Rapporto di Dick Marty sul traffico di organi in Kosovo e politica estera svizzera
10.4066 · Postulato · 2010-12-16
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il 16 dicembre 2010, il Consiglio d'Europa ha preso conoscenza del rapporto di Dick Marty sul traffico di organi in Kosovo. Le affermazioni di tale documento sono attendibili. Considerati i crimini, il Consiglio federale è invitato a:
1. giudicare la sua politica nei confronti del Kosovo;
2. perseguire una nuova politica nei confronti del Kosovo, che consideri meglio di quanto non abbia fatto finora gli interessi della Serbia e segnatamente della minoranza serba in Kosovo;
3. valutare se non sarebbe il caso di contribuire a livello internazionale alla ricerca di una nuova soluzione giusta e accettabile per il conflitto tra Kosovo e Serbia.
Begründung
Il rapporto di Dick Marty sui gravi e ripetuti atti di violenza commessi in Kosovo pone l'esercito di liberazione del Kosovo (UÇK) e il governo, che essenzialmente è un'emanazione di tale esercito, di fronte alle loro responsabilità. Secondo il rapporto, numerosi indizi sembrano confermare che nel periodo immediatamente successivo al conflitto armato in un ospedale siano stati prelevati da alcuni prigionieri organi da portare all'estero per essere trapiantati. Questa attività, sviluppatasi su iniziativa di alcuni comandanti dell'UÇK, si svolgerebbe tuttora, seppure in altra forma. Il rapporto illustra il ruolo centrale rivestito da un cosiddetto gruppo di Drenica, alla cui testa si troverebbe l'attuale primo ministro kosovaro Hashim Thaci. Diverse centinaia di Serbi sarebbero stati uccisi per alimentare il traffico di organi. Di questo tema si era già occupata nel 2008 Carla del Ponte nel suo libro "La Caccia - Io e i criminali di guerra".
Sulla scorta di queste informazioni sconvolgenti, due cose sono chiare. In primo luogo, la cultura, la conduzione governativa e le pratiche delle autorità kosovare sono ben lungi dal soddisfare i requisiti minimi di uno Stato di diritto. In secondo luogo, il processo che ha condotto al discutibile riconoscimento del Kosovo (vedi la mia interpellanza 08.3010) si è basato su una valutazione ingiusta e unilaterale dell'inammissibile violenza che ha accompagnato i disordini nella ripartizione geopolitica dei Balcani. La Serbia è stata discriminata quasi sistematicamente a vantaggio del Kosovo, solo in ragione di un rapporto di forza a essa sfavorevole. Tutti questi elementi giustificano una riconsiderazione della politica del Consiglio federale nei confronti del Kosovo.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
Come indicato nella sua risposta alla mozione della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, che raccomanda di accettare, il Consiglio federale ha preso conoscenza del rapporto sul trattamento disumano di persone e sul traffico illecito di organi in Kosovo, che il consigliere agli Stati Dick Marty ha sottoposto al Consiglio d'Europa. Il rapporto contiene gravi accuse e il Consiglio federale sottolinea quanto sia importante esaminare scrupolosamente gli indizi e le testimonianze e presentare le prove necessarie. Attraverso il DFAE, il Consiglio federale ha invitato gli Stati in questione, segnatamente il Kosovo, a fornire il loro contributo al chiarimento di tali accuse. Il Consiglio federale si aspetta che le autorità competenti - inclusa la missione EULEX dell'Unione europea - adottino le misure giudiziarie del caso.
Il Consiglio federale prende posizione come segue sulle singole domande sollevate nel postulato:
1. L'impegno della Svizzera in Kosovo persegue in primo luogo il potenziamento dello stato di diritto e la promozione della democrazia, dei diritti dell'uomo e delle minoranze, e dello sviluppo socioeconomico. La Svizzera contribuisce in questo modo alla stabilità e allo sviluppo dell'intera regione. In seguito agli eventi degli anni Novanta, il processo di transizione politico e socioeconomico, sostenuto anche dai nostri principali partner internazionali, a partire dall'Unione europea, ha conosciuto diverse difficoltà. In considerazione della numerosa diaspora kosovara presente nel nostro Paese, per il Consiglio federale è importante che la Svizzera porti avanti il suo impegno e lo sviluppo delle relazioni bilaterali secondo la linea seguita finora a tutto vantaggio dei nostri interessi in termini di stabilità del Continente, di sicurezza interna, di politica migratoria e di relazioni economiche.
2. La Svizzera persegue una politica equilibrata in Europa sudorientale, dove intrattiene ottime relazioni con tutti gli Stati. Questo vale anche per la Serbia, benché il suo governo rifiuti l'indipendenza del Kosovo. Basti pensare all'eccellente e mai interrotta collaborazione in seno al gruppo di voto svizzero nelle istituzioni di Bretton Woods, ai numerosi incontri tra la responsabile del DFAE e il suo omologo serbo Jeremic (tra cui una visita ufficiale a Berna nel marzo 2009) o alla visita ufficiale del primo ministro Cvetkovic in Svizzera nel maggio 2010. Tra le priorità della Confederazione in Kosovo c'è la protezione e la promozione di tutte le comunità, in particolare di quella serba. Con le sue attività nel quadro della cooperazione tecnica ed economica, della promozione civile della pace e della partecipazione della Swisscoy alla KFOR, la Svizzera contribuisce al progressivo consolidamento di un Kosovo multietnico e democratico che tuteli i diritti di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro origine. Il sensibile aumento della partecipazione serba alle recenti elezioni generali nel Sud del Paese è stato un importante segnale della crescente disponibilità di questa comunità a prendere parte alla vita politica del Kosovo. La Svizzera saluta questo sviluppo ed è decisa a sostenerlo anche in futuro.
3. Il Consiglio federale segue molto attentamente l'operato della comunità internazionale in relazione al Kosovo. Dopo la conferma nel luglio 2010 da parte della Corte internazionale di giustizia della legalità della dichiarazione di indipendenza kosovara, nel settembre 2010 l'Assemblea generale dell'ONU ha adottato per consenso una risoluzione inoltrata dalla Serbia e dai 27 Stati membri dell'Unione europea. Tale risoluzione incaricava l'Unione europea di facilitare il dialogo tra Belgrado e Pristina al fine di promuovere la cooperazione, di favorire un ulteriore avvicinamento all'Unione europea - che riconosce l'idoneità dei Paesi dell'Europa sudorientale ad aderirvi - e a migliorare le condizioni di vita della popolazione. Il Consiglio federale saluta questi sviluppi, che confermano l'orientamento proeuropeo della Serbia e del Kosovo. La Svizzera è naturalmente pronta a fornire un contributo a questo importante processo, di concerto con le parti in causa e con l'Unione europea, chiamata a svolgere un ruolo determinante.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.