09.4116 · Interpellanza · 2009-12-09
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
1. La volontà di espellere uno straniero indesiderato può giustificare la violazione delle garanzie procedurali, ovvero la violazione di un diritto costituzionale come quello della garanzia della libertà personale?
2. Qualificare un individuo come pericoloso quando la giustizia penale non l'ha ancora giudicato e i fatti sono controversi non implica ignorare la sua presunzione di innocenza?
3. Una prassi simile non favorisce la tendenza a credere che il rispetto dei diritti fondamentali, in particolare del diritto a un processo equo, sia valido solo per certe categorie di persone da cui sono esclusi i richiedenti l'asilo e gli stranieri che soggiornano in Svizzera irregolarmente?
4. Cosa può fare il Consiglio federale di fronte allo sviluppo inquietante di una prassi del genere?
Begründung
Accade sempre più spesso che nell'ambito delle misure coercitive legate all'allontanamento degli stranieri siano violate le regole di procedura e i diritti fondamentali. Succede molto frequentemente che non sia rispettato il termine legale di otto giorni per esaminare una domanda di liberazione di una persona detenuta in vista d'espulsione o a volte perfino che una persona sia tenuta in carcere senza alcun mandato formale di detenzione. Le autorità competenti adducono come giustificazione la protezione dell'ordine pubblico, che in realtà non è mai minacciato nelle circostanze di cui si sta parlando.
Tale è il caso di Rustam, incolpato di furto in gruppo e per mestiere (un sospetto di furto di poco conto secondo il suo avvocato), ma non giudicato. Posto in carcerazione amministrativa in vista del rinvio coatto per tre mesi a partire dal 6 febbraio, il 20 marzo deposita una richiesta di scarcerazione, che il giudice non prende in esame entro il termine richiesto di otto giorni. Rustam riceve una risposta (negativa) solo l'8 aprile. Il suo mandato di detenzione scade il 6 maggio, ma non viene rilasciato, pur non essendovi una proroga formale della detenzione. Rustam chiede dunque di essere scarcerato e la risposta (negativa) di un giudice vodese gli giunge dopo cinque giorni. In tal modo è stato privato della libertà dal 6 al 13 maggio senza un mandato di detenzione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il caso menzionato nell'interpellanza non è noto al Consiglio federale, che risponde alle domande poste come segue:
1. La carcerazione in vista del rinvio coatto mira a garantire l'esecuzione di una decisione di allontanamento o espulsione per stranieri che non hanno alcun diritto di soggiorno. La carcerazione può rimanere in essere o essere prorogata finché l'esecuzione dell'allontanamento è presumibilmente attuabile, la durata massima della detenzione non è ancora stata raggiunta e il motivo della carcerazione continua a sussistere. Se una di queste condizioni non è più soddisfatta, bisogna porre immediatamente termine alla carcerazione, anche se l'esecuzione dell'allontanamento non è ancora possibile.
Un'autorità giudiziaria cantonale indipendente verifica regolarmente, su richiesta dell'autorità competente per l'esecuzione o dello straniero interessato, se le condizioni per il mantenimento o la proroga della detenzione sono o continuano a essere soddisfatte. Una decisione cantonale di ultima istanza può essere impugnata davanti al Tribunale federale. Nell'ambito di una procedura di ricorso cantonale o davanti al Tribunale federale può inoltre essere invocata la violazione di disposizioni procedurali. Una simile violazione, in particolare il mancato rispetto dei termini, sfocia di norma nell'accoglimento del ricorso e nella scarcerazione (DTF 127 II 175). Attraverso questo sistema di controllo giudiziario ben strutturato si garantiscono i diritti degli stranieri nell'ambito delle misure coercitive previste dal diritto degli stranieri.
2. Lo scopo legale della carcerazione in vista del rinvio coatto consiste esclusivamente nel garantire l'esecuzione dell'allontanamento. Ciò è il caso anche quando lo straniero minaccia o mette in pericolo la vita o l'integrità altrui. Se prevale un altro scopo, soprattutto quando la carcerazione in vista del rinvio coatto è disposta al posto del carcere preventivo, non è ammissibile ordinare la detenzione amministrativa secondo il diritto degli stranieri. La disposizione della carcerazione in vista del rinvio coatto in base al motivo menzionato presuppone, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, una seria minaccia o per lo meno l'apertura di un'istruzione. La procedura di carcerazione secondo il diritto degli stranieri non ha ripercussioni dirette su un procedimento penale parallelo. In qualsiasi momento lo straniero interessato può, nonostante un'inchiesta penale in corso, porre termine di propria iniziativa alla detenzione secondo il diritto degli stranieri, adempiendo al proprio obbligo di partenza. Se il procedimento penale viene archiviato, occorre porre fine anche alla carcerazione in vista di rinvio coatto nella misura in cui è stata giustificata dal procedimento penale e non vi sia altro motivo di detenzione, come per esempio il pericolo di latitanza.
3. Come già rilevato, i diritti processuali garantiti dalla Costituzione sono riconosciuti anche agli stranieri in situazione irregolare e ai richiedenti l'asilo respinti. Questi diritti processuali sono concretizzati nella legge federale sugli stranieri, nelle leggi cantonali di applicazione e di procedura amministrativa e nella giurisprudenza del Tribunale federale e della Corte di Strasburgo. Una violazione di questi diritti processuali può essere invocata nell'ambito di una procedura di verifica della carcerazione, di una procedura di ricorso a livello cantonale e infine davanti al Tribunale federale. Le decisioni del Tribunale federale possono inoltre costituire oggetto di ricorso davanti alla Corte di Strasburgo.
4. Il Consiglio federale ritiene che non vi sia alcuna ulteriore necessità di intervento. Gli strumenti di controllo esistenti sono sufficienti per permettere agli stranieri interessati di difendere i loro diritti. La vigilanza sulle attività delle autorità cantonali incaricate dell'esecuzione è garantita dai tribunali cantonali, dal Tribunale federale e dalla Corte di Strasburgo. L'Ufficio federale della migrazione può inoltre incaricare il Tribunale federale di verificare le decisioni dei giudici cantonali competenti per la carcerazione se ritiene che siano contrarie al diritto federale.
Risposta del Consiglio federale.