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01.1018 · Interrogazione ordinaria · 2001-03-23

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

Alla domanda n. 1

Il 6 aprile 2001 il Consiglio federale, per voce del Presidente della Confederazione, ha

inviato una missiva concernente la tematica qui illustrata al Presidente degli Stati Uniti

d'America, G. W. Bush. Il 9 aprile 2001 la missiva è stata consegnata personalmente

dal Consigliere federale J. Deiss a C. Powell, Segretario di Stato degli Stati Uniti

d'America.

Nella missiva, il Consigliere federale Moritz Leuenberger si dice preoccupato dalla

svolta annunciata dagli Stati Uniti in materia di politica climatica. Infatti, gli Stati Uniti

hanno l'intenzione di negare ogni sostegno al Protocollo di Kyoto sulla riduzione dei gas

a effetto serra Tuttavia, il Presidente della Confederazione sottolinea che il terzo

rapporto del Gruppo intergovernativo sull'evoluzione climatica ha mostrato con molta

chiarezza, che il riscaldamento climatico mondiale espone il pianeta e la sua

popolazione a un rischio notevole. La Svizzera è convinta che gli sforzi consentiti dalla

comunità internazionale nel quadro del Protocollo di Kyoto costituiscano l'unica

soluzione possibile per affrontare, a livello planetario, la minaccia del riscaldamento

climatico. Questa posizione è importante nella misura in cui costituisce un primo passo

in vista di una risposta efficace alla minaccia rappresentata da tale fenomeno.

Nella sua missiva, il Presidente della Confederazione ha inoltre fatto notare che la

Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nella quale è incluso

anche il Protocollo di Kyoto, tiene debitamente conto dell'ampia gamma d'interessi della

comunità internazionale, fra cui anche quelli economici, così come tiene conto anche

del potenziale offerto dal progresso tecnologico in materia di riduzione di emissioni di

CO2 . Il messaggio sottolinea inoltre che la Svizzera ha fatto suoi gli obiettivi previsti da

detto Protocollo ed esorta il Presidente Bush a rivedere la sua posizione, affinché gli

Stati Uniti continuino a collaborare nel processo innescato dal Protocollo di Kyoto.

Alla domanda 2

Alla delegazione del nostro Paese il Consiglio federale aveva dato istruzioni e un

mandato preciso per la prima parte della sesta Conferenza delle parti, svoltasi all'Aia

nel novembre scorso. La Svizzera continuerà a pronunciarsi per un'attuazione credibile

e integrale del Protocollo di Kyoto.

Attualmente, la delegazione svizzera è impegnata, con i suoi partner, a dialogare con le

altri Parti aderenti alla Convenzione sul clima, al fine di trovare punti comuni per un

accordo politico che contribuisca a un successo in occasione del prossimo incontro a

Bonn. Parte della delegazione svizzera si è quindi recata recentemente a Stoccolma,

dove ha incontrato la Presidenza della Comunità europea per discutere di tale

appuntamento. Il 21 aprile 2001, la nostra delegazione è stata invitata a Nuova York per

un incontro informale di alto livello, al quale hanno partecipato altri quaranta Paesi, che

rappresentavano i diversi blocchi cristallizzatisi nel corso dei negoziati. Tutti i Paesi, con

l'eccezione degli Stati Uniti d'America, hanno reiterato il loro sostegno al Protocollo di

Kyoto. Tali Paesi, compreso il nostro, hanno vivamente insistito affinché gli Stati Uniti

d'America continuino a negoziare e ratifichino il Protocollo.

Oltre che ai numerosi contatti bilaterali e scambi di opinioni con altri partner, sia di altri

Paesi industrializzati che di Paesi in via di sviluppo, la Svizzera si mantiene in contatto

permanente con il Presidente olandese della sesta Conferenza delle Parti, a cui ha

sottoposto il proprio punto di vista sui contenuti del "pacchetto" politico da adottare a

Bonn il prossimo luglio.

Alla domanda n. 3

Il Consiglio federale ritiene che vi sia una probabilità molto alta affinché, in seguito alla

sesta Conferenza delle Parti, si adottino delle regole per l'attuazione del Protocollo di

Kyoto. Infatti, anche se gli Stati Uniti decidessero di persistere nel rifiutare ogni seguito

ai negoziati del Protocollo, gli altri Paesi continueranno a lavorare per cogliere tale

obiettivo.

La questione se adottare, insieme ad altri Paesi, delle misure di ritorsione economica

contro gli Stati Uniti non si pone in questo contesto. Dal punto di vista politico, va tenuto

conto che gli Stati Uniti d'America svolgono un ruolo importante nei forum in cui tali

sanzioni verrebbero adottate. Per questa ragioni, l'adozione di eventuali sanzioni

internazionali contro gli Stati Uniti d'America, che la Svizzera potrebbe fare sue, non

sembra una proposta improntata al realismo. Inoltre, va tenuto conto, dal profilo legale,

che, in base a diversi accordi commerciali bilaterali e multilaterali con gli Stati Uniti, il

margine di manovra di cui dispone la Svizzera per adottare da sola delle sanzioni è

considerevolmente limitato. Vi sono accordi che prevedono la segnalazione per ragioni

specifiche di prodotti provenienti da un Paese; ma in casi come questo ragioni politiche

impediscono che tali accordi prevedano delle misure di ritorsione contro il Paese

interessato. Tali misure non sono, infine, raccomandabili nemmeno dal profilo

economico.

In merito alle iniziative adottate dalle organizzazioni non governative per fare pressione

sugli Stati Uniti, il Consiglio federale ritiene che queste avvengano sotto la sola

responsabilità di tali organizzazioni.

Risposta del Consiglio federale.