00.1135 · Interrogazione ordinaria · 2000-12-13
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
ad punto 1
Il Consiglio federale è cosciente che le condizioni di vita per bosniaci traumatizzati dalla
guerra che fanno ritorno nel loro Paese siano particolarmente difficili. Tali condizioni non
possono tuttavia venir valutate in modo globale bensì soltanto esaminando il singolo caso
concreto.
In linea di principio è possibile far capo a trattamenti psicoterapeutici nei reparti di
neuropsichiatria degli ospedali di una certa importanza situati a Sarajevo o Tuzla. Occorre
tuttavia tener conto della circostanza che in Bosnia Erzegovina la psicoterapia non può
contare su solide tradizioni e, in considerazione delle ristrettezze finanziarie che regnano nel
settore sanitario ancor oggi, non le viene neppure attribuita particolare priorità. Diverse
organizzazioni non governative offrono, con il sostegno estero, assistenza psicologica alle
persone traumatizzate. Esse organizzano terapie individuali e di gruppo, assistono i fanciulli
traumatizzati e sostengono le persone che fanno ritorno per quanto concerne l'aspetto
psicosociale. La Svizzera sostiene da anni siffatte organizzazioni, come per esempio "Vive
Zene" a Tuzla.
ad punto 2
Il sistema AUPER (sistema automatizzato di registrazione delle persone), sul quale si
fondano i dati statistici dell'UFR, è stato ideato per coadiuvare la gestione delle pratiche
nell'ambito della procedura d'asilo. Dal 1985 vengono registrati in questo sistema i dati
relativi alle persone e alle pratiche. Codici numerici e indicazioni in merito alle date
permettono di seguire e di valutare le varie fasi del disbrigo degli incarti. Ulteriori indicazioni
in merito ai motivi di fuga o a problematiche legate allo stato di salute dei richiedenti l'asilo
non sono disponibili nel sistema, motivo per il quale non è possibile fornire i pertinenti dati
statistici.
ad punto 3
La Conferenza dei ministri degli interni tedeschi del 23 novembre 2000 ha
effettivamente reso possibile l'ulteriore soggiorno in Germania di persone provenenti
dalla Bosnia Erzegovina che, a causa della guerra civile, soffrono di gravi disturbi in
seguito ai traumi subiti. Per la proroga del soggiorno devono tuttavia essere riunite le
condizioni seguenti: le persone interessate devono essere giunte in Germania quali
rifugiati in seguito alla guerra civile prima del 15 dicembre 1995, esse devono trovarsi
da diverso tempo in cura da uno specialista o da uno psicoterapeuta e devono per lo
meno aver subito un grave trauma. Per questo tipo di problema il Consiglio federale
predilige una prassi d'asilo e di allontanamento orientata secondo i singoli casi
piuttosto che un disciplinamento di gruppo, vincolato da piú condizioni.
In sintonia con la giurisprudenza della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo,
l'UFR accorda per principio l'asilo ai richiedenti provenienti dalla Bosnia Erzegovina, che
hanno subito persecuzioni particolarmente dolorose e intense come quelle perpetrate sugli
abitanti di Sebrenica nel luglio del 1995 e conseguentemente soffrono di un trauma profondo
e durevole, purché siano espatriati fino al 14 dicembre 1995 (Accordo quadro di Dayton) o
eccezionalmente al più tardi entro il 12 dicembre 1996, data della risoluzione ONU n. 1088,
(GICRA 2000/2, decisione di principio). Nel caso di siffatti richiedenti l'asilo, che hanno
vissuto eventi particolarmente violenti, si presume che sussistano motivi gravi fondati ai
sensi dell'articolo 1 C numero 5 capoverso 2 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati, che
rende impossibile un ritorno in Patria per motivi psichici malgrado non sussista più al
momento attuale pericolo di persecuzione (GICRA 1997/14, decisione di principio).
Nel caso di persone traumatizzate che non adempiono i requisiti per accordare loro la qualità
di rifugiato, l'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento viene attentamente esaminata
dall'UFR tenendo conto di tutte le circostanze rilevanti. Nel corso di questa valutazione
individuale vengono segnatamente presi in considerazione fattori come la gravità del trauma
subito, lo stato generale di salute e la possibilità concreta di continuare sul posto un
eventuale trattamento medico indispensabile. Se del caso è inoltre possibile concedere a tali
persone un aiuto al ritorno in ambito medico. Se l'esecuzione dell'allontanamento non è
ragionevolmente esigibile per la presenza di pericoli fondati, in sua vece l'UFR dispone
l'ammissione provvisoria. A tal riguardo il Consiglio federale rinvia alle risposte alla mozione
Bühlmann (98.3200 Gruppi speciali di rifugiati bosniaci) e all'interpellanza Bäumlin (98.3079
Donne bosniache obbligate a lasciare la Svizzera. Casi di rigore).
In questo contesto il Consiglio federale non ritiene di dover derogare alla sua prassi,
differenziata e che tiene conto dei singoli casi, finora attuata in materia d'asilo e di
allontanamento. L'"Associazione dei sopravvissuti provenienti dalla valle della Drina-
Srebrenica" è già stata informata in merito dalle autorità competenti.
ad punto 4
Cinque anni dopo la firma dell'Accordo di Dayton i partiti nazionalisti sono sempre al potere. I
loro ampi successi, anche in occasione delle ultime elezioni generali dell'11 novembre 2000,
evidenziano che tra i vari gruppi etnici di popolazione regna ancora molta diffidenza e che la
riconciliazione è un processo difficile e laborioso. In considerazione di quanto precede le
condizioni quadro, necessarie per attuare un processo di riconciliazione e di
democratizzazione nonché una ripresa economica del Paese, possono venir create soltanto
gradualmente.
Il Consiglio federale condivide il parere formulato nell'interrogazione ordinaria secondo cui un
ritorno delle persone interessate nella Republika Srpska e in particolare nella regione di
Srebrenica sia difficilmente esigibile. Per tale motivo l'esecuzione del rinvio di richiedenti
l'asilo di etnia non serba, la cui domanda è stata respinta, non avviene verso la Republika
Srpska. Tuttavia il Consiglio federale, fondandosi sulla prassi costante delle autorità preposte
all'asilo in merito alle alternative di fuga interne, ritiene esigibile che tali persone scelgano un
domicilio alternativo nel Paese d'origine che non corrisponde al luogo di domicilio originario.
Il Consiglio federale rinvia a tal proposito alle risposte riguardanti la mozione Bühlmann
98.3200, l'interpellanza Bäumlin 98.3079, il postulato Vermot (98.3163 Rinvio globale di
profughi di guerra bosniaci) nonché all'interrogazione ordinaria urgente Suter (98.1149
Blocco dei rinvii verso la Bosnia Erzegovina, segnatamente nella Republika Srpska).
ad punti 5 e 6:
Data la differenziata prassi sopraesposta in materia di asilo e di respingimento, il Consiglio
federale è del parere che per ogni richiedente l'asilo proveniente dalla Bosnia e
dall'Erzegovina, il quale deve lasciare la Svizzera, le condizioni per un ritorno in sicurezza e
con dignità esistono. E' fuori dubbio che miglioramenti futuri nell'ambito dello sviluppo della
società civile, segnatamente progressi che interessano le strutture democratiche, possano
andare a beneficio anche dei rientranti e contribuiscano a migliorare la possibilità di
reintegrazione.
Conseguentemente il Consiglio federale attribuisce notevole importanza alle misure
volte a perseguire in sede giudiziaria i crimini di guerra perpetrati durante il conflitto
nella Bosnia Erzegovina. Da un lato esso considera tali sforzi quale contributo al
rispetto dei diritti umani e al promovimento della democrazia; d'altro canto esso
ritiene essenziali siffatti sforzi affinché il passato recente possa venir elaborato
collettivamente. A tali sforzi va dunque attribuita un'importante funzione preventiva
contro i conflitti e dunque di promovimento della pace.
Nel corso del 2000 il Consiglio federale ha approvato cospicui contributi a sostegno delle
misure del Tribunale internazionale dell'Aia per il perseguimento dei crimini di guerra nell'ex-
Jugoslavia nonché di altri organi che contribuiscono a esumare e identificare le vittime di
crimini di guerra, a mettere al sicuro gli indizi e a tradurre in giustizia i criminali di guerra.
Alcune di siffatte misure erano proprio destinate alle vittime di Srebrenica, come per esempio
le prestazioni svizzere a sostegno del CICR oppure dell'International Commission on Missing
Persons (ICMP); altre ancora erano destinate a tutto il territorio della Bosnia Erzegovina. Gli
sforzi intrapresi dall'Office of the High Representative (OHR) per la Bosnia Erzegovina
ricadono segnatamente sotto l'ultima categoria precedentemente menzionata.
Conformemente al proprio mandato, l'OHR si occupa in modo specifico del ritorno e della
reintegrazione dei rifugiati; d'altro canto l'OHR compie notevoli sforzi affinché in Bosnia
Erzegovina vengano incoraggiate in senso più ampio protezione dei diritti dell'uomo e
strutture democratiche. La Svizzera ha sostenuto il lavoro dell'OHR nel corso del 2000
mediante un contributo sostanziale.
Il Consiglio federale intende proseguire le sue molteplici attività a livello bilaterale e
multilaterale per promuovere i diritti dell'uomo nonché la democrazia e per garantire
anche in futuro una pace duratura in Bosnia Erzegovina. Il Consiglio federale
esaminerà come sinora con spirito di comprensione domande intese a ottenere aiuti
per portare avanti siffatti sforzi.
Risposta del Consiglio federale.