05.3296 · Interpellanza · 2005-06-15
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Le imprese straniere che si stabiliscono in Svizzera saranno pure attirate dalla bellezza dei nostri paesaggi, ma quello che conta di più sono i vantaggi fiscali. Nel settore dell'in-dustria chimica in particolare, esse sviluppano nuove strategie - strutture giuridiche come il transfer pricing - da cui poter trarre beneficio. Ciò ci induce a porre diverse domande:
- La Svizzera appare come un paradiso fiscale. Il Consiglio federale non ritie-ne che i continui appelli lanciati dalla destra affinché si riduca la pressione fiscale sulle imprese non tengano conto della realtà delle cifre?
- Il Consiglio federale intende prendere misure per favorire l'armonizzazione fiscale con i Paesi europei limitrofi?
- Il Consiglio federale prevede di studiare attentamente gli insediamenti in Svizzera di imprese straniere, avvenuti in seguito a modifiche giuridiche e operazionali, di cui gli unici beneficiari sono gli azionisti?
Begründung
Nel 2003, 446 imprese si sono stabilite in Svizzera creando 2091 posti di lavoro. Secondo il SECO, nel 2004 le imprese erano 526 e i posti di lavoro 2289. Tra il 1999 e il 2003, il 55 per cento delle multinazionali che hanno cercato di stabilire una sede in Europa hanno scelto la Svizzera. Nei Paesi europei limitrofi, soprattutto in Francia, cresce il malcontento della classe politica e dei sindacati.
Colgate-Palmolive è diventato l'emblema di queste delocalizzazioni a fini fiscali. L'impresa ha raggruppato le sue sedi europee ed ha insediato la sua sede unica a Ginevra dopo aver negoziato un'aliquota di imposizione del 6,4 per cento per un periodo di dieci anni, allorquando l'imposta sulle società in Francia ammonta al 33,3 per cento (contro il 28 per cento della media dell'UE). Al contempo, Colgate-Palmolive ha modificato lo statuto dei suoi siti di produzione in modo da ridurre la loro imposizione del 30 a 50 per cento. Tali operazioni sono condotte in modo abbastanza discreto, non provocano grandi reazioni a livello sociale, ma producono comunque effetti evidenti sulla collettività.
Queste delocalizzazioni si inseriscono nella tendenza allo sviluppo di nuove strutture giuridico-finanziarie allo scopo di concentrare i benefici laddove la pressione fiscale sulle imprese è debole, ovvero in Svizzera (Irlanda e Lussemburgo). Ciò si traduce in una perdita importante di entrate fiscali per numerosi Stati europei, nella riduzione dei redditi provenienti dalle partecipazione per i dipendenti delle filiali interessate, nella soppressione di impieghi e nell'indebolimento delle istanze rappresentanti il personale poiché i siti locali di produzione perdono il controllo sul proprio futuro. Gli azionisti, per contro, ne traggono beneficio.
Stellungnahme des Bundesrates
Alla luce dell'obbligo di tutela del segreto fiscale, non è possibile prendere posizione sulle asserzioni dell'autore dell'interpellanza concernenti il gruppo americano menzionato dallo stesso autore. Nella presente risposta ci si limita pertanto a trattare, da un lato, il tema attuale delle ristrutturazioni internazionali e dei prezzi di trasferimento interni ai gruppi (i cosiddetti transfer pricing) connessi a tali ristrutturazioni e, dall'altro, le domande poste dall'autore dell'interpellanza inerenti la politica fiscale della piazza Svizzera.
1. Sono stati soprattutto i gruppi americani ad aver reagito alle sfide della globalizzazione attraverso ristrutturazioni e misure di razionalizzazione. Queste implicano la necessità di affidare la gestione delle filiali stabilite nei diversi Paesi a una sola organizzazione per continente. Il trasferimento delle funzioni chiave e dei rischi imprenditoriali a una cosiddetta "società principale" ne costituisce il presupposto. Il fatto che le società del gruppo che operano nel settore della produzione e/o della distribuzione vengano degradate economicamente o liquidate e che i prezzi di trasferimento interni al gruppo debbano tener conto del minor numero di funzioni e rischi della società, è inevitabile sotto il profilo economico. D'altro canto, bisogna osservare che in questi casi le direzioni dei gruppi versano spesso alle società degradate del gruppo ingenti indennità di buonuscita.
Sul piano della politica occupazionale le citate ristrutturazioni sono molto meno gravi delle delocalizzazioni di siti di produzione verso l'Asia, a cui nemmeno la Svizzera può sottrarsi. Le ristrutturazioni in questione sono effettuate in primo luogo da gruppi attivi a livello internazionale, che non trasferiscono i quadri aziendali dai Paesi interessati nella "società svizzera", ma reclutano quadri supplementari presso tale società o impiegano quelli della direzione del gruppo (cosiddetti expatriates).
2. Alle domande poste dall'autore dell'interpellanza sulla politica fiscale della piazza Svizzera si risponde nel seguente modo:
- Il fatto che le imposte sull'utile nel nostro Paese siano favorevoli, è un vantaggio per la nostra piazza. Inoltre, il nostro tradizionale metodo dell'esenzione in fatto di utili conseguiti funzionalmente all'estero, comporta ulteriori sgravi. Questo è anche il motivo per cui il messaggio del Consiglio federale concernente la legge federale sulla riforma II dell'imposizione delle imprese (del 22 giugno 2005) vuole attenuare la doppia imposizione economica di società e titolari di quote unicamente a livello di titolari di quote. La riforma prevede tuttavia anche sgravi mirati per le società, segnatamente la possibilità per i cantoni di conteggiare l'imposta sull'utile con l'imposta sul capitale.
- Il Consiglio federale non ha l'intenzione di armonizzare il sistema fiscale svizzero con quello dei Paesi europei limitrofi. Una simile armonizzazione dovrebbe innanzi tutto essere auspicata e realizzata dai singoli Paesi dell'UE. La politica fiscale della piazza Svizzera non è unica al mondo. Altri Paesi, come ad esempio Singapore, Irlanda e Lussemburgo conducono una politica equivalente. Non è inoltre da dimenticare il fatto che le citate ristrutturazioni non possono essere effettuate senza l'autorizzazione del Paese d'origine del gruppo; poiché, in fin dei conti, è anche il fisco del Paese in cui ha sede la società principale del gruppo a beneficiare degli utili supplementari conseguiti.
- La Svizzera ha già concluso diversi accordi bilaterali con altri Paesi, non da ultimo con l'obiettivo di evitare confronti futuri (doppie imposizioni). Accordi bilaterali di questo genere prevedono tuttavia che le società svizzere abbiano le strutture adeguate alla loro funzione chiave e, in particolare, dispongano dei quadri necessari. Le imprese fittizie non godono della protezione offerta dalle convenzioni di doppia imposizione.
Risposta del Consiglio federale.