06.3287 · Postulato · 2006-06-21
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a preparare un rapporto sul dialogo in corso fra Svizzera e UE sulle questioni di politica energetica e di protezione del clima che illustri quali sono le possibilità e le misure concrete per rendere sistematico e intensificare tale dialogo, segnatamente al fine di:
- stabilire obiettivi comuni vincolanti relativi alle emissioni di gas serra per il periodo successivo alla scadenza del Protocollo di Kyoto e creare un mercato globale dei certificati d'emissione;
- coinvolgere gli Stati Uniti d'America nella politica globale di protezione del clima;
- costruire partnership strategiche con Paesi come Cina, Sudafrica, Brasile e India, allo scopo di appoggiarli nell'ambito dell'elaborazione di strategie sostenibili per il settore energetico (in particolare l'incremento dell'efficienza energetica, la promozione di energie rinnovabili e il trasferimento di tecnologie) e di rafforzare le loro attività di riduzione delle emissioni;
- coordinare a livello internazionale la ricerca e l'innovazione (nonché l'applicazione) nel settore delle tecnologie energetiche sostenibili;
- elaborare una normativa per internalizzare i costi esterni (in particolare anche i costi del riscaldamento climatico a carico dell'economia nazionale);
- aderire ai programmi dell'UE volti a sensibilizzare la popolazione dell'intero continente per un impegno ben più sostanziale e diretto negli sforzi di riduzione delle emissioni, fra l'altro fornendo informazioni più dettagliate sul tenore di CO2 di prodotti e servizi.
Begründung
La Svizzera è direttamente coinvolta nella politica climatica, non solo a causa delle emissioni che produce, ma anche in quanto una delle principali vittime del riscaldamento climatico globale. Gli eventi meteorologici estremi, le inondazioni, gli smottamenti e l'innalzamento del permafrost e del limite delle nevicate minacciano soprattutto l'esistenza delle regioni alpine. È nell'interesse del nostro Paese essere attivo nel contesto internazionale della politica climatica.
Da anni, la Svizzera e l'UE perseguono in linea di principio gli stessi obiettivi ambientali. È nell'interesse della Svizzera, in quanto Paese piccolo, intensificare e rendere sistematico il dialogo con l'UE.
La politica climatica dell'UE persegue a breve termine l'attuazione degli obiettivi del Protocollo di Kyoto. Con la sua politica e con l'aiuto di una convenzione internazionale efficace, l'UE intende ridurre, entro il 2010, dal 20 al 40 per cento le emissioni di CO2. A tale scopo, l'UE ha elaborato nel 2001 una strategia globale volta a migliorare la qualità dell'aria, emanato diverse regolamentazioni in materia e creato un mercato di certificati di emissione. L'UE ha ribadito più volte di voler rispettare gli impegni assunti nel quadro del Protocollo di Kyoto e ha ripetutamente manifestato la sua inquietudine per il fatto che alcuni Paesi, fra i quali in particolare gli Stati Uniti, uno dei Paesi a tasso d'emissione più elevato, vogliano mettere in discussione il Protocollo di Kyoto.
L'Agenzia europea dell'ambiente (AEA), creata nel 1990, alla quale la Svizzera ha aderito nell'ambito degli accordi bilaterali II, raccoglie e diffonde dati ambientali comparabili. Inoltre, l'AEA elabora misure di politica ambientale e valuta gli effetti delle normative giuridiche su tale politica. Ciò le ha permesso di acquistare un notevole peso politico. L'UE ha anche creato uno strumento di finanziamento per l'ambiente (LIFE) e ha emanato numerose norme tecniche. Le più note sono le etichette ecologiche, alle quali si aggiungono procedure congiunte di gestione ambientale, audit ambientali, sistemi per la valutazione dell'impatto sull'ambiente di progetti pubblici e privati e i criteri per l'analisi ambientale presso i Paesi membri. Infine, vanno sottolineati gli sforzi compiuti dall'UE per rafforzare il principio di causalità con l'aiuto di tasse ambientali, contabilità ambientale e accordi volontari.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
La Svizzera e l'Unione europea perseguono obiettivi simili nel settore della politica climatica. In particolare, mirano a ridurre in modo sostanziale le emissioni antropiche di gas serra al fine di evitare uno squilibrio nel sistema climatico. Entrambe sono inoltre a favore di un sistema internazionale efficace, che preveda misure con un buon rapporto costi-benefici e la cui equità sia garantita dalla partecipazione di ogni Paese agli sforzi di riduzione in base alle proprie capacità e alle emissioni prodotte.
La somiglianza di vedute tra la Svizzera e l'Unione europea ha permesso, in passato, di sviluppare una stretta e proficua collaborazione nei forum della politica climatica internazionale, come ad esempio la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Convenzione sul clima) e il relativo Protocollo di Kyoto. Grazie a tali contatti, è possibile scambiarsi informazioni e, di conseguenza, adottare posizioni comuni. Questa collaborazione prosegue nell'attuale fase dei negoziati internazionali, volti tra l'altro a fissare nel Protocollo di Kyoto ulteriori obiettivi di riduzione per i Paesi industrializzati, da raggiungere nel periodo successivo al 2012. Un altro obiettivo è poi quello di definire delle misure per ridurre le emissioni dei Paesi in via di sviluppo che non hanno sottoscritto impegni nel quadro del Protocollo di Kyoto, ovvero la Cina, il Brasile, l'India e il Sudafrica, e per i Paesi industrializzati che non hanno ratificato il Protocollo, ossia gli USA e l'Australia.
La Convenzione sul clima e il Protocollo di Kyoto contemplano anche delle disposizioni volte a favorire l'adattamento agli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Tra le misure indicate figurano ad esempio il potenziamento delle capacità, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, il trasferimento di tecnologie, la ricerca scientifica, il monitoraggio del sistema climatico e la sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Anche in questi settori, la Svizzera opera in stretta collaborazione con l'Unione europea. Inoltre, ha già adottato disposizioni e avviato i contatti necessari al fine di esaminare le possibilità esistenti per accedere al sistema di scambio dei diritti di emissione messo a punto dall'UE.
Nel campo della ricerca energetica, dagli anni 'Settanta la Svizzera collabora con l'UE nel quadro dell'Agenzia internazionale dell'energia (AIE). Pertanto, anche il piano di ricerca energetica della Confederazione è in linea con le corrispondenti attività dell'Unione europea. Dal 2004, tale collaborazione si è notevolmente rafforzata in seguito alla piena partecipazione della Svizzera al sesto programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico dell'UE. Il nostro Paese ha inoltre collaborato attivamente, prendendo posizione in merito, alla definizione del settimo programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico, e gran parte delle sue proposte sono state incluse nei testi ufficiali dell'UE. Riguardo alla piena partecipazione della Svizzera a tale programma, il Parlamento deciderà nell'inverno del 2006. Come complemento ai programmi quadro di ricerca e sviluppo, l'Unione europea avvierà inoltre, nel 2007, il programma d'attuazione "Competitività e innovazione".
Nel quadro degli accordi bilaterali II, il 1º aprile 2006 la Svizzera è entrata a far parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, il che rafforzerà lo scambio di opinioni e la cooperazione con l'Unione europea. Non essendo membro dell'UE, il nostro Paese può contribuire a risolvere i problemi ambientali di carattere transfrontaliero in Europa facendo valere i propri interessi nell'ambito dell'elaborazione della politica europea in materia di ambiente. Ciò consente alla Svizzera di partecipare indirettamente alla definizione e all'attuazione delle misure di protezione dell'ambiente in Europa.
Nel suo rapporto Europa 2006, adottato il 28 giugno 2006, il Consiglio federale descrive lo stato attuale e la possibile evoluzione delle relazioni tra Svizzera e UE nel settore della politica ambientale (compresa la politica climatica) e dell'energia. In particolare, ritiene che i rapporti tra il nostro Paese e l'Unione europea in materia di politica climatica ed energetica siano attualmente sufficienti e abbastanza ben documentati per poter garantire l'informazione del pubblico. Non vede pertanto alcuna necessità di redigere un rapporto supplementare in questo settore.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.