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05.3123 · Interpellanza · 2005-03-17

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Da quando i due grandi distributori Aldi e Lidl hanno annunciato la loro offensiva sul fronte delle vendite in Svizzera, nel nostro Paese si assiste a una vera e propria guerra dei prezzi nel commercio al dettaglio. Il dibattito pubblico su questo tema torna regolarmente sui costi eccessivi del lavoro nel commercio al dettaglio, benché questi costi, secondo uno studio del BAK, siano inferiori a quelli della Germania e dell'Austria e benché il commercio al dettaglio in Svizzera sia più produttivo rispetto alla media internazionale.

Nel solo periodo tra il 4° trimestre del 2003 e il 4° trimestre del 2004, le cifre d'affari del commercio al dettaglio sono aumentate dell'1,5 per cento e nel contempo il volume occupazionale è diminuito del 2,4 per cento. Questa percentuale rappresenta la soppressione di 6000 posti di lavoro a tempo pieno o di 8000 posti di lavoro se si considera il tasso d'occupazione medio.

Il commercio al dettaglio impiega in Svizzera circa 320 000 persone, di cui il 40 per cento a tempo parziale, che rappresentano circa il 9 per cento della popolazione attiva in Svizzera. Esso rientra fra i settori con un basso salario, considerato che il salario medio nell'economia privata supera di 1200 franchi il salario medio nel commercio al dettaglio.

Il basso livello dei salari riguarda in particolar modo le donne, che nel commercio al dettaglio guadagnano tuttora il 20 per cento in meno rispetto agli uomini. La maggior parte delle donne percepisce salari che consentono appena o non consentono in alcun modo di garantire la loro esistenza. Nel 2002, la metà delle donne guadagnava meno di 3864 franchi per un lavoro a tempo pieno, anche se negli ultimi anni i salari più bassi sono stati aumentati in primo luogo presso i grandi distributori Migros e COOP grazie alla campagna sindacale "Non più salari (netti) al di sotto di 3000 franchi".

Alla luce di quanto esposto, chiediamo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Condivide l'opinione secondo cui la guerra dei prezzi nel commercio al dettaglio rischia di accentuare la pressione sui salari e di accelerare la soppressione di migliaia di posti di lavoro nel settore?

2. È anch'esso del parere che la politica dei prezzi scontati nel settore alimentare avrà ripercussioni negative sulle condizioni di lavoro dei salariati, non soltanto dal punto di vista della retribuzione, ma anche attraverso la diffusione del lavoro su chiamata o attraverso la conversione forzata di molti posti di lavoro a tempo pieno in posti a tempo parziale che non garantiscono più ai salariati un reddito sicuro?

3. Come valuta, in particolare, il pericolo che l'ulteriore pressione esercitata sui prezzi dai distributori di merce a basso costo aumenti, anziché ridurlo, il divario esistente tra i salari versati alle donne e quelli versati agli uomini? Cosa intende fare concretamente per combattere l'evidente disparità salariale tra donne e uomini nel commercio al dettaglio?

4. Come intende procedere il Consiglio federale, nello spirito della Convenzione OIL n. 98 che impone alla Svizzera di promuovere i contratti collettivi di lavoro quale strumento di regolamentazione collettiva delle condizioni di lavoro, al fine di migliorare il disciplinamento delle condizioni di lavoro nel commercio al dettaglio e di contrastare la pressione esercitata dai distributori di merce a basso costo sui contratti collettivi di lavoro in vigore nel settore?

5. Come intende procedere il Consiglio federale per impedire che la guerra dei prezzi condotta dai grandi distributori nazionali ed esteri nuoccia alla qualità dei generi alimentari e annulli i successi ottenuti nella produzione e nella vendita di prodotti biologici di qualità superiore?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Il commercio al dettaglio è sottoposto da decenni a una forte concorrenza. I fornitori che cercano di acquisire quote di mercato praticando prezzi scontati sono sempre esistiti. Basti citare in proposito i mercati specializzati. Le informazioni oggi disponibili non consentono di stabilire in che modo l'arrivo di Aldi e di Lidl si ripercuoterà sul livello dei prezzi e sull'occupazione nel commercio al dettaglio.

2. I grandi distributori sono consapevoli delle loro responsabilità in materia di politica sociale. Essi vogliono avere dipendenti motivati e godere di una buona immagine. Non hanno pertanto interesse ad instaurare condizioni di lavoro precarie. Le ditte straniere che decidono di insediarsi in Svizzera devono rispettare le nostre leggi. In complesso non vi è quindi motivo di temere una precarizzazione delle condizioni di lavoro.

3. La legge sulla parità dei sessi (LPar) è un importante strumento per il promovimento di un'effettiva parità di trattamento tra donne e uomini nel mondo del lavoro, ma non prevede alcun mezzo d'intervento da parte dello Stato. Conformemente al suo mandato, l'Ufficio federale per l'uguaglianza tra donna e uomo si impegna per ottenere la parità di salari attraverso un'attività di informazione e di sensibilizzazione. Nell'elaborazione degli strumenti e della documentazione in materia, si adopera per far evolvere nella giusta direzione le mentalità e le pratiche dell'economia e delle parti sociali. Gli sforzi compiuti finora stanno dando risultati tangibili.

Il Consiglio federale ha annunciato una valutazione globale della legge sulla parità dei sessi nell'ambito del programma di legislatura 2003-2007. L'Ufficio federale di giustizia è attualmente incaricato di effettuare questa valutazione. Il Consiglio federale non ritiene necessario adottare nuove misure prima di conoscerne gli esiti.

4. L'articolo 4 della Convenzione n. 98 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) precisa che misure appropriate alle condizioni nazionali devono essere prese, se necessario, al fine di incoraggiare e promuovere il maggiore sviluppo e la maggiore utilizzazione possibili di procedure di negoziazione volontaria di contratti collettivi tra i datori di lavoro e le associazioni di datori di lavoro da una parte, e le associazioni di lavoratori dall'altra, al fine di disciplinare le condizioni d'impiego.

Questa disposizione della Convenzione, ratificata dalla Svizzera il 17 agosto 1999, fa riferimento a misure di promovimento della negoziazione collettiva da adottare in caso di necessità. Tali misure devono essere adeguate alle condizioni nazionali. La Convenzione rammenta inoltre il principio fondamentale della negoziazione volontaria. In Svizzera, la negoziazione collettiva si fonda sul principio della libertà contrattuale e spetta principalmente alle parti sociali. Il vantaggio di questo approccio risiede nel fatto che permette di trovare soluzioni che tengono conto delle diverse esigenze e possibilità dei vari settori e delle imprese. Le negoziazioni collettive tra i vari attori del settore sono efficaci e non appare quindi opportuno né necessario derogare, nel caso specifico, alle condizioni fissate dal diritto vigente.

5. Il successo registrato dalla vendita di prodotti biologici in Svizzera dimostra che molti consumatori sono disposti a pagare di più per una maggiore qualità e per condizioni di produzione ecologiche e rispettose degli animali. I produttori rispettosi dell'ambiente sono peraltro anche interessati a commercializzare i loro prodotti a prezzi convenienti. Il meccanismo del mercato in quest'ambito funziona bene. Il Consiglio federale non ritiene pertanto necessarie nuove misure.

Risposta del Consiglio federale.