigioso

ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge

tale importo, il ricorso in materia

civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di

importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è

disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in

materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in

materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.

116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal

caso dall'art. 115 LTF.