11.3609 · Interpellanza · 2011-06-16
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il 5 novembre 2009, l'Assemblea generale dell'ONU ha adottato, con 114 voti a favore, 18 contrari e 44 astensioni, il rapporto Goldstone che accusa principalmente Israele e secondariamente Hamas di avere commesso crimini di guerra durante l'operazione "Piombo fuso". La Svizzera ha votato a favore della risoluzione.
Il 1° aprile 2011, il giudice Goldstone ha pubblicato sul "Washington Post" un articolo nel quale afferma che "se avesse saputo ciò che sa ora", il suo rapporto "sarebbe stato un documento diverso". A questo proposito sottolinea, in particolare, che alla luce dei fatti oggi noti, Israele non aveva preso intenzionalmente di mira dei civili. Goldstone dice anche di aver richiesto una modifica del mandato iniziale del Consiglio dei diritti dell'uomo perché era diretto contro Israele.
Alla luce di queste ritrattazioni parziali ma anche sostanziali di Goldstone, il Consiglio federale è disposto a:
1. Pubblicare una dichiarazione nella quale rettifichi la propria posizione dell'autunno 2009 in questo campo e alcune risposte che ha apportato alle interpellanze 09.4073 e 09.4077?
2. Intervenire tramite le sue rappresentanze in seno al Consiglio dei diritti dell'uomo e dell'ONU affinché queste istituzioni riconsiderino il contenuto e le conclusioni del rapporto Goldstone nonché le misure da intraprendere?
Nel 2009, abbiamo pensato che il rapporto in oggetto fosse unilaterale in quanto condannava più Israele che Hamas. Abbiamo pensato che il contenuto e le conclusioni erano alquanto discutibili alla luce della verità dei fatti e che era del tutto contestabile qualificare le azioni di Tsahal a Gaza come crimini di guerra o addirittura contro l'umanità. Avendo provato simili reticenze, la maggior parte dei Paesi occidentali aveva votato contro il rapporto o si era astenuta. Il 4 novembre 2009, la Camera dei rappresentanti degli USA aveva respinto questo testo con 344 voti a favore e 36 contrari, ritenendolo "tendenzioso".
Il 14 aprile 2011, il Senato americano, reagendo alle recenti dichiarazioni di Goldstone, ha approvato all'unanimità una risoluzione che chiedeva di annullare il rapporto, di rimediare ai danni causati alla reputazione di Israele e di riformare il Consiglio dei diritti dell'uomo.
Con riferimento a tutti questi elementi e a fini di equità, chiediamo che il Consiglio federale corregga la posizione che aveva adottato in merito al rapporto Goldstone 2009.
Stellungnahme des Bundesrates
Il giudice Goldstone non mette in discussione il rapporto della missione d'inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza anche se, in base ad alcune sue dichiarazioni pubbliche, alcune cerchie sono giunte un po' affrettatamente a questa conclusione. In un articolo apparso sul "Washington Post" il giudice Goldstone ammetteva che determinate conclusioni del suo rapporto riguardanti il carattere intenzionale degli attacchi e dei crimini di guerra sarebbero state diverse, se avesse potuto disporre di ulteriori informazioni. Nel suo articolo affermava inoltre che avrebbe desiderato una collaborazione con Israele e deplorava il fatto che le parti coinvolte non avessero attuato del tutto le raccomandazioni espresse nel rapporto.
La Svizzera lotta contro l'impunità e sostiene le missioni d'inchiesta che contribuiscono a chiarire avvenimenti e presunte violazioni del diritto internazionale pubblico a opera di tutte le parti coinvolte. Ritiene inoltre che il rapporto Goldstone proponga delle misure ragionevoli volte a ripristinare una situazione di giustizia. Un tale rapporto è tuttavia solo un primo passo nella lotta contro l'impunità. Chiarire le violazioni del diritto internazionale pubblico e perseguire i presunti autori rientrano poi nelle responsabilità delle parti in conflitto. I rapporti d'inchiesta non sostituiscono quindi in alcun modo le inchieste penali.
La Svizzera non ritiene quindi di dover correggere la sua posizione in merito al rapporto Goldstone e ribadisce l'importanza di un'adeguata attuazione del rapporto. Un gesto che dobbiamo a tutte le vittime. E anche se le parti coinvolte hanno già adottato misure positive, esse non sono tuttavia sufficienti.
Risposta del Consiglio federale.