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06.3148 · Interpellanza · 2006-03-24

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Anche dopo l'adozione da parte delle due camere della legge sui trapianti, alcune questioni di rilievo per la società restano irrisolte o senza risposte pienamente soddisfacenti. In effetti, il decesso viene ormai definito tout court con la cessazione delle funzioni cerebrali (art. 9 della legge sui trapianti), e non solo nell'ambito dei trapianti di organi. Questa definizione è però in contraddizione con la percezione quotidiana di molti parenti e gran parte del personale curante per i quali i pazienti decerebrati, il cui cuore è mantenuto in funzione con l'ausilio di medicamenti, non sono morti nel senso definitivo del termine, ma in stato di morte cerebrale.

Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:

1. Come valuta la discrepanza tra la definizione di morte data dalla legge e la percezione di chi si occupa delle persone in stato di morte cerebrale?

2. Condivide l'opinione secondo cui, per poter effettuare prelievi di organi, sia necessario dimostrare che le funzioni del cervello e del tronco cerebrale sono cessate irreversibilmente e che questo criterio sia sufficiente per procedere all'espianto?

3. In che misura è sicuro che una persona in stato di morte cerebrale secondo i criteri medico-fisiologici non sia ancora viva? Per quale ragione ritiene che la definizione di vita umana debba essere strettamente correlata alla funzionalità perlomeno parziale del cervello?

4. Non sarebbe opportuno rinunciare a una definizione generale di morte limitandosi a fissare criteri precisi per autorizzare il prelievo di organi?

5. Se il Consiglio federale intende mantenere la definizione di morte secondo l'articolo 9 della legge sui trapianti, si pone la domanda seguente: quali sono a suo avviso gli elementi per dire che la vita umana cessa con l'arresto irreversibile delle funzioni cerebrali?

6. Se si definisce la fine della vita umana, allora non ritiene sia indispensabile definire anche il concetto di vita umana? Come definisce la "vita" il Consiglio federale?

7. Quali prestazioni rimborsano le casse malati per il lasso di tempo che intercorre tra il momento in cui è diagnosticato il decesso per lesioni cerebrali irreversibili e l'arresto circolatorio, anche quando questo stato si protrae per due o tre giorni? Su quali basi giuridiche poggiano queste prestazioni?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Il Consiglio federale ha già rilevato nel messaggio concernente la legge federale sul trapianto di organi, tessuti e cellule (FF 2002 15) che la "morte cerebrale" non è accessibile alla percezione sensoria. Questa ambiguità crea, soprattutto per il personale di cura e i familiari, situazioni psicologicamente delicate nell'adattarsi a considerare un paziente "decerebrato" non più una persona gravemente malata ma un cadavere.

2. La legge sui trapianti dell'8 ottobre 2004 impone per il prelievo di organi il consenso della persona deceduta e l'accertamento del decesso (art. 8 cpv. 1). Una persona è morta quando le funzioni del cervello, incluso il tronco cerebrale, sono cessate irreversibilmente (art. 9).

3./5./6. La vita umana termina con la cessazione irreversibile delle funzioni del cervello, perché questo comporta la morte dell'organismo nel suo insieme. Il cervello umano dirige e regola in modo centrale le attività vitali nel corpo organizzandole biologicamente in un organismo complesso dotato di coscienza. Le funzioni vitali sono la respirazione spontanea e il controllo autonomo del sistema circolatorio, le funzioni integrative che garantiscono l'equilibrio dell'organismo e la coscienza.

Il Consiglio federale considera convincenti queste motivazioni addotte dalla scienza medica, e il Parlamento si è allineato a questo punto di vista. Il Consiglio federale non ritiene necessarie ulteriori definizioni.

4. La definizione di morte è fissata nella legge sui trapianti ed è pertanto valida per il settore della medicina dei trapianti. È però impensabile che al di fuori della medicina dei trapianti possano vigere altri criteri. Vi è una sola morte della persona e dal punto di vista legale questa deve valere per tutti. Se così non fosse, in determinate circostanze una persona deceduta, potenzialmente donatrice di organi, potrebbe essere dichiarata morta in un momento diverso rispetto a quello definito nell'ambito della medicina dei trapianti: una prospettiva inconcepibile.

7. La legge federale sull'assicurazione malattie (LAMal; RS 832.10) stabilisce all'articolo 25 capoverso 1 che l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie assume i costi delle prestazioni atte a diagnosticare o a curare una malattia e i relativi postumi. Queste prestazioni comprendono in particolare le cure ospedaliere. Da un punto di vista tariffario, una cura ospedaliera ai sensi della LAMal inizia di norma il giorno dell'ammissione del paziente all'ospedale e termina il giorno della sua uscita (ritorno al domicilio, continuazione della cura - integrazione, ecc. -, decesso). Per la rimunerazione di queste prestazioni, l'articolo 49 capoverso 1 LAMal impone alle parti contraenti di stabilire importi forfettari. Nell'ambito della LAMal la tariffa forfettaria stabilita copre la totalità delle prestazioni fornite al paziente fino alla sua uscita dall'ospedale, pertanto anche le prestazioni fornite nel lasso di tempo compreso tra l'accertamento del decesso (ovvero il momento della diagnosi delle lesioni cerebrali irreversibili) e l'accertamento dell'arresto circolatorio, che corrisponde alla fine delle cure e comporta il rilascio di un certificato di morte.

Risposta del Consiglio federale.