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04.3107 · Interpellanza · 2004-03-17

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:

1.la decisione di fermare a Landquart il treno con a bordo i partecipanti alla manifestazione contro il WEF svoltasi a Coira e di controllare l'identità dei passeggeri mediante delle misure che ricordavano uno stato d'assedio, è stata direttamente o indirettamente presa dalle autorità federali e dall'Amministrazione federale? Di che genere erano in quel momento i contatti fra le autorità federali e l'Amministrazione federale da una parte e le forze di polizia impegnate a Landquart dall'altra?

2. Come erano suddivise le competenze fra le autorità federali, cantonali e comunali, per quanto riguarda il dispositivo di sicurezza per il WEF in generale e l'operazione di polizia di Landquart in particolare? Sussistevano degli accordi sul modo di procedere nei confronti dei manifestanti?

3. Il Consiglio federale come motiva il fatto che i passeggeri che viaggiavano sul treno sono stati circondati a Landquart? Qual era lo scopo dell'intervento? L'operazione era stata pianificata in precedenza? Il Consiglio federale era cosciente del fatto che con essa si mettevano in pericolo dei manifestanti pacifici e dei viaggiatori che non avevano nulla a che fare con la manifestazione?

4. Le autorità federali sono in possesso delle foto e dei dati circa l'identità dei manifestanti? A Landquart sono stati registrati dei dati biometrici o effettuati dei prelevamenti di profili del DNA? Dove sono custoditi oggi questi dati e come verranno utilizzati? In che misura le persone interessate hanno accesso a questi dati?

5. A quanto ammontano i costi di quest'operazione di polizia, sia per la Confederazione, sia per i Cantoni e i Comuni?

6. Date queste circostanze, il Consiglio federale ritiene che il diritto a manifestare sia tuttora garantito?

Begründung

Nel gennaio del 2004 si sono svolte varie manifestazioni in relazione con il Forum economico mondiale di Davos (WEF). In diverse occasioni, dei manifestanti anti-globalizzazione che vi hanno partecipato, hanno riferito di un modo di procedere esageratamente repressivo da parte della polizia. Il 17 gennaio, ad esempio, una manifestazione che ha fatto tappa successivamente in quattro città svizzere, è stata accolta ovunque da forze speciali della polizia in tenuta antisommossa, le quali hanno fatto uso senza preavviso di proiettili di gomma. In particolare a Burgdorf diverse persone sono rimaste ferite e i manifestanti sono stati fotografati mentre scendevano dal treno.

I fatti più gravi si sono però verificati soprattutto il 24 gennaio in seguito alla manifestazione pacifica e autorizzata svoltasi a Coira. Tutti i testimoni sono concordi nell'affermare che i manifestanti hanno potuto recarsi sul posto e marciare indisturbati attraverso la città e che durante tutta la manifestazione la polizia non è mai intervenuta. Durante il viaggio di ritorno dei manifestanti tuttavia la situazione si è aggravata. Il treno delle 15.22, utilizzato dai manifestanti per fare ritorno a Zurigo, è stato fermato dalla polizia alla stazione di Landquart. Tutti i passeggeri, compresi quelli che non avevano partecipato alla manifestazione, sono stati costretti a scendere, in parte mediante l'impiego di gas lacrimogeni all'interno dei vagoni o con l'uso di sfollagente. Tutti sono stati trattenuti sul piazzale antistante la stazione, circondati da sbarramenti e impossibilitati a fuggire, dopo essere stati trattati con getti d'acqua e gas lacrimogeni. Diverse persone sono state percosse e maltrattate. Secondo diverse testimonianze sono stati sparati dei proiettili di gomma senza preavviso e a distanza ravvicinata. In seguito i manifestanti sono stati prima costretti ad attendere per ore e poi hanno dovuto sopportare perquisizioni e controlli d'identità (apparentemente per alcune persone l'attesa al freddo e con i vestiti bagnati a causa dell'impiego degli idranti si è prolungata fino alle ore 23.30). Secondo le informazioni fornite dalla polizia erano 1 082 le persone coinvolte.

Quest'operazione di polizia condotta in grande stile appare assolutamente esagerata se paragonata ai reati che avrebbero potuto essere commessi. Inoltre essa non aveva alcuna relazione con le possibili cause di questi reati. La manifestazione di Coira si era svolta senza incidenti e non vi erano indizi che si sarebbero commessi atti di violenza durante o dopo il viaggio di ritorno. Secondo diverse testimonianze, l'allestimento del piazzale della stazione a Landquart e la chiusura al pubblico e l'allestimento del parcheggio sotterraneo della Coop, pianificati in anticipo, inducono a presumere che quest'operazione di polizia sia stata preparata e organizzata indipendentemente dall'esito della manifestazione di Coira, con l'obiettivo principale di intimorire e schedare i manifestanti nonché di ritardare il loro ritorno verso Berna o Zurigo, benché nessun atto di violenza giustificasse questo modo di procedere.

La dimensione e l'intensità di quest'operazione di polizia nei confronti di manifestanti pacifici sono state di un'esagerazione senza precedenti. L'impiego di armi cosiddette "non letali" è apparentemente stato considerato un fatto assolutamente banale, mentre la circostanza che ci siano stati dei feriti che hanno dovuto essere trasportati all'ospedale, oltretutto in occasione di una manifestazione come quella del 17 gennaio, svoltasi senza incidenti, è stata accolta con grande indifferenza dalle autorità e dai mass media. I manifestanti hanno avuto l'impressione che la repressione si indirizzasse indiscriminatamente contro tutti i partecipanti e non si limitasse in alcun modo solo a gruppi particolarmente estremisti. Lo stesso vale per la schedatura sistematica dei manifestanti. Secondo i testimoni, inoltre, dei gruppi neonazisti presenti nella stazione di Landquart non sono stati circondati al pari dei manifestanti, ma hanno potuto agire liberamente, benché insultassero i manifestanti stessi.

Le rimostranze presentate in relazione a quest'operazione di polizia si basavano sui seguenti fatti:

- la polizia è intervenuta senza fornire alcuna indicazione sull'atteggiamento da tenere, il che ha suscitato panico fra le persone coinvolte;

- alcuni manifestanti sono stati percossi dalla polizia con gli sfollagente;

- la polizia ha trattenuto i manifestanti per diverse ore;

- sono stati impiegati gas lacrimogeni all'interno dei vagoni chiusi del treno;

- alcuni manifestanti sono stati insultati e umiliati.

Com'è noto lo svolgimento del WEF ha richiesto la predisposizione e l'attuazione di consistenti misure di sicurezza il cui coordinamento spettava alla Confederazione. È pertanto lecito domandarsi in che misura le autorità federali siano responsabili della suddetta operazione di polizia. Quanto è accaduto induce a supporre che gli avvenimenti siano stati provocati onde giustificare il dispositivo di sicurezza allestito. Se questo fosse vero, le autorità federali si assumerebbero una grave responsabilità, poiché non può accadere che manifestanti pacifici vengano trattati in questo modo in seguito ad una manifestazione non violenta. Se questi avvenimenti dovessero rappresentare i primi passi di una nuova politica volta alla salvaguardia dell'ordine pubblico, sarebbe lecito chiedersi se il diritto a manifestare sancito dalla Costituzione sia tuttora garantito. Di conseguenza, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande che ci poniamo in proposito.

Stellungnahme des Bundesrates

1. e 2. In base alla Costituzione federale, la salvaguardia della sicurezza interna compete in primo luogo ai Cantoni. Rientra nel loro ambito di competenza stabilire in che modo adempiere i loro compiti di polizia in materia di sicurezza (sovranità cantonale in materia di polizia; cfr. anche il parere del Consiglio federale sulla mozione Eggly 03.3444: Sicurezza interna, coerenza e solidarietà in occasione di impieghi di polizia; nonché le risposte all'interpellanza del Gruppo radicale-democratico 03.3020: Provvedimenti contro la violenza dei facinorosi; e all'interpellanza Favre 03.3255: Insegnamenti da trarre dal G8). I Cantoni di conseguenza scelgono il dispositivo di sicurezza e la tattica adeguata da adottare dalle forze dell'ordine nonché i mezzi e il momento dell'intervento. Questo vale in particolare anche per l'intervento del 24 gennaio 2004 alla stazione di Landquart. Attualmente il Governo del Cantone dei Grigioni sta analizzando e valutando la suddetta operazione di polizia, condotta nei confronti dei manifestanti anti-globalizzazione. Le autorità federali non hanno quindi esercitato alcuna influenza diretta o indiretta sul dispositivo di sicurezza allestito in occasione della manifestazione relativa al WEF.

3. Come affermato sopra, la salvaguardia della sicurezza a Landquart compete alla polizia cantonale grigionese. La Confederazione non ha esercitato alcuna influenza sulla tattica d'intervento della polizia e sui controlli delle persone effettuati a Landquart, né prima né durante l'operazione. I controlli si sono svolti in base al diritto cantonale. Per quanto riguarda queste misure, il Consiglio federale non dispone di alcun diritto di sorveglianza o di controllo. Nel caso in cui gli agenti della polizia cantonale dovessero aver cagionato illecitamente o intenzionalmente dei danni a privati, il Cantone dei Grigioni ne dovrebbe rispondere in virtù della propria legge sulla responsabilità del 29 ottobre 1944.

4. I dati raccolti dalle autorità grigionesi vengono adoperati da quest'ultime per identificare gli autori di reati. Gli altri dati vengono distrutti in base alle disposizioni del corrispondente diritto in materia di protezione dei dati. A livello federale, i dati trasmessi dalle autorità grigionesi all'Ufficio federale di polizia in virtù della legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (LMSI), vengono ulteriormente trattati unicamente se nei singoli casi sussistono chiare relazioni con ambienti dell'estremismo violento. Questi dati vengono trattati nel sistema per il trattamento dei dati relativi alla protezione dello Stato (ISIS). Il trattamento non si differenzia da quello di altri dati relativi alla protezione dello Stato e si basa sugli articoli 15 segg. LMSI. Le autorità federali distruggono tutti gli altri dati. L'articolo 18 LMSI autorizza chiunque a chiedere all'Incaricato federale della protezione dei dati di verificare se nel sistema d'informazione dell'Ufficio federale di polizia vengono trattati, in conformità con la legge, dati che lo concernono (cosiddetto diritto di consultazione indiretto).

5. I costi complessivi in materia di sicurezza per il WEF sono ammontati a 8,8 milioni di franchi. Grazie a diversi sforzi e risparmi è stato possibile ridurre le spese del 15 per cento rispetto al preventivo. Agli 8,8 milioni di franchi, il distretto di Davos ha contribuito con 1 milione, mentre il Cantone dei Grigioni e il WEF hanno contribuito con 2 milioni di franchi ciascuno. In base all'ordinanza sulle prestazioni finanziarie ai Cantoni per la salvaguardia della sicurezza interna, la Confederazione ha fornito un contributo di 3 milioni di franchi alle spese per il dispositivo supplementare necessario per le persone protette in virtù del diritto internazionale. I rimanenti 800 000 franchi saranno pagati con i mezzi supplementari, corrispondenti a un importo massimo di 2 milioni di franchi, stanziato dal Parlamento per il WEF degli anni 2004-2006. Il contributo fornito dalla Confederazione dovrebbe dunque aggirarsi attorno ai 3,8 milioni di franchi. Questo equivale ad una riduzione di circa 1 milione rispetto all'anno precedente, in cui il contributo della Confederazione ammontava a 4,8 milioni di franchi.

6. Il diritto alla libertà di riunione e di espressione è garantito a livello costituzionale (art. 16 e 22 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999, Cost., RS 101) oltre ad essere anche oggetto di impegni di diritto internazionale della Svizzera (art. 10 segg. della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, RS 0.101 nonché art. 19 e 21 del Patto internazionale del 16 dicembre 1966 relativo ai diritti civili politici, RS 0.103.2). Non si tratta, tuttavia, di diritti assoluti; essi possono essere limitati se esiste una base legale appropriata, se sussiste un interesse pubblico per le restrizioni e se queste sono proporzionali allo scopo.

Il Consiglio federale riconosce che i critici del WEF hanno il diritto di appellarsi alla libertà di riunione e di espressione e che, in linea di massima, devono poter usufruire della possibilità di attirare l'attenzione sulle loro idee e richieste. Le autorità responsabili della sicurezza devono tenere conto di questi diritti fondamentali. È invece compito delle autorità giudiziarie verificare sotto l'aspetto giuridico le misure e le decisioni prese dalla polizia. Già poco dopo il Forum economico mondiale di quest'anno, il Consiglio federale ha comunque espresso la propria completa soddisfazione per lo svolgimento dell'evento, e si è detto compiaciuto che i temuti atti di violenza non si siano verificati, sottolineando inoltre che la manifestazione pacifica di Coira ha dimostrato come sia possibile manifestare con forza e in modo critico, ma anche pacificamente.

Risposta del Consiglio federale.