Ratifica del protocollo aggiuntivo al Patto internazionale dell'ONU relativo ai diritti economici, sociali e culturali
09.3279 · Mozione · 2009-03-20
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di firmare al più presto il Patto internazionale dell'ONU relativo ai diritti economici, sociali e culturali e di avviare immediatamente la procedura di ratifica.
Begründung
Il protocollo facoltativo al Patto internazionale dell'ONU relativo ai diritti economici, sociali e culturali è stato adottato dall'assemblea generale dell'ONU il 10 dicembre 2008 ed è pronto per la ratifica: consente al singolo di far valere i propri diritti sociali davanti al comitato ONU per i diritti economici, sociali e culturali nei confronti del proprio Stato, a patto che questo abbia ratificato il protocollo. Con tale passo l'ONU ha creato finalmente a livello internazionale un equilibrio tra i diritti sociali e le libertà fondamentali per le quali da anni esiste già la possibilità di ricorrere individualmente.
In politica estera la Svizzera ha sostenuto attivamente l'introduzione della possibilità di ricorso individuale nel quadro del Patto ONU citato. Inoltre ha firmato e ratificato i protocolli aggiuntivi di altre convenzioni sui diritti umani, ad esempio il 29 settembre 2008 il protocollo facoltativo alla Convenzione ONU per i diritti delle donne. In tal modo la Svizzera ha creato anche in questo ambito la possibilità di ricorrere individualmente o collettivamente comunicando ad un comitato ONU violazioni della convenzione. Durante la sessione primaverile del 2008 il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno approvato in pratica all'unanimità questa ratifica.
È tempo di introdurre la possibilità di ricorrere individualmente anche nel settore dei diritti sociali, economici e culturali. Il protocollo aggiuntivo entra in vigore se ratificato da dieci Paesi. La Svizzera non deve esitare, ma ratificare e applicare al più presto la convenzione.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
Il 10 dicembre 2008, dopo un lungo e dibattuto processo di negoziati, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato per consenso il protocollo facoltativo al Patto internazionale dell'ONU relativo ai diritti economici, sociali e culturali (in seguito Patto I dell'ONU). Finora nessuno Stato ha firmato né ratificato tale strumento.
Da sempre la Svizzera s'impegna in favore del rafforzamento dei diritti dell'uomo e si adopera a promuovere l'applicazione delle norme internazionali in materia. In tale contesto, l'attuazione di strumenti di controllo efficaci costituisce uno strumento indispensabile per promuovere il rispetto dei diritti umani. Il controllo costituisce un elemento determinante di una politica mirante a una migliore protezione dei diritti umani. La Svizzera ha in tal senso partecipato attivamente all'elaborazione e all'adozione del protocollo facoltativo alla Convenzione dell'ONU contro la tortura (OP CAT), il quale è stato approvato da ambo le Camere in votazione finale il 20 marzo 2009 e potrà verosimilmente essere ratificato ancora quest'anno dal Consiglio federale, scaduto il termine referendario. La Svizzera ha parimenti ratificato il protocollo facoltativo alla Convenzione ONU per i diritti delle donne (OP CEDAW).
La situazione iniziale inerente allo strumento interessato in questa sede è comunque del tutto diversa: per numerosi Stati, fra cui la Svizzera, l'attuazione di un meccanismo di ricorso (denominato "procedura di comunicazione individuale") per il Patto I dell'ONU nel quadro del protocollo facoltativo ha sollevato sin dall'inizio problematiche complesse tanto sul piano del diritto materiale quanto nell'ambito del diritto procedurale. Il punto più controverso risiede nella questione fondamentale della perseguibilità dei diritti economici, sociali e culturali. La questione se il Patto I dell'ONU costituisca direttamente pretese individuali che possono essere esaminate nel quadro di una procedura quasi giudiziaria era e permane tutt'ora controversa, sia nella prassi degli Stati sia nella dottrina.
Nel corso dei negoziati inerenti al protocollo facoltativo, la delegazione svizzera ha regolarmente ed esplicitamente insistito sul fatto che il Patto I non fosse direttamente applicabile in Svizzera e che il Consiglio federale e il Tribunale federale gli attribuisse un carattere meramente programmatico. In considerazione delle posizioni radicali emerse nel gruppo di lavoro (rigetto totale dello strumento da un lato e piena perseguibilità di tutti i diritti derivanti dal Patto I dell'ONU dall'altro) e della situazione giuridica svizzera, il nostro Paese ha scelto una soluzione di compromesso optando, mediante una clausola d'"outing out", per una limitazione del campo d'applicazione del protocollo facoltativo e più precisamente, delle competenze dell'organo di controllo competente. Questo approccio avrebbe permesso agli Stati Parte al protocollo di definire i diritti del Patto I dell'ONU che sarebbero soggetti alla nuova procedura di comunicazione individuale.
Malgrado la resistenza di un'ampia cerchia di Stati, la soluzione del campo di applicazione completo si è tuttavia imposta nel 2008, durante l'ultimo turno di negoziati. Non è quindi del tutto escluso che il comitato dell'ONU esamini anche ricorsi per violazione di disposizioni aventi - secondo la concezione giuridica svizzera - un carattere programmatico. Il Patto I dell'ONU assumerebbe, a posteriori, una portata ben più estesa rispetto alle intenzioni iniziali del Consiglio federale e del Parlamento al momento della sua ratifica. Questa maggiore estensione comporterebbe conseguenze sul piano della compatibilità del protocollo facoltativo con l'ordinamento giuridico della Confederazione e dei cantoni. In tali condizioni, il Consiglio federale non intraprenderà alcun passo in direzione di una firma e di una ratifica del protocollo facoltativo al Patto I dell'ONU. Esso conferma in tal senso la sua posizione: conformemente alla prassi finora osservata, la Svizzera non deve intraprendere alcun passo in vista dell'adesione a una convenzione internazionale fintanto che essa non ha la certezza di poterla realmente ratificare in seguito.
Il Consiglio federale propone il rigetto della mozione. Se la mozione dovesse essere accolta dalla Camera prioritaria, il Consiglio federale si riserva la possibilità di proporre alla commissione della seconda Camera di formulare la mozione in un mandato d'esame.