Custodia o consegna delle armi di ordinanza e delle relative munizioni da guerra
06.434 · Iniziativa parlamentare · 2006-06-14
Liquidato
Wortlaut
Conformemente agli articoli 160 capoverso 1 della Costituzione federale e 107 della legge sul Parlamento, presentiamo l'iniziativa parlamentare seguente:
La legge federale del 3 febbraio 1995 sull'esercito e sull'amministrazione militare (art. 110 segg.) deve essere modificata ai fini di una maggior sicurezza domestica e pubblica. Le armi di ordinanza non devono essere lasciate alla custodia privata tra un servizio e l'altro, ma devono essere consegnate ai militari al termine dell'obbligo di prestare servizio soltanto dopo una verifica da parte delle autorità di polizia del cantone di domicilio. Per i membri attivi delle società di tiro devono essere create le eccezioni appropriate.
Le munizioni da guerra non devono più essere lasciate alla custodia privata.
Begründung
1. Due uccisioni, un tentato omicidio e ancora un suicidio in Vallese sono il culmine di un'infinita serie di tragedie avvenute nel nostro Paese nelle quali gli uomini sterminano le loro famiglie. La scienza è unanime: il motivo principale sono le armi da fuoco tenute a casa. Secondo le ricerche di Martin Killias, professore di criminologia e diritto penale all'Università di Losanna, sono le armi da fuoco che si trovano in una casa su quattro a "facilitare" così spaventosamente la commissione di un omicidio anche da parte di uomini non inclini alla violenza. Le armi da fuoco, infatti, permettono di uccidere senza problemi più persone contemporaneamente, di vincere la loro resistenza e di ignorare i loro appelli disperati. In Svizzera quattro crimini di questo tipo su cinque sono commessi per mezzo di armi da fuoco, dato che con altri strumenti non sarebbe possibile realizzarli in modo facile. Nel frattempo si è saputo che la Svizzera è anche al primo posto per i casi di suicidio. In un'analisi recente è stata accertata la correlazione tra l'alto tasso di suicidi nel nostro Paese e la disponibilità di armi da fuoco nelle case (R. Brossard, Suicide par armes à feu, in: Schweizerische Zeitschrift für Kriminologie (SKZ), fascicolo 2, Berna). Recentemente autorevoli associazioni psichiatriche e psicoterapeutiche (Associazione svizzera dei primari psichiatrici (SVPC), Società svizzera di psichiatria e psicoterapia (SSPP), Conferenza dei rappresentanti di psichiatria, psichiatria infantile e adolescenziale e medicina psicosociale, Associazione svizzera di psichiatria forense e Associazione svizzera di psichiatria e psicoterapia infantile e adolescenziale) hanno sottolineato che il nostro Paese conosce un alto tasso di suicidi in confronto ad altri Paesi e che una grande disponibilità di armi è un fattore di rischio. Alcuni studi dimostrano che, rendendo più difficile l'accesso alle armi, il tasso di omicidi e di suicidi potrebbe diminuire. Pertanto, una nuova legge sulle armi non permetterebbe unicamente di disciplinare meglio la registrazione di armi, ma soprattutto di limitarne la disponibilità. Ciò vale anche per le armi dell'esercito che sono ampiamente a disposizione (comunicato stampa del 9 maggio 2006).
2. Oltre all'ambito degli omicidi e dei suicidi con armi di ordinanza, va menzionato anche l'ambito della violenza domestica sul quale non esistono statistiche. Se parliamo però con i rappresentanti dei centri di accoglienza o con esperti del sistema educativo, ci rendiamo subito conto che si tratta di un vero e proprio problema. In effetti, esistono uomini che, quando hanno un'arma a disposizione, non la usano necessariamente per sparare, ma la usano per minacciare donne e bambini.
3. Non vi è più una necessità dettata da ragioni militari di tenere armi in casa. Considerando i tempi di preallerta di oggi, i militari non devono avere la loro arma a portata di mano in pochi minuti. In Europa non esiste un esercito o una milizia che consenta ai loro militari di tenere le armi. Lo stesso discorso vale anche per la consegna delle munizioni da guerra che tra l'altro non corrisponde a una "tradizione consolidata" (risale solo al maggio 1940) e che oggi non ha più senso dal punto di vista militare. Per non parlare poi del fatto che dal 2005 gli 80 000 riservisti dell'esercito non portano più a casa le munizioni da guerra.
4. Le modifiche previste dalla presente iniziativa parlamentare serviranno a combattere la violenza nella società e ad alzare la soglia dell'uso della forza. Una limitazione della consegna delle armi di ordinanza per la conservazione e la proprietà nonché delle munizioni da guerra aumenterà in particolare la sicurezza domestica e pubblica.
Dato che si tratta di una lotta contro l'abuso, i tiratori sportivi attivi devono beneficiare di facilitazioni affinché possano praticare il loro sport.