06.3254 · Interpellanza · 2006-06-08
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Agli inizi di marzo si è appreso che impiegati allo sportello dell'ambasciata della Svizzera a Islamabad avrebbero venduto visti in massa ai pachistani in cambio di prestazioni sessuali o di denaro. La vicenda interviene dopo che si erano scoperte manchevolezze in Perù e in Russia, come pure in un Paese arabo e in un Paese africano. Ora, apparentemente, sarebbe stato sorpreso anche un collaboratore dell'ambasciata svizzera in Gran Bretagna. In Svizzera si è chiesto di far piena luce sulla vicenda, se necessario per il tramite della CPI. Nel frattempo, il DFAE ha richiamato in Svizzera tutto il personale dell'ambasciata di Islamabad e del consolato di Karachi e ha chiuso le due rappresentanze. Ciò, tuttavia, non soltanto ostacola l'inchiesta giudiziaria e il disbrigo dei compiti quotidiani in loco, ma risveglia anche il sospetto che si possa tentare di mettere a tacere le cose. Per questo motivo invito il Consiglio federale a rispondere alle domande qui appresso.
1. Secondo il Consiglio federale come si è giunti a questo scandalo dei visti e fino a che punto sono interessate anche altre ambasciate?
2. A quanto pare l'ambasciata aveva ricevuto già nel settembre 2005 un avvertimento da parte di un agente di collegamento di polizia della rappresentanza norvegese. La Norvegia si sarebbe stupita della mancanza di reazioni da parte svizzera. Davvero la Svizzera non ha scoperto né intrapreso nulla? Perché il pubblico è informato solo ora di questa vicenda?
3. Come avviene la selezione del personale d'ambasciata? Esiste una procedura efficace? Il Consiglio federale non ritiene che sia un po troppo facile squalificare in blocco il personale straniero e pretendere più fondi e più personale svizzero?
4. Con il ritiro di tutto il personale d'ambasciata e consolare da Islamabad il Consiglio federale non teme di esporsi alla critica di voler soffocare lo scandalo oltre che di occasionare difficoltà cruciali agli svizzeri all'estero residenti nella regione?
5. Il Consiglio federale ritiene possibile introdurre nelle ambasciate svizzere un sistema che garantisca l'anonimato degli impiegati addetti a determinati compiti, evitando il rischio di corruzione?
6. Secondo il Consiglio federale qual è l'entità del danno arrecato all'immagine della Svizzera all'estero? Come si giustificherà la Svizzera nei confronti degli Stati che hanno aderito a Schengen?
Stellungnahme des Bundesrates
L'ambasciata di Svizzera a Islamabad è stata oggetto di manovre criminali nel settore del rilascio dei visti, allo scopo di ottenere con la frode visti per persone che non adempivano le condizioni prescritte. Sia in Pakistan che in Svizzera è pertanto in corso un procedimento penale. Il DFAE ha inoltre preso provvedimenti per riorganizzare il settore del rilascio dei visti.
Risposta alle domande:
1. Il settore dei visti è uno dei compiti più delicati delle rappresentanze svizzere nei Paesi con una forte pressione migratoria. Non è facile lottare contro gli abusi. L'intensificazione dei controlli ha permesso di scoprire un maggior numero di irregolarità nelle rappresentanze svizzere; altri Paesi d'Europa sono colpiti in ugual misura, e a volte anche in misura maggiore, da tali problemi.
2. Nell'ottobre 2005, un esperto di polizia di uno Stato amico ha trasmesso un avvertimento al capo della cancelleria della rappresentanza svizzera a Islamabad. Il capo della cancelleria, dal quale dipende il settore dei visti, ha controllato le domande di visti del mese di settembre, senza tuttavia informare né il suo superiore né la centrale a Berna. Soltanto nel marzo 2006 questi ultimi hanno preso conoscenza di questo avvertimento, nel corso di un'ispezione speciale. L'inchiesta ha stabilito che l'Ufficio federale di polizia aveva già avvertito il DFAE nel 2001 in merito a possibili irregolarità, senza che fosse preso alcun provvedimento.
3. Il DFAE intende migliorare ulteriormente la selezione del personale destinato a posti particolarmente difficili. La procedura di selezione dei capi della cancelleria e dei responsabili dei visti è stata pertanto nuovamente perfezionata per i Paesi che presentano rischi particolari. Per quanto riguarda il personale locale, il DFAE non pensa minimamente di squalificarlo in blocco. È risaputo, infatti, che è maggiormente esposto a minacce e tentativi di corruzione rispetto al personale svizzero. Quanto agli effettivi, occorre riconoscere che le nostre rappresentanze, se confrontate con quelle di altri Stati, sono nettamente meno dotate di personale.
4. Era necessario sostituire il personale delle due rappresentanze per garantirne la protezione, tanto più che era sottoposto a enormi pressioni in seguito alle informazioni pubblicate nei media. Il rilascio dei visti dovrebbe ora essere affidato a nuovo personale. Evidentemente questa misura riduce temporaneamente i servizi forniti dalle rappresentanze. Non si è tuttavia cercato di mettere a tacere gli avvenimenti. I documenti relativi ai visti sono stati messi al sicuro ed è stata svolta un'inchiesta amministrativa. Nel frattempo, il Ministero pubblico della Confederazione ha aperto una procedura d'inchiesta giudiziaria contro ignoti.
5. Per quanto riguarda l'organizzazione dei contatti con il pubblico, vi sono due diverse concezioni. La prima si propone di garantire la massima trasparenza affinché sia possibile vedere in qualunque momento ciò che avviene tra la persona che sottopone la domanda di visto e l'addetto ai visti, allo scopo di impedire, ad esempio, la consegna di bustarelle. La seconda prevede invece di accordare l'anonimato all'intera procedura di rilascio dei visti (ad es. mediante vetri oscurati agli sportelli) alfine di evitare all'agente di essere riconosciuto e, in seguito, eventualmente anche minacciato o sottoposto a ricatto, allo sportello o altrove. Altri Paesi occidentali hanno già introdotto simili provvedimenti e il DFAE sta esaminando attualmente se questi potrebbero essere adatti anche per le rappresentanze svizzere.
6. Gli avvenimenti intervenuti all'ambasciata di Svizzera a Islamabad e il modo in cui sono stati riferiti dalla stampa non hanno certo contribuito a migliorare l'immagine della Svizzera. Tuttavia, i commenti sfavorevoli degli altri Paesi dovrebbero rimanere contenuti, anche perché questi ultimi sono regolarmente coinvolti in eventi analoghi.
Risposta del Consiglio federale.