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Decisione

9.2020.159

Convalida del mandato precauzionale; riconoscimento della capacità di discernimento dell’interessato al momento della redazione dell’atto

3 maggio 2021Italiano22 min

febbraio 2020 l’avv. RE 1 ha postulato all’Autorità regionale di protezione __________

Source ti.ch

Incarto n.

9.2020.159

Lugano

3 maggio 2021

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il presidente della Camera di protezione del

Tribunale d'appello

Franco

Lardelli

giudice

unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

assistito

dalla

vicecancelliera

Dell'Oro

sedente

per statuire nella causa che oppone

RE

1

all’

Autorità

regionale di protezione __________,

con

riferimento alla mancata convalida del mandato precauzionale 28 settembre

2019 di PI 1 (1931) e all’istituzione in suo favore di una curatela di

rappresentanza con amministrazione dei beni

giudicando

sul reclamo del 25 novembre 2020 presentato dall’avv. RE 1 contro la decisione

emanata il 28 ottobre 2020 (ris. n. 2922/2020 del 27 ottobre 2020) dall'Autorità

regionale di protezione __________;

letti ed esaminati gli atti,

ritenuto

in fatto

Fatti

A. PI 1, classe 1931, vedovo,

è padre di quattro figli: l’avv. RE 1 (1960), PI 2 (1962), PI 3 (1968) e PI 4

(1972).

B. Con istanza 6

febbraio 2020 l’avv. RE 1 ha postulato all’Autorità regionale di protezione __________

(di seguito: Autorità di protezione) la convalida del mandato precauzionale

globale conferitogli dal padre PI 1, dovendo in particolare espletare alcune formalità

burocratiche in favore del padre in relazione al suo ricovero presso la Casa

anziani __________, avvenuto il 30 gennaio 2020.

C. Con scritto 6

febbraio 2020 PI 3, residente in __________, ha contattato l’Autorità di

protezione chiedendo un intervento in favore del padre PI 1. A suo parere, il

padre era stato ricoverato in Casa Anziani dagli altri tre figli con l’inganno

e lo implorava di poter rientrare al suo domicilio di __________. La richiesta

ha dato avvio ad una separata procedura di ricovero a scopo di assistenza.

D. In data 27 febbraio

2020 l’Autorità di protezione ha incontrato PI 1, unitamente ai quattro figli,

presso la Casa Anziani __________.

E. Con decisione 6 marzo

2020 (ris. n. 647/2020 del 3 marzo 2020) l’Autorità di protezione ha incaricato

il Servizio di psichiatria geriatrica territoriale __________ di effettuare una

valutazione geriatrica globale di PI 1. Vista l’emergenza sanitaria in atto a

seguito della pandemia di COVID 19, con scritto 3 aprile 2020 l’Autorità di

protezione ha prospettato, previo accordo di tutti i fratelli, la nomina in via

cautelare dell’avv. RE 1 quale curatore di rappresentanza con gestione dei beni

ex

art. 394-395 CC, in attesa di esperire gli ulteriori accertamenti in

merito al mandato precauzionale. Solo il fratello PI 3 si è opposto a tale

nomina, proponendo il nominativo di un terzo esterno alla famiglia.

F. In ragione delle

direttive relative al contenimento della diffusione del COVID 19, con scritto

14 luglio 2020 l’Autorità di protezione ha dovuto annullare l’udienza prevista

presso la Casa anziani e ha anticipato di non intendere convalidare il mandato

precauzionale di PI 1 bensì di ritenere più appropriato istituire una curatela

di rappresentanza con amministrazione dei beni, nominando il figlio RE 1 quale

curatore. Nelle rispettive osservazioni, il fratello PI 3 si è opposto a tale

nomina, mentre gli altri fratelli si sono opposti alla mancata convalida del

mandato precauzionale ma non alla nomina dell’avv. RE 1 quale curatore.

G. Con decisione 28

ottobre 2020 (ris. n. 2922 del 27 ottobre 2020) l’Autorità di protezione ha

rifiutato la convalida del mandato precauzionale di PI 1, ritenendo di poter

ragionevolmente dubitare della sua capacità di discernimento e dunque del pieno

esercizio dei diritti civili al momento della redazione dell’atto. L’Autorità

di protezione ha altresì considerato che la cura degli interessi di PI 1 non

può essere adeguatamente garantita se non con l’istituzione di una misura di

protezione. Ha pertanto istituito una curatela di rappresentanza con

amministrazione dei beni ex

art. 394-395 CC e nominato quale curatore il

figlio avv. RE 1, con il compito di rappresentare l'interessato, se necessario,

nell'ambito della regolamentazione dei suoi affari amministrativi, segnatamente

nell'ambito dei suoi rapporti con le autorità, con i servizi amministrativi,

con gli istituti bancari e postali, con le assicurazioni private, con le

assicurazioni sociali, con le persone fisiche e giuridiche nonché di

amministrare con tutta la diligenza richiesta i redditi e la sostanza, i conti

bancari e/o postali di PI 1. Quest’ultimo è stato privato dell'accesso a tutti

i suoi conti bancari e postali.

H. Con reclamo 25

novembre 2020 l’avv. RE 1 ha impugnato la decisione dell’Autorità di

protezione, postulando in via principale la convalida del mandato precauzionale

del padre e l’annullamento della misura di protezione decretata.

I. PI 1 non ha

presentato osservazioni al reclamo. Con osservazioni 16 e 17 dicembre 2020 PI 2

e PI 4 hanno postulato l’accoglimento del reclamo interposto dal fratello RE 1.

Con scritto 17 dicembre 2020 PI 3 non ha presentato particolari richieste di

giudizio, rinviando questo giudice alla lettura dell’incarto dell’Autorità di

protezione. Con osservazioni 22 gennaio 2021, l’Autorità di protezione si è

riconfermata nella propria decisione, postulando la reiezione del reclamo.

L. Nel successivo

scambio di memoriali scritti le parti si sono riconfermate nelle loro

argomentazioni e richieste di giudizio di cui si dirà, per quanto utile, nei

considerandi in diritto. Nella sua duplica 11 marzo 2021 PI 3 ha voluto sottolineare

la sua opposizione alla convalida del mandato precauzionale.

Considerato

in diritto

Considerandi

1.

Le

decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni sono

impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di

appello, nella composizione di un giudice unico (art. 450 CC; art. 2 cpv. 2

della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del

minore e dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7 LOG). Riguardo alla procedura

applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre

riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in

particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di

competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del

Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut,

pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto

processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).

2.

L’avv. RE 1 contesta

la decisione di non convalidare il mandato precauzionale redatto dal padre PI

1.

2.1

Nella decisione

impugnata, l’Autorità di protezione ha accertato l'esistenza di un mandato

precauzionale datato 28 settembre 2019, redatto per atto olografo e sottoscritto

da PI 1, che soddisfa le esigenze formali previste dalla legge (pag. 6-7).

L’Autorità di protezione ha tuttavia rimarcato, sulla scorta degli

approfondimenti medici agli atti, “che già al momento della redazione del

mandato precauzionale (28 settembre 2019) la situazione clinica del signor PI 1

presentava una diminuzione delle sue funzioni cognitive e inficiava la sua

capacità di provvedere ai propri interessi” (decisione impugnata, pag. 8). Secondo

l’autorità di prime cure, “sebbene al momento della costituzione del mandato

precauzionale il signor PI 1 non fosse già a beneficio di misure di protezione,

la sua incapacità di provvedere autonomamente alla propria gestione

amministrativa e alla sua situazione personale era già nota”, ragion per cui

“l'incapacità di discernimento dell'interessato deve essere ammessa almeno

parzialmente già solo per effetto della legge (art. 16 CC)” (decisione

impugnata, pag. 8). Inoltre, nella decisione impugnata viene rilevato che il

mandato precauzionale in oggetto “comprende numerosi termini giuridici e

complessi e, considerato che i medici hanno attestato una povertà lessicale e

di linguaggio (scritto e orale) già accertata nel luglio del 2019, non si può

ritenere senza dubbi che PI 1 abbia compreso integralmente la portata dell'atto

e l'abbia quindi costituito con piena cognizione” (pag. 8-9). Nella

fattispecie non si tratterebbe di sapere se l’interessato “possa esser stato

aiutato nella redazione del mandato precauzionale”: per contro, l'Autorità

di protezione “non deve dubitare sulle capacità dell'interessato, al momento

della redazione, di comprendere l'integralità di quanto scritto e la portata

dell'atto”, certezza non data nel caso di specie (decisione impugnata, pag.

9). Inoltre l’Autorità di protezione ha considerato che neppure quando era

ancora pienamente capace di discernimento PI 1 ha mai delegato al figlio RE 1

la sfera concernente la cura della persona, ragion

per cui non si può “nemmeno desumere e interpretare che il contenuto del

mandato precauzionale corrisponda alla volontà e alla reale intenzione di PI 1

esistenti al momento in cui era ancora pienamente capace di discernimento”

(decisione impugnata, pag. 10). In tali circostanze l’Autorità di protezione ha

concluso di dover “ragionevolmente dubitare delle capacità di PI 1 in

relazione con il mandato precauzionale” e ne ha quindi rifiutato la

convalida (decisione impugnata, pag. 10).

2.2

Nel suo reclamo l’avv.

RE 1 contesta le motivazioni addotte dall’Autorità di protezione. A suo parere,

i certificati medici specialistici presentati (20 settembre 2019 e 15 aprile

2020) attestavano “una preservata capacità di discernimento” di PI 1 (“che

era in grado di poter costituire con la necessaria capacità critica e di

giudizio un mandato precauzionale” reclamo, pag. 4). Non vi era dunque

alcuna necessità di chiedere un’ulteriore delucidazione ai medici, peraltro

chiedendo se l’interessato “era pienamente capace di discernimento, concetto

giuridico, che non spetta desumere dalla medica, ma al giurista, e se fosse

stato in grado di redigere «personalmente» (non era contestato

che il Sig. PI 1 non lo avesse personalmente manoscritto) ed «in

autonomia» (ingannevole: è ammesso che l'anziano può essere aiutato)”

(reclamo, pag. 6). Ad ogni modo – nonostante l’irritualità del procedere

dell’autorità di prime cure – secondo il reclamante il referto ulteriormente

reso “attesta ancora una volta che il Sig. PI 1 era al momento della

scrittura del mandato in grado di comprenderne la portata ed il suo contenuto e

quindi lo stesso rispetta pienamente le proprie volontà” (reclamo, pag. 6).

Inoltre, il mandato precauzionale “non era altro che il prosieguo di quello

che l’avv. RE 1 già faceva da tempo per il Papà”, di cui era incaricato “per

tutte le questioni personali”, come dimostrato dalle svariate procure e

testimonianze agli atti (reclamo, pag. 7). Il reclamante ritiene quindi che

l’Autorità di protezione abbia erroneamente applicato la legge e valutato le

prove acquisite, giungendo a conclusioni sbagliate (reclamo, pag, 8). Chiede

dunque che, nel rispetto del principio di autodeterminazione sancito dalla

legge e dalla Costituzione, il mandato precauzionale del padre venga

convalidato.

2.3

Ai sensi dell’art. 360

cpv. 1 CC chi ha l’esercizio dei diritti civili può incaricare una persona

fisica o giuridica di provvedere alla cura della propria persona o dei propri

interessi patrimoniali o di rappresentarlo nelle relazioni giuridiche, nel caso

in cui divenga incapace di discernimento. Se esiste un mandato precauzionale,

l’autorità di protezione verifica se esso è stato validamente costituito (art.

363.

cpv. 2 n. 1 CC). Oltre alla validità formale dell’atto (art.

361.

CC), l’autorità verifica se il mandato emana da una persona capace

di discernimento (STF 5A_905/2015 del 1° febbraio 2016, consid. 3.2.1;

Messaggio concernente la modifica del CC [Protezione degli adulti, diritto

delle persone e diritto della filiazione], FF 2006 pag. 6391, pag. 6415; Steinauer/Fountoulakis, Droit des

personnes physiques et de la protection de l’adulte, 2014, n. 835 pag. 368; Rumo-Jungo, in: BSK

Erwachsenenschutz, 2012, ad art. 360 CC n. 20; Geiser, in: CommFam

Protection de l’adulte, ad art. 363 CC n. 6). La capacità di

discernimento del mandante deve sussistere al momento in cui viene adottato:

che non sia stato capace prima o non lo sia più immediatamente dopo non cambia

nulla (DTF 134 II 235

consid. 4.3.2; Meier/Lukic, Introduction

au nouveau droit de la protection de l’adulte, Ginevra 2011, pag. 94, n. 206; Rumo-Jungo, in: BSK

Erwachsenenschutz, ad art. 360 CC n. 22).

Giusta l’art. 16 CC

è capace di discernimento qualunque persona che non sia priva della capacità di

agire ragionevolmente per effetto della sua età infantile o di disabilità

mentale, turba psichica, ebbrezza o stato consimile. Il discernimento così

definito comporta due elementi: un elemento intellettuale, ovvero la capacità

di apprezzare il senso, l’opportunità e gli effetti di un determinato atto, e

un elemento volontario, ossia la capacità d’agire in funzione di tale

ragionevole comprensione, secondo la libera volontà (DTF 144 III 264 consid. 6.1.1; DTF

134.

II 235 consid.

4.3.2; STF 5A_905/2015 del 1° febbraio 2016, consid. 3.2.1). La capacità di discernimento è inoltre relativa: non deve

cioè essere apprezzata in astratto ma in concreto, in relazione quindi ad un

atto determinato, in funzione della sua natura e della sua importanza, ritenuto

che le richieste facoltà devono sussistere al momento dell’atto stesso (DTF 144

III 264 consid. 6.1.1; STF 5A_905/2015 del 1° febbraio 2016, consid.

3.2.1).

Dal

punto di vista processuale la capacità costituisce la regola ed è dunque

presunta sulla base dell’esperienza generale della vita, per cui l’onere della

prova circa la sua mancanza incombe di principio a colui che allega tale

circostanza (DTF 134 II 235 consid. 4.3.3; STF 5A_905/2015 del 1° febbraio 2016,

consid. 3.2.1). Tale presunzione tuttavia decade, e

l’onere della prova subisce così un’inversione, in presenza di una persona

colpita da infermità o debolezza mentale, poiché in tal caso, secondo

l’esperienza generale della vita, è l’incapacità di discernimento ad essere

presunta (STF 5A_905/2015 del 1° febbraio 2016, consid. 3.2.1). Non ogni lesione alla salute mentale permette tuttavia di

presumere l’incapacità di discernimento: essa deve creare un degrado durevole e

importante delle facoltà mentali (STF 5A_905/2015 del 1° febbraio 2016,

consid. 3.2.1). Il grado probatorio richiesto alla

parte gravata dell’onere della prova –che si tratti di provare la capacità

oppure l’incapacità di discernimento – è almeno quello della verosimiglianza

preponderante (STF 5A_905/2015 del 1° febbraio 2016, consid. 3.2.1; STF 5A_748/2008 del 16 marzo 2009 consid. 5.2).

Questi

principi valgono anche quando si tratta di esaminare la validità di un mandato

precauzionale: se anche in tale ambito esiste la presunzione di capacità,

vi può essere un’inversione della presunzione in base alle circostanze,

segnatamente in presenza di una infermità o debolezza

mentale (STF 5A_905/2015 del 1° febbraio 2016, consid. 3.2.1; STF 5A_859/2014 del 17 marzo 2015, consid. 4.1.2; Rumo-Jungo, in: BSK

Erwachsenenschutz, ad art. 360 CC n. 21).

Per valutare

la capacità di discernimento al momento della costituzione del mandato,

l’Autorità di protezione può fare appello a un esperto medico (con una perizia a

posteriori, art. 446 cpv. 2 CC). La verifica può fondarsi anche su

attestazioni mediche eventualmente redatte al momento della costituzione del

mandato precauzionale (Meier/Lukic,

Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, pag. 95, n. 209 e

pag. 101, n. 222; Rumo-Jungo,

in: BSK Erwachsenenschutz, ad art. 360 CC n. 22).

Il parere

richiesto al medico fornisce all’autorità giudicante le conoscenze

professionali di cui ha bisogno per comprendere alcuni fatti giuridicamente

rilevanti ed essere in grado di giudicare. Ad un esperto possono

essere sottoposte unicamente valutazioni fattuali e non questioni giuridiche,

la cui risposta incombe all’autorità giudicante e non può essere delegata a

terzi (STF 5A_859/2014 del 17 marzo 2015, consid. 4.1.3.1). Le constatazioni

relative allo stato di salute mentale di una persona, la natura e

l'entità di eventuali disturbi nella sua attività mentale, il

fatto che sia in grado di rendersi conto delle conseguenze dei suoi atti

e che potrebbe opporre la propria volontà a coloro che cercano di influenzarlo

rientrano nell'ambito dell'accertamento dei fatti. Per contro, la conclusione

che ne trae l’autorità giudicante in merito alla capacità di discernimento è

una questione di diritto (STF 5A_859/2014 del 17 marzo 2015,

consid. 4.1.4).

2.4

Nella fattispecie non è

in discussione la validità formale del mandato precauzionale, bensì la capacità

di discernimento di PI 1 al momento della confezione dello stesso. Tale presupposto

è stato negato dall’Autorità di protezione ed è invece considerato comprovato dal

reclamante.

In data 20 settembre 2019,

otto giorni prima della redazione del mandato redazionale, il Servizio __________

di Geriatria dell’Ospedale __________ ha reso un referto concernente la

valutazione delle capacità cognitive di PI 1. La diagnosi dei medici indicava

un “disturbo neurocognitivo di grado lieve (CDR staging 1) di probabile

origine neurodegenerativa primaria di tipo Alzheimer con componente vascolare”

(pag. 1). La valutazione delle capacità cognitive era motivata dall’insorgenza

di disturbi della memoria sempre più ingravescenti, in peggioramento

nell’ultimo anno e “una chiara compromissione” della sua autonomia nei

lavori più complessi (“gestione finanziaria caratterizzata da dimenticanze

nel pagare le fatture che ha richiesto l’intervento del figlio, necessità di

aiuti esterni per l’assunzione di medicamenti”, pag. 2).

Se da tale diagnosi può

risultare comprovata l’esistenza di una lesione alla salute mentale di PI 1,

ancora non si può affermare che la stessa – definita di grado lieve – provocasse

già all’epoca un degrado importante delle facoltà intellettive dell’interessato,

come richiesto dalla giurisprudenza per considerare data un’incapacità di

discernimento. Al contrario, dalle delucidazioni chieste a posteriori dall’Autorità

di protezione ai medici che avevano effettuato la prima valutazione emerge che PI

1, all’epoca di tale esame, “manteneva ancora preservata la capacità di

discernimento per quanto riguarda gli aspetti decisionali riguardanti una

curatela amministrativa volontaria da parte di un consanguineo”

(certificato medico 15 aprile 2020). La sindrome dementigena riscontrata,

infatti, “è una malattia con un decorso lento che comporta una perdita

progressiva delle facoltà intellettive e cognitive così come gli aspetti di

capacità di critica e giudizio”; nel quotidiano, “impatta

progressivamente la capacità personale di occuparsi delle questioni personali

come ad esempio, costituire un mandato precauzionale o redigere delle direttive

del paziente” (certificato medico 15 aprile 2020). Dalla prima valutazione

(del 20 settembre 2019) ai referti successivi (del marzo/aprile 2020), la

sindrome di cui soffre PI 1 è in effetti peggiorata, passando dal grado lieve

(CDR staging 1) al grado moderato (CDR staging 2; il Clinical Dementia

Rating arriva fino al grado 5). In quest’ultimo momento, “non sussistono

più sufficienti risorse cognitive tali da permettere al signor PI 1 di essere

coinvolto in qualsiasi misura decisionale o amministrativa, per una manifesta incapacità

di intendere e di volere” (vedi certificato medico 24 febbraio 2020; vedi

anche referto 10 marzo 2020). Nell’ulteriore rapporto peritale agli atti,

datato 15 luglio 2020, i medici del Servizio di psichiatria geriatrica

territoriale __________ evidenziano come il degrado cognitivo dell’interessato

sia avvenuto in un breve lasso di tempo: ad esempio, il punteggio del MMSE

(Mini-mental state examination; vedi https://www.eoc.ch/dms/site-eoc/documenti/Neurocentro/Neurochirurgia-materiale-sito/Mini-Menta-Test/Mini%20Menta%20

Test.pdf, consultato il 3 maggio 2021) attestato nel settembre 2019

ammontava a 25/30 (considerato un funzionamento cognitivo generale ancora non

patologico), mentre nel giugno 2020 ammontava ad un punteggio di 14/30 (considerata

una grave compromissione delle abilità cognitive; cfr. valutazione 15 luglio

2020, pag. 6).

Se dagli atti dell’incarto

si può dunque considerare comprovata, oggi, un’incapacità di discernimento tale

da non permettere più il coinvolgimento dell’interessato nelle decisioni

riguardanti la propria persona, derivante dalla progressione della malattia, la

stessa conclusione non può essere tratta per l’epoca della redazione del

mandato precauzionale, momento in cui la malattia dementigena si trovava ancora

ad un primo stadio, definito lieve. È in tal senso che deve essere

interpretato, a mente di questo giudice, l’accertamento dei medici quanto ad

una capacità di discernimento “preservata” ancora nel settembre 2019. Come

visto, a detta degli specialisti, tale facoltà decisionale permetteva ancora a PI

1.

di determinarsi sugli aspetti “riguardanti una curatela amministrativa

volontaria da parte di un consanguineo”. Tale affermazione non deve essere

interpretata in senso giuridico rigoroso (come fatto dall’Autorità di

protezione, v. osservazioni 22 gennaio 2021, pag. 3), non emanando da esperti

in materia, ma deve essere considerata in maniera lata come la facoltà di

delegare consapevolmente ad un parente la cura dei propri interessi. Tali

accertamenti medici permettono a questo giudice di sussumere – con una

verosimiglianza preponderante (mentre l’Autorità di protezione indica “una

certezza non data nel caso di specie”, decisione impugnata, pag. 9) – una

capacità di discernimento dell’interessato al momento della confezione del

mandato precauzionale, in particolare permettono di ritenere che a quel momento

PI 1 possedesse ancora la capacità di apprezzare il senso di un mandato

precauzionale e la capacità di agire liberamente sulla base di tale

comprensione, ricopiando a mano il testo e sottoscrivendolo consapevolmente. In

via abbondanziale, anche il fatto che già dal gennaio 2019 – momento in cui non

vi erano dubbi quanto al discernimento di PI 1 – l’avv. RE 1 beneficiasse di

una “procura totale” sottoscritta dal padre (“affinchè si possa

occupare, per mio ordine e conto, di tutte le pratiche amministrative, assicurative,

bancarie, immobiliari, ed ogni altra pratica, nel mio interesse, con potere

decisionale”) propende per il riconoscimento della fiducia riposta nel

figlio ed è coerente con la volontà che fosse lui a rappresentare i suoi

interessi anche in caso di incapacità di discernimento. Tale designazione non

deve essere considerata in contrasto con il fatto che precedentemente anche gli

altri due figli PI 2 e PI 4 siano stati coinvolti fattivamente nella cura degli

interessi di PI 1: essi sono infatti pure esplicitamente nominati nel

documento, quali mandatari di sostituzione.

La considerazione

dell’autorità di prime cure, secondo cui vi sarebbe un’incapacità di

discernimento dell’interessato – almeno parziale – derivante dal fatto che “la

sua incapacità di provvedere autonomamente alla propria gestione amministrativa

e alla sua situazione personale era già nota” (decisione impugnata, pag. 8)

non è pertinente, il concetto di bisogno di protezione e quello di capacità di

discernimento non essendo sovrapponibili.

Gli accertamenti specialistici

esperiti ulteriormente dall’Autorità di protezione appaiono per contro poco pertinenti

– non avendo a che fare con la capacità di discernimento dell’interessato – e non

permettono dunque di inficiare questa conclusione. Poco importa infatti che gli

specialisti abbiano indicato come “altamente improbabile il fatto che [il

mandato precauzionale] sia stato scritto in maniera indipendente dal paziente”,

in ragione del “linguaggio altamente specialistico (termini giuridici) e

complesso” e del fatto che a PI 1 fosse già stata riscontrata “una «povertà»

lessicale e di linguaggio (scritto e orale)” (referto 18 giugno 2020, pag.

1). Se solo si pensa alla reperibilità online di modelli di mandato

precauzionale offerti da associazioni, banche etc., ben si comprende che – come

per la redazione di un testamento olografo – la questione rilevante non sia

quella di sapere se la persona sia in grado di concepire in maniera autonoma un

testo con dei contenuti giuridici ed un linguaggio specialistico (ad esempio, nel

caso concreto, di menzionare l’art. 360 CC e di conoscerne il contenuto) –

circostanza messa in dubbio dal referto in questione e posta dall’Autorità di

protezione alla base del suo giudizio sull’incapacità di discernimento – quanto

quella di accertarsi che la persona risulti capace di comprendere l’essenza del

documento scritto di proprio pugno, il suo senso e le relative implicazioni. Nella

misura in cui PI 1 disponeva ancora della sua capacità di discernimento nel

momento in cui ha ricopiato e sottoscritto il testo riguardante il mandato

precauzionale, ogni ulteriore considerazione quanto alla paternità del medesimo

o alla piena padronanza

dei termini giuridici utilizzati risulta fuori

luogo nel contesto dell’esame demandato all’Autorità di protezione.

Le considerazioni del

reclamante sono pertanto condivise da questo giudice, che non vede ragioni per

non convalidare il mandato precauzionale sottoscritto da PI 1.

2.5

In conclusione, il

reclamo merita accoglimento e la decisione impugnata deve essere riformata, nel

senso di convalidare il mandato precauzionale 28 settembre 2019 di PI 1 e di

designare il figlio RE 1 quale mandatario precauzionale.

L’incarto è dunque

retrocesso all’Autorità di protezione affinchè conferisca all’avv. RE 1 le

credenziali che attestano i poteri conferitigli ex

art. 363 cpv. 3 CC e

proceda all’avviso dell’Ufficio di esecuzione ai sensi dell’art. 68d LEF.

3.

Gli oneri

processuali seguono la soccombenza e devono essere messi a carico di PI 3,

unico partecipante al procedimento – oltre all’Autorità di protezione, cui

tuttavia non possono essere addossate spese ex

art. 46 cpv. 6 LPAmm – che

si è opposto alla convalida del mandato precauzionale.

Non si giustifica

di assegnare ripetibili, nella misura in cui il reclamante ha presentato

reclamo in prima persona e senza l’ausilio di un patrocinatore.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia:

1. Il

reclamo è accolto.

§. Di

conseguenza, la decisione 28 ottobre 2020 (ris. n. 2922/2020 del 27 ottobre

2020) dell'Autorità regionale di protezione __________ è così riformata:

“1. Il

mandato precauzionale sottoscritto in data 28 settembre 2019 da PI 1, nato il

1931, è convalidato.

2. RE

1, nato il 1960, residente in via __________ a __________, è designato quale

mandatario precauzionale con i compiti di gestire la cura della persona, degli

interessi patrimoniali e la rappresentanza nelle relazioni giuridiche di PI 1

(mandato precauzionale totale).

3. RE

1 è reso attento ai doveri ai quali è tenuto in virtù delle regole del mandato

previsti dagli art. 394 e segg. CO.

4. RE

1 svolgerà il mandato precauzionale a titolo gratuito.

5-9. Annullati”

§§. L’incarto

è ritornato all’Autorità regionale di protezione ai sensi del considerando 2.5.

2. Gli

oneri del reclamo, già anticipati, consistenti in:

a) tassa di

giustizia fr. 700.–

b) spese fr.

100.–

fr.

800.–

sono posti a carico di PI

3.

Non si assegnano ripetibili.

3. Notificazione:

-

-

-

-

-

-

Il

presidente

La

vicecancelliera

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in

materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le

decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95

a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72

segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è

ammissibile solo se il valore litigioso

ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge

tale importo, il ricorso in materia

civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di

importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è

disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in

materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in

materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.

116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal

caso dall'art. 115 LTF.