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Guerra del gas tra Russia e Ucraina. Conseguenze per la Svizzera

09.3131 · Interpellanza · 2009-03-17

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

La guerra del gas tra la Russia e l'Ucraina produce conseguenze per l'economia e la politica della sicurezza che oltrepassano di molto i confini dei due Paesi coinvolti, evidenziando, in particolare, preoccupanti lacune di sicurezza. Anche la Svizzera deve trarre degli utili insegnamenti dall'accaduto, munendosi contro tali forme di guerra economica. A tale proposito, rivolgo al Consiglio federale le seguenti domande:

1. Quali sono gli insegnamenti per il nostro Paese che il Consiglio federale trae dalla guerra del gas tra la Russia e l'Ucraina?

2. Quali provvedimenti prevede di adottare il Consiglio federale affinché la Svizzera sia sufficientemente preparata a fronteggiare eventuali conflitti economici?

3. Il Consiglio federale prende in considerazione l'idea di immagazzinare delle scorte obbligatorie per l'approvvigionamento economico del Paese? Quando inizierebbe ad accantonare tali scorte?

Stellungnahme des Bundesrates

In Svizzera, la quota di gas naturale rispetto al consumo globale di energia è del 12 per cento. Il gas naturale viene interamente importato e proviene nella misura del 40 per cento da Paesi dell'UE, del 25 per cento dalla Norvegia, del 25 per cento dalla Russia e del 10 per cento circa da altri Paesi estrattori (soprattutto nordafricani). Il rifornimento avviene per il tramite di imprese del gas situate in Germania, Olanda, Francia e Italia, principalmente sulla base di contratti di fornitura pluriennali. Il fabbisogno della Svizzera costituisce unicamente lo 0,7 per cento dell'intero consumo europeo.

La guerra del gas del 2009 - come pure quella del 2006 - non ha avuto ripercussioni dirette, per tutta la sua durata, sull'approvvigionamento della Svizzera. Mediante l'incremento delle capacità di ripresa e tramite prelievi dai depositi sotterranei, l'Europa dell'Ovest non ha conosciuto, per tutto l'arco del conflitto, situazioni di carenza nonostante le temperature relativamente basse. Grazie a convenzioni contrattuali e a partecipazioni ad imprese del gas naturale europee (come la partecipazione di Swissgas alla società norvegese di estrazione o di Gaznat al deposito sotterraneo di Etrez in Francia) anche il settore del gas svizzero può attingere da queste enormi riserve. Nei limiti tecnici del possibile, talune imprese del gas occidentali hanno persino potuto rifornire dei Paesi dell'Europa dell'Est, colpiti in parte duramente dalla sospensione dei rifornimenti a causa della loro infrastruttura di approvvigionamento. Complessivamente, quest'anno il grado di preparazione dei Paesi dell'Europa occidentale era maggiore rispetto al 2006, il che ha comportato meno interruzioni di tre anni fa, benché la crisi sia durata più a lungo.

In merito alle singole domande:

1. In Svizzera, anche la sicurezza dell'approvvigionamento di gas naturale è di grande rilievo e acquista viepiù importanza a fronte della dipendenza dell'Europa dalla Russia e da altri Paesi esportatori situati ad est. Non avendo dei contratti diretti di rifornitura con la Russia, il nostro Paese dipende dalla rispettiva situazione in materia di approvvigionamento dei nostri fornitori. Questi ultimi si adoperano per migliorare costantemente le loro possibilità di approvvigionamento e misure di prevenzione (aumento delle capacità di immagazzinamento, acquisto in misura sempre maggiore di gas naturale liquido). In virtù del fabbisogno relativamente esiguo di gas naturale della Svizzera rispetto al suo fabbisogno complessivo di energia (negli Stati dell'UE tale fabbisogno supera il nostro del doppio), della struttura di approvvigionamento ampiamente diversificata e dei provvedimenti previsti, non si impongono per il momento ulteriori misure immediate per il nostro Paese. Sarebbe necessaria una nuova valutazione della situazione se il consumo di gas naturale aumentasse sensibilmente, per esempio a causa del suo impiego in centrali di gas.

2. In caso di penuria di approvvigionamento in Svizzera, l'approvvigionamento economico del Paese adotterebbe le due seguenti misure:

Conversione degli impianti misti: il 40 per cento del consumo complessivo della Svizzera va a carico di 7500 grossi clienti dotati di impianti misti. Per motivi economici, ma anche in caso di problemi di approvvigionamento, questi impianti possono essere fatti funzionare a olio da riscaldamento. Dato che al momento in Svizzera il gas naturale non è immagazzinabile, l'ordinanza concernente la costituzione di scorte obbligatorie di gas naturale prescrive che questi consumatori tengano una scorta di olio da riscaldamento equivalente al consumo normale di quattro mesi e mezzo. Questo provvedimento consente di coprire per un lungo periodo il rimanente fabbisogno del 60 per cento (per riscaldamenti e cucine nelle economie domestiche).

Se queste misure non dovessero bastare per sopperire a una penuria di approvvigionamento, il Consiglio federale potrebbe emanare provvedimenti restrittivi.

La guerra del gas ha evidenziato una volta ancora quanto siano importanti un buon mix e un approvvigionamento energetico ampiamente diversificato (varie fonti energetiche e diverse vie di trasporto). Considerato il fatto che la Svizzera importa più dell'80 per cento del suo fabbisogno energetico, la garanzia dell'approvvigionamento riveste una grande importanza. Sulla base di queste premesse, il Consiglio federale ha approvato nel febbraio 2008 una politica energetica estera che mira, tra l'altro, a garantire l'approvvigionamento mediante la diversificazione.

La guerra del gas tra la Russia e l'Ucraina ha confermato che la strategia di differenziazione della Svizzera, tra l'altro mediante il sostegno del progetto TAP (Trans-Adriatic-Pipeline), è quella giusta. In futuro, la Svizzera intende portare avanti la diversificazione del proprio approvvigionamento energetico ancor più mediante strumenti di politica estera (dialogo con Paesi estrattori e produttori e con i loro vicini).

La guerra del gas tra la Russia e l'Ucraina ha pure evidenziato che, in caso di crisi, la solidarietà e l'intesa tra i Paesi colpiti sono di centrale importanza dato che una penuria di approvvigionamento di gas non può essere risolta a livello nazionale. Infine, la Svizzera si adopererà anche in futuro per garantire condizioni quadro stabili a livello internazionale che consentano il transito sicuro di agenti energetici fossili. Il trattato sulla carta dell'energia, a cui la Svizzera ha aderito nell'aprile 1988, costituisce una base importante.

Accanto a questi sforzi di politica estera, la politica energetica del Consiglio federale mira, in generale, a ridurre a medio termine il consumo delle energie fossili e ad aumentare quello delle energie rinnovabili.

3. Attualmente in Svizzera la costituzione di scorte di gas naturale obbligatorie in depositi sotterranei (in caverne-serbatoio o depositi porosi) non è possibile a causa della mancanza delle premesse geologiche.

Come esposto in precedenza, per il gas naturale viene applicato il sistema della costituzione di scorte obbligatorie a titolo suppletivo. Per l'esercizio degli impianti misti vengono tenute già oggi delle scorte obbligatorie di olio da riscaldamento.

Risposta del Consiglio federale.