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13.1045 · Interrogazione · 2013-06-20

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

"Anche nei Paesi più industrializzati, le persone meno ricche hanno una speranza di vita più bassa e godono di una salute meno buona rispetto a quelle più abbienti." Questa citazione è tratta da un articolo del dottor Patrick Bodenmann et al., pubblicato nell'aprile 2009, in francese, nella "Revue médicale suisse". Anche Richard Wilkinson affronta questo argomento nel suo libro sulle gravi ripercussioni delle disuguaglianze sulla salute, dove si legge che "all'interno di uno stesso Paese, le disuguaglianze in materia di salute sono la causa della differenza tra la speranza di vita delle classi agiate e quella delle classi svantaggiate" e che "... il livello di salute dipende innanzitutto da fattori di natura psicosociale e dalla qualità dell'ambiente sociale" (L'inégalité nuit gravement à la santé, pag. 12 e pag. 13, traduzione dal francese).

La condizione sociale e la situazione economica sarebbero quindi tra i fattori di rischio più importanti - se non addirittura i più importanti - nell'evoluzione della salute di un individuo e andrebbero così ad incidere in modo considerevole sulla sua speranza di vita. Parte di questo contesto sono senz'altro, tra altri fattori, i comportamenti a rischio, un'alimentazione non equilibrata (mangiare cinque porzioni di frutta e verdura al giorno e nutrirsi in modo sano costa) e uno stress psicosociale cronico dovuto alla mancanza di riconoscimento e alle difficoltà materiali e socioprofessionali. Per alcune categorie di persone l'accesso alle cure risulta difficile (secondo uno studio di Ginevra, il problema riguarderebbe una persona su cinque), in particolare nell'ambito delle cure dentarie; non a caso, del resto, lo stato dell'igiene orale è considerato un attendibile indicatore di precarietà sociale. Da queste riflessioni emerge chiaramente una questione fondamentale di giustizia sociale.

Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:

1. Come valuta la possibile incidenza negativa della povertà sulla speranza di vita?

2. Per ridurre la povertà esistono soluzioni semplici ed efficaci, quali ad esempio l'introduzione di salari minimi e il rafforzamento della rete sociale. Di fronte ad ingiustizie tali che in alcuni casi nemmeno la morte è uguale per tutti, condivide l'opinione che l'aumento dei salari e la riduzione delle disuguaglianze dovrebbero costituire una priorità del nostro Paese?

3. Ritiene necessario intensificare le misure di promozione e prevenzione della salute presso i ceti sociali svantaggiati e garantire a tutti l'accesso alle cure dentarie?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Diversi studi dimostrano che le persone socialmente svantaggiate presentano un rischio più elevato di ammalarsi presto, di soffrire più a lungo di una malattia e di morire prima. Ad oggi, tuttavia, manca una panoramica completa sulla correlazione tra la situazione sociale e la salute per quanto riguarda la Svizzera. Uno degli indicatori della posizione socioeconomica - e quindi anche della speranza di vita - è il livello d'istruzione. A questo proposito, secondo il rapporto nazionale sulla salute del 2008 (Osservatorio svizzero della salute, Salute in Svizzera - Rapporto nazionale sulla salute 2008, Berna 2009, disponibile in versione integrale solo in francese e in tedesco), la differenza tra la speranza di vita del gruppo con il grado di formazione più elevato e quella del gruppo con il grado di formazione più basso, a partire dai 35 anni è di sette anni per gli uomini e di quattro anni per le donne. Anche il rapporto sulla mortalità differenziale in Svizzera (Wanner/Lerch, Mortalité différentielle en Suisse 1990-2005, UFAS, 2012, disponibile in francese con riassunto in italiano) dimostra che a un livello d'istruzione più elevato corrisponde una speranza di vita maggiore.

2. Per il Consiglio federale è importante abbattere le disuguaglianze promuovendo le pari opportunità, in modo da ridurre il più possibile, in Svizzera, il numero di persone che vive in condizioni di povertà. Per questo motivo, dal 2014 al 2018 la Confederazione attuerà il programma nazionale di prevenzione e lotta alla povertà, che annovera tra i suoi obiettivi principali quello di migliorare le opportunità educative di bambini, giovani e adulti. Come conclude nel messaggio del 16 gennaio 2013 concernente l'iniziativa popolare "per la protezione di salari equi (iniziativa sui salari minimi", FF 2013 1073), il Consiglio federale non considera tuttavia il salario minimo una misura idonea per lottare contro la povertà. Non solo tale misura non interviene in modo mirato sul reddito disponibile, ma rischia anche di produrre effetti indesiderati, come la soppressione di posti di lavoro nei settori maggiormente interessati. Il Consiglio federale riconosce anche l'importanza di una rete sociale solida e ben sviluppata. Tuttavia, ritiene prioritario non tanto estendere il sistema di sicurezza sociale esistente, quanto garantirne la continuità e intervenire contro le disuguaglianze con correttivi mirati.

3. Tutti coloro che vivono in Svizzera devono avere opportunità equiparabili di essere sani, a prescindere da sesso, età, origine e condizione sociale. Va però tenuto presente che la prevenzione e la promozione della salute sono di competenza dei cantoni. Il Consiglio federale li sostiene in quest'ambito con i programmi di prevenzione nazionale promossi dall'Ufficio federale della sanità pubblica e la Confederazione ha prorogato fino al 2017 il programma nazionale Migrazione e salute. Tra le priorità di politica sanitaria definite nel rapporto Sanità2020 adottato il 23 gennaio 2013, infine, il Consiglio federale menziona la necessità di intensificare gli sforzi a favore dei gruppi più vulnerabili della popolazione. Come già illustrato in diverse occasioni, il Consiglio federale non ritiene opportuno estendere l'elenco delle prestazioni a carico di un'assicurazione sociale ai costi per le cure dentarie, anche e soprattutto perché la cura dei denti costituisce una parte importante della prevenzione sanitaria, che è di competenza cantonale.

Risposta del Consiglio federale.