12.3027 · Interpellanza · 2012-02-27
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
1. Ritiene anche il Consiglio federale che, conformemente all'articolo 5 della legge federale sulla Banca nazionale svizzera, sia compito della Banca nazionale svizzera (BNS) dare la massima priorità alla stabilità dei prezzi e quindi alla lotta all'inflazione?
2. Il governo come giudica in tale contesto la politica monetaria e valutaria condotta dalla BNS negli ultimi due anni?
3. In relazione alla politica monetaria e valutaria della BNS è necessario intervenire dal punto di vista legislativo?
4. Il Consiglio federale è disposto a riprendere e a trattare in un rapporto le domande alle quali non può rispondere nell'ambito delle brevi risposte alla presente interpellanza?
Begründung
La BNS nell'ambito dei compiti relativi alla politica monetaria e valutaria è indipendente e a mio avviso dovrebbe rimanere tale. Naturalmente la BNS non è indipendente dalle leggi. L'articolo 5 capoverso 1 della legge federale sulla Banca nazionale precisa: "La Banca nazionale svolge la politica monetaria nell'interesse generale del Paese. Essa garantisce la stabilità dei prezzi. A tale scopo tiene conto dell'evoluzione congiunturale." Questo articolo dichiara in tal modo la lotta all'inflazione quale priorità assoluta, cosa che per quanto mi risulta corrispondeva anche alle intenzioni del legislatore al momento della discussione della legge nelle Camere.
Tramite la strategia del valore minimo del tasso di cambio, dall'estate del 2011 la BNS ha di fatto legato il franco all'euro (in una sola direzione). Il 6 settembre 2011 la BNS dichiarava di puntare a un indebolimento significativo e duraturo del franco e di non tollerare più, a partire da quel momento, che nel mercato delle valute il tasso di cambio euro/franco scendesse al di sotto del valore minimo di fr. 1.20. La BNS avrebbe imposto il tasso di cambio minimo con le relative conseguenze e si diceva disposta ad acquistare valute in maniera illimitata. Tale intenzione è stata poi ribadita più volte. In questo modo, però, viene limitato il principio della valuta autonoma, viene abbandonata in ampia misura la politica autonoma dei tassi d'interesse e la priorità della stabilità dei prezzi sembra capitolare a favore della priorità del valore minimo del tasso di cambio. A tale cambiamento potrebbero essere collegati vari problemi, non da ultimo una futura inflazione di dimensioni maggiori.
Questo cambiamento di strategia della BNS non è da criticare, data la situazione internazionale (debito pubblico, problemi riguardanti le banche, capitali volatili). Non sussistono infatti indizi che confuterebbero il fatto che la BNS abbia intrapreso tali modifiche nell'interesse del paese, e le esperienze avute finora sono soddisfacenti.
Per diversi motivi, tuttavia, si pongono domande a proposito del rapporto tra la legge sulla Banca nazionale svizzera, da un lato, e la prassi seguita dalla stessa BNS, dall'altro. In primo luogo tale questione è importante in sé e per sé per quanto concerne il principio dello stato di diritto. In secondo luogo, il problema si pone nel caso di eventuali future difficoltà risultanti dalla politica attuale (ad es. l'inflazione). In terzo luogo questo aspetto è importante anche in ragione del raggio d'azione della BNS: la sua indipendenza, infatti, dovrebbe andare a mio avviso di pari passo con una limitazione del suo campo di attività. Solo una limitazione di questo genere può contribuire a promuovere l'indipendenza. La definizione di tale limitazione spetta al Parlamento e quindi non dovrebbe essere estesa a piacere e su un lasso di tempo indeterminato. La mia interpellanza intende quindi contribuire a definire dal punto di vista politico i retroscena e le conseguenze di un legame del franco all'euro. Se si vuole una BNS forte e indipendente è necessario interessarsi a questo aspetto. Non è, infatti, solo nei confronti dell'orientamento attuale della politica valutaria della BNS che si pongono domande sulla necessità di intervenire dal punto di vista legislativo, ma anche alla luce di sfide future.
Stellungnahme des Bundesrates
Secondo l'articolo 99 della Costituzione federale, la Banca nazionale deve condurre una politica monetaria nell'interesse generale del Paese. A tale scopo, come precisato dalla legge sulla Banca nazionale (art. 5), essa deve garantire la stabilità dei prezzi e tenere conto dell'evoluzione congiunturale.
Al momento, la politica dei tassi d'interesse è sfruttata appieno e non può essere utilizzata per allentare ulteriormente la politica monetaria. Grazie a una valuta rimasta autonoma, in questa situazione è possibile effettuare variazioni di politica monetaria. Il limite inferiore di corso rispetto all'euro costituisce una tale misura di politica monetaria, che però non può essere equiparata a un ancoraggio della valuta nazionale all'euro.
Le misure degli ultimi due anni per attenuare la forza del franco sono state realizzate in considerazione della stabilità dei prezzi. Dopo aver ridotto il tasso d'interesse praticamente a zero, senza che tuttavia questo strumento d'intervento classico le consentisse di allentare ulteriormente la politica monetaria, nel periodo tra marzo 2009 e maggio 2010 la Banca nazionale è intervenuta sul mercato delle divise contrastando un indesiderato inasprimento delle condizioni quadro della politica monetaria attraverso i tassi di cambio. A tale riguardo va ricordato che nel 2009 in Svizzera predominava una fase prolungata di rincaro negativo, in cui la ripresa congiunturale si è delineata chiaramente solo nel corso del 2010. Gli interventi effettuati allora dovrebbero aver contenuto il rischio di deflazione e contribuito a superare con celerità la recessione del 2009. Nel 2010 la crescita economica si è attestata al 2,6 per cento e la stabilità dei prezzi - indicatore principale del successo di una politica monetaria - è stata mantenuta. Anche l'introduzione del limite inferiore di corso rispetto all'euro è uno strumento inteso a garantire la stabilità dei prezzi. Il forte apprezzamento del franco ha condotto a una diminuzione dei prezzi che è stata contenuta grazie al limite inferiore di corso.
Non si può quindi accusare la Banca nazionale di agire al di fuori dei limiti giuridici con la sua politica monetaria e valutaria. Inoltre bisogna tenere presente che anche la stabile evoluzione congiunturale rappresenta un obiettivo di politica monetaria sancito dalla legge.
Nel caso dovesse sorgere un rischio d'inflazione, la Banca nazionale ha a disposizione un insieme di strumenti di politica monetaria. I provvedimenti finora intrapresi non le impediscono soprattutto di ricorrere, se necessario, nuovamente allo strumento della politica dei tassi d'interesse.
Un adeguamento degli attuali strumenti di politica monetaria è inopportuno. Tuttavia, in vista del possibile inasprimento delle condizioni del mercato valutario, il Consiglio federale ha istituito una task force, composta da rappresentanti della BNS e dell'amministrazione federale (DFF e DFE), e l'ha incaricata di esaminare le misure supplementari che richiedono una collaborazione tra Confederazione e BNS. La task force esporrà i risultati delle sue analisi in un rapporto.
Dato che la politica monetaria incentrata sulla stabilità dei prezzi non offre però nessuna garanzia per la stabilità del sistema finanziario è necessario rivedere la vigilanza macroprudenziale per eventualmente potenziarla. A tal fine, un gruppo di lavoro istituito dal DFF ha esaminato l'attuale strutturazione della vigilanza macroprudenziale in Svizzera. Nel suo rapporto pubblicato a marzo 2012 ha proposto di completare gli strumenti macroprudenziali con un ammortizzatore anticiclico di capitale e di rafforzare la dotazione di fondi propri per le ipoteche.
Risposta del Consiglio federale.