INC.2006.33408
Prove
5 gennaio 2007Italiano28 min
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AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
INC.2006.33408
Data decisione, Autorità:
05.01.2007, GIAR
Titolo:
Prove
COMPLEMENTO ISTRUTTORIO
art. 113 CPP-TI
art. 196 CPP-TI
Incarto n.
INC.2006.33408
Lugano
5 gennaio 2007
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il Giudice
dell'istruzione e dell'arresto
Edy Meli
sedente per statuire sul
reclamo presentato il 7/11 dicembre 2006 da
__________
Contro
la
decisione 30 novembre 2006 del Procuratore pubblico Luca Maghetti in materia
di complementi istruttori;
viste
le osservazioni di __________ (18/19 dicembre 2006) della minorenne __________
(22 dicembre 2006) e del Procuratore pubblico ( 21 dicembre 2006);
preso
atto che __________, in relazione allo specifico reclamo, non ne ha presentate;
visti
gli incarti MP __________ e __________;
ritenuto,
Fatti
A.
__________
è in stato di detenzione cautelare dal 12 luglio 2006 (AI 72 e 73, inc. MP __________).
Nei suoi confronti è stata promossa l'accusa per le ipotesi di reato di atti
sessuali con fanciulli, coazione sessuale e violenza carnale (doc. 2, inc. GIAR
334.2006.1).
In
sintesi, egli è accusato di aver compiuto atti di natura sessuale, tra cui un
rapporto sessuale completo, nel suo appartamento di __________ (rispettivamente
in altri locali del palazzo), con la minorenne __________ (__________). I fatti
sarebbero avvenuti in almeno due occasioni e a partire dell'estate 2005 (cfr.
doc. 2 e 5, inc. GIAR 334.2006.1; AI 27).
B.
È
opportuno ricordare alcune altre circostanze relative all'inchiesta oggetto
della presente procedura.
Al
momento dell'arresto di __________, l'inchiesta era in corso già da qualche
mese (l'AI 1 è datato 2 febbraio 2006) e questo giudice era già stato chiamato
ad esprimersi in merito a controlli telefonici ordinati per verificare le
ipotesi di reato menzionate al considerando precedente, nonché quella di cui
all'art. 195 CP, sia nei confronti del qui reclamante che di altre persone, in
parte ignote (AI 44, 47, 52, 54).
Inoltre,
per ipotesi di reato identiche relative a fatti presunti commessi nei confronti
della stessa vittima, e avvenuti in altri appartamenti ed in altri momenti,
sono state arrestate altre due persone: __________ lo stesso 12 luglio 2006 (AI
72 e 74, inc. MP __________) e __________ il 5 settembre 2006 (AI 5, inc. MP __________).
C.
Tutte
e tre le persone indicate sono state chiamate in causa dalla minorenne __________;
le prime due nell'audizione del 2.2.2006 (AI 58, inc. MP __________), la terza
nell'audizione del 29 agosto 2006 (AI 1, inc. MP __________).
I
fatti si sarebbero svolti nell'estate del 2005, per quanto concerne __________
e __________ (AI 273a, inc. MP __________), tra il 2002 ed il 2003 per quanto
concerne __________ (AI 36, inc. MP __________).
Per
quanto concerne la posizione del qui istante in relazione alle accuse che gli
vengono mosse, si può rinviare a precedenti decisioni in quanto nulla di
fondamentale risulta mutato:
"In base a quanto risulta dalle
osservazioni del magistrato inquirente (e relativi rinvii a singoli atti
istruttori), l'istante nega gli addebiti ma, dopo iniziale reticenza, riconosce
l'esistenza di contatti telefonici (anche via sms) con la minore (peraltro
risultanti dai __________) asserendo che questi avvenivano per iniziativa di
quest'ultima, che lo importunava (Preavviso, pag. 2)."
(GIAR 1° settembre 2006, 334.2006.3;
ribadito in GIAR 27 novembre 2006, 334.2006.7)
Leggermente diversa la posizione degli altri accusati
che ammettono "contatti" fisici ma senza rapporto completo e senza
costrizione, come nel caso di __________ (AI 85, 92, 102, 119 e 150, con
versione non convergente sulla totalità, quindi anche gravità, dei fatti con
quella della vittima, AI 155), rispettivamente rapporti sessuali completi
sull'arco di un paio di mesi, con la giovane consenziente (AI 23, inc. MP __________).
D.
Il 27 ottobre 2006, il magistrato inquirente ha
comunicato il deposito degli atti relativi al procedimento contro __________ e __________
(AI 273a, inc. MP __________), cosi come di quelli del procedimento contro __________
(AI 36, inc. MP __________). Il 17 novembre 2006, nei termini prorogati (AI
283), il qui reclamante ha presentato, un’istanza per l'assunzione di complementi
istruttori (AI 285). In buona sostanza, chiede una nuova audizione della minore
__________, una perizia volta ad accertarne l'attendibilità, l'estensione delle
indagini ad altri personaggi con i quali la minore risulterebbe essere stata in
contatto, alcuni confronti con testi già sentiti, nuova audizione di un altro teste
e lo stralcio di alcuni atti.
Delle motivazioni a fondamento delle richieste si
dirà, se del caso, nei considerandi di merito.
E.
Il magistrato inquirente, con decisione del 30 novembre
2006 (AI 304), ha accolto la richiesta di nuova audizione della minore e
respinto tutte le altre. Con il presente reclamo (doc. 1, inc. GIAR
334.2006.8), __________ chiede che la decisione del magistrato inquirente,
laddove rifiuta le prove proposte, venga annullata e ordinata l'assunzione
delle prove indicate.
Anche qui, delle specifiche motivazioni, si dirà nelle
considerazioni di merito.
Il reclamante, inoltre, chiede l'annullamento della
decisione impugnata anche per violazione del principio della buona fede
processuale; l'accusa si sarebbe in un primo tempo opposta alla concessione
della libertà provvisoria argomentando "che vi era la domanda di
complemento istruttorio", poi, dopo la decisione negativa del GIAR, ha
negato i complementi con la sola eccezione dell'audizione di __________ che
"comunque non ha avuto luogo".
F.
In sede di osservazioni (doc. 7, inc. GIAR
334.2006.8), il magistrato inquirente riconferma sostanzialmente il contenuto
della decisione del 30 novembre 2006; afferma che la difesa non si confronta
(in sede di osservazioni) con le argomentazioni contenute nella decisione e
aggiunge qualche considerazione ulteriore sulle prove oggetto di reclamo.
__________ non ha presentato osservazioni al reclamo
in questione, mentre __________ si rimette al giudizio di questo giudice.
Anche la parte civile si rimette al giudizio di questo
giudice non senza segnalare di essere stata interrogata tre volte, nell'ambito
della procedura, e di aver inizialmente aderito alla proposta di ulteriore interrogatorio
(rinviato due volte causa i cambiamenti di legale del reclamante). Sostiene che
l'attuale rifiuto di sottoporsi ad ulteriore interrogatorio sia comprensibile e
legittimo ex art. 10 c LAVI, ritenuto anche il fatto che il legittimo
rappresentante legale del qui reclamante ha già avuto modo di partecipare ad
una delle audizioni.
Delle altre argomentazioni/osservazioni delle parti si
dirà, se del caso nei considerandi che seguono.
Considerato,
Considerandi
1.
Il reclamo, presentato tempestivamente dall'accusato e
destinatario principale della decisione, è ricevibile in ordine.
Quanto alla ricevibilità nel merito, visto il numero e
la tipologia delle richieste (non tutte relative all'assunzione di
nuove/ulteriori prove: art. 196 cpv. 1 CPP) oggetto dell'istanza, della
decisione e del reclamo, si dirà nei considerandi che seguono.
2.
La circostanza che il magistrato inquirente abbia, in
un primo tempo, formulato preavviso negativo all'istanza di libertà provvisoria
argomentando anche in relazione alla presentazione di un'istanza di complementi
istruttori che ha poi quasi integralmente respinto, non può essere considerata costitutiva
di un agire contrario alla buona fede, come pretende il reclamante. Infatti, le
due richieste sono state presentate contemporaneamente e solo i termini per il
preavviso sono stretti e stabiliti dalla legge (art. 108 CPP). È pertanto
possibile che, al momento del preavviso, non vi fosse ancora determinazione
chiara e definitiva sulla richiesta di complementi, uno dei quali è comunque
stato accolto.
3.
a)
Parte delle
richieste respinte (e oggetto di reclamo) riguardano l’estromissione di atti
dall'incarto e non l'assunzione di ulteriori prove (complementi istruttori).
Per quanto
concerne l'estromissione, questo ufficio ha già avuto modo di affermare che:
"l'estromissione
di un mezzo di prova, o di un atto istruttorio, dall'incarto presuppone la sua
nullità o la sua inutilizzabilità per inammissibilità della prova in quanto
tale, rispettivamente violazione delle norme procedurali che ne regolamentano
le modalità d'assunzione e non siano semplici prescrizioni d'ordine, bensì
requisiti di validità (sentenza GIAR 23 maggio 2003 in re P.; si veda inoltre,
per una trattazione più dettagliata e approfondita della problematica, L.
Marazzi, Le prove nell'istruttoria penale predibattimentale, REP 2000, p. 39
ss); laddove l'utilizzabilità (Verwertbarkeit) non si confonde sempre e
necessariamente con il valore o l'affidabilità dell'accertamento in quanto
tale;"
(sentenza 7 gennaio 2003, GIAR inc. 237.2003.9)
E ancora, che:
"Il principio della libertà della prova, richiamato
anche dal CPP (art. 113 cpv. 2), ha dei limiti. Questi si concretizzano sia a
livello della prova in quanto tale (esclusione di alcune modalità di
"prova" in contrasto con i principi generali del diritto - per es.
dignità umana, DTF 124 IV 34, 117 Ia 341) sia nel rispetto delle regole
procedurali che regolano la "raccolta" della prova (legalità formale
e amministrazione della prova). In particolare per ciò che riguarda la seconda
limitazione, va detto che talune norme regolamentano esplicitamente gli effetti
di una loro violazione: è il caso dell’art. 119 CPP, relativo al divieto di
mezzi coercitivi nell’interrogatorio dell’accusato, che prevede la nullità di
deposizioni ottenute in deroga a questo divieto (ibid., cpv. 2). Quando ciò non
avviene, la dottrina esige che si analizzi la norma violata e si stabilisca se
essa rappresenti una prescrizione d’ordine oppure un requisito di validità: per
la dottrina dominante, la prova in questione può essere validamente utilizzata
se sarebbe potuta essere acquisita anche in ossequio alla norma violata (v.
Schmid, Strafprozessrecht, 2. A., Zürich 1993, margin. 608, con rinvii). In
caso contrario, la norma violata rappresenta un requisito di validità della
prova assunta (caso scolastico, l’audizione di un teste senza preventivo
richiamo dell’eventuale diritto di rifiutare la testimonianza, v. Schmid
ibid.). Schmid medesimo propone di esaminare se la norma violata intenda proteggere
degli interessi dell’accusato (o di terzi) di portata tale da esigere la
nullità di tutto quanto ottenuto in dispregio della norma medesima (loc. cit.,
margin. 609). Il codice di rito ticinese si rifà proprio a questo principio;
l’art. 113 cpv. 1 recita infatti: “Non hanno valore le prove conseguite
illecitamente, salvo i casi in cui la ponderazione degli interessi imponga una
diversa conclusione”."
(GIAR 11 aprile
2006, 520.2001.8)
b)
Nel caso in esame, é chiesta l'estromissione dagli
atti di due scritti del giugno 2006 inviati dal patrocinatore della parte
civile che riferiscono (invero molto sommariamente) il contenuto di un
colloquio con la giovane __________ (Rapporto 26 ottobre 2006, all. 11 e 12), del
verbale (di polizia) di una _______ che riferisce del primo incontro della
giovane con il legale (idem, all. 13) e di alcune annotazioni di __________ del
__________ sempre in relazione alla giovane (idem, all. 25, 26 e 27).
A prescindere dal fatto che il reclamo non indica
quali specifiche norme sulle prove e sulla modalità di raccolta delle stesse
(di carattere imperativo) siano state violate mediante l'acquisizione (nel
rapporto di polizia) degli atti in questione, è di meridiana evidenza che gli
scritti del legale sono semplicemente delle richieste (motivate dalla comunicazione,
a domanda, di ripetizione degli abusi: cfr. all. 11) per una (seconda)
audizione) che, in sé, non hanno particolare valore probatorio. Il fatto che la
minore sia poi stata sentita in modo formalmente "corretto", come
indica lo stesso reclamante (AI 165), non impone, né giustifica,
l'estromissione dal rapporto di polizia degli scritti in questione.
Neppure vi é motivo evidente di estromettere il
verbale di polizia del 6 luglio 2006 dell'__________ che ha accompagnato __________
presso il legale ed ha assistito a gran parte dell'incontro: non si tratta di
vera e propria testimonianze indiretta, peraltro neppure esclusa dal nostro
sistema procedurale (cfr. G. PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, ZH 2000, n.
2071.
e ss.). Certo, non è propriamente usuale (e probabilmente neppure
opportuno) che a fronte dell'annuncio di una modifica/integrazione della
versione fornita da un teste (e presunta vittima, nel caso specifico), prima di
registrarla ed approfondirla si raccolgano deposizioni a sostegno della
"spontaneità" delle dichiarazioni a venire; tuttavia, ciò non
costituisce motivo di nullità del verbale di polizia, in quanto tale. Invero,
si potrebbe anche concludere che, per le valutazioni del giudice del merito, è
più opportuno avere conoscenza anche di quegli elementi che hanno preceduto la
raccolta della deposizione (se del caso approfondirli, senza sentirsi opporre
il segreto professionale), piuttosto che non averli a disposizione e non averne
conoscenza.
Quanto alle annotazioni degli __________ del __________,
relative a quanto riscontrato nella minore durante la permanenza della minore presso
la struttura (AI 25, per il periodo precedente l'apertura formale
dell'inchiesta, e AI 26 e 27), non si tratta di "testimonianze" come
pretende il reclamante, bensì, e molto più semplicemente, di note redatte dal
personale preposto ad assistere (e proteggere: AI 25) la minore nel periodo di
collocamento che, già per il solo fatto che siano state riprese nelle audizioni
videoregistrate (cfr. Reclamo, punto 9 c.), appare opportuno si trovino
nell'incarto anche solo per ragioni di completezza.
4.
Per
quanto concerne, invece, le ulteriori richieste (assunzione di ulteriori prove
nella fase predibattimentale), sempre in diritto, valgono i principi seguenti:
"a)
Per meritare di essere assunte, le prove proposte
dalle parti contestualmente al deposito atti (art. 196 CPP), o in altro momento
dell’istruttoria (artt. 60 cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP), devono rispettare tre
concorrenti ordini di considerazione: esse devono essere motivate per quanto
attiene al loro oggetto ed al loro scopo in diretta connessione con la
fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono avere i requisiti della
novità, della rilevanza e della pertinenza alle successive conclusioni di
competenza del Procuratore pubblico, dapprima per decidere se promuovere
l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi (dopo conclusione
dell’istruzione formale) se decretare messa in stato di accusa o abbandono,
sino se del caso a quelle del giudice di merito; per quest’ultima evenienza, le
stesse prove devono essere di difficile produzione al dibattimento, avute
presenti le finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto tra l’altro ad
assicurarne la non interrotta assunzione (v. sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP
337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P., inc. GIAR 135.93.1; 3
novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14 giugno 1995 in re F.M., inc.
GIAR 1093.93.5). Se, in particolare per l’accusato, la facoltà di proporre mezzi
di prova è espressione del diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 4 Cost.
fed. (ora, art. 8 cpv. 1 della nuova Cost. fed.; v., da ultimo, DTF 124 I 49,
consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306, consid. 1b p. 308) e del “fair trial”
ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert, EMRK-Kommentar, 2. Aufl.
Kehl/Strassburg/Arlington 1996, nota 99 ad art. 6 CEDU), il giudice del merito
(ed il magistrato inquirente) è tenuto, in applicazione delle norme procedurali
corrispondenti, a considerare rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di
prova che “nach seinem richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind”
(Frowein/Peukert, loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico
all’audizione di testi, il magistrato può rifiutare la prova proposta “wenn
er die zu erwartende Antwort bzw. Aussage nach seiner freien
Ermessensentscheidung für die Wahrheitsfindung nicht für beachtlich hält” (Frowein/Peukert,
loc. cit., nota 202 ad art. 6 CEDU, con rinvii), nelle parole di Niklaus
Schmid (Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a DTF 103 Ia 491 et al. in
nota 321) “wenn sie den rechtlich relevanten Sachverhalt als genügend
geklärt erachten”. Di conseguenza,
non è data violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice del merito rifiuta un
mezzo di prova dopo averne esaminato la pertinenza (v. Frowein/Peukert,
loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v.
decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1).
b)
Non va, inoltre, dimenticato che la fase in cui si colloca
la presente discussione del complemento probatorio in questione è quella
dell’istruttoria predibattimentale, finalizzata in primo luogo a permettere
alla pubblica accusa di determinarsi sulle questioni se promuovere l’accusa o
meno, indi se deferire l’accusato alla Corte competente oppure se pronunciare
l’abbandono del procedimento (art. 184 cpv. 1 CPP, rispettivamente artt. 196
cpv. 1 e 198 cpv. 1 CPP combinati). Per costante dottrina e giurisprudenza,
invece, l’eventuale utilità o opportunità della prova proposta nell’ottica del
giudice del merito è elemento a favore della sua assunzione già nella fase
predibattimentale unicamente qualora l’amministrazione di tale prova in sede
dibattimentale sia impossibile, o vi sia concreto rischio che lo diventi.
c)
La facoltà per la difesa di proporre prove (già nella
fase predibattimentale - art. 60 CPP) non costituisce, quindi, diritto assoluto
alla loro assunzione (DTF 106 Ia 162; DTF 115 Ia 101). Neppure il principio di
parità delle armi (emanazione di quello più generale di "giusto
processo" sancito dalla CEDU e dalla Costituzione federale) conferisce
diritti più estesi, su questa specifica questione, avendo tra l'altro
applicazione limitata nella fase dell'inchiesta predibattimentale (DTF 106 IV
85; Hauser/Schweri, Schweizerische Strafprozessrecht, BS 1999, p. 129 e p. 229
ss). Cionondimeno, occorre prestare attenzione a che questa limitazione non
conduca allo "svuotamento" del principio (nonché della norma di cui
all'art. 60 CPP che in parte lo concretizza) in presenza di un sistema
processuale che, di fatto, conferisce un ruolo molto importante agli
accertamenti in fase istruttoria (M. Rusca, L'influenza della CEDU sulla
riforma dell'ordinamento penale ticinese, RDAT II 1992, p. 469 ss e 476; CEDU
24.
maggio 1991 in re Q., Serie A no. 205), rispettivamente allorquando il
rinvio della prova alla fase dibattimentale appare aleatorio."
(GIAR 14 gennaio 2004, 237.2003.11)
5.
Va preliminarmente chiarito che la questione relativa
all'audizione di __________, ammessa dal Procuratore pubblico ma oggetto di
successivo rifiuto da parte della minore (a quanto pare fondandosi sull'art.
10c LAVI: cfr. Osservazioni 22.12.2006 della parte civile), non è oggetto del
reclamo, quindi neppure della presente decisione (cfr. anche il punto 5 del
Reclamo).
Non sono note (né richieste, tantomeno impugnate)
decisioni formali del magistrato inquirente, né accordi espliciti o impliciti
tra le parti, a seguito di tale rifiuto.
Oggetto del reclamo sono, quindi, da un lato le prove
la cui assunzione è stata rifiutata dal magistrato inquirente (l'audizione a
confronto dei testi __________ e __________, l'ulteriore audizione della teste __________
__________ e l'esecuzione di una perizia sull'attendibilità della parte civile __________;
Reclamo, punti 6 e 8), dall'altro il rifiuto del magistrato inquirente di
effettuare "indagini" su determinati personaggi (cfr. elenco
in Reclamo punto 7a), fino ad oggi, secondo il reclamante, omesse (Reclamo,
punto 7).
Nei considerandi che seguono si affronteranno le varie
richieste contenute nel reclamo in un ordine che non corrisponde
necessariamente a quello proposto dal reclamante.
6.
A) audizioni a confronto
Le questioni che si vorrebbero chiarire mediante i
confronti (con le testi __________ e __________) non appaiono sufficientemente
motivate in relazione alla rilevanza e pertinenza per le conclusioni del
magistrato inquirente; lo stesso reclamante le considera non capitali (Reclamo
pag. 9).
Infatti, non si vede (né è precisato in sede di
istanza o di reclamo) come l'eventuale "chiarimento" dell'esistenza o
meno di rapporti "intimi" con l'accusato (questo dovrebbe essere
l'oggetto del confronto), possa essere, anche nell'eventualità di un buon esito
(per l'accusato), determinante per le prossime decisioni del magistrato
inquirente in relazione alle accuse che vengono mosse a __________. Per quanto
concerne la teste __________, che ha negato l'esistenza di tali rapporti mentre
che l'accusato la afferma, al più l'accertamento renderebbe (forse) meno credibile
la deposizione della teste su altri punti, tra i quali l'unico che sembra
interessare il Procuratore pubblico è quello della "osservazione dalla
finestra", circostanza, comunque, non determinante a questo stadio
della procedura.
Per quanto concerne, invece, la teste __________, mal
si comprende la richiesta di confronto per chiarire un preteso fatto che lo
stesso accusato neppure afferma esplicitamente nel verbale del 12 luglio 2006
citato nel reclamo ("era la mia ragazza", "siamo stati insieme
in __________ " e con riferimento a periodo di molto precedente i fatti
oggetto d'accusa) e, sembra negare in un verbale successivo (Verbale PP 25
agosto 2006).
Inoltre, e a titolo abbondanziale, risulta che le due
testi siano state sentite solo davanti alla polizia, prima facie senza
contraddittorio. V'è pertanto da presumere che il magistrato inquirente,
rifiutando il confronto (che, di fatto, permetterebbe anche il contraddittorio)
in sede predibattimentale, o non intenda utilizzare quelle deposizioni o intenda
citare lui stesso le testi al dibattimento.
Analogo discorso (carenza nella motivazione sulla
rilevanza e pertinenza) vale per la nuova audizione della teste __________.
Sebbene la descrizione fatta dalla minore del mobilio e della sua collocazione
all'interno dell'appartamento dell'accusato sia ritenuta "elemento
indiziante" dal magistrato inquirente ancora il 28 agosto 2006 in sede
di preavviso alla prima istanza di libertà provvisoria (e quindi può lasciare
perplessi che il 4 agosto gli inquirenti, interrogando la __________ che
dichiarava di aver frequentato la casa di __________ nell'estate 2005, non
abbiano ritenuto di formulare domande in merito), tale elemento (se si
preferisce: accertamento) ha perso importanza (perlomeno per quanto concerne la
descrizione degli specifici mobili e della loro collocazione) a seguito di
successive dichiarazioni del teste __________ e dello stesso accusato circa le
modifiche (di mobilio e disposizione) effettuate in quel periodo, come indicato
dal Procuratore pubblico (Osservazioni, pag. 6, ad 8 e AI citati).
Inoltre, e anche qui a titolo abbondanziale, nulla
impedisce di citare la teste (dimorante a __________ e disponibile ad
incontrare/visitare l'accusato già nel periodo di detenzione preventiva - all.
63.
del Rapporto di polizia 26.10.2006) al dibattimento.
B) perizia di attendibilità
a)
In termini
generali, la perizia è il mezzo per scoprire ed utilizzare determinati indizi o
determinate prove con l'ausilio di conoscenze tecniche specifiche; trattasi
della fase scientifica della prova, la cui importanza dipende dallo sviluppo
(riconosciuto) delle conoscenze nel relativo campo tecnico-scientifico (G.
Piquerez, Procédure pénale suisse, p. 462 e ss; Donatsch/Schmid, Kommentar,
art. 109). Il giudice (cui compete l'applicazione del diritto e l'apprezzamento
delle prove), può scartare quei mezzi di prova ritenuti poco sicuri o che non
apportano elementi sufficientemente seri (DTF 103 IV 299). Questo tipo di
valutazione deve avvenire in modo ancor più rigoroso in materia di perizie;
l'accertamento peritale deve avere un alto grado d'attendibilità, già per il
solo fatto che il giudice non può scostarsi dalle conclusioni, in assenza di
seri e fondati motivi (cfr. DTF 118 Ia 144).
Va, inoltre, detto
che le cosiddette perizie di credibilità/attendibilità sono tra quelle che
pongono i problemi maggiori (a livello di scelta del perito, di metodo, di
effettiva necessità) ritenuto che non risulta esistere, in psichiatria, un
metodo per determinare la veridicità delle affermazioni di una persona; il
giudizio (comunque di competenza del giudice) si può fondare solo su elementi e
circostanze (Umstände) che parlano a favore o contro la credibilità
(Glaubhaftigkeit) del dire (o di specifica affermazione). In tale ambito, ed in
determinati casi, un referto psichiatrico può fornire elementi di carattere
"scientifico" per la credibilità di determinate affermazioni (ma non
della persona: A. Scheidegger, Minderjärige als Zeugen und Auskunftspersonen im
Strafverfahren, ZH 2006, pag. 277 ss; DTF 128 I 81).
Non è un caso che,
in perlomeno tre recenti decisioni di corte d'assise, perizie aventi analoghe
finalità siano rimaste inutilizzate, rispettivamente indicate solo a titolo
abbondanziale (cfr. Assise criminali, Lugano 18.7.2003, 72.2003.26, cons. 23;
Assise criminali, Lugano 5.9.2003, 72.2003.40, cons. 19; Assise criminali,
17.7
, 72.2003.105, cons. 2.1.d. cap. VII).
b)
Le perizie
cosiddette di credibilità/attendibilità, sono state oggetto (recentemente) di
alcune decisioni del Tribunale federale i cui considerandi permettono di meglio
chiarirne "necessità" e "utilizzabilità" in sede penale
(non da ultimo per evitare che ci si accomodi a delegare al perito questioni
che sono e restano di competenza del giudice).
Dopo aver operato
una distinzione tra la credibilità della persona e la validità delle
dichiarazioni (precisando che solo la seconda può essere oggetto di una perizia
psicologica), l'Alta corte ha sottolineato che, in ogni caso, la determinazione
della validità di una testimonianza è in primo luogo competenza del giudice
(DTF 128 I 81) e il ricorso ad una perizia, quale ausilio per questa
determinazione, deve avvenire in casi particolari, ricorrendo ad un esperto che
non abbia ruolo di terapeuta (ci sia concesso di aggiungere: che non abbia tale
impostazione/approccio/mentalità) e che sia in grado di scegliere, indicare ed
applicare un preciso metodo (DTF 128 I 81; DTF 129 I 49).
Cosa intenda il TF
per "casi particolari" lo si desume da altra decisione (DTF 129 IV
179), nella quale si fa esplicito riferimento alle deposizioni dei bambini, a
quelle di persone per le quali esistono indizi seri di turbe psichiche,
rispettivamente alle situazioni nelle quali sono presenti seri indizi circa
l'influenza di terzi sulla deposizione.
c)
Il reclamante sostiene
che l'elencazione del TF non ha carattere esaustivo (esclusivo), che la perizia
di attendibilità s'impone anche nel caso di personalità particolari o di
vittime minorenni e, nel caso qui in esame, per "ragioni di carattere
generale".
È vero che
l'elencazione del TF nella sentenza citata sopra (e riportata del Procuratore
pubblico nella decisione impugnata) non è dichiarata esaustiva; ciò non toglie
che (per ricorrervi) deve comunque trattarsi di caso particolare.
Deve essere ben
chiaro, inoltre, che non è questione, in questa sede, di esprimersi sulla
credibilità della parte civile (questione di competenza del merito), bensì di
determinare se ci si trovi in un "caso particolare" che giustifica il
ricorso alla perizia quale ulteriore elemento di valutazione delle (sue)
dichiarazioni. A questo fine, a poco serve parlare di "ragioni di
carattere generale" ed elencare quanto la giovane abbia sottaciuto,
rispettivamente a quali accertamenti si sia sottratta, o evidenziare
l'incompatibilità di alcune dichiarazioni con altri accertamenti; sebbene si
tratti di elementi da considerare in sede di valutazione
dell'attendibilità/credibilità delle dichiarazioni della giovane (come in
effetti cerca di fare il Procuratore pubblico: Osservazioni, pag. 3 ss.), gli
stessi non forniscono alcuna indicazione circa la necessità di un ausilio
peritale per la loro valutazione.
Quanto agli altri elementi indicati, il fatto che la
vittima sia minorenne, da solo, non basta per imporre una perizia, come detto
il TF si riferisce esplicitamente ai bambini (meglio, ai bambini piccoli: "petits
enfants" DTF 129 IV 179; si veda anche Assise criminali 72.2003.26,
cons. 23) le cui dichiarazioni (rispettivamente la relativa genesi) possono
essere di difficile lettura ("la
raison d'être des expertises de crédibilité est d'expliciter les déclarations
d'enfants qui, nottament pour des raisons d'âge, ne sont pas à même d'exprimer
clairement certains événements qui les touchent" OCA GE 30.01.2003, P/3146/01), così come non
basta asserire che la "persona interrogata ha una personalità
particolare" senza indicare cosa si intenda con tale espressione e
quali elementi concreti (agli atti) permettano di giungere a quella conclusione
(non si vede per quale motivo per ordinare una perizia di credibilità/attendibilità
non si debba pretendere l'esistenza e l'indicazione di fondati motivi per
ritenere il caso come "particolare" in analogia con i dettami
giurisprudenziali in materia di perizia ex art. art. 13 CP -DTF 116 IV 274, DTF
119.
IV 120).
d)
Da tutto quanto sopra consegue che, così come
motivate, né l'istanza né il reclamo forniscono elementi sufficienti (e
sufficientemente precisi) per ritenere il presente caso quale "caso
particolare" che esige l'espletamento di una perizia di credibilità/attendibilità
sulle dichiarazioni della minore e, quindi, imponga di annullare (recte
sovvertire) la decisone del responsabile dell'inchiesta.
Restano, ovviamente, riservate le competenze del
giudice del merito.
e)
Abbondanzialmente, si rileva che, considerato il fatto
che la minore è già stata sentita due volte (tre se si volesse considerare
anche l'audizione nel procedimento contro __________: cfr. Osservazioni parte
civile, pag. 2) e, recentemente, ha dichiarato di non volersi sottoporre ad
altre audizioni, l'esecuzione di una perizia di credibilità/attendibilità
potrebbe rivelarsi, a questo stadio, di difficile (se non impossibile)
realizzazione (art. 10 c LAVI; DTF 129 IV 179; 131 IV 191).
C) indagini su diversi personaggi
a)
Il reclamante ha chiesto indagini su diversi
personaggi, tutti adulti, con i quali la giovane parte civile sarebbe stata in
contatto perlomeno telefonico. L'esigenza di indagare in merito deriva, secondo
il reclamante, da un lato dal numero di persone e dal loro "pedigrée"
(definiti inquietanti), dall'altro dall'esigenza di meglio comprendere la
personalità della giovane e "qualificare correttamente" gli
episodi da lei riferiti che toccano l'accusato. E ciò anche, se non
soprattutto, alla luce delle indicazioni contenute nel rapporto di polizia del
10.4.2006
in merito a quanto ci si proponeva di verificare.
Secondo il magistrato inquirente, la richiesta non
rispetta i requisiti di rilevanza e pertinenza per rapporto alle accuse
formulate nei confronti di __________. Sempre secondo il Procuratore pubblico,
viste le dichiarazioni del qui reclamante e di __________ dopo l'arresto, le
altre ipotesi di reato (quelle in relazione all'art. 195 CP e quelle contro
ignoti) sono state lasciate cadere per "chiara mancanza di elementi
concreti". Inoltre, le __________ (in uso alla minore ed oggetto di __________)
erano intestate a terzi e, quindi, sarebbe verosimile che "tali __________
contenessero numeri di adulti".
b)
Per evitare giri di parole, si precisa che le
indicazioni contenute nel rapporto di polizia del 10.4.2006, cui si riferisce
il reclamante, e le altre ipotesi di reato, cui si riferisce il magistrato
inquirente, riguardano il dubbio che la minore fosse inserita in un giro di
prostituzione o comunque avviata e mantenuta in tale attività (cfr. AI 27, 29,
49, 50). Il magistrato inquirente, in merito (e fondandosi su una serie di
elementi meglio indicati dallo stesso inquirente a pag. 2 dell'AI 51) ha
avviato indagini, contro il qui reclamante, __________ e ignoti, per le ipotesi
di reato di cui agli artt. 187, 189, 190 e 195 CP, in particolare ha ordinato __________
(sulle utenze in uso alla minorenne) rinviando, nel contempo, l'intervento nei
confronti di __________ e __________, già identificati/indicati come presunti
autori dei reati di cui agli artt. 187, 189 e 190, al fine meglio chiarire
l'intera fattispecie (AI 44, 51).
Non è dato sapere (non sono indicati, né emergono in
modo manifesto dall'incarto) quali "chiarimenti" o approfondimenti
siano stati effettuati sulla base dei dati acquisiti mediante i __________;
invero, se ben si comprendono le affermazioni del magistrato inquirente
contenute nella decisione e nelle osservazioni, sembrerebbe che non ve ne siano
stati. Di conseguenza, mal si comprende come possano essere state le dichiarazioni
del qui reclamante e di __________ dopo l'arresto (intervenuto ca. tre mesi
dopo il secondo __________) a fondare l'abbandono delle altre "ipotesi
di indagine" (peraltro non chiuse mediante atto formale, a quanto par
di comprendere) e come si possa affermare "verosimiglianza"
del fatto che le risultanze dei __________ contenessero contatti relativi agli
intestatari formali delle utenze in uso alla minore, mai interpellati (e senza
contare che la stessa polizia elenca tali riscontri in riferimento ad un
periodo in cui le utenze sono ritenute utilizzate della minore, ancorché con
numerose telefonate da e per uno degli intestatari - verosimilmente ad altra
utenza: cfr. AI 50 pag. 2 e 4).
c)
Sulla base di quanto sopra riassunto, e preso atto del
fatto che lo stesso magistrato inquirente aveva accolto senza restrizioni la
richiesta di nuovo interrogatorio della minore volto anche a chiarire i
contatti con adulti di cui è qui questione (cfr. Istanza 17 novembre 2006, pag.
2, decisione 30 novembre 2006, pag. 2; AI 285 e 304), questo giudice fatica a
condividere totalmente il giudizio di non pertinenza e non rilevanza di "quanto
richiesto dalla difesa" formulato dal Procuratore pubblico (e ciò
anche pensando all'interesse, su vari fronti, della giovane presunta vittima).
Ciò nonostante, la richiesta di "effettuare indagini" è troppo
generica per essere validamente considerata e valutata quale richiesta di
complemento probatorio ai sensi dell'art. 196 CPP: non viene indicato alcuno
specifico e determinato mezzo di prova come richiesto da questa norma.
Di fatto, la richiesta più che a un complemento
d'istruttoria è paragonabile ad una istanza ex art. 186, di competenza di altra
autorità e proponibile solo dopo la formale decisione di non luogo.
Sebbene a questo giudice non sfugga che le ipotesi di
cui all'art. 195 CP contro il ricorrente e quelle di cui agli artt. 187,
rispettivamente 195 CP contro ignoti non sono ancora state fatte oggetto di una
decisione di non luogo e, comunque, non sarebbe il qui reclamante ad avere
legittimazione per agire ex art. 186 CPP, non può essere questo giudice ad
individuare in luogo e vece del reclamante le singole prove che abbiano
carattere di novità, rilevanza e pertinenza, rispettivamente di non interrotta
assunzione (e ciò sia detto a prescindere da ogni considerazione sulla
tempestività della richiesta: GIAR 6 agosto 1999, 352.1998.7)
Su questo punto, quindi, il reclamo è irricevibile
(come peraltro lo era già l'istanza).
7.
In conclusione, laddove chiede lo stralcio di determinati
atti, una perizia sull'attendibilità, l'audizione a confronto di due testi e
una nuova audizione di un terzo, il reclamo è respinto; laddove chiede indagini
su diversi personaggi, il reclamo è irricevibile. Ciò viene constatato con la
presente decisione, definitiva (a livello cantonale). Tasse spese e ripetibili
seguono la soccombenza.
P.Q.M.
viste le norme applicabili, in particolare gli artt.
187, 189, 190, 195 CP, 1 ss., 113 ss., 186, 196, 280 ss., 284 e contrario
CPP,
decide
1.
Il reclamo,
parzialmente irricevibile, è respinto ai sensi dei considerandi.
2.
La tassa di giustizia, fissata in FRS 600.- e le spese
di FRS 250.-, sono a carico del reclamante che rifonderà alla parte civile, per
le osservazioni parziali, FRS 180.- di ripetibili.
3.
La
presente decisione è definitiva.
4.
Intimazione
(con le osservazioni delle parti):
giudice
Edy Meli
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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