Per superficie permanentemente inerbita s’intende la superficie coperta di graminacee ed erbacee situata al di fuori delle superfici d’estivazione (art. 24). Essa esiste da oltre sei anni come prato permanente o pascolo permanente.
Per prato permanente s’intende la superficie che viene falciata almeno una volta all’anno per la produzione di foraggio.
Per pascolo permanente s’intende la superficie destinata unicamente al pascolo. Le parti di pascolo ricoperte di cespugli o improduttive non sono computabili. Sono invece computabili le superfici di pascolo dei pascoli boschivi situati al di fuori della superficie d’estivazione.
Per pascoli boschivi si intendono i pascoli alberati di cui all’articolo 2 dell’ordinanza del 30 novembre 1992 sulle foreste.
I prati da sfalcio nelle regioni d’estivazione fanno parte della superficie permanentemente inerbita se:
- sono falciati annualmente e lo sfruttamento si fonda su una tradizione ininterrotta e pluriennale; e
- il foraggio grezzo raccolto viene utilizzato per il foraggiamento invernale all’interno dell’azienda.
Le superfici che non vengono falciate ogni anno, ma che soddisfano le condizioni definite nel capoverso 5 per i prati da sfalcio nelle regioni d’estivazione, fanno a loro volta parte della superficie permanentemente inerbita purché siano effettivamente sfruttate e se:
- formano un insieme di almeno 20 are;
- il loro sfruttamento non è pericoloso; e
- si tratta di superfici in proprietà o in affitto.
Per superficie permanentemente inerbita s’intende anche una selva curata di castagni con una cotica erbosa fitta e con al massimo 50 alberi per ettaro.