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09.512 · Iniziativa parlamentare · 2009-12-11

Liquidato

Wortlaut

In virtù dell'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e dell'articolo 107 della legge sul Parlamento presentiamo la seguente iniziativa parlamentare:

In virtù dell'articolo 163 LParl, deve essere istituita una commissione parlamentare d'inchiesta sulla crisi finanziaria e le sue ripercussioni per la Svizzera. La CPI deve anche indagare sulla problematica del "too big to fail" e presentare proposte su come si possano evitare, in futuro, pacchetti di salvataggio come quello in favore dell'UBS, che costituisce un precedente senza pari nella storia dello Stato federale.

Begründung

È trascorso un anno da quando la più grande banca svizzera ha dovuto essere salvata mediante un'operazione fondata sul diritto di necessità ad opera della Confederazione e della Banca nazionale. I mezzi stanziati ammontavano a 68 miliardi di franchi (valore dell'epoca), superando largamente quanto fino ad allora era immaginabile in Svizzera.

Mai prima, nella storia dello Stato federale, si era verificato un simile intervento statale; né il Parlamento né, tanto meno, il popolo hanno potuto esprimersi su questo impiego dei mezzi pubblici. Mai prima, l'economia pubblica svizzera era stata confrontata con una simile minaccia proveniente dal settore finanziario!

La Svizzera e l'economia pubblica svizzera sono particolarmente esposte a rischi provenienti dal sistema finanziario. I totali di bilancio delle due grandi banche attive nell'investement banking sono di molte volte superiori al prodotto interno lordo.

Fino ad oggi non sono apparsi segnali che si sia tratto insegnamento dal quasi collasso del sistema finanziario. Come prima della crisi, i vertici dell'UBS continuano ad aver per obiettivo gli stessi se non maggiori profitti e redditi del capitale proprio. Ancora una volta tali obiettivi possono essere raggiunti soltanto grazie a una politica aziendale rischiosa. La prassi azzardata dei bonus prosegue in forma solo leggermente mutata, con la benedizione dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA).

Come prima della crisi, tra le autorità federali di controllo e le grandi banche esiste un fitto intreccio di relazioni. I controllori dipendono dai controllati tanto sotto il profilo delle conoscenze sia sotto quello dell'occupazione - una dipendenza che la sostituzione della Commissione federale delle banche (CFB) con la FINMA non ha fatto che accentuare. Allorché, nel suo ultimo rapporto sulla crisi finanziaria, la FINMA dapprima stabilisce che né l'UBS né l'Autorità di vigilanza si sono rese conto della rischiosità dei loro affari e subito dopo relativizza, affermando che, se anche se ne fossero rese conto, nessuna azione correttiva sarebbe stata politicamente possibile, ciò significa l'abdicazione a qualsiasi funzione di vigilanza. La problematica è resa più acuta dalla debolezza del consigliere federale competente, che brilla per dichiarazioni come quella che avrebbe provveduto lui a ristabilire tutto come prima. Il proseguimento del volo cieco e la mancanza d'indipendenza dei principali attori della Confederazione - come pure la loro indisponibilità o incapacità a trarre le debite conclusioni dalla crisi dei mercati finanziari - sono diventati un grande rischio per l'economia pubblica svizzera e addirittura per la Svizzera.

La risposta politica richiesta da questa situazione del tutto inedita per la Svizzera è l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta (CPI). Secondo il diritto parlamentare, una CPI è necessaria "allorché occorra far luce su eventi di grande portata". Gli eventi di cui è questione superano per portata qualsiasi circostanza in cui, precedentemente, è stata istituita una CPI (affare Mirage nel 1964, CPI DFGP e CPI DMF nel 1989/1990, CPI Cassa pensioni della Confederazione nel 1995). Nei casi citati, l'istituzione di una CPI ha regolarmente prodotto risultati molto positivi, in quanto ogni volta si sono tratti validi insegnamenti dalle situazioni di crisi. Non c'è quindi metodo di pari efficacia per trarre le debite conclusioni politiche per la Svizzera dalla crisi del mercato finanziario.

Lasciare che le cose seguano come prima il loro corso, confidando nel non ripetersi di simili eventi in futuro nonostante le debolezze istituzionali, sarebbe irresponsabile non soltanto sul piano economico ma anche su quello politico. Perchè per la Svizzera si possano trarre le conclusioni del caso dalla crisi dei mercati finanziari è necessaria innanzi tutto un'indagine indipendente, imparziale e senza riserve, condotta con la necessaria autorità e i mezzi adeguati di cui, nel nostro sistema politico, dispone soltanto una CPI.

Il Parlamento è di fronte a una sfida storica, che mai si era presentata in codesta forma. Non deve accadere una seconda volta che lo Stato e il popolo svizzero debbano accollarsi le conseguenze degli abusi dei vertici delle grandi banche. Se finora il Consiglio federale non è stato in grado di provvedere affinché gli eventi dell'autunno 2008 non si ripetano, il Parlamento, in quanto organo supremo dello Stato, è invitato a impiegare il più possente mezzo a sua disposizione. Soltanto per il tramite di una CPI, la democrazia svizzera può far valere i propri diritti nei confronti dei vertici delle grandi banche, che altrimenti potrebbero nuovamente imporre le proprie regole a scapito del Paese, in virtù di una garanzia statale implicita.