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Decisione

90.2007.131

Conferma non approvazione di una zona edificabile

8 settembre 2009Italiano10 min

Source ti.ch

Fatti

A. RI 1 è proprietario del mapp. 1'095 in località Ronchitt (nei pressi di Besenza) del comune di Claro. Il fondo, inedificato,

ha una superficie di 777 mq censita quale prato.

B. Nella seduta 24 novembre 2003, il consiglio comunale di Claro ha

adottato la revisione del piano regolatore. Per quanto qui interessa il comune

ha attribuito il mapp. 1'095 alla zona residenziale estensiva R2. Il fondo in

oggetto non era assegnato alla zona edificabile nel piano regolatore previgente,

approvato dal Governo nel 1976.

C. Il Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore il 10 luglio

2007; esso ha tuttavia negato l'approvazione a talune scelte, sospeso la

propria decisione in merito ad altre e modificato alcune d'ufficio. Per quanto

qui d'interesse, il Governo ha innanzitutto rilevato il forte

sovradimensionamento del piano regolatore del 1976: questo piano, tenuto conto

anche delle varianti nel frattempo approvate, permetteva l'insediamento di 4600

abitanti, fronte a una popolazione che nel 2005 era di 2370 abitanti. Per

questo motivo essenzialmente - oltre a ragioni paesaggistiche, urbanistiche,

naturalistiche e di tutela del territorio agricolo - l'Esecutivo cantonale non

ha approvato una serie di ampliamenti, rispetto al piano previgente, della zona

edificabile proposti dal comune. In particolare non ha approvato la zona Besenza,

che comprende nelle intenzioni del Governo anche la località Ronchitt, cui

appartiene il fondo del ricorrente (ris. impugnata, pag. 25-26, pag. 138 e

allegato 8), ordinando al comune di proporre una nuova destinazione

pianificatoria. Inoltre, il Governo non ha approvato la zona AP 3 Centro

sportivo (cfr. ris. impugnata, pag. 137).

D. Con ricorso 6 ottobre 2004, RI 1 insorge davanti al Tribunale

cantonale amministrativo chiedendo l'approvazione della zone edificabile posta

in località Besenza a valle della strada e l'approvazione della zona AP 3

Centro sportivo. Il ricorrente ritiene che il mappale, urbanizzato,

permette il regolare sviluppo della frazione di Duno, il cui nucleo, posto a

monte, presenta diverse costruzioni vecchie e nuove. Vi sarebbe quindi un

interesse pubblico alla sua attribuzione al territorio edificabile. Ritiene inoltre

che la zona AP3 sia una proposta positiva che andava accetta.

E. La Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità chiede che

il ricorso sia respinto; i motivi saranno, se necessario, riportati nel

seguito. Il municipio di Claro chiede la conferma dell'impostazione adottata

dal consiglio comunale.

F. Il 6 novembre 2008 ha avuto luogo l'udienza, sono stati visitati i

luoghi e scattate alcune fotografie, consegnate agli atti. Il ricorrente ha ritirato

la domanda relativa alla zona AP 3. L'istruttoria è stata dichiarata chiusa e

le parti hanno rinunciato a presentare delle conclusioni.

Considerato, in

diritto

1.La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la tempestività

del gravame e la legittimazione attiva di RI 1 sono certe (art. 38 cpv. 1 e

cpv. 4 lett. c legge cantonale di applicazione della legge federale sulla

pianificazione del territorio, del 23 maggio 1990; LALPT; RL 7.1.1.1). Nella

misura in cui il ricorso è stato ritirato esso dev'essere stralciato dai ruoli,

mentre per il resto è ricevibile e dev'essere esaminato nel merito.

2.2.1. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia.

Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b della legge federale

sulla pianificazione del territorio, del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), il

diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da

parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il

Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il

piano - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legalità

ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità

incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità

loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro

compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente

sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il

diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più

appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi a intervenire

nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo

e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione

di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori

fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione,

rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di

livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche

Considerandi

l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia

stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi

richiesta dall'art. 3 dell'ordinanza sulla pianificazione del territorio, del

28.

giugno 2000 (OPT; RS 700.1; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b, II-1999 n. 27

consid. 3).

2.2

Il potere cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece

circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n.

78.

consid. 6c, II-1999 n. 27 consid. 3, II-1997 n. 23). Fanno eccezione - per

poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui il Tribunale

interviene quale unica autorità di ricorso a livello cantonale (DTF 114 Ib 81

consid. 3, 109 Ib 121 consid. 5; Bernhard Waldmann/Peter Hänni,

Handkommentar Raumplanungsgesetz, Berna 2006, n. 64 ad art. 33), segnatamente

quindi i casi in cui sono impugnati un diniego di approvazione rispettivamente

una modifica d'ufficio del piano regolatore disposti dal Consiglio di Stato.

3.

RI 1 insorge contro la mancata approvazione da parte del Governo

della zona edificabile R2 in località Besenza, a valle (ovest) della strada Al

Piz da Crèe, cui appartiene il mapp. 1'095 di sua proprietà.

3.1

I piani di utilizzazione - nel nostro Cantone

chiamati, a livello comunale, piani regolatori (art. 24 segg. LALPT) - disciplinano

l'uso ammissibile del suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi debbono delimitare in

primo luogo le zone edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le

zone edificabili comprendono, secondo l'art. 15 LPT, i terreni idonei

all'edificazione che sono già stati edificati in larga misura (lett. a) e

quelli prevedibilmente necessari e urbanizzati entro quindici anni (lett. b).

Di massima un terreno che adempie queste esigenze dev'essere attribuito alla

zona edificabile a meno che, dopo una ponderazione globale degli interessi che

la legislazione sulla pianificazione del territorio tende a salvaguardare (cfr.

in particolare gli art. 1 e 3 LPT), debba essere incluso, parzialmente o

totalmente, nel territorio fuori della zona edificabile (RDAT I-2001 n. 49

consid. 3a). I criteri posti dall'art. 15 LPT per l'assegnazione di un terreno

alla zona edificabile hanno quindi una portata relativa e non un valore

assoluto. Essi rappresentano piuttosto dei principi generali della pianificazione

del territorio, dei punti di riferimento, che - ancorché soddisfatti - non

conducono necessariamente all'attribuzione del terreno interessato alla zona

fabbricabile (cfr. la giurisprudenza appena citata; inoltre Alexandre Flückiger, Commentario LPT n. 25-29 ad art. 15; Piermarco Zen-Ruffinen/Christine Guy-Ecabert,

Aménagement du territorie, construction, expropriation, Berna 2001, n. 314).

3.2

Come appena visto, perché un fondo possa essere

attribuito alla zona fabbricabile occorre che ci si trovi, come condizione

minima, in una delle ipotesi previste dall'art. 15 LPT, ciò che non è il caso

per la zona in esame.

3.2.1

Innanzitutto questa zona non può essere ritenuta appartenere ai terreni

edificati in larga misura ai sensi restrittivi intesi dalla giurisprudenza. Con

terreni edificati in larga misura ai sensi dell'art. 15 lett. a LPT si intende

infatti essenzialmente il territorio costruito in maniera compatta, oltre

eventualmente singole particelle inedificate al suo interno, direttamente

confinanti con la zona edificabile, in genere già edificate e di superficie

relativamente ridotta (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3b; Flückiger, op. cit., ad art. 15 n. 60; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n.

319). Ora, tanto il sopralluogo quanto il semplice esame della

cartografia permettono di escludere che questa zona sia già edificata in larga

misura. Al contrario, essa appare come un comparto in sostanza privo di

edificazioni, appena intaccato dalle costruzioni, in corrispondenza della

citata strada posta a monte dello stesso, e a connotazione agricola. I pochi

edifici presenti non presentano nemmeno tutti le caratteristiche della zona

residenziale, alla quale il ricorrente mira far attribuire la zona Besenza, e alcuni

hanno invece una tipica connotazione rustica.

3.2.2

La zona in esame non è nemmeno necessaria per lo sviluppo del comune dei

prossimi quindici anni (cfr. art. 15 lett. b LPT). La decisione di

approvazione, come visto, spiega esaurientemente che la zona edificabile di

Claro è sovradimensionata. In merito il ricorrente si limita a osservare che la

zona non approvata permetterebbe il regolare sviluppo della frazione di Duno.

Esso, però, non si confronta con il problema dell'eccedenza di zone edificabili

nel comune. Tale aspetto è stato peraltro esaminato e confermato dal Tribunale

nell'ambito di un ricorso che lo contestava.

3.3

In definitiva, poiché nessuna delle condizioni alternative poste dall'art.

15.

lett. a e lett. b LPT è adempiuta per quanto attiene alla zona in esame, la

decisione del Governo che non approva la zona edificabile R2 in località

Besenza appare corretta e deve essere confermata.

4.

In

assenza dei requisiti legali, nemmeno una ponderazione globale degli interessi

(cfr. consid. 3.1.) permetterebbe di attribuire il territorio in questione alla

zona fabbricabile. In ogni caso, deve anzitutto essere rilevato l'interesse generale

a impedire la formazione di zone edificabili troppo vaste

(cfr. RDAT 1-2001 n. 49, consid. 3c). Inoltre, la circostanza, asserita

dal ricorrente, secondo il quale il comparto sarebbe urbanizzato, non è

decisiva e non conferisce un diritto alla loro attribuzione alla zona edificabile

(DTF 122 II 326 consid. 6a, 117 Ia 434 consid. 3g; RDAT I-2001 n. 49 consid.

3c; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n. 321). Da ultimo,

va sottolineata l’imprescindibile esigenza, troppo spesso trascurata, di

salvaguardare sufficienti spazi liberi per le future generazioni.

5.

In

definitiva, il ricorso, nella misura in cui non è stralciato dai ruoli,

dev'essere respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico del

ricorrente (art. 28 della legge di procedura per le cause

amministrative, del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1).

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli art. 14, 15, 33 LPT, 3 OPT, 37, 38 LALPT, 28

LPamm;

dichiara

e pronuncia:

1. Il ricorso,

nella misura in cui non è stralciato dai ruoli, è respinto.

2. La tassa

di giustizia e le spese, per complessivi fr. 900.-, sono poste a carico del

ricorrente.

3. Contro la

presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale

federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.

82 segg. legge sul Tribunale federale, del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

4. Intimazione

a:

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il vicepresidente Il

segretario

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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