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04.1153 · Interrogazione · 2004-12-02

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Recentemente in un procedimento penale aperto presso il Ministero pubblico della Confederazione a carico di cittadini residenti in Ticino e di lingua madre italiana, è stato deciso di non accettare la presenza dei precedenti avvocati penalisti ticinesi e di nominare quali difensori d'ufficio una serie di avvocati bernesi. Il provvedimento ha stupito e preoccupato gli ambienti giudiziari e legali ticinesi, anche perché taluni degli avvocati non accettati dal Ministero pubblico sono persone che godono di ampia stima. Addirittura l'opinione pubblica ha ravvisato gli estremi di un atteggiamento xenofobo da parte di coloro che hanno adottato tale provvedimento.

Il ricorso contro le decisioni del Ministero pubblico non è stato apparentemente esaminato dal Tribunale penale federale, che non ha voluto entrare nel merito. Il Tribunale federale ha comunque precisato in un'altra sentenza che l'articolo 37 capoverso 3 OG stabilisce le norme applicabili relativamente alla lingua di redazione delle sentenze del Tribunale federale, mentre - indirettamente - rileva che la procedura federale è silente relativamente alla lingua da utilizzare nell'ambito di un procedimento d'inchiesta preliminare, precisando tuttavia che spetta in concreto al Ministero pubblico della Confederazione considerare adeguatamente nel procedimento penale i legami linguistici con il luogo del sequestro, nonché la lingua nazionale conosciuta ed utilizzata dagli interessati, e che non può semplicemente sceglierne una a sua discrezione o secondo le sue esigenze organizzative interne.

Ora, il sottoscritto ed i deputati ticinesi alle Camere federali chiedono quanto segue al Consiglio federale:

1. Per quale motivo i legali ticinesi non sono stati sostituiti da difensori d'ufficio di lingua madre italiana?

2. Intende il Consiglio federale spiegare al Ministero pubblico federale che in questo Paese non tutti sono germanofoni e che è un diritto fondamentale di ciascun indagato poter disporre di un difensore che parli la sua lingua?

3. Intende il Consiglio federale imporre al Ministero pubblico di modificare questa prassi perversa che ha il sentore della xenofobia?

Stellungnahme des Bundesrates

Dopo aver interpellato il Dipartimento federale di giustizia e polizia e il Ministero pubblico della Confederazione, competente nel merito, il Consiglio federale può fornire le spiegazioni seguenti:

I procuratori e i gruppi incaricati del procedimento penale aperto presso il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) a carico di cittadini italofoni ed altri sono di lingua tedesca e lavorano alla sede centrale a Berna. Infatti, nella fase iniziale dell'inchiesta prevaleva l'elemento germanofono. Gli indagati erano incarcerati - ed alcuni lo sono tuttora - nella capitale federale. Dato che i procuratori e i gruppi menzionati avevano preparato a lungo gli interventi che hanno portato all'arresto degli imputati di lingue diverse, il MPC ha ritenuto opportuno che i gruppi germanofoni proseguissero nell'inchiesta per garantire al meglio la celerità delle operazioni nel rispetto del principio dell'economia della procedura.

Tre avvocati ticinesi che avrebbero voluto patrocinare vari imputati comportavano conflitti d'interesse latenti, perciò, secondo dottrina e prassi prevalenti, essi non potevano essere incaricati quali difensori d'ufficio per la procedura di convalida dell'arresto e il periodo seguente dell'inchiesta. Prima dell'attribuzione degli avvocati d'ufficio bernesi agli imputati è stato accordato il diritto di essere sentiti. Il MPC ha formalmente informato in questo senso gli avvocati di fiducia ticinesi e accordato loro la possibilità d'impugnare la decisione mediante ricorso alla Corte dei reclami del Tribunale penale federale (TPF). Uno degli interessati non ha presentato ricorso contro questa decisione, e un ricorso non è stato accolto dal TPF. Il ricorso del terzo difensore è ancora pendente (cfr. decisioni del TPF BK_B 195/04 del 10 novembre 2004; BK_B 209/04 del 6 dicembre 2004).

Su ricorso di un imputato francofono nella stessa pratica il TPF si è recentemente espresso sulla lingua da usare nel procedimento e ha accertato che la decisione del MPC non è arbitraria, confermandola (decisione del TPF del 16 dicembre 2004, BK_B 153/04).

Il MPC ha scelto gli avvocati bernesi sulla base delle informazioni fornite dal segretario generale dell'Associazione svizzera degli avvocati, specialmente in merito alle conoscenze della lingua italiana degli avvocati membri. Uno di loro è ticinese e di lingua madre italiana, gli altri padroneggiano sufficientemente l'italiano per garantire una difesa appropriata dei loro patrocinati. Nel caso specifico, ciascun imputato dispone di un difensore che parla la sua lingua. Il MPC non era affatto alla ricerca di una soluzione di comodo, ma intendeva scegliere la via procedurale adatta alla complessità del procedimento in corso.

In virtù della legge federale sulla procedura penale (PP; RU 312.0), il MPC è sottoposto solo amministrativamente alla vigilanza del Consiglio federale (art. 14 cpv. 2 PP). Egli sottostà all'alta vigilanza della Corte dei reclami penali del TFP per gli atti e omissioni provenienti dalla direzione della polizia giudiziaria federale (art. 17 cpv. 1 e 105bis cpv. 2 PP). Il TPF si è già espresso nel merito (cfr. decisioni summenzionate). Il Consiglio federale non intende immischiarsi nella procedura pendente di cui sopra. Tuttavia, il MPC sostiene d'impegnarsi di volta in volta a scegliere adeguatamente e con criteri oggettivi la lingua, il luogo e gli avvocati d'ufficio, affinché le pratiche complesse e plurilingui si svolgano nel migliore dei modi. In tal modo si procede con celerità e in conformità alle rispettive leggi a vantaggio di tutte le parti coinvolte. Talvolta, tuttavia, è necessario prendere decisioni che non soddisfano tutte le parti in causa. Il MPC assicura di impegnarsi come in passato anche in futuro a tener conto accuratamente e con equità del plurilinguismo, che domina le indagini ed è iscritto nella Costituzione del nostro Paese.

Risposta del Consiglio federale.