9.2020.20
Privazione del diritto di determinare il luogo di dimora. Sussidiarietà e proporzionalità della misura
6 maggio 2020Italiano40 min
agli atti). Ritenuto che l’Autorità di protezione non era riuscita ad incontrare
Source ti.ch
Incarto n.
9.2020.20
Lugano
6 maggio 2020
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente della Camera di protezione del
Tribunale d'appello
Franco
Lardelli
giudice
unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 9 LOG
assistito
dalla
vicecancelliera
Baggi
Fiala
sedente
per statuire nella causa che oppone
RE
1 e
RE
2
entrambi
patr. da: PR 1
all’
Autorità
regionale di protezione __________,
per
quanto riguarda la privazione del diritto di determinare il luogo di dimora
dei figli PI 1, PI 2 e PI 3 e altre misure di protezione;
giudicando
sul reclamo del 27 febbraio 2020 presentato da RE 1 e RE 2 contro la decisione
emessa il 14 febbraio 2020 dall'Autorità regionale di protezione __________;
letti ed esaminati gli atti,
ritenuto
in fatto
Fatti
A. PI 1 (2004) è figlio
di RE 1 e di PI 4. La madre detiene sola la custodia e l’autorità parentale sul
figlio.
B. PI 2 (2010) e PI 3
(2015) sono nate dall’unione di RE 1 e di RE 2.
C. La situazione del nucleo
famigliare è stata segnalata anni fa alla competente Autorità di protezione dai
vari Istituti scolastici del Cantone (la famiglia ha infatti cambiato domicilio
varie volte). Motivo principale delle segnalazioni era l’assenteismo scolastico
rilevato per tutti e tre i minori e l’irreperibilità dei genitori.
Dal 2016 i coniugi sono
stati convocati numerose volte dall’Autorità regionale di protezione __________
(in seguito Autorità di protezione), sempre senza successo (cfr. incarto APR
agli atti). Ritenuto che l’Autorità di protezione non era riuscita ad incontrare
la famiglia e neppure ad effettuare valutazioni o perizie ordinate mediante
decisione (cfr. dec. 8 settembre 2016: mandato valutazione socio-ambientale;
dec. 29 marzo 2017: mandato di valutazione dello stato psicologico dei minori),
l’Autorità ha segnalato la coppia al Ministero pubblico per disobbedienza a
decisioni d’Autorità. Segnalazione sfociata in un decreto d’abbandono (3 settembre
2018).
D. A seguito del
trasferimento di domicilio nel __________ (aprile 2018), sono giunte
all’Autorità di protezione nuove segnalazioni (Ispettorato scolastico e
locatrice dell’abitazione famigliare).
E. Con scritto 4 aprile
2019 l’Autorità di protezione ha chiesto l’intervento del Servizio medico
psicologico (SMP) di __________ (ritenuto che il SMP di __________ non era
riuscito ad effettuare alcuna valutazione).
F. Nel frattempo alla
famiglia è stato ordinato lo sfratto entro il 30 giugno 2019 (cfr. decisione Pretore
di __________).
G. Con ulteriore
segnalazione 10 maggio 2019 l’Istituto scolastico frequentato da PI 1 avvisava
che il minore aveva già accumulato 184 ore di assenza durante quell’anno
scolastico.
Anche l’Istituto scolastico
frequentato da PI 3 segnalava numerose assenze.
A seguito di tali
segnalazioni i genitori sono stati convocati in Autorità il 23 maggio 2019 e il
3 giugno 2019, entrambe le volte nessuno si è presentato in udienza.
H. Il 27 maggio 2019 la
Polizia comunale di __________ si è recata al domicilio dei reclamanti. Dal
rapporto non è emerso nulla di anomalo (abitazione pulita e ordinata, nessun
segno d’incuria o degrado, e i minori apparivano sereni).
I. Con scritto 23 agosto
2019 il capo équipe dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione (UAP) di __________
ha comunicato di non poter espletare il mandato a causa della mancata collaborazione
dei genitori.
Con scritto 18 ottobre
2019 la dottoressa __________ (SMP __________) ha a sua volta informato l’impossibilità
di effettuare la valutazione, sempre a causa dell’irreperibilità della
famiglia.
Con segnalazione 23
ottobre 2019 l’Istituto scolastico frequentato da PI 2 e PI 3 confermava
all’Autorità di protezione il persistere delle numerose assenze delle minori,
tali da compromettere l’apprendimento e influenzare il rendimento.
J. Il 21 novembre 2019
i coniugi RE 1 RE 2 hanno subìto un altro sfratto (sempre a causa del mancato
pagamento della pigione) (cfr. scritto 7 novembre 2019).
K. Il 22 novembre 2019
l’UAP ha trasmesso all’Autorità di protezione il proprio rapporto in merito
all’intervento al domicilio (avvenuto in occasione dell’esecuzione forzata dello
sfratto, durante il quale i coniugi non erano presenti). Veniva confermata la preoccupazione
sulle condizioni sociali in cui versa l’intera famiglia, indicando che i
fattori di rischio più evidenti erano la grave incapacità di gestione economica
e amministrativa, la cura dell’ambiente domestico e la responsabilità verso i
minori, in primis quello dell’obbligatorietà alla frequenza scolastica.
La scarsa collaborazione della famiglia con servizi e autorità è un elemento
predittivo sfavorevole rispetto alla possibilità di intervenire fuori da azioni
di tipo coercitivo.
L. A seguito del secondo
sfratto l’Autorità di protezione ha nuovamente convocato i genitori ad
un’udienza il 5 dicembre 2019 (tramite email e tramite il datore di
lavoro di RE 2). I coniugi hanno informato che non avrebbero partecipato
all’udienza (cfr. email 5 dicembre 2019).
M. Il 30 dicembre 2019
l’Autorità di protezione ha segnalato RE 1 e RE 2 al Ministero pubblico, per
presunta violazione del dovere di assistenza o educazione (art. 219 CPS).
N. A seguito della segnalazione
dell’Autorità di protezione, il 9 gennaio 2020 i minori sono stati messi in
protezione (EOC) (cfr. rapporto di polizia alla presenza dell’UAP). La polizia ha
inoltre provveduto al fermo dei genitori per l’interrogatorio di polizia.
Nel rapporto d’intervento,
l’UAP ha riportato che l’EOC non ha riscontrato evidenti problemi di salute,
che i minori hanno denotato “alcune criticità a livello dell’igiene personale”,
che i tre fratelli hanno un rapporto molto solido. L’UAP ha illustrato il
progetto allestito: PI 1 presso il PAO per un periodo di osservazione, mentre PI
2 e PI 3 presso una famiglia SOS.
Il 16 gennaio 2020 l’UAP
ha trasmesso all’Autorità di protezione un breve rapporto d’aggiornamento.
O. Mediante decisione supercautelare
10 gennaio 2020 l’Autorità di protezione ha:
1.
privato RE 1 e RE 2 del diritto di
determinare il luogo di dimora dei figli PI 1, PI 2 e PI 3;
2.
collocato PI 1, presso il Centro
PAO di __________;
3.
collocato PI 2 e PI 3 presso una
famiglia SOS ritenuta idonea;
4.
sospeso provvisoriamente le
relazioni personali genitori-figli (fatta eccezione per le relazioni
telefoniche);
5.
autorizzato relazioni personali
telefoniche fra i fratelli;
6.
conferito mandato al SMP di __________
di effettuare una valutazione psico-affettiva dei tre minori (con quesiti
peritali da comunicarsi successivamente agli specialisti);
7.
conferito mandato al UAP, di
valutazione socio-ambientale del nucleo famigliare (con l’obbligo per i
genitori di collaborare sotto comminatoria dell’art. 292 CP);
8.
conferito mandato al UAP di
valutazione del bisogno di affidamento a terzi di PI 1, PI 2 e PI 3;
9.
dato ai genitori la possibilità di
presentare osservazioni entro 10 giorni;
10. dichiarato la decisione immediatamente esecutiva;
11. convocato i genitori per un’udienza di discussione (23
gennaio 2020).
L’Autorità di prime cure,
oltre ad evidenziare il quadro domestico precario e di negligenza ricorrente ai
danni dei figli, ha motivato il provvedimento con la necessità di “assicurare
la protezione dei minori”, “sino a quando non sarà in possesso delle risultanze
dell’inchiesta penale e della valutazione psico affettiva sui minori”.
P. Il 22 gennaio 2020 il
pediatra dr. med. __________ (EOC) – che ha visitato i minori il giorno in cui
sono stati collocati – ha stilato un breve rapporto, nel quale ha evidenziato
unicamente una cattiva igiene dentale e indicato che il comportamento dei tre
fratelli non ha mostrato particolarità.
Q. Durante l’udienza di
discussione del 23 gennaio 2020, è stato stabilito che la famiglia versa in una
situazione debitoria. I coniugi si sono dichiarati disposti a collaborare,
lamentando di non essere un pericolo per i figli e chiedendo di poterli
rivedere al più presto.
R. Il 27 gennaio 2020 il
membro permanente dell’Autorità di protezione ha provveduto all’audizione di PI
1, il quale ha riferito di sentire nostalgia della famiglia. In un secondo
momento ha sentito anche PI 2, la quale ha lamentato di non stare molto bene
perché le mancano i genitori (cfr. estratti audizioni 3 febbraio 2020).
S. Mediante decisione cautelare
14 febbraio 2020 l’Autorità di protezione ha:
1.
confermato la decisione
supercautelare 10 gennaio 2020;
2.
privato RE 1 e RE 2 del diritto di
determinare il luogo di dimora dei figli PI 1, PI 2 e PI 3;
3.
collocato PI 1, presso il Centro
PAO di __________, per una durata indeterminata;
4.
collocato PI 2 e PI 3 presso una
famiglia SOS ritenuta idonea, per una durata indeterminata;
5.
disposto che i collocamenti (punti
3 e 4) non potranno essere modificati o annullati senza il consenso della
stessa Autorità di protezione;
6.
ripristinato le relazioni
personali genitori-figli (il sabato pomeriggio in modalità accompagnata, dalle
13.30 alle 17.30);
7.
concesso ai minori relazioni
personali telefoniche giornaliere con i genitori e i fratelli;
8.
ordinato ai genitori di seguire le
istruzioni della curatrice educativa, dell’UAP, degli educatori di riferimento
dell’Istituto e della famiglia SOS, in particolare per quel che concerne le
relazioni personali e anche telefoniche con i figli;
9.
revocato il mandato conferito al SMP
di __________ di effettuare una valutazione psico-affettiva dei tre minori;
10. conferito mandato allo psicologo __________, di
effettuare una valutazione psico-affettiva di PI 1, PI 2 e PI 3, con l’invito a
svolgere una valutazione dello stato psicofisico dei minori, d’indicare le loro
necessità future, parallelamente di valutare la natura delle relazioni
genitori-figli ed eventuali misure da adottare a loro protezione;
11. conferito mandato allo psicologo __________ di
valutare la capacità dei genitori, di comprensione e risposta ai bisogni dei
figli, alfine di garantire una custodia conforme al loro bene, rispondendo ai
quesiti (cfr. decisione);
12. ordinato al perito __________ di presentare un
rapporto intermedio ad un mese dall’inizio della valutazione;
13. stabilito che le relazioni personali saranno
rivalutate sulla base del rapporto intermedio che verrà presentato dal perito;
14. autorizzato il perito a raccogliere le informazioni
presso terzi (enti, medici o operatori che si occupano dei genitori e dei
minori);
15. fatto obbligo ai genitori di collaborare con gli
specialisti che si occupano della valutazione;
16. fissato un termine di tre mesi per la presentazione
all’Autorità di protezione delle valutazioni di cui ai punti 10 e 11;
17. confermato il mandato all’UAP, di valutazione
socio-ambientale del nucleo famigliare (con obbligo per i genitori di collaborare);
18. dato a PI 1 la facoltà di pranzare dai nonni due volte
alla settimana;
19. istituito a favore di PI 1, PI 2 e PI 3 una curatela
educativa ai sensi dell’art. 308 cpv. 1 e 2 CC;
20. conferito alla curatrice educativa il compito di:
-
organizzare e definire le modalità
ed il luogo d’incontro dei diritti di visita tra genitori e figli,
-
sorvegliare e sostenere i genitori
durante i diritti di visita, soprattutto al momento del saluto;
-
presentare dei brevi rapporti
all’Autorità di protezione ad ogni diritto di visita avvenuto;
21. nominato quale curatrice educativa la signora __________;
22. riconosciuto alla curatrice, per il periodo durante il
quale i diritti di visita saranno accompagnati, un compenso di fr. 50.– per un
dispendio di 20 ore mensili (cfr. decisione);
23. posto i costi della misura a carico della sostanza dei
genitori in ragione di un mezzo ciascuno, in caso di comprovata indigenza, dichiarando
tali consti anticipati dall’Autorità di protezione e posti a carico del Comune
di domicilio;
24. indicato che l’estratto della risoluzione vale quale credenziale
di nomina per la curatrice;
25. indicato i mezzi e i termini di reclamo;
26. dichiarato la decisione immediatamente esecutiva,
negando l’effetto sospensivo ad un eventuale reclamo.
L’Autorità di protezione
ha precisato che – ritenuta la mancata collaborazione e l’irreperibilità dei
genitori negli anni – per assicurare la protezione dei minori e fare i dovuti
accertamenti (in merito alla situazione famigliare che palesa manifestamente un
disagio), appariva opportuno confermare la limitazione, perlomeno provvisoria,
sino a quando l’Autorità di protezione non sarà in possesso della perizia sulle
capacità genitoriali e della valutazione psico-affettiva dei minori. L’Autorità
di prime cure ha indicato che nonostante i genitori siano manchevoli a livello
educativo e hanno loro stessi ammesso di avere un problema, non appaiono
elementi di pericolosità a loro carico nei confronti dei figli. Ha pertanto
ritenuto necessario e proporzionato concedere più ampi diritti di visita.
T. Mediante reclamo 27
febbraio 2020 RE 1 e RE 2 si sono aggravati avverso la decisione cautelare 14
febbraio 2020, postulando in via principale:
1.
il ripristino del diritto di
determinare il luogo di dimora dei figli a favore dei genitori;
2.
la revoca del collocamento di PI 1
al PAO;
3.
la revoca del collocamento di PI 2
e PI 3 presso una famiglia SOS;
4.
la revoca del mandato conferito
allo psicologo __________ di effettuare una valutazione psico affettiva dei
minori e una valutazione sulle capacità genitoriali dei genitori;
5.
la revoca del mandato all’UAP di
procedere ad una valutazione socio-ambientale;
6.
la revoca dell’istituzione di una
curatela educativa in favore dei minori.
In via subordinata hanno
chiesto l’annullamento della risoluzione, nonché l’ammissione al beneficio
dell’assistenza giudiziaria.
I reclamanti riconoscono
di avere una situazione economica precaria e di necessitare, se del caso, di un
sostengo dal punto di vista amministrativo, negando tuttavia che vi siano
elementi oggettivi che permettano di dubitare delle loro capacità genitoriali o
che giustifichino la privazione della custodia. La stessa presidente dell’Autorità
di protezione avrebbe ammesso l’assenza di uno “stato di pericolo”. Le misure
prese non rispetterebbero in alcun modo il principio di proporzionalità, lamentando
che in concreto l’Autorità di protezione avrebbe dovuto prendere misure meno
incisive, ad esempio collocando i minori presso i nonni.
U. Con decisione 4 marzo
2020 il presidente di questa Camera ha nominato in favore dei tre minori una
curatrice di rappresentanza nella persona dell’avv. RA 1, con il compito di
tutelare gli interessi dei minorenni nelle procedure davanti alle Autorità di protezione
di primo e secondo grado.
V. Mediante osservazioni
23 marzo 2020 l’Autorità di protezione ha chiesto la reiezione del gravame. Ha
ribadito che “alla luce della mancanza di collaborazione, del grave assenteismo
scolastico dei minori e delle criticità riportate dall’UAP, nonché dalla
situazione finanziaria disastrosa dei coniugi, che sono stati sfrattati due
volte in un breve lasso di tempo”, l’unica via percorribile per “agganciare” i
coniugi è apparsa essere la segnalazione per violazione del dovere d’assistenza
e/o educazione al Ministero pubblico. La misura, pur essendo incisiva, ha
permesso di mettere fine ad un iter che perdurava da oltre quattro anni
e ai genitori di prendere maggiormente coscienza della serietà della
situazione. Grazie alla segnalazione, nel frattempo i genitori si sono presentati
all’udienza dinanzi all’Autorità di protezione e hanno trovato un nuovo
appartamento.
L’Autorità di protezione
ha ribadito la proporzionalità della decisione impugnata, indicando che i
genitori avrebbero privato i figli del diritto all’istruzione, esponendoli a
pericolo (pregiudicando il loro sviluppo intellettuale). L’Autorità di
protezione indica altresì che la sola istituzione di una curatela educativa
(sostengo dei genitori nell’educazione dei figli) prima di procedere al
collocamento “non avrebbe sortito nessun effetto” vista la costante irreperibilità
dei coniugi.
L’Autorità di protezione
ha riportato che il perito __________ (cfr. scritto 15 marzo 2020) ha nel
frattempo dichiarato che non sussistono controindicazioni ad un ampliamento dei
diritti di visita figli-genitori e dichiarato di ritenere controindicato un prolungamento
del collocamento di PI 1. Con scritto 20 marzo 2020 l’UAP ha chiesto il rientro
al domicilio di questo minore.
W. Nel frattempo, il 14
aprile 2020 il perito psicologo __________ ha trasmesso il proprio rapporto di
valutazione, nel quale ha concluso RE 2, in virtù della loro collaborazione,
nonostante la loro “originalità” e le loro difficoltà, sono ritenuti in linea
di massima, fino a prova del contrario e con riserva, entrambi idonei
nell’espletamento del loro compito genitoriale ed educativo. Tuttavia in
considerazione delle difficoltà riscontrate e delle riserve indicate,
necessitano di essere sostenuti e accompagnati nel percorso di cura e
accudimento della prole. Il perito suggerisce pertanto all’Autorità di
protezione di procedere al più presto alla riunificazione della famiglia (non sussistendo
alcun rischio immediato per la salute psicofisica dei minori), di istituire una
sorveglianza educativa a favore dei minori (UAP) e di nominare un curatore
educativo. Il perito ha altresì proposto “controlli evolutivi” almeno con
cadenza semestrale (SMP) o privati e una presa a carico terapeutica per PI 2,
che presenta una sintomatologia degna di nota. Il perito ha infine concluso che
se tale impianto di sostegno a tutti i membri dovesse risultare fallimentare o
disfunzionale a causa della mancata adesione al progetto, sarà necessario
rivalutare e implementare misure fra le quali non si può escludere un nuovo
collocamento dei minori a scopo protettivo.
Con scritto 14 aprile 2020
la curatrice __________ ha riferito all’Autorità di protezione che, a seguito
del collocamento, PI 1 stava andando in depressione. La curatrice, si è detta
preoccupata ed ha invitato l’Autorità ad agire prima che la situazione
diventasse drammatica.
Mediante rapporto finale
di valutazione (socio-ambientale) 20 aprile 2020 l’UAP, pur lamentando un grado
di collaborazione scarso da parte dei genitori, non ha ritenuto che essi siano
maltrattanti, ma che vi siano degli aspetti di inconsapevolezza, di cui è
necessario tenere conto. L’UAP non ha ritenuto necessario il prosieguo di un
collocamento in protezione per PI 1, proponendo per lui un sostengo personale.
Ha indicato la necessità di una presa a carico personale anche per PI 2. A
mente dell’UAP PI 2 e PI 3 trarrebbero comunque beneficio da un collocamento in
internato in un CEM (con rientro a casa nel fine settimana), al fine di
garantire il soddisfacimento dei loro bisogni emersi nell’analisi, tenuto conto
della poca consapevolezza dei genitori (al fine di garantire anche una frequentazione
scolastica regolare).
X. Con osservazioni 24/27
aprile 2020 la curatrice di rappresentanza RA 1, alla luce delle risultanze
delle varie valutazioni e perizie, ha chiesto l’immediata revoca della misura
di privazione del diritto di determinare il luogo di dimora dei genitori nei confronti
di PI 1, PI 2 e PI 3, e il rientro immediato dei medesimi al domicilio dei
genitori, indicando che non vi sono contrari elementi per mettere seriamente in
discussione il rientro dei minori a casa. La curatrice di rappresentanza non
condivide, dal canto suo, le conclusioni dell’UAP. Ha inoltre rimarcato che i
genitori, dopo anni di chiusura e negazione, hanno dato prova di saper
accettare la figura della curatrice __________, postulando che la curatrice
educativa venga confermata (con il compito di sostenere i genitori
nell’educazione dei figli e di attivare tutti gli aiuti finanziari a favore della
famiglia). La curatrice di rappresentanza, dopo aver sentito PI 1, riferisce che
lo stesso ha buone risorse e competenze, che, se adeguatamente sostenute, fanno
ben sperare per il suo futuro.
Y. Nel frattempo,
mediante decisione comunicata per email il 29 aprile 2020 il presidente di
questa Camera ha deciso il rientro immediato di PI 1 al domicilio. Con
ordinanza 29 aprile 2020 le osservazioni 23 marzo 2020 dell’Autorità di
protezione e 24/27 aprile 2020 della curatrice di rappresentanza sono state
intimate per replica ai reclamanti, mentre la presa di posizione 24/27 aprile
2020 della curatrice di rappresentanza è stata intimata per replica
all’Autorità di prima sede. In entrambi i casi, vista l’urgenza di pronunciarsi
sulle questioni sottoposte al giudice, è stato dato un breve termine per
replicare.
Z. Mediante replica 5
maggio 2020 alla presa di posizione della curatrice di rappresentanza, l’Autorità
di protezione ha informato di non opporsi ad un rientro, con effetto immediato,
dei minori a domicilio, precisando di ritenere necessario il mantenimento della
curatela educativa, come pure l’istituzione di ulteriori misure di protezione
come proposto dal perito.
I reclamanti non hanno
replicato alle osservazioni 23 marzo 2020 dell’Autorità di protezione e 24/27
aprile 2020 della curatrice di rappresentanza. La loro determinazione,
segnatamente in relazione al rapporto dell’UAP, è comunque desumibile dalle
osservazioni che hanno presentato all’Autorità di protezione in data 30 aprile
2020 e da quest’ultima trasmesse alla Camera di protezione il 4/5 maggio 2020.
Non è stato chiesto un
ulteriore scambio di allegati.
Considerato
in diritto
Considerandi
1.
Le decisioni delle
Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni sono
impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di
appello, che decide nella composizione di un giudice unico [art. 450 CC in
relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto (LPMA); art. 48 lett. f n. 7 LOG]. Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC, occorre
riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in
particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di
competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio
di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8)
e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale
civile (CPC; v. art. 450f CC).
2.
Con la decisione
impugnata l’Autorità di protezione ha: confermato la precedente decisione
superacautelare, ribadendo la privazione del diritto di determinare il luogo di
dimora dei tre minori (disp.2), il collocamento di PI 1 presso il PAO (disp.
3), il collocamento di PI 2 PI 3 presso la famiglia SOS (disp. 4); ripristinato
le relazioni personali genitori-figli (disp. 5, 6, 7 e 8); conferito mandato
allo psicologo __________ di effettuare una valutazione psico-affettiva dei tre
minori e una valutazione sulle capacità genitoriali (disp. 9, 10, 11, 12, 13 e
14); fatto obbligo ai genitori di collaborare (disp. 15); confermato il mandato
all’UAP di esperire una valutazione socio-ambientale (disp. 17); dato a PI 1 il
permesso di pranzare dai nonni due volte la settimana (disp. 18); istituito in
favore dei minori una curatela educativa (disp. 19, 20, 21, 22, 23 e 24).
Considerata la mancata
collaborazione e irreperibilità dei genitori negli anni, per assicurare la
protezione dei minori e fare i dovuti accertamenti, l’Autorità di prime cure ha
ritenuto opportuno confermare la privazione dei genitori del diritto di
determinare il luogo di dimora dei figli, sino a quando non fosse in possesso
della perizia sulle capacità genitoriali e della valutazione psico-affettiva
dei minori. L’Autorità di protezione ha precisato che ad oggi non appaiono
elementi di pericolosità a carico dei genitori nei confronti dei figli.
3.
Con il proprio
gravame i reclamanti contestano la decisione dell’Autorità di protezione, nella
misura in cui conferma la privazione dei genitori di determinare il luogo di
dimora di PI 1, PI 2 e PI 3, nonché l’istituzione di una curatela in favore dei
minori. RE 1 e RE 2 postulano che i figli vengano riaffidati alle loro cure ed
alla loro custodia, contestando la messa in pericolo degli stessi. I reclamanti
lamentano che la decisione non rispetterebbe il principio di proporzionalità e
sussidiarietà. A mente dei medesimi l’Autorità di prime cure avrebbe omesso di
valutare misure meno incisive al collocamento, contestando in concreto
l’esistenza di un qualsiasi pericolo per i minori.
4.
Nel suo
apprezzamento l'Autorità non è vincolata, in virtù del principio inquisitorio
illimitato che governa il diritto di filiazione, né alle dichiarazioni delle
parti né alle prove da loro fornite (DTF 122 III 408, cons. 3d).
Il citato principio vale
anche per la regolamentazione delle relazioni personali (sentenze del Tribunale
federale 5A_69/2011 del 27 febbraio 2012 consid. 2.3; 5C.58/2004
del 14 giugno 2004 cons. 2.1.2).
Esso impone all’Autorità
di chiarire i fatti e prendere in considerazione d’ufficio tutti gli elementi
che possono essere importanti per rendere una decisione conforme al bene del
minore. L’Autorità può istruire la fattispecie secondo il proprio
apprezzamento, amministrando finanche le prove in modo inabituale, di propria
iniziativa, sollecitare rapporti, anche se tale maniera di procedere non è
prevista dal diritto di procedura cantonale (DTF 128 III 411, cons. 3.2.1, pag.
413).
Questo principio non
dispensa tuttavia le parti dal collaborare attivamente alla procedura e di
esporre le proprie tesi (sentenza del Tribunale federale
5A_69/2011 del 27 febbraio 2012, cons. 2.3).
5.
Giusta
l'art. 307 cpv. 1 CC, se il bene del figlio è minacciato e i genitori non vi
rimediano o non sono in grado di rimediarvi, l'Autorità di protezione ordina le
misure opportune per la protezione del figlio.
5.1
L'art. 310 cpv. 1 CC
(privazione del diritto di determinare il luogo di dimora del figlio) prevede
che quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo, l'Autorità
di protezione deve toglierlo alla custodia dei genitori, o dei terzi presso cui
si trova, e ricoverarlo convenientemente.
Nell'accezione
di “pericolo” rientra tutto quanto è suscettibile di pregiudicare lo sviluppo
fisico, intellettuale e morale del figlio sotto l'autorità parentale dei
genitori (STF 5A_993/2016 del 19 giugno 2017 consid. 4.2.2; STF 5A_875/2013 del
10.
aprile 2014 consid. 3.1; STF 5A_729/2013 dell’11 dicembre 2013
consid. 4.1; STF del 1° luglio 2002, inc. 5C.117/2002, consid. 3.1; Breitschmid, in: BSK ZGB I, ad art. 310
CC n. 3; Hegnauer, Grundriss
des Kindesrechts, 5ª ed. 1999, n. 27.36 pag. 214; Meier/Stettler, Droit de filiation, 6ͣ ed, n.
1679.
pag. 1092-1093). Le cause della messa in
pericolo sono ininfluenti (circostanze oggettive, colpa del minore, dei
genitori o dell’entourage familiare): la misura non è una sanzione
nei confronti dei genitori ma persegue quale unico scopo la tutela del bene del
minore (STF 5A_993/2016 del 19 giugno 2017 consid. 4.2.2; STF 5A_875/2013 del
10.
aprile 2014 consid. 3.1; STF 5A_729/2013 dell’11 dicembre 2013 consid. 4.1; STF
5A_835/2008 del 12 febbraio 2009 consid. 4.1. e rif.; Breitschmid, in: BSK ZGB I, ad art. 310 CC n. 3, Meier/Stettler, Droit de filiation, 6ͣ
ed, n. 1679 pag. 1092-1093).
L'Autorità di protezione
revoca la custodia “quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al
pericolo” (art. 310 cpv. 1 CC): le decisioni di privazione devono infatti
rispettare i principi di sussidiarietà e proporzionalità (Meier, in: CR CC I, ad art. 310 CC n. 2;
Meier/Stettler, Droit de la
filiation, 6ͣ ed, n. 1742 e segg. pag. 1133 e segg.). La revoca della
custodia è infatti una misura nettamente più incisiva di quelle previste agli
articoli 307 e 308 CC e può essere ammessa unicamente quando gli altri
provvedimenti sono falliti o appaiono di primo acchito insufficienti (STF del
10.
novembre 2016, inc. 5A_404/2016, consid. 3; STF 5A_993/2016 del 19 giugno
2017.
consid. 4.2.2; STF 5A_404/2016 del 10 novembre 2016 consid. 3; STF
5A_724/2015 del 2 giugno 2016 consid. 6.3 non pubblicato in DTF 142 I 88).
Le misure che permettono
la conservazione della vita nel nucleo famigliare (“communauté familiale”)
devono di conseguenza rimanere prioritarie (Meier,
in: CR CC I, ad art. 310 CC n. 14). Considerata la gravità della misura, ma
anche il rischio che una revoca inappropriata farebbe correre al minore, la
privazione del diritto di determinare il luogo di dimora del figlio deve in
principio essere preceduta da un rapporto o una perizia di un professionista
(osservazione in ambulatorio, affidamento in prova di breve durata, esame
effettuato da un gruppo interdisciplinare specializzato in protezione dei
minori; Meier, in: CR CC I, ad
art. 310 n. 16).
La
misura di privazione della custodia parentale consiste dunque nel togliere ai
genitori il diritto di determinare il luogo di residenza e le modalità di cura
del figlio, e a collocare in modo adeguato il minorenne presso terzi o un
istituto (Meier/Stettler, Droit de
filiation, 6ͣ ed, n. 1736-1741 pag. 1129-1741). Nel caso i
genitori vengano privati di tale diritto, la sua titolarità passa all’Autorità
di protezione, che decidendone il collocamento, determina quindi il luogo di
dimora del minore (DTF 128 III 9, consid. 4a; Breitschmid,
BSK ZGB I, ad art. 310 CC n. 6; Meier,
CR CC I, 2010, ad art. 310 n. 7). Tale collocamento deve essere,
secondo la norma, “conveniente” (approprié; angemessen):
esso deve dunque corrispondente alla personalità e ai bisogni del minore (Hegnauer, Grundriss
des Kindesrechts, n. 27.41 pag. 215; Breitschmid, BSK ZGB I, ad art. 310 CC n. 9; Sentenza
CDP del 30 luglio 2014, inc. 9.2014.76, consid. 5). I criteri da prendere in
considerazione sono in particolare l’età del bambino, la sua personalità, i
suoi bisogni educativi o, più in generale, i bisogni relativi alla sua presa a
carico, la stabilità e la continuità del suo ambiente di vita, l’opinione dei
genitori, e le relazioni di prossimità del bambino (v. più diffusamente, Meier, CR CC I, 2010, ad art. 310 n. 22;
v. anche Sentenza ICCA del 30 dicembre 2008). Decidendo il collocamento del
minore, l’Autorità di protezione non trasferisce il diritto di custodia – di
cui rimane titolare – ma unicamente la custodia di fatto del minore (faktische Obhut, garde de fait); tale nozione comprende
la cura quotidiana del figlio e l’esercizio dei diritti e dei doveri legati a
tali cure e all’educazione quotidiana (cfr. DTF 128 III 9 consid. 4a e
il commento di Stettler, Garde de
fait et droit de garde, in ZVW 2002, pag. 236 e seg.; Vez, CR CC I, 2010, ad art. 300 n. 1).
5.2
Ai sensi dell’art. 313
cpv. 1 CC, in caso di modificazione delle circostanze le misure prese per
proteggere il figlio sono adattate alla nuova situazione. La norma concretizza
il principio di proporzionalità, che impone all’Autorità di protezione di
adottare le misure adottate quando le medesime si rivelano non (più) adeguate
in ragione dell’evoluzione della situazione (STF 5A_981/2018 del 29 gennaio
2019, consid. 3.3.2.1; Meier, CR
CC I, 2010, ad Intro art. 307-315b CC n. 36 e ad art. 313 CC n. 2). Una
modifica delle misure di protezione adottate in favore di un minore esige
tuttavia un cambiamento duraturo e significativo nelle circostanze che sono
state all'origine della loro pronuncia, l'importanza del nuovo fatto deve
essere valutata secondo i principi di stabilità e continuità della presa a
carico del minore. Una modifica implica peraltro, in una certa misura, una
prognosi sull’evoluzione futura delle circostanze determinanti; prognosi che
dipende in larga misura dal comportamento precedente delle persone interessate.
Le misure di protezione dei minori mirano a migliorare la situazione e devono
pertanto essere "ottimizzate" a intervalli regolari, fino a quando
gli effetti da loro prodotti non le rendano inutili (STF 5A_981/2018 del 29
gennaio 2019 consid. 3.3.2.1; STF 5A_715/2011 del 31 gennaio 2012 consid. 2 e
cit.; Meier, CR CC I, 2010, ad
art. 313 CC n. 5). Se una misura, nella sua forma attuale, si rivela non più
necessaria, deve essere annullata o sostituita da una misura meno severa (STF
5A_981/2018 del 29 gennaio 2019 consid. 3.3.2.1; STF 5A_736/2014 del 8 gennaio 2015
consid. 3.4.3). Più la misura è stata incisiva, più la diminuzione della
protezione dovrà compiersi per gradi, salvo casi eccezionali di cambiamento
radicale delle circostanze (STF 5A_981/2018 del 29 gennaio 2019 consid.
3.3.2.1). Quando i fatti che hanno fondato il provvedimento non sono più di
attualità, il giudice può, al bisogno, aggiornare i suoi atti in applicazione
della massima inquisitoria (art. 446 al. 1 CC, su rinvio dell'art. 314 cpv. 1
CC), in particolar modo attraverso una perizia complementare che verta sulla
questione di sapere se e in quale misura la situazione è cambiata e necessita
se del caso un adattamento della misura (STF 5A_981/2018 del 29 gennaio 2019
consid. 3.3.2.1; STF 5C.294/2005 del 27 febbraio 2006 consid. 4.3, in FamPra.ch
2006.
p. 772; Meier/Stettler, Droit
de la filiation, 6ͣ ed, n. 1685 p. 1098).
Qualora il
collocamento del minore non risulti più confacente alla personalità e ai
bisogni del minore, l’Autorità di protezione dovrà modificare la sua decisione
in applicazione dell’art. 313 CC (Breitschmid, BSK ZGB I, ad art. 310 CC n. 9; Meier, CR CC I, 2010, ad art. 310 n.
22). In tal caso non entra in considerazione un’ulteriore decisione di ritiro
del diritto di determinare il luogo di dimora ai sensi dell’art. 310
cpv. 1 CC, nella misura in cui, come visto, tale diritto è rimasto all’Autorità
di protezione e non è stato delegato ai terzi presso cui il minore è collocato
per decisione dell’autorità (detentori di una semplice custodia di fatto;
COPMA, Droit de la protection de l’enfant, Guide Pratique, n. 2.87 pag. 61-62).
6.
Nel
caso in esame, come risulta dalla decisione cautelare in esame, la privazione
del diritto di determinare il luogo di dimora dei tre minori è avvenuta a
seguito delle tante segnalazioni dei vari Istituti scolastici che lamentavano
il persistere delle assenze scolastiche dei minori, dei due sfratti subìti
dalla famiglia e in considerazione del fatto che l’Autorità di protezione,
oltre a non essere riuscita ad incontrare i genitori (cfr. ultima udienza 5
dicembre), non è mai riuscita ad “agganciarli” in alcun modo. Nella decisione
impugnata veniva riferito che l’Autorità non era riuscita ad ottenere le
valutazioni richieste negli anni o a fare eseguire gli interventi ordinati (cfr.
richiesta d’intervento al SMP del 4 aprile 2019, richiesta d’intervento all’UAP
del 30 luglio 2019). Dopo aver preso atto che la famiglia aveva una difficile
situazione finanziaria (debitoria) ed era stata sfrattata due volte in pochi
mesi (maggio e novembre 2019), l’Autorità di prime cure ha pertanto ritenuto
necessario segnalare i coniugi al Ministero pubblico (art. 219 CP) e mettere in
protezione i minori.
L’Autorità di prime cure,
al momento della decisione supercautelare (10 gennaio 2020), ha rilevato
“un quadro domestico precario” e di negligenza ricorrente ai danni dei figli,
ritenendo “opportuno” mettere in protezione i minori e questo “sino a quando
non sarà in possesso delle risultanze dell’inchiesta penale e della valutazione
psico affettiva sui minori” (ordinata con la supercautelare).
I minori sono inizialmente
stati portati all’Ospedale __________. Dal rapporto redatto dal dr. med. __________
(cfr. certificato 22 gennaio 2020) emerge che non sono emersi “elementi clinici
di rilievo”, nulla è stato rilevato riguardo all’abbigliamento o alle
condizioni igieniche dei minori, nessun ematoma, ecchimosi o altro.
Un mese dopo la decisione supercautelare,
l’Autorità di prime cure ha confermato la misura di privazione del diritto di
determinare il luogo di dimora, mediante decisione cautelare.
L’Autorità ha basato la
propria decisione sulle valutazioni dell’UAP (avvenute al momento dello sfratto,
in assenza dei genitori) e sulle segnalazioni da parte dei proprietari
dell’appartamento in cui viveva la famiglia. Nulla veniva indicato in relazione
al pericolo a cui sarebbero stati sottoposti i minori, se non un “disagio”
famigliare.
6.1
Ora, dagli atti a
disposizione dell’Autorità di protezione emergeva indubbiamente una situazione
di disagio all’interno del nucleo famigliare. Questo traspariva dalle
innumerevoli segnalazioni da parte dai vari Istituti scolastici frequentati dai
minori negli anni, che lamentavano assenze davvero lunghe e importanti, così
come il fatto di non essere riusciti a prendere contatto con i genitori. Come
pure dagli evidenti e confermati problemi finanziari dei coniugi (cfr. estratti
EF, situazione debitoria) e dai due sfratti subìti dalla famiglia (cfr. agli
atti). UAP e SMP hanno, dal canto loro, dichiarato di non essere mai riusciti a
dare seguito ai mandati conferiti loro e l’Autorità di protezione neppure a
convocare gli interessati ad un incontro. Il capo equipe dell’UAP ha dichiarato
che “gli è capitato davvero poche volte nella sua carriera che una famiglia
fugga dalle varie Autorità in questa maniera”, aggiungendo che “questo
assenteismo ha portato a immaginare ogni qualsiasi situazione, non si poteva
sapere cosa capitava nel nucleo famigliare” (cfr. verbale ARP 23.01.2020 pag. 4
in alto).
6.2
Comunque, pur non
negando che la situazione famigliare era molto delicata, i motivi che hanno
fondato la decisione impugnata sono insufficienti a giustificare una misura
incisiva quale la privazione del diritto di determinare il luogo di dimora, e così
come rettamente evidenziato dalla curatrice di rappresentanza dei minori (cfr.
osservazioni pag, 9 verso il basso) a protrarla ulteriormente. La decisione
nulla dice in merito al “pericolo” a cui i minori non potevano essere altrimenti
sottratti. La decisione impugnata appare lacunosa dal profilo dei principi di sussidiarietà
e proporzionalità. L’Autorità di protezione neppure pretende di aver preso
negli anni misure meno incisive, o che altri provvedimenti siano falliti.
In merito alla
proporzionalità della misura l’Autorità di prime cure, in sede d’osservazioni
al reclamo (cfr. pag. 4), ha indicato di aver valutato se fosse il caso di
istituire una curatela educativa con il compito di assistere i genitori
nell’educazione dei figli e nel percorso formativo, ritenendo che tale misura,
“sicuramente meno incisiva rispetto a quella decretata”, non avrebbe “sortito
nessun effetto visto la costante irreperibilità e fuga” messa in atto dai
genitori dei minori. Tale tesi non può essere condivisa.
Come risulta da
giurisprudenza e dottrina la misura contestata, può essere ammessa unicamente
quando gli altri provvedimenti sono falliti o appaiono di primo acchito
insufficienti.
L’Autorità di prime cure,
pur non negando che da anni ha cercato invano di “agganciare” i genitori, non
ha però preso alcuna misura meno incisiva. Vista la difficile situazione
avrebbe già da tempo dovuto ordinare, una misura di controllo, una curatela
educativa o una misura di sostegno alla famiglia per la situazione finanziaria
(ad esempio un’amministrazione di sostegno o una curatela di rappresentanza), senza
attendere così a lungo, assecondando ancora di più la chiusura della famiglia e
l’irreperibilità dei genitori.
6.3
Questa conclusione è
confortata anche dalle risultanze delle perizie fatte esperire nel frattempo
dall’Autorità di protezione.
La valutazione peritale 14
aprile 2020 allestita dallo psicologo __________, definita “illuminante” dalla
curatrice di rappresentanza, molto dettagliata e precisa, osserva che “alla
lente di una valutazione più approfondita” il modo di vivere della famiglia e
lo stile di vita quantomeno originale non possono essere in sé connotati come
caratteristiche tipiche del maltrattamento, dell’abuso fisico o psichico o di
importanti pervasioni e/o sottrazioni dello psichismo minorile, nemmeno della
grave incuria poiché nello stile educativo di questi genitori non compare
alcuna violenza fisica o psichica così come non è presente alcuna costrizione,
sfruttamento o quant’altro a scapito della prole” (perizia 14 aprile 2020 pag.
26). Il perito riconosce che la famiglia vive in un “grado di chiusura
impermeabile ai rapporti con l’impianto sociale relazionale extra nucleare”,
che ha generato “l’inevitabile intervento dell’Autorità”.
Il perito ha però rimarcato
che il collocamento fuori dalla famiglia “è in generale e salvo eccezioni, da
considerarsi come misura straordinaria poiché in ogni caso genera nei minori e
nei genitori uno stato di cattività e una condizione di importante
discontinuità relazionale su cui è necessario interrogarsi sia rispetto ai
termini di necessità, proporzionalità, opportunità e prolungamento nel tempo.
Pertanto, dal profilo psicologico e pratico, è imprescindibile, a posteriori e
a distanza di tre mesi dall’ordinanza di tale misura, interrogarsi sia a
proposito dei benefici ottenuti, sia riguardo, palesi o occulti che siano, ai
suoi effetti negativi indesiderati, che si configurano addirittura come
elementi di controindicazione alla sua permanenza” (pag. 27).
Il perito ha concluso,
senza mezzi termini, che i genitori di PI 1, PI 2 e PI 3 “sono ritenuti in
linea di massima e fino a prova del contrario e con riserva, entrambi idonei
nell’espletamento del loro compito genitoriale educativo” e questo nonostante
la loro “originalità” e le loro difficoltà (cfr. perizia pag. 28).
6.4
Diversa conclusione
traspare invece dal rapporto finale 20 aprile 2020 di valutazione socio-ambientale
dell’UAP – non condivisa dalla curatrice di rappresentanza (cfr. osservazioni
pag. 8) – secondo cui viene proposta la revoca del collocamento per PI 1, con
autorizzazione a rientrare al proprio domicilio, ma consigliato il prosieguo
del collocamento per le due sorelle minori.
L’UAP, pur osservando di “non
ritenere che si tratti di genitori maltrattanti” ha precisato che “vi sono
degli aspetti di inconsapevolezza, alcuni concreti, altri legati alla bassa
capacità introspettiva dei genitori”.
Dalla valutazione emerge
che però che i genitori hanno buone formazioni, praticano attività sportive,
sono uniti e hanno una buona collaborazione tra di loro, sono dinamici
(praticano varie attività con i figli, sportive e non), il nucleo famigliare è
molto unito.
Ora, la posizione della curatrice
di rappresentanza – secondo cui “la valutazione socio ambientale è forse poco
convincente” – è condivisibile. Alla lettura della valutazione mal si comprende
per quale motivo “le bambine trarrebbero beneficio da un collocamento in
internato in un CEM, alfine di garantire il soddisfacimento dei loro bisogni”.
6.5
Come a
giusto titolo rilevato sia dai reclamanti che dalla curatrice di
rappresentanza, la decisione di privazione del diritto di determinare il luogo
di dimora non rispetta i principi di sussidiarietà e proporzionalità della
misura.
La decisione di affidare i
minori ad una famiglia affidataria rispettivamente ad un Istituto, oltre a non
configurare la misura meno incisiva, si basava su accertamenti incompleti.
Questa conclusione
è suffragata dall’attenta e precisa perizia giunta agli atti in sede di
procedura e, per finire, è condivisa anche dall’Autorità di prima sede (cfr.
replica ARP 05.05.2020).
7.
In
simili circostanze, la decisione impugnata, nella misura in cui dispone che RE
1.
e RE 2 sono privati del diritto di determinare il luogo di dimora di PI 1, PI
2.
e PI 3, va annullata (cfr. disp. 1 e 2). La decisione va annullata anche
nella misura in cui dispone il collocamento dei tre minori (cfr. disp. 3, 4 e
5).
Al riguardo
va ricordato che il minore PI 1 è già rientrato al proprio domicilio come da
decisione anticipata per email dallo scrivente presidente della Camera di
protezione in data 29 aprile 2020.
L’Autorità
di prime cure provvederà ora ad organizzare, senza indugio – per il tramite
dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione – il rientro al proprio domicilio
anche di PI 2 e PI 3. Si evidenzia che il rientro a casa, dopo un
collocamento in famiglia affidataria di più di 4 mesi, deve essere debitamente
preparato.
8.
L’Autorità di
protezione disporrà tutte le misure accompagnatorie necessarie a tutela del
bene prioritario dei minori, facendo riferimento alle indicazioni fornite dal
perito psicologo __________ (cfr. pag. 28 perizia). In particolare oltre all’istituzione
della curatela educativa, di cui si dirà in seguito (cfr. consid. 9), l’Autorità
di prima sede dovrà valutare la necessità di istituire tutte le misure che
riterrà opportune al fine di tutelare al meglio il bene dei minori: misura di
sorveglianza educativa, controlli evolutivi per i minori, prese a carico
terapeutiche individuali (suggerita per PI 2), nonché misura a protezione della
situazione finanziaria per i reclamanti (misura di sostegno o curatela di
rappresentanza). La precarietà della situazione famigliare, oltre ad emergere
dagli atti, è stata ammessa dai reclamanti stessi (cfr. reclamo pag. 7, udienza).
9.
Quanto alla curatela
educativa istituita con la decisione impugnata va rilevato quanto segue.
I reclamanti pur
opponendosi genericamente anche avverso a tale misura non si esprimono puntualmente
al riguardo.
In simili circostanze, su
questo punto il reclamo va respinto, siccome non motivato.
L’urgenza, la necessità e
la proporzionalità di tale misura risulta con ogni evidenza dagli atti (cfr.
perizia __________). La stessa curatrice di rappresentanza propone la conferma
della misura e della nomina della curatrice __________, con il compito di
sostenere i genitori nell’educazione dei figli. La curatrice nominata nella
decisione impugnata è stata per altro ben accettata dai reclamanti (cfr.
osservazioni curatrice di rappresentanza).
In simili circostanze la
decisione, nella misura in cui istituisce una curatela educativa, va confermata
ed adattata alle nuove circostanze e secondo le indicazioni del perito
psicologo __________ e della curatrice di rappresentanza (cfr. disp. 19-20). Va
pure confermata la nomina della signora __________ quale curatrice educativa
(cfr. disp. 21) L’Autorità di protezione provvederà a ridefinire con la
curatrice il compenso e il dispendio orario, conformemente ai nuovi compiti a
lei attribuiti (cfr. disp. 22).
10.
Quanto
alle altre misure prese nella decisione impugnata va rilevato quanto segue.
Le misure
relative alla regolamentazione delle relazioni personali, peraltro neppure
contestate, sono superate per effetto della presente decisione (cfr. disp. 6, 7,
13.
e 18). Gli obblighi fatti ai genitori (cfr. disp. 8) vanno mantenuti in
relazione alle istruzioni della curatrice educativa e inglobati nel dispositivo
19.
(riformato); per il resto, vanno annullati.
Le perizie ordinate
nella decisione sono nel frattempo già state evase (__________ e UAP) (cfr. disp.
10, 11 e 12).
11.
RE 1 e RE
2.
vanno resi fin d’ora attenti al dovere di collaborare con l’Autorità di
protezione in relazione alle misure accompagnatorie che riterrà
necessario/opportuno istituire a tutela del bene prioritario dei minori, come indicato al considerando 8.
12.
Tasse e spese di
giustizia seguirebbero la soccombenza. Viste le circostanze del caso concreto
si rinuncia eccezionalmente al loro prelievo. Non si assegnano ripetibili.
13.
L’assistenza
giudiziaria garantisce a chi non dispone dei mezzi per assumersi gli oneri della
procedura o le spese di patrocinio la possibilità di tutelare i suoi diritti
davanti alle autorità giudiziarie e amministrative (art. 2 LAG); essa è esclusa
se la procedura non presenta possibilità di esito favorevole per l’istante
(art. 3 cpv. 3 LAG).
Occorre che l’istante sia indigente; che le
possibilità di successo della causa siano almeno pressoché equivalenti o solo
leggermente inferiori al rischio di soccombenza; che il richiedente non sia in
grado di far valere da sé le proprie ragioni in giudizio e non abbia conoscenze
specifiche (v. rinvio dell’art. 13 LAG, art. 117 segg. CPC; sentenza CDP del 15
novembre 2013 inc. 9.2013.180).
RE 1 e RE 2 palesemente
indigenti (cfr. doc. D reclamo), sono posti al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con il patrocinio dell’avv. PR 1.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia:
1. Il reclamo è parzialmente
accolto.
Di conseguenza:
1.1. la decisione cautelare
14 febbraio 2020 dell'Autorità regionale di protezione __________ è così
riformata:
1. Annullato.
2.
Annullato.
3. Annullato.
4. Annullato.
5. Annullato
6. Superato.
7. Superato.
8. Annullato.
9. Confermato.
10. Evaso.
11. Evaso.
12. Evaso.
13. Superato.
14. Evaso.
15. Evaso.
16. Evaso.
17. Evaso.
18. Superato.
19. A
favore di PI 1, PI 2 e PI 3 è istituita una curatela educativa ai sensi
dell’art. 308 cpv. 1 e 2 CC I genitori sono tenuti a seguire le istruzioni
della curatrice educativa.
20. La
curatrice educativa avrà il compito assistere e accompagnare i genitori e i
figli nel loro percorso di riavvicinamento e, nel seguito, di consigliare ed
aiutare i genitori nella cura dei figli, segnatamente nelle problematiche
relazionali e scolastiche.
21. Confermato.
22. Da
ridefinire dall’Autorità di protezione in accordo con la curatrice educativa.
23. Confermato.
24. Confermato.
1.2. È
confermato il rientro di PI 1 presso l’abitazione famigliare, disposto in data
29 aprile 2020.
1.3. L’Autorità
regionale di protezione __________ provvederà senza indugio – per il tramite
dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione – ad organizzare il rientro al
domicilio di PI 2 e PI 3.
2. Non
si prelevano né tassa né spese di giustiz ia. Non si assegnano
ripetibili.
3. L'istanza
di assistenza giudiziaria di RE 1 e RE 2, con il gratuito patrocinio dell'avv. PR
1 è accolta.
4. Notificazione:
-
-
Comunicazione:
-
-
-
Il
presidente
La
vicecancelliera
Rimedi giuridici
Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72
segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è
ammissibile solo se il valore litigioso
ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge
tale importo, il ricorso in materia
civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.