90.2020.69
Ricorso contro il piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti (PUC-PEIP) - regione 24 - Val Verzasca nord
21 dicembre 2020Italiano117 min
(poi prorogato) sino a venerdì 11 maggio 2018 per presentare eventuali conclusioni.
Source ti.ch
Incarti
n.
90.2010.128 (R24)
90.2020.69
Lugano
21 dicembre 2020
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale amministrativo
composto dei giudici:
Flavia Verzasconi, presidente,
Matea Pessina, Fulvio Campello
vicecancelliera:
Laura Bruseghini
statuendo
sul ricorso 29 ottobre 2010 dell'
RI
1
patrocinato
da: PR 1
contro
il decreto legislativo dell'11 maggio 2010 con cui
il Gran Consiglio ha approvato il piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi
con edifici e impianti protetti (PUC-PEIP);
evasione parziale:
regione 24, Val Verzasca Nord;
ritenuto, in
fatto
A.
a. Con messaggio del 26
maggio 2009 (n. 6224) il Consiglio di Stato ha sottoposto per approvazione al
Gran Consiglio il piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e
impianti protetti (PUC-PEIP). Esso si prefigge di attuare i contenuti della scheda
di coordinamento n. 8.5 del piano direttore cantonale del 1990 (PD '90;
approvata dal Consiglio federale il 30 gennaio 2002, con alcune riserve e
oneri, cfr. FF 2002, pag. 714), il cui scopo è di assicurare la gestione e la
protezione del territorio fuori delle zone edificabili, permettendo di
mantenere e valorizzare edifici e impianti degni di protezione laddove essi
costituiscono una componente essenziale del paesaggio tradizionale locale. Il
PUC-PEIP disciplina quindi in maniera organica e unitaria gli edifici rurali
(comunemente denominati rustici) di valore storico-culturale e il territorio di
loro pertinenza. Il piano delimita così i paesaggi con edifici e impianti
protetti e stabilisce inoltre le norme di attuazione (NAPUC) che regolano le
possibilità edificatorie e gli interventi ammissibili sui rustici protetti
nell'ambito degli inventari comunali degli edifici fuori delle zone edificabili
(IEFZE). Ritenuto che la sua attuazione spetterebbe ai privati, il Governo ha
proposto di non stanziare alcun credito per la sua realizzazione.
b. Il 27 aprile
2010 la Commissione speciale per la pianificazione del territorio ha reso il
suo rapporto (n. 6224 R), con il quale ha proposto alcune modifiche al regime
transitorio e maggiori restrizioni in materia di urbanizzazione, un
rafforzamento delle misure di verifica (stanziando un apposito credito) e un
accresciuto rigore nelle disposizioni che regolano le conseguenze del mancato
rispetto della licenza. Ritenuto necessario conferire al Cantone il compito di promuovere
concretamente l'avvio di progetti a livello locale per un'effettiva gestione
attiva e per la protezione dei paesaggi, la Commissione ha invitato il Governo
a presentare un messaggio che ne delineasse le modalità e proponesse lo
stanziamento di un credito per il suo finanziamento.
c. Nella seduta
dell'11 maggio 2010 il Gran Consiglio ha approvato il piano (BU 2010, pag. 174
seg.).
d. Il piano è stato
pubblicato, a cura del Dipartimento del territorio, presso le cancellerie di
tutti i comuni del Cantone dal 20 settembre al 19 ottobre 2010 (cfr. FU 2010,
pag. 6894 seg.), con l'indicazione dei rimedi giuridici.
B.
a. Il 29 ottobre 2010 RI 1 è
insorto davanti al Tribunale cantonale amministrativo contro il PUC-PEIP.
Chiesta la sospensione della procedura per un periodo di sei mesi per
proseguire le trattative con l'Autorità cantonale (ciò che avrebbe permesso un
ritiro completo o parziale del ricorso), RI 1 ha postulato in via principale
l'annullamento del PUC-PEIP. In via subordinata RI 1 ha domandato
l'annullamento del piano e la retrocessione degli atti al Legislativo cantonale
perché lo modifichi come indicato nell'impugnativa; in alternativa esso ha
postulato che sia la Corte stessa a procedere in tal senso. Secondo RI 1 il
piano non terrebbe sufficientemente conto del principio di separazione tra zona
edificabile e non edificabile. Esso rimprovera poi al Cantone di non aver
adempiuto agli oneri imposti dal Consiglio federale nell'ambito
dell'approvazione della scheda n. 8.5. In particolare farebbe difetto
l'inventario sugli abusi edilizi con indicazione dello stato e del genere del
loro disbrigo; in ogni caso esso non è stato trasmesso alla Confederazione. RI
1 sostiene poi che gli atti sarebbero carenti nel giustificare le scelte fatte.
Critica quindi la decisione di conferire agli inventari IEFZE - nati come
strumento conoscitivo e nemmeno ancora approvati o adottati per tutti i comuni
- portata costitutiva, estendendo gli effetti del PUC-PEIP a un elevato numero
di rustici censiti come meritevoli di conservazione (oltre 11'500). Inventari
che, in ogni caso, considerano solo le qualità intrinseche degli edifici e non
quelle del paesaggio in cui sono inseriti e con il quale - invece - devono
formare un'unità degna di protezione. Posto che i paesaggi protetti devono
essere particolarmente meritevoli, RI 1 mette in dubbio l'estensione e la
qualità di quelli tracciati dal PUC-PEIP. Impossibilitato a compiere un esame
di dettaglio a causa dei tempi stretti, RI 1 produce comunque un piano delle
aree che ritiene a prima vista problematiche (cosiddette zone rosse,
ovvero aree situate a una distanza di 100 m da determinati elementi di
disturbo: infrastrutture [strade nazionali], zone edificabili e/o impianti
costruiti/rinnovati dopo il 1946, individuati tramite il registro federale
degli edifici e delle abitazioni). Infine, secondo il ricorrente - che censura
diverse NAPUC - il paesaggio non sarebbe sufficientemente protetto.
b. Il 6 dicembre
2010 il giudice delegato, raccolta l'adesione del Gran Consiglio, ha sospeso la
causa per permettere alle parti di procedere con le trattative in corso.
C. Il PUC-PEIP è stato
contestato anche tramite 257 ricorsi presentati da privati cittadini, enti
pubblici e associazioni. Quelli ancora pendenti saranno evasi con separati
giudizi.
D. a. Nella seduta del 28
giugno 2012 il Gran Consiglio ha approvato alcune modifiche delle NAPUC e
stanziato un credito di fr. 3'200'000.- per la gestione e la valorizzazione del
paesaggio per il periodo 2012-2015 proposto dal Consiglio di Stato con il
messaggio del 4 maggio 2011 (n. 6495), intervento giustificato essenzialmente
dalla volontà di rendere più incisiva la protezione del paesaggio nel contesto
del cambiamento di destinazione dei rustici.
b. Contro la modifica
del 28 giugno 2012 sono stati presentati otto ricorsi, di cui sette - inoltrati
da comuni e patriziati - ancora pendenti. Essi saranno evasi con separati
giudizi. RI 1 non è insorto contro la variante, ma ha chiesto di partecipare
anche a queste procedure.
E. a. Il 21 novembre 2012
RI 1 ha postulato la riattivazione della causa, prospettando al Tribunale il
ritiro parziale del ricorso.
b. In occasione
dell'udienza del 30 gennaio 2013 il giudice delegato ha dunque riattivato la
procedura e ha fissato al ricorrente un termine per comunicare al Tribunale:
1. quali domande ricorsuali vengono
mantenute e quali vengono ritirate; devono inoltre essere indicati, quantomeno
brevemente, i motivi;
2. per le domande mantenute che
concernono l'estensione dei paesaggi con edifici e impianti protetti: gli
accertamenti che erano in corso al momento della presentazione del ricorso
(cfr. ricorso del 29 ottobre 2010, punti 11-13, doc. B e C allegati al
ricorso), i quali permettano al Tribunale e alle altre parti di comprendere i
motivi precisi su cui poggiano le richieste di esclusione di certe aree da tali
paesaggi;
3. l'elenco dei Comuni i cui territori
sono toccati dal ricorso dopo il recesso parziale di cui sopra.
F.
Il 24 luglio 2013 RI 1 ha
comunicato il parziale recesso dall'impugnativa. In particolare esso ha rinunciato
a chiedere l'annullamento integrale del PUC-PEIP e a contestare le NAPUC. La
domanda è quindi stata precisata nel senso che RI 1 postula l'annullamento del
piano in corrispondenza di 102 settori, a loro volta suddivisi in numerosi
comparti, distribuiti in 19 regioni, per i quali ritiene non siano soddisfatte
le condizioni poste dal diritto federale e dalla scheda 8.5 del piano
direttore. RI 1 ha quindi versato agli atti una documentazione generale in cui
figura in particolare il piano generale dei comprensori problematici secondo il
ricorso presentato il 29 ottobre 2010 e individuati sulla base del criterio
della distanza da edifici e impianti (elementi perturbatori) che potenzialmente
possono compromettere le qualità del paesaggio. RI 1 ha inoltre prodotto 19
incarti suddivisi per regioni, nei quali sono precisati i settori che, dopo un
esame di dettaglio con il concorso di consulenti esterni (Studio __________ di __________),
sono ritenuti particolarmente problematici e per i quali viene chiesta
l'esclusione dal perimetro del PUC-PEIP (zone viola). RI 1 ha quindi
sottolineato di chiedere per finire l'esclusione di 69.4 km2 dei
642.5 km2 della superficie inserita nel perimetro del PUC approvato
(circa l'11%), che inglobano più o meno 1'400 degli 11'502 edifici classificati
1a (meritevoli di conservazione) o 1b (diroccati potenzialmente ricostruibili),
ovvero grossomodo il 12%. Da ultimo, il ricorrente ha versato agli atti un
incarto relativo alle cinque regioni nelle quali non vi sono più settori
oggetto di contestazione.
G.
Il 9 dicembre 2013 il
Tribunale ha disposto la pubblicazione, dal 7 gennaio al 7 aprile 2014, del
ricorso (integrato dalla memoria complementare del 24 luglio 2013) presso le
cancellerie dei comuni il cui territorio era (ancora) oggetto d'impugnativa (FU
2013, pag. 9829 seg. e 9967 seg.), offrendo nel contempo ai comuni interessati
e a ogni altra persona o ente, i cui diritti od obblighi erano toccati dal
ricorso, la possibilità di presentare una risposta.
H. a. Con risposta del 7
aprile 2014 la Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità, agente
per il Gran Consiglio, ha chiesto che il ricorso sia respinto. Essa ripercorre
l'iter d'adozione del piano, sostenendo la bontà e l'approfondimento del lavoro
che ha condotto alle scelte contestate. La Divisione ha prodotto anche una perizia
elaborata dalla Sezione dello sviluppo territoriale (SST) con il coinvolgimento
dell'Ufficio della natura e del paesaggio (UNP) e di quello della
pianificazione locale (UPL) che dimostrerebbe, sulla base di alcuni puntuali
esempi, l'effettiva qualità dei paesaggi messi in discussione dalRI 1.
b. In seguito alla citata pubblicazione disposta dal Tribunale, anche
numerosi privati, enti pubblici e associazioni (oltre 170) hanno presentato una
risposta. La quasi totalità di essi resistono al ricorso, con accenti diversi,
concentrandosi in modo particolare sui rispettivi fondi o comparti. Le
motivazioni - anche di coloro che invece sostengono l'impugnativa delRI 1 -
testimoniano un forte attaccamento al territorio, così come agli edifici
esistenti, sottolineando il rischio di una perdita massiccia di valori
culturali, rappresentati proprio dai rustici. Donde la necessità più volte
ribadita di poter mantenere questi edifici, ai fini di permettere la tutela del
paesaggio e frenare l'avanzata del bosco. Ciò che - stanti gli importanti costi
che una manutenzione rispettosa delle costruzioni comporta - può avvenire
unicamente tramite la possibilità di modificarne la destinazione d'uso,
permettendo la residenza secondaria. Gli argomenti saranno ripresi, ove
necessario, in diritto.
Fatti
I. Il 24
giugno 2014 RI 1 ha chiesto di poter replicare ad alcune risposte.
J. Tra il 24 luglio
2014 e il 5 novembre 2015 il giudice delegato ha esperito numerose udienze e
sopralluoghi. In occasione del primo dibattimento, tenutosi nel Comune di
Quinto, la richiesta di poter replicare formulata dalRI 1 il 24 giugno 2014 è
stata sospesa sino alla fine dell'istruttoria, momento in cui sarebbe stata
ridiscussa.
K.
Terminati i sopralluoghi, con
replica del 22 febbraio 2017 RI 1 ha chiesto di giudicare secondo quanto
domandato con l'atto del 24 luglio 2013, ovvero di escludere dal perimetro del
PUC-PEIP i 102 settori indicati negli incarti regionali. Esso ha comunque
ridotto l'area contestata in corrispondenza del settore 16-A
Intragna-Calezzo-Corcapolo (regione Centovalli), 18-K Giumaglio (regione Valle
Maggia) e 21-B Menzonio (regione Val Lavizzara). Il ricorrente ha quindi
versato agli atti 102 dossier, uno per ciascun settore contestato, dai quali
risultano i motivi generali e di dettaglio a sostegno delle richieste; essi
contengono a tal fine una ricca documentazione fotografica, comprensiva di
vedute aeree. In estrema sintesi, RI 1 ribadisce le censure di carattere
generale sollevate con l'impugnativa, che determinerebbero la non conformità
del PUC-PEIP con i requisiti posti dalla legislazione pianificatoria e con la
pianificazione direttrice cantonale. Per i settori contestati esso ritiene poi
che non esista un paesaggio di tipo rurale tradizionale, integro e con delle
qualità particolari, riconducibile alla civiltà contadina e in particolare alle
attività collegate alla pastorizia e alla transumanza (pag. 9) né che le
costruzioni rurali presenti (molto poche rispetto al complesso dei manufatti e
non di rado prive di qualità particolari) sarebbero - salvo rare eccezioni - in
rapporto di simbiotica valorizzazione con il paesaggio, che non
arricchirebbero.
L. In sede di
duplica i resistenti hanno in generale confermato le loro posizioni,
contestando di massima quelle delRI 1. La Divisione si è limitata a rinviare
alla propria risposta, rispettivamente alle prese di posizione consegnate nei
verbali d'udienza.
M. Il 6 marzo 2018 il giudice
delegato, respinte le ulteriori richieste di prova, ha assegnato un termine
(poi prorogato) sino a venerdì 11 maggio 2018 per presentare eventuali conclusioni.
Il ricorrente, così come molti resistenti, hanno confermato le rispettive
richieste e argomentazioni. La Divisione è rimasta silente.
Considerato, in
diritto
1. 1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data e il ricorso è
tempestivo (art. 49 cpv. 1 della legge cantonale di applicazione della legge
federale sulla pianificazione del territorio del 23 maggio 1990 [LALPT; BU
1990, pag. 365]; dal 1° gennaio 2012 art. 47 cpv. 1 della legge sullo sviluppo
territoriale del 21 giugno 2011 [LST; RL 701.100]). Quanto alla legittimazione
attiva delRI 1, la Corte considera quanto segue.
1.2. L'art. 89 cpv. 2 lett. a della legge sul Tribunale federale
del 17 giugno 2005 (LTF; RS 173.110) conferisce il diritto di ricorrere alla
Cancelleria federale, ai Dipartimenti federali o, in quanto lo preveda il
diritto federale, ai Servizi loro subordinati, se l'atto impugnato può violare
la legislazione federale nella sfera dei loro compiti. Le Autorità federali che
hanno diritto di ricorrere al Tribunale federale - prosegue la legge (art. 111
cpv. 2 LTF) - possono avvalersi dei rimedi giuridici previsti dal diritto
cantonale e, in quanto ne facciano richiesta, partecipare ai procedimenti
dinanzi alle Autorità cantonali inferiori. L'art. 48 dell'ordinanza sulla
pianificazione del territorio del 28 giugno 2000 (OPT; RS 700.1; nella versione
in vigore dal 1° gennaio 2007; RU 2006, pag. 4705), che stabilisce i compiti e
le competenze delRI 1, autorizza quest'ultimo a presentare ricorso secondo le
disposizioni generali concernenti l'organizzazione giudiziaria nell'ambito
della pianificazione territoriale (cpv. 4). Ne discende che RI 1, autorità
competente in materia di pianificazione del territorio (art. 12a cpv. 1
dell'ordinanza sull'organizzazione del Dipartimento federale dell'ambiente,
dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni del 6 dicembre 1999;
Org-DATEC; RS 172.217.1) è legittimato a far capo alla via di ricorso cantonale.
1.3. Alcuni resistenti criticano l'agire dell'insorgente per
quanto riguarda la formulazione delle domande, sia in relazione alla
definizione dell'oggetto della lite sia alla precisione nel tracciamento dei territori
contestati. Quest'ultima censura va subito disattesa: RI 1 ha infatti prodotto
documentazione sufficientemente precisa in forma cartacea ed elettronica. Pure
da respingere sono le critiche relative alla violazione dei principi della
buona fede e della parità di trattamento, formulate in particolare dalla Divisione
nella risposta del 7 aprile 2014, tese a limitare l'oggetto del contendere alle
sole aree indicate nel piano allegato al ricorso (cosiddette zone rosse).
Come visto in narrativa, in un primo momento, il ricorrente ha chiesto
l'annullamento dell'intero atto pianificatorio, postulando la sospensione della
procedura ai fini di condurre trattative con il Cantone in vista di una
soluzione condivisa, ciò che avrebbe potuto comportare il ritiro del ricorso.
Dall'atto emerge comunque con chiarezza che RI 1 non ha mai inteso limitare
l'impugnativa unicamente a queste aree. Solo con lo scritto del 24 luglio 2013 RI
1 ha ridotto il territorio oggetto di contestazione ai citati 102 comparti
(cosiddette zone viola, non sempre corrispondenti alle sole zone
rosse), superficie ulteriormente ridotta il 22 febbraio 2017 in sede di
replica. Determinante è dunque la domanda risultante da questi atti di causa e
ribadita con le conclusioni. Sapere se i privati abbiano subìto pregiudizi
dall'intesa bonale raggiunta tra il Cantone e RI 1, secondo cui durante la
sospensione della procedura e pendenti le trattative il primo avrebbe
rilasciato le licenze edilizie solo per i perimetri non contestati mentre la
seconda non vi si sarebbe opposta, è questione che esula da questa procedura.
1.4. Ferme queste premesse, il ricorso è ricevibile in ordine e
- nella misura in cui non è stato ritirato e conseguentemente qui stralciato
dai ruoli - può essere esaminato nel merito. Irricevibili, per contro, sono le
domande poste dai resistenti che vanno oltre alla semplice richiesta di
respingere o accogliere l'impugnativa: la legge di procedura per le cause
amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; BU 1966, pag. 181, applicabile in
forza dell'art. 113 cpv. 2 della legge sulla procedura amministrativa del 24
settembre 2013; LPAmm; RL 165.100) non prevede l'istituto del ricorso adesivo
(RDAT 1990 n. 44 consid. 1.2; cfr. nello stesso senso Ruth Herzog in: Ruth Herzog/Michel Daum
[curatori], Kommentar zum Gesetz über die Verwaltungsrechtspflege im Kanton
Bern, II ed., Berna 2020, n. 5 ad art. 69).
1.5. Poiché la procedura relativa al PUC-PEIP (ivi compresa
quella successiva relativa alle varianti) era in corso prima dell'entrata in
vigore della LST, il piano dev'essere esaminato nel merito in applicazione
della LALPT (art. 117 LST). Determinante, inoltre, risulta il contenuto della
scheda 8.5 del PD '90, nel frattempo sostituito dal PD '09. A prescindere dal
fatto che il PUC-PEIP è stato elaborato in vigenza della scheda 8.5, la nuova
scheda P3 del PD '09 che ne riprende i contenuti non è stata sottoposta per
(nuova) approvazione al Consiglio federale. Nel suo rapporto d'esame del 24
settembre 2013 RI 1 ha tuttavia rilevato che la nuova scheda P3 non riporta
correttamente le modifiche imposte alla vecchia scheda 8.5 con l'approvazione
del 30 gennaio 2002, in particolare la scheda P3 è priva del capitolo Indicazioni
operative complementari facente parte dell'allegato B della citata
approvazione. Di conseguenza, approvando il 16 ottobre 2013 la rielaborazione
del piano direttore, il Consiglio federale ha espresso una riserva nel senso
che per la scheda P3 sono tutt'ora validi i contenuti delle approvazioni
federali avvenute negli anni passati (FF 2013, pag. 7200). Per quanto riguarda
le ulteriori questioni relative al diritto applicabile, esse saranno affrontate
- ove necessario - nei successivi considerandi.
1.6. L'incarto può essere evaso sulla base della copiosa
documentazione versata agli atti dalle parti, integrata dalle risultanze dei
sopralluoghi esperiti dal giudice delegato. Compiendo una valutazione
anticipata, non è necessario esperire le ulteriori prove richieste (art. 18
cpv. 1 LPamm). In particolare il richiamo operato dal ricorrente degli incarti
relativi ai casi in cui è stato applicato l'art. 39 cpv. 5 OPT (ripristino di
modifiche illegali nei paesaggi del PUC-PEIP) non è atto - come si vedrà in
seguito in relazione alla questione dell'ampiezza del territorio (infra,
12.1.2.1 e 12.1.2.2) - a fornire elementi utili ai fini del presente giudizio.
Tale questione, a ben vedere, esula dalla vertenza di natura pianificatoria e
attiene piuttosto ai compiti di vigilanza in materia edilizia.
In ogni caso, il tema della polizia delle costruzioni fuori zona edificabile
non si riduce certo al solo perimetro del PUC-PEIP, ma riguarda semmai l'intero
territorio cantonale non fabbricabile. Del resto, la pretesa incapacità (o
mancanza di volontà) da parte dell'Autorità cantonale di far rispettare
le norme edilizie non può essere messa in relazione diretta con l'estensione
del perimetro del PUC-PEIP. Anzi, questo piano pone
le basi legali che definiscono il quadro giuridico per effettuare interventi
nei territori protetti, prima assente, il che faciliterà anche i compiti di
vigilanza da parte dell'Autorità cantonale. Non è poi dato di vedere per quale
motivo l'esclusione di determinati comparti dal suo perimetro avrebbe
quale effetto virtuoso di scongiurare gli abusi edilizi. Appare piuttosto
verosimile il contrario, giacché coloro che posseggono edifici meritevoli di
conservazione inseriti nel PUC-PEIP hanno un interesse accresciuto a rispettare
le norme, che permette loro di conseguire il cambiamento di destinazione in
modo legale. Inoltre, essi hanno anche un interesse a vigilare che gli altri
proprietari agiscano nel pieno rispetto delle NAPUC, per evitare di
compromettere le qualità paesaggistiche che giustificano l'inclusione dei fondi
nel perimetro del PUC-PEIP. Nemmeno la richiesta di richiamare atti relativi
alle pianificazioni comunali (ivi compresi gli IEFZE) merita di essere accolta:
si tratta infatti di documenti pubblici, liberamente accessibili e
consultabili, e, pertanto, considerati noti alle parti (cfr. DTF 138 II 557
consid. 6.2, 135 III 88 consid. 4.1). Poco importa se essi sono alla fin fine
numerosi. Nel contesto del puntiglioso lavoro effettuato dalRI 1, nulla gli
impediva di richiedere direttamente ai Comuni oppure ai servizi cantonali la
loro trasmissione, non spettando certo al Tribunale il compito di acquisire
documentazione pubblica per semplificare il lavoro delle parti. Simile
incombenza non può essere dedotta nemmeno dal principio inquisitorio.
2. 2.1. In ambito
di piani di utilizzazione cantonali l'art. 49 cpv. 2 LALPT (dal 1° gennaio 2012
art. 47 cpv. 2 LST) prevede che è dato ricorso al Tribunale cantonale
amministrativo contro la violazione del diritto, compreso l'eccesso e l'abuso
del potere di apprezzamento, l'accertamento inesatto dei fatti rilevanti e
l'inadeguatezza del provvedimento pianificatorio. Diversamente che per i piani
regolatori e per quelli di dettaglio, in questo campo il potere d'esame del
Tribunale è completo e contempla anche il sindacato d'opportunità. Il pieno
potere di cognizione, che esorbita dal campo solitamente riservato all'azione
giudiziaria, va tuttavia esercitato con il dovuto riserbo e senso della misura,
specie allorquando si tratta di dirimere questioni con forte valenza tecnica o
connotazioni locali, dove le conoscenze degli specialisti, rispettivamente
delle autorità del luogo, costituiscono spesso un insostituibile elemento per
la presa di decisione. Il Tribunale cantonale amministrativo dovrà pertanto
esaminare con attento spirito critico gli aspetti controversi del piano di
utilizzazione impugnato, ma è solo se vi scoprirà vizi di una certa rilevanza,
inconciliabili col precetto dell'adeguatezza, che l'annullerà e lo rinvierà
all'autorità di adozione o che procederà a una sua modifica. Non basta dunque
che risulti possibile una soluzione migliore, magari solo sotto certi aspetti,
di quella contestata, per sostituirla a quest'ultima; la soluzione alternativa
deve manifestare pregi realmente superiori, nel suo complesso, da convincere il
Tribunale a preferirla a quella approvata dall'autorità incaricata della
pianificazione (STA 90.2005.19 del 16 luglio 2007 consid. 2).
2.2. Una misura pianificatoria può costituire una
restrizione di diritto pubblico ed è compatibile con la garanzia della
proprietà sancita dall'art. 26 della
Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.;
RS 101) solo se si fonda su di una base legale, è giustificata da un interesse
pubblico preponderante e rispetta il principio della proporzionalità (art. 36
cpv. 1-3 Cost.).
3. 3.1. Secondo
l'art. 75 Cost. i Cantoni devono allestire piani d'azzonamento per assicurare
un'appropriata e parsimoniosa utilizzazione del suolo e un ordinato
insediamento del territorio. A livello legislativo l'obbligo di pianificare è
codificato all'art. 2 della legge federale
sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700).
Secondo quest'ultima legge la pianificazione deve avere luogo in diverse tappe:
pianificazione direttrice, pianificazione dell'utilizzazione e procedura del
permesso di costruzione. Esse stanno in reciproco rapporto e formano un tutto
coerente, di cui ogni parte adempie una specifica funzione (DTF 137 II 254
consid. 3.1). Il piano d'utilizzazione cantonale viene adottato, secondo le
indicazioni del piano direttore (art. 6 segg., 26 cpv. 2 LPT), sulla scorta di
un'ampia coordinazione e valutazione (art. 1 cpv. 1 seconda frase e 2 cpv. 1
LPT) e nell'ambito di una procedura ove è garantita protezione giuridica (art.
33 segg. LPT) e partecipazione democratica (art. 4 LPT). Il piano
d'utilizzazione cantonale disciplina e organizza l'uso ammissibile del suolo
per zone di interesse cantonale o sovracomunale. Esso è inteso a promuovere
l'attuazione degli obiettivi pianificatori cantonali del piano direttore e di
compiti cantonali come pure la realizzazione di edifici o impianti di interesse
cantonale o sovracomunale fissati da leggi speciali (art. 44 cpv. 1 e 2 LALPT).
3.2.
3.2.1. I piani di utilizzazione disciplinano l'uso ammissibile
del suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone
edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Il principio
fondamentale secondo cui occorre separare il territorio edificabile da quello
non edificabile era già desumibile dall'art. 1 cpv. 1 vLPT nella sua versione
originaria (RU 1979, pag. 1573) che stabilisce che il suolo dev'essere
utilizzato con misura (cfr. Peter Hänni,
Planungs-, Bau- und besonderes Umweltschutzrecht, VI ed., Berna 2016, §7 I.3.b,
pag. 67 seg.) sostituita dall'attuale testo (in vigore dal 1° maggio 2014; RU
2014, pag. 899) il quale dispone che Confederazione, Cantoni e Comuni devono
provvedere affinché i comprensori edificabili siano separati da quelli non
edificabili. La necessità di suddividere il territorio edificabile da quello
non edificabile è tuttavia anteriore all'entrata in vigore, il 1° gennaio 1980,
della LPT. Tale, fondamentale, compito derivava già dall'art. 22quater
cpv. 1 dell'abrogata Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 29
maggio 1874 (vCost.; RU 1, pag. 1; Hänni,
op.cit., §7 I.1., pag. 64; Eric Brandt,
Le principe constitutionnel de la séparation des zones constructibles et non
constructibles, in: RDAF 1995 pag. 197 segg., 203). Esso è stato dapprima
concretizzato sul piano legislativo tramite il decreto federale su alcuni
provvedimenti urgenti nell'ambito della pianificazione del territorio del 17
marzo 1972 (DFU-PT; RU 1972, pag. 576), entrato in vigore il 24 marzo 1972, che
ha imposto ai Cantoni di designare senza indugio i territori dove
l'insediamento e l'edificazione dovevano essere provvisoriamente limitati o
impediti (art. 1 DFU). Il 1° luglio 1972 è quindi entrata in vigore la legge
federale contro l'inquinamento delle acque dell'8 ottobre 1971 (LCIA; RU 1972,
pag. 1120), con cui per la prima volta l'Assemblea federale ha sancito per
tutta la Confederazione il principio della separazione sistematica tra
territorio edificabile e non edificabile (DTF 129 II 396 consid. 4.2.1).
Secondo questa legge i permessi per la costruzione o la trasformazione di
edifici e impianti di ogni genere possono essere concessi unicamente
all'interno delle zone edificabili e, dove queste mancano, nel perimetro del
progetto generale di canalizzazione (PGC; art. 19 LCIA). All'esterno del
perimetro del PGC nuovi edifici e impianti possono essere realizzati unicamente
in quanto sia dimostrato un bisogno oggettivamente fondato (art. 20 LCIA). Il
principio fondamentale della separazione tra zona edificabile e zona non
edificabile è oggi dedotto dal citato art. 75 Cost. (Rudolf Muggli, Vorbemerkungen zu den
Art. 24bis 24e und 37a, in: Heinz Aemisegger e al.
[curatori], Praxiskommentar RPG: Bauen ausserhalb der Bauzone, Zurigo/Basilea/Ginevra
2017, n. 16). La sua importanza è, infine, sottolineata anche dalla
giurisprudenza relativa alla polizia delle costruzioni di questo Tribunale (STA
52.2014.124 dell'11 dicembre 2015 consid. 3.4., 52.2002.454/461 del 15 febbraio
2005 consid. 4.2., confermata con STF 1A.77/2005-1P.201/2005 del 6 giugno 2005
in: RtiD II-2005 n. 18, 52.2004.397 del 23 febbraio 2005 consid. 4.;
52.2002.234 del 21 marzo 2003 consid. 4.2.).
3.2.2. I Cantoni possono prevedere altre zone d'utilizzazione e,
dunque, suddividere, diversificare, combinare e completare i tipi di zona
fondamentali (edificabile, agricola e protetta) previsti dal diritto federale;
essi devono comunque sempre rispettare il regime degli art. 15-17 LPT e, di
riflesso, attenersi al principio fondamentale del diritto pianificatorio di
separazione tra zone edificabili e non edificabili (DTF 143 II 558 consid.
2.5.1).
4. 4.1. Giusta
l'art. 22 cpv. 2 lett. a LPT l'autorizzazione a costruire può essere
rilasciata, di principio, soltanto se l'intervento edilizio è conforme alla
funzione prevista dal piano d'utilizzazione per quella zona, ovvero soltanto
per insediamenti la cui destinazione s'integra convenientemente nelle finalità
della zona in cui sorgono (principio della conformità di zona). Anche nella
zona agricola edifici e impianti possono essere considerati conformi alla
funzione di zona, a condizione che essi, in particolare e per quanto qui
interessa, siano necessari alla coltivazione agricola o all'orticoltura oppure
che servano all'ampliamento interno di un'azienda agricola o orticola
produttiva (art. 16a cpv. 1 e 2 LPT; art. 34 cpv. 1 OPT).
4.2. In deroga al principio della conformità di
zona, secondo l'art. 24 LPT fuori delle zone edificabili possono
eccezionalmente essere rilasciate autorizzazioni per la costruzione o il
cambiamento di destinazione di edifici o impianti non conformi alla funzione
prevista per la zona di utilizzazione se la loro destinazione esige un'ubicazione
fuori della zona edificabile (lett. a) e non vi si oppongono interessi
preponderanti (lett. b). Le due condizioni devono essere adempiute
cumulativamente. Il requisito dell'ubicazione vincolata ha carattere oggettivo
ed è soddisfatto soltanto se l'edificio o l'impianto deve essere
realizzato fuori del territorio edificabile per motivi di ordine tecnico,
inerenti al suo esercizio o alla natura del terreno. Motivi puramente
finanziari, personali o di comodità non sono sufficienti (DTF 136 II 214 consid.
2.1, 129 II 63 consid. 3.1, 124 II 252 consid. 4a, 123 II 256 consid. 5; cfr.
pure Bernhard Waldmann/Peter Hänni, Handkommentar
Raumplanungsgesetz, Berna 2006, n. 8 segg. ad art. 24). Il vincolo può anche
essere negativo, imposto cioè dall'esclusione di ogni altra ubicazione in zona
edificabile, in particolare quando un edificio o impianto, a causa delle
immissioni generate, non può essere realizzato all'interno delle zone
edificabili (per es. una struttura per la tenuta di animali o uno stand di tiro;
DTF 129 II 63 consid. 3.1, 114 Ib 180 consid. 3c seg. con rinvii; Waldmann/ Hänni, loc. cit.). L'adempimento
del secondo requisito di cui all'art. 24 lett. b LPT implica l'assenza
di interessi preponderanti che si oppongano all'autorizzazione sollecitata. Il
criterio presuppone la determinazione e la valutazione di tutti gli interessi,
pubblici e privati, toccati dal progetto, in particolare quelli perseguiti
dalla LPT ma anche da altre leggi speciali (cfr. art. 3 OPT; DTF 129 II 63
consid. 3.1; STA 52.2006.117 del 25 settembre 2012 consid. 4.1).
4.3. L'art. 24d cpv. 2 LPT in vigore dal 1° settembre
2000 (introdotto dalla revisione parziale del 20 marzo 1998, RU 2000, pag.
2042) dal marginale Utilizzazione a scopi abitativi extra-agricoli, edifici
e impianti degni di protezione prescrive che può essere autorizzato il
cambiamento di destinazione di edifici e impianti degni di protezione se sono
stati sottoposti a protezione dall'autorità competente (lett. a) e la loro
conservazione a lungo termine non può essere assicurata in altro modo (lett.
b). Le autorizzazioni in base a questo articolo possono essere rilasciate
unicamente alle condizioni di cui al suo cpv. 3; in particolare, l'edificio o
l'impianto deve prestarsi all'utilizzazione prevista (lett. a).
4.4.
4.4.1. L'art. 39 cpv. 2 e cpv. 3 OPT pone le premesse e le
condizioni in base alle quali l'autorità cantonale competente può autorizzare,
fuori dalle zone edificabili, il cambiamento di destinazione di edifici e
impianti.
4.4.2. Secondo tale disposizione, nella versione in vigore fino
al 1° novembre 2012:
2 I Cantoni possono
autorizzare, siccome d'ubicazione vincolata, la modifica dell'utilizzazione di
edifici esistenti, protetti perché tipici del paesaggio, se:
a. il
paesaggio e gli edifici formano un'unità degna di protezione e sono stati posti
sotto protezione nell'ambito di un piano di utilizzazione;
b. il
carattere particolare del paesaggio dipende dal mantenimento di tali edifici;
c. la
conservazione duratura degli edifici può essere garantita solo con il
cambiamento di destinazione; e
d. il
piano direttore cantonale contiene i criteri secondo cui va valutato il
carattere degno di protezione dei paesaggi e degli edifici.
3 Le autorizzazioni secondo il presente articolo possono essere
rilasciate soltanto se:
a. l'edificio non è più necessario all'utilizzazione anteriore;
b. il cambiamento di destinazione non comporta un edificio sostitutivo che non
sia necessario;
c. l'aspetto
esterno e la struttura edilizia basilare restano sostanzialmente immutati;
d. è
necessaria tutt'al più una leggera estensione dell'urbanizzazione esistente e
tutti i costi d'infrastruttura, causati dal cambiamento completo di
destinazione, sono ribaltati sul proprietario;
e. la
coltivazione agricola delle rimanenti superfici e delle particelle limitrofe
non è minacciata;
f. non
vi si oppongono interessi preponderanti (art. 24 lett. b LPT).
4.4.3. L'11 marzo 2012 è
entrato in vigore l'art. 75b Cost. che stabilisce che la quota di
abitazioni secondarie rispetto al totale delle unità abitative e della
superficie lorda per piano utilizzata a scopo abitativo di un Comune non può
eccedere il 20% (cpv. 1). In attesa dell'adozione della legge federale in
materia, il Consiglio federale ha emanato l'ordinanza sulle abitazioni
secondarie del 22 agosto 2012 (OASec 2012; RU 2012, pag. 4583). L'art. 5 OASec
2012 permette il rilascio delle autorizzazioni secondo l'art. 39 cpv. 2 e 3 OPT
anche se la quota del 20% di abitazioni secondarie è stata raggiunta nel Comune.
L'art. 7 OASec 2012 ha quindi modificato l'OPT, introducendo due nuovi
capoversi all'art. 39:
4 Le autorizzazioni di cui
al capoverso 2 decadono se non sussiste più il carattere degno di protezione
dell'edificio o del paesaggio circostante, sempre che ciò rientri nell'ambito
di responsabilità del proprietario fondiario.
5 In
caso di modifiche illegali nei paesaggi di cui al capoverso 2, un'autorità
cantonale provvede affinché sia disposto ed eseguito il ripristino della
situazione conforme al diritto.
Il Consiglio federale ha così inteso, da un lato,
permettere l'utilizzazione estensiva di questi edifici, per meglio conseguire
lo scopo primario della conservazione del paesaggio, dall'altro, preservare il
carattere degno di protezione di questi paesaggi, favorendo l'interesse permanente
dei proprietari a mantenerlo (ARE, Rapporto esplicativo concernente l'ordinanza
sulle abitazioni secondarie, Berna 2012, ad art. 5). Con l'entrata in vigore,
il 1° gennaio 2015, della legge federale sulle abitazioni secondarie del 20
marzo 2016 (LASec; RS 702) il rilascio di licenze edilizie per residenze
secondarie dev'essere dedotto dall'art. 9 cpv. 2 LASec, secondo cui al di fuori
delle zone edificabili la realizzazione di edifici senza limitazioni d'uso
secondo l'art. 7 cpv. 1 LASec è retta dalla legislazione in materia di
pianificazione del territorio, ovvero dagli art. 24d cpv. 2 e 3 LPT e 39
cpv. 2-5 OPT (cfr.: DTF 145 II 83 consid. 7.2; Beat
Stalder in: Stephan Wolf/Aron Pfammatter [curatori], Handkommentar
Zweitwohnungesetz, Berna 2017 n. 43, 47 segg. ad art. 9; Franco Pedrazzini, Le abitazioni
secondarie, dall'iniziativa popolare alla legge federale, in: Marco Lucchini/Fulvio Campello
[curatori], Il diritto edilizio, Lugano/Basilea 2016, pag. 65 segg., 94).
4.4.4. Il 10 ottobre 2012 il Consiglio federale ha modificato
l'art. 39 cpv. 3 OPT come segue (in vigore dal 1° novembre 2012; RU 2012, pag.
5537; corrispondente al precedente cpv. 3 lett. c del medesimo disposto).
3 Le autorizzazioni secondo il presente articolo possono essere
rilasciate soltanto se l'aspetto esterno e la struttura edilizia basilare
restano sostanzialmente immutati.
Le altre condizioni di cui al precedente art. 39 cpv. 3 OPT - a
eccezione, dunque, di quella alla lett. c - sono state traslate nel nuovo art.
43a OPT Disposizioni comuni, che riguarda ora tutte le
autorizzazioni rilasciate secondo la sezione 6 dell'OPT, riferita alle
eccezioni per edifici e impianti fuori delle zone edificabili. Benché il testo
della nuova lett. a sia stato adeguato, ciò non concerne - in sostanza - l'art.
39 cpv. 2 OPT (cfr. ARE, Revisione parziale dell'ordinanza sulla pianificazione
del territorio, Rapporto esplicativo, Berna 2012, ad art. 43a).
5. Ai fini
dell'evasione dell'impugnativa, deve essere sciolto il quesito relativo alla
base legale dell'art. 39 cpv. 2 OPT. Secondo RI 1 questa norma sarebbe un caso
di applicazione dell'art. 24 LPT, ipotesi contestata da alcuni resistenti, i
quali evocando parte della dottrina, sostengono che essa trovi fondamento
nell'art. 24d LPT.
5.1.
5.1.1. La revisione parziale della LPT promossa dal Consiglio
federale con il messaggio del 22 maggio 1996 (n. 96.040, in FF 1996 III 457) ha
conosciuto un iter piuttosto complesso. Già in occasione dell'esame del
progetto al Consiglio Nazionale, dopo che quello degli Stati con qualche
modifica l'aveva approvato (cfr. BN CS 1997, pag. 185 segg.), esso è stato
oggetto di diverse modifiche, tant'è che quest'ultima Camera ha introdotto
alcuni nuovi articoli su proposta della sua Commissione (cfr. BU CN 1997, pag.
1855 segg.) ed è stato necessario ritornare il progetto all'altra Camera. Per
quanto qui interessi, nel messaggio il Consiglio federale ha proposto un nuovo
art. 24a cpv. 3 LPT, poi divenuto con una modifica redazionale da parte
della Commissione degli Stati l'art. 24d cpv. 2 LPT, che è stato
adottato dalle Camere già con la prima deliberazione. L'intenzione del Governo
era quella di estendere le possibilità offerte dall'art. 24 vOPT '89, da cui è
poi derivato l'attuale art. 39 cpv. 2 OPT, circoscritte unicamente a
comprensori qualificati (cfr. messaggio 96.040 cit., cap. 111.4 e 114). Se ne
può dedurre che secondo il Consiglio federale le possibilità di cui all'art. 24
vOPT '89 erano già sorrette da una sufficiente base legale, ovvero l'art. 24
cpv. 1 lett. a LPT, nella versione in vigore sino al 1° settembre 2000 (RU
1979, pag. 1573), corrispondente all'attuale 24 lett. a LPT. D'altro canto,
dall'esame dei verbali dell'Assemblea federale emerge come talvolta l'art. 24a
cpv. 3 del progetto venga definito "lex rustici",
rispettivamente che per taluni partecipanti - ivi compreso il consigliere
federale Koller - si trattava di dare una base legale a quanto (già) previsto dalla
vOPT '89 (BU CS 1997, pag. 220).
5.1.2. In una decisione di principio il Tribunale federale,
chinatosi sul quesito di sapere se fosse possibile demolire e ricostruire un
edificio ancora utilizzato a scopi agricoli dopo il 1972 nei comprensori con abitati
tradizionalmente sparsi, ha avuto modo di considerare che l'art. 39 OPT
costituisce una norma di esecuzione molto estesa dell'art. 24 lett. a LPT (DTF
137 II 338). L'Alta Corte sembra quindi andare nella direzione di considerare
l'art. 24 lett. a LPT quale base legale dell'art. 39 OPT. Ancora di recente il
Tribunale federale ha nettamente distinto l'applicazione dell'art. 24d cpv.
2-3 LPT - riservato alle costruzioni degne di protezione - dall'art. 39 cpv.
2-5 OPT (DTF 145 II 83 consid. 6.2.1). Da notare che, secondo il medesimo
giudizio, la necessità di far capo alla procedura pianificatoria è data anche
nel caso in cui si volesse considerare l'art. 39 OPT come una norma di
esecuzione dell'art. 24d LPT (DTF 145 cit. consid. 8.1).
5.1.3. Anche la dottrina ha avuto modo di esprimersi in merito
all'art. 39 OPT.
Secondo Muggli l'art.
39 cpv. 2 OPT, dopo la revisione parziale del 1998 che ha introdotto il nuovo
art. 24d LPT, deve essere inteso quale norma di esecuzione di
quest'ultimo, siccome lex specialis in rapporto all'art. 24 LPT (Muggli, op. cit., n. 38 ad art.
24 e n. 8 ad art. 24d). Quanto previsto dall'ordinanza sarebbe dunque
applicabile solo nella misura in cui non è in conflitto con l'art. 24d
LPT, ciò che sarebbe problematico, giacché i requisiti non sono i medesimi (ibidem,
n. 40 e 41 ad art. 24). Comunque, l'autore ritiene possibile un'interpretazione
conforme alla legge dell'art. 39 cpv. 2 OPT nel senso che per applicare l'art.
24d cpv. 2 LPT a interi paesaggi caratterizzati da edifici tipici che
abbracciano più Comuni è corretto esigere - come fa l'ordinanza - che la
regolamentazione sia contenuta nel piano direttore cantonale e in un piano
d'utilizzazione cantonale o comunale, mentre per singoli oggetti meritevoli è
sufficiente una semplice decisione di protezione (ibidem, n. 42).
L'autore sostiene dunque che proprio il PUC-PEIP rappresenterebbe un buon
esempio di come l'art. 39 cpv. 2 OPT possa essere interpretato conformemente
all'art. 24d cpv. 2 LPT (loc. cit.).
Hänni rileva che la
revisione parziale della LPT del 1998 ha introdotto una serie di autorizzazioni
eccezionali facilitate di modo che l'art. 24 LPT ha oggi una portata sussidiaria
(Hänni, op. cit., §10 VII.3., pag.
204). L'autore tratta l'art. 39 OPT come un caso a sé, che completa le
disposizioni degli art. 24 segg. LPT, distinguendo il campo di applicazione
dell'art. 24d cpv. 2 LPT da quello dell'art. 39 cpv. 2 OPT e, per quanto
riguarda il rapporto tra queste due norme, limitandosi a rinviare alla citata
DTF 137 II 338 (Hänni, op. cit.,
§10 VII.3.j, pag. 231 con rinvio alla nota n. 802). Pure Dupré distingue tra l'art. 24d cpv.
2 OPT e l'art. 39 cpv. 2 OPT (Chantal
Dupré in: Heinz Aemisegger e altri, Commentaire LAT,
Ginevra/Zurigo/Basilea 2010, n. 15 ad art. 24d), approccio condiviso anche da Favre (Anne-Christine
Favre, La zone agricole, in: Journées du droit de la construction 2009,
pag. 47 segg., pag. 77). Parrebbe potersi dedurre, quindi, che per questa
dottrina la base legale vada cercata nella norma sussidiaria generale di cui
all'art. 24 LPT.
Infine, secondo Waldmann/Hänni
l'art. 39 OPT non sarebbe una semplice norma di esecuzione, ma una
derogazione a sé stante relativa al principio della separazione del territorio
edificabile da quello non edificabile (Waldmann/Hänni,
op. cit., n. 27 ad art. 24). Stante il carattere esaustivo delle eccezioni
previste dalla LPT e l'assenza di una norma di delegazione, questi autori
mettono in dubbio la legalità e la costituzionalità dell'art. 39
OPT (loc. cit.; ancora più categorico: Bernhard
Waldmann, Zur Standortgebundenheit von Bauten und Anlagen ausserhalb der
Bauzone, in: Benoît Bovay/Minh Son Nguyen [curatori], Mélange Pierre Moor,
Berna 2005, pag. 779 segg., 787). Parere condiviso da Karlen e da Marti
(Peter Karlen, Die
Ausnahmebewilligung nach Art. 24-24d RPG, System der neuen Regelung, in:
ZBl 102/2001, pag. 291 segg., 294 e 305; Arnold
Marti, Commento della DTF 137 II 338 in: ZBl 113/2012, pag. 304).
5.2. Alla luce di quanto
appena ricordato, questo Tribunale ritiene che l'art. 39 cpv. 2 OPT abbia la
sua base legale nell'art. 24 lett. a LPT. Ciò emerge innanzitutto dalla genesi
della norma, sviluppata prima dell'adozione dell'art. 24d cpv. 2 LPT e
ripresa in seguito senza modifiche sostanziali nella vigente ordinanza. In
secondo luogo, le condizioni di applicazione dell'art. 24d cpv. 2 LPT e
dell'art. 39 cpv. 2 OPT, come spiegato, divergono su più punti. Da
sottolineare, in particolare, che nell'ambito dell'adozione dell'art. 24d
cpv. 2 LPT, l'Assemblea federale e meglio il Consiglio nazionale ha
esplicitamente respinto la proposta di imporre ai Cantoni una procedura
pianificatoria ai fini della sua applicazione (BU CN 1997, pag. 1863 segg.),
aspetto invece centrale nell'impianto dell'art. 39 cpv. 2 OPT. Nell'esigere che
l'edificio si presti all'utilizzazione prevista, l'art. 24d cpv. 3 LPT
sembra inoltre escludere la possibilità di farvi capo quando il cambiamento di
destinazione richiesto sia da fienile o stalla in abitativo secondario (cfr.
messaggio n. 96.040 cit., cap. 208.41). Da ultimo, ma non per importanza,
l'art. 39 cpv. 2 OPT fa espressamente riferimento al concetto di ubicazione
vincolata, mentre parte della dottrina ritiene che l'art. 24d LPT
prescinda da questa necessità (cfr., ad esempio, Waldmann, op. cit., pag. 780). Secondo
questa Corte, dunque, l'art. 39 cpv. 2 OPT altro non fa che esplicitare il
concetto di natura indeterminata (Muggli,
op. cit., n. 2 ad. 24; Waldmann,
op. cit., pag. 787) espresso dalla locuzione esige un'ubicazione fuori della
zona edificabile di cui alla lett. a dell'art. 24 LPT, ponendo severe
esigenze affinché possa essere riconosciuta la necessità di permettere il
cambiamento di destinazione degli edifici rurali per motivi paesaggistici.
Condizioni che appaiono in linea con l'impianto della LPT e dunque non possono
essere ritenute contrarie alla legge né tantomeno alla Costituzione federale,
atteso come permettono di considerare a sufficienza il principio di separazione
della zona edificabile da quella non edificabile. Nel solco della
giurisprudenza dell'Alta Corte citata (cfr. pure l'approccio giuridico della
STF 1A.20/2005 del 4 agosto 2005 consid. 4), anche nel caso del cpv. 2
dell'art. 39 OPT è dunque possibile riconoscere una norma di esecuzione
dell'art. 24 lett. a LPT.
6. Ai fini di poter
far uso delle possibilità di cui all'art. 39 cpv. 2 OPT, i Cantoni devono
innanzitutto ossequiare la condizione di cui alla lett. d, indicando nel piano
direttore cantonale i criteri secondo cui dev'essere valutato il carattere
degno di protezione dei paesaggi e degli edifici. Il Cantone Ticino ha dunque
adottato la scheda di coordinamento 8.5. Questa è stata approvata il 30 gennaio
2002 dal Consiglio federale (FF 2002, pag. 714), apportando alcune modifiche e
facendo proprio il testo di cui all'allegato B del rapporto d'esame dell'ARE
del 14 novembre 2001. Il Governo federale ha inoltre posto alcuni oneri a
carico del Cantone, segnatamente:
I.
Il Cantone tiene inventari in
merito a:
a.
paesaggi protetti ai sensi
dell'articolo 39 capoverso 2 OPT (inclusa la cartografia),
b.
edifici che in questi paesaggi
sono stati posti sotto protezione,
c.
autorizzazioni per costruire o
trasformare edifici o impianti all'interno di questi paesaggi, suddivise in:
1) autorizzazioni concernenti edifici protetti;
2) autorizzazioni concernenti altri edifici o
impianti,
d.
messa sotto protezione di edifici
rustici diroccati e autorizzazioni rilasciate per la ricostruzione e la
trasformazione dell'utilizzazione di siffatti edifici,
e.
abusi edilizi in questi paesaggi
indicando stato e genere del disbrigo,
f.
rendiconti periodici (almeno ogni
due anni) dei Comuni sullo stato dell'esecuzione riguardante questi paesaggi.
Considerandi
II.
Il Cantone trasmette annualmente
all'USTE gli inventari aggiornati indicando le modifiche intervenute.
III.
Il Cantone adegua le
"Direttive dipartimentali per l'elaborazione dell'inventario comunale
degli edifici situati fuori delle zone edificabili, febbraio 1991" e la
"Norma integrativa tipo alla norma di attuazione dei PR (edizione agosto
1994)" alla versione della scheda di coordinamento approvata.
6.1
6.1.1
La scheda coordinamento n. 8.5, di dato acquisito, affronta la tematica
dei paesaggi con edifici e impianti degni di protezione dipartendosi dalla
seguente analisi:
Il paesaggio rappresenta in Ticino un aspetto territoriale
di notevole importanza non solo per la società che vi vive, ma anche quale
componente dell'attrattiva turistica. Di particolare rilevanza per la qualità
formale del paesaggio sono la ricchezza e la diversità degli ambienti, frutto
di secoli di utilizzazione agricola e forestale del territorio, basata sulla
transumanza stagionale dal piano alla montagna e viceversa. Questa forma
tradizionale di utilizzazione del territorio ha determinato l'alternanza tra
foreste e spazi aperti e ampie superfici pascolive alpestri sovente valorizzati
dalla presenza di edifici, raggruppati o isolati, testimoni di un'arte edilizia
minore, ma di grande dignità (cfr. Atlante dell'edilizia rurale in Ticino). Il
quadro paesaggistico legato a questo territorio costruito rappresenta una delle
varie ricchezze culturali con carattere di unicità che il Ticino può offrire.
La storia e i ricordi collegati a queste testimonianze hanno radici profonde
ancora nell'attuale società locale e negli ultimi anni tendono sempre più a rappresentare
un punto di riferimento per una popolazione sempre più sottoposta ai ritmi
stressanti e alienanti della vita urbanizzata. Per gli abitanti delle valli il
patrimonio tradizionale costruito rappresenta anche un'importanza economica,
non tanto per il suo indotto diretto legato al ricupero edilizio, ma per la sua
funzione paesaggistica e di conservazione di una specificità che è sempre più
indispensabile sul piano di un'offerta turistica basata su un uso durevole del
territorio.
Il paesaggio merita pertanto un'attenzione
particolare, una protezione ma anche una gestione attiva tale da evitarne, nel
limite del possibile:
-
l'impoverimento nel senso di una
ulteriore perdita delle testimonianze della vita e delle attività passate ma
anche nel senso economico del termine perché questo patrimonio costruito
rappresenta pur sempre un valore per i loro proprietari,
-
l'inselvatichimento nel senso di
una banalizzazione del paesaggio a causa di una copertura forestale sempre più
omogenea e monotona che non permette più una lettura del territorio nelle sue
componenti morfologiche e storiche,
-
il degrado naturale nel senso di
una diminuzione della varietà delle specie floreali e faunistiche e della
tendenza a un disequilibrio della stabilità idrogeologica in seguito
all'abbandono della manutenzione dei manufatti tradizionali e a un inevitabile
aumento degli incendi boschivi.
Il problema della forte progressione del bosco a
scapito degli spazi aperti agricoli con una conseguente banalizzazione del
paesaggio assume una certa priorità in tutto il territorio del Cantone. Uno
degli strumenti, ma non l'unico, è la scheda 8.5.
La presenza dell'uomo sul territorio in questo
contesto e a certe condizioni va quindi vista come un elemento di cura
dell'ambiente e non automaticamente come un elemento di disturbo.
Tramite appropriate politiche cantonali e comunali nel
settore degli edifici tradizionali fuori zona è quindi possibile favorire un
approccio partecipativo e di responsabilità nella gestione del territorio
passando da un atteggiamento puramente consumistico nei confronti della natura
e del paesaggio a un atteggiamento più diretto e attivo. Quando la funzione
agricola di un tempo non può più essere esercitata, e solo nei casi in cui essa
non può più essere ripristinata a scopo produttivo, il rustico trasformato può
anche assumere una funzione sociale equilibrante per la popolazione che lo
utilizza.
In Ticino vi è un numero considerevole di edifici
(rustici) e impianti che resta a testimonianza del recente passato. Questi
edifici e impianti individuabili su tutto il territorio cantonale,
rappresentano sovente componenti essenziali del paesaggio culturale che, in
assenza di essi, risulterebbe impoverito. La conservazione degli stessi
pertanto può essere opportuna anche se sono situati fuori zona edificabile e se
si rende necessario il cambiamento della loro destinazione originaria, salvo
naturalmente i casi in cui la destinazione agricola può essere mantenuta.
D'altra parte un cambiamento di destinazione senza presupposti e limiti chiari
e stretti può vanificare la funzione originaria di testimonianza di questi
edifici e alterare gravemente il valore del paesaggio che li custodisce.
Il cambiamento di destinazione diventa una misura che
permette:
-
la conservazione dell'edificio
stesso
-
la creazione delle premesse
necessarie per la cura delle aree circostanti.
È quindi evidente che la condizione che sta alla base
di un cambiamento di destinazione di un edificio fuori zona deve comprendere le
due componenti sopracitate. La trasformazione di edifici esistenti può
addirittura contribuire a una migliore cura del territorio e della natura e a
fare da contrappeso stagionalmente all'eccessiva concentrazione della
popolazione e delle attività in una parte esigua del territorio cantonale (in
Ticino il 18% del territorio comprende l'80% della popolazione e il 90% dei
posti di lavoro; a questo territorio molto densamente abitato si contrappone
una vasta superficie che tende ad essere abbandonata a sé stessa se non ci
fosse un minimo di interesse da parte della popolazione come quello per la
conservazione dei rustici).
6.1.2
La scheda 8.5 stabilisce in seguito come viene attuato il
coordinamento a livello cantonale, elencando in primo luogo i criteri per la
delimitazione dei paesaggi con edifici e impianti degni di protezione. Essa
sancisce innanzitutto il criterio di base (1a) secondo cui il territorio
cantonale per il quale va esaminata una messa sotto protezione comprende
i paesaggi
caratterizzati dall'alternanza tra foreste e spazi aperti e da aree alpestri al
di sotto dei 2000 metri sul mare, valorizzati dalla presenza di edifici rurali
originali, ubicati fuori dalle zone edificabili in modo raggruppato o isolato.
La scheda elenca poi i criteri di esclusione (1b), specificando
che per una messa in protezione, non entrano in linea di conto il bosco secondo
la legislazione forestale, le superfici per l'avvicendamento colturale (SAC),
le aree per attrezzature, impianti o funzioni d'interesse nazionale, cantonale
o regionale e, infine, le aree soggette a forti pericoli naturali accertati.
Stante la necessità di proteggere un territorio che travalica i
confini dei singoli Comuni, il Cantone è chiamato a svolgere un ruolo di
coordinamento tra i piani regolatori, ai fini di ottenere un quadro
paesaggistico coerente con i principi che informano la pianificazione
direttrice. Quali strumenti entrano in linea di conto il piano comprensoriale,
l'elaborazione di sottoschede per unità geografiche specifiche, la
pianificazione intercomunale e il piano di utilizzazione cantonale.
6.1.3
In seguito la citata scheda stabilisce anche come devono
procedere i Comuni. Questi devono dapprima approntare gli elementi conoscitivi
di base che servono per preparare la decisione sulla protezione:
- definiscono
il territorio che non può entrare in linea di conto (come il bosco, le
superfici SAC, le zone di pericolo; le aree per attrezzature, impianti o
funzioni d'interesse nazionale, cantonale o regionale);
- allestiscono
l'inventario IEFZE;
- raccolgono
le informazioni inerenti lo stato e l'utilizzazione del territorio (attività
agricola, selvicoltura ecc.);
- individuano
gli elementi naturali;
- definiscono
eventuali elementi storici e culturali specifici della zona;
- rilevano le
infrastrutture e i servizi esistenti.
Sulla scorta di
tali elementi conoscitivi di base, i Comuni:
-
decidono in modo restrittivo
sulla protezione di paesaggi nel senso di questa scheda e ne delimitano - nel
caso - il perimetro dopo una ponderazione di tutti gli interessi in gioco;
-
decidono quali edifici, compresi
all'interno di questo perimetro, proteggere;
-
indicano gli edifici che vanno
mantenuti a scopo agricolo;
-
definiscono le misure vincolanti
atte a garantire una gestione attiva e la protezione del paesaggio;
-
definiscono le norme di
attuazione per la protezione dei singoli edifici.
7.
7.1
L'art. 75 cpv. 3 LALPT affida al piano regolatore - dunque ai
Comuni - il compito di designare in particolare, all'interno dei paesaggi
secondo l'art. 39 cpv. 2 OPT, i rustici meritevoli di conservazione. Per
rustici s'intendono quegli edifici che per origine, forma, struttura e
materiali appartengono all'edilizia rurale tradizionale (art. 29 prima frase
del regolamento della legge cantonale di applicazione della legge federale sula
pianificazione del territorio; RLALPT; BU 1991, pag. 48). Tale regolamentazione
è oggi ripresa agli art. 70 cpv. 2 e 3 LST, rispettivamente 85 cpv. 4 del
regolamento della legge sullo sviluppo territoriale del 20 dicembre 2011 (RLst;
RL 701.101). Competenza comunale che, come ha avuto modo di considerare di
recente il Tribunale, non è venuta meno con l'adozione del PUC-PEIP (STA
90.2017.43
del 16 dicembre 2019 consid. 4).
7.2
L'inventario degli edifici
situati fuori dalle zone edificabili viene allestito, adottato e approvato
seguendo la procedura di variante del piano regolatore (art. 41 cpv. 2, 75 cpv.
3.
LALPT, ora art. 33 cpv. 2 e 70 cpv. 3 LST). Stando alle indicazioni della
scheda 8.5 e del rapporto d'esame relativo alla sua approvazione del 14
novembre 2001, questi inventari costituiscono un'eccellente base per le ulteriori
decisioni. In particolare, la scelta degli edifici da proteggere e, quindi, da
conservare, può essere effettuata solo dopo aver analizzato tutti gli edifici
compresi nel paesaggio protetto. Per effettuare questa cernita occorre partire
da una prima scelta sulla base dell'inventario: quest'ultima è, però, puramente
indicativa nel senso che non può essere automaticamente riportata sugli edifici
inclusi nei paesaggi protetti. L'inventario serve, quindi, in primo luogo quale
strumento di analisi e di controllo della situazione del patrimonio costruito
fuori della zona edificabile; esso permette, in secondo luogo, di indicare
quali edifici sono degni di protezione e quali non lo sono secondo la
classificazione definita a questo scopo nelle direttive elaborate dal
Dipartimento del territorio. Lo stato degli edifici, unitamente a quello del
territorio che sta loro intorno, costituiscono difatti degli elementi decisivi
per la definizione dei paesaggi da proteggere (pro multis: STA
90.2007.118/122 del 28 febbraio 2008 con riferimenti).
7.3
Gli edifici sono suddivisi
negli inventari IEFZE secondo le seguenti categorie:
1.
Edifici meritevoli di
conservazione
a)
Edifici rustici finora
prevalentemente utilizzati a scopo agricolo, per i quali è ammessa la
ricostruzione (cambiamento di destinazione);
b)
edifici rustici diroccati, che
fanno parte di un nucleo meritevole di conservazione, per i quali è ammessa la
ricostruzione (cambiamento di destinazione); un nucleo meritevole di
conservazione - che legittima la ricostruzione di edifici diroccati posti nello
stesso - è costituito da un assieme di edifici che rappresentano degli elementi
emergenti del paesaggio e formano una struttura edilizia unica, una trama
architettonicamente valida e di pregio, e hanno caratteristiche particolari per
le loro peculiarità paesaggistico-ambientali;
c)
edifici rustici particolari con
una destinazione specifica (oggetti culturali) che vanno mantenuti (cappelle,
mulini, grotti, forni del pane, torchi, nevere, lavatoi ecc.) nell'interesse
generale di salvaguardare il contenuto, la tipicità e l'importanza storica
della costruzione;
d)
edifici rustici ancora utilizzati
(o utilizzabili) a scopo agricolo, sia nelle superfici per l'avvicendamento
colturale che negli altri terreni inclusi nella zona agricola del piano
regolatore, che devono mantenere la loro destinazione attuale.
2.
Edifici diroccati non
ricostruibili
Edifici diroccati per i quali non esiste un interesse
pubblico alla loro ricostruzione in quanto non appartengono a nuclei o gruppi
di rustici meritevoli di conservazione.
3.
Edifici rustici già trasformati
Edifici rustici già trasformati per i quali sono
concessi interventi di manutenzione ordinaria o, se ancora meritevoli, di
recupero di parti originali.
4.
Altri edifici rilevati
Tutti gli altri edifici esistenti
sul territorio quali case d'abitazione, costruzioni agricole non tradizionali,
autorimesse, baracche, capannoni ecc. In questa categoria sono inclusi anche
edifici originariamente rustici, ma che in seguito a trasformazione hanno perso
totalmente le loro caratteristiche originali.
Censure
di carattere generale
8.
8.1
RI 1, pur avendo ridotto
l'oggetto del litigio solamente a determinati comparti e non contestando più le
NAPUC a seguito della variante del 28 giugno 2012, ha comunque mantenuto una
serie di critiche di carattere generale sul metodo con cui l'Autorità cantonale
ha definito i paesaggi degni di protezione. Secondo RI 1 il PUC-PEIP non
rispetta sufficientemente il principio della separazione della zona edificabile
dalla zona non edificabile. In violazione di quanto previsto dall'art. 47 cpv.
1.
OPT, norma che concretizza l'obbligo di ponderare gli interessi previsto
all'art. 3 cpv. 2 OPT, né il rapporto di pianificazione né il messaggio
governativo spiegherebbero sufficientemente le scelte fatte in relazione a
ciascun comparto. Trattandosi di una pianificazione innovativa, potenzialmente
in conflitto con il diritto federale e in particolare con il citato principio,
il Consiglio di Stato avrebbe dovuto fornire al Gran Consiglio, autorità
preposta all'adozione del piano, un rapporto particolarmente approfondito, ciò che
non ha fatto. Tale importante carenza avrebbe comportato la definizione di
vasti comparti (oltre 600 km2), senza un esame puntuale delle loro
qualità paesaggistiche e dell'esistenza di un'unità degna di protezione fra
edifici e paesaggi. L'art. 39 cpv. 2 OPT e il piano direttore richiederebbero
una delimitazione restrittiva dei paesaggi, sulla base di una ponderazione alla
luce degli elementi conoscitivi di base, che il Cantone non avrebbe raccolto o
comunque né considerato né applicato. Il perimetro, prosegue il ricorrente, è
troppo ampio anche in relazione alla gestione e al controllo delle attività
edilizie al suo interno nonché al raggiungimento degli obblighi e obiettivi del
PUC (salvaguardia del perimetro con le sue qualità, soprattutto l'impedimento
di un ulteriore imboschimento). La delimitazione di paesaggi protetti non
dovrebbe nemmeno pregiudicare il mantenimento di superfici sufficienti per
eventuali bisogni di quelle utilizzazioni del suolo che si svolgono fuori della
zona edificabile (agricoltura, urbanizzazione, svago ecc.). Secondo
l'insorgente la questione degli inventari è particolarmente problematica.
Intanto, questi non sarebbero nemmeno ancora stati adottati da tutti i Comuni.
In secondo luogo essi terrebbero conto principalmente (se non esclusivamente)
delle qualità dell'edificio, senza considerarne il contesto e quindi chinarsi
sul quesito fondamentale dell'esistenza di un'unità degna di protezione secondo
l'art. 39 cpv. 2 lett. a OPT. Il Cantone avrebbe poi omesso di effettuare la seconda
scelta, come prevede il piano direttore: si sarebbe limitato a conferire
carattere costitutivo agli inventari, senza ponderare gli interessi (art. 3
OPT), ciò che non sarebbe possibile fare ora poiché gli inventari non sono in
quanto tali oggetto della procedura. RI 1 rileva poi come il controllo di
un'area così ampia, spesso montagnosa, discosta e di difficile accesso è
estremamente difficoltoso, se non impossibile. La sporadicità e inefficacia
degli interventi delle autorità preposte alla polizia edilizia dimostrerebbe il
sovradimensionamento del piano. Infine, il ricorrente sostiene che
l'inserimento di un'area nel PUC-PEIP nemmeno ne consente il recupero, giacché
l'apparato normativo non lo permetterebbe.
8.2
La Divisione spiega il processo che ha
condotto alla definizione dei comprensori, sostenendo che il pianificatore ha
comunque già applicato in maniera incisiva i criteri di esclusione enunciati
nella scheda del PD, demandando solo alla fase della domanda di costruzione la
loro verifica puntuale. Inoltre, ha rafforzato i criteri di delimitazione. In
merito al concetto di degno di protezione secondo l'art. 39 OPT la
Divisione - richiamandosi alla pubblicazione dell'Ufficio federale
dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio, Il paesaggio tra passato e
futuro, Berna 1998, pag. 28 seg. - ritiene che esso si riferisca a quel
paesaggio che presenta indubbiamente dei valori tali da giustificarne la
tutela, senza per questo dover necessariamente manifestare dei valori di
eccezionalità ed essere assolutamente intatto. Questi ultimi
apparterrebbero piuttosto al concetto di particolarmente degno di protezione,
insieme all'unicità, all'insostituibilità, alla rarità o alla rappresentatività
delle caratteristiche del paesaggio (cfr. risposta della Divisione dello
sviluppo territoriale e della mobilità, pag.11). Premesso che la scarsa qualità
del patrimonio costruito ha già condotto all'esclusione di un buon numero di
aree, essa specifica che nei casi limite il Cantone ha dato maggior peso al
potenziale di riqualifica promosso dal PUC-PEIP in consonanza con la scheda del
piano direttore. Seppur diversi da quelli adottati dalla Confederazione, i
criteri utilizzati dal Cantone non avrebbero certo minor valore. Esso ha inteso
la tutela come non limitata alla conservazione e alla salvaguardia ma anche
nell'ottica di uno sviluppo compatibile col paesaggio. Si tratta dunque di un
concetto di paesaggio dinamico, in continua evoluzione, la cui
trasformazione e riqualifica potrebbe essere controllata in maniera efficace ed
effettiva se inserito nel perimetro del PUC-PEIP. Quanto alla valutazione
tecnica commissionata dalRI 1 alla __________ di __________, la Divisione
sottolinea che essa si diparte da criteri troppo rigidi e mal applicabili alla
realtà cantonale. Tale metodo scientifico sarebbe stato messo in pratica
pedissequamente, senza la necessaria approfondita conoscenza del territorio.
S'impone, invece, un approccio di tipo poliedrico, che abbracci aspetti
scientifici e valutazioni empiriche, ciò che spetta ai Cantoni come stabilito
dall'art. 75 cpv. 1 Cost. e non può essere delegato ad altre autorità sulla
base di studi ad hoc. A torto questo studio parla di paesaggio
compromesso o paesaggio pregiudicato, termini che implicitamente
esprimono un giudizio di valore; più corretto sarebbe parlare di paesaggi
trasformati, che non possono essere giudicati solo in modo asettico, ma la cui
definizione non può prescindere anche dalla percezione, ovvero dalle emozioni
che suscita nel singolo. La Divisione, infine, sottolinea come la prossimità
della zona edificabile o la presenza di infrastrutture moderne andrebbero
contestualizzate. Per quanto riguarda le zone edificabili, essa sottolinea
l'importanza del contorno degli abitati, che creano una fascia di distacco tra
l'edificato e il bosco e presentano spesso valori come vigne, muri a secco,
percorsi. Quanto alle infrastrutture moderne (in special modo gli edifici
agricoli) si tratta di una semplice sovrapposizione di elementi nell'ottica
dinamica del paesaggio, che non pregiudica il valore di paesaggio tradizionale.
9.
Per valutare la
correttezza dell'operato delle Autorità cantonali, è necessario innanzitutto
ripercorrere nel dettaglio l'iter che ha condotto all'elaborazione del PUC-PEIP.
9.1
Conseguita il 30 gennaio 2002, l'approvazione
della scheda 8.5, il 3 dicembre 2002 il Consiglio di Stato ha istituito la
Commissione per la sua applicazione, affidandole il compito di approfondire i
criteri di base per la delimitazione dei paesaggi con edifici e impianti degni
di protezione, di predisporre le basi pianificatorie per l'inserimento formale
dei paesaggi protetti nei piani di utilizzazione e di verificare le direttive
per gli IEFZE. Essa, svolto un lavoro d'indagine del complesso del paesaggio
cantonale, ha precisato i criteri per l'individuazione specifica dei paesaggi
con edifici e impianti degni di protezione (criteri d'inclusione), i quali
oltre a rispettare il criterio di base (rapporto di pianificazione, allegato
1):
-
sono caratterizzati dall'alternanza
tra foreste e spazi aperti e da ampie superfici pascolive alpestri (legate
alla transumanza stagionale);
-
sono valorizzati dalla presenza
di edifici, raggruppati o isolati, testimonianza di un'arte edilizia
minore ma di grande dignità;
-
costituiscono una ricchezza
culturale con carattere di unicità;
-
contengono un patrimonio
edilizio determinante per la sua funzione paesaggistica e per la conservazione
della sua specificità;
-
necessitano della trasformazione
del patrimonio edilizio che vi si trova quale condizione per garantire la
presenza dell'uomo e quindi per evitare il loro degrado e il loro
abbandono.
Definite (secondo l'orografia e l'appartenenza a contesti
territoriali univoci per specificità e vocazioni predominanti) 22 unità territoriali
chiaramente identificabili (comprensori), la Commissione ne ha individuato tre
tipologie (Rapporto di pianificazione, pag. 21 e allegato 3):
1.
comprensori che, nel loro
complesso e sulla base dei criteri precedentemente stabiliti, possono essere già
considerati paesaggi degni di protezione ai sensi della Scheda 8.5;
2.
comprensori che contengono in modo
evidente, ma circoscritto, aree che soddisfano i criteri della Scheda 8.5;
3.
comprensori nei quali non emerge
in modo chiaro l'esistenza di un patrimonio edilizio rurale tradizionale
diffuso e determinante per la sua funzione paesaggistica.
9.2
La Commissione ha quindi affidato a un Gruppo di lavoro interdisciplinare
esterno l'analisi approfondita dei comprensori delle categorie 2 e 3 appena
elencate (cfr. anche l'allegato 4 riportato più sotto), chiedendogli di
allestire, in particolare, adeguate rappresentazioni cartografiche con la
sintesi delle singole analisi comprensoriali e una proposta di delimitazione
delle aree territoriali che adempiono ai criteri d'attribuzione precisati dalla
Commissione (cfr. Allegato 4, qui sotto).
Il
rapporto di pianificazione spiega nel dettaglio il lavoro svolto dal Gruppo di
lavoro interdisciplinare (pag. 22):
Quale compito preliminare del Gruppo di lavoro, il capitolato
ha previsto la raccolta e l'organizzazione dei dati necessari allo studio, da
cui elaborare delle schede di descrizione territoriale dei singoli comprensori,
in particolare delle loro caratteristiche naturali, antropiche e storiche, così
come delle componenti evocative e percettive e delle tendenze evolutive.
In seguito, al Gruppo di lavoro è stato richiesto il
rilievo dei comprensori d'approfondimento e, dopo valutazione del risultato, la
successiva delimitazione dei paesaggi con edifici e impianti degni di
protezione all'interno dei medesimi. (…)
Affinato il metodo
sulla base di un comprensorio campione, il Gruppo di lavoro interdisciplinare lo
ha applicato all'insieme del territorio, descrivendo anche quei comprensori che
la Commissione non aveva ritenuto necessario approfondire. Prosegue il
rapporto:
Il compito principale del rilievo è consistito in una
lettura territoriale dettagliata, avvenuta laddove la ricerca dei paesaggi o
del loro limite necessitava di un'indagine approfondita. In questa fascia, il
territorio è stato suddiviso nelle seguenti tipologie di paesaggio:
-
territorio prevalentemente
insediato;
-
territorio prevalentemente
agricolo;
-
territorio prevalentemente
boschivo (comprensivo di radure);
-
territorio a carattere fluviale e
dei laghi;
-
territorio aperto oltre il limite
del bosco;
-
territorio al di sopra della quota
di 2000 m s.l.m.;
-
altri territori.
I risultati della lettura territoriale, che è stata
effettuata in questa fase senza tener conto dei criteri d'esclusione della
Scheda 8.5, si possono leggere per tutti i comprensori oggetto d'indagine (…)
negli elaborati grafici del PUC-PEIP posti in consultazione nell'ambito della
procedura d'informazione e partecipazione pubblica prevista dall'art. 46 LALPT.
Essa è inoltre riassunta nell'Allegato 5.
Sempre
in merito all'indagine territoriale svolta, il rapporto quindi conclude che:
In seguito ai risultati emersi dalla lettura
territoriale, dalla descrizione dei comprensori e in applicazione dei criteri
definiti dalla scheda 8.5 del PD, è stato delimitato il territorio che
corrisponde alla definizione dei paesaggi con edifici e impianti degni di
protezione. Questa delimitazione è avvenuta per gradi, con un rapporto stretto
tra Commissione e Gruppo di lavoro per l'affinamento progressivo dei criteri di
delimitazione.
9.3
Queste fasi preliminari hanno quindi, da un lato, permesso l'affinamento dei
criteri d'indagine territoriale e, dall'altro, approntato una cartografia dei
paesaggi con edifici e impianti degni di protezione per l'intero territorio
cantonale.
10.
10.1.
Per il consolidamento pianificatorio l'Autorità cantonale ha optato per
lo strumento del piano di utilizzazione cantonale (PUC). Essenzialmente per due
motivi. Il primo, di natura strettamente pianificatoria, è quello di permettere
di delimitare il paesaggio in modo uniforme sull'intero territorio cantonale,
senza interruzione in corrispondenza dei confini comunali. Il secondo motivo,
fondato su ragioni di opportunità, è da ricercare nella volontà di disporre in
tempi relativamente brevi dell'anello giuridico mancante per permettere
l'applicazione dell'art. 39 cpv. 2 OPT, scaricando di quest'onere i Comuni. Per
ragioni di uniformità e per garantire la piena compatibilità con il diritto
federale, il PUC riunisce a livello cantonale anche l'impianto normativo
edilizio in materia di rustici. In un primo momento, dato che il paesaggio era
già tutelato dalla legislazione federale, cantonale e dai piani regolatori
comunali, il legislatore ha rinunciato a porre sotto protezione l'insieme del
paesaggio delimitato, ponendo l'accento sulla salvaguardia del territorio
direttamente adiacente agli edifici, fissando norme di attuazione per gli
interventi ammissibili nell'area esterna di pertinenza del rustico e per la sua
gestione. In seguito, con le citate modifiche delle NAPUC del 28 giugno 2012,
la protezione del paesaggio è stata rafforzata, sottolineando la portata
generale degli effetti del piano all'interno dei comprensori protetti.
10.2
Come visto, la
scelta di far capo al piano di utilizzazione cantonale quale strumento di
coordinamento tra i singoli piani regolatori comunali è esplicitamente prevista
dal piano direttore. Il Gran Consiglio, seguendo quanto proposto dal Governo,
ha inoltre deciso di delimitare direttamente il perimetro del paesaggio,
sostituendosi così nel compito che la pianificazione direttrice affida, in
linea di principio, ai Comuni. L'art. 5.1 NAPUC, che si riferisce ai rapporti
con i piani regolatori comunali e gli ordinamenti pianificatori cantonali,
prevede infatti che il PUC si sovrappone a questi, disciplinando esclusivamente
gli aspetti settoriali legati alla messa in atto dei contenuti della scheda 8.5
del PD, segnatamente la delimitazione dei paesaggi con edifici e impianti
protetti. Nonostante la redazione non proprio cristallina della norma,
dall'art. 5.3 NAPUC è comunque possibile dedurre che laddove il piano invade la
zona edificabile stabilita secondo l'art. 15 LPT esso non esplica effetti: qui
valgono - negli intenti del legislatore - le disposizioni del piano regolatore
comunale (cfr. rapporto di pianificazione, pag. 31).
10.3
In una prima
fase la delimitazione dei paesaggi in parola è avvenuta unicamente in
applicazione del criterio di base, senza considerare quelli di esclusione.
Secondo il rapporto di pianificazione (pag. 24) i motivi di quella scelta erano
tre:
-
stabilire giuridicamente il bosco,
le zone di pericolo, le SAC e le aree d'interesse pubblico su quasi tutto il
territorio cantonale avrebbe comportato un grande dispendio e procrastinato
l'entrata in vigore del piano;
-
il riconoscimento giuridico di
queste componenti non è necessario ai fini della lettura del paesaggio nel suo
insieme, ciò dovendo avvenire sulla base delle loro qualità percettibili;
-
infine, si tratta di superfici non
stabili nel tempo, soggette a frequenti cambiamenti, ciò che comporterebbe un
continuo adattamento del piano per adeguare la delimitazione dei paesaggi.
La proposta di
delimitazione così elaborata (cfr. sotto, allegato 6) è stata posta in
consultazione per informazione e partecipazione pubblica dal 29 maggio al 28
giugno 2006.
Esempio
di scheda pubblicata:
10.4
Terminata la fase di
consultazione, il Dipartimento del territorio ha elaborato la versione
definitiva del PUC-PEIP all'indirizzo del Consiglio di Stato per l'adozione.
Tenendo conto delle osservazioni pervenute, in particolare di quelle delRI 1,
l'Autorità cantonale ha ristretto i perimetri, da un lato applicando con
maggiore severità i criteri di delimitazione, dall'altro individuando ampi
comparti toccati in maniera importante dai criteri di esclusione, scartandoli
laddove questi risultavano prevalenti e la modifica non comportava una
frammentazione dell'unità territoriale considerata. Il rapporto di
pianificazione spiega poi che (pag. 28):
[P]ur essendo stati considerati
in ampia misura nella stesura definitiva del PUC-PEIP, i criteri d'esclusione
devono essere verificati al momento della domanda di costruzione, distinguendo
la distinzione della lettura paesaggistica del territorio da quella prettamente
legale. La procedura dell'autorizzazione edilizia è dunque lo strumento
giuridico che accerta se la protezione istituita dal PUC-PEIP, e di riflesso la
possibilità di cambiamento di destinazione, sia inibita dalla sussistenza di un
criterio di esclusione. (…)
[L']appartenenza di un edificio
ad un paesaggio delimitato dal PUC-PEIP non significa direttamente la
possibilità di cambiare destinazione, ma indica che l'edificio è solo
potenzialmente trasformabile. (…) [Con la procedura di autorizzazione edilizia]
si verifica il rispetto di tutte le condizioni poste dall'art. 39 cpv. 2 e cpv.
3.
OPT e, eventualmente, delle disposizioni restrittive previste dai Comuni.
10.5
Con risoluzione del 26 maggio 2009 il Consiglio di Stato ha adottato il
PUC-PEIP.
11.
Il Governo ha quindi trasmesso il piano
accompagnato dal messaggio citato in narrativa al Parlamento. La Commissione
speciale per la pianificazione del territorio si è quindi chinata sulla
tematica, rendendo il 27 aprile 2010 il proprio Rapporto (n. 6224 R).
11.1
La Commissione
non si è limitata a prendere atto delle valutazioni contenute nel progetto di
piano trasmessogli, ma ha formato al suo interno una sottocommissione che
(Rapporto cit., pag. 138):
ha dapprima allestito un resoconto della
consultazione del 2006, poi ha verificato i criteri di delimitazione dei
paesaggi e le loro conseguenze pratiche (…) quindi ha proceduto ad un'analisi
più ampia della situazione (…).
La sottocommissione e altri membri della commissione
hanno pure proceduto a dei sopralluoghi in Valle Leventina, in particolare nei
Comuni di Dalpe, Prato Leventina e Quinto (Piora/Cadagno). Queste visite hanno
dato lo spunto per un approfondimento della politica cantonale del paesaggio e
le opzioni di sviluppo del paesaggio del Progetto territoriale Svizzera. (…)
Per una valutazione degli aspetti economici (…) sono
stati contattati la Sezione della promozione economica e l'Ufficio statistica
del Dipartimento delle finanze e dell'economia.
11.2
Per quanto concerne i criteri per la delimitazione dei
paesaggi, il Rapporto spiega nel dettaglio quanto fatto dal Governo sino a quel
momento (pag. 125 segg.):
a) Bosco
La scheda 8.5 indica che i paesaggi degni di
protezione sono in particolare quelli caratterizzati dall'alternanza tra
foreste e spazi aperti. In certe parti impervie del territorio cantonale,
l'alternanza tra foreste e spazi aperti non c'è mai stata; in altre zone, il
progressivo abbandono dei pascoli ha causato una forte estensione del bosco,
che ha cancellato quasi tutte le radure.
Dispositivo
Per questi motivi, con il riesame dei paesaggi,
diversi comparti caratterizzati da un bosco fitto senza radure sono stati
esclusi dal PUC. Si tratta ad esempio di aree come la sponda destra della Valle
Vergelletto, la Valle di Arbedo, il versante destro tra Ambrì e Rodi o anche di
superfici più limitate.
b) Territorio aperto oltre i monti e i maggenghi
Il progetto di PUC del 2006 riportava quasi
sistematicamente la quota di 2000 m s.l.m. quale limite superiore dei paesaggi
con edifici e impianti protetti. Con il riesame dei paesaggi sono stati
considerati più attentamente i monti e i maggenghi; il limite superiore è ora
sovente tracciato appena sopra questi insediamenti. Restano di conseguenza
escluse molte zone aperte impervie e prive di rustici e anche parecchi alpeggi
in cui l'attività agricola è ancora ben presente e deve avere la priorità. Ad
esempio in Valle Bedretto, Valle Carassina (Blenio), Val Vogornesso (Sonogno).
c) Zone di pericolo naturale
Nel riesame dei paesaggi, alcune zone di pericolo di
una certa dimensione già consolidate con i piani previsti dalla legge sui
territori soggetti a pericoli naturali sono state escluse dai perimetri del
PUC, in particolare le principali zone valangarie di Airolo. La maggior parte
dei pericoli naturali dovrà comunque essere considerata nell'ambito della
procedura edilizia, anche perché i piani delle zone di pericolo si concentrano
soprattutto sulle zone edificabili.
d) Attrezzature, impianti o funzioni d'interesse
superiore
La scheda 8.5 esclude dai paesaggi con edifici e
impianti protetti le aree per attrezzature, impianti o funzioni d'interesse
nazionale, cantonale o regionale. In particolare sono state escluse le piazze
d'armi di Airolo, del Monte Ceneri e di Isone e le zone sciistiche di Pescium
(Airolo) e Carì.
e) Aree agricole
Con l'esclusione delle superfici per l'avvicendamento
culturale (SAC), una buona parte del territorio di fondovalle fino a 500-600 m
s.l.m. risulta già automaticamente escluso dai paesaggi con edifici e impianti
protetti. Già con il progetto del 2006 erano state escluse anche altre
importanti aree agricole come la campagna di Dalpe e Prato Leventina, il Pian
Castro (Acquarossa) e il fondovalle della Tresa (Monteggio).
f) Aree a contatto con gli agglomerati urbani
I paesaggi con edifici e impianti protetti a contatto
con le zone edificabili sono già percettibilmente limitati dall'esclusione
delle aree agricole più importanti. Il principio della separazione tra zona
edificabile e zona non edificabile impone però altre selezioni negli
agglomerati urbani, in particolare nelle zone collinari. Il progetto di PUC del
2006 escludeva già dai paesaggi del PUC la collina tra Bioggio e Cademario, la
Collina d'Oro, la fascia pedemontana tra Gudo e Gordola, le zone di Artore,
Daro (Bellinzona) e Paudo (Giubiasco). Con il riesame dei paesaggi sono state
precisate queste aree e sono state escluse anche le fasce collinari tra Bioggio
e Caslano e tra Orselina e Tenero.
g) Aree paesaggisticamente già compromesse
Dai paesaggi con edifici e impianti protetti sono
stati esclusi insediamenti che a causa delle numerose trasformazioni hanno
perso le loro caratteristiche paesaggistiche. Si tratta ad esempio di Mornera
(Montecarasso) - parzialmente incluso in zona edificabile, e già escluso nel
progetto del 2006 - dei Monti di Fosano, di Piazzogna, di Vairano e di Gerra
(Gambarogno), di alcuni monti di Brissago, dei Monti di Paudo (Bellinzona).
h) Assenza di edifici degni di protezione
In alcuni casi, il riesame dei paesaggi ha portato
all'esclusione dal PUC di comparti caratterizzati da un numero molto limitato o
dalla totale assenza di edifici degni di protezione. Si tratta ad esempio del
Monte San Giorgio e dell'Arbostora, il cui valore paesaggistico non è legato ai
pochi edifici rilevati.
11.3. Il Rapporto
affronta poi in modo approfondito la questione del paesaggio e delle tensioni
esistenti tra una visione statica, che cerca di fissare un quadro materialmente
e giuridicamente inequivocabile della situazione, e una realtà dinamica, che
sovente evolve in modo autonomo. La Commissione si china quindi dapprima sulla
politica cantonale del paesaggio, poi sullo studio elaborato dall'Istituto
federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) in vista
dell'elaborazione del Progetto territoriale Svizzera, nel frattempo giunto a
compimento, e che si configura come base di riferimento e aiuto decisionale,
non vincolante, per le attività d'incidenza territoriale di tutti i tre livelli
istituzionali: Confederazione, Cantoni e Comuni (cfr. www.progetto-territoriale-svizzera.ch). In merito alla politica
cantonale essa spiega in particolare che (p.to 5.2., pag. 130):
Sul fondovalle e nella fascia collinare i maggiori
rischi sono legati al perdurare della pressione insediativa e alla tendenza a
occupare ulteriori spazi liberi.
Per la fascia montana
e alpina i rischi sono invece:
- la tendenza
all'abbandono del territorio agricolo, con conseguente aumento dell'uniformità
paesaggistica;
- la scomparsa di
ambienti di rilevanza naturalistica, come i prati e i pascoli magri;
- la perdita
ulteriore di tipologie di paesaggio legate al passato contadino, come i
paesaggi terrazzati;
- la banalizzazione
del patrimonio costruito, in particolare per quanto riguarda i nuclei storici,
i rustici e i loro paesaggi.
Per conservare gli spazi aperti nel territorio
montano e alpino la scheda P1 del Piano direttore indica tre indirizzi:
- un sostegno
all'agricoltura di montagna;
- la definizione,
attraverso i progetti di paesaggio, di zone prioritarie di mantenimento degli
spazi aperti;
- la gestione attiva
del territorio correlata con la conservazione e l'uso dei rustici per le
residenze secondarie.
Quindi, per la
conservazione degli spazi aperti nel territorio montano alpino, la Commissione
sottolinea l'importanza determinante della gestione attiva del territorio
correlata con la conservazione e l'uso dei rustici per le residenze secondarie
(p.to 5.4, pag. 131). Di fronte alla richiesta delRI 1 di restringere
ulteriormente i perimetri del PUC ritiene che ciò non garantirebbe un
risultato migliore e non sarebbe compresa né dalla popolazione locale né da
molti forestieri, essendo più importante per il risultato finale le norme
di attuazione del PUC.
Per quanto concerne,
invece, il citato studio del WSL, la Commissione ha valutato le varie opzioni a
disposizione.
11.4. Da ultimo la
Commissione si è chinata sulla valenza economica del ritorno dell'uomo sul
territorio periferico abbandonato, sottolineando l'indotto generato dal
recupero della sostanza edilizia storica, che va al di là dei lavori necessari
alla loro ristrutturazione (p.to 7, pag. 135 segg.). Salvaguardando la
specificità e il pregio di questi territori, si favorirebbe in particolare
l'attività turistica, pilastro essenziale della fragile economia dei territori
rurali e montani ticinesi, anche in riferimento alla residenza secondaria. Ciò
comporterebbe una serie di ripercussioni positive sul piano anche sociale e non
da ultimo dello sviluppo di una forma di turismo sostenibile, ove
l'offerta di alloggio turistico si basa prevalentemente sulla salvaguardia e il
recupero del patrimonio costruito esistente, anche al di fuori della zona
edificabile. Le iniziative poste in essere in relazione all'utilizzazione
turistica dei rustici fornirebbero un'ulteriore garanzia per la corretta
gestione e trasformazione della sostanza edificata tradizionale, poiché
presuppongono esigenze di qualità e di autenticità del suo pregio, originale e
tipico.
11.5. Il Rapporto
conclude condividendo quanto fatto dal Consiglio di Stato, ritenuto compatibile
col diritto federale, coerente con la politica cantonale di promozione del
paesaggio e con gli indirizzi del progetto territoriale della Confederazione (p.to
8, pag. 138 segg.).
11.6. Anche il Gran
Consiglio ha condiviso il lavoro svolto dall'Autorità cantonale, con
un'accresciuta volontà di gestire attivamente il territorio protetto. Il
deputato Luca Beretta Piccoli,
correlatore con il collega Lorenzo Orsi,
ha avuto modo di illustrare nuovamente quanto fatto dalla Commissione (RVGC,
Anno parlamentare 2009-2010, vol.10, pag. 71 segg., 88):
In seguito abbiamo tentato di rafforzare il messaggio
governativo, forse troppo concentrato sugli aspetti storici, sociali e
culturali, sviluppando in particolare:
1.
il tema del paesaggio, appena
esposto dal collega Lorenzo Orsi;
2.
l'aspetto delle valenze
economiche degli edifici meritevoli di protezione per le regioni periferiche,
molto ben ripreso da Marco Marcozzi nel suo intervento.
Abbiamo inoltre:
-
verificato la legittimità dei
perimetri (comprendenti circa 11 mila rustici ancora da riattare), contestati
dall'autorità federale, cercando di giustificarne l'estensione;
-
operato una corretta ponderazione
degli interessi a cui deve rispondere il PUC-PEIP;
-
dato un forte segnale affinché si
prenda atto che questa situazione di insicurezza giuridica non può più
continuare. Si tratta di definire, con l'ultimo tassello mancante, il quadro
giuridico e pianificatorio volto a consentire la conservazione e la
valorizzazione dei rustici nel pieno rispetto della legislazione federale e
della scheda P3 del PD (particolarmente restrittiva, come richiesto da Berna);
-
applicato le norme di attuazione
del PUC-PEIP, al fine di creare una piattaforma di discussione con le autorità
federali.
Il PUC-PEIP ha
quindi raccolto pressoché l'unanimità dei consensi dei deputati presenti (73
voti favorevoli, 3 contrari e 3 astensioni).
12. Alla
luce di quanto precede, il Tribunale ritiene che le critiche di ordine generale
mosse dalRI 1 debbano essere respinte, non senza osservare una certa incoerenza
nella richiesta di considerare contrario al diritto e alle indicazioni del
piano direttore il modo di procedere seguito dal Cantone, mettendo in
discussione la pianificazione in quanto tale anche se solamente in relazione ai
comparti rimasti contestati. Infatti, la procedura era stata a suo tempo
sospesa su richiesta del ricorrente stesso, il quale aveva indicato che era sua
intenzione sostenere le autorità ticinesi nel loro impegno per l'attuazione
conforme alla legislazione federale del PUC PEIP e che l'impugnativa non
aveva quale scopo primario di ottenere l'annullamento del piano. Ora, se
veramente RI 1 riteneva, invece, che quanto messo in atto dal pianificatore
cantonale presentasse difetti metodologici di gravità tale da giustificare
l'accoglimento in limine del ricorso senza nemmeno entrare nel merito di
ogni singolo comparto contestato, questo Tribunale fatica a comprendere per
quale motivo esso si sia limitato in un secondo tempo a chiedere l'annullamento
parziale del piano e solo in relazione a alcuni settori, dopo una lunga e
dispendiosa istruttoria, riproponendo per di più le
medesime critiche di principio sollevate nel ricorso. Da notare che già
con il cosiddetto complemento al ricorso del 24 luglio 2013 RI 1 era entrato
nel merito della necessità di escludere solo determinati comparti, producendo
lo studio dell'ottobre 2012 e indicando inoltre che (pag. 2):
le discussioni tra le Autorità federali e cantonali
sono state proficue. Sulla base degli accordi presi, il Consiglio di Stato ha
licenziato un messaggio (n. 6495, del 4 maggio 2011) mediante il quale è stato
richiesto un credito quadro di CHF 3'200'000 per la gestione e la valorizzazione
del paesaggio. Nel messaggio inoltre è stata proposta la modifica, nel senso
auspicato dall'USTE [ARE], di diverse norme di attuazione del PUC PEIP. Il
parlamento ha approvato il messaggio (con alcune modifiche) il 28 giugno 2012.
Ora, tuttavia e
come già detto, il procedere delRI 1 non integra comunque sia gli estremi di un
agire contrario alla buona fede, come alcuni resistenti pretendono.
12.1. Il lavoro svolto
dalle autorità cantonali permette innanzitutto di considerare a sufficienza il
principio della separazione del territorio edificabile da quello non
edificabile.
12.1.1. In
termini assoluti l'estensione dei perimetri protetti non conduce di per sé a
ritenere una violazione del citato principio. La questione non può essere
valutata sotto il mero profilo quantitativo, determinante essendo invece le
reali qualità del territorio protetto; il fatto che il numero dei rustici
potenzialmente interessati sia elevato nulla muta al riguardo. Né la legge né
l'ordinanza pongono limiti quantitativi precisi. Certo, si tratta pur sempre di
porre le basi per un'autorizzazione edilizia eccezionale. Ora, secondo i dati
del rapporto dell'Osservatorio dello sviluppo territoriale del 2007 relativo
agli insediamenti (https://www4.ti.ch/dt/dstm/sst/temi/piano-direttore/ost-ti/osservatorio-dello-sviluppo-territoriale/)
la superficie complessiva cantonale al netto dei laghi è di 2'741.71 km2.
Basandosi sul dato indicato nel rapporto dell'ottobre 2012 secondo cui il
PUC-PEIP avrebbe una superficie complessiva di 630 km2 (642.5 km2
secondo il complemento al ricorso del 24 luglio 2013) con una buona
approssimazione si può dire che il PUC concerne circa il 23% del territorio
cantonale. Si tratta di una superficie senz'altro rilevante, ma che da sola non
permette ancora di scalfire il carattere di eccezionalità delle potenziali
licenze edilizie che potrebbero essere rilasciate. Tant'è che la riduzione
postulata dal ricorrente ai fini di rendere conforme il piano al diritto (circa
69.4 km2 secondo il complemento del 24 luglio 2013, poi
ulteriormente ridotto con la replica) è suppergiù l'11% di quella ricompresa
nel perimetro del PUC-PEIP, vale a dire all'incirca il 2.5% di quella del
territorio cantonale.
12.1.2.
12.1.2.1. Nemmeno i problemi legati alla polizia
delle costruzioni, a cui si riferiscono anche parte degli oneri imposti dal
Consiglio federale nell'ambito dell'approvazione della scheda 8.5, giustificano
l'accoglimento in limine dell'impugnativa. Anche volendo considerare le riserve
delRI 1 nei confronti dell'operato del nostro Cantone, ciò non permette di
subordinare l'approvazione dello strumento in esame a condizioni non previste
dall'art. 39 cpv. 2 OPT né dall'art. 24 LPT. Del resto, sotto questo profilo,
il Tribunale non vede in che modo il fatto che un territorio sia estromesso dal
perimetro del PUC dovrebbe prevenire una qualche forma di abuso edilizio.
Nuovamente, è verosimile piuttosto il contrario, perché interventi non
autorizzati e, soprattutto, non autorizzabili poiché contrari allo spirito e
alle norme che informano il PUC-PEIP, possono condurre all'esclusione di un
territorio dal suo perimetro. Ciò che si ripercuote direttamente sui
proprietari di edifici rustici, in particolare di quelli che ancora non hanno
sfruttato le possibilità concesse dal piano di utilizzazione, i quali hanno
dunque un interesse accresciuto a vigilare e a segnalare le situazioni di
irregolarità, onde prevenire il decadimento delle caratteristiche che hanno
condotto alla tutela del paesaggio, nel comparto in cui sono situati. Il
controllo del territorio dovrebbe dunque risultare rafforzato. La facoltà
(invero molto condizionata e limitata) di poter conservare gli edifici rustici
in modo sostenibile sotto il profilo ambientale, in senso lato, ed economico dovrebbe
permettere di ottenere il consenso necessario per prevenire il proliferare
incontrollato di interventi edilizi abusivi. Si tratta, in definitiva, di
favorire una gestione ragionevole e condivisa di una parte del territorio
cantonale ove sono salde radici storiche e culturali molto sentite dalla
popolazione, non solo di quella residente.
12.1.2.2. A
scanso di equivoci, come del resto verrà spiegato diffusamente in seguito,
l'aspetto relativo alla polizia delle costruzioni e alla legalità degli interventi
edilizi non è privo di portata. Al contrario: laddove la situazione fosse
sfuggita di mano, molto spesso si possono costatare interventi non compatibili
con lo spirito della pianificazione in parola e che conducono e hanno condotto
all'esclusione di un paesaggio dal perimetro del PUC-PEIP. Inoltre, le
informazioni esatte dalRI 1 possono essere necessarie nell'ottica di un reale
recupero di paesaggi che hanno perso le qualità per essere considerati degni di
protezione. Ciò che, come si vedrà in seguito, comunque non è possibile fare
sulla base del piano adottato.
12.2. Pure a torto RI 1
sostiene che le autorità di pianificazione, Governo e Parlamento, abbiano
omesso di ponderare gli interessi, rispettivamente che nemmeno avessero a
disposizione gli elementi di base previsti dal piano direttore per poterlo
fare. Il lavoro svolto dall'Esecutivo, prima, e dal Parlamento, poi, per il
tramite di una propria Commissione, riportato in precedenza, testimonia tutto
sommato il contrario. In particolare, pretendere che il pianificatore si
dilungasse ad argomentare la necessità di includere ogni singolo comparto
all'interno dei perimetri protetti è eccessivo, i motivi alla base delle scelte
fatte essendo comunque sia sufficientemente noti. In nessun caso si può dunque
ritenere che il Gran Consiglio abbia deciso senza una precisa cognizione di
causa.
12.3. Il fatto di
procedere a una più precisa verifica dei criteri di esclusione al momento della
presentazione della domanda di costruzione (art. 10.2 NAPUC) non permette di
concludere che quanto previsto dal piano direttore non sia stato
sufficientemente attuato. Pertinenti, del resto, sono anche le motivazioni di
ordine economico e pratico evocate dal pianificatore (cfr. supra,
consid. 10.3). Determinante, inoltre, è il rispetto di questi criteri in
relazione al rilascio delle licenze edilizie, ciò che questo modo di procedere
permette di considerare. Non dev'essere dimenticato che l'applicazione
dell'art. 39 cpv. 2 OPT è volta a individuare i comparti in cui determinati
edifici e impianti possono essere considerati di ubicazione vincolata, secondo
l'art. 24 lett. a LPT. L'inclusione di un edificio nel perimetro del PUC-PEIP
non ha, dunque, come effetto di renderlo conforme alla zona di situazione: un
eventuale permesso di cambiamento di destinazione resta di carattere
eccezionale. Pertanto, in ossequio all'art. 24 lett. b LPT, il rilascio della
licenza può avvenire unicamente se non si oppongono interessi preponderanti. In
altre parole, dev'essere operata una ponderazione globale degli interessi
secondo l'art. 3 OPT, alla luce anche dei criteri d'esclusione previsti dalla
pianificazione direttrice. Allo stadio attuale, la ponderazione degli interessi
svolta dal Cantone per definire i paesaggi e gli edifici potenzialmente degni
di protezione appare dunque tutto sommato sufficiente. Sapere se il risultato a
cui è giunto il pianificatore sia corretto, è questione che viene affrontata
nel seguito in relazione a ciascuna regione interessata.
12.4. Da ultimo,
nell'ambito dell'adozione del piano, come visto, sono stati anche considerati
gli inventari IEFZE e, in ogni caso, la realtà del patrimonio edilizio rurale è
stata valutata. Ciò emerge anche dalle precisazioni fornite dal rappresentante
del Gran Consiglio nell'ambito dell'udienza del 25 agosto 2014 (relativa al
settore 18):
Il GC precisa che si sta discutendo l'ultimo passo di
un iter durato circa 30 anni. Gli inventari fanno parte di un processo di
sviluppo di competenza comunale ed alcuni di essi risalgono alla prima metà
degli anni '90. Per avere uno stato di fatto aggiornato alla data odierna,
vorrebbe dire rifare tutto e aggiornare tutti gli inventari (20 anni di
lavoro). Gli inventari sono quindi stati presi quale dato acquisito dal
Cantone.
(…)
L'avv. __________ chiede
quale fosse la funzione dell'inventario nella preparazione del perimetro del
PUC-PEIP e nella definizione dello stesso.
Il GC precisa che gli inventari sono comunali,
approvati dal CdS e al momento della stesura del PUC-PEIP ci si è concentrati
principalmente sulle qualità paesaggistiche. I perimetri del 2006, dal profilo
grafico, non davano conto degli edifici, facendo astrazione della sostanza
costruita e basandosi principalmente sulle qualità paesaggistiche ad ampia
scala. In seguito tale procedura è stata affinata. Nell'affinamento, grazie ad
un supporto tecnico (GIS) si è riusciti ad avere una collocazione degli edifici
sul territorio. Sono quindi stati fatti i due lavori in parallelo, da una parte
i sopralluoghi e dall'altra il riporto degli edifici meritevoli su supporto
informatico. Incrociando i perimetri definiti sul territorio e il dato degli
edifici, è stato ottenuto il risultato attuale. Per poterlo aggiornare, si
andrebbe incontro a spese insostenibili, e anche se lo si facesse, lo stesso non
sarebbe comunque definitivo ma da rifare ogni "5 anni". Per questo
motivo è stata trovata la soluzione di cui parlava il Giudice delegato relativa
alla necessità delle foto attuali per poter ottenere una LE. Il GC precisa pure
che le schede non sono state determinanti per il lavoro svolto, ma sono state
degli strumenti utilizzati. La presenza della sostanza costruita è stata
determinante nelle valutazioni che hanno portato alla stesura dei piani, ma la
conoscenza della sostanza costruita non è riconducibile solo agli inventari
comunali, bensì si compone anche dell'acquisizione dello stato di fatto sul
terreno (sopralluoghi).
(…)
Il GC precisa che tale lavoro non è stato fatto in
senso meccanico, ma implicitamente sì nella definizione del paesaggio
meritevole. L'inventario ad oggi è uno strumento superato. Precisa pure che le
aree viola sono degli affinamenti di un'area molto più estesa. Ribadisce il
concetto che gli inventari ci sono, ma che possono essere vetusti, tale aspetto
può essere supplito dall'effettiva conoscenza del territorio e le due cose
concorrono nella definizione degli edifici meritevoli. Le qualità paesaggistiche,
la sostanza edilizia e le altre componenti contenute nella scheda, sono state
considerate per ottenere il risultato finale di paesaggio meritevole di
protezione.
Che gli inventari non
siano, in fondo, strettamente necessari ai fini della definizione dei comparti,
lo conferma a ben vedere il ricorrente stesso laddove afferma (p. es. cfr.
rapporto giustificativo 25 giugno 2013 relativo alla regione 15, settore E):
Il Comune di Torricella-Taverne non sembra ancora
disporre di un inventario degli edifici situati all'esterno del perimetro delle
zone edificabili, ciò che impedirebbe il rilascio di permessi di costruzione ai
sensi dell'art. 39 OPT, ma che non impedisce di esaminare le qualità del
paesaggio da tutelare e quindi l'inserimento nel PUC-PEIP.
13. Alla luce di quanto precede si può anche concludere che è a
torto che alcuni resistenti (contraddicendosi laddove postulano comunque la
reiezione del gravame) mettono in dubbio la legalità del PUC-PEIP. Intanto,
nella misura in cui esso si prefigge di attuare quanto previsto dall'art. 39
cpv. 2 OPT, che - come detto - si fonda validamente sull'art. 24 LPT, esso
risulta conforme al diritto federale. In secondo luogo, i motivi addotti dalle
autorità di pianificazione per procedere con lo strumento del piano di utilizzazione
cantonale (supra, consid. 10.1), peraltro come ipotizzato anche dalla
pianificazione direttrice (supra, consid. 10.2) possono tutto sommato
essere qui condivisi (art. 44 LALPT).
Censure relative
alla regione 24, Val Verzasca Nord
14. Il ricorrente
chiede l'esclusione dal perimetro del PUC-PEIP dei seguenti tre settori
compresi nella regione 24, secondo la numerazione delRI 1:
n.
Denominazione
Frazione
24-A
Brione
Brione Verzasca
24-B
Gerra Valle
Gerra Verzasca
24-C
Frasco - Sonogno
Gerra Verzasca, Frasco e Sonogno
Il 18 ottobre 2020 il
territorio ricompreso nella regione 24 è confluito nel nuovo Comune di
Verzasca, che è subentrato nei diritti e negli obblighi dei comuni preesistenti
(BU 2019, 37).
14.1. Il
motivo principale della richiesta di esclusione dal perimetro del PUC-PEIP,
comune a tutti i settori contestati, è la qualità dell'edificazione,
sostanzialmente estranea a quella ricercata ai fini della protezione. I rustici
presenti, talvolta pesantemente modificati, disposti in modo sparso o distanti
tra loro, oltre che quasi sempre ubicati nelle vicinanze di elementi
pregiudicanti il paesaggio, sarebbero pochi per rapporto agli edifici moderni.
Problematici sarebbero anche il rapporto con la zona edificabile nonché il
contesto di appartenenza, caratterizzato da numerose costruzioni principali e
accessorie, opere viarie e di vario genere che avrebbero contribuito ad
alterare l'aspetto rurale. Si tratterebbe, in definitiva, di paesaggi il cui
carattere tradizionale originale è ormai scomparso. La ponderazione degli
interessi porterebbe, pertanto, all'esclusione di queste zone dal PUC-PEIP,
siccome non adempirebbero ai requisiti dell'art. 39 cpv. 2 OPT e alle
condizioni poste dalla scheda 8.5 del piano direttore cantonale.
14.2. La perizia
prodotta dalla Divisione con la risposta si esprime soltanto sui settori 24-B,
Permaioo (Gerra Valle) e 24-C, Frasco-Sonogno, facendo distinzione tra la
località di Mora e quella di Valdasc. La perizia li attribuisce alla tipologia D-Paesaggi
agricoli di montagna, che comprende le zone agricole di montagna, che fanno
capo a insediamenti abitati in permanenza, a partire da circa 1000 m s.l.m.; in
genere si tratta di comparti con un settore agricolo vivace, organizzato in
strutture moderne e razionali (stalle di grandi dimensioni). La qualità del
paesaggio sarebbe dunque data dalle ampie superfici prative, caratterizzate da
un rilievo dolce, molto idonee allo sfalcio e pascolazione, entro le quali sono
situati gli edifici rurali; la presenza di siepi e fasce boscate contribuirebbe
a diversificare il paesaggio (per quanto precede, cfr. pag. 3 seg.).
Il dettaglio della valutazione contenuta nella perizia sarà ripreso in
relazione ai singoli settori.
14.3. Il 23 settembre
2014, il 5 e il 6 agosto 2015 il giudice delegato ha tenuto le udienze e
visitato i luoghi delle contestazioni. In occasione dei sopralluoghi la
delegazione del Tribunale ha scattato diverse fotografie, acquisite all'incarto.
15. 15.1. Come già
visto in precedenza, a norma dell'art. 39 cpv. 2 lett. a OPT edifici e
paesaggio devono formare un'unità degna di protezione; essi, inoltre, sono
tenuti a valorizzarsi reciprocamente, come prescrive il piano direttore.
Quest'ultimo e le NAPUC pongono l'accento sulla valenza formale del paesaggio,
in quanto testimonianza storica e ricchezza culturale con carattere di unicità,
frutto dell'utilizzazione agricolo-forestale secolare legata, in particolare,
alla transumanza stagionale e caratterizzata da un'edilizia rurale
tradizionale. Ciò non significa che per essere ricompreso nel perimetro del PUC
il paesaggio debba essere assolutamente intatto. Tuttavia, il suo carattere
rurale, originale e storico, che ne giustifica la tutela, deve essere ben
percettibile al punto da giustificare di derogare a titolo eccezionale al
principio di separazione tra zona edificabile e inedificabile, permettendo così
il cambiamento totale di destinazione. Indispensabile, dunque, è innanzitutto
che la sostanza edilizia oggetto della tutela - ovvero edifici originali non ancora
trasformati, rispettivamente trasformati compatibilmente con le qualità formali
esatte dalle NAPUC - sia effettivamente presente nel comparto e che lo sia in
modo ben riconoscibile, tale da determinarne chiaramente le caratteristiche.
Del resto, come visto, già il pianificatore ha operato in questo senso,
escludendo dal perimetro del PUC-PEIP quei territori ove non è stata
riscontrata la presenza di edifici degni di protezione. Solo così è possibile
considerare l'esistenza di una relazione sufficiente tra paesaggio ed edifici
protetti. Non basta dunque - come vorrebbe invece la Divisione (risposta, pag.
11) - che nel quadro d'insieme gli elementi che costituiscono il carattere
agricolo del paesaggio siano prevalenti. Deve trattarsi di testimonianze della
civiltà agricola che il piano in esame, in applicazione del piano direttore,
intende tutelare perché tipiche del paesaggio, non di ogni generico manufatto
agricolo recente o comunque non riconducibile alla sostanza storica descritta
dalla pianificazione direttrice e disciplinata dal PUC-PEIP. Inoltre, per poter
rispettare i requisiti del diritto federale, il concetto giuridico
indeterminato di degno di protezione dev'essere effettivamente inteso in
maniera restrittiva, come suggerito dalRI 1 e dalla scheda 8.5. In caso
contrario, la possibilità di cambiamento di destinazione in base all'art. 24
LPT e all'art. 39 cpv. 2 OPT non avrebbe più un carattere eccezionale, fondata
su motivazioni di ordine oggettivo. Il concetto di ubicazione vincolata
verrebbe esteso in modo incompatibile con la legislazione pianificatoria
federale e cantonale. Nulla muta al riguardo la differente terminologia in uso
presso l'Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio,
riportata dalla Divisione nella risposta (loc. cit.).
15.2. La
Divisione - così come altri resistenti - critica quello che definisce
l'approccio museale delRI 1, sottolineando come il pianificatore abbia operato
invece secondo il concetto di paesaggio dinamico, in continua
evoluzione, nell'ottica di una politica territoriale di recupero della sostanza
storico-paesaggistica. Ora, lo stesso approccio fortemente conservativo nelle
norme del piano in esame contraddice tale affermazione. Anche se il rapporto di
pianificazione fa più volte cenno al recupero dei paesaggi, ciò non si è poi
concretamente tradotto nell'approntamento di un apparato normativo confacente.
Inoltre, per poter procedere alla riqualifica di un comparto deteriorato
attraverso la sua inclusione nel perimetro del PUC-PEIP, il pianificatore
avrebbe dovuto disporre di informazioni ben più circostanziate di quelle usate
per l'allestimento del piano. La possibilità di eliminare gli elementi di
disturbo dipende, infatti, da molteplici fattori, che in concreto non sono
stati valutati. Perché una riqualifica nell'ottica di conformare il comparto
alle severe esigenze del PUC-PEIP non sia semplicemente illusoria, finanche
pretestuosa, occorre che gli elementi di disturbo vengano dapprima individuati
con precisione; deve quindi essere esaminata la reale possibilità di apportare
correttivi. Ciò dipende, innanzitutto, dalla conoscenza della legalità
dell'intervento, dalla possibilità di procedere a una misura di ripristino,
vuoi tramite decisione (che comporta una verifica, tra l'altro, della proporzionalità
e dei termini di perenzione dell'azione di ripristino), vuoi su base
volontaria, ciò che presuppone invece la conclusione di accordi vincolanti con
i proprietari. Il semplice inserimento nel perimetro del PUC-PEIP non dà
nessuna garanzia che il comparto venga effettivamente recuperato e, di
riflesso, che i requisiti che ne giustificano la tutela siano mai, o comunque
in un ragionevole tempo futuro, adempiuti. Non è manifestamente sufficiente
quanto previsto dall'art. 13.3 NAPUC, che si limita a porre il principio
secondo cui:
Gli elementi architettonici
deturpanti, in particolare quelli estranei all'architettura rurale
tradizionale, anche qualora ubicati nelle adiacenze di tali oggetti, devono
essere rimossi al più tardi in occasione di nuovi interventi sostanziali sugli
edifici ammessi in base alle presenti norme. Ciò vale in particolare anche per
le opere di sistemazione esterna nelle adiacenze degli oggetti protetti.
Tanto più che
questa norma non permette d'intervenire nell'intero paesaggio ai fini di un suo
recupero coerente, ma, al più, nelle sole adiacenze degli oggetti protetti. Ne
discende che allo stadio attuale, laddove non è possibile già ora riconoscere
un'unità degna di protezione secondo l'art. 39 cpv. 2 OPT, il paesaggio
dev'essere escluso dal perimetro del PUC-PEIP. Resta impregiudicata la
possibilità del pianificatore di chinarsi nuovamente su questi territori, una
volta eliminati gli elementi di disturbo o, eventualmente, sulla base di un
progetto concreto e vincolante per il loro recupero.
15.3. Il criterio base posto dalla pianificazione direttrice
risulta adempiuto nella misura in cui tutti settori in esame sono posti al di
sotto del limite 2'000 m s.l.m. ed è possibile riscontrare ovunque l'alternanza
tra foreste e spazi aperti e aree alpestri. Resta quindi da verificare se essi
adempiono anche i requisiti qualitativi per
essere ricompresi nel perimetro del piano, prestando particolare attenzione
alla presenza di edifici rurali originali che devono valorizzarli, verifica che
avviene in base a quanto appena spiegato. Oltre
che alla documentazione agli atti, il Tribunale fa capo anche alle vedute aeree di Swisstopo www.map.geo.admin.ch/ e alle viste www.google.ch/maps (cfr. al riguardo STF 1C_382/2015
del 22 aprile 2016 consid. 6.5). Quando non è altrimenti indicato, il numero
della foto è quello del dossier settoriale prodotto dalRI 1.
15.4. Nella misura in cui i resistenti avanzano argomenti che
sono stati trattati e risolti nell'ambito
dell'evasione delle censure di carattere generale avanzate dalRI 1, per
economia di giudizio, si rinvia a quanto spiegato in precedenza.
16. Settore 24-A, Brione
(Estratto
dal dossier prodotto dalRI 1 con la replica, pag. 5)
CO 27 resiste al ricorso. Le sue argomentazioni
saranno, se del caso, discusse in seguito.
La Divisione non si è espressa in merito a questo
settore.
16.1. Il settore 24-A
comprende il villaggio di Brione (Verzasca) alla confluenza dei fiumi Verzasca
e Osura, estendendosi a nord e a sud nel fondovalle. Secondo l'immagine aerea
riportata qui sopra al suo interno dovrebbero trovarsi due edifici classificati
1a. Sulla stessa si vedono le aree insediative e quelle prative o boschive che
le circondano, la strada cantonale di collegamento nel fondovalle e altre opere
viarie minori.
16.2. Il settore è
compreso nell'oggetto "Val Verzasca" (n. 1807) dell'inventario
federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d'importanza nazionale IFP.
Per quanto qui interessa, dal profilo del paesaggio culturale, la scheda indica
che il patrimonio edilizio degli insediamenti d'importanza nazionale presenti
nella valle, tra cui figurano anche Brione (Verzasca) e Sonogno, è
particolarmente ricco e ben conservato (cap. 2.4). Tra gli obiettivi di
protezione per quest'area vi sono in particolare quelli di conservare i
villaggi e le costruzioni singole nelle loro caratteristiche strutturali e
storico-architettoniche, nella loro sostanza, nella loro struttura compatta e
nel loro contesto paesaggistico (n. 3.10) e di conservare le
caratteristiche strutturali e storico-culturali dei paesaggi rurali e le
testimonianze delle antiche attività agropastorali (n. 3.12).
Brione (Verzasca) è inserito nell'inventario federale degli
insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS; oggetto n. 3786), la cui scheda
sottolinea le buone qualità situazionali per la posizione della sua
edificazione storica nello spazio formato dal confluire di due fiumi, per lo
sfondo dato dal ripido pendio alberato e roccioso, contesto in parte sminuito
dalle numerose edificazioni che limitano le cornici prative. L'insediamento ha
anche buone qualità storico-architettoniche grazie all'edificazione rurale
ancora capace di rappresentare i tipi abitati e utilitari con i tratti della
regione.
Lungo la strada principale a nord della confluenza dei fiumi si
sviluppa la zona edificabile (cfr. il piano regolatore della frazione Brione
[Verzasca], approvato con ris. gov. del 12 luglio 2016 [n. 3264]). A est della
citata direttrice, vi è una fascia assegnata alla zona residenziale (RE),
intercalata da alcune zone per edifici e attrezzature d'interesse pubblico
(AP-EP) e, a settentrione, anche dalla zona nucleo Brione (NV1) e da quella
agricola (ZA). La ZE si estende anche a ovest della strada circondando da sud
una prima zona NV1, cui dopo uno spazio pubblico, ne segue una seconda, al cui
margine nord si sviluppa un'ulteriore zona RE. Vi sono inoltre alcune zone
AP-EP.
Proseguendo lungo la strada cantonale, a sud del punto di confluenza dei fiumi,
si trova una zona AP-EP di ampie dimensioni riservata alla realizzazione di
strutture ed edifici per le attività sportive e ricreative. Vi sono poi alcune
zone nucleo (NV2) e una zona residenziale con prescrizioni particolari; per una
fascia a contatto con la strada principale la pianificazione è invece stata
sospesa.
Lungo la via che conduce a Ponte Scuro è prevista una zona per il campeggio,
composta di aree di posteggio, per le costruzioni permanenti, per stalli
temporanei e di svago. Per il resto, in quanto non boschivo, il settore ha una
funzione agricola.
16.3. Dal profilo dell'edilizia fuori della zona
edificabile la situazione è la seguente.
Comparto 1. In
prossimità dell'estremità occidentale del settore, in località Ponte Scuro, si
dovrebbe trovare un rustico 1a. L'edificio presente è articolato su due corpi
(cfr. foto n. 29). Se quello davanti appare tutto sommato presentare le qualità
esatte, lo stesso non si può dire della parte retrostante, il cui tetto ha
subìto una modifica contraria agli art. 15.6.1 e 15.6.2 NAPUC, che pongono,
invece, il principio secondo cui il materiale di copertura originario andrebbe
conservato e, se perduto, ripristinato, rispettivamente che il tetto deve
conservare la geometria, l'orientamento del colmo, le quote (alla gronda e al
colmo), le pendenze delle falde e le sporgenze originarie (v. foto n. 29 e 71).
Intervento che sminuisce in modo marcato la portata paesaggistica del complesso
dell'edificio che, comunque, non è ubicato in un contesto che è testimonianza
originale della civiltà rurale: esso si trova, infatti, nelle immediate
vicinanze di un piazzale asfaltato, della relativa strada d'accesso e di un
capannone (foto n. 21, 27, 68, 69 e 71). Proseguendo verso sud lungo la
stradina asfaltata che conduce alla località Al Piè passando dalla zona
campeggio (foto n. 49-57) l'edificazione e le sistemazioni esterne che si
possono scorgere sono sostanzialmente estranee alla tipologia descritta dalla
pianificazione direttrice; anche le costruzioni di presumibile origine rurale
sono state alterate (foto n. 35- 47). Gli interventi svolti su edifici di
presumibile origine rurale li hanno snaturati; essi non sarebbero ammissibili
secondo le rigide norme edilizie approvate dal Gran Consiglio a tutela dei
paesaggi protetti. L'art. 15 NAPUC, che disciplina gli interventi per gli
oggetti classificati 1a, 1c e 1d (ovvero quelli meritevoli di conservazione al
netto dei diroccati ricostruibili), come pure quelli già trasformati e classificati
nella categoria 3 (art. 16 cpv. 3 NAPUC), impone infatti l'assoluto rispetto
della tipologia degli edifici in parola, limitando al massimo gli interventi
ammessi. Lo conferma anche la documentazione esatta dall'Autorità cantonale
nell'ambito delle domande di costruzione per edifici rustici (cfr. art. 12a del
regolamento di applicazione della legge edilizia del 9 dicembre 1992 [RLE; RL
705.110]; inoltre:
Per il resto, invano si cercherebbe nel comparto 1 una significativa presenza
di edifici rurali storici.
Comparto 2. Attraversando un ponte sul fiume Verzasca si giunge in
località Marchesini dove dovrebbe esservi il secondo rustico censito 1a. Le
fotografie scattate durate il sopralluogo permettono di rilevare che l'edificio
è in buono stato di conservazione (foto n. 84 e 93-96; mapp. 649). La
costruzione situata più a settentrione è invece di tipologia moderna (cfr. foto
n. 77- 82, 87 e 89-91). Ora, l'edificio rurale è di sicuro pregio e si colloca,
inoltre, tra massi erratici. Esso dispone poi di un seppur limitato spazio
aperto di pertinenza. È vero che esso è di superficie piuttosto esigua, ma
proprio per questo motivo la posizione marginale dell'edificio non gli impedisce
di avere la forza necessaria di caratterizzare la piccola radura. Per quanto
riguarda la relazione con la costruzione moderna, va comunque considerato che
essa dista una quarantina di metri, a una quota inferiore e oltre una sottile
fascia arbustiva che determinano un distacco paesaggistico alla fin fine
sufficiente. Il rustico è inoltre distante dalla zona edificata o da altri
elementi di disturbo. Tutto sommato, è dunque possibile riconoscere un seppur
circoscritto paesaggio rurale intatto, peraltro in contiguità con il perimetro
incontestato del PUC-PEIP.
Più a nord, a Sofcalasca, vi è un'ulteriore spazio aperto, visibile sulla
sponda sinistra del fiume Verzasca e prospicente il campo di calcio in località
Piè. Le viste Swisstopo e Google permettono di escludere una presenza
qualificante di edifici rurali ai sensi della pianificazione in esame; anche
sotto il profilo delle sistemazioni esterne la situazione non è compatibile con
quella di un paesaggio rurale tradizionale degno di protezione.
17. Settore 24-B, Gerra Valle
(Estratto
dal dossier prodotto dalRI 1 con la replica, pag. 5)
Anche in relazione a questo settore CO 27 resiste al
ricorso con argomenti che, laddove pertinenti, verranno discussi in appresso.
La perizia della Divisione sottolinea la presenza di
superfici prative pianeggianti di dimensioni importanti nel contesto della
Valle Verzasca. La facile accessibilità e il richiamo turistico della valle
avrebbero sì generato trasformazioni molto importanti sull'edificato
tradizionale e nuove costruzioni; tuttavia, la qualità del paesaggio sarebbe
determinata dalle dimensioni delle superfici aperte e pianeggianti, in una
valle angusta e molto boscata.
17.1. Il settore 24-B si estende poco più a nord di quello
esaminato in precedenza e racchiude prevalentemente l'area pianeggiante sulla
sponda destra del fiume Verzasca lungo la strada cantonale che conduce a
Sonogno. Secondo l'immagine riportata qui sopra, al suo interno dovrebbero
esservi diciotto edifici censiti 1a, prevalentemente ubicati in corrispondenza
del comparto 3, un edificio classificato 1d e quattro oggetti culturali. A nord
(comparto 1) si notano edifici raggruppati e una costruzione di grandi
dimensioni. Nel resto del settore l'edificazione è invece generalmente sparsa.
Visibili sono anche le ampie superfici prative così come la strada principale e
opere viarie minori.
17.2. Come il precedente, anche questo settore è
compreso nell'oggetto "Val Verzasca" (n. 1807) dell'inventario
federale IFP. In merito ai contenuti della scheda dell'inventario e agli
obiettivi di protezione ivi indicati si rinvia a quanto esposto in precedenza
(consid. 16.2.).
Il piano regolatore di Gerra Verzasca, approvato dal
Consiglio di Stato con risoluzione del 31 maggio 1988 (n. 3467), attribuisce
una fascia di larghezza variabile, a ovest della strada cantonale nella parte
sud del settore e fino all'incirca all'altezza del riale Ciòss, alla zona
residenziale estensiva, mentre assegna i gruppi di edifici nelle località Le
Case di Sotto, Fromighéra, Gerra e Stallo alla zona dei nuclei tradizionali
della valle. Per il resto, in quanto non boschivo, il territorio è assegnato
alla zona agricola.
17.3. Per quanto
concerne la situazione dell'edilizia fuori della zona edificabile, si considera
quanto segue.
Nel comparto 1
dovrebbero esservi tre edifici censiti 1a. Quello più a settentrione presenta
effettivamente le qualità rurali ricercate (foto n. 13); poco più a monte vi è
un edificio di tipologia moderna (foto n. 20 e 22). L'edificio 1a è tuttavia
posizionato marginalmente al comparto agricolo che è piuttosto ampio e confina
direttamente con la zona edificabile, dove non è leggibile un limite chiaro.
Non sussiste, in definitiva, un paesaggio indipendente, valorizzato dalla presenza
dell'edificio agricolo (foto n. 11-12). Gli altri due rustici classificati 1a
si trovano a meridione del comparto: il tetto del primo è crollato così come
parte dei muri perimetrali. Si tratta, dunque, di un'opera in rovina e
inutilizzabile, ovvero un diroccato (pro multis STA
90.2006.35 del 2 marzo 2007 consid. 3.1). La costruzione si situa,
inoltre, nei pressi di un edificio abitativo moderno (foto n. 29), della strada
asfaltata ed è prospicente a un fabbricato di notevoli dimensioni, di tipologia
estranea a quella ricercata (foto n. 27). Il secondo edificio 1a, collocato
appena sopra alla strada cantonale, oltre a essere limitrofo ad una costruzione
estranea a quelle che il PUC-PEIP mira a tutelare, ha subìto una modifica del
tetto irrispettosa della sostanza storica esistente e del principio sancito
dagli art. 15.6.1 e 15.6.2 NAPUC, secondo cui il materiale di copertura
originario andrebbe conservato e, se perduto, ripristinato (v. foto n. 16). Per
il resto, invano si cercano nel comparto edifici fuori zona della tipologia
ricercata.
Per quanto concerne la porzione di territorio compresa tra i riquadri rossi
dei comparti 1 e 2, l'unico edificio che ancora presenta le qualità
ricercate è quello classificato 1d al margine occidentale del settore. Sennonché
le viste Google mostrano che esso è vicino a costruzioni che - semmai di
origine rurale - hanno perso le caratteristiche originarie al punto da apparire
come edifici abitativi sostanzialmente estranei alla sostanza storica
ricercata. Alcune opere minori (recinzioni e sistemazioni esterne varie) completano
il quadro.
Comparto 2.
Proseguendo verso sud il primo edificio classificato 1a che si incontra è ormai
un diroccato lambito dalla vegetazione, mentre che la costruzione situata nei
suoi pressi e quella visibile sotto al livello della strada cantonale non
appartengono all'edilizia ricercata (foto n. 33-36 e 46). Sempre procedendo
verso meridione, a monte della strada invano si cerca una presenza
caratterizzante di edifici rurali originali fuori della zona edificabile,
mentre a valle l'unica costruzione che rappresenta
una testimonianza intatta e di sicuro pregio della civiltà contadina è il
rustico censito 1a posto a sud nel comparto, che risente tuttavia
dell'immediata vicinanza di un'abitazione la cui origine rurale è perlomeno
dubbia ma che comunque si apparenta oggi piuttosto a una moderna casetta di
vacanza, che inficia la portata paesaggistica dell'edificio degno di protezione
(foto n. 41-42 e 55).
Comparto 3.
Nella porzione sud del settore, a Permaióo, dovrebbe esservi una maggiore
presenza di edifici della tipologia rurale tradizionale, laddove sono censiti
una quindicina di costruzioni meritevoli di conservazione: sette edifici 1a
sono segnalati nella piana del fondovalle, in prossimità della strada
cantonale, mentre i restanti sei sono ai piedi del versante occidentale della
valle. Per quanto concerne questi ultimi, i primi due posti a nord del comparto
hanno subìto una sostituzione del tetto del tutto irrispettosa della sostanza
storica esistente, che conferisce loro un'immagine moderna, estranea
all'architettura rurale (foto n. 157, 161; foto allegate al verbale n. 175,
176, 181). Procedendo verso sud, vi è un edificio (mapp. 1714) che dovrebbe
aver conservato le qualità esatte, che all'epoca del sopralluogo si trovava nel
bosco. Dalle più recenti immagini aeree emerge tuttavia che la zona in parola
si presenta ora prativa, non essendovi più la foresta, e che permette ora di
riconoscere anche un pregevole percorso con muri a secco. È dunque oggi
possibile riconoscere in corrispondenza del citato edificio un comparto
interessante dal profilo della pianificazione in esame, peraltro in continuità
col perimetro incontestato del PUC-PEIP. Procedendo verso meridione vi sono tre
ulteriori edifici che dovrebbero essere classificati 1a; tuttavia essi sono in
realtà inseriti nella zona edificabile, così come i due sottostanti posti lungo
la strada principale. A poca distanza, sul lato opposto della cantonale,
dovrebbero trovarsi altre due costruzioni censite 1a: quella in posizione più
arretrata presenta le qualità ricercate ed è in buono stato di conservazione
(foto n. 61). Essa, tuttavia, non ha la forza di caratterizzare l'ampia area
agricola in cui è inserita. Intanto, a causa della sua posizione marginale,
vicino alla strada asfaltata. Inoltre, essa è quasi addossata a un edificio
che, sebbene di presumibile origine rurale (dovrebbe essere recensito 1a), ha
ormai perso le qualità formali esatte, a causa della sostituzione del tetto
(foto n. 64); anche le sistemazioni esterne (recinzione, casetta in legno,
stradina in beole) sono estranee a quelle di un paesaggio rurale degno di
protezione (foto. n. 128-129). Infine, pure problematica è la vicinanza di
edifici fuori zona di tipologia moderna e relative sistemazioni esterne (foto
n. 105, 108). L'edificio indicato come 1a più a sud, in cattivo stato di
conservazione (ormai un diroccato, foto n. 67), è vicino a un edificio non
(più) rappresentativo della civiltà rurale (foto n. 70). Infine, per quanto
riguarda i due rustici segnalati a meridione del comparto, solo quello lungo la
strada conserva le qualità formali ricercate, ma si trova stretto tra un
edificio presumibilmente d'origine rurale ma che presenta ora una copertura non
originale (oltre a sistemazioni esterne problematiche) e una tettoia in
materiali moderni (foto n. 118 e viste Google). Già per questo motivo esso non
avrebbe la forza di caratterizzare l'ampio comparto agricolo in cui è inserito
e al cui centro spicca, invece, l'altro edificio che dovrebbe essere
classificato 1a, che tuttavia è oggi una moderna costruzione abitativa con
annessi e sistemazioni esterne che, nell'insieme, non costituiscono certo una
testimonianza dell'edilizia rurale tradizionale (foto n. 72, 122, 124).
Per il resto, gli altri edifici fuori zona non soddisfano le qualità esatte
dalla pianificazione in esame.
18. Settore 24-C, Frasco - Sonogno
(Estratto
dal dossier prodotto dalRI 1 con la replica, pag. 6)
CO 27 domanda che il gravame venga respinto. Anche CO
126 e CO 127, comproprietari in ragione di metà ciascuno del mapp. 460 di
Frasco su cui sorge un edificio di 57 m2 classificato 1a,
resistono al ricorso, domandando il mantenimento del territorio in cui è sita
la loro proprietà nel perimetro del PUC-PEIP. Laddove necessario i loro
argomenti saranno discussi in seguito.
La perizia della Divisione si riferisce alle località
Mora e Valdasc, valutandoli meritevoli in quanto tipici paesaggi agricoli della
Verzasca. La loro qualità deriverebbe da una varietà di strutture quali
superfici prative, boschetti, elementi culturali, singoli alberi ed edifici
sparsi, che accostate creerebbero un paesaggio ricco e diversificato.
18.1. Il settore 24-C, a cavallo delle sezioni di
Gerra (Verzasca), Frasco e Sonogno, è quello posto più a nord nella regione in
esame. Esso si sviluppa per alcuni chilometri nel fondovalle seguendo
grossomodo il tracciato della strada cantonale. Secondo le informazioni
riportate sull'immagine aerea alla pagina precedente, al suo interno dovrebbero
trovarsi una ventina di edifici classificati 1a, una trentina di edifici 1d e
una ventina di oggetti culturali. Nella metà inferiore del settore sono ben
visibili gli edifici che compongono il villaggio di Frasco e altre frazioni
minori, mentre nella porzione superiore sono presenti un numero più esiguo di
costruzioni, disseminate in modo sparso nella pianura del fondovalle, e,
all'estremità settentrionale, il villaggio di Sonogno. Oltre che dalla citata
strada cantonale, il settore è attraversato dal fiume Verzasca. Le aree
boschive sono poche per rapporto alle pianure agricole, prevalentemente situate
ai margini del territorio contestato.
18.2. Anche questo settore è compreso nell'oggetto
"Val Verzasca" (n. 1807) dell'inventario federale IFP. I contenuti
della scheda dell'inventario e gli obiettivi di protezione ivi indicati sono
riassunti al consid. 16.2 che precede.
Sonogno è inserito nell'ISOS (oggetto n.4139), la cui scheda,
per quanto qui interessa, sottolinea le buone qualità storico-architettoniche
del villaggio date dalla varietà dei caratteri edificatori presenti (edifici
rustici di piccolo volume tuttora integri nella parte più vecchia, case a due o
tre piani con ballatoi nella parte occidentale e fronte meridionale di vari
manufatti voluminosi e di prestigio del XIX secolo), nonché le sue buone
qualità situazionali per la posizione al confluire di due corsi d'acqua, ai
piedi di un ripido pendio di sfondo, qualità parzialmente sminuite
dall'inserimento nella fascia pedemontana di nuovi edifici abitativi e da
interventi di trasformazione dei vecchi edifici rurali. La scheda evidenzia
anche come la connotazione turistica di Sonogno abbia portato a trasformazioni
snaturanti del patrimonio rurale tradizionale nel percorso principale.
Dal profilo pianificatorio, il piano regolatore di
Sonogno, approvato dal Consiglio di Stato il 15 gennaio 1998 (ris. n. 148)
attribuisce alla zona dei nuclei vecchi NV il villaggio. A monte, lateralmente,
oltre una fascia inedificabile di salvaguardia dell'immagine storico ambientale
del nucleo - vi sono due zone di sviluppo edilizio R2. Al margine
settentrionale della R2 più a nord, in corrispondenza del nucleo Ai Ticc, vi
sono un'ulteriore zona NV e una zona edificabile di interesse comunale ZEIC.
L'approvazione della ZEIC e di parte delle zone R2 sono sospese per la
definizione del limite del bosco, la verifica di eventuali zone di pericolo e
la compensazione della superficie agricola sottratta. Anche l'estensione della zona
R2 sopra la strada di servizio a Redorta è sospesa per l'accertamento dei
pericoli e del limite forestale. A valle sono previste alcune zone AP-EP e un
ampio posteggio.
Il piano regolatore di Frasco, approvato dal Consiglio di Stato il 23 dicembre
1980 (ris. n. 7674) individua cinque zone del nucleo tradizionale NV grossomodo
al centro del settore contestato, due zone residenziali estensive R2 (a Cortasciöö
e a Campagne-Costa) e una zona edificabile di interesse comunale (ZEIC) sotto
il nucleo di Cima della Motta. Sono inoltre previsti alcuni posteggi e zone
AP-EP. Per quanto riguarda la porzione del settore in territorio di Gerra
(Verzasca) lungo la strada principale si situano un'ampia zona edificabile R2b,
alcuni posteggi e AP-EP. Per il rimanente, il settore, in quanto non boschivo,
è essenzialmente destinato alla funzione agricola e alla zona senza
destinazione specifica.
18.3. Per quanto riguarda la sostanza edilizia fuori
della zona edificabile, la situazione è la seguente.
Comparto 1. All'estremità ovest vi sono due edifici che, stando alle
immagini aeree, potrebbero presentare le qualità ricercate. Essi, tuttavia,
sono posti sul retro di un'abitazione moderna ben più imponente che presenta
anche sistemazioni esterne di una certa importanza. Poco più a occidente (fuori
del perimetro contestato) si trova un'altra abitazione estranea all'edilizia
rurale tradizionale. In definitiva, questi edifici, stretti anche a monte dal
bosco, non dispongono di un paesaggio autonomo rispetto alle costruzioni
moderne, di sicuro maggior impatto. Procedendo verso est, a monte della Strada
al Pé di Mòtt, dovrebbero trovarsi un rustico 1a e un edificio classificato 1d.
Ora, tuttavia, anche qui l'edilizia è prevalentemente moderna o si tratta di
edifici presumibilmente nati come rurali, ma che hanno perso a seguito di
interventi contrari ai requisiti formali esatti dal PUC-PEIP il loro carattere
originale. La situazione è problematica anche dal profilo delle sistemazioni
esterne (staccionate, scale, muri di sostegno, piazzali ecc.; cfr. art. 15.8
NAPUC). L'unico edificio che rappresenta una testimonianza intatta
dell'edilizia della civiltà rurale è ormai lambito dal bosco, vicino a uno il
cui tetto è stato modificato sia nella foggia sia nei materiali, estranei alla
tipologia originale (foto n. 38).
Comparti 2 e 3.
Neppure qui vi sono edifici della qualità ricercata: ovunque si scorgono
costruzioni moderne o comunque trasformate senza mantenerne le caratteristiche
originali. Nel comparto 3 il paesaggio è fortemente influenzato dalla presenza
ingombrante del campo sportivo e dall'imponente mole di un'azienda agricola
(cfr. fotografie n. 72 e segg.). Piazzali e posteggi completano il quadro.
Comparto 4. Procedendo
verso sud lungo la strada che conduce a Frasco, appena all'esterno del margine
ovest del comparto 4, dovrebbero esservi due edifici classificati 1d a nord
della carreggiata. Tuttavia, vi è solo un edificio che apparentemente potrebbe
avere conservato le qualità originarie, ma è adiacente ad un'azienda agricola
moderna e di notevoli dimensioni. Le altre costruzioni che presumibilmente in
principio erano rurali sono state trasformate senza riguardo alle caratteristiche
originarie sicché paiono al primo sguardo delle moderne casette di vacanza (per
quanto precede, cfr. viste Google). Diversa è, invece, la situazione
dell'immobile classificato 1d visibile poco più a sud sempre a monte della
carreggiata, dalla quale è sufficientemente distante. Esso costituisce,
infatti, una testimonianza originale dell'edilizia rurale. Immerso in un'ampia
radura, impreziosita da affioramenti rocciosi. Non costituiscono un elemento di
disturbo né la linea elettrica (peraltro situata in posizione del tutto
marginale), che può essere letta come un elemento tecnico che si distingue dal
paesaggio cui si sovrappone, né l'edificio di tipologia abitativa visibile a
sud della citata radura, in quanto sufficientemente distante (foto n. 93 e
viste Google). In definitiva per questo edificio (mapp. 575 di Frasco), si può
riconoscere un seppur circoscritto paesaggio, del resto in contiguità col
perimetro non contestato del PUC-PEIP. Proseguendo l'esame della situazione a
monte della strada si giunge al gruppetto formato da tre rustici poco prima del
comparto 5, che potrebbero aver conservato le qualità originarie. Sennonché
essi, oltre a essere circondati dalla vegetazione, sono situati nei pressi di
un edificio trasformato e di uno moderno con piscina e sistemazioni esterne di
vario genere, di forte impatto. Gli edifici rustici non dispongono dunque di un
paesaggio rurale di riferimento autonomo. Ritornando al margine esterno nord
del comparto 4, ma esaminando questa volta la situazione a valle della
carreggiata, vi sono due edifici classificati 1d, addossati alla strada
cantonale: non è dato di vedere come possano caratterizzare il sottostante
comparto agricolo. Tanto più che, proseguendo nel comparto 4, nelle vicinanze
vi sono costruzioni moderne. Più avanti un ulteriore rustico classificato 1d ha
completamente perso le sue qualità originali (rifacimento del tetto, di parte
dei muri perimetrali e del timpano, cfr. viste Google); le vicine costruzioni e
le relative sistemazioni esterne non rappresentano una testimonianza
dell'edilizia rurale originale. Proseguendo lungo la strada, l'edificio
classificato 1d situato più a sud nel comparto presenta le qualità formali
ricercate, ma è posto nelle immediate vicinanze di edifici di presunta origine
rurale pesantemente modificati (v. foto n. 89, 113-114). Per quanto riguarda la
situazione nella piana agricola sottostante la strada cantonale (Mora di Fuori,
piano), vi sono diversi edifici di tipologia moderna o la cui origine rurale è
soltanto intuibile, in quanto hanno subìto interventi di trasformazione che
hanno snaturato l'aspetto originale. Emblematico è quanto avvenuto all'edificio
censito 1d visibile nelle foto n. 101-103. In generale, la situazione non è
compatibile con quanto disposto dall'art 15.8 NAPUC anche dal profilo delle
sistemazioni esterne (capanni, caminetto grill, tavolo, altalena, staccionate,
cancello ecc.). Degno di nota è comunque l'edificio di cui alle foto n. 85 e
109 (mapp. 489 e 490), posto al centro di un'ampia area prativa, dove sono
presenti anche un paio di oggetti culturali. Anche qui si può riconoscere un
comparto degno di protezione, laddove le linee elettriche non costituiscono un
problema, per i motivi che già si son visti.
Comparto 5. Una presenza maggiore della sostanza edilizia ricercata
dovrebbe trovarsi nel successivo comparto, a monte della strada cantonale, dove
sono censiti quattro edifici 1a. Tuttavia, solo quello posto più a valle in
località Rèsura (mapp. 517) presenta ancora qualità formali interessanti ma è
ormai immerso nella vegetazione boschiva ed è privo di un paesaggio agricolo di
riferimento (cfr. foto da n. 119 a 121), al pari degli altri due edifici più a
monte, che inoltre sono stati oggetto di interventi incoerenti con la tipologia
originaria, soprattutto dal profilo delle sistemazioni esterne (foto n.
128-135, 146-148). Per quanto riguarda l'ultimo 1a, esso è stato trasformato e
non conserva più l'aspetto rurale originale (cfr. foto n. 156).
Proseguendo in direzione sud lungo la strada cantonale si giunge al
villaggio di Frasco. La costruzione sulla sinistra della carreggiata in
località Cantone, censita 1d, è intatta e sulla facciata meridionale presenta
un dipinto in buono stato di conservazione. Tuttavia, esso rappresenta un
elemento puntuale privo di un paesaggio di riferimento, in quanto è stretto tra
la strada e un edificio trasformato (classificato di tipo 3), di tipologia
moderna con annessa autorimessa. Sullo sfondo una costruzione di presumibile
origine rurale, ormai snaturata, anche per le sistemazioni esterne (cfr. viste
Google).
Comparto 6. Per quanto riguarda il primo edificio 1d (mapp. 336), è ormai
ricompreso nel bosco. Nel medesimo comparto, i due rustici 1a in località Collo
dell'Artiscia non presentano più le qualità formali ricercate dalla
pianificazione all'esame e appaiono a tutti gli effetti come delle moderne
casette in sasso (foto n. 172, 188). Per quanto attiene all'edificio 1d poco
più sotto, la sostituzione della copertura in materiali estranei alla tipologia
originaria lo squalificano dal profilo della pianificazione in esame (foto n.
165 seg., 170 seg., 185). Quanto ai due edifici classificati 1c, quello a monte
è irreperibile (al suo posto sorge ora un garage), mentre quello in prossimità
della strada cantonale, di modeste dimensioni, è stretto tra diversi manufatti
(deposito, piccola costruzione con tetto piano, armadietto elettrico e
sistemazioni esterne varie). Per il resto, nel comparto 6 non sono presenti
edifici fuori zona che soddisfino le qualità ricercate dalla pianificazione
all'esame.
Nel comparto 7 dovrebbe esservi un solo edificio censito 1a, a monte del
villaggio di Frasco, in località Cima della Motta. Contrariamente a quanto
sostiene RI 1 non è quello della foto n. 190, che si trova in zona edificabile.
L'edificio protetto è, invece, quello a monte dell'abitato, isolato all'interno
di una piccola radura, troppo minuta per costituire un paesaggio a sé stante.
Per quanto concerne invece la costruzione 1d al mapp. 257, a prescindere dalle
sue qualità formali, essa è limitrofa a una costruzione moderna di maggiore
impatto paesaggistico (cfr. viste Google). Tra gli oggetti inventariati 1c siti
nel comparto vi sono alcune cappelle, il mulino di Frasco ed edifici di
dimensioni molto ridotte. Nel complesso nemmeno in questo comparto è possibile
individuare paesaggi agricoli caratterizzati dalla presenza di edilizia rurale
originale.
Proseguendo verso sud, in località Costa dovrebbero trovarsi tre edifici
censiti 1d. Dalle immagini aeree si può concludere che dei due più a valle,
almeno uno è stato oggetto di ampliamento e che la situazione è compromessa
anche dal profilo delle sistemazioni esterne. L'edificio più a monte, invece, è
ormai lambito dalla vegetazione forestale e, stante la sua posizione del tutto
marginale, non ha la forza di valorizzare la sottostante radura.
Sul versante opposto della valle, dovrebbero esservi due edifici
meritevoli 1d e 1 oggetto culturale. Dalle viste aeree parrebbe potersi
escludere che si tratti di edifici originali dell'edilizia rurale, questione
che non necessita di essere ulteriormente acclarata, siccome in ogni caso sono
sostanzialmente ricompresi nel bosco.
Sopra il margine nord del comparto 9 dovrebbero esservi alcune costruzioni della tipologia
ricercata. Esse, tuttavia, non sono inserite in un comparto agricolo di
riferimento, ma sono addossate alla strada cantonale e non dispongono di in un
paesaggio rurale degno di protezione, essendo attorniate da edilizia di vario
genere.
Comparto 8.
Nella porzione nord dovrebbero trovarsi quattro edifici meritevoli 1a e un
rustico 1d. La situazione è senz'altro compromessa dal profilo delle qualità
formali ricercate in corrispondenza dell'edificio segnalato a nord-est della
stradina (cfr. foto n. 204-206); estranee alla civiltà rurale sono anche le
importanti sistemazioni esterne. Diversa la situazione per quanto riguarda il territorio
ad ovest della carreggiata, dov'è situato anche quello 1a di proprietà dei
resistenti CO 126 e CO 127 (mapp. 460; cfr. foto allegate al ricorso e foto n.
208 segg.). Quest'ultimo è attualmente privo di copertura, ma dalle immagini è
possibile dedurre che le piode che la costituivano non sono andate disperse,
bensì depositate per il loro reimpiego (cfr. foto n. 9 allegata al verbale del
23 settembre 2019). Esso dispone inoltre di una radura di pertinenza, ma che
ora è troppo piccola per acquisire una forza paesaggistica tale da
giustificarne il mantenimento nel PUC-PEIP. Allo stato attuale la scelta non è
dunque supportata da pertinenti motivazioni, quelle fornite in concreto dal
pianificatore essendo insufficienti per riconoscerne un potenziale recupero,
non potendosi in casu prescindere da una verifica puntuale del limite
forestale. Poco più a nord, dalla foto aerea e ingrandendo la foto n. 205 si
può anche desumere che i due edifici al mapp. 454 sono ancora integri. Per il
territorio di queste ultime due costruzioni è possibile riconoscere un
paesaggio degno di protezione, da esse valorizzato.
Comparto 9. Tornando nel fondovalle, in corrispondenza del ponte vi
dovrebbero essere due edifici meritevoli di conservazione, uno sulla sponda destra,
l'altro su quella sinistra della Verzasca. Entrambi soddisfano le qualità
formali richieste e costituiscono delle testimonianze intatte dell'edilizia
rurale tradizione. Tuttavia, il primo - che porta anche un dipinto in facciata
- non è inserito in un comparto agricolo; nemmeno sussiste una radura, ma è al
margine del bosco che lo sovrasta e ormai addirittura lo lambisce. Il secondo,
invece, è appena sopra al muro di
controripa in conci della strada cantonale. Le altre costruzioni fuori zona
visibili nel comparto sono invece di tipologia moderna (foto n. 226 e segg.).
Comparto 10 (nella frazione di Gerra). All'estremità meridionale del
settore, in località Er Sgerbiáscia, sono inventariati due edifici 1a. Il primo
(ovest) è di dimensioni ridotte ed è situato sotto al livello della strada
cantonale, che lo sovrasta inibendone ulteriormente la già limitata valenza
paesaggistica (appena visibile sullo sfondo della foto n. 235). Quello più a
est, facendo astrazione dei corpi laterali aggiunti, presenta ancora le qualità
formali originarie (foto n. 237), ma nel paesaggio in cui è inserito è un unicum,
essendo presenti diverse tipologie costruttive. Inoltre, a nord si sviluppa
anche la zona residenziale estensiva, verso la quale non è dato un limite
paesaggisticamente percettibile (foto n. 243, 252). Infine, osservando le viste
Swisstopo è possibile concludere che, quali che siano le qualità edilizie dei
due edifici censiti 1a appena visibili sotto il margine sinistro del comparto
10, essi son privi di un paesaggio agricolo di riferimento, la radura esistente
essendo di ridotte dimensioni e compresa in un ampio versante boschivo. Anche
in questo caso l'inclusione di questa radura nel PUC-PEIP, in assenza
dell'accertamento forestale, non è
supportata allo stadio attuale, dal profilo pianificatorio, da pertinenti
motivazioni.
19. Valutazione complessiva della
regione 24
19.1. Alla luce di
quanto appena illustrato, con le riserve di cui ai consid. 16.3., 17.3. e 18.3.,
è giocoforza concludere che il ricorso in relazione a questa regione è fondato
già solo per il fatto che nei vari settori non è possibile riscontrare una
presenza significativa di edifici della tipologia ricercata. Laddove esistenti e
non abbiano subìto interventi contrari alle previsioni della pianificazione in
esame, essi sono al massimo una presenza sporadica o comunque minoritaria. In
ogni caso, essi non hanno mai la forza di caratterizzare il paesaggio, talvolta
anche a causa della loro ubicazione marginale (in alcuni casi vi è addirittura
da ritenere che siano ormai ricompresi nel bosco) o nei pressi di elementi di
maggior impatto paesaggistico quali, per esempio, impianti o edifici estranei
alla tipologia ricercata e strade asfaltate. Certo, diversi luoghi in esame
presentano elementi naturalistici e paesaggistici di sicuro pregio (muri a
secco, oggetti culturali, in particolare piccole cappelle ecc.), ma essi da
soli non permettono di controbilanciare l'insufficienza dell'edilizia
ricercata, minoritaria in rapporto al complesso del paesaggio. In alcuni casi
poi le sistemazioni esterne concorrono a squalificare - sotto il profilo del
PUC-PEIP - il paesaggio.
19.2. È vero
che i villaggi di Brione (Verzasca) e di Sonogno sono inseriti nell'inventario
ISOS e che questi ne sottolinea la valenza della sostanza architettonica (anche
di origine rurale, rappresentativa della regione) al loro interno, nonché le
buone qualità situazionali date dalla loro posizione nel punto in cui confluiscono
due fiumi, ai piedi di ripidi pendii di sfondo. Altrettanto vero è che anche
l'inventario IFP giustifica l'importanza territoriale della Val Verzasca
(anche) poiché ricca di elementi naturali e culturali pregiati e di
testimonianze dell'attività agropastorale itinerante esercitata in passato e di
quella rurale tradizionale. Tuttavia, lo scopo del PUC-PEIP è la delimitazione
dei paesaggi con edifici e impianti protetti ai sensi della scheda 8.5. del
piano direttore (art. 2 cpv. 1.2 NAPUC), non quello di proteggere zone
agricole ancorché pregiate e significative dal profilo paesaggistico laddove
non vi è significativa sostanza edilizia storica da tutelare, rispettivamente
gli elementi di disturbo sono nel complesso preminenti. La tutela del paesaggio
in quanto tale deve, invece, avvenire per il tramite dei piani regolatori o
altri strumenti specifici del diritto federale, comunale o cantonale. È, del
resto, quanto già avviene per alcuni comparti qui analizzati, dove i piani
regolatori di alcune sezioni prevedono espressamente l'obbligo di mantenimento
del territorio agricolo con funzione paesaggistica, e in alcuni casi anche misure
sostitutive qualora il proprietario non vi provvedesse (cfr. art. 15 NAPR di
Brione Verzasca, art. 17 e 18 NAPR di Sonogno).
19.3. In
definitiva per questa regione, richiamate le appena evocate eccezioni di cui ai
consid. 16.3., 17.3. e 18.3., su cui si tornerà in seguito, in nessuno dei
settori analizzati né i requisiti stabiliti dal diritto federale né i criteri posti
dalla pianificazione direttrice né quelli deducibili dall'impostazione del
PUC-PEIP sono adempiuti. Come visto, il paesaggio non raggiunge, a causa degli
edifici e interventi in esso presenti, i requisiti minimi per essere ritenuto
degno di protezione ai sensi del PUC-PEIP; esso non rappresenta una
testimonianza storica sufficientemente preservata e la ricchezza
culturale con carattere di unicità non è chiaramente percettibile. In taluni
casi non è invece possibile individuare aree di sufficiente estensione per
poter essere considerate rilevanti dal profilo paesaggistico e quindi
significative dal profilo della pianificazione in esame.
19.4. Stante quanto appena spiegato, siccome i settori in parola
non adempiono ai criteri per essere ricompresi nel perimetro del PUC-PEIP,
nemmeno la ponderazione degli interessi in gioco permetterebbe di giungere a
diversa soluzione. In merito va comunque ricordato come il pianificatore abbia
già una volta compiuto questo esercizio con l'adozione dei piani regolatori
soggiacenti, nel cui ambito ha tracciato il limite della zona edificabile.
Anche la vicinanza della zona edificabile è un elemento che concorre ad
arginare l'avanzamento del bosco in numerose delle zone esaminate. Inoltre,
nella regione si può rilevare la presenza di edifici a scopo agricolo ancora in
uso (alcuni di grandi dimensioni), di modo che si può ritenere che parte di
questo territorio ha ancora un certo interesse per l'agricoltura. Va poi
considerato l'interesse, sottolineato anche dalla scheda 8.5 del piano
direttore (ripresa anche nell'approfondimento della scheda P3), di
salvaguardare la flessibilità per altre utilizzazioni. La sovrapposizione di
vincoli ingiustificati va dunque evitata, poiché può ostacolare o comunque
rendere più difficile altre attività di incidenza territoriale.
19.5. Per
quanto concerne i comparti di cui ai consid. 16.3., 17.3. e 18.3., va anzitutto
considerato che il Tribunale non è autorità di pianificazione. Benché il
ricorso limitatamente a queste porzioni di territorio risulti infondato, non
spetta a questa Corte di tracciare il nuovo limite del perimetro del PUC-PEIP
ai fini di ricomprendere anche il paesaggio che ospita gli edifici da tutelare.
Compito che, invece, tocca al Governo, autorità preposta all'adozione dei piani
d'utilizzazione cantonale (anche in vigenza della nuova legge, cfr. art. 45
cpv. 3 LST), da sottoporre al Gran Consiglio per approvazione (art. 46 cpv. 1
LST). Gli atti sono dunque retrocessi al Consiglio di Stato perché formuli una
proposta in tal senso al Legislativo. Le Autorità di pianificazione sono
inoltre tenute a verificare che la situazione di fatto non sia nel frattempo
mutata e che i valori che giustificherebbero l'inclusione di questi comparti
nel PUC-PEIP siano tuttora dati, effettuando una completa ponderazione degli
interessi in gioco.
20. Sulla scorta
delle considerazioni che precedono il ricorso, nella misura in cui non è
stralciato dai ruoli, dev'essere parzialmente accolto. Il Tribunale, alla luce
delle particolarità della procedura rinuncia a titolo eccezionale a prelevare
la tassa di giustizia a carico dei resistenti (art. 28 cpv. 1 LPamm), atteso
come gli enti pubblici ne andrebbero comunque sia esenti, secondo prassi. Per
quanto riguarda le ripetibili, l'ampiezza della fattispecie e la complessità
della causa permettono di ritenere giustificata la scelta delRI 1 di avvalersi
di un patrocinatore, per cui dev'essere riconosciuta un'indennità per
ripetibili. Sempre considerando le particolarità della causa, esse sono poste a
carico dello Stato (art. 31 LPamm).
Per
questi motivi,
decide:
1. Il ricorso, per quanto non
stralciato dai ruoli e limitatamente alla regione qui esaminata, è parzialmente
accolto.
Di conseguenza:
1.1. i settori 24-A, 24-B e 24-C secondo
il piano in scala 1:20'000 del 31 maggio 2013 prodotto dall'insorgente con il
complemento al ricorso del 24 luglio 2013 relativi alla regione 24 Val Verzasca
Nord sono stralciati dal PUC-PEIP;
1.2. limitatamente alle porzioni di
territorio di pertinenza degli edifici situati:
- nel settore 24-A: mapp. 649 di
Verzasca-Brione,
- nel settore 24-B: mapp. 1714 di
Verzasca-Gerra,
- nel settore 24-C: mapp. 454,
489-490 e 575, di Verzasca-Frasco,
gli atti sono retrocessi al Consiglio di Stato perché
proceda come indicato al consid. 19.5 del presente giudizio.
2. Non si
preleva la tassa di giustizia. Lo Stato verserà alla Confederazione fr. 800.-
per ripetibili.
3. Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. LTF).
4. Intimazione
a:
Per
il Tribunale cantonale amministrativo
Il
presidente La
vicecancelliera