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00.3433 · Interpellanza · 2000-09-19

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

Domanda 1:

Dopo un lungo periodo di tendenza al ribasso dei prezzi dell'energia fossile, durato dal 1990 al 1998 con delle punte molto basse registrate ancora all'inizio del 1999, il prezzo del petrolio è più che triplicato. L'entità dell'aumento dei prezzi va però relativizzata per diversi motivi:

- oggigiorno il costo reale dell'olio greggio rimane ancora a dei livelli molto più bassi rispetto agli anni Settanta e Ottanta;

- per la valutazione delle conseguenze economiche, fa testo l'aumento del prezzo reale, il quale è risultato più contenuto di quello nominale;

- la dipendenza dal petrolio dell'economia svizzera è diminuita rispetto agli anni Settanta (tranne che per i trasporti);

- migliorando l'efficienza energetica, gli impianti industriali e gli altri edifici abbisognano di meno energia fossile;

- dagli anni Settanta il reddito medio pro capite è notevolmente aumentato;

- in Svizzera e all'estero siamo confrontati con i medesimi rialzi del prezzo del petrolio;

- i costi esterni derivati dall'impiego del petrolio (inquinamento dell'aria e dell'acqua, costi per malattie imputabili all'inquinamento, danni agli edifici, all'agricoltura e alla selvicoltura ecc.) non vengono coperti dai prezzi.

Il Consiglio federale è dell'opinione che gli elevati prezzi del petrolio abbiano solo conseguenze minime sulla funzionalità dell'economia. Al contrario, un alto prezzo del petrolio può avere anche effetti positivi perché i provvedimenti e gli investimenti a favore dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili diventano più interessanti.

Domanda 2 e domanda 5:

Il rialzo del prezzo del petrolio porta tendenzialmente, con un rincaro dei fattori di produzione, a un rallentamento della crescita nei Paesi non produttori. Questo effetto è tuttavia meno marcato rispetto agli anni Settanta, grazie anche alla diminuzione della dipendenza dal petrolio da parte dell'odierna economia. Secondo i calcoli effettuati dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e dall'UE, l'aumento del prezzo del petrolio farà scendere nei Paesi dell'UE e negli Stati Uniti, a seconda della durata dei prezzi elevati, la crescita del prodotto interno lordo nel 2001 dallo 0,1% allo 0,5%. Per la Svizzera, considerando che il consumo energetico nazionale per unità del prodotto interno lordo è il meno elevato rispetto a tutti i paesi dell'OCSE, valgono piuttosto valori ancora più bassi. In base a questo modesto influsso sulla crescita economica, gli elevati prezzi del petrolio ben difficilmente avrebbero serie conseguenze sulla situazione occupazionale.

Domanda 3:

Il prezzo dell'energia ha soprattutto un influsso sull'economia energetica stessa e sui settori ad alto consumo energetico. Stando alle informazioni del Gruppo d'interessi delle industrie intensive in consumazione d'energia (IGEB), l'intensità energetica (costi dell'energia in relazione al valore aggiunto di produzione) dei membri dell'associazione si situa tra il 10 e il 30%. Tra le industrie ad alto consumo energetico si trovano le imprese chimiche, metallurgiche nonché quelle attive nel settore della carta, del cemento e dei trasporti. In singole aziende, gli aumenti del prezzo possono portare a dei sostanziali rialzi dei costi energetici e di conseguenza a degli adeguamenti di prezzo. Siccome la situazione appare identica per tutte le imprese nazionali ed estere, sarà difficile che tutto questo comporti degli svantaggi nell'ambito della concorrenzialità.

Domanda 4:

Le spese d'acqua calda e i costi di riscaldamento rappresentano, in proporzione, una piccola parte dei costi abitativi totali. Inoltre, nell'ambito degli alloggi in affitto, gli effetti degli aumenti di prezzo del petrolio si manifestano con un certo periodo di ritardo. Perciò, le ripercussioni dei momentanei rialzi di prezzo si noteranno al più presto a partire dalla metà dell'anno prossimo. In generale, i maggiori costi accessori, aumentati a causa del rialzo del prezzo dell'olio da riscaldamento, sono sopportabili; questo anche perché il valore dei salari reali ha avuto un'impennata di ca. il 10% rispetto alla prima metà degli anni Ottanta e inoltre per molti dipendenti vi è da attendersi per il 2001, in base alle trattative salariali, un ulteriore rialzo dei salari reali. Con dei semplici accorgimenti, come il controllo e il miglioramento del sistema di riscaldamento oppure con l'aerazione controllata e un riscaldamento coscienzioso, il consumo energetico può inoltre essere ridotto già entro brevi termini. Gli inquilini, con una fatturazione dei costi per il riscaldamento dipendente dai consumi, possono approfittare direttamente del risparmio energetico mirato.

I calcoli mostrano come, a causa dell'aumento del prezzo del diesel, i costi totali di un camion crescono in media del 3-4%. La raccomandazione dell'Associazione svizzera dei trasportatori stradali (ASTAG), che prevede un aumento del 2-4% delle tariffe di trasporto, conferma l'entità dell'onere supplementare. Questi aumenti relativamente modesti dei prezzi possono essere messi a carico dei clienti.

Per l'edilizia, settore a meno consumo energetico rispetto ai trasporti, il rialzo dei prezzi risulterà meno oneroso. Il periodo di congiuntura favorevole per il settore edilizio dovrebbe rincarare i costi di costruzione in maniera più sostanziale dell'aumento dei prezzi energetici.

A breve termine, l'effetto sull'indice nazionale dei prezzi al consumo è molto rilevante. Nel mese di settembre del 2000 il carovita ammontava al 2,3 % su base annua. Se però si tralascia l'indice dell'energia, risulterebbe un carovita dello 0,3 %.

A medio-lungo termine, i rialzi dei prezzi petroliferi difficilmente sono in grado di produrre tendenze inflazionistiche. A lungo termine, l'inflazione si manifesta come un fenomeno monetario, dipendente dalla liquidità, dalla velocità della circolazione monetaria e dallo sviluppo economico.

Domanda 6:

Il forte ed inaspettato aumento del prezzo dei prodotti petroliferi registrato negli ultimi mesi va attribuito ai seguenti fattori:

- limite d'estrazione da parte dell'OPEP nell'inverno 1999/2000;

- notevole aumento della domanda a seguito della crescita economica mondiale e della diminuzione degli sforzi a favore di un impiego razionale dell'energia nei Paesi industrializzati;

- aumento del dollaro nei confronti del franco svizzero;

- difficoltà concernenti le capacità di trasporto e le raffinerie;

- riserve ridotte nei Paesi dell'OCSE (negli Stati Uniti sono scese al livello più basso fatto registrare dal 1976);

- sui prezzi bassi sono state fatte delle speculazioni da parte dei consumatori e di conseguenza si è sentito l'obbligo di comperare l'olio da riscaldamento prima dell'arrivo dell'inverno.

Questi fattori lasciano presagire una tendenza al mantenimento dei prezzi elevati fino all'inizio del 2001. In particolare, qualora si dovesse registrare un inverno rigido nell'emisfero nord, questa situazione potrebbe protrarsi un po' più a lungo. In seguito, ci sono molti segnali per una riduzione dei prezzi; i Paesi più importanti dell'OPEP non sono interessati a mantenere dei prezzi così elevati e di conseguenza sono disposti ad aumentare ulteriormente la produzione in caso di bisogno. Inoltre l'apertura di nuovi campi d'estrazione del petrolio verrà accelerata dai prezzi elevati e alla borsa delle materie prime il petrolio verrà venduto per la consegna nel prossimo anno già a prezzi inferiori rispetto all'acquisto a breve termine.

Diversi studi situano il prezzo reale del greggio nei prossimi 5-10 anni tra i 17 e i 28 dollari al barile (base 1998, secondo l'US Energy Information Administration).

Siccome il prezzo della consegna del gas naturale è legato contrattualmente, con un ritardo di sei mesi, a quello del petrolio, l'inverno prossimo il gas naturale costerà di più dell'estate scorsa.

Nei prossimi anni i prezzi dell'elettricità scenderanno in seguito alla liberalizzazione del mercato. Questo dipende soprattutto dal surplus produttivo a livello europeo. A seconda della quantità utilizzata, queste capacità produttive potrebbero, presto o tardi, essere ridotte e pertanto fra 4-10 anni i prezzi dell'elettricità ritorneranno a salire.

Domanda 7 e 8:

Gli aumenti di prezzo degli ultimi mesi sono stati sostanziali, ma in nessun modo drammatici. Oggi l'energia ha un prezzo reale nettamente inferiore a quello del periodo precedente la prima crisi petrolifera: nel 1999 la benzina costava, tolta l'inflazione, il 31% in meno rispetto al 1973. I ribassi e gli aumenti del prezzo della benzina, considerato il prodotto interno lordo, negli ultimi 30 anni si sono più o meno bilanciati. Le modeste conseguenze economiche, la diminuita dipendenza della Svizzera dalle importazioni petrolifere rispetto al periodo precedente la prima crisi del 1973 e la prevista riduzione dei prezzi dell'energia già a partire dal prossimo anno, non rendono necessario un intervento statale. Motivi economici, energetici, politico-finanziari e giuridici non rendono quindi necessario un intervento da parte del Consiglio federale.

Una riduzione dell'imposta sugli oli minerali da parte del Consiglio federale non si impone per i seguenti motivi:

- i prezzi dei carburanti sono ancora relativamente bassi se confrontati su un asse temporale a lungo termine;

- grazie alla congiuntura positiva gli aumenti sono sopportabili;

- dal 1973 è diminuita la dipendenza dal petrolio, non vi sono quindi da attendersi pesanti conseguenze negative sul rincaro e sulla crescita economica;

- dal punto di vista della politica ambientale ed energetica, una riduzione dell'imposta sugli oli minerali rappresenta un segnale negativo. In questo modo, verrebbero annullati gli sforzi di risparmio energetico e verrebbero ridotte le possibilità di mercato delle energie rinnovabili indigene;

- una riduzione di 10 centesimi al litro dell'imposta sugli oli minerali per la benzina e il diesel comporterebbe una perdita di proventi pari a 650 milioni di franchi all'anno e perciò anche un ritardo nella costruzione delle strade nazionali;

- provvedimenti fiscali a correzioni dei prezzi di mercato innescano degli incentivi errati in materia di politica fiscale, ricompensando i rialzi dei prezzi. Inoltre, l'OPEP potrebbe intravedere la possibilità di continuare ad aumentare i prezzi senza ritegno;

- una modifica delle aliquote fiscali per gli oli minerali richiederebbe un adeguamento legislativo.

- una riduzione fiscale non esclude in futuro un eventuale aumento dei prezzi.

Il Consiglio federale segue tuttavia attentamente l'evoluzione dei prezzi e in caso di bisogno non esiterà a rivalutare nuovamente la situazione.

Domanda 9:

Gli incrementi di prezzo degli ultimi mesi sono da ritenere sostenibili per l'economia e sopportabili (seppur dolorosi) anche da parte dei consumatori. Tutto questo viene confermato dal confronto di prezzi con alcuni Paesi dell'UE; la quota del carico fiscale totale della Svizzera per il prezzo finale al consumatore si situa, se confrontata con gli altri Paesi dell'UE, nella zona bassa. Il prezzo di vendita finale va dunque considerato comparativamente conveniente. Per l'olio da riscaldamento, la Svizzera possiede il prezzo di vendita finale e il carico fiscale più basso. Solo per il prezzo del diesel, la Svizzera si situa nella zona alta dell'ambito europeo.

A parte la Francia e l'Italia, i Paesi europei non riducono le tasse sull'energia, ma adottano delle misure di sostegno soprattutto a favore dei consumatori particolarmente toccati. Anche dopo la riduzione delle imposte, in Francia la benzina e l'olio da riscaldamento rimangono più cari che in Svizzera.

I prodotti petroliferi vengono negoziati in dollari. Siccome l'euro ha perso più valore del franco svizzero nei confronti del dollaro, per la Svizzera l'importazione di petrolio risulta relativamente più a buon mercato che nella zona in cui vige l'euro. Al contrario, la stabilità del franco svizzero in rapporto all'euro danneggia leggermente la capacità concorrenziale dell'industria d'esportazione svizzera nei confronti dell'Europa.

Il Consiglio federale è però del parere che la riduzione dei prezzi dell'energia all'estero non peggiora la capacità concorrenziale dell'economia svizzera.

Risposta del Consiglio federale.