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06.417 · Iniziativa parlamentare · 2006-03-24

Liquidato

Wortlaut

Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa parlamentare.

Nel quadro della lotta contro l'indebitamento, e più in particolare in materia di credito al consumo e di utilizzo di carte di credito, il Consiglio federale è invitato a emanare nuove basi legali o modificare le basi legali esistenti, allo scopo di:

1. limitare la pubblicità a favore del piccolo credito al consumo;

2. ridurre l'accesso alle carte di credito per i minorenni e i giovani;

3. esigere che, al momento dell'utilizzo delle carte di credito, venga indicato il saldo disponibile sul conto del titolare.

Begründung

In questi ultimi anni, il Consiglio federale ha sistematicamente respinto diversi interventi parlamentari relativi al piccolo credito al consumo e all'utilizzo delle carte di credito. Esprimendo il suo parere, il Consiglio federale ha inoltre ampiamente sottostimato, per non dire completamente trascurato, le preoccupazioni dei diversi autori di interpellanze (Po. Haeberli-Koller 04.3503; Po. Meier-Schatz 04.3639; Mo. Meier-Schatz 04.3640; IO Aeschbacher 05.1082; IO Donzé 05.1073). Un simile atteggiamento di veto e di non entrata in materia non è soddisfacente, vista la realtà sociale. Occorre agire. Non è possibile accontentarsi della reazione passiva del Consiglio federale, che si barrica dietro il formalismo della legislazione vigente, in particolare per quanto concerne la responsabilità dei prenditori di credito, degli utilizzatori di carte di credito e dei creditori. L'evoluzione della situazione nel campo dell'indebitamento induce a prendere misure più dinamiche e non soltanto a privilegiare anzitutto gli interessi di un settore economico a scapito delle conseguenze sociali che ne derivano per determinate persone, per le loro famiglie e, in ultima analisi, per la società quando queste persone finiscono per dover ricorrere all'aiuto sociale. Non è possibile accettare in modo acritico il parere del Consiglio federale, il quale afferma che il piccolo credito e le altre pratiche bancarie non svolgono nessun ruolo nel indebitamento dei giovani!

Infatti: già nel corso degli anni Ottanta sono state formulate numerose critiche nei confronti dello sviluppo della pratica del piccolo credito al consumo e delle conseguenze sull'indebitamento delle persone e delle famiglie. Diversi studi sulla povertà condotti in Svizzera hanno confermato questa situazione. In pratica, le somme prese in prestito provengono da fonti diverse: famiglia, amici, banche, organismi di piccolo credito, leasing, fatture non pagate, ciò che in definitiva implica talvolta un numero elevato di creditori. In queste circostanze, gli importi in gioco possono essere considerevoli. Il leasing e il piccolo credito riguardano spesso l'acquisto di vetture, di beni di consumo o di servizi relativi ai divertimenti. Se, presi separatamente, gli importi sono solitamente di media importanza (il termine "media" va relativizzato in funzione della situazione economica generale della persona in questione), possono per contro accumularsi fino a costituire somme considerevoli.

Inoltre, occorre rilevare che la misura in cui i debiti sono effettivamente rimborsati e la probabilità che un giorno lo siano veramente possono raramente essere stabilite. Si osserva per contro che i rimborsi sono più difficili da sopportare che gli atti di carenza di beni. Per le persone con scarse prospettive economiche, un atto di carenza di beni equivale a un condono del debito. Tollerare un simile modo di fare non è accettabile dal profilo etico!

A questo fenomeno si aggiunge l'aumento dell'utilizzo delle carte di credito. Soprattutto tra i giovani (minorenni e giovani adulti, senza reddito o con reddito scarso) emergono situazioni drammatiche di indebitamento. È evidente che le strategie - inconfessate - di abitudine all'utilizzo delle carte di credito da parte dei giovani, ma anche l'accesso al credito per qualsiasi tipo di attività (tempo libero per esempio) hanno un notevole impatto sul rapporto dei giovani con il denaro. Inoltre, l'assenza di visibilità immediata delle conseguenze della spesa effettuata mediante carte di credito conduce a banalizzare l'atto di consumo. Lo stesso vale per la mancanza di percezione chiara delle conseguenze a medio e lungo termine della stipulazione di un piccolo credito.

Per risolvere questa delicata questione, che da economica è diventata anche sociale, gli ambienti dell'azione sociale hanno intrapreso passi di sdebitamento, che sono oggi al centro delle preoccupazioni. Diversi cantoni, i servizi sociali e alcune associazioni senza scopo di lucro attive nel settore della socialità istituiscono strutture di sdebitamento. È paradossale che la protezione sociale finisca così per contribuire, seppure in modesta misura, ai mirabolanti profitti delle banche svizzere! Se esse si preoccupano di questo fenomeno, significa che quest'ultimo è molto concreto! Piuttosto che limitarsi a intervenire quando il danno è già stato causato, occorre agire prima.

Pertanto, poiché il Consiglio federale intende attualmente rifiutare misure di prevenzione e programmi di sdebitamento per agire nel settore della prevenzione, domandiamo che siano prese misure mirate in materia:

- di pubblicità e di protezione dei giovani per il piccolo credito,

- di trasparenze e di visibilità sulle conseguenze finanziarie effettive dell'utilizzazione delle carte bancarie.