INC.2006.43702
Instanza di dissequestro dopo emanazione atto d'accusa
7 aprile 2008Italiano8 min
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Numero d'incarto:
INC.2006.43702
Data decisione, Autorità:
07.04.2008, GIAR
Titolo:
Instanza di dissequestro dopo emanazione atto d'accusa
DISSEQUESTRO DOPO EMANAZIONE ATTO DI ACCUSA
art. 161 CPP-TI
art. 280 CPP-TI
art. 70 CPS
art. 71 CPS
Incarto n.
INC.2006.43702
Lugano
7 aprile 2008
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il Giudice
dell'istruzione e dell'arresto
Ursula Züblin
Sedente per statuire sull’istanza presentata in data 29
febbraio 2008 da
__________
intesa ad ottenere – nel procedimento a suo carico di cui
all’__________ – il dissequestro della somma di fr. 103'519.40;
viste le osservazioni della PC __________
(7 marzo 2008), della PC __________ (14 marzo 2008) e del Procuratore pubblico
(14 marzo 2008);
preso atto che __________, la __________
e __________ non hanno presentato osservazioni;
letti ed esaminati gli atti messi
a disposizione di questo giudice di cui all'inc. __________;
ritenuto e considerato,
in fatto ed in
diritto
che:
-
il 6 agosto 2007 il Procuratore pubblico ha emanato l’__________ con il
quale ha messo in stato di accusa dinanzi alla Corte delle Assise correzionali __________
per titolo di cattiva gestione, fatti commessi in correità, quali azionisti
fondatori, rispettivamente delegata e presidente del Consiglio di
amministrazione della società __________, dichiarata fallita il 18 maggio 2005;
-
come emerge dal suddetto atto di accusa è stato – tra l’altro – disposto
Fatti
il sequestro della relazione __________ (con saldo CHF 187'832.65 al 19
dicembre 2005) intestata a __________ presso __________ __________, filiale di __________;
-
con istanza 29 febbraio/3 marzo 2008 __________ ha chiesto il
dissequestro del suddetto conto – sul quale in corso d’inchiesta l’accusata ha
fatto confluire anche il saldo di altri suoi conti presso altri istituti -
limitatamente all’importo di fr. 103'519.40 ai fini di bonifico di tale somma a
favore della __________ (in seguito __________), __________, a fronte della
decisione 5 luglio 2007 (__________), decisione che ha stabilito un obbligo di
pagamento per la suddetta somma a carico dell’accusata, quale ex
amministratrice delegata della fallita __________, a titolo di risarcimento per
contributi paritetici non versati per gli anni 2004-2005 ex art. 52 LAVS e
contro la quale l’interessata ha interposto opposizione (tuttora pendente): la
difesa evidenzia trattarsi di risparmi personali di __________, non di provento
di reato, non essendole rimproverato di aver sottratto attivi alla fallita __________
e di averli fatti affluire su propri conti;
-
in sede di osservazioni le PC __________ ed il Procuratore pubblico si
sono tutti pronunciati per la reiezione dell’istanza;
-
l’art. 161 cpv. 1 CPP impone al magistrato penale di ordinare il
sequestro di tutti gli oggetti che possono avere importanza per l’istruzione
del processo, alternativamente o cumulativamente come mezzi di prova o in
quanto passibili di confisca o devoluzione allo Stato. Il sequestro, per la sua
qualità di provvedimento eminentemente cautelare, ha lo scopo di acquisire e
conservare gli oggetti di cui sopra al seguito della procedura e quindi per le
necessità dell’istruzione preliminare, per le decisioni del magistrato
requirente e quelle del giudice del merito, come evidenziato nella duplice
prospettiva - alternativa o cumulativa - della produzione e valutazione delle
prove (sequestro probatorio) e delle decisioni di confisca, restituzione o
devoluzione (sequestro confiscatorio) (v. decisione 8 maggio 1998, inc. GIAR 516.97.3, in: Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p.
359);
-
in materia di sequestro, nel lasso di tempo che intercorre tra
l’emanazione dell’atto di accusa e l’apertura del dibattimento, la CRP
(30.7.2002 in re B, inc. 60.2002.00174) ha constatato un “vuoto legislativo” e
l’ha colmato assegnando tale competenza al GIAR. Non v’è ragione perché quanto
detto dalla CRP nella sentenza citata non valga anche in tema di dissequestro.
Di conseguenza questo giudice ha riconosciuto la sua competenza per decidere
(comunque e sempre in via incidentale) istanze di dissequestro presentate dopo
l’emanazione dell’atto d’accusa e prima dell’apertura del dibattimento (un
chiarimento tra le varie autorità coinvolte ha confermato questa conclusione; cfr.
decisione 14 ottobre 2003, doc. 12, inc. GIAR 268.1997.2);
-
questo giudice è dunque competente ad esaminare l’istanza 29 febbraio/3
marzo 2008, trattandosi di istanza giunta dopo l’emanazione dell’atto d’accusa
e prima dell’apertura del dibattimento;
-
l’istanza, presentata da persona legittimata, l’accusata, è dunque
ricevibile;
-
in generale, la determinazione/indicazione degli
elementi (se si preferisce, la verifica della fondatezza dei presupposti
del sequestro ex art. 161, "… a partire dal sospetto all’apertura del
procedimento, che va in seguito ed indilatamente approfondito con gli
accertamenti probatori": GIAR 22 ottobre 2002, 39.2002.7)
a sostegno di un (possibile) provento del reato, della sua (probabile) entità,
della connessione con il sequestro, così come di tutti gli elementi che lo
possono giustificare ai fini dell'applicazione dell'art. 70 CP, è di
competenza, in prima sede, del magistrato inquirente (per analogia: CRP 24
marzo 2005, 60.2005.9), a maggior ragione laddove sono indiziati reati la cui
commissione non comporta sempre e necessariamente un "provento
diretto", come è invece il caso per determinati reati patrimoniali,
rispettivamente laddove il (sempre eventuale) "provento" non è
necessariamente ed automaticamente assimilabile allo scoperto/passivo del
fallimento (che non è elemento costitutivo del reato, bensì condizione di
punibilità ma può fornire, nella fase iniziale delle indagini, un ordine di
grandezza a giustificazione del sequestro);
-
in concreto, la situazione non è affatto chiara;
-
nell’istanza la difesa afferma, in maniera alquanto generica, e senza
fare alcun riferimento concreto agli atti istruttori esperiti, che i beni di
cui chiede il dissequestro sarebbero risparmi personali dell’accusata, quindi
non provento di reato, ritenuto che non le sarebbe rimproverato di aver
sottratto attivi della fallita __________ e di averli fatti affluire su propri
conti;
-
precisazioni puntuali in merito non sono fornite neppure dal Procuratore
pubblico che in sede di osservazioni ha unicamente rilevato che tenuto conto
delle indebite operazioni messe in atto dall’accusata a scopo di indebito
profitto e descritte nell’atto d’accusa, gli averi depositati sul conto in
questione debbano essere mantenuti sotto sequestro ai fini della devoluzione
alla massa fallimentare, senza tuttavia indicare l’eventuale provento
conseguito da __________ con il suo agire (che non necessariamente, come
rilevato sopra, corrisponde al passivo del fallimento) ;
-
dall’atto d’accusa risulta che a __________ è – tra l’altro –
rimproverato di avere riversato a favore della società solo una minima parte (fr.
26'000.--) del ricavo di fr. 150'000.-- conseguito dalla vendita di parte delle
azioni ad __________ e pervenuto su uno dei conti il cui saldo é stato
trasferito sul conto presso __________, rispettivamente di aver conseguito
mediante apporti iniziali limitati e a seguito della cessione del 71% del
capitale azionario dopo l’intervenuto aumento del capitale azionario un utile
complessivo di fr. 51'532.80, utile non liberato alla società, nonché di aver
fatto indebitamente contabilizzare nelle schede contabili della società la metà
dell’importo di fr. 200'000.-- condonato da __________ alla società quale suo
apporto correntista, poi utilizzato mediante compensazione per partecipare
all’aumento del capitale azionario nel corso del 2004, senza quindi apporto di
nuovi fondi da parte sua;
-
in altre parole dall’atto di accusa emerge, da un lato, che fondi di
pertinenza della società sono confluiti su conti dell’accusata (fr. 150'000.--)
e, dall’altro, che l’accusata si è vista aumentare il proprio patrimonio
personale omettendo di apportare nuovi fondi alla società;
-
non può inoltre essere trascurato che se è vero che la __________ ha
un’azione diretta nei confronti di __________, quale ex amministratrice
delegata della fallita __________ (anche qualora sia pendente la procedura
fallimentare della società), è altrettanto vero che la __________, che peraltro
ha insinuato il proprio credito nel fallimento di __________, non è parte
civile al procedimento contro __________ (e __________) e che pertanto
procedere come richiesto dall’istante equivarrebbe a privilegiare un terzo al
procedimento con conseguente possibile pregiudizio per le parti civili,
rilevato inoltre che l’istante ha peraltro interposto opposizione avverso la
decisione 5 luglio 2007 della __________;
-
in virtù di quanto precede l'istanza, carente nella motivazione, deve
quindi essere respinta con la presente decisione impugnabile alla CRP, tassa e
spese di giudizio, nonché ripetibili seguono la soccombenza;
-
resta, ovviamente, aperta la possibilità per l’istante di presentare
nuova istanza debitamente motivata.
P.Q.M.
viste le norme applicabili, in
particolare gli artt. 70, 71, 165 CP, 161 ss, 280 ss, 284 CPP,
decide
1.
L’istanza è respinta.
Considerandi
2.
La tassa di giudizio di fr. 300.-- e le spese di fr. 150.-- rimangono a
carico di __________ che rifonderà ad __________ fr. 150.-- ciascuno a titolo
di ripetibili.
3.
Contro la presente è dato reclamo alla CRP entro 10 giorni
dall’intimazione.
4.
Intimazione a (con copia delle osservazioni delle parti che le hanno
presentate):
giudice
Ursula Züblin
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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