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10.4036 · Interpellanza · 2010-12-16

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Chiedo al Consiglio federale d'indicarmi quale seguito intende dare al recente studio commissionato dall'UFSP che dimostra l'esistenza d'importanti disparità sanitarie tra i neonati di donne svizzere e quelli di donne migranti.

Begründung

In Svizzera, il tasso di mortalità di alcuni neonati è più elevato rispetto a quello di altri. Lo studio condotto per conto dell'UFSP dalla professoressa Paola Bollini e dal professor Philippe Wanner conferma l'esistenza, peraltro già documentata nel 2006, di notevoli disparità in materia di salute riproduttiva. Se si considerano unicamente i migranti delle comunità più numerose, il rischio di mortalità neonatale, di morbilità e di sottopeso alla nascita è del 40 per cento più elevato rispetto agli svizzeri. Alcune malformazioni neurologiche congenite evitabili si riscontrano due volte più spesso. Inoltre, i parti cesarei sono più frequenti tra le donne non europee e il tasso di mortalità materna è quattro volte maggiore tra le straniere.

Gli autori dello studio hanno altresì dimostrato che, nel confronto europeo, questo fenomeno è dovuto alla debolezza della nostra politica d'integrazione. Durante la gravidanza, per gran parte delle 20 000 donne migranti incinte che vivono in Svizzera, la paura di perdere il proprio lavoro o di essere espulse costituisce un fattore di stress. Inoltre, l'isolamento sociale e le difficoltà di comunicazione con i professionisti della salute, per non parlare della paura delle clandestine di essere denunciate, frena il loro accesso alle cure. Vista la situazione, gli autori consigliano in particolare di migliorare la protezione delle donne incinte sul mercato del lavoro, d'introdurre un permesso di soggiorno protetto per le donne incinte clandestine e di estendere la presenza di interpreti agli esami di controllo durante la gravidanza previsti dalla LAMal.

Il fatto che l'UFSP abbia chiesto e finanziato questo esame più approfondito induce a credere che abbia preso sul serio le conclusioni dello studio del 2006. È pertanto lecito attendersi che il Consiglio federale reagisca a questi nuovi risultati e alle nuove raccomandazioni.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale è consapevole del fatto che in Svizzera non tutti beneficiano delle medesime opportunità in materia di salute nei primi anni di vita. Secondo la ripartizione delle competenze tra Confederazione e cantoni, è soprattutto a questi ultimi che incombe la responsabilità di migliorare la situazione dei migranti e dei loro figli. La Confederazione sostiene tali sforzi mediante il programma nazionale migrazione e salute (2008-2013) che, sotto la responsabilità dell'Ufficio federale della sanità pubblica, mira a migliorare lo stato di salute dei migranti e il loro comportamento in quest'ambito, nonché ad agevolare loro l'accesso al sistema sanitario. Anche la legge sulla prevenzione, trasmessa dal Consiglio federale al Parlamento il 30 settembre 2009 (09.076, FF 2009 6151 segg.), intende promuovere misure per ridurre le disparità nel settore della sanità.

Negli anni 2006 e 2010, su incarico della Confederazione sono stati realizzati due progetti di ricerca sulla salute riproduttiva della popolazione migrante. Da un recente rapporto (Bollini et al. 2010: Vers un système intégré d'indicateurs de la santé maternelle et infantile auprès des collectivités d'origine étrangère en Suisse; pubblicato in www.miges.admin.ch > Ricerca > Ricerca e gestione delle conoscenze: progetti > Salute riproduttiva dei migranti; rapporto completo solo in francese; disponibile un riassunto in italiano) risulta che determinati gruppi di migranti sono esposti a rischi più elevati nel settore della salute riproduttiva. La maggior parte degli indicatori disponibili mette in luce chiare differenze tra i figli di donne svizzere e quelli di donne migranti, per quanto attiene alla salute e alla mortalità nella prima fase della vita. Le ragioni di questa situazione sono complesse e solo in parte spiegabili sulla base dei dati disponibili in Svizzera. Secondo i ricercatori, è perciò necessario migliorare le basi di dati in quest'ambito. Il Consiglio federale considera seriamente le raccomandazioni formulate nello studio, volte a colmare le lacune esistenti per poter meglio osservare e analizzare la salute delle madri e dei neonati. Per quanto possibile, è disposto a impegnarsi per predisporre basi di dati più differenziate.

Nella seconda fase del programma nazionale migrazione e salute, attualmente in corso, sono adottate le seguenti misure intese a migliorare lo stato di salute delle donne incinte e dei neonati con un retroterra migratorio:

a. Informazione: l'opuscolo "Guida alla salute in Svizzera", tradotto in 18 lingue, illustra ai migranti il sistema sanitario svizzero, inclusa l'assistenza in caso di gravidanza e di parto. Sul sito Internet "migesplus" (informazioni sulla salute per migranti) può essere ordinato in diverse lingue materiale informativo concernente, tra l'altro, la salute della donna e dei bambini.

b. Accesso al sistema sanitario: nel quadro del progetto "Migrant Friendly Hospitals", viene fornito un sostegno a diversi ospedali per l'allestimento e l'attuazione di programmi di azione che tengano conto dei bisogni dei migranti. La Confederazione ha altresì avviato lo sviluppo di uno strumento per l'e-learning (l'apprendimento a distanza), volto a favorire le competenze transculturali del corpo medico e del personale di cura. Nel settore della salute si sta promuovendo l'interpretariato interculturale, nonché la formazione e la garanzia della qualità. Dalla primavera 2011 sarà inoltre predisposto un servizio nazionale di interpretariato telefonico per il settore della salute.

Questi provvedimenti fanno parte della politica nazionale di integrazione della Confederazione che, sotto l'egida dell'Ufficio federale della migrazione, prevede misure in tutti gli ambiti rilevanti.

Risposta del Consiglio federale.