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Decisione

90.2008.8

Conferma dell'attribuzione alla zona agricola di alcuni fondi

7 settembre 2009Italiano24 min

Source ti.ch

Fatti

i.

25 aprile 2008 di:

__________

__________

patrocinati dall'avv. __________, __________

28 aprile 2008 di:

__________

__________

__________

__________

__________

__________

__________

patrocinati

dall'avv. __________, __________

contro

la risoluzione 18 marzo 2008 (n. 1476), con la quale

il Consiglio di Stato ha approvato alcune scelte pianificatorie rimaste

sospese nell'ambito dell'approvazione, avvenuta con risoluzione 10 luglio

2007 (n. 3571), della revisione del piano regolatore di Claro;

viste le risposte:

- 25 luglio 2008 della

Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità,

- 9 giugno 2008 del

municipio;

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto, in

fatto

A. __________ è proprietario del mapp. 1335, __________ del mapp. 1326,

__________ del mapp. 1338, __________ del mapp. 1332, __________ del mapp.

1334, __________ del mapp. 1341, __________ del mapp. 1328, __________ del

mapp. 1340, __________ e __________ __________ del mapp. 1342 (proprietà

coattiva), __________ del mapp. 1331. Questi mappali, tutti situati in località

Sceresa (secondo la cartografia, Scerese, secondo il registro fondiario) del

comune di Claro, concorrono a formare, insieme ad altri fondi, un comparto - posto

nella parte sud ovest del comune, nei pressi della linea ferroviaria - delimitato

dalle strade Alla Stazione, nord, A Scerése, a est, Int i Trés,

a sud e Ala Gotarbán, a ovest.

B. Nella seduta 24 novembre 2003, il consiglio comunale di Claro ha

adottato la revisione del piano regolatore. Per quanto qui interessa, il comparto

appena descritto, che il precedente piano, approvato nel 1976, attribuiva alla

zona mista residenziale artigianale (RAr3), che permetteva l'edificazione su

tre piani con la possibilità di destinazione residenziale, commerciale e

artigianale non molesta, sono stati attribuiti alla zona residenziale semi intensiva

(R3), che ammetteva unicamente edificazioni residenziali e commerciali.

C. Il Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore il 10 luglio

2007; esso ha tuttavia negato l'approvazione a talune scelte, sospeso la

propria decisione in merito ad altre e modificato alcune d'ufficio. Per quanto

qui d'interesse, il Governo ha innanzitutto rilevato il forte

sovradimensionamento del piano regolatore del 1976: questo piano, tenuto conto

anche delle varianti che nel frattempo erano state approvate, permetteva

l'insediamento di 4'600 abitanti, fronte a una popolazione che nel 2005 era di 2'370

abitanti. Per questo motivo l'Esecutivo cantonale ha rilevato che non vi era

necessità di ampliare la zona edificabile rispetto a quella già stabilita nel

piano regolatore 1976 ma che, anzi, andava valutata la sua riduzione. Il piano

sottoposto dal comune per approvazione, invece, prevedeva un aumento della

contenibilità delle zone abitative: rispetto al calcolo consegnato nel rapporto

di pianificazione, che dichiarava una capacità ricettiva per il nuovo piano di

3'980 abitanti, il Consiglio di Stato ha verificato che questo era invece in

grado di accoglierne ben 6'200. Di conseguenza, il Governo non ha approvato una

serie di ampliamenti della zona edificabile adottati dal consiglio comunale e, ritenuta

la non conformità con la LPT della zona edificabile prevista dal piano

regolatore 1976, ha ritenuto che alcuni comparti non potevano essere

automaticamente ripresi in zona fabbricabile. Di conseguenza, il Consiglio di Stato

ha verificato che per il comparto in località Scersa non erano adempiute le

condizioni minime poste dalla LPT per l'attribuzione alla zona edificabile.

Inoltre, il Governo ha accertato la sua separazione funzionale e formale con la

zona edificabile e la vicinanza con la ferrovia. Il comparto era ben inserito

nella zona agricola, e versava in una situazione simile a quella della vicina

zona industriale J2, che il consiglio comunale stesso già aveva attribuito alla

zona agricola. Il Governo ha quindi annunciato la sua intenzione di non

approvare il comparto in oggetto e ha sospeso la procedura in modo da permettere

al municipio e ai proprietari di inoltrare le proprie osservazioni.

D. Raccolte le osservazioni del municipio e di alcuni proprietari, ritenuto

come gli elementi fossero sostanzialmente quelli di cui già disponeva al

momento della decisione 10 luglio 2007, il Consiglio di Stato, con risoluzione

18 marzo 2008, ha negato l'approvazione della zona R3 in corrispondenza del

citato comparto, chiedendo nel contempo al comune l'adozione di una variante

per la sua assegnazione a una nuova funzione pianificatoria, indicando la zona

agricola come la più idonea.

E. Contro la decisione 18 marzo 2008, il 25, rispettivamente, il 28

aprile 2008, i proprietari dei fondi citati in ingresso sono insorti davanti al

Tribunale cantonale amministrativo con separati, ma nel contenuto analoghi,

ricorsi. Essi hanno chiesto in via principale l'approvazione della zona R3, in

via subordinata il mantenimento della previgente zona RAr3 e, in via ancor più

subordinata che fosse fatta salva la possibilità di avviare una procedura di

espropriazione essendone stabili i presupposti in questa sede.

F. La Divisione dello sviluppo territoriale della mobilità chiede che

il ricorso sia respinto, mentre il municipio di Claro postula la conferma

dell'impostazione adottata dal consiglio comunale.

G. Il 5 novembre 2008 ha avuto luogo l'udienza congiunta, sono stati

visitati i luoghi e scattate alcune fotografie, consegnate agli atti. Le parti

hanno confermato le proprie posizioni e, chiusa l'istruttoria, hanno rinunciato

a presentare delle conclusioni scritte.

Considerato, in

diritto

1.1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo e la

tempestività dei gravami sono date (art. 38 cpv. 1 legge cantonale di applicazione della legge federale

sulla pianificazione del territorio, del 23 maggio 1990; LALPT; RL 7.1.1.1). In merito alla legittimazione attiva dei ricorrenti, il Tribunale

considera quanto segue.

1.1.1. Giusta l'art. 38

cpv. 1 LALPT, contro la decisione di approvazione del piano regolatore sono

legittimati a ricorrere davanti al Tribunale cantonale amministrativo il

comune, i già ricorrenti per gli stessi motivi e ogni altra persona o ente che

dimostri un interesse degno di protezione a dipendenza delle modifiche d'ufficio

disposte dal Governo (art. 38 cpv. 4 lett. a-c LALPT). Il privato cittadino è,

pertanto, legittimato a insorgere solo se ha precedentemente ricorso davanti

all'Esecutivo cantonale; fa eccezione l'ipotesi in cui quest'ultimo abbia

disposto una modifica rispetto alle decisioni del legislativo comunale,

segnatamente quindi un diniego di approvazione rispettivamente una modifica

d'ufficio del piano regolatore.

1.1.2. La legittimazione attiva degli insorgenti è,

dunque, di principio data in applicazione dell'art. 38 cpv. 4 lett. c LALPT.

Essa deve essere tuttavia negata per quanto concerne la domanda formulata in

via subordinata di attribuire i mappali alla zona RAr3, prevista dal precedente

piano, che differisce dalla pianificazione adottata dal comune. In effetti, per

conseguire questo risultato, gli insorgenti avrebbero dovuto preventivamente

impugnare davanti al Consiglio di Stato la decisione comunale, formulando una

tale domanda. Non avendolo fatto, essi hanno accettato la soluzione adottata

dal legislativo comunale. Pertanto, nei loro ricorsi, possono postulare unicamente

la convalida di questa soluzione, sconfessata dal Governo. Non sono invece

legittimati a presentare una terza soluzione. L'interesse degno di protezione,

ai sensi del citato art. 38 cpv. 4 lett. c LALPT, che essi possono vantare a

impugnare la risoluzione governativa, è difatti circoscritto al ripristino

della proposta pianificatoria adottata dal legislativo comunale e modificata

dal Governo. Per poter vantare un interesse legittimo più ampio, che permetta

loro di formulare delle conclusioni proprie, differenti da quelle stabilite a

livello comunale o governativo, i ricorrenti dovrebbero fondarsi sull'ipotesi

contemplata dall'art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT, ciò che è però loro precluso per

il fatto di non essere preventivamente insorti davanti al Governo contro la

delibera del legislativo comunale. Nulla muta al riguardo il fatto che gli

insorgenti chiedano, in concreto, di mantenere per i loro fondi la destinazione

prevista dal piano regolatore del 1976. I ricorrenti sono legittimati pertanto

solo nella misura in cui chiedono il ripristino della pianificazione adottata

dal comune, vale adire l'attribuzione dei loro fondi alla zona R3.

1.1.3. Gli insorgenti chiedono che - in caso di reiezione dei loro gravami -

sia fatta salva la possibilità dell'avvio di una procedura per espropriazione

materiale; alcuni ricorrenti specificano "essendone stabiliti i

presupposti già in questa sede". Tale richiesta è poco chiara. In ogni

caso, nella misura in cui essi intendessero ottenere già in questa sede

l'accertamento dei presupposti per un indennizzo espropriativo, la domanda,

nell'ambito della presente procedura, di natura pianificatoria e non espropriativa,

è irricevibile.

1.2. Poste queste precisazioni, dato che le ulteriori condizioni formali sono,

come visto, adempiute, nella misura in cui sono ricevibili, le impugnative

devono essere esaminate nel merito.

1.3. I ricorsi, che presentano lo stesso fondamento di fatto, sono stati

istruiti congiuntamente e vengono ora decisi con un unico giudizio (art. 51

legge di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966; LPamm; RL

3.3.1.1).

2.2.1. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia.

Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b della legge

federale sulla pianificazione del territorio, del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700),

il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da

parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il

Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il

piano - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legalità

ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità

incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità

loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro

compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente

sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il

diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più

appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi a

intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun

criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario

rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli

scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro

sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto

della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano

direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà

segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale

degli interessi richiesta dall'art. 3 dell'ordinanza sulla pianificazione del

territorio, del 28 giugno 2000 (OPT; RS 700.1; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b,

II-1999 n. 27 consid. 3).

2.2. Il potere cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece

circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n.

78 consid. 6c, II-1999 n. 27 consid. 3, II-1997 n. 23). Fanno eccezione - per

poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui il Tribunale

interviene quale unica autorità di ricorso a livello cantonale (DTF 114 Ib 81

consid. 3, 109 Ib 121 consid. 5; Bernhard Waldmann/Peter Hänni,

Handkommentar Raumplanungsgesetz, Berna 2006, n. 64 ad art. 33), segnatamente

quindi i casi in cui sono impugnati un diniego di approvazione rispettivamente

una modifica d'ufficio del piano regolatore disposti dal Consiglio di Stato.

3.3.1. I ricorrenti chiedono l'approvazione della zona residenziale

semi-intensiva R3 adottata dal comune in corrispondenza dei loro fondi. Essi

sostengono che la decisione del Governo di non approvarla lede la garanzia

della proprietà, il principio della sicurezza e della prevedibilità giuridica,

la stabilità del piano, la buona fede e l'autonomia comunale. Il comparto è a

contatto con la zona edificabile, della quale costituirebbe la naturale continuazione;

la sua esclusione dal territorio fabbricabile creerebbe un'isola incoerente. I

mappali sono urbanizzati, idonei all'edificazione (non sussistono problemi di

Considerandi

esposizione a rumori o altri problemi ambientali) e in parte già edificati (o

in procinto di esserlo). Circa la necessità della loro inclusione in zona

edificabile, sotto il profilo della contenibilità, i ricorrenti ritengono che

la valutazione operata dal Consiglio di Stato sia approssimativa e non tenga

conto del tendenza in atto allo spostamento della popolazione dalla città di

Bellinzona verso i comuni periferici, che subirà verosimilmente un'accelerazione.

Il comparto era inserito in zona edificabile già dal piano regolatore del 1976;

non vi era nessuna necessità di rivedere questa impostazione e il Dipartimento

del territorio, in occasione dell'esame preliminare, non aveva accennato alla

non conformità di questo piano coi principi della pianificazione del

territorio. I ricorrenti richiamano all'attenzione il fatto che il comune già

ha compiuto uno sforzo, rinunciando a proporre l'edificabilità per la zona

industriale J2 a sud del comune, divenuta zona agricola; pretendere oltre

sarebbe eccessivo e sproporzionato.

3.2

La Divisione conferma, con la risposta, quanto già

sostenuto dal Consiglio di Stato. Aggiunge - in merito alla stabilità del diritto

- che la necessità di rivedere il piano regolatore di Claro sia giustifica per

il suo sovradimensionamento, la sua vetustà e la sua non conformità alla LPT e ad

altre leggi, nel frattempo entrate in vigore. La Divisione sottolinea pure come

il piano di indirizzo presentato per l'esame preliminare prevedeva l'esclusione

dalla zona edificabile del comparto in discussione. Infine, l'autorità

cantonale sostiene che l'autonomia comunale non possa essere invocata quando

vengono disattesi i principi fondamentali previsti dalla legge federale. Essa

s'oppone, pertanto, all'accoglimento dei ricorsi.

3.3

Il municipio domanda l'accoglimento del ricorso nella misura in cui chiede

l'approvazione della zona R3 come adottata dal consiglio comunale. Oltre a

sottolineare di aver rinunciato già a riproporre in zona edificabile una parte

della vecchia zona J2 e di non aver impugnato la non approvazione di

ampliamenti della zona edificabile, ritiene che i parametri siano stati

applicati in modo eccessivamente rigoroso, sottolinea gli ingenti investimenti

operati dal comune per l'urbanizzazione del comparto, il fatto che il comparto

sia parzialmente edificato e di aver rilasciato licenze edilizie per l'edificazione

di tre case.

4.4.1

Dapprima

viene esaminata la censura relativa alla violazione della sicurezza e della

prevedibilità giuridica, data la sua valenza preliminare e, quindi, quella

relativa alla violazione della buona fede.

4.2.1

L'adozione di un piano regolatore o di sue varianti

esige una ponderazione globale di tutti gli interessi determinanti, pubblici e

privati, in relazione con l'utilizzazione del suolo, e non può avvenire secondo

rigidi schematismi. La circostanza che vi sia stata un'evoluzione della

situazione di fatto o giuridica dall'entrata in vigore del piano regolatore che

è sottoposto a verifica e modificazione potrebbe teoricamente portare ad un suo

adattamento periodico frequente. Cionondimeno, questo strumento, al fine di

adempiere gli scopi per i quali è stato introdotto, deve beneficiare di una

certa stabilità. Per questo motivo, giusta l'art. 21 cpv. 2 LPT, solo un cambiamento

notevole delle circostanze può giustificare un riesame ed eventualmente un

adattamento del piano di utilizzazione. Il legislatore ha così voluto garantire

ai proprietari di fondi, per i quali il piano regolatore è vincolante (art. 21

cpv. 1 LPT), una certa sicurezza giuridica in questo ambito, anche se essi non

possono dedurre dal fatto che il loro fondo sia stato un tempo inserito in una

determinata zona, che questo rimanga costantemente attribuito alla stessa zona.

4.2.2

Se un piano regolatore è stato adottato già in

vigenza della LPT, vi è la presunzione che le restrizioni della proprietà che impone

ai proprietari interessati siano valide. Per contro, i piani di utilizzazione

che non sono ancora stati adattati alle esigenze poste dal diritto federale in

materia di pianificazione territoriale non possono beneficiare di questa

presunzione, per cui non vi è motivo di garantirne la stabilità. Più un piano,

reputato conforme ai dettami della LPT è recente, più è dato ai singoli

proprietari di contare sulla sua stabilità, e più difficilmente la citata

presunzione della sua validità sarà contestabile.

4.2.3

Il diritto cantonale prevede la verifica del piano regolatore, di

regola, ogni dieci anni (art. 41 cpv. 1 LALPT); esso può essere modificato o

integrato in ogni tempo se l'interesse pubblico lo esige (art. 41 cpv. 2

LALPT). A ogni modo, tale regolamentazione trova i suoi limiti nell'art. 21

cpv. 2 LPT, per il quale la modificazione di un piano regolatore può avvenire

solamente a condizione che le circostanze siano cambiate, che questi mutamenti

concernano i criteri determinanti della pianificazione, che i cambiamenti siano

notevoli e che un adattamento del piano di utilizzazione si renda necessario (cfr.

per tutte le enunciazioni che precedono RtiD I-2008 n. 51 consid. 3.1.; RDAT

II-1998 n. 49 consid. 3a con rinvii).

4.3

In concreto, il piano regolatore di Claro è stato approvato a titolo

provvisorio con risoluzione 19 dicembre 1975 (n. 9174) dal Consiglio di stato e

approvato definitivamente con risoluzione 25 ottobre 1976 (n. 9174). Sin dalla

prima impostazione, i terreni in oggetto erano stati assegnati alla zona RAr3, attribuzione

rimasta invariata sino ad oggi. Alla luce dei principi enunciati sopra (cfr.

consid. 4.2.) appare del tutto legittimo, a distanza di tanti anni, riesaminare

la conformità della zona edificabile con la legislazione nel frattempo entrata

in vigore. Rilevante è pure il fatto che l'impostazione data dal piano

originale non abbia avuto attuazione sino a tempi recentissimi se non in misura

alquanto limitata: solo due case e solo negli ultimi anni. Infine,

dall'adozione della pianificazione qui riesaminata sono entrate in vigore importanti

riforme legislative in materia di pianificazione del territorio; la più

importante riguarda la LPT stessa. Pretestuosa, la censura non merita ulteriore

disamina.

4.4

Pure infondata appare la censura relativa alla violazione della buona fede

(art. 9 Costituzione federale della Confederazione

Svizzera, del 18 aprile 1999;Cost.; RS 101), sollevata da

alcuni ricorrenti, che scaturirebbe da aspettative suscitate dalle autorità

municipali rispettivamente dal Dipartimento del territorio in ambito di esame

preliminare. Innanzitutto i ricorrenti non provano una simile affermazione. Dagli

atti emerge invece che i piani sottoposti a esame preliminare prevedevano

l'assegnazione del comparto in esame alla zona agricola, impostazione condivisa

in quella sede dal Dipartimento del territorio (cfr. documenti del progetto

sottoposto a esame, in particolare cartografia e documento "Valutazione

agricola dei cambiamenti dei limiti di zona", zona residenziale B; esame

preliminare 17 giugno 1995 pag. 14). Ma anche fosse stato vero il contrario, né

il Dipartimento del territorio né il municipio possono offrire assicurazioni riguardo al trattamento pianificatorio definitivo del territorio,

soggetto all'approvazione del Consiglio di Stato (in merito alle condizioni cumulative

per potersi prevalere di una promessa o assicurazione ottenuta da un autorità,

quand'anche contraria alla legge, cfr. Adelio

Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, IIª ed., Cadenazzo 2002, n. 639).

5.5.1

Una restrizione di diritto pubblico è compatibile con la garanzia

della proprietà sancita dall'art. 26 Cost. solo se si fonda su una base legale,

è giustificata da un interesse pubblico preponderante, rispetta il principio

della proporzionalità e non lede l'essenza dell'istituto (art. 36 cpv. 1-4

Cost.; DTF 129 I 337 consid. 4.1, 126 I 219 consid. 2). La legalità,

l'interesse pubblico e la proporzionalità costituiscono, d'altra parte, dei

principi giuridici fondamentali, che lo Stato deve sempre rispettare nelle

proprie attività (art. 5 Cost.). In linea di massima è pubblico l'interesse che

coinvolge la generalità dei cittadini o una suo frazione significativa e che

compete al potere pubblico promuovere nell'esercizio delle sue funzioni. Nel

caso di un provvedimento di pianificazione del territorio esso è segnatamente

dato quando la sua adozione corrisponde a un bisogno importante, chiaramente avvertito

dalla collettività. Tale interesse deve prevalere sui contrapposti interessi

pubblici e privati in gioco (RDAT I-2000 n. 24 consid. 4.1.

con rinvii; Piermarco

Zen-Ruffinen/Chrisitne Guy-Ecabert, Aménagement du territoire,

construction, expropriation, Berna 2001, n. 98-102; Scolari, op. cit. n. 558-594). Il

principio della proporzionalità esige invece che le restrizioni della proprietà

siano idonee a raggiungere lo scopo di interesse pubblico desiderato, che tra i

diversi provvedimenti a disposizione per conseguirlo venga scelto quello che

lede in misura minore gli interessi del proprietario, infine che sussista un

rapporto ragionevole tra lo scopo di interesse pubblico perseguito e i mezzi

utilizzati (RDAT II-2000 n. 75 consid. 5b con rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n.

103-106; Scolari, op. cit., n.

595-610).

5.2

I piani di utilizzazione - nel nostro Cantone

chiamati, a livello comunale, piani regolatori (art. 24 segg. LALPT) -

disciplinano l'uso ammissibile del suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi debbono

delimitare in primo luogo le zone edificabili, agricole e protette (art. 14

cpv. 2 LPT). Le zone edificabili comprendono, secondo l'art. 15 LPT, i terreni

idonei all'edificazione che sono già stati edificati in larga misura (lett. a)

e quelli prevedibilmente necessari e urbanizzati entro quindici anni (lett. b).

Di massima un terreno che adempie queste esigenze dev'essere attribuito alla

zona edificabile a meno che, dopo una ponderazione globale degli interessi che

la legislazione sulla pianificazione del territorio tende a salvaguardare (cfr.

in particolare gli art. 1 e 3 LPT), debba essere incluso, parzialmente o

totalmente, nel territorio fuori della zona edificabile (RDAT I-2001 n. 49

consid. 3a). I criteri posti dall'art. 15 LPT per l'assegnazione di un terreno

alla zona edificabile hanno quindi una portata relativa e non un valore

assoluto. Essi rappresentano piuttosto dei principi generali della pianificazione

del territorio, dei punti di riferimento, che - ancorché soddisfatti - non conducono

necessariamente all'attribuzione del terreno interessato alla zona fabbricabile

(cfr. la giurisprudenza appena citata; inoltre Alexandre Flückiger,

Commentario LPT n. 25-29 ad art. 15; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert,

op. cit., n. 314).

5.3

Come appena visto, perché un fondo possa essere attribuito alla zona fabbricabile

occorre che ci si trovi, come condizione minima, in una delle ipotesi previste

dall'art. 15 LPT, ciò che non è il caso per i mappali dei ricorrenti.

5.3.1

Innanzitutto questi fondi non appartengano ai terreni edificati in larga

misura ai sensi restrittivi intesi dalla giurisprudenza. Con terreni edificati

in larga misura, secondo l'art. 15 lett. a LPT, si intende infatti

essenzialmente il territorio costruito in maniera compatta, oltre eventualmente

singole particelle inedificate al suo interno, direttamente confinanti con la

zona edificabile, in genere già edificate e di superficie relativamente ridotta

(RDAT I-2001 n. 49 consid. 3b; Flückiger, op. cit., ad art. 15 n. 60; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n.

319). Il comparto in esame è marginale alla zona edificabile di Claro e

confina direttamente, a sudest, con la zona agricola (dal quale è separato

unicamente da una stradina). Il sopralluogo ha permesse verificare che il

comparto è, sostanzialmente, privo di edificazioni e si presenta come un vasto

pianoro (quasi due ettari) che degrada, più o meno dolcemente, verso la

ferrovia. Già la prima impressione e che questo territorio appartenga piuttosto

al vasto comparto agricolo che si svolge a est e a sud oltre la strada ferrata,

piuttosto che alla sovrastante zona edificabile. Al suo interno, infatti, sono

presenti unicamente una stalla al mapp. 1327, una recentissima casa ai mapp.

1330.

e 1339 e un'altra casa al mapp. 1334. Le licenze edilizie che il comune ha

prodotto riguardano appunto questi ultimi due edifici. È vero che una di queste

licenze, non ancora sfruttata appieno, prevedrebbe l'edificazione di un'abitazione

supplementare al mapp. 1334. Tuttavia, la stessa risale all'anno 2000, non

risulta essere stata rinnovata e nemmeno che i relativi lavori siano

cominciati. L'edificazione di un'eventuale ulteriore abitazione, comunque, non

cambierebbe in maniera significativa lo stato di fatto del comparto. La

situazione appena descritta è ben lungi dall'ipotesi contemplata dall'art. 15

lett. a LPT.

5.3.2

I mappali dei ricorrenti non sono nemmeno necessari per lo sviluppo del

comune dei prossimi quindici anni (cfr. art. 15 lett. b LPT). La decisione di

approvazione, come visto, spiega esaurientemente che la zona edificabile di

Claro è sovradimensionata sia in rapporto al piano regolatore 1976, che poteva

ospitare 4'600 abitanti circa, sia a quello in esame, che ne potrebbe accogliere

6'200. Ora, è vero che il rapporto di pianificazione riteneva che il nuovo

piano potesse accoglierne solo 4'000. La verifica e la correzione operata dal

Governo appaiono in ogni caso fondate e i ricorrenti, comunque, non contestano

e non spiegano perché la contenibilità del piano dovrebbe essere minore di quella

ritenuta dall'Esecutivo cantonale. Essi si limitano piuttosto a sostenere che

in realtà lo spostamento della popolazione verso la periferia del polo

bellinzonese non sia stata a sufficienza tenuta conto. A torto. La valutazione

operata dal Consiglio di Stato resiste alla generica critica dei ricorrenti e

appare corretta. Il Governo ha calcolato che dal 1990 al 2005 la popolazione

era aumentata di 820 abitanti, ossia all'incirca 54 abitanti all'anno; un

aumento leggermente inferiore è stato riscontrato tra il 2000 e il 2005, di ca.

42.

abitanti all'anno. Fondandosi sull'aumento di 54 abitanti all'anno, esso ha

ritenuto che nei prossimi quindici anni la popolazione di Claro potrebbe

raggiungere circa le 3'200 unità. La contenibilità del piano in esame, sia nell'ipotesi

comunale di ca. 4'000 abitanti, che in quella cantonale di ca. 6'200 abitanti,

appare dunque più che generosa e lo stesso vale per rapporto al piano del 1976.

Non vi è dunque bisogno di questi terreni, ai sensi dell'art. 15 lett. b LPT

per lo sviluppo del comune dei prossimi 15 anni. L'ampia riserva prevista dal

piano, così come approvato, tiene senz'altro conto anche di un aumento che

dovesse rivelarsi più marcato così come sostenuto, ma né quantificato né

provato, dai ricorrenti.

6.

In assenza dei requisiti legali, a ragione il Governo non ha approvato

la zona edificabile. L'interesse pubblico alla tutela del paesaggio e al

contenimento dell'espansione a macchia d'olio della zona fabbricabile in

assenza di necessità appare, in concreto, preminente agli interessi dei privati

a veder incluso il proprio fondo nel territorio fabbricabile. In presenza di

una zona edificabile manifestamente e fortemente sovradimensionata risulta

infatti corretto - in occasione della revisione del piano regolatore la cui

impostazione vetusta risale a prima dell'adozione della LPT - procedere alla

sua riduzione. Nemmeno le spese di urbanizzazione sostenute dal comune possono

essere considerate determinanti, nel caso di specie, per giungere a una diversa

soluzione. Comunque, il fatto che un fondo sia urbanizzato non è

decisivo e non conferisce un diritto alla sua attribuzione alla zona

edificabile (DTF 122 II 326 consid. 6, 117 Ia 434 consid. 3g; RDAT I-2001 n. 49

consid. 3c; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n. 321). In ogni caso, rifiutandosi di approvare il comparto in questione,

ampio, marginale e, come visto, sostanzialmente inedificato, il Governo ha correttamente

applicato i principi della pianificazione del territorio (cfr. STA 90.2007.35

del 10 ottobre 2008 consid. 5.4.2. i.f.). Ponendo la pianificazione comunale

in consonanza con il diritto, il Consiglio di Stato non ha quindi violato

l'autonomia del comune: per

costante giurisprudenza, l'istituto dell'autonomia comunale non consente di

tutelare una soluzione contraria al diritto (DTF 116 Ia 221 consid. 2c, 113 Ia 192 consid. 2d; RDAT II-1997 n. 23

consid. 2, 1989 n. 26 consid. 2c con rinvii). Il

provvedimento, necessario, è anche il meno invasivo, siccome rinvia la pianificazione

al comune e, quindi, proporzionato.

7.

In

assenza dei requisiti legali, nemmeno attraverso una ponderazione globale degli

interessi si potrebbe giungere al risultato auspicato dai ricorrenti. In ogni

caso, dev'essere rilevato l'interesse generale a impedire la formazione di zone

edificabili troppo vaste (cfr. RDAT 1-2001 n. 49, consid. 3c)

e, da ultimo, va sottolineata l'imprescindibile esigenza, troppo spesso

trascurata, di salvaguardare sufficienti spazi liberi per le future generazioni.

8.

In

definitiva, nella misura in cui sono ricevibili, i ricorsi devono essere

respinti. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico dei ricorrenti

(art. 28 LPamm).

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli art. 15, 16, LPT, 38 LALPT, 28, 51 LPamm;

dichiara

e pronuncia:

1. I ricorsi,

nella misura in cui sono ricevibili, sono respinti.

2. La tassa

di giustizia e le spese, di complessivi fr. 2'700.-, sono poste a carico dei

ricorrenti in ragione di fr. 300.- per ricorso.

3. Contro la presente decisione è dato ricorso in materia di

diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni

dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul Tribunale federale, del 17

giugno 2005, LTF; RS 173.110).

4 Intimazione

a:

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il vicepresidente Il

segretario

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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