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Decisione

90.2007.128

Stralcio di un perimetro di rispetto di un bene culturale di interesse cantonale per carenza di motivazione

30 novembre 2009Italiano23 min

Source ti.ch

Fatti

i parametri edificatori possibili all'interno del perimetro di rispetto, conferirebbe

pieno potere di apprezzamento ai funzionari dello Stato. Essi chiedono che

quest'articolo sia riformulato in maniera più precisa, in modo da chiarire i

criteri di edificabilità con la definizione di norme architettoniche

applicabili nel perimetro, a garanzia dei proprietari degli immobili toccati

dal provvedimento. Non protestano ripetibili.

3.2. La Divisione spiega che l'estensione del perimetro

dev'essere considerata alla luce del fatto che non solo la tutela dell'oggetto

in sé ma anche del suo contesto ambientale e urbanistico ha assunto un ruolo

importante. Il perimetro, che non mette in discussione i parametri della zona

R2, non costituisce un vincolo eccessivo. Le modifiche ai progetti edilizi che

l'Ufficio dei beni culturali potrà richiedere dovranno essere fondate,

giustificate e non limitative dei parametri edificatori della zona; esse

saranno impugnabili; un eventuale arbitrio dell'ufficio preposto non può essere

pregiudizialmente contestato in questa sede. Il perimetro di rispetto serve a

garantire una buona qualità architettonica delle costruzioni una coerente

organizzazione degli spazi aperti nell'area di pertinenza del bene culturale e

non a inibire l'edificazione nei suoi dintorni. D'altronde, il contestato art.

30bis NAPR non fa altro che riprendere l'art. 22 cpv. 2 della legge sulla protezione dei beni culturali, del 13 maggio 1997

(LBC; RL 9.3.2.1), precisandone l'estensione (mantenimento della visibilità del

bene protetto) e la competenza nell'ambito della procedura edilizia.

4. 4.1. La protezione

della natura e del paesaggio è sancita a livello costituzionale dall'art. 78

della Costituzione federale della Confederazione Svizzera, del 18 aprile 1999

(Cost.; RS 101), che ne affida la competenza ai Cantoni, mentre fa carico alla

Confederazione di rispettare nell'esecuzione dei propri compiti le caratteristiche

del paesaggio, l'aspetto degli abitati, i luoghi storici, come anche le rarità

naturali e i monumenti culturali, con l'obbligo di conservarli intatti quando

vi sia un interesse generale e preponderante. Il paesaggio è parimenti protetto

dalla LPT, il cui art. 3 cpv. 2 stabilisce che dev'essere rispettato e che

in particolare (lett. b) occorre integrare nel paesaggio gli insediamenti, gli

edifici e gli impianti, nonché (lett. d) conservare i siti naturali. Giusta

l'art. 14 cpv. 2 LPT, i piani regolatori devono delimitare le zone protette,

che comprendono (art. 17 cpv. 1 LPT): i ruscelli, i fiumi, i laghi e le loro

rive (lett. a); i paesaggi particolarmente belli e quelli con valore

naturalistico o storico-culturale (lett. b); i siti caratteristici, i luoghi

storici, i monumenti naturali e culturali (lett. c); i biotopi per gli animali

e vegetali degni di protezione (lett. d). Il diritto cantonale può prevedere,

in vece delle zone protette, altre misure adatte (art. 17 cpv. 2 LPT).

4.2. A livello cantonale, oltre al decreto legislativo sulla protezione delle

bellezze naturali e del paesaggio, del 16 gennaio 1940 (DLBN; RL 9.3.1.1), e

all'istituto del piano del paesaggio (art.

28 cpv. 1 LALPT), la LALPT prevede espressamente, all'art. 28 cpv. 2 lett. h, la possibilità di fissare nelle

rappresentazioni grafiche dei piani regolatori i vincoli speciali cui è

assoggettata l'utilizzazione di taluni fondi, in particolare per la protezione

delle acque, la tutela del paesaggio e dei suoi contenuti naturalistici, degli

edifici di pregio storico-culturale e della vista panoramica. Inoltre, secondo

l'art. 29 LALPT, il piano regolatore può prevedere l'obbligo di mantenere costruzioni,

singoli alberi, gruppi di essi o siepi che concorrono a formare la bellezza e

la caratteristica del paesaggio (cpv. 2 lett. d), come pure stabilire le regole

sulla manutenzione degli edifici (cpv. 1 lett. g).

4.3. Nel nostro Cantone è inoltre in vigore, dal 1° novembre 1997, la LBC, che

ha abrogato la legge per la protezione dei monumenti storici e artistici,

del 15 aprile 1946 (LMS). Questa nuova legge, fondata su una

nozione di cultura più aperta e dinamica rispetto a quella tradizionale, fa

riferimento non più ai soli valori alti della civiltà, ma anche all'insieme di

tutti quei valori, usi e costumi che caratterizzano il vivere sociale di un

popolo e permette, di conseguenza, di tener conto di tutte quelle presenze che

possono anche apparire minori, se misurate con i canoni classici, ma che non

per questo sono prive di importanza, talvolta anche notevole, sotto angolazioni

culturali diverse.

4.3.1. La protezione del patrimonio culturale è compito comune del proprietario

e dell'ente pubblico (cfr art. 5 LBC); sono suscettibili di protezione sia i

beni culturali mobili che quelli immobili (cfr. art. 2 LBC). L'art. 2 LBC dà la

definizione di bene culturale, ossia un bene che riveste importanza per la

collettività, un oggetto non solo d'interesse storico o artistico, ma anche

religioso, archeologico, architettonico, urbanistico, etnografico,

archivistico, bibliografico, numismatico ecc. Fra i beni suscettibili di

protezione trovano posto, come detto, gli immobili, ossia le costruzioni, i manufatti,

le rovine, le parti costitutive o accessorie di costruzione, le zone archeologiche

ecc., così come i beni mobili, definiti secondo l'art. 713 del codice civile

svizzero, del 10 dicembre 1907 (CC; RS 210), come oggetti che possono essere

trasferiti senza alterarne la sostanza. Non solo oggetti singoli possono essere

oggetto di tutela; anche una pluralità di beni, che riveste interesse nel suo

insieme (come una collezione, un fondo archivistico o librario, un nucleo) può

essere protetta nella sua globalità (cfr. Consiglio

di Stato, messaggio concernente il disegno di legge sulla protezione dei

beni culturali, del 14 marzo 1995, n. 4387, in: RVGC 1997, sessione ordinaria

primaverile, volume 1.2, pag. 1003 segg., commento agli art. 2-4 del progetto,

pag. 1026 seg.). Si deve però trattare di prodotto del lavoro dell'uomo: è pertanto

il territorio costruito (nuclei, giardini, vie storiche) che può essere

protetto in applicazione di questa legge, anche per la sua importanza

paesaggistica. Il paesaggio non costruito può essere assoggettato a

limitazioni, nella misura in cui sia incluso nel perimetro di rispetto di un

bene culturale protetto secondo l'art. 22 cpv. 2 LBC (cfr. messaggio cit., §

4.2 lett. b, pag. 1023 ).

4.3.2. Secondo l'art. 3 LBC, sono beni culturali protetti

quelli che beneficiano di protezione pubblica ai sensi della legge. Quanto agli

immobili, la legge distingue tra quelli d'interesse cantonale e quelli d'interesse

locale. I primi sono testimonianze cui è attribuito un significato culturale

che travalica l'ambito locale e sono protetti per decisione cantonale (art. 20

cpv. 3 LBC). I secondi sono protetti per decisione comunale (art. 20 cpv. 2

LBC) e fanno parte di quei beni che rivestono importanza soprattutto per le collettività

locali. La ragione delle predette distinzioni sta nel

trattamento in parte differenziato che la legge riserva a ciascuna delle

Considerandi

categorie dei beni protetti (cfr. art. 20 e segg. LBC).

4.3.3

L'art. 19 LBC definisce le condizioni generali

dell'istituzione della protezione e, pur senza fissare a priori criteri di

giudizio intrinseci, indica i parametri secondo i quali un bene viene protetto:

determinante ed essenziale ai fini della protezione è l'interesse pubblico,

ossia il significato e l'importanza che l'oggetto, preso nel suo contesto,

riveste per la collettività in quanto luogo o fram-mento della memoria collettiva.

L'interesse pubblico alla conservazione presuppone, insomma, che si tratti di

beni nei quali la collettività si identifichi e vi riconosca i propri valori

essenziali, al punto da dover essere tramandati alle generazioni a venire (cfr.

messaggio cit., commento all'art. 19 del progetto, pag. 1032). La legge affida alla Commissione dei beni culturali (CBC; art. 45

LBC) il compito di farsi di volta in volta interprete della sensibilità

culturale della collettività e di individuare quell'interesse pubblico che giustifica

la protezione di un bene (messaggio cit., commento all'art. 45 del progetto,

pag. 1045). Il regime giuridico della protezione deve soddisfare due esigenze

in parte contrapposte: d'un canto salvaguardare un oggetto del patrimonio

collettivo, dall'altro consentire l'esercizio della proprietà sul medesimo bene

(Patrizia Cattaneo Beretta, La legge cantonale sulla

protezione dei beni culturali, in: RDAT I/2000, pag. 139 segg., § 4.3.2., pag.

152). Per quanto concerne la

protezione dei beni immobili, giusta l'art. 20 LBC l'istituzione della tutela

s'inserisce nella procedura di adozione o modifica del piano regolatore o del

piano di utilizzazione cantonale: la legge impone infatti una precisa

individuazione e descrizione di ogni singolo oggetto (art. 28 cpv. 2 lett. i LALPT). Spetterà quindi anzitutto al municipio sottoporre, in fase

d'elaborazione del piano, ai servizi cantonali la sua proposta relativa ai beni

immobili d'interesse comunale. La commissione dovrà dare il suo preavviso e parimenti

indicare, già in fase di esame preliminare, quali siano gli immobili

d'interesse cantonale da proteggere (cfr. art. 20 cpv. 1 LBC). Autorità competenti

per la decisione di istituzione della protezione sono il legislativo comunale

per gli immobili d'interesse locale e il Consiglio di Stato per quelli

d'interesse cantonale (art. 20

cpv. 2 e 3 LBC).

4.3.4

Secondo l'art. 22

LBC, salvo disposizione contraria, la protezione di un bene culturale si

estende all'oggetto nel suo insieme, in tutte le sue parti e strutture interne

ed esterne (cpv. 1) e, se le circostanze lo esigono, nelle adiacenze del bene

protetto è da delimitare un perimetro di rispetto entro il quale non sono ammessi

interventi suscettibili di compromettere la sua conservazione o la sua

valorizzazione (cpv. 2). La citata norma concretizza uno dei principi generali

alla base della nuova legislazione sulla protezione dei beni culturali, secondo

la quale un bene culturale deve essere tutelato nella sua interezza e, per

quanto possibile, nel suo contesto spaziale (cfr. anche Elsbeth Wiederkehr Schuler, Denkmal- und Ortsbildschutz: die

Rechtsprechung des Bundesgerichts und des Zürcher Verwaltungsgerichts,

Zurigo 1999, pag. 84). Sovente l'importanza di un bene culturale, in particolare

un immobile, risulta tanto dal suo valore intrinseco quanto dalla sua

situazione nel contesto spaziale. Il bene deve quindi esser protetto nel suo

insieme non potendosi limitare la protezione, come nel passato, a singoli

elementi (una facciata, il portale, una colonna, una finestra). Assume quindi

grande importanza la delimitazione del perimetro di rispetto (art. 22 cpv. 2

LBC), con funzione analoga alla zona di protezione codificata dalla legislazione

previgente (art. 12 abrogata LMS, cfr. messaggio cit., commento ad art. 22-29,

pag. 1037). Tale perimetro di rispetto verrà delimitato, per gli immobili, nel

piano delle zone.

5.

Una restrizione di diritto pubblico è compatibile con la garanzia

della proprietà sancita dall'art. 26 Cost. solo se si fonda su una base legale,

è giustificata da un interesse pubblico preponderante, rispetta il principio

della proporzionalità e non lede l'essenza dell'istituto (art. 36 cpv. 1-4

Cost.; DTF 129 I 337 consid. 4.1, 126 I 219 consid. 2). La legalità,

l'interesse pubblico e la proporzionalità costituiscono, d'altra parte, dei principi

giuridici fondamentali, che lo Stato deve sempre rispettare nelle proprie la

attività (art. 5 Cost.). In linea di massima è pubblico l'interesse che coinvolge

la generalità dei cittadini o una suo frazione significativa e che compete al potere

pubblico promuovere nell'esercizio delle sue funzioni. Nel caso di un provvedimento

di pianificazione del territorio esso è segnatamente dato quando la sua adozione

corrisponde a un bisogno importante, chiaramente avvertito dalla collettività.

Tale interesse deve prevalere sui contrapposti interessi pubblici e privati in

gioco (RDAT I-2000 n. 24 consid. 4.1. con rinvii; Piermarco Zen-Ruffinen/Christine Guy-Ecabert,

Aménagement du territorie, construction, expropriation, Berna 2001, n. 98-102; Scolari, op. cit., n. 558-594). Il principio della proporzionalità esige invece che le restrizioni

della proprietà siano idonee a raggiungere lo scopo d'interesse pubblico

desiderato, che tra i diversi provvedimenti a disposizione per conseguirlo

venga scelto quello che lede in misura minore gli interessi del proprietario,

infine che sussista un rapporto ragionevole tra lo scopo di interesse pubblico

perseguito e i mezzi utilizzati (RDAT II-2000 n. 75 consid. 5b con rinvii;

Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op.

cit., n. 103-106; Scolari, op.

cit., n. 595-610).

6.

Conformemente alle direttive ricevute dal Dipartimento, il comune ha

inserito l'edificio rustico in località Temp (mapp. 677) tra i monumenti

culturali di rilevanza cantonale; tale denominazione è poi stata modificata

in beni culturali d'interesse cantonale, in consonanza con la LBC, nel

frattempo entrata in vigore. Tale modifica, di natura formale, non ha mutato la

qualifica del bene in questione, che, come visto (supra, consid. 1.2.),

non può qui essere messa in discussione.

7.

I ricorrenti non

mettono in dubbio, a ragione, la facoltà per il Governo di istituire il

controverso perimetro di rispetto, in ogni caso data (cfr. in particolare

consid. 4.3.4). Il provvedimento impugnato, però, non è stato motivato tanto

quanto alla necessità di istituire il perimetro di rispetto, quanto alla sua

estensione. La decisione è, dunque, insufficientemente motivata, in contrasto

al principio fondamentale sancito all'art. 26 cpv. 2 LPamm e in contrasto con

una delle componenti essenziali del diritto di essere sentito (Borghi/Corti, op. cit., n. 1 ad art. 26

LPamm). Fa difetto, difatti, una qualsiasi spiegazione sulla sua necessità,

sulle circostanze che hanno spinto a delimitarlo nelle adiacenze del bene

culturale in oggetto. Il difetto di motivazione appare, altresì, più grave se

si considera che le esigenze relative alla motivazione sono accresciute se,

come nel caso concreto, l'applicazione della legge implica esercizio del potere

di apprezzamento o l'interpretazione di una norma giuridica indeterminata (cfr.

Scolari, op. cit., n. 395 e DTF

ivi citata, n. 536). S'impone, dunque, il parziale annullamento della

risoluzione impugnata, stralciando il perimetro di rispetto contestato e l'art.

30bis cpv. 1 cifra 2 NAPR. Gli atti sono, di conseguenza, retrocessi

al Governo affinché fornisca una congrua motivazione per l'istituzione del

perimetro di rispetto e dei criteri alla base della sua limitazione (art. 65

cpv. 2 LPamm).

8.

Quanto alla richiesta di riformulare l'art. 30bis NAPR nel senso di definire le norme architettoniche

applicabili e i criteri di edificabilità all'interno del perimetro di rispetto,

ciò che significherebbe, in concreto, la modifica del secondo capoverso di quest'articolo.

Il Tribunale ritiene di poter dedurre dalla redazione delle domande che questa richiesta

sia stata posta in via subordinata rispetto a quella di stralciare il perimetro

di rispetto. Dato che la domanda principale è stata accolta con la presente

decisione (cfr. supra, consid. 7), non occorre ora esprimersi al

riguardo. Inoltre, sempre in seguito all'annullamento del perimetro di

rispetto, gli effetti che questo potrebbe avere non interessano più, allo

stadio attuale, i fondi dei ricorrenti.

9.

La tassa di giustizia è posta a carico dei ricorrenti (art. 28

LPamm). Non si assegnano ripetibili, visto anche che gli insorgenti hanno espressamente

dichiarato di non protestarle (art. 31 LPamm).

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli art. 5, 26, 36 e 78 Cost., 2,3,

14,17, 26 e 33 LPT, 28, 29, 37 e 38 LALPT, 2, 3, 5, 19, 20, 22 e 45 LBC, 16

RBC, 26, 28, 31 e 65 LPamm, 30 e 30bis NAPR di Claro;

dichiara

e pronuncia:

1. I ricorsi,

nella misura in cui ricevibili, sono parzialmente accolti.

§. Di conseguenza:

1.1. la decisione impugnata è annullata nella misura in cui istituisce un

perimetro di rispetto per l'edificio rustico a Temp in corrispondenza

dei mapp. 674, 678, 2328, 2329 e 2330 di Claro;

1.2. L'art. 30bis cpv. 1 cifra 2 NAPR è stralciato;

1.3. gli atti sono retrocessi al Governo perché proceda a emettere una nuova

decisione motivata.

2. La tassa

di giustizia di fr. 600.- è posta a carico dei ricorrenti, in ragione di 150.-

fr. per ricorso. Non si assegnano ripetibili.

3.Contro la presente decisione è dato ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna entro il termine di

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul Tribunale federale,

del 17 giugno 2005, LTF; RS 173.110).

4. Intimazione

a:

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente Il

segretario

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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