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Decisione

90.2009.38

Legittimità dell'istituzione di una zona di pianificazione anche quale reazione a una domanda di costruzione; relazione con il prinicpio della stabilità del piano e della partià di trattamento

23 febbraio 2010Italiano24 min

Source ti.ch

Fatti

i proprietari del mapp. 12 che quelli del mapp. 288 sostengono che l'ostato provvedimento

sia stato adottato esclusivamente per inibire il rilascio delle licenze

edilizie che essi hanno sollecitato per i loro rispettivi fondi. I primi proprietari

attribuiscono al provvedimento anche effetti espropriativi.

I

ricorrenti chiedono pertanto al Tribunale di annullare la zona di

pianificazione. L' RI 1 e RI 2 domandano inoltre, in via subordinata, di estromettere

dalla stessa il mapp. 12, di loro proprietà, e di obbligare il comune di Manno

a rifondere i danni loro derivanti dall'avversata restrizione della proprietà.

b. La Divisione

della pianificazione territoriale ed il municipio di Manno postulano la

reiezione delle impugnative.

c. L' RI

1 e RI 2 hanno presentato una succinta replica (una pagina), attraverso la

quale hanno ribadito i loro argomenti e prodotto due documenti noti alle

controparti (licenza edilizia 23 giugno 2009 per la costruzione di un autosilo

da parte del comune ai mapp. 267, 286 e 936 e relativo ricorso del Dipartimento

del territorio al Consiglio di Stato del 9 luglio 2009). Per questo motivo, pur

tenendo conto di questo allegato, il Tribunale non ha notificato questa memoria

al municipio di Manno ed al Dipartimento del territorio per la presentazione

della duplica, ma la intima alle parti insieme al presente giudizio.

Considerato, in

diritto

1.1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data ed

i ricorsi sono tempestivi (art. 64 cpv. 1 legge cantonale di applicazione della

legge federale sulla pianificazione del territorio, del 23 maggio 1990, LALPT;

RL 7.1.1.1). Gli insorgenti sono inoltre legittimati a ricorrere, a tenore

dell'art. art. 64 cpv. 2 LALPT.

1.2. I

gravami sono dunque ricevibili, in ordine. Possono inoltre essere evasi sulla

base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm). Gli atti di causa

sono sufficienti per permettere l'emanazione della sentenza, per cui il

sopralluogo, chiesto dai ricorrenti, non appare necessario. I ricorsi possono

infine essere evasi con un unico giudizio (art. 51 LPamm).

Considerandi

2.

2.1.

Secondo l'art. 27 cpv. 1 della legge federale sulla pianificazione del

territorio, del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), se i piani d'utilizzazione

mancano o devono essere modificati, l'autorità competente può stabilire zone di

pianificazione per comprensori esattamente delimitati, al cui interno nulla è

lecito intraprendere che possa rendere più ardua la pianificazione

dell'utilizzazione. Il principio è ripreso, a livello cantonale, all'art. 58

LALPT, che consente di istituire zone di pianificazione se conflitti con i

principi pianificatori o problemi particolari relativi all'uso del territorio

lo giustificano (cpv. 1), e in particolare, se i piani mancano o devono essere

modificati (cpv. 2). La zona di pianificazione è istituita, nell'ambito delle

relative competenze, dal municipio, rispettivamente dal Consiglio di Stato

(art. 60 cpv. 1 LALPT); quest'ultimo può inoltre stabilire zone di

pianificazione a salvaguardia degli obiettivi della pianificazione del

territorio e della protezione dell'ambiente, così come per garantire

l'adeguamento delle pianificazioni locali (art. 60 cpv. 2 LALPT). Il diritto

cantonale riprende all'art. 63 cpv. 2 LALPT gli effetti del provvedimento

prescritti all'art. 27 cpv. 1 LPT, secondo cui all'interno della zona è vietato

ogni intervento che possa rendere più ardua la pianificazione

dell'utilizzazione, precisando inoltre che le domande di costruzione in

contrasto con gli obiettivi del piano in formazione sono decise negativamente

oppure sono sospese, al massimo fino alla scadenza della zona di pianificazione

(art. 63 cpv. 3 LALPT). La zona di pianificazione entra in vigore con la sua

pubblicazione e lo resta fino a che sia pubblicato il piano sostitutivo, ma comunque

non oltre cinque anni, con facoltà del Consiglio di Stato di prorogare di altri

due anni il termine di scadenza (art. 27 cpv. 2 LPT, 62 seg. LALPT).

2.2

La zona di pianificazione è un

provvedimento conservativo (RDAT 1990 n. 79, consid. 2b), volto ad evitare che

la pianificazione in atto o in procinto di essere intrapresa venga ostacolata o

comunque sia influenzata negativamente da un uso del territorio contrastante

col suo indirizzo. Lo scopo principale dell'istituto consiste quindi nel

tutelare la libertà di decisione dell'autorità durante lo svolgimento del

processo di pianificazione (DTF 118 Ia 510 consid. 4d, 113 Ia 362 consid. 2a, bb; Alexander Ruch, Kommentar RPG, n. 21 ad art. 27; Bernhard Waldmann/Peter Hänni, Raumplanungsgesetz, Berna 2006, ad art. 27 n. 7 seg.). A questo

stadio l'assetto definitivo dell'ordinamento allo studio non può essere dato

per certo. Non si può in particolare affermare che ne deriverà effettivamente

la restrizione della proprietà che l'indirizzo pianificatorio potrebbe far

temere. La zona di pianificazione non si confonde con la pianificazione

soggiacente: è un provvedimento a sé stante che, pur condizionato nei suoi

effetti dall'indirizzo pianificatorio di cui si pone a tutela, provoca direttamente,

per la sua durata, una restrizione della proprietà. La legittimità della zona

di pianificazione va dunque esaminata distintamente da quella delle intenzioni

pianificatorie che, pur nei limiti della loro indeterminatezza, ne informano

l'azione. Per i motivi che sono appena stati spiegati, l'esame giurisdizionale

che l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT garantisce nella materia specifica non può

estendersi, salvo il caso di un'impostazione manifestamente erronea,

all'ordinamento pianificatorio nel quale dovrebbero sfociare gli studi avviati,

bensì e soltanto alla fondatezza e all'idoneità del vincolo istituito per non

compromettere la loro efficacia (RDAT 1990 n. 79 consid. 2b). Solo importa

dunque, in questo contesto, determinare se il provvedimento si giustifichi in

quanto tale.

2.3

Una

restrizione di diritto pubblico è compatibile con la garanzia della proprietà

sancita dall'art. 26 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera,

del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101) solo se si fonda su di una base legale, è

giustificata da un interesse pubblico preponderante e rispetta il principio

della proporzionalità (art. 36 cpv. 1-3 Cost.).

In linea generale, è

pubblico l'interesse che coinvolge la generalità dei cittadini o una sua

frazione significativa e che compete al potere pubblico promuovere nell'esercizio

delle sue funzioni. L'interesse pubblico a un provvedimento di pianificazione

del territorio è, pertanto, segnatamente dato quando la sua adozione

corrisponde a un bisogno importante, chiaramente avvertito dalla collettività.

Tale interesse deve prevalere sui contrapposti interessi pubblici e privati in

gioco (RDAT I-2000 n. 24 consid. 4.1 con rinvii; Piermarco Zen-Ruffinen/Christine

Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation,

Berna 2001, n. 98-102; Adelio Scolari,

Diritto amministrativo, parte generale, II. edizione, Cadenazzo 2002, n.

558-594). L'adozione di una misura di salvaguardia della pianificazione presuppone,

come requisito centrale, una seria intenzione di mutare l'ordinamento

pianificatorio vigente (RDAT I-1995 n. 31 consid. 2b di fine; Ruch, op. cit., art. 27 n. 27): questo

significa che deve sussistere un interesse pubblico sia alla modificazione del

piano di utilizzazione (piano regolatore a livello comunale) sia all'impiego

transitorio dello strumento della zona di pianificazione (Ruch, op. cit., ad art. 27 n. 25 seg.; Waldmann/Hänni, op. cit., ad art. 27 n. 12

seg.). Il grado di concretizzazione di questa intenzione non deve essere

tuttavia necessariamente elevato, in particolare quando il provvedimento è

adottato, come si avvera nel nostro Cantone, dall'esecutivo comunale, che non è

l'autorità competente ad adottare il piano di utilizzazione che la zona di

pianificazione vuole tutelare (cfr. Ruch,

op. cit., ad art. 27 n. 27 seg.; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert,

op. cit., n. 457).

Il principio della

proporzionalità esige invece che le restrizioni della proprietà siano idonee a

raggiungere lo scopo di interesse pubblico desiderato (regola dell'idoneità),

che tra i diversi provvedimenti a disposizione per conseguire tale scopo venga

scelto quello che lede in misura minore gli interessi del proprietario (regola

della necessità), infine che sussista un rapporto ragionevole tra lo scopo di

interesse pubblico perseguito e i mezzi utilizzati (regola della proporzionalità

in senso stretto; RDAT II-2000 n. 75 consid. 5b con rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n.

103-106; Scolari, op. cit., n.

595-610).

3.

3.1. Il

nucleo di Manno è cinto a nord dalla zona del nucleo di tamponamento (NT), a

est e sud/est dalla zona residenziale unifamiliare estensiva con

regolamentazione particolare (RU2P), a sud/ovest nuovamente dalla zona del

nucleo di tamponamento (NT), oltre al quale vi è un settore assegnato alla zona

residenziale unifamiliare estensiva (RU2), infine ad ovest dal bosco e da una

zona residenziale estensiva soggetta a piano particolareggiato (PP).

3.2

Giusta

l'art. 34 cpv. 1 delle norme di attuazione del piano regolatore (NAPR), nella

zona NT - che qui interessa particolarmente - "sono comprese le aree di

contorno alle parti edilizie originarie la cui edificazione deve essere intesa

come completazione del nucleo tradizionale." In questa zona - prosegue

la norma citata - "sono ammesse nuove costruzioni, a condizione che presentino

un aspetto di valorizzazione architettonica e ambientale del nucleo."

Per le prescrizioni dell'altezza, della composizione delle facciate, della scelta

dei materiali e dei tinteggi, nonché per la formazione dei posteggi, l'art. 34

cpv. 2 NAPR rinvia all'art. 33 lett. b NAPR, che regge la zona del nucleo tradizionale

(NV). Gli edifici devono essere edificati a confine con le strade o a m 3 dalle

stesse; quest'ultima distanza si applica anche verso un fondo. L'indice di

sfruttamento non dev'essere superiore ad 1.

La zona NT

è composta da due comparti assai contenuti dal profilo spaziale. Quello a nord

è formato da due soli fondi: il mapp. 12, di mq 1'408, di proprietà dei ricorrenti

RI 1 e RI 2, e il confinante mapp. 34, di mq 1'494. Quello a sud/ovest dal solo

mapp. 288, di mq 2'098, di proprietà dei ricorrenti __________, __________ e __________.

3.3

La scheda descrittiva, allestita dal municipio, spiega che la

controversa zona di pianificazione è stata istituita allo scopo di poter elaborare

una variante di piano regolatore che permetta di verificare e reimpostare l'assetto

delle zone NT e RU2, che fanno da cornice al nucleo di Manno. Trattasi, a nord,

dei mapp. 12 (di proprietà dei ricorrenti indicati sub a) e 34, inclusi nella zona

NT, ed a sud/ovest dei mapp. 288, 289 e 290, il primo (di proprietà dei

ricorrenti indicati sub b) assegnato alla zona NT e gli altri attributi alla

zona RU2. L'obiettivo principale di questa nuova pianificazione verte

sull'affinamento dell'ordinamento vigente onde evitare la realizzazione di progetti

deturpanti o aventi un impatto eccessivo nel delicato contesto di contorno del

nucleo. Si tratterà pertanto di precisare gli indirizzi di sviluppo urbanistico

per le fasce di relazione tra il nucleo e le zone adiacenti (soprattutto ai

lati sud-ovest e nord) e valutare l'introduzione di prescrizioni attinenti la

tipologia edilizia e l'arredo paesaggistico atti a qualificare queste fasce. Questi

approfondimenti potrebbero condurre ad un'ulteriore precisazione delle

prescrizioni urbanistiche e di arredo concernenti anche la zona residenziale unifamiliare

estensiva con regolamentazione particolare (RU2P).

La zona

di pianificazione è pertanto volta a vietare, quanto ad effetti, ogni

intervento che possa rendere più ardua la pianificazione dell'utilizzazione nel

perimetro interessato. In linea di principio è ammessa solo la riattazione, la

demolizione di edifici esistenti o cambiamenti di destinazione, a condizione

ancora che non risultino manifestamente incompatibili con la futura pianificazione.

La durata

del provvedimento, pubblicato il 6 maggio 2009, è stata fissata a 5 anni al

massimo.

4.

L' RI 1 e RI

2.

eccepiscono in limine l'illegalità del provvedimento, perché nel preavviso

emesso a tenore dell'art. 60 cpv. 1 LALPT, la Sezione dello sviluppo

territoriale del Dipartimento del territorio aveva invitato il municipio ad

esaminare la possibilità di includere nella zona di pianificazione anche l'area

ad est del nucleo (a valle), definita dai mapp. 86, 96, 101, 102, 108 e 109 ed assegnata

alla zona RU2P. Invito tuttavia disatteso dall'ente locale. Ora, il preavviso

dipartimentale, obbligatorio, non è tuttavia vincolante per il municipio. La

determinazione di quest'ultimo di non includere il settore in discussione nel

perimetro della zona di pianificazione non disattende, di conseguenza, il

principio di legalità, cui la stessa deve attendere. In che misura questa

scelta indebolisca l'interesse pubblico del provvedimento rispettivamente

conduca ad una lesione del principio di uguaglianza, è quesito che verrà affrontato

nell'esame delle censure riferite a questi principi.

5.

5.1. Gli

insorgenti contestano, in seguito, la sussistenza l'interesse pubblico e la

proporzionalità del provvedimento.

5.2

Nella fattispecie, l'intenzione del municipio di Manno

di mutare l'ordinamento pianificatorio vigente relativo alle aree di contorno

al nucleo, assegnate alla zona NT e RU2, in vista di un suo affinamento, è più

che sufficientemente dimostrata. Palesemente illegittimo appare tuttavia, per

quanto concerne quantomeno la zona NT, ove sono posti i fondi dei ricorrenti, quello

che nella scheda descrittiva viene descritto come lo scopo del prospettato

affinamento normativo, ossia di impedire - nel perimetro interessato - la

realizzazione di progetti deturpanti o aventi un impatto eccessivo. In effetti,

l'art. 34 NAPR in vigore subordina la possibilità di erigere nuovi edifici

nella zona NT al requisito (positivo) che questi edifici valorizzino, sotto l'aspetto

architettonico ed ambientale, il nucleo del paese. Ora, il soddisfacimento di

questo requisito esclude già che gli edifici autorizzabili possano risultare

deturpanti od avere un impatto eccessivo nel delicato contesto locale. L'obiettivo

conclamato non solo è dunque già assicurato dalla normativa vigente (art. 34

NAPR, illustrato al consid. 3.2), ma anzi costituisce un passo indietro

rispetto alla stessa ai fini della tutela e della valorizzazione del nucleo

originario del comune. Se, tuttavia, si prescinde da questa vistosa pecca (ribadita

comunque in sede di risposta!), la scheda descrittiva indica in seguito che

cosa il municipio intenda valutare ed eventualmente decidere allo scopo di

approfondire la pianificazione in vista della prospettata variante del piano regolatore:

si tratta dunque di precisare gli indirizzi dello sviluppo urbanistico del

territorio immediatamente adiacente al nucleo ed eventualmente introdurre delle

nuove prescrizioni che governino questo indirizzo. Ora, al comune vanno

senz'altro riconosciuti il diritto e la competenza di regolare in modo più

dettagliato e incisivo di quanto non lo sia attualmente l'utilizzazione del

territorio che fa da cornice al nucleo in vista di una sua migliore protezione

e valorizzazione. Concretamente, la datata (ventennale) regolamentazione della

zona NT, che qui particolarmente interessa, lascia un enorme spazio di intervento

a favore del comune per determinare attivamente lo statuto urbanistico della

stessa al menzionato fine, sancendo - ad esempio - un divieto tout court di

costruire, oppure fissando incisive linee di arretramento degli edifici, oppure

ancora determinando in maniera vincolante i loro ingombri massimi (orizzontali

e verticali) e/o la loro precisa ubicazione sul terreno, od elencando in modo circostanziato

le loro caratteristiche edilizie ecc. Restrizioni predeterminate e precise, cui

non è possibile ovviare tramite l'applicazione della clausola estetica di ordine

generale ancorata all'art. 34 NAPR: disposizione che consegna peraltro in primo

luogo ai progetti di costruzione - e quindi ai proprietari - l'iniziativa di valorizzazione

architettonica ed ambientale del nucleo. Questo spazio di manovra, in vista

della protezione e della promozione del nucleo, è a maggior ragione soddisfatto

per quanto concerne l'adiacente zona RU2, la cui normativa comunale (art. 37

NAPR) non istituisce un qualche vincolo in questa direzione. Sussiste

pertanto un sicuro interesse pubblico alla modificazione del piano regolatore

vigente nei settori colpiti dalla zona di pianificazione. Poco

importa se questa modifica comporterà dei vantaggi anche per i proprietari dei

fondi inseriti del nucleo tradizionale, tra cui i ricorrenti RI 1 e RI 2

annoverano due municipali (che non hanno comunque partecipato alla decisione di

adozione del provvedimento) e le rispettive famiglie. Interesse pubblico e

interesse privato non sono termini necessariamente antitetici o che si escludono

a vicenda; possono sussistere l’uno accanto all’altro ed anzi interagire.

5.3

Pure sorretto

dall'interesse pubblico è l'impiego, nel caso in esame, della zona di

pianificazione, la quale assicura a titolo transitorio che

la pianificazione allo studio non venga ostacolata o comunque influenzata

negativamente da un uso del territorio (soprattutto sotto forma di nuove

costruzioni o del loro ampliamento) contrastante col suo indirizzo.

I ricorrenti contestano la sussistenza di

questo requisito, affermando che il controverso provvedimento sia stato adottato

per impedire la realizzazione dei progetti dagli stessi presentati sui

rispettivi terreni alcuni mesi prima e che sono oggetto di altrettante procedure

di rilascio del premesso di costruzione. Ora, tuttavia, l'ente pubblico può

legittimamente fare ricorso all'istituzione di una zona di pianificazione per

contrastare un determinato progetto edilizio, quando questo mette in luce delle

carenze della pianificazione vigente. È quanto, del resto, afferma il comune

nella risposta ai ricorsi, giusta cui l'esame dei progetti presentati dai

ricorrenti, caratterizzati da un forte impatto negativo, ha evidenziato delle lacune

della normativa attuale. L'esame di una domanda di licenza edilizia costituisce

difatti il miglior mezzo per testare la validità dell'ordinamento

pianificatorio, in termini di pertinenza ed efficacia, e di scoprirne i

difetti. A tal punto che qualche Cantone ha addirittura regolamentato la facoltà,

per l'ente pubblico, di far capo all'istituzione di una zona di pianificazione

in presenza di un progetto edilizio pregiudizievole, come il Canton Berna, che

- nell'interesse del proprietario - fissa all'ente competente un limite massimo

di 3 mesi, dalla data di inoltro della domanda di licenza edilizia od anche

solo dalla presentazione di un avamprogetto che attesti l'intenzione di

costruire, per pubblicare il provvedimento; decorso questo termine, simile

provvedimento non può più essere adottato nei confronti di quel preciso progetto

per la durata di cinque anni, riservato il caso di una modifica notevole delle

circostanze (cfr. art. 63 cpv. 2 della Baugesetz des Kantons Bern, del 9 luglio

1985).

Del pari, inversamente, la zona di pianificazione

non è destituita di interesse pubblico perché una parte dei fondi che viene a toccare

sia già edificata. Nemmeno infine la circostanza secondo cui essa sia

circoscritta ad un ristretto perimetro modifica questa conclusione, ma semmai -

con riferimento al principio della proporzionalità - la conforta.

5.4

Fondata sotto il criterio

dell'interesse pubblico, va ancora esaminato se per rapporto alle circostanze

concrete la misura pianificatoria all'esame risulta ragionevole, idonea e

necessaria; segnatamente se non sacrifica sproporzionatamente l'interesse

privato contrapposto. In concreto tutti questi requisiti sono dati. Da un

canto, il provvedimento, senz'altro idoneo, è nello stesso tempo necessario ad

assicurare che la modifica del piano regolatore possa compiutamente conseguire

gli scopi che il municipio si è prefisso. Esso vieta, di conseguenza, ogni

intervento che possa rendere più ardua la pianificazione dell'utilizzazione in

via di studio ed adozione, lasciando spazio solo ad interventi di riattazione,

cambiamenti di destinazione o demolizioni che non siano contrari alla medesima.

Il fatto che il municipio avesse a disposizione

un altro strumento di salvaguardia della pianificazione, come la decisione

sospensiva (art. 65 LALPT), non scalfisce minimamente la validità, sempre sotto

l'aspetto della necessità, della scelta operata dallo stesso di optare per

l'adozione di una zona di pianificazione, che assicura migliori trasparenza e

sicurezza giuridica. Va peraltro rilevato che, come ben si deduce dal testo

stesso dell'art. 65 cpv. 1 e 4 LALPT, la decisione sospensiva costituisce una

misura sussidiaria rispetto alla zona di pianificazione ed inoltre non esclude,

se del caso, nemmeno un'adozione successiva di quest'ultima. Va, da ultimo, rilevata la durata limitata del provvedimento, di

cinque anni. Il sacrificio imposto ai ricorrenti appare dunque contenuto, per

cui la zona di pianificazione appare anche conforme al principio di proporzionalità.

6.

I

ricorrenti sollevano una contraddizione tra l'avversata zona di pianificazione

ed il principio della stabilità del piano. Ora, tuttavia, i requisiti di

applicazione dell'art. 21 cpv. 2 LPT, che permette di modificare la pianificazione

solo in presenza di un notevole cambiamento delle circostanze e che è pertanto

volto ad assicurare una certa sicurezza giuridica a favore dei proprietari

interessati, devono essere soddisfatti - e quindi verificati - al momento in

cui verrà effettivamente presentata la variante del piano regolatore di cui

l'impugnata zona di pianificazione si pone a tutela (Ruch, op. cit., ad art. 27 n. 25 seg.; Waldmann/Hänni, op. cit., ad art. 27 n.

24). L'imperativo della sicurezza giuridica ha, per contro,

una portata necessariamente attenuata a questo stadio preliminare del processo

pianificatorio. Per legittimare, al suo cospetto, una zona di pianificazione,

basta che l'intenzione, di valenza pubblica, manifestata dall'autorità di

modificare il piano regolatore sia fondata quantomeno su di un cambiamento

delle circostanze e risulti nello stesso tempo prevalente rispetto all'interesse

privato dei proprietari di mantenere invariato lo statuto giuridico dei loro

fondi (ibidem). Condizioni ampiamente soddisfatte, nel caso in esame, alla luce

degli accadimenti frattanto intervenuti e sopra descritti, riconducibili alla

presentazione delle domande di licenza edilizia da parte dei qui ricorrenti.

7.

7.1. Gli

insorgenti lamentano una discriminazione, per il fatto che il provvedimento non

colpisce anche la zona residenziale unifamiliare estensiva particolare (RU2P),

posta immediatamente ad est del nucleo. Secondo i ricorrenti RI 1 e RI 2 la controversa

misura avrebbe dovuto essere estesa anche alla zona per edifici ad attrezzature

pubbliche (EP-AP), posta a nord del loro fondo.

7.2

Il

principio dell'uguaglianza giuridica ancorato all'art. 8 Cost. esige che la

legge e le decisioni d'esecuzione trattino in modo uguale situazioni uguali e

in modo diverso situazioni diverse.

Nell'ambito di provvedimenti pianificatori esso ha una portata necessariamente

limitata. Non è quindi insostenibile trattare differentemente dal profilo

pianificatorio ed edilizio anche terreni analoghi per conformazione e

posizione. L'invocato principio si identifica in sostanza con il divieto dell'arbitrio:

per non essere arbitrario, il provvedimento deve fondarsi pertanto su criteri

pianificatori oggettivi e ragionevoli (RDAT I-2001 n. 49 consid. 5a).

7.3

Scostandosi

da quanto suggerito dalla Sezione dello sviluppo territoriale nel preavviso 12

marzo 2009, il municipio non ha ritenuto di dover estendere la zona di pianificazione

ai terreni ubicati ad est (a valle) del nucleo, nella zona RU2P, per il motivo

che le relative prescrizioni consentono uno sfruttamento edilizio limitato, il

quale tiene già conto della vicinanza con il nucleo. In effetti, questa zona è

caratterizzata da un indice di occupazione del 25%, da un indice di

sfruttamento di 0.3 e da un'altezza massima delle costruzioni di m 6.50 alla

gronda, m 8.50 al colmo e m 7.50 per tetti piani, ed infine da un limite del

fronte delle costruzioni verso valle di 8 m di larghezza (art. 32 e 38 NAPR). Come annota la scheda descrittiva, non è comunque escluso che la pianificazione

in fieri possa condurre anche ad una precisazione dei parametri urbanistici per

questa zona.

7.4

Tenuto conto dell'ampio margine di decisione di cui fruisce il municipio ai

fini della definizione del perimetro della zona di pianificazione, il non

inserimento della zona RU2P in quella qui avversata non appare pertanto discriminatorio.

Verificandosi un conflitto tra una domanda di licenza edilizia presentata su

terreni posti in questo settore e la pianificazione allo studio, votata alla

tutela ed alla valorizzazione del sovrastante nucleo, nulla impedisce al

municipio di estendere - se del caso - il perimetro della controversa zona di pianificazione

alla zona RU2P od intervenire, più semplicemente, mediante l'istituto della

decisione sospensiva (cfr. consid. 4.4. che precede).

Del

resto, si fosse realmente verificata una disparità di trattamento, i ricorrenti

non avrebbero potuto conseguire l'estromissione dei loro fondi dalla zona di

pianificazione, ma semmai ottenere l'inclusione nella medesima di quelli

assegnati alla menzionata zona RU2P. Pretesa che, però, non accampano a livello

di conclusioni.

7.5

L'ulteriore

estensione dell'ostato provvedimento alla zona AP-EP, posta oltre le proprietà

dei ricorrenti RI 1 e RI 2, non entra infine in linea di conto già per il

motivo che questa zona ha costituito l'oggetto di una recentissima variante,

approvata dal Consiglio di Stato con risoluzione 13 marzo 2007 (n. 1323), in vista

della costruzione di un autosilo, per cui non solo va rispettato l'esteso

margine d'azione che compete al municipio nel tracciare il perimetro della zona

di pianificazione ma, in più, l'istituzione della zona di pianificazione a

questi fondi si urterebbe effettivamente al sopra menzionato principio della

stabilità dei piani, invocato dai ricorrenti stessi (cfr. consid. 5).

8.

I

ricorrenti accennano alle conseguenze espropriative del provvedimento rispettivamente

al loro diritto di essere risarciti in relazione allo stesso. Questi argomenti

esulano però dalla presente procedura. Le relative domande appaiono, di

conseguenza, irricevibili.

9.

La zona di

pianificazione all'esame risulta quindi sorretta da una valida base legale,

giustificata da un sufficiente interesse pubblico, rispettosa del principio di

proporzionalità e non discriminatoria. I ricorsi presentati contro la stessa

devono dunque essere respinti, in quanto ricevibili.

10.

La tassa di

giudizio e le spese sono poste a carico dei ricorrenti (art. 28 LPamm). Al

comune di Manno, patrocinato da un legale, devono essere assegnate delle ripetibili

(art. 31 LPamm).

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla

fattispecie,

dichiara

e pronuncia:

1. In quanto

ricevibili, i ricorsi sono respinti.

2. La tassa di

giustizia è posta a carico degli insorgenti come segue:

- fr. 1'250.-

a carico di RI 1 e RI 2, in solido;

- fr. 1'000.-

a carico di __________ e __________, in solido.

3. I

ricorrenti sono tenuti a versare delle ripetibili al comune di Manno come

segue:

- fr. 750.--

a carico di RI 1 e RI 2;

- fr. 500.--

a carico di __________ e __________.

4. Contro la

presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale

federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.

82 segg. legge sul Tribunale federale, del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

5. Intimazione

a:

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente Il

segretario

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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