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04.3269 · Interpellanza · 2004-06-03

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Il 12 maggio, il Consiglio federale ha deciso di contribuire alla promozione della coesione sociale ed economica nell'UE mettendo a disposizione un miliardo di franchi sull'arco di cin-que anni. Questo importo sarà finanziato interamente attraverso una compensazione in seno al Dipartimento federale degli affari esteri e al Dipartimento federale dell'economia a scapito dei crediti destinati alla cooperazione allo sviluppo e a quella con l'Europa dell'Est.

Invitiamo il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. Perché il Consiglio federale ha deciso di addossare interamente il peso di questo contributo unicamente ai due Dipartimenti?

2. Quali settori, progetti e Paesi saranno interessati dalla prevista compensazione?

3. Quali saranno le ripercussioni della compensazione:

a. sulla cooperazione con i Paesi dell'Est?

b. sulla cooperazione con i Paesi del Sud?

c. sul promovimento della pace?

4. Quale Dipartimento dovrà assumere la gestione dei programmi di coesione?

5. È previsto che la Svizzera non versi il suo contributo direttamente al fondo di coesione ma mantenga la propria autonomia nel scegliere i progetti da finanziare.

a. Chi deciderà la destinazione del contributo?

b. In quale maniera il Consiglio federale intende assicurarsi che saranno sostenuti i pro-getti fondamentali concernenti la protezione dell'ambiente, la sicurezza sociale e il promovimento della pace?

c. Come pensa di assicurarsi che il denaro versato per la coesione non comporterà trasfe-rimenti indiretti di fondi dal DFAE al DFE?

6. A quanto valuta il beneficio che la Svizzera potrà ottenere dagli impulsi economici prodotti dall'allargamento dell'UE e dall'accordo sulla fiscalità del risparmio?

7. A quanto valuta la riduzione dei costi nel settore delle migrazioni in seguito all'adesione della Svizzera agli accordi di Schengen/Dublino?

Stellungnahme des Bundesrates

In occasione del vertice Svizzera-UE del 19 maggio 2004, la Svizzera ha offerto all'UE un impegno finanziario di 200 milioni di franchi svizzeri sull'arco di cinque anni quale contributo agli sforzi per ridurre le disparità sociali ed economiche in seno all'Unione allargata. Questo impegno rappresenta un elemento innovativo nelle relazioni bilaterali Svizzera-UE e merita quindi di essere evidenziato in modo particolare.

Domanda 1:

In un'ottica svizzera, il contributo alla coesione deve essere visto sotto tre aspetti:

- In primo luogo, esso rappresenta una risposta al recente allargamento e alle nuove esi-genze che ne derivano al fine di garantire a tutti i membri condizioni favorevoli per accedere al mercato interno europeo. Il contributo non è motivato unicamente da un sentimento di solidarietà nei confronti degli Stati dell'ex blocco orientale fortemente penalizzati da una storia difficile nel corso del ventesimo secolo, ma piuttosto dalla necessità di salvaguardare i nostri interessi, correttamente intesi, rafforzando la capaci-tà di questi Paesi di integrarsi nel mercato interno europeo.

- In seconda battuta, con questo impegno la Svizzera manda un segnale ai suoi partner europei mostrandosi consapevole delle implicazioni del recente allargamento e, quin-di, disposta ad assumersi la propria parte di responsabilità in questo processo.

- In terzo luogo, il contributo svizzero alla coesione si inserisce nella nostra strategia consistente nell'investire nel modo più efficace possibile i mezzi finanziari destinati al-la politica estera. L'UE è di gran lunga il partner politico ed economico più importante della Svizzera e i nuovi Stati membri hanno un peso non indifferente in seno alla co-munità allargata. Il Consiglio federale considera questo contributo alla coesione uno strumento che permette alla Svizzera di consolidare le proprie relazioni con i suoi vi-cini e di promuovere in modo costruttivo gli interessi svizzeri in seno all'UE e in parti-colare nei nuovi Stati membri.

Tutte queste ragioni hanno convinto il Consiglio federale a indirizzare all'UE una "offerta so-stanziale" che è stata d'altro canto molto ben accolta da quest'ultima. Anche altri Paesi europei non appartenenti all'UE, come i nostri partner dell'AELS (Norvegia, Islanda e Lichtenstein), forniscono, per le stesse ragioni un contributo alla coesione dell'UE allargata.

La decisione del Consiglio federale di sostenere la coesione economica e sociale in seno al-l'UE allargata si basa su considerazioni di politica economica, di sicurezza e di sviluppo, non-ché di politica europea. Questi settori dipendono essenzialmente dal DFAE e dal DFE, che esercitano la loro missione nell'interesse di tutta la società svizzera.

Su questa base il Consiglio federale ha deciso, il 12 maggio 2004, di compensare i fondi ne-cessari per finanziare il contributo alla coesione nei budget del DFAE e del DFE. Il Consiglio federale è tuttavia disposto a esaminare altre fonti di finanziamento. Nel rapporto del 24 set-tembre 2004 sul piano finanziario 2006-08, il Consiglio federale afferma che eventuali introiti legati all'accordo sulla fiscalità del risparmio potrebbero, se del caso, essere considerati in materia di compensazione del contributo alla coesione.

Domande 2 e 3:

Il nostro compito consiste ora nel dare forma concreta al contributo di coesione. Occorre da un lato chiarire le questioni interne del finanziamento e della forma giuridica dell'accordo. Per quanto concerne il finanziamento, il Consiglio federale ha stabilito, nella sua decisione del 12 maggio 2004, che esso deve aver luogo senza incidere sul budget mediante compensazioni al DFAE e al DFE. Concretamente, queste compensazioni saranno effettuate successivamente quando saranno noti i piani dei versamenti e le entrate connesse ai Bilaterali II. Un prolunga-mento del credito quadro di 400 milioni di franchi per due anni (2005 e 2006) a favore dei Paesi all'Est è attualmente sui banchi del Parlamento. I primi versamenti, previsti nel 2006, potrebbero essere prelevati da questo credito. Nel corso del 2006, un nuovo credito globale per la cooperazione con i Paesi dell'Est e per il contributo alla coesione sarà sottoposto al Par-lamento. Il Consiglio federale mantiene il proprio obiettivo di aumentare la quota destinata all'aiuto pubblico allo sviluppo portandola allo 0,4 per cento del PIL.

D'altro canto, nell'ambito di un dialogo con l'UE e con i Paesi beneficiari, occorre stabilire le priorità, le modalità e la ripartizione geografica del contributo svizzero alla coesione e confe-rirgli la forma giuridica adeguata. I due dipartimenti interessati (DFAE e DFE) stanno elabo-rando le basi decisionali necessarie all'accordo con l'UE. I colloqui con l'UE sono iniziati nel novembre 2004.

Domanda 4:

Come per le altre questioni di politica europea, anche in questo caso i dipartimenti responsabi-li sono il DFAE e il DFE: questi elaborano insieme le linee direttrici dei contributi svizzeri.

Domanda 5:

a) In generale si può affermare che la Svizzera sceglierà liberamente i progetti da soste-nere finanziariamente. Eventuali cooperazioni con altri Stati o istituzioni verranno pre-se in considerazione se ritenute realizzabili e ragionevoli.

b) Questo sostegno persegue la coesione economica e sociale. I suoi elementi portanti non sono ancora definiti: essi dipendono dalle necessità dei Paesi beneficiari, dalla lo-ro capacità di mettere in atto efficacemente le misure (capacità di assorbimento) non-ché dalle priorità e dall'esperienza della Svizzera in materia di collaborazione con que-sti Paesi.

c) Non è stata ancora presa alcuna decisione in merito alla forma concreta che queste compensazioni dovranno assumere.

Domanda 6:

Il Consiglio federale valuta allo 0,2-0,3 per cento del PIL il beneficio che la Svizzera potrà trarre a medio termine dall'allargamento dell'UE a Est, corrispondente a una crescita della ric-chezza dell'ordine di un miliardo di franchi. Le informazioni disponibili non permettono di valutare le entrate supplementari che la Confederazione può attendersi in virtù dell'accordo sulla fiscalità del risparmio.

Domanda 7:

Il vantaggio in materia di sicurezza interna che la cooperazione dovrebbe fornire in virtù del-l'accordo di Schengen non è quantificabile. Nel messaggio concernente i Bilaterali II, attual-mente in procedura di consultazione, il Consiglio federale sostiene che, nel settore della mi-grazione, sono ipotizzabili risparmi consistenti grazie all'Accordo di Dublino concernente le seconde domande d'asilo. Senza l'Accordo di Dublino questi costi sarebbero causati dall'au-mento prevedibile delle domande d'asilo. Sull'esempio della Danimarca, il sistema di Dublino ha permesso finora di identificare un 20 per cento delle domande d'asilo come seconda do-manda. Oltre il 90 per cento dei rinvii effettuati su questa base sono stati attuati con successo.

Risposta del Consiglio federale.