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11.3040 · Interpellanza · 2011-03-02

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

1. Il Consiglio federale è a conoscenza del peggioramento della situazione dei cristiani in Turchia?

2. Se sì, ha preso contatto con il governo turco, attualmente alla presidenza del Consiglio d'Europa, per esprimere la propria profonda preoccupazione in merito al rispetto dei diritti dell'uomo in Turchia?

3. Se no, il Consiglio federale ha intenzione di rammentare al governo turco la necessità di rispettare la diversità religiosa e con essa la libertà di culto nel rispetto dei diritti dell'uomo che sono oggetto di trattati internazionali firmati e ratificati anche dalla Turchia?

Begründung

Di recente, la Federazione delle Chiese evangeliche della Svizzera e la Conferenza dei vescovi svizzeri hanno fatto appello affinché la comunità cristiana minacciata in Turchia venga protetta. Le due organizzazioni hanno evidenziato in particolare i soprusi perpetrati ripetutamente attraverso procedimenti dubbi privi di ogni legittimità nei confronti del convento siro-ortodosso di Mor Gabriel. Nelle ultime settimane la situazione si è ulteriormente aggravata. Il 26 gennaio 2011, la Corte di Cassazione di Ankara ha deciso di espropriare importanti terreni di proprietà del convento di cui la comunità religiosa si sarebbe appropriata arbitrariamente. Il convento può tuttavia attestarne la legittima proprietà per mezzo di atti ufficiali validi.

In considerazione delle accuse infondate mosse nei confronti del capo della Chiesa siro-ortodossa l'arcivescovo Mor Timotheos Samuel Aktas, spetta al Consiglio federale, garante del riconoscimento di tutte le etnie e della libertà di culto, esaminare la situazione e agire di conseguenza.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale è al corrente delle difficoltà alle quali si trova confrontato il convento di Mor Gabriel a Tur Abdin, nella regione sudorientale della Turchia. Queste difficoltà lo preoccupano e coglie l'opportunità di sottolineare l'auspicio che la procedura giudiziaria indetta nei confronti del convento sia condotta nel rispetto del vigente diritto, e in particolare dei diritti di proprietà, dei diritti delle minoranze e della libertà di religione.

Il DFAE segue l'evolvere della situazione per il tramite dell'Ambasciata svizzera ad Ankara. La nostra Ambasciata ad Ankara ha così avuto modo di segnalare alle autorità turche che i recenti sviluppi, tra cui la decisione della Corte di Cassazione di decretare l'espropriazione dei terreni appartenenti al monastero, vengono seguiti molto da vicino in Svizzera.

Sul piano dei rapporti bilaterali, il dialogo politico che Svizzera e Turchia coltivano fornisce la cornice in cui affrontare con grande apertura le questioni relative ai diritti dell'uomo e delle minoranze. In seguito all'accettazione dell'iniziativa sui minareti da parte del popolo svizzero, Svizzera e Turchia hanno tenuto diversi colloqui sui temi della libertà di religione e dell'integrazione delle minoranze. In particolare, la visita di Stato in Svizzera del presidente della Repubblica turca Abdullah Gül nel novembre 2010 aveva fornito l'occasione di affrontare tali questioni.

Una politica attiva nel campo dei diritti dell'uomo è lo strumento adatto per chi desidera occuparsi dei diritti delle minoranze nel mondo. La politica svizzera in materia di diritti dell'uomo ingloba anche la libertà di religione e la protezione delle minoranze religiose ed etniche. Per tutelare e rafforzare la libertà di religione, ma anche per prevenire l'intolleranza religiosa in ogni sua forma, la Svizzera partecipa con impegno alle attività di organizzazioni internazionali quali l'ONU e l'OSCE. Il nostro Paese alimenta anche il dialogo condotto nel quadro dell'Alleanza delle Civiltà e in seno al Consiglio d'Europa.

In questo approccio globale sono dunque inclusi anche i cristiani che vivono in Paesi come la Turchia dove la maggioranza della popolazione è di religione musulmana. In effetti, un'azione puntuale centrata soltanto sui cristiani implicherebbe il rischio di una guerra politica di posizione che trasformerebbe i cristiani in un bersaglio nei Paesi musulmani e aumenterebbe la paura nei confronti dell'islam nei Paesi occidentali. Seguendo questa strada non proteggeremmo i diritti delle minoranze. Tali questioni vanno piuttosto affrontate in un'ottica globale e praticando un dialogo costruttivo sul piano bilaterale.

Il Consiglio federale continuerà dunque a seguire con attenzione la situazione sul fronte della libertà di religione e dei diritti delle minoranze in Turchia, seguendo da vicino in particolare il caso del convento di Mor Gabriel. Nel seguire questa vicenda, tuttavia, occorrerà rispettare l'indipendenza del sistema giudiziario turco, così come ci aspettiamo dalla Turchia che rispetti allo stesso modo l'indipendenza del nostro sistema giudiziario.

Risposta del Consiglio federale.