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00.1059 · Interrogazione ordinaria · 2000-06-15

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

Domanda 1:

Trascorrendo quasi il 90% del nostro tempo all'interno di locali, respiriamo l'aria che vi si trova. La sua qualità dipende dai materiali utilizzati per la costruzione degli stabili e dall'arredamento, dall'occupazione e dalla destinazione dei locali, dalle attività svolte dalle persone che vi abitano nonché dalla quantità di sostanze nocive contenute nell'aria esterna.

L'aria che ci circonda all'aperto è composta anche da gas di scarico, emissioni da impianti di riscaldamento, aria di scarico da impianti industriali: la stessa aria entra nelle abitazioni dove si arricchisce di ulteriori sostanze in modo che spesso l'aria all'interno dei locali è più inquinata di quella che si trova all'esterno. Dal profilo dalla salute hanno grande importanza soprattutto le combinazioni organiche volatili (COV; di materiali da costruzione, mobili, elettrodomestici ecc.), gli allergenici (gli acari domestici, le muffe, gli animali domestici) e il fumo di articoli del tabacco (serie Umwelt n. 287, "Luftqualität in Innenräumen", la qualità dell'aria negli ambienti chiusi, ndt, 1997, UFAFP).

Per favorire il risparmio di energia e per aumentare la durata di conservazione degli stabili, gli edifici oggi sono termicamente meglio isolati e più impermeabili rispetto al passato. Prescindendo dagli effetti positivi, queste misure possono ridurre il ricambio di aria e incrementare così la concentrazione di sostanze nocive, le cui fonti si trovano all'interno dell'edificio. Il grado di assunzione di sostanze nocive tramite l'aria inspirata nei locali interni può essere molto superiore rispetto a quello tollerato nel nutrimento. Gli uffici della sanità, i servizi competenti per i problemi ambientali, i medici e altri organi ufficiali o privati sono sempre più confrontati a reclami e richieste di informazioni relative alle conseguenze sulla salute dell'aria nei locali interni.

I principali sintomi acuti determinati dalle sostanze nocive all'interno dei locali sono le irritazioni alle vie respiratorie, al naso, agli occhi e alla pelle. Gli effetti che ne derivano sono mal di testa, senso di spossatezza, nausea ecc., nonché una riduzione generale del rendimento. Sono annunciati anche casi gravi di intossicazione (causata p. es. da monossido di carbonio generato nei processi di combustione o da dissolventi utilizzati in attività domestiche) oppure di attacchi di asma pericolosi o di forti allergie da parte di persone già affette da queste forme patologiche.

A lungo termine questi effetti nocivi (cronici) possono generare processi infiammatori nei tessuti esposti (in particolare le mucose del naso e delle vie respiratorie) e favorire l'insorgere di malattie croniche al sistema respiratorio, di ipersensibilità delle vie respiratorie, di allergie e di asma. Nei Paesi industrializzati le malattie allergiche, in particolare quelle inalatorie e quelle cutanee, negli ultimi 20 o 30 anni sono fortemente aumentate. Da numerosi studi è emerso che cattive condizioni igieniche dell'aria all'interno dei locali possono costituire un fattore importante di rischio per i bambini (presenza di acari, muffa, sostanze chimiche irritanti come la formaldeide, fumo di sigaretta e di altri articoli di tabacco). Dalle indagini svolte nel quadro del programma di ricerca 26 "Essere umano, salute, ambiente" risulta che già oggi il 13% della popolazione svizzera adulta e il 18% dei bambini ha una predisposizione ad allergie provocate da sostanze allergeniche presenti nell'aria. La loro salute dipende quindi dalla qualità dell'aria all'interno dei locali.

Le ripercussioni negative a lungo termine del fumo passivo sono ben documentate. Attualmente, meno conosciuti sono invece gli effetti di altri tipi di inquinamento dell'aria dovuti, ad esempio, alla presenza di agenti cancerogeni, sostanze dannose per il sistema nervoso o per il feto, in dosi molto piccole. Questo problema è oggetto di studi approfonditi a livello internazionale.

Domande 2-4:

Osservazione preliminare: dato che le domande da 2 a 4 sono strettamente correlate, sarà data una sola risposta.

Il diritto attuale non prevede una base legale per il disciplinamento globale del problema delle sostanze tossiche domestiche. Le seguenti normative permettono solo di rilevare determinate fonti di sostanze nocive che possono inquinare l'aria all'interno dei locali, o di prescrivere speciali misure per problemi specifici (p.es. la tutela dei lavoratori nelle aziende industriali):

Legge sui veleni (RS 813.0)

La legge sui veleni, che sarà sostituita dalla legge sui prodotti chimici, assegna al Consiglio federale la competenza di vietare l'utilizzazione di determinate sostanze tossiche per certi fini. In virtù di tale competenza, possono essere emanate disposizioni inerenti a sostanze ben precise che contribuiscono a ridurre il grado di inquinamento dell'aria all'interno dei locali. In questo modo può essere vietato l'impiego di una determinata sostanza nei prodotti chimici ad uso domestico oppure nelle pitture e nelle vernici. Le sostanze nocive presenti nell'aria all'interno dei locali possono provenire anche da oggetti (mobili, tappeti, tende ecc.). È anche possibile che sostanze originariamente non contenute nei prodotti di partenza si sviluppino in seguito negli oggetti, mediante reazioni chimiche. Gli oggetti tuttavia non fanno parte del campo d'applicazione della legge sui veleni. Per questo la legislazione sui veleni permette solo una tutela puntuale da concentrazioni eccessive di sostanze nocive nell'aria.

Legge sulle derrate alimentari (RS 817.0)

Determinati oggetti d'uso non rientrano nel campo d'applicazione della legge sulle derrate alimentari. Tra questi figurano quegli oggetti e quei materiali destinati all'arredamento e al rivestimento di locali abitativi (p.es. tende, tappeti, mobili ecc.). Come misura per la protezione della salute, nella legge sulle derrate alimentari è conferita la competenza al Consiglio federale di fissare dei requisiti destinati agli oggetti d'uso e alla loro etichettatura. Una competenza di cui si è fatto uso in modo molto limitato: nella misura in cui per l'arredamento di locali abitativi esistano determinati oggetti d'uso in tessuto, questi soggiacciono all'ordinanza sulla combustibilità dei materiali tessili (OComb; RS 817.043.1). Quindi si può affermare che oggi esistono regole solo per determinati oggetti destinati all'arredamento e al rivestimento, e che tali regole sono limitate a pericoli specifici (combustibilità e infiammabilità). In base alla legislazione sulle derrate alimentari potrebbero essere emanate regolamentazioni meno limitate per quanto concerne gli oggetti destinati all'arredamento e ai rivestimenti. Non sarebbero invece ammesse disposizioni che riguardano direttamente l'aria all'interno dei locali (p.es. l'introduzione di valori indicativi o valori limite).

Legge sulla protezione dell'ambiente (LPAmb; RS 814.01)

Lo scopo dell'ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (OIAt; RS 814.318.142.1) è di proteggere l'uomo e l'ambiente da inquinamenti dell'aria dannosi o molesti e a questo fine fissa tra l'altro dei valori limite d'immissione e di emissione. Per un disciplinamento dell'aria all'interno dei locali non si può far capo a queste disposizioni, oppure dovrebbero essere interpretate in maniera molto ampia. Tuttavia le misure adottate per il miglioramento dell'aria all'esterno possono avere ripercussioni indirette positive sulla qualità dell'aria all'interno.

In virtù dell'art. 29 LPAmb, l'ordinanza sulle sostanze pericolose per l'ambiente (Ordinanza sulle sostanze pericolose; 814.013) sancisce negli allegati 3 e 4 dei divieti che possono avere degli effetti positivi sulla qualità dell'aria all'interno dei locali, come ad esempio quello relativo all'impiego dell'amianto. Tuttavia l'art. 29 LPAmb non consente di emanare un divieto, il cui scopo sia esclusivamente la tutela delle persone all'interno dei locali.

Legge sui prodotti da costruzione

Questa legge approvata dalle Camere federali nella sessione autunnale del 1999, ma non ancora in vigore, intende eliminare gli ostacoli al commercio di prodotti da costruzione tra la Svizzera e gli Stati dello SEE. A questo scopo è stata ripresa la direttiva europea concernente i prodotti da costruzione (direttiva 89/109/CEE). Analogamente a questa direttiva, i prodotti da costruzione devono essere fabbricati in modo tale che le opere in cui essi sono integrati durevolmente devono soddisfare determinati requisiti essenziali, che concernono anche l'igiene e la salute. Secondo l'allegato 1 della direttiva, l'opera deve essere, tra l'altro, concepita e costruita in modo da non compromettere la salute degli occupanti e in particolar in modo da non provocare lo svilupparsi di gas tossici e la presenza nell'aria di particelle o di gas pericolosi. Conformemente alla nuova concezione nell'ambito dell'armonizzazione e della standardizzazione tecnica, è lasciato al Comitato europeo per la standardizzazione il compito di stabilire i dettagli dei requisiti tecnici. Attualmente non esistono ancora norme armonizzate.

Analogamente a quanto detto, secondo la legge sui prodotti da costruzione, le norme tecniche che concretizzano i requisiti essenziali devono essere indicate dall'autorità federale competente (Ufficio federale delle costruzione e della logistica). Nel limite del possibile le norme internazionali armonizzate dovrebbero essere indicate. Come già accennato, attualmente non vi sono norme europee armonizzate che potrebbero meglio precisare i requisiti essenziali concernenti la salute. Secondo la legge sui prodotti da costruzione, enti di normalizzazione svizzeri possono essere incaricati di emanare norme tecniche, se a livello internazionale non vigono e non sono in preparazione norme armonizzate. Ci sarebbe così la possibilità di fissare requisiti specifici per prodotti da costruzione, per evitare immissioni di sostanze nocive nell'aria all'interno dei locali o perlomeno per ridurne la presenza. Ma fintanto che non esistono norme europee corrispondenti, potrebbero essere creati nuovi ostacoli tecnici al commercio che relativizzerebbero l'intento di politica commerciale alla base della legge sui prodotti da costruzione. D'altra parte la legge sui prodotti da costruzione esplica i suoi effetti sulle costruzioni già esistenti solo nell'ambito di riattazioni. Il suo campo d'applicazione è limitato infatti ai materiali integrati in modo durevole e non a oggetti d'arredamento, quali mobili, materassi, tappeti orientali ecc.

Legge sul lavoro (RS 822.11)

La legge sul lavoro obbliga il datore di lavoro a prendere provvedimenti a tutela della salute dei lavoratori. Il Consiglio federale ha concretizzato questo principio nell'ordinanza 3 concernente la legge sul lavoro (RS 822.113), stabilendo che devono essere impiegati materiali non nocivi alla salute e che devono essere presi provvedimenti per evitare l'inquinamento dell'aria sul posto di lavoro (aspirazione dell'aria inquinata; isolamento spaziale della fonte inquinante). In questa ordinanza è quindi sancita la tutela dei non fumatori sul posto di lavoro. Si tratta però di disposizioni applicabili solo alle aziende assoggettate alla legge sul lavoro.

Ordinanza sulla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali

In virtù di questa ordinanza, la composizione dell'aria sul posto di lavoro non può mettere in pericolo la salute del lavoratore. L'ordinanza prevede la fissazione di concentrazioni massime di queste sostanze sul posto di lavoro (CMPL). I valori CMPL si riferiscono a persone adulte in buona salute, che lavorano 8 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana. Queste regolamentazioni concernono innanzitutto le sostanze nocive che inquinano l'aria dei posti di lavoro nel settore industriale, mentre non è chiaro se valgono anche per il settore degli uffici e dei servizi. L'ordinanza contiene inoltre disposizioni relative alla previdenza nell'ambito della medicina del lavoro.

Sintesi:

Il diritto attuale permette di emanare disposizioni puntuali per la tutela contro l'inquinamento causato dalla presenza di sostanze nocive all'interno dei locali, nella misura in cui vi sono normative settoriali (p.es. la legge sui veleni, la legge sul lavoro, la legge sulle derrate alimentari) che contemplano determinate fonti di sostanze nocive. Mancano invece disposizioni che facciano riferimento all'aria all'interno dei locali nel settore non professionale, per affrontare trasversalmente la problematica delle sostanze tossiche nell'ambiente domestico. L'approccio attuale non permette di tener debito conto delle attività di ricerca, degli sforzi nell'ambito dell'informazione e della prevenzione (p.es. i doveri di dichiarazione per i preparati e gli oggetti destinati agli ambienti interni). Confrontato a un aumento della sensibilità nella società rispetto alla problematica dei veleni domestici, il Consiglio federale ha proposto, nel messaggio relativo alla legge sui veleni, la creazione di una base legale (art. 20) che permetta, tra l'altro, una migliore informazione della popolazione. L'articolo darebbe la possibilità alla Confederazione di studiare a fondo il problema delle fonti delle sostanze nocive che sono causa di inquinamento all'interno dei locali, nonché di fornire informazioni che spieghino come e in che misura esso sia pericoloso per la salute.

Domanda 5:

Nei prossimi anni si prevedono ulteriori risanamenti di stabili di carattere tecnico-energetico. La negligenza dell'aspetto dell'aerazione nell'ambito di questi lavori potrebbe causare una cattiva circolazione dell'aria, con il conseguente aumento della concentrazione delle sostanze nocive all'interno degli edifici. Inoltre i preparati e gli oggetti introdotti nei locali e costituiti di nuove composizioni potrebbero liberare nell'aria all'interno dei locali sostanze pericolose per la salute (p.es. conservanti). Per ridurre la perdita di energia negli edifici si ricorre sempre più a impianti di ventilazione meccanici provvisti di un sistema per il recupero del calore; se mal concepiti, mal gestiti e insufficientemente controllati essi possono essere fonte di inquinamento per l'aria all'interno dei locali e quindi dannosi alla salute (p.es. inquinamento dovuto a microrganismi provenienti da impianti di ventilazione sporchi per l'aerazione di appartamenti o a cucine a gas con cappe d'aspirazione inefficaci ecc.).

Riassumendo, le conseguenze potrebbero essere le seguenti:

* aumento generale delle irritazioni delle vie respiratorie e delle ripercussioni sulla salute, da ricondurre all'aria negli edifici in cui si vive o si lavora, con un incremento del numero dei reclami e della richiesta d'informazioni,

* aumento del rischio di malattie croniche alle vie respiratorie con il conseguente ridimensionamento o annullamento dell'efficacia delle misure di lotta all'inquinamento dell'aria esterna per la tutela della salute,

* aumento del numero di casi di ipersensibilità e di allergie tra i bambini.

Studi condotti all'estero dimostrano come una qualità insufficiente dell'aria ambiente possa causare costi ingenti. La Finlandia, con i suoi 5 milioni di abitanti, stima il costo nazionale dovuto all'aria ambiente inquinata a circa 3 miliardi di euro annui, gli Stati Uniti a circa 100 miliardi di dollari annui. Queste stime si basano su alcune fonti di inquinamento scelte e quantificate: in realtà potrebbero risultare ancora più pesanti.

Stralciando l'art. 20 e l'art. 2 cpv. 1 lett. b dal disegno di legge sui prodotti chimici viene a mancare una base legale chiara per la qualità dell'aria all'interno dei locali. La possibilità di prendere misure preventive necessarie alla protezione della salute non sarebbe garantita. Inoltre bisognerebbe prendere in considerazione anche le seguenti conseguenze:

* impossibilità di rilevare dati fondamentali e quindi di elaborare nuove conoscenze scientifiche, per mancanza della base legale necessaria a procurarsi questi elementi basilari e a portare avanti la ricerca nel settore delle sostanze tossiche negli ambienti chiusi,

* impossibilità di trattare i reclami e le richieste d'informazioni in modo appropriato per mancanza di competenza da parte delle autorità e di assicurare un'informazione fondata e affidabile.

Risposta del Consiglio federale.