11.3530 · Interpellanza · 2011-06-15
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Strumenti tecnico-industriali su vasta scala sono evocati e, a quanto pare, già utilizzati per frenare il riscaldamento climatico gestendo direttamente il bilancio energetico della Terra. Tali strumenti includono lo stoccaggio del CO2 in depositi sotterranei, la fertilizzazione del plancton marino con solfato ferroso per accelerarne la crescita, l'immissione di sostanze chimiche nell'atmosfera (aerosol, ossido d'alluminio, stronzio 383), ecc.
Qual è l'impatto dell'utilizzazione di queste tecniche sulla salute, dovuto al conseguente inquinamento dell'acqua proveniente dalla montagna e dai laghi? Non sarebbe il caso di commissionare con urgenza degli studi?
Stellungnahme des Bundesrates
Con il termine di geoingegneria si indicano gli interventi deliberati dell'uomo sul sistema climatico con l'obiettivo primario di contrastare o perlomeno ridurre il riscaldamento climatico. La scienza e la tecnica hanno già avanzato diverse proposte in questo ambito. In sostanza è possibile distinguere due approcci differenti:
a. metodi che catturano il biossido di carbonio presente nell'atmosfera, uno dei principali gas serra (p. es. fertilizzazione degli oceani con ferro, stoccaggio di biomassa nel suolo),
b. metodi volti a ridurre l'assorbimento dei raggi solari da parte della Terra (p. es. iniezione di particelle di solfati nella stratosfera, installazioni cosmiche che riflettono i raggi del sole).
Attualmente, nessuna di queste numerose proposte è stata messa in pratica. Da anni in Internet vengono diffusi documenti in cui si afferma che gli aerei disperderebbero sistematicamente aerosol di alluminio e altri aerosol nell'atmosfera al fine di modificare il clima (teoria delle scie chimiche). Tale teoria è tuttavia priva di fondamento.
Sono in corso progetti di ricerca volti a determinare i potenziali, i rischi e i costi di suddetti metodi. Disponiamo inoltre di una prima valutazione scientifica (The Royal Society, 2009: Geoengineering the climate: science, governance and uncertainty. London). I metodi della geoingegneria sono considerati una soluzione di ripiego. A causa dei consistenti rischi e dei fattori di incertezza andranno infatti utilizzati solo se le misure di riduzione delle emissioni non sono sufficienti e se il riscaldamento globale raggiunge un livello allarmante. Nell'ottobre 2010 a Nagoya, la Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità si è espressa per una moratoria dei progetti di geoingegneria su vasta scala. Sono ancora ammessi esperimenti di portata limitata in condizioni sperimentali controllate.
In mancanza di una decisione giuridicamente valida della comunità internazionale, il Consiglio federale è contrario all'introduzione della pratica della geoingegneria oltre i livelli definiti per le sperimentazioni. Se, in futuro, i metodi della geoingegneria dovessero essere impiegati su vasta scala, occorrerebbe naturalmente monitorare a livello mondiale gli effetti di tale utilizzazione e definire in modo prioritario le responsabilità in caso di effetti collaterali involontari.
Un caso particolare è rappresentato dalle procedure di cattura e sequestro del carbonio, note con l'acronimo CCS (Carbon Capture and Storage), che consentono di catturare il biossido di carbonio emesso nell'aria dalle centrali termiche a combustibili fossili e di stoccarlo nel substrato geologico. Le CCS non sono considerate metodi della geoingegneria. I principali Paesi industrializzati sostengono finanziariamente tali metodi e i primi impianti pilota sono in fase di costruzione. La Svizzera segue l'evoluzione a livello internazionale e, nell'ambito del progetto CARMA, avviato in collaborazione con il Politecnico federale di Zurigo, è attiva nella ricerca in particolare delle questioni legate alla cattura del CO2 e alla capacità di stoccaggio del sottosuolo svizzero.
Risposta del Consiglio federale.