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Spese per gli invii di denaro che i lavoratori stranieri effettuano verso la loro patria

05.3532 · Postulato · 2005-10-04

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di redigere un rapporto sull'importanza degli invii di denaro (rimesse) che i lavoratori stranieri (regolari e sans-papiers) in Svizzera effettuano a favore delle loro famiglie nei Paesi in via di sviluppo. Il rapporto deve in particolare esaminare le spese sproporzionate fatturate dalle poche agenzie specializzate nel trasferimento di denaro che si suddividono il mercato. Esso deve proporre misure volte a regolamentare e soprattutto ridurre le spese summenzionate e in tal modo ad agevolare i trasferimenti di denaro.

Begründung

Le somme di denaro (rimesse) inviate dai lavoratori stranieri (regolari e sans papier) nei Paesi in via di sviluppo costituiscono attualmente una delle fonti principali di finanziamento dello sviluppo. Secondo l'Organizzazione internazionale per la migrazione (OIM), ogni anno vengono spediti a titolo di rimesse oltre 126 miliardi di dollari americani, mentre gli investimenti diretti esteri ammontano a 165 miliardi di dollari americani (World Migration 2005). Il fenomeno, finora sottovalutato per mancanza di dati attendibili, è in espansione.

Globalmente le rimesse sono associate alla riduzione della povertà e alla crescita economica nei Paesi poveri, in particolare quando i destinatari investono le somme di denaro nella salute o nella formazione. Altri analisti criticano le disparità che nascono in tal modo tra i singoli individui dei Paesi interessati oppure temono che le rimesse siano talmente elevate da portare a una rivalutazione della moneta compromettendo le esportazioni.

Inoltre le rimesse a favore dei Paesi in via di sviluppo rappresentano un sostegno finanziario solido, tanto più che in periodi di crisi economica esse esplicano il loro potenziale anticiclico.

Le tariffe delle rimesse, applicate in Svizzera dalle agenzie specializzate, sono eccessive e pertanto costituiscono una cospicua perdita in termini di reddito per gli immigrati, le loro famiglie e i Paesi beneficiari. Partendo da un'aliquota del 20 per cento dell'importo trasferito, le tariffe diminuiscono con l'aumentare di tale importo, ma ammontano pur sempre al 10 per cento per 400 franchi svizzeri. Di conseguenza l'onere di queste spese esorbitanti è sostenuto soprattutto dai lavoratori stranieri più poveri che inviano solo somme esigue. Secondo l'OIM i veri costi delle rimesse sono molto bassi e la citata progressione non è fondata. L'OIM è favorevole a una politica che mira alla riduzione delle tariffe sostenendo che tale riduzione aumenterebbe considerevolmente il flusso di denaro nei Paesi in via di sviluppo.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

Negli ultimi anni il volume dei trasferimenti di denaro che gli immigrati e stranieri domiciliati hanno effettuato verso i Paesi d'origine (rimesse) è fortemente aumentato. Per molti Paesi in via di sviluppo questi flussi di denaro rappresentano un'importante fonte esterna di finanziamento e di reddito. Essi sono alimentati dall'accresciuta migrazione a livello internazionale e dalla mobilità dei capitali e sono nel contempo l'espressione di questa evoluzione. Secondo la Banca mondiale, nel 2005 la somma totale delle rimesse ammonta a circa 232 miliardi di dollari americani, di cui 167 miliardi sono destinati ai Paesi in via di sviluppo. In realtà queste cifre dovrebbero essere più elevate, dato che questi flussi di denaro non possono essere rilevati in modo affidabile. I Paesi beneficiari più importanti sono l'India, la Cina e il Messico. La maggior parte delle rimesse proviene dagli USA, seguiti dall'Arabia Saudita. Sempre secondo le statistiche della Banca mondiale, la Svizzera occupa il quarto posto con circa 9 miliardi di dollari americani. Le implicazioni economiche, sociali e di politica dello sviluppo che queste rimesse comportano sono attualmente oggetto di analisi approfondite da parte di istituti di ricerca e organizzazioni internazionali. Questi dispongono delle basi di dati necessarie per fare asserzioni fondate concernenti il confronto internazionale.

Per quanto riguarda la Svizzera, il SECO ha avviato recentemente, nel quadro della cooperazione economica con i Paesi in via di sviluppo e di transizione, un'analisi sulle rimesse negli Stati dei Balcani, focalizzata su Serbia e Montenegro. L'obiettivo è ottenere una panoramica sul volume degli invii di denaro, sui costi e sui rischi delle rimesse nonché sull'utilizzazione dei mezzi nel Paese di destinazione. Queste informazioni dovranno servire da base per identificare possibili soluzioni volte ad aumentare gli effetti delle rimesse sullo sviluppo sia per il Paese che ne beneficia (ad es. potenziamento del settore finanziario, miglioramento dell'accesso a servizi finanziari) sia per la Svizzera (ad es. diminuzione dei costi per il trasferimento del denaro e conseguente aumento della trasparenza sui diversi offerenti e sulle strutture dei prezzi). Lo studio si basa sul rapporto finale del gruppo di lavoro interdipartimentale sulla migrazione, approvato nel giugno 2004 dal Consiglio federale, e sarà verosimilmente terminato nel giugno del 2006. I risultati saranno pubblicati. Nell'ottica attuale, il Consiglio federale ritiene che quest'analisi sia sufficiente. Condurre in Svizzera studi più ampi sulle rimesse sarebbe inoltre molto dispendioso in termini di risorse. La ricerca in Svizzera potrebbe eventualmente dedicarsi maggiormente a questo tema.

Le rimesse attraverso i canali formali del settore finanziario avvengono spesso tramite banche - ciò presuppone l'esistenza di un conto bancario da ambo le parti - o istituzioni specializzate nel trasferimento di denaro. Gli importi inviati sono per lo più modesti, vale a dire al di sotto dei 200 di dollari americani. L'esiguità del volume fa aumentare il costo dei singoli trasferimenti. La tariffa dipende tuttavia da altri fattori, come il tipo di trasferimento e il Paese di destinazione. Anche al riguardo esistono diversi studi empirici, che dimostrano che il trasferimento di denaro per il tramite del sistema bancario è di regola meno dispendioso rispetto a quello tramite agenzie specializzate. Si denota pure una tendenza alla diminuzione di queste spese (ad es. per l'America latina e i Carabi). Nel quadro della cooperazione allo sviluppo, la Svizzera sostiene la creazione di settori finanziari affidabili e stabili nonché di infrastrutture finanziarie funzionanti ed efficienti nei Paesi beneficiari. I progressi in questo settore gettano le basi per l'introduzione di sistemi di trasferimento di denaro più convenienti sotto il profilo dei costi.

In Svizzera, le rimesse sono effettuate dalle banche o agenzie specializzate. Queste ultime sono soggette unicamente alla regolamentazione in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro. Esse rappresentano l'1,5 per cento di tutti gli intermediari finanziari attivi nel settore non bancario registrati dall'Autorità di controllo per la lotta contro il riciclaggio di denaro. Questa percentuale corrisponde pur sempre a un centinaio di imprese, di cui quelle attive come agenti di grandi società di trasferimento sono ben poche. Vista la marcata presenza di agenzie di imprese internazionali (ad es. Western Union, Money Gram) e di numerosi piccoli offerenti si può concludere che non sussistono ostacoli all'accesso al mercato che pregiudicano la concorrenza. Le tariffe applicate dovrebbero riflettere la struttura complessiva dei costi degli offerenti (nello Stato di partenza e in quello beneficiario). Una regolamentazione sovrana della struttura delle tariffe creerebbe distorsioni della concorrenza e impedirebbe di conservare e sviluppare i canali di trasferimento efficienti.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.