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Decisione

9.2022.96

Misure opportune

18 agosto 2022Italiano17 min

segnalazione riguardante la famiglia, l’Autorità regionale di protezione __________

Source ti.ch

Incarto n.

9.2022.96

Lugano

18 agosto 2022

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il presidente della Camera di protezione del

Tribunale d'appello

Damiano

Bozzini

giudice

unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

assistito

dalla

vicecancelliera

Baggi

Fiala

sedente

per statuire nella causa che oppone

RE

1

e

RE

2

all’

Autorità

regionale di protezione __________,

per

quanto riguarda i figli PI 1, PI 2, PI 3 e PI 4;

giudicando

sul reclamo del 28 maggio 2022 presentato da RE 1 e RE 2 contro la decisione

emessa il 23 maggio 2022 dall'Autorità regionale di protezione __________;

letti ed esaminati gli atti,

ritenuto

in fatto

Fatti

A. PI 1 (2007), PI 2

(2009), PI 3 (2013) e PI 4 (2017) sono figli di RE 1 e RE 2.

B. A seguito di

segnalazione riguardante la famiglia, l’Autorità regionale di protezione __________

(in seguito Autorità di protezione) ha chiesto un rapporto scolastico ai

rispettivi direttori d’istituto dei quattro minori (cfr. rapporti 24 settembre

e 4 ottobre 2021).

C. Il 25 ottobre 2021

l’Autorità di protezione ha convocato RE 1 e RE 2 per discutere della

situazione famigliare e personale. Durante l’incontro è emerso che i genitori

si erano nel frattempo separati.

D. Il 15 novembre 2021

la membro permanente dell’Autorità di prime cure ha sentito PI 3, PI 2 e PI 1

individualmente (cfr. verbale agli atti).

Il 22 novembre 2021

l’Autorità di prime cure ha nuovamente convocato i genitori separatamente.

Dalle parti è stato confermato che durante il fine settimana precedente, mentre

si trovavano a __________ con i figli, a seguito di un litigio, RE 2 ha “dato

una testata” alla moglie

rompendole il naso.

RE 2 si è detto

dispiaciuto di aver “perso le staffe”, ma non si definisce una persona

violenta ed ha informato di essere seguito dallo psicologo __________.

E. Con decisione

cautelare 22 novembre 2022 l’Autorità di protezione ha conferito mandato all’SMP

di presa a carico terapeutica dei minori (art. 307 cpv. 1 CC) e disposto che “le

relazioni personali padre-figli dovranno avvenire senza passaggio fra i

genitori, ma dovranno scendere da casa o far capo a terzi per il passaggio /

trasporto”.

F. Il 7 aprile 2022 l’SMP

ha trasmesso il progetto terapeutico a sostegno dei quattro minori (cfr. agli

atti).

G. Con scritto 17 maggio

2022 il SMP ha informato che i contenuti del progetto sono stati condivisi con

i genitori, che si sono dimostrati formalmente collaboranti.

H. Mediante decisione 23

maggio 2022 l’Autorità di protezione ha,

in via cautelare:

- confermato

il mandato al SMP di presa a carico terapeutica di PI 2 e PI 3 (art. 307 cpv. 1

CC) (disp. 1);

- fortemente

consigliato per PI 1 un percorso psicologico presso il SMP (art. 307 cpv. 3 CC)

(disp. 2);

- conferito

mandato al SAE di fornire un sostegno ai genitori e in particolare per garantirlo

verso PI 1 e PI 4 (art. 307 cpv. 3 CC) (disp. 3);

- fatto

ordine ai genitori di intraprendere una mediazione presso il Consultorio o

presso il loro terapeuta di fiducia (art. 307 cpv. 3 CC) (disp. 4);

e nel merito:

- ordinato

dei controlli sul consumo di THC nei confronti di RE 1 e della figlia PI 1 con

controlli a sorpresa (disp. 5);

- conferito

mandato di valutazione socio-famigliare/ambientale all’UAP (disp. 6);

La decisione è stata

dichiarata immediatamente esecutiva (disp. 9).

I. Con reclamo 28

maggio 2022 RE 1 e RE 2 (trasmesso per competenza dall’Autorità di protezione,

cfr. scritto 9 giugno 2022) si sono aggravati avverso la predetta decisione,

contestando in particolare l’ordine di mediazione (disp. 4), i controlli sul

consumo del THC per la madre (disp. 5), il mandato di valutazione

socio-ambientale (disp. 6) e la presa a carico terapeutica presso il SMP per PI

2 e PI 3 (disp. 1).

I reclamanti informano di

aver intrapreso una mediazione e un coaching (lo psicologo __________) e

che ora il clima è sereno. Ragione per la quale si oppongono alla mediazione

ordinata in sede di sentenza. Quanto all’obbligo di controlli THC sulla madre,

la stessa ribadisce di aver fumato in una sola occasione con la figlia “per

condividere con lei questa esperienza e farle capire che fumare non ha senso”.

Non ritenendosi una consumatrice abituale di THC non accetta di sottoporsi a

controlli a sorpresa.

I reclamanti si oppongono

alla presa a carico per PI 2 e PI 3, informando che nel caso in cui vi sarà la

necessità provvederanno a scegliere una persona idonea.

Pur riconoscendo di avere

avuto delle difficoltà in passato, confermano che la situazione famigliare è

migliorata lamentando che la decisione si baserebbe su due semplici colloqui avvenuti

a novembre 2021.

L. Con scritto 9 giugno

2022 l’Autorità di prime cure ha trasmesso il reclamo alla Camera di protezione

e indicato che non intende riconsiderare la propria decisione.

M. Con osservazioni 24

giugno 2022 l’Autorità di protezione ha chiesto che il reclamo “per quanto

riferito alla raccolta delle prove” sia immediatamente respinto in quanto

irricevibile poiché diretto contro una decisione incidentale. Per quanto

attiene “agli altri punti” l’Autorità rinvia alle considerazioni

contenute nello scritto 9 giugno 2022 e riconferma la propria decisione.

Considerato

in diritto

Considerandi

1.

Le decisioni delle

Autorità regionali di protezione concernenti minorenni sono impugnabili

mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di appello, nella

composizione di un giudice unico (art. 450 CC in relazione agli art. 314 cpv. 1

e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione e la procedura

in materia di protezione del minore e dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7

LOG). Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli

art. 450 segg. CC occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla

procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le azioni

connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa (art.

99.

LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012

concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria,

alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).

2.

Nella decisione

impugnata l’Autorità di protezione ha in particolare, in via cautelare, confermato

il mandato al SMP di presa a carico terapeutica di PI 2 e PI 3 (disp. 1);

fortemente consigliato per PI 1 un percorso psicologico presso il SMP (disp.

2); conferito mandato al SAE di fornire un sostegno ai genitori (disp. 3); fatto

ordine ai genitori di intraprendere una mediazione presso il Consultorio o

presso il loro terapeuta di fiducia (disp. 4) e nel merito: ordinato dei

controlli sul consumo di THC nei confronti di RE 1 e della figlia PI 1 (disp.

5); conferito mandato di valutazione socio-famigliare/ambientale all’UAP (disp.

6).

Le misure sono state prese in sede d’udienza alla

presenza di entrambi i genitori (che hanno sottoscritto il verbale di

decisione). In sede d’osservazione l’Autorità di protezione ha precisato che

gli interventi e accertamenti attuati sono di “bassa soglia” e vanno

mantenuti per il bene dei minori. Considerate le difficoltà esistenti è

necessario che gli accertamenti proseguano.

3.

Nel loro reclamo RE

1.

e RE 2 si aggravano contro i disp. 1, 4, 5 e 6 della decisione in esame.

Ritenuto che la situazione fra i genitori sarebbe nel frattempo migliorata la

mediazione non avrebbe alcun senso. Si oppongono ai controlli del THC ordinati

alla madre, ribadendo che la stessa non sarebbe una consumatrice abituale. Quanto

alla presa a carico per PI 2 e PI 3 assicurano che se vi fosse la necessità di

un sostegno vi provvederebbero loro stessi.

4.

Per costante

giurisprudenza le decisioni con cui un'autorità dispone l'assunzione di prove –

tra le quali vanno annoverate le perizie socio–ambientali, pedo–psichiatriche,

sulle capacità genitoriali e sulle modalità delle parti di relazionarsi – sono

decisioni incidentali, poiché non mettono fine alla procedura (DTF 5P.350/2004

del 10 maggio 2005, cons. 2.1; Copma, Guide pratique Protection de l’adulte,

pag. 63 n. 1.158); questo genere di risoluzione è impugnabile unicamente nella

misura in cui arreca all'interessato un pregiudizio irreparabile, ossia uno

svantaggio che nemmeno una decisione finale a lui favorevole eliminerebbe

interamente (RtiD I–2005 pag. 783; DTF 133 III 426 consid. 1.3.1, 133 III 629

consid. 2.3.1, 5A_498/2012); detta prassi mantiene la propria validità anche

con l’entrata in vigore delle nuove norme sul diritto di protezione (cfr. art.

319.

litt. a CPC su rinvio dell’art. 450f CC e FF 2006 6391, pag. 6471; FF 2006

6593, pag. 6748) e della nuova Legge sulla procedura amministrativa (art. 66

cpv. 2 LPAmm).

5.

In quanto rivolto

contro la decisione di conferire mandato di valutazione socioambientale all’UAP

(disp. 6) e di ordinare dei controlli sul consumo di THC (disp. 5) il reclamo

va dichiarato irricevibile. Come a giusto titolo rilevato dall’Autorità di

prime cure, in sede d’osservazione, i reclamanti non sostengono in alcun modo

l’esistenza di un eventuale danno non altrimenti riparabile, ma si limitano a

contestare la necessità e l’opportunità di simili assunzioni di prove.

6.

Giusta l’art. 307

cpv. 1 CC se il bene del figlio è minacciato e i geni-tori non vi rimediano o

non sono in grado di rimediarvi, l’autorità di protezione dei minori ordina le

misure opportune per la protezione del figlio.

Nell’esecuzione di questa incombenza, l’autorità di

protezione gode di un ampio potere d’apprezzamento quanto al modo di procedere

(MEIER/STETTLER, Droit de la filiation, 6ª ed., Losanna 2019, N. 1689, pag.

1101).

L’Autorità di protezione

può segnatamente ammonire i genitori, gli affilianti o il figlio, impartire

loro istruzioni per la cura, l’educazione o l’istruzione e designare una

persona o un ufficio idoneo che abbia diritto di controllo e informazione (art.

307.

cpv. 3 CC).

Le misure previste dagli

art. 307 segg. CC hanno lo scopo di proteggere il bambino da possibili minacce

al suo sviluppo fisico, psichico o morale (CR CC I, MEIER, art. 307 N. 5;

HEGNAUER/BREITSCHMID, Grundriss des Kindesrechts, 5ª edizione, pag. 206 n.

27.14). Esse sono volte dunque al bene del minorenne e non dipendono da

un'eventuale colpa dei genitori, né costituiscono una sanzione nei loro

confronti. L’eventuale colpa del padre o della madre non configura una

condizione di messa in atto della misura (CR CC I, MEIER, N. 28 ad Intro. art.

307–315b; BREITSCHMID in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I,

6ͣ ed., Basilea 2018, N. 4 ad art. 307 CC). L’applicazione delle misure di

protezione è retta dal principio di proporzionalità che si traduce nella legge

in una gradualità degli interventi, che va dalla misura più leggera quella più

incisiva (MEIER/STETTLER, op. cit., N. 1681 pag. 1095).

Nel dettaglio l’art. 307

cpv. 3 prevede una lista non esaustiva delle misure che l’Autorità può ordinare

a protezione del minore.

Affinché rispetti il

principio della proporzionalità la misura deve es-sere necessaria e sufficiente

ad assicurare la protezione del mino-re. L’Autorità potrà in primo luogo

ammonire i genitori ai loro doveri, dare loro consigli in ambito di cura,

educazione e formazione del minore (ad esempio: pareri medici, frequentazioni a

corsi di cura, partecipazioni a corsi per genitori). L’Autorità potrà anche

consigliare i genitori ed orientarli verso i Servizi competenti o ancora

impartire loro istruzioni.

L’art. 307 CC funge pure

da base legale per il disciplinamento di misure d’indagine, volte a determinare

l’eventuale messa in pericolo del bene del minore e la necessità di adottare

misure più incisive (esami medici ambulatoriali, osservazioni di durata

limitata presso un Istituto, perizie psichiche dei genitori in caso di sospetti

di abusi).

L’Autorità potrà infine

designare una persona (ad esempio assi-stente sociale, psicologo) o un ufficio

idoneo (servizi per la protezione dei minori) che abbia facoltà di controllo e

d’informazione (CR CC I, MEIER, art. 307 CC, N. 11–15 pag. 1879 e segg.).

Benché tali misure (di

controllo e informazione) si trovino in basso alla scala delle misure di

protezione, anche in tal caso l’Autorità dovrà applicare il principio di

proporzionalità.

Tra le misure immaginabili

si può prevedere anche l’obbligo di accompagnare il minore dal medico per

sottoporlo a esami, di accompagnarlo periodicamente da un pediatra designato,

di collocarlo momentaneamente in una clinica o, brevemente, in un Istituto per

una perizia, di obbligarlo a seguire un corso di recupero scolastico, di

presentarlo al servizio psicologico scolastico, di accettare un intervento

esterno di natura sistemica, che permetta la sua permanenza al domicilio

piuttosto che il suo collocamento, di proteggerlo contro lo sfruttamento

commerciale di cui è vittima, di mantenere dei rapporti regolari con i

responsabili della formazione professionale, di proibire la modifica del suo

luogo di residenza, o ancora di adottare delle modalità di pubblicazione delle

fotografie del minore su internet rispettose del suo bene (MEIER/STETTLER, op.

cit., N. 1692 pag. 1102-1103).

7.

Nel suo

apprezzamento, l'Autorità – in virtù del principio inquisitorio illimitato che

governa il diritto di filiazione – non è vincolata né alle dichiarazioni delle

parti né alle prove da loro fornite (DTF 130 III 734, consid. 2.2.2-2.2.3; 129

III 417, consid. 2.1.1.-2.1.2; 128 III 411, consid. 3.2.1; 122 III 408, cons.

3d).

Il citato principio vale

anche per la regolamentazione delle relazioni personali (STF 5A_69/2011 del 27

febbraio 2012 consid. 2.3; 5C.58/2004 del 14 giugno 2004 cons. 2.1.2).

Esso impone all’autorità

di chiarire i fatti e prendere in considera-zione d’ufficio tutti gli elementi

che possono essere importanti per rendere una decisione conforme al bene del

minore. L’Autorità può istruire la fattispecie secondo il proprio

apprezzamento, amministrando finanche le prove in modo inabituale (BSK ZPO,

MAZAN/STECK, ad art. 296 CPC; MEIER/STETTLER, op. cit. nota 1764 pag. 492; STF

5A_991/2015 del 29 settembre 2016, consid. 6.2, non pubblicato al DTF 142 III

612), sollecitare rapporti, di propria iniziativa, anche se tale modo di

procedere non è previsto dal diritto di procedura cantonale (FamKomm

Erwachsenenschutz, STECK, art. 446 CC, N. 11; DTF 128 III 411, consid. 3.2.1).

Questo principio non

dispensa tuttavia le parti dal dovere di collabo-rare attivamente alla

procedura e di esporre le proprie tesi (STF 5A_69/2011 del 27 febbraio 2012,

consid. 2.3).

8.

Con la decisione in

esame l’Autorità di protezione ha pure ordinato una mediazione ai genitori

(disp. 4) ed una presa a carico per PI 2 e PI 3 (disp. 1).

Dagli atti emerge che i

minori hanno manifestato disagi a seguito della situazione famigliare. I

rapporti scolastici trasmessi su richiesta all’Autorità confermano tale

disagio. La condizione di PI 1 era già stata segnalata alla famiglia

(comportamenti inadeguati all’età) con richiesta di collaborazione con la

scuola ed invito a fare seguire la minore dall’SMP (cfr. scritto 4 ottobre

2021).

Era pure già stata

segnalata preoccupazione per lo stato di PI 3 (esprimeva il desiderio di morire

e di farsi del male) a seguito della malattia della madre.

L’Autorità ha pertanto

convocato i genitori e sentito i minori. Durante l’audizione è stata confermata

la conflittualità fra i genitori ed è emerso un grave fatto di violenza al

quale hanno assistito i minori e che ha loro provocato un forte malessere.

Mentre la famiglia si trovava a __________, a seguito di un alterco RE 2 ha “dato

una testata alla moglie, rompendole il naso”. La signora teneva fra le

braccia la figlia minore.

Il disagio dei figli per

la conflittualità famigliare affiora dalle audizioni dei minori stessi. Emerge

altresì che la madre non ha chiesto aiuto e che sono i figli ad aver assunto la

responsabilità di farlo per proteggere madre e fratelli.

Dall’audizione di PI 1

(agli atti) traspare una consapevolezza e una grande sofferenza per la

situazione famigliare.

Dal

canto loro i genitori sembrano voler sminuire i fatti.

9.

Ora, diversamente da

quanto ritengono i reclamanti, la necessità delle misure ordinate dall’Autorità

di prime cure, a tutela del bene prioritario dei minori, emerge con ogni

evidenza dagli atti. Al riguardo, si sono limitati a sostenere che se i figli

dovessero necessitare di un sostegno vi provvederebbero scegliendo una persona

idonea. Dagli atti emerge però che, benché già in passato era stato segnalato

il bisogno di simili sostegni direttamente alla famiglia, la stessa non vi

aveva dato seguito.

Come indicato

dall’Autorità di prime cure, una presa a carico di PI 2 e di PI 3 è quindi una

misura necessaria a tutela del loro benessere. Questo in considerazione dei

disagi manifestati e della poca consapevolezza emersi in sede d’udienza.

10.

Quanto alla mediazione

va rilevato quanto segue.

Giusta l’art. 314 cpv 2 CC

“nei casi idonei l’autorità di protezione dei minori può ingiungere ai

genitori di tentare una mediazione”. La disposizione riprende il tenore

dell’art. 297 cpv. 2 CPC (Meier/Stettler, op. cit., loc. cit.). Il tentativo di

una mediazione volontaria deve quindi essere distinto dalla mediazione

obbligatoria. Quest’ultima può essere tutt’ora ordinata quale misura fondata sull’art.

307.

cpv. 3 CC (cfr. Cottier, Protection de l’adulte, in CommFam 2013, pag.

1066, n. 28, con riferimenti). Dal 1° gennaio 2017, per altro, il legislatore

federale, nell’ambito delle modifiche legislative sul mantenimento dei minori,

ha reso applicabile l’art. 297 cpv. 2 CPC a tutte le procedure del diritto di

famiglia riguardanti i figli – e non più solo del diritto matrimoniale –

permettendo al giudice di ingiungere più ampiamente ai genitori di tentare una

mediazione o anche disporla se la ritiene necessaria per il bene del figlio,

anche al di fuori del matrimonio. La mediazione, se sono adempiute le

condizioni dell’art. 218 CC, può essere gratuita (cfr. Messaggio del Consiglio

Federale concernente la modifica del Codice civile svizzero del 29 novembre

2013, Mantenimento del figlio, pag. 542 e 543).

Nel caso in esame i

reclamanti non contestano la scelta del mediatore, bensì il fatto di doversi

sottoporre a mediazione. Pur ammettendo di aver avuto difficoltà in passato

dichiarano di aver già intrapreso una mediazione e un coaching con lo psicologo

__________, assicurando di aver già raggiunto l’obiettivo della mediazione

(migliorare la comunicazione). A mente di questo Giudice, come a giusto titolo

rilevato dall’Autorità di prime cure, una mediazione famigliare con lo scopo di

migliorare la comunicazione nella coppia separata, oltre che discutere le

questioni educative, risulta nell’interesse prioritario del bene dei minori.

Il fatto che gli stessi

reclamanti ammettano di aver già intrapreso questo percorso conferma la bontà

della misura.

Neppure la circostanza

secondo cui i genitori hanno ripreso la convivenza permette di giungere a

diversa conclusione.

11.

Tutto quanto

considerato, la situazione famigliare di conflittualità in cui hanno vissuto i

minori e la conseguente messa in pericolo del loro bene non possono essere

negate. In simili circostanze, la decisione dell’Autorità di protezione di

ordinare una presa a carico terapeutica per PI 2 e PI 3 (disp. 1), come pure

una mediazione fra i genitori (disp. 4), entrambe prese nell’interesse

prioritario dei minori, appaiono proporzionate, resistono alle generiche

critiche dei reclamanti e vanno di conseguenza confermate.

12.

Il reclamo, nella

misura della sua ricevibilità, va pertanto respinto e la decisione impugnata

confermata.

Gli oneri processuali

seguono la soccombenza (art. 47 e 49 LPAmm). Tasse e spese di giustizia vanno

poste a carico dei reclamanti in solido.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia:

1. Il reclamo, nella

misura della sua ricevibilità, è respinto.

2. Gli oneri del

reclamo consistenti in:

a) tassa di

giustizia fr. 400.–

b) spese fr.

100.–

fr.

500.–

sono posti a carico di RE

1 e RE 2, in solido.

3. Notificazione:

-

-

Comunicazione:

-

Il

presidente

La

vicecancelliera

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in

materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le

decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95

a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72

segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è

ammissibile solo se il valore litigioso

ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge

tale importo, il ricorso in materia

civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di

importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è

disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in

materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in

materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.

116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal

caso dall'art. 115 LTF.