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08.3086 · Interpellanza · 2008-03-17

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Nell'ambito del Consiglio dei diritti dell'uomo dell'ONU, la Svizzera si è espressa più severamente dei Paesi dell'UE nei confronti di Israele in ben quattro occasioni a partire dal 2006. Le risoluzioni in questione sono le seguenti:

1. S-1/1 "Situazione dei diritti dell'uomo nei territori palestinesi" (6 giugno 2006);

2. S-2/1 "Diritti dell'uomo in Libano" (11 agosto 2006);

3. S-3/1 "Beit Hanoun" (15 novembre 2006);

4. A/HCR/7/L.1 " Banda di Gaza" (6 marzo 2008).

Nei primi tre voti, la Svizzera si è astenuta, mentre la maggior parte, se non la totalità, dei Paesi dell'UE, pur non potendo essere sospettati d'israelofilia, hanno votato contro. La quarta risoluzione (A/HCR/7/L.1) è stata accettata dalla Svizzera mentre tutti i Paesi dell'UE si sono astenuti.

Chiediamo quindi al Consiglio federale di spiegare se i voti della Svizzera relativi al conflitto che contrappone Israele ai Palestinesi e a diversi Paesi arabi:

a. rispecchiano da parte sua una chiara volontà di modificare la sua politica in Medioriente;

b. sono compatibili con la neutralità del nostro Paese;

c. non dovrebbero essere rivalutati quanto alla fondatezza in base agli argomenti sviluppati da altri Paesi che partecipano ai vari voti e tenendo conto in particolare del fenomeno spesso accertato della strumentalizzazione della popolazione civile da parte di gruppi comunemente definiti terroristi.

La politica estera degli Stati è dettata da una rete di costrizioni contraddittorie costituita da diversi elementi tra cui la ragione di Stato trasposta a un livello internazionale - che implica la difesa degli interessi politici ed economici -, il diritto internazionale pubblico formale, un diritto internazionale pubblico naturale ispirato dalla coscienza universale - per coloro che a giusto titolo invocano l'esistenza di un simile diritto - e, da ultimo, uno statuto particolare quale quello della neutralità.

Se tutti i Paesi dell'UE attuassero una politica estera sfavorevole a Israele, si potrebbe capire, pur non approvando assolutamente, che la Svizzera dia prova di sudditanza appellandosi a una ragione di Stato fondata sulla brutalità dei rapporti di forza. Nell'attuale situazione del conflitto mediorientale, il nostro Paese non è tuttavia sottoposto a una simile costrizione. È quindi molto discutibile che non faccia prevalere la neutralità, il rispetto della simmetria e dell'equità dettata dalle circostanze nei suoi voti in seno al Consiglio dei diritti dell'uomo dell'ONU.

Stellungnahme des Bundesrates

La politica della Svizzera al Consiglio dei diritti dell'uomo dell'ONU e in altri organi multilaterali si basa in primo luogo sulle esigenze della difesa del diritto internazionale pubblico, in particolar modo dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, così come sulla promozione della pace e del dialogo. Il modo in cui votano gli altri Stati al riguardo è sì preso in considerazione, ma non dovrebbe rappresentare il principale criterio per determinare le nostre scelte. Il Consiglio federale conferma che l'indipendenza mostrata dalla Svizzera in occasione di alcune votazioni in seno al Consiglio dei diritti dell'uomo non traduce in nessun caso una volontà di modifica della propria politica mediorientale.

I dibattiti al Consiglio dei diritti dell'uomo sono segnati dalle divisioni tra i gruppi di Stati: ciò riguarda soprattutto il tema del Medio Oriente e le sessioni straordinarie (le prime tre risoluzioni menzionate nell'interpellanza sono state approvate in occasione delle sessioni straordinarie, mentre la quarta risoluzione è stata approvata durante la settima sessione ordinaria del consiglio, ma in condizioni simili ad una sessione straordinaria). La Svizzera si sforza di superare attraverso il dialogo questa logica di blocchi, al fine di permettere al Consiglio dei diritti dell'uomo di adempiere al suo mandato di promozione e protezione dei diritti umani. In ognuna delle occasioni sopraccitate, il nostro Paese - come altri - ha cercato di apportare dei miglioramenti sostanziali ai progetti di risoluzione sottoposti dall'Organizzazione della conferenza islamica e dal Gruppo arabo. La Svizzera si sforza di promuovere risoluzioni che riflettano il diritto e i fatti sul terreno e che possano incontrare un largo sostegno. I fatti e la situazione sul terreno, lo svolgimento dei negoziati, la disponibilità al dialogo, le proposte di emendamento apportate al testo e il contenuto della risoluzione finale sono tutti fattori di cui la Svizzera tiene conto nel corso di ciascuna votazione.

Il Consiglio federale non ritiene che le posizioni prese dalla Svizzera nel corso di queste quattro votazioni separate violino la sua neutralità. In effetti, esse non costituiscono un oggetto del diritto in materia di neutralità che regola gli obblighi e i diritti di uno Stato neutrale in caso di un conflitto armato tra Stati. Dal punto di vista della polita neutrale, va ricordato che, nell'allegato 1 ("Neutralità") del rapporto sulla politica estera del 15 giugno 2007, il Consiglio federale stabilisce chiaramente che la neutralità non costituisce alcun ostacolo all'impegno umanitario della Svizzera. In particolar modo la Svizzera si impegna, conformemente alla sua tradizione, a favore del rispetto del diritto internazionale umanitario. È sulla base oggettiva del diritto internazionale che essa chiama tutte le parti in conflitto a rispettare le regole del diritto internazionale umanitario e dei diritti dell'uomo in tutte le circostanze. La priorità attribuita al rispetto del diritto internazionale implica la possibilità per la Svizzera di pronunciarsi in maniera indipendente da altri Paesi occidentali ogniqualvolta essa lo ritenga conforme ai suoi principi di politica estera. Il Consiglio federale è perciò d'accordo con l'autore dell'interpellanza nel dire che la Svizzera debba assicurarsi di adottare un atteggiamento equilibrato e giusto, pur restando attenta al principio giuridico fondamentale che invoca un trattamento uguale di situazioni uguali e un trattamento differenziato di situazioni diverse.

Risposta del Consiglio federale.