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Decisione

INC.2006.54603

Istanza di libertà provvisoria

8 febbraio 2007Italiano19 min

Source ti.ch

Fatti

i verbali del proprio assistito, ciò che avrebbe condizionato la possibilità di

collaborare con gli inquirenti. Infine dall'ultimo verb. PP sarebbe ormai

trascorse 3 settimane senza particolari sviluppi nell'inchiesta.

3.

Di parere diverso il magistrato

inquirente che ha preavvisato negativamente l'istanza.

Riassunti i seri e concreti

indizi di colpevolezza a carico di __________, il magistrato inquirente

evidenzia l'esistenza anche di concreto pericolo di fuga e di recidiva, di

bisogni istruttori e di pericolo di collusione delle prove con le persone che

lo indicano quale loro fornitore di cocaina e con le quali, visto

l'atteggiamento negatorio dell'accusato, si dovrà procedere a confronti. I

principi di proporzionalità e celerità sarebbero rispettati, rilevato inoltre

che l'atteggiamento defatigatorio dell'accusato ha reso più lunga e difficile

la ricostruzione dei fatti e che i diritti della difesa sono stati pienamente

garantiti.

4.

La difesa, dopo aver consultato

presso l'ufficio dei GIAR l'intero incarto, con osservazioni 7 febbraio 2007 si

è riconfermata integralmente nella primitiva istanza.

5.

L’istanza 30/31 gennaio 2007,

presentata da __________, accusato detenuto, è ricevibile in ordine.

Il preavviso e l'incarto sono

stati trasmessi tempestivamente ai sensi dell'art. 108 CPP: in particolare, il

preavviso è stato inviato per posta il 2 febbraio 2007 (cfr. timbro postale) e

l'incarto è stato recapitato "brevi manu" nella mattina del 5

febbraio 2007, in pratica contestualmente alla ricezione del preavviso inviato

per posta (in proposito cfr. CRP 60.2005.323, sentenza 11.10.2005 in re C.B.).

Il termine di cui all'art. 108

cpv. 2 CPP viene a scadenza giovedì 8 febbraio 2007 ex art. 20 cpv. 3 CPP.

6.

I principi che reggono la

materia, pur se noti alle parti, vengono qui di seguito riproposti.

L’art. 95 CPP – corrispondente

all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio

1993 – dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l’accusato si trova di

regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso)

proroga del carcere preventivo ai sensi dell’art. 103 CPP, quando esistono a

carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un

crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di

interesse pubblico, quali – per quanto qui concerne – i bisogni

dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e di

inquinamento delle prove che, sia detto qui a futura memoria – può continuare

ad esistere fino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto

pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si

aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di

interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio

aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27 ,

pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela

dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).

L’eccezione della cautelare

privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara

base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 consid. 3) in corrispondenza

ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei

ricorsi penali – nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto

implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158;

1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno

approfonditi con maggiore rigore nella loro valutazione, quanto più si è

protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione

delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già

la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all’arbitrio (REP

1980 pag. 128).

(per tutte: sentenza GIAR

21.12.2001 in re G., Inc. 520.2001.5).

7.

L'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza -

peraltro non contestati dalla difesa - deve essere verificata d'ufficio, pur

nei limiti di competenza di questo giudice derivanti da un lato dalla sua

funzione - che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti per il

mantenimento della misura restrittiva della libertà personale, e non di

valutare nella sostanza l’esistenza di un

reato -, e dall’altro - ma in

maniera strettamente congiunta con quanto si viene di dire - dall’inopportunità

di considerazioni di merito premature e, soprattutto, di competenza delle sedi

di giudizio.

Premesso che al momento

dell'arresto di __________ e dei due coaccusati sono stati sequestrati presso

l'appartamento di __________ oltre 70 grammi complessivi di cocaina ed un

ingente somma di denaro (__________ha dichiarato che Euro 2'305.-- e fr.

8'330.-- che avrebbe guadagnato lavorando in nero, cfr. verb. Pol. 7.12.2006),

giova rilevare che, a far tempo dall'arresto del qui istante sono state sentite

numerose persone, di cui otto hanno concordemente dichiarato che egli ha

venduto/offerto loro cocaina, talune hanno pure precisato che ciò è avvenuto

già a inizio 2006. In particolare, __________, nel corso del verb. pol.

22.01.2007, ha affermato di aver ospitato __________ presso il proprio

domicilio nel corso dell'aprile 2006 per 10/15 giorni e che l'accusato, da lui

descritto quale spacciatore abituale, in quel periodo si riforniva di cocaina a

__________, per poi trasportare detta sostanza (almeno 80 grammi) nel proprio

stomaco a __________.

Da parte sua l'accusato, dopo

aver inizialmente negato ogni suo coinvolgimento nel traffico di cocaina,

soltanto nel corso del verbale PP 11.01.2007 ha ammesso che dei 70 grammi sequestrati

30 gli appartenevano e di averli ottenuti a credito il 4 dicembre 2006 da un

non meglio precisato cittadino __________ di nome "__________" e

che era sua l'intenzione rivenderli.

In sostanza, dalle suddette

chiamate in correità, risulta che __________ non soltanto ha detenuto

quantitativi di cocaina ben superiori a quelli da lui ammessi, ma anche che lo

stesso era attivo nella vendita perlomeno da inizio 2006.

I gravi e concreti indizi di

colpevolezza a carico di __________ sono pertanto dati.

8.

In merito ai bisogni istruttori

atti a giustificare la detenzione preventiva ed il suo perdurare, vi é

consolidata giurisprudenza (e dottrina):

“In relazione ai bisogni istruttori, atti a

giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare

che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto

tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di

collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la

corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale

suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697

ss.; RDAT 1988 no. 24). In quest'ottica

il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé, decisivo, in quanto

"Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die

Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der Angeschuldigte

die Aussage verweigert, genügt nicht" (N. Schmid, op. cit., no. 701a).

Occorre che l'indagato, se posto in

libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e,

conseguentemente, l'esito.

E', inoltre, necessario che questa possibilità

di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su elementi concreti:

"Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtes die

theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit kolludieren

könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die Nichtgewährung von Urlauben

unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konkrete Indizien für

eine solche Gefahr sprechen." (DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).

Gli elementi di concretezza del pericolo vanno

individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e

nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad

esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non

può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della

misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del

teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza

d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p.

438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p. 19). Il semplice atteggiamento di diniego

dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri,

Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13).”

(GIAR 23

settembre 2002 in re Y.)

Nello stesso

senso, la CRP:

"I rischi di collusione e di inquinamento delle prove

sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria. Da un lato si tratta

generalmente di evitare o prevenire accordi tra l'imputato e i testimoni - già

sentito o ancora da sentire - o i correi e complici non arrestati, messi in

atto per nascondere al giudice la verità, dall'altro di impedire interventi

fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non ancora in possesso

della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a suo vantaggio. la

possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità giudiziaria da

parte del prevenuto deve essere valutata sulla base di elementi concreti, la

realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente ed in

maniera astratta (DTF 117 Ia 257; Decisione TF 2.3.2000 in re A. e rif.; R. Hauser/E.

Schweri, op. cit. § 68 n. 13;

G. Piquerez, op. cit. n. 2344 ss.)"

(sentenza 16 settembre 2004 in re B., CRP 60.2004.297)

Riassumendo,

per il mantenimento della carcerazione preventiva dell'accusato, non basta che

vi siano ancora atti istruttori da esperire, ma è necessario che la prematura

rimessa in libertà dell'accusato possa essere di nocumento proprio nell'ottica

dell'assunzione delle prove che ancora mancano, e meglio in presenza di

pericolo di collusione, quando cioè è lecito temere l'intervento dell'accusato

su terze persone (siano essi correi, parti lese o semplici testi), o pericolo

di inquinamento delle prove, termine più ampio che indica altri atteggiamenti

suscettibili di falsare l'assetto probatorio, come la soppressione o l'alterazione

di mezzi di prova, ecc..

Va da sé che i criteri sopra

esposti richiedono applicazione più restrittiva allorquando l'inchiesta (e la

detenzione) è in corso da un certo tempo.

In concreto, non può essere

trascurato l'atteggiamento processuale dell'accusato, che dopo aver

inizialmente negato ogni addebito, soltanto ad oltre 1 mese dal suo arresto ha

ammesso la proprietà di 30 grammi della cocaina rinvenuta, continuando tuttavia

a minimizzare le proprie responsabilità (mal si comprende come la difesa possa

definirlo collaborativo). Ciò che ha reso necessario, dapprima, procedere

all'identificazione e verbalizzazione delle persone che emergevano dai tabulati

telefonici e successivamente alle relative contestazioni all'accusato. Quest'ultimo

ha continuato nel proprio atteggiamento reticente: nel corso del verb. pol.

11.01.2007, preso atto di quanto dichiarato da __________, __________ e delle

altre persone sino a quel momento sentite e che lo indicavano quale loro

fornitore di cocaina, l'accusato è rimasto silente "il verbalizzato

gira la schiena agli interroganti e non proferisce parola (…) non proferisce

parola scuotendo la testa". A fronte di simile atteggiamento negatorio

occorrerà procedere a confronti con le suddette persone. A ragione il

magistrato inquirente sostiene - contrariamente a quanto afferma la difesa -

che sussista ancora, oltre ai bisogni istruttori, pericolo di collusione delle

prove in relazione ai suddetti confronti. Del resto, proprio in considerazione

del comportamento processuale dell'accusato non è ancora stato possibile

ricostruire il traffico di stupefacenti da lui messo in atto, il suo raggio

d’azione ed identificare tutte le persone implicate: perlomeno fino a quando

dette ultime circostanze non saranno meglio chiarite, a giudizio della

scrivente, vi è pure il rischio concreto che __________, visto

il suo comportamento processuale, se messo in libertà provvisoria, potrebbe

contattare o venir contattato da fornitori ed acquirenti con i quali concordare

versioni o decidere di tacere quanto ancora non a conoscenza degli inquirenti. È pertanto necessario, oltre che opportuno nell’interesse

dell’accusato stesso, che i previsti interrogatori/confronti futuri avvengano

senza che si possa avere il dubbio di contatti e reciproci atti d’influenza: in

sostanza, i suddetti confronti costituiscono passi dell'inchiesta che esigono

il mantenimento del carcere preventivo cui è astretto l'istante, ciò a

salvaguardia di una corretta ricerca della verità, anche a vantaggio

dell'accusato stesso. Il fatto che tali accertamenti non siano ancora stati

(tutti) effettuati, non può essere ritenuto lesivo del principio di

proporzionalità, in quanto, come detto, l'atteggiamento nient'affatto collaborativo

dell'accusato ha reso più difficoltosa e laboriosa l'inchiesta - che peraltro

coinvolge più persone, non soltanto __________ ed i due coaccusati -

allungandone i tempi. Ovviamente ciò vale per il momento attuale: l'autorità

inquirente è quindi invitata a procedere celermente agli accertamenti mancanti

(nel rispetto dell'art. 102 cpv. 1 CPP).

Ciò posto la scarcerazione di __________

appare senz'altro prematura.

Da ultimo, per quanto riguarda il

fatto che l'accusato sarebbe stato sentito l'ultima volta dal Procuratore

pubblico circa tre settimane fa, cioè l'11 gennaio 2007, si rileva che lo

stesso è stato ancora sentito dalla polizia in data 1 febbraio 2007, mantenendo

anche in tale occasione un atteggiamento reticente, e che in tale lasso di

tempo l'inchiesta è proseguita (interrogatori ecc.).

9.

Quanto

al pericolo di fuga, qui trattato a titolo abbondanziale visto l'accertamento

di un pericolo di collusione, si ricorda innanzitutto che i criteri

determinanti per stabilire se questo presupposto sia dato o meno sono il

carattere del prevenuto, il suo domicilio, la sua professione, la sua

situazione famigliare e i suoi legami con lo Stato in cui egli é inquisito (SJ

103/1981, 135; sentenza 31 marzo 1992 in re S.C. del Tribunale federale;

sentenza 20 ottobre 1994 in re M.A., CRP 314/94). L'apprezzamento di tutte le

circostanze, per invocare appunto un rischio di fuga, deve lasciar presumere

che le conseguenze di una fuga appaiano per l’accusato come un male minore

rispetto a quello derivante per lui dall'ulteriore carcerazione (in questo

senso Mario Luvini; in REP 1989,

pag. 292, con i riferimenti ivi indicati; sentenza 14 novembre 1994 in

re S.V., CRP 341/94).

L'accusato è cittadino __________

senza tutelabili contatti con il nostro territorio, la sua domanda di asilo è

stata respinta ancora nel 2005 e lo stesso invitato a lasciare la __________;

allo stadio attuale dell'inchiesta (tuttora in corso) vi sono chiamate in

correità per vendite/offerte di oltre 100 grammi, oltre alla testimonianza di __________

per trasporto di circa 80 grammi a far tempo almeno dalla scorsa primavera.

In siffatte circostanze, anche in

considerazione del suo comportamento processuale reticente e negatorio, nonché

del fatto che la sua versione dei fatti è in contrasto con quella delle persone

che lo hanno indicato come loro fornitore di cocaina alcuni dei quali

identificati tramite l'analisi dei tabulati telefonici e con gli altri elementi

fattuali agli atti, il pericolo che __________, se messo in libertà

provvisoria, si renda irreperibile appare sufficientemente concreto, né

ovviabile con misure sostitutive, tanto più che nel caso in esame è pure dato

pericolo di collusione. La misura proposta dalla difesa, cioè "parte

del denaro sequestrato all'istante, la cui origine illegale non è stata

comprovata, potrebbe essere depositata quale cauzione", desta non

poche perplessità, essendo difficile dimostrare con buona verosimiglianza

l'origine lecita di tali fondi, tenuto anche conto della situazione personale

dell'accusato (cittadino __________ illegalmente in __________, quindi senza

possibilità di trovare un lavoro, peraltro in stato di detenzione preventiva da

fine aprile a metà luglio 2006). Cionondimeno, qualora dovesse essere

dimostrato trattarsi di importi di origine lecita con conseguente dissequestro,

il beneficio del gratuito patrocinio verrà revocato con effetto retroattivo.

10.

Per quanto riguarda il pericolo

di recidiva, evocato dal magistrato inquirente in conclusione del preavviso, ci

si potrebbe esimere dal determinarsi sull'eventuale presenza di un pericolo di

reiterazione (cfr. consid. 9), ricordato comunque che una condizione a

fondamento della detenzione cautelare che non emergeva all'inizio e quindi non

indicata in sede di conferma dell'arresto quale motivazione dello stesso, può

comunque prendere corpo successivamente con lo sviluppo dell'inchiesta stessa

(GIAR 2004.56101, sentenza del 7 dicembre 2004 in re G.). Si può comunque dire

che, in considerazione del periodo di estensione dei reati (da inizio aprile

2006) e del fatto che la situazione finanziaria dell'accusato non è certo

florida (essendo il denaro trovato in suo possesso posto sotto sequestro) - non

essendo peraltro ravvisabili, in assenza del relativo permesso, prospettive

alternative lavorative in __________, non può essere escluso che, se messo in

libertà provvisoria, __________ possa riprendere a trafficare cocaina per far

fronte al proprio sostentamento.

11.

La proporzionalità di una

carcerazione (preventiva) deve essere analizzata da angolature diverse. Da un

lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la

gravità e complessità della fattispecie e con la pena presumibile e dall’altro

occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (SJ 1981 p. 383

e citazioni; art. 102 CPP).

La proporzionalità della

carcerazione sin qui sofferta, alla luce della gravità delle accuse, della

presenza di concreti indizi di colpevolezza, della verosimile pena in caso di

condanna e della complessità dell'inchiesta, resa ancor più difficoltosa

dall'atteggiamento che non può comunque essere definito trasparente

dell'accusato, è sicuramente data.

L’accusato, infatti, è stato

arrestato il 5 dicembre 2006, quindi circa 2 mesi fa, l'infrazione alla LStup è

di sicura gravità (tenuto conto sia del lasso di tempo in cui ha avuto luogo

sia dei quantitativi, nonché del fatto che __________ era in possesso di

un'ingente somma di denaro - Euro 2'350.-- e fr. 8'330.-- verosimilmente di

illecita provenienza), imputazione per la quale non è affatto scontato che la

pena, in caso di condanna, sia inferiore ad 1 anno ed, anche in tale ipotesi

l'applicazione di una pena pecunaria (in proposito si concorda con la difesa

che "la pena pecuniaria non è a esclusivo beneficio delle categorie

maggiormente abbienti") e/o la sospensione non sono certe, rilevato

comunque che anche nel caso di sospensione condizionale (ex art. 42 CP) - la

cui eventualità non entra in linea di conto (perlomeno quando non vi è

certezza) per la determinazione della proporzionalità (BJP 1999, DTF 125 I 60)

- la detenzione sin qui sofferta appare comunque inferiore alla presumibile

pena in caso di condanna. Infine, a far tempo dall'arresto gli inquirenti non

si sono limitati ad interrogare l’accusato ed i correi, ma hanno provveduto

alla ricerca di riscontri oggettivi al fine di acclarare i fatti, visti, da un

lato, l'atteggiamento reticente di __________, che ha reso necessario per gli

inquirenti un "lavoro certosino" con notevole dispendio di

tempo con conseguente allungamento dei tempi dell'inchiesta, e,

dall'altro, le numerose persone coinvolte; in questo lasso di tempo,

contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, non risultano manifeste

violazioni dell'obbligo di celerità, né tantomeno è possibile sostenere che i

diritti della difesa non siano stati garantiti (permessi di visita liberi e permanenti

sin da metà dicembre, accesso agli atti completo). L'inchiesta non si trova, né

si è mai trovata in una situazione di stallo, è stata condotta celermente, né

vi sono stati ritardi ingiustificati (DTF 16.11.2004, 1P630/2004, cons. 4.1).

12.

In conclusione sufficienti

presupposti di legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla

giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e processuale di __________

a legittimare e giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua

libertà. La detenzione sin qui sofferta non viola (al momento attuale) il

principio di proporzionalità, né l'obbligo di celerità. Di conseguenza,

l’istanza di libertà provvisoria in discussione, deve essere respinta con la

presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 lett. f TG e

contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del

Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP).

P.Q.M.

viste le norme applicabili, in

particolare gli artt. 19 LStup, 95 ss, 102, 108, 284 CPP, 9, 10, 31 CF, 5 cifra

3 CEDU,

decide

1. L'istanza di libertà

provvisoria presentata da __________ è respinta.

Considerandi

2.

Non si prelevano

tasse e spese.

3.

Contro la presente decisione è dato ricorso alla CRP

Lugano entro dieci giorni dall'intimazione.

4.

Intimazione:

giudice

Ursula Züblin

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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